Il pane della vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 47-48) dal Vangelo del giorno (Gv 6, 44-51)

47 In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna.
48 Io sono il pane della vita. 

Audio della riflessione

In tempi di grande confusione come sono i nostri non è raro farsi domande del tipo: chi è che ha ragione di tutti questi che ci imboniscono? I politici, le televisioni, i talk show, i nostri vecchi saggi, i rivoluzionari? La religione è ancora una prospettiva da seguire o è ormai da lasciare all’angolo, perché siamo autosufficienti? Dove sta il segreto per avere una vita vera, non succube delle strane teorie che ogni tanto qualcuno vende per definitive? E’ possibile trovare pienezza di vita o dobbiamo accontentarci sempre di ritagli, di piccoli adattamenti?

Il Vangelo non ha dubbi: la vita piena, bella, felice, completa, degna di essere vissuta, determinante, definitiva ce l’ha solo chi crede, chi si affida, chi mette la sua vita nelle braccia di Dio, di chi ha colto in Dio la direzione del suo percorso e lo continua a seguire, a cercare, a percorrere.

Per essere felici occorre avere una fede: noi cristiani diciamo occorre avere la fede nel Dio di Gesù Cristo.

Purtroppo molti dicono … che la fede provoca fanatismi e  intolleranze, è meglio starsene tranquilli, senza esporsi, facendosi ciascuno i fatti propri … la felicità quindi starebbe nel lasciarsi fare la vita dai più furbi, mettersi in balia di chi ha la capacità di farci ragionare come lui vuole, perché è potente, è persuasivo, ha tutte le immagini possibili di felicità da propinarci per svariate ore ogni giorno …

A parte che è sempre meglio qualche litigio che la “pace del cimitero” … è altrettanto vero però che l’uomo ha una sete di vita che non può passare con l’adattamento: l’uomo è un vulcano di energie, di amore, di intelligenza, di forza e deve trovare direzioni verso cui esprimerle.

La direzione che il Vangelo ci dice è quella della fede … e per prendere questa direzione Dio si pone nella vita come il pane, il nutrimento di base, la solida possibilità di crescere nella prospettiva di Lui.

Questo pane è il sapore della vita, il sapore è Lui: è la forza della vita e la forza è Lui.

Dice ancora Gesù: «Io sono il pane della vita», “io sono a disposizione per ogni vostra fame, io sono una forza che si mette dentro nella vostra esistenza, che si lascia immedesimare, che prende quasi ad essere il vostro sangue, la vostra linfa … sono dentro di voi per questo … e, se vi nutrirete di me pane di vita, vivrete sempre!”

22 Aprile 2021
+Domenico

Non ci fa paura l’eternità

Una riflessione su Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 39-40) dal Vangelo del giorno (Gv 6, 35-40)

«E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

Audio della riflessione

Ci sono parole che nella nostra esperienza facciamo fatica a capire … faccio qualche esempio: infinito, eterno, sempre, mai, illimitato, perpetuo, perenne … le usiamo per dire alcune esagerazioni o alcune esigenze che stanno nella nostra vita.

Vogliamo amore eterno, possibilità senza limiti, promettiamo per sempre, diciamo che non ci dimenticheremo mai … soprattutto se si pensa all’esperienza del tempo, che finisce, ci perdiamo alla ricerca dei significati.

Gesù usa uno di questi termini con grande enfasi: eterno; promette a chi gliela domanda la vita eterna, chi crede in lui avrà la vita eterna. Eterno significa pieno, senza limiti, oltre ogni tempo, senza fine.

E’ possibile per noi pensare qualcosa che non finisce mai, che continua per sempre? Nella nostra vita facciamo esperienza di realtà che hanno tutte una vita breve: tutte le cose che vediamo sono limitate; di infinito ci sono forse dei pensieri ricorrenti … tutto è caduco, tutto è finito: Sempre e mai non fanno parte della nostra esistenza o per lo meno sono riferite impropriamente al tempo della nostra vita che non ha niente di illimitato, di eterno.

Invece Gesù ci dice che chi crede in Lui ha la vita eterna, la pienezza, l’infinito, la perennità: c’è una vita che è stata guadagnata a noi dalla sua croce che avrà il massimo di felicità e che non tramonterà mai. Lui solo è capace di donarcela, di farcela vivere, di renderci degni di goderla … è la sua vocazione, è il compito che Dio Padre gli ha affidato: la sua volontà, da sempre stabilita sul mondo, è che “non perda nulla di quanto egli mi ha dato”.

Dio è Padre e se ama, ama per sempre! C’è una vocazione per ogni uomo, un dna che non tramonta e che caratterizza la vita: essere per sempre nella sua felicità.

Sono pensieri che ci danno le vertigini, perché vanno al di là di ogni esperienza, ci inondano di stupore e ci immergono in una vita che non è quella che sperimentiamo … ma sicuramente quella che desideriamo, che sogniamo, e Gesù ce l’ha presentata: Lui è incaricato solennemente da Dio Padre di non perdere nessuno di noi.

Capiamo allora ancora di più quella sua decisione irrevocabile e sofferta di prendere la croce: voleva bucare il cielo e farci tutti salire ad abitarlo per sempre, per questo ha iniziato il discorso sull’eternità dicendosi pane della vita, una vita che va ben oltre l’esperienza che abbiamo … della nostra.

21 Aprile 2021
+Domenico

Gesù: cibo per una fame impossibile

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,35) dal Vangelo del giorno (Gv 6,30-35)

Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

Audio della riflessione

Fame e sete sono bisogni che assillano ancora molta parte dell’umanità: fame e sete di pane, di nutrimento, di acqua, degli elementi fondamentali della vita umana dividono ancora l’umanità in ricchi e poveri, in affamati e sazi, in denutriti e obesi.

Parole come pane e acqua, in alcuni nostri contesti non dicono niente, in altri sono ancora e sempre l’assillo quotidiano: il bisogno di pane e di acqua, la fame e la sete non sono solo di un momento, ma tornano sempre finché viviamo, ci accompagnano per tutta la vita, sono segno di salute, di voglia di vivere …

.. e Gesù parte da questa esperienza determinante per aprire l’uomo a una prospettiva più ampia della sua esistenza: tutto il capitolo sesto di Giovanni, iniziato con una moltiplicazione dei pani, ci comunica il progetto di Gesù “pane di vita” che è culminato nel discorso eucaristico dell’ultima cena … e questa settimana la liturgia ce lo presenta ogni giorno fino alla completezza.

C’è una fame e una sete che non passa col cibo e con l’acqua; ci sono dei bisogni profondi che non si possono esaudire con cibo e bevanda; ci sarà una sorgente di acqua zampillante che è fatta per un’altra sete … un pane che è fatto per un’altra fame? E’ la sete di felicità, è la fame di amore: per questi bisogni occorre un altro pane, un’altra acqua.

Aveva provato quella donna al pozzo in Samaria a dialogare con Gesù di acqua, di pani, ma Gesù subito la smaschera: “Non ti nascondere dietro questi bisogni, tu hai un’altra sete più profonda dentro. Abbi il coraggio di guardarti nella coscienza e di leggere che hai una vita da alimentare con lo Spirito.”

Gesù si pone davanti … agli uomini come il pane della vita, il sostegno vero, il nutrimento necessario, normale, quotidiano: “vai cercando felicità ovunque, perché non la cerchi nella mia vita, nella mia Parola? Perché non ti decentri dal tuo continuo guardarti addosso e non alzi lo sguardo a me per aprirti alla bellezza di Dio, alla pienezza della felicità?”

Gesù risorto si presenta al mondo proprio così: il pane della vita, il sapore dei nostri giorni, il nutrimento della nostra fame di verità, di gioia, di amore, ma anche di solidarietà, di carità, di disinteresse … non solo, ma si rende presente in questo pane e ogni chiesa è la casa, la custodia del pane della vita, che è il pane di un Dio che non ci abbandona mai.

20 Aprile 2021
+Domenico

Non si vive per mangiare, ma si mangia per vivere

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 26-27) dal Vangelo del giorno (Gv 6,22-29)

Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».

Audio della riflessione

C’è un istinto fortissimo nella nostra vita che è quello della conservazione: scatta dentro di noi per sopravvivere, fin dai primi istanti di vita ci fa piangere, urlare, chiedere perché abbiamo fame e vogliamo essere nutriti.

Un bambino non sente ragioni finché non lo si soddisfa … poi l’istinto modifica i suoi modi di esprimersi, usa la ragione, l’intelligenza, la furbizia, l’ingegno, si organizza, produce, accumula: insomma … diventa un interesse che non ti abbandona mai nella vita, tanto che se non ti lasci educare da valori più alti rischi di non uscire dal circolo vizioso che mette te al centro della vita e tutti gli altri attorno, e magari in dipendenza: allora anziché istinto diventa calcolo, cattiveria, sopruso, sfruttamento, disumanità.

L’amore deve farsi strada entro questa prepotente tendenza!

Gli ebrei del tempo di Gesù erano stati sfamati da quella prodigiosa moltiplicazione dei pani: “Che bello! Con Gesù abbiamo risolto il problema della fame. Che vuoi di più? Noi lo seguiamo e lui ci mantiene; parla bene, dice delle cose belle, è buono, sa aprirci il cuore e ci permette pure di vivere.” … e Gesù non manca di farlo notare alla gente che lo segue: “voi mi cercate perché vi siete riempiti la pancia; quello era un segno e voi vi fermate al segno; dovete fare uno sforzo per andare oltre. Non si vive per mangiare, ma si mangia per vivere. Non solo, ma c’è una vita da nutrire che non è soddisfatta dal cibo materiale; la vostra vita ha bisogno di fare un salto di qualità, dovete coltivarvi un’altra tensione, più forte dell’istinto della fame, che vi apre spazi di bellezza, di amore, di generosità, di poesia, di spiritualità.”

L’uomo non ha bisogno solo di pane e di cose materiali per dare significato al suo vivere, ma soprattutto ha bisogno di dare risposta alla fame di verità, di libertà, di felicità che sente continuamente crescere dentro: ha un cuore che non si può fermare a girare attorno a se stesso, ha uno spirito che lo tende sempre verso qualcuno che sta oltre, ha sete di Dio … e la sete di Dio la si soddisfa solo con la fede.

Gesù si pone al crocevia di questa sete e si offre come sicura speranza di pienezza di umanità, quella cui tutti aspiriamo, e la sua preoccupazione è quella di aiutarli a mano a mano a pensare a un altro pane che è Lui stesso, e che è l’Eucarestia.

19 Aprile 2021
+Domenico

Due giovani si allontanano dalla felicità e Gesù li riprende

Una riflessione Esegetica sul Vangelo secondo Luca (Lc 24, 13-35)

Audio dell’introduzione

Non compare nei Vangeli delle domeniche di quest’anno un’altro … testo molto importante che voglio proporvi, come facciamo di solito con le nostre esegesi: è l’episodio dei due discepoli di Emmaus, perchè ci aiuta a capire di più tutta l’esperienza del risorto.

Lettura del Vangelo secondo Luca (Lc 24,13-35)

Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Audio della riflessione esegetica

Sicuramente delusi, forse anche un po’ disperati, assolutamente con il morale ai tacchi … ti capita qualche volta di avere giù la catena e di stare con il tuo miglior amico a dire tutte le scalogne che ti capitano, magari tutti e due con una birra in mano, per vedervi crescere la forza di una confidenza impossibile e la sofferenza di una tristezza … palpabile.

Ed ecco – dice il Vangelo – in quello stesso giorno due di loro erano in cammino

Erano in cammino e si allontanavano da Gerusalemme, esattamente il contrario del cammino di Gesù che sempre era orientato a Gerusalemme, alla sua meta.

Scendevano e si allontanavano – se ricordate – dal cammino di Gesù anche quell’uomo che incappò nei ladri, quel levita e quel sacerdote che non osarono fermarsi a sorreggerlo e a confortarlo: se ne andavano dal centro della fede, avevano smesso di camminare verso la felicità e le remavano contro; si erano stancati di cercare, avevano preferito tornare sui loro passi.

Sono l’immagine dei nostri percorsi di fuga dalla vita vera, soprattutto dai problemi veri, dalle prospettive faticose, ma che danno soddisfazione.

Avevano abbandonato il Cenacolo, perché vi si respirava aria troppo triste, non avevano avuto più il coraggio di stare là con Maria ad aspettare: è fuga anche non aspettare più, non attendersi più niente dalla vita … potremmo dare un’occhiata alla nostra vita e vedere quante fughe facciamo, quante scuse accampiamo per non guardarci dentro, quante solitudini andiamo ad accumulare, anziché a nutrire di speranza.

Uno dei due ha un nome, Cleopa, l’altro siamo ciascuno di noi: noi persone siamo gente sempre in cammino,  maciniamo chilometri e vogliamo vedere sempre cose diverse, non sempre nuove … non ci ferma nessuno: è bello camminare, è bello vedere nuovi mondi, nuovi panorami, farsi nuove prospettive, non rinsecchire nelle cose di sempre, sicure, senza rischio, ma non tirando calci ai sassi per disperazione come questi due, indispettiti di non riuscire a capirci più niente, con nella fantasia dei sogni che si sono infranti e spenti.

E’ bello camminare, ma avere la certezza che la direzione è giusta, che non è una fuga, non è un percorso di perdizione, ma una salita faticosa verso … ideali grandi.

Mentre discorrevano e discutevano insieme – sempre il Vangelo

Discorrevano e discutevano: sono verbi un po’ attutiti … il significato letterale è che si buttavano addosso l’un l’altro la colpa della tristezza che sentivano. La loro amicizia li aveva legati nella risposta generosa al “venite e vedrete”, nella consuetudine con Gesù, ma adesso si rimproveravano l’un l’altro del fallimento: «Anche tu però hai abboccato alla grande! E tu che mi dicevi “tranquillo siamo in buona compagnia!” Tu invece che di solito sei intraprendente, ti sei adattato e sei stato il primo a dileguarti! Ma abbiamo fatto bene a squagliarcela».

Gesù in persona si accostò e camminava con loro.  Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo.

Stanno fuggendo, stanno allontanandosi dalla via che Gesù aveva loro indicato, stanno facendo di testa propria, hanno deciso forse di chiudere l’avventura con tutta la “questione Gesù”.

Anche questa volta è ancora Gesù che non li molla: Gesù non ci lascia mai, Gesù non se la squaglia, siamo noi che non lo vediamo, che abbiamo gli occhi solo per i nostri idoli, le nostre mire, i nostri orizzonti chiusi.

C’è sicuramente qualcuno nella nostra vita che fa di tutto per impedire ai nostri occhi di poterlo vedere … si ripete un ritratto che definisce sempre le apparizione di Gesù, il Risorto. Non sono in grado di vederlo.

Lui c’è, ma non è nelle nostre facoltà di poterlo vedere, non è il punto di arrivo dei nostri sforzi, delle nostre ricerche, delle nostre astrazioni, o delle nostre finte per far tacere il problema o per ritrovare una sistemazione alla bell’e meglio nella vita cristiana, in parrocchia .. magari.

E’ lui che si dà a vedere, non siamo noi che lo troviamo: è crocifisso risorto si dà a vedere, non è visto. La risurrezione è una novità radicale, irriducibile, ma da Lui resa “accessibile”.

La speranza che egli costituisce è sempre un oltre ogni nostra iniziativa: il modo di narrare di Luca fa percepire che non stiamo solo ascoltando la narrazione di un episodio della vita del risorto, ma che siamo collocati dentro un contesto liturgico, come vedremo alla fine quando Gesù spezza il pane.

Questo ci fa capire ancora di più quanto la liturgia sia lo spazio in cui l’accoglienza si fa radicale: lì non sei tu che agisci, la speranza che riesci a incontrare non dipende dal numero di parole che dici, ma dalla sete dell’Assente che hai, dalla accoglienza cui ti apri, dall’inedito di Dio che sempre ci sorprende.

Spesso accostiamo la liturgia con pretese di rendere tutto a nostra misura, a nostro indice di gradimento, ma noi sappiamo che la liturgia è proprio il donarsi di Dio a noi, quindi con le sue leggi, i suoi gesti, la sua parola … non è che per questo deve essere incomprensibile o ingessata, ma sicuramente non può essere la somma delle nostre espressività umane.

Nella vita dei due si sta svelando l’inedita rivelazione di Dio nella potenza della risurrezione e purtroppo il loro aspetto è non solo triste, ma tetro, nero come il loro cuore … e Gesù li provoca, vuol guardare dentro nel loro cuore, vuole sentirsi dire se si è mantenuta in loro una anche debole speranza, una fragile fede.

Niente.

S’arrestarono al sentirlo parlare col volto buio dei momenti vuoti: “Come? Io ho patito tutto il dolore possibile, voi mi avete abbandonato nelle mani della soldataglia cui non sembrava vero di poter sfogare su di me tutte le cattiverie e le frustrazioni della loro vita, mi hanno flagellato e scannato come un agnello condotto al macello, vi siete rifugiati in una oasi di tranquillità lontano da quelle scene di sangue che io per voi pativo su di me e voi neppure un dubbio vi siete mantenuti nel cuore? Avete già cancellato tutto. Avete visto la sacra rappresentazione da lontano, avete forse scrollato il capo per dire la vostra sfortuna di avermi incontrato, non il mio dolore di avervi troppo amato. E ora in questo cammino che s’allontana sempre di più dalla verità non sapete far altro che dare forza vicendevole ai vostri dubbi e alle vostre debolezze.”

State seminando la strada per Emmaus con le vostre pietre tombali, dei vostri definitivi “ormai”, con le vostre disperazioni incoscienti. Sapete usare solo i verbi all’imperfetto. Tutto è irreparabile.

Questa è una cattiva abitudine con cui definiamo tutte le nostre vite, le esperienze affettive: ci volevamo bene, ma ormai…; le abbiamo tentate tutte, ma ormai…; siamo entusiasti di quello che con l’amore ci nasce nel cuore, ma ce lo hanno avvelenato e ormai…  Ho cercato lavoro dovunque in maniera onesta, ma ormai… Credevo di offrire al mio amore un cuore puro, e un corpo dedicato, ma ormai … l’ho già venduto a pezzetti a tutti quelli che mi hanno preteso.

E Gesù dice …

Sciocchi e tardi di cuore

“Siete proprio senza testa e vi tenete in  petto un cuore di pietra, pesante, grossolano. Mettete testa e cuore a quanto vi dico e vedrete a quale  piccineria avete affidato le vostre intelligenze e i vostri cuori. Nella vostra stessa Torah (nella legge) c’è già scritto tutto, solo che non riuscite a far funzionare il cervello; l‘accoglienza della fede, la consapevolezza che non abbiamo in mano noi il segreto della vita …”

… e Gesù, il Verbo fatto carne, la Parola si mise a dipanare le tenebre dell’incoscienza, della superficialità, della paura, della chiusura sul proprio piccolo cabotaggio.

E Gesù presiede alla prima parte, assolutamente d’ora in poi necessaria, della messa: l’ascolto attento della parola, la provocazione a farsi ammaestrare dalla verità.

La Parola di Dio nella vita dell’uomo è risolutiva di tante nostre domande, di tante solitudini, confusioni … purtroppo l’abbiamo ridotta o a qualche bella sentenza sempre edificante, o qualche didascalia di cose già fatte e definite.

Invece la Parola è viva, è come una spada a doppio taglio … “non ritorna a Me senza avere compiuto quello per cui è stata mandata”.

Quando la Parola ti penetra nel cuore, allora ti nasce una grande pace, non è come quando guardi la Tv , o senti i talk show o stai tutta sera a sparare idiozie con gli amici, contento di stare in compagnia, ma incapace di dare alla gioia dello stare assieme quella verità cui sempre si aspira, ma che va cercata con fatica e impegno, scavando dentro di noi e rischiando … ricerca che va oltre.

E alla fine i due discepoli di Emmaus dicono …

Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino

S’è consumata una giornata, una vita a dire la delusione di quello che si è, è calata l’oscurità come frutto della delusione e della disperazione … non volge al declino solo il giorno, ma la speranza, il senso di quello che si è.

Ma Come si può ricominciare da capo? la vita porta sempre qualche cosa di bello e di nuovo, di giusto e di vero oppure è una eternità ingessata nelle nostre miserie?

  • E’ sera quando non sappiamo chi siamo;
  • E’ sera se ci mettiamo noi al posto della verità;
  • E’ sera se cediamo alla casualità, se ci adattiamo;
  • E’ sera quando non si rispettano la dignità della persona e la sua sete di autonomia;
  • E’ sera quando ci si rifugia a scambiare amore e si trova che è solo egoismo e fuga;
  • E’ sera quando mi scoraggio nella precarietà, quando mi distruggono il valore di tutto ciò che ho tentato di costruire nella vita;
  • E’ sera quando ricasco nel vizio, dopo aver giurato, su quel che ho di più sacro, che avrei vinto;
  • E’ sera quando non riesco a dare senso a nessuna preghiera, quando l’amore mi pare una abitudine e l’amicizia un egoismo camuffato;
  • E’ sera quando sperimento noia e non c’è niente che mi piace da fare;
  • E’ sera quando mi si chiude il cielo sopra la testa, perché mi affido solo … ai miei sensi.

Insomma, ciascuno di noi ha il suo buio e oggi può dire a Gesù “Resta qui, non mi lasciare solo, stai con me, stringimi forte perché scivolo via come l’acqua.”

Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro.

Gesù accetta l’invito: si ferma, non fugge, resta, si siede a mensa, vuol condividere il pane quotidiano, si accompagna nel momento della gioia della condivisione … e compie quel gesto profondo, innovativo, rivoluzionario e intimo dell’ultima cena: Quella l’avevano ancora negli occhi, quel dono prima di morire li aveva “stregati”, li aveva convinti che Gesù non poteva abbandonarli.

Si aprirono i loro occhi: il corpo spezzato e il sangue versato sono segni di riconoscimento dei cristiani.

E’ solo lì che noi possiamo definirci: il brano evangelico qui va sicuramente oltre la narrazione di un fatto, assurge a simbolo della nuova vita dei credenti; quei due discepoli che riconoscono Gesù allo spezzare del pane sono la comunità cristiana di tutti i tempi che si ritrova a fare Eucaristia sotto ogni cielo, ad ogni latitudine a incontrare il Risorto, la Domenica.

Da Emmaus fino alla fine del mondo, fino al Regno dei cieli, l’Eucaristia scandisce i tempi della vita del mondo e dell’avvicinarsi del ritorno di Gesù Risorto.

Sono andati a Messa e hanno smesso di sentirsi soli, di parlare all’imperfetto, di tirare calci di dispetto ai sassi … hanno smesso di dire ormai … S’è illuminata la loro vita dal buio della loro vita.

… ma lui sparì dalla loro vista.

Divenne invisibile ai loro occhi, dice letteralmente il vangelo, non è andato via, è sempre presente, è sempre lì nel pane e nel vino, nella preghiera di ringraziamento, nello spezzare del pane.

Tocca a noi ora rendere visibile la sua presenza nel mondo, perché Lui è qui: da quando è risorto è presente, attivo, soltanto invisibile agli occhi.

E i due di Emmaus dicono …

Non ci ardeva forse il cuore nel petto …

C’è ora un cuore ardente in ciascuno di loro.

Era ardente anche il roveto del deserto, ardeva nell’indicare la presenza di Dio, oggi sono questi cuori che ardono che indicano agli amici la presenza di Dio e se ne corrono a portare questo fuoco a tutti.

Eccezionali per ogni generazione le parole di Giovanni Paolo II a Tor Vergata nel 2000: “Sono certo che anche voi, cari amici, sarete all’altezza di quanti vi hanno preceduto. Voi porterete l’annuncio di Cristo nel nuovo millennio. Tornando a casa, non disperdetevi. Confermate ed approfondite la vostra adesione alla comunità cristiana a cui appartenete. Da Roma, dalla Città di Pietro e di Paolo, il Papa vi accompagna con affetto e, parafrasando un’espressione di Santa Caterina da Siena, vi dice: “Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!” (cfr Lett. 368).

Questa presenza di Gesù è necessaria come l’aria che respiriamo.

E continuava il Papa “Affido a voi, carissimi amici, questo che è il più grande dono di Dio a noi, pellegrini sulle strade del tempo, ma recanti nel cuore la sete di eternità. Possa esservi sempre, in ogni comunità, un sacerdote che celebri l’Eucaristia! Chiedo per questo al Signore che fioriscano tra voi numerose e sante vocazioni al sacerdozio. La Chiesa ha bisogno di chi celebri anche oggi, con cuore puro, il sacrificio eucaristico. Il mondo ha bisogno di non essere privato della presenza dolce e liberatrice di Gesù vivo nell’Eucaristia!”

E partirono senza indugio

La vera traduzione è: si alzarono nella stessa ora e fecero ritorno a Gerusalemme.

Questo giorno non finisce più: “Ma non era sera, non c’era ormai buio, non ci si stava disponendo a lasciar passare il tempo della notte nella calma? La notte è nostra, ce la teniamo stretta, serve a noi, ad andare fuori di testa tante volte, il giorno non ci piace è pieno di gente che ci importuna. Lasciateci qui, a riprenderci la nostra vita. Invece con quella forza, con quel fuoco, con quella verità che è scoppiata nella loro vita hanno deciso di fare della notte il loro vero nuovo giorno; correndo, hanno ripreso il cammino stavolta nella direzione giusta, con il cuore pieno e vivo, con l’ardore della loro vita e la forza della loro fede.

Hanno rischiarato la notte, l’han fatta diventare il tempo della missione: non è il tempo dello sballo, della ricerca … della felicità sbagliata, ma della comunicazione del tesoro e del fuoco della vita.

Sono tornati dagli undici, cioè là dove era raccolto il piccolo resto di impauriti, che a mano a mano prendevano speranza.

Con gli undici c’era Maria, la madre di Gesù: se li è visti ritornare come ogni mamma che sta silenziosa a vedere che scelte libere fanno i figli … vanno vengono, hanno i loro dubbi, si prendono le loro libertà, fanno le loro fughe … e loro, le mamme, aspettano che cigoli la porta di casa la mattina della domenica, tirando un sospiro: “è tornato, è tornata ancora viva, speriamo anche nell’anima…”

I discepoli di Emmaus, tornano di notte, fanno cigolare la porta del Cenacolo, vi trovano Maria e non hanno bisogno di annunciarle che Gesù è risorto – lei non ne ha mai dubitato – ma solo di dirle che lo hanno visto anche loro, e cantano con Lei il Magnificat, la gioia dell’inizio di un mondo nuovo, definitivo.

E’ quello che vorremmo fare anche noi sempre, dire con Lei il Magnificat: siamo contenti perché Gesù si è affiancato a noi, ha fatto grandi cose, ha sconfitto la morte, ha disperso i superbi, ha distrutto la nostra continua depressione, ha dato fiato a chi non ha voce, ha visitato le nostre giornate, ha risposto alle nostre attese.

Maria, abbiamo incontrato il Signore Gesù, vogliamo fare festa con te, ringraziarti che ci sei stata vicina e continuare con te a vivere questa fede pasquale.

18 Aprile 2021
+Domenico

Ritorna la speranza e saltano le paure

Una riflessione sul Vangelo del giorno (secondo Luca, capitolo 24, versetti 35-48)

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Audio della riflessione

Occorre che ci riportiamo – ogni volta che leggiamo un Vangelo della risurrezione – alla forza, gioia, dono inestimabile della Pasqua e non possiamo non leggere le emozioni, le paure, le nuove forze che nascono nel gruppo disperato – fino a quel giorno – degli apostoli; è un cammino che viene richiesto a tutti per vivere la Pasqua non come una domenica qualunque o un fatto come tanti della vita di Gesù, ma come essa è: il centro della sua esistenza, della sua missione, il centro della nostra fede e della nostra vita di Chiesa.

Gesù ritorna dai suoi e li trova sconvolti e pieni di paure; collochiamo questo fatto in un rapporto normale tra amici: avevano vissuto assieme per circa 3 anni, si erano lasciati lentamente convincere e scaldare il cuore, in Gesù avevano ritrovato speranza … ce ne avevano messa di volontà per riuscire a entrare nel nuovo ordine di idee, nella nuova esperienza di fede che Dio che aveva loro offerto nella persona di Gesù … ne avevano viste di schiavitù saltare, si erano sentiti entusiasti al ritorno dalle piccole missioni a due a due che avevano fatto; ogni tanto litigavano fra loro per spartirsi i ministeri del Regno di Dio … e Gesù li rimproverava amabilmente.

In quell’ultima cena erano convinti, partecipi, commossi, si erano lasciati lavare i piedi. Ma poi c’era stata la prova, lo sconvolgimento, la tentazione, la fuga.

Lui l’avevano lasciato al suo destino, la costruzione della loro nuova mentalità non aveva retto: erano crollate a una a una le motivazioni umane: fascino di Gesù, amicizia, entusiasmo per una nuova visione della realtà, sogni di mondo nuovo, progetti di attività comuni, contrapposizione al mondo, al modello religioso dei farisei.

Avevano sperimentato, ciascuno in cuor suo, la delusione: forse per questo sentirsi “sconvolti e paurosi” era ancora una sorta di rabbia quasi fosse stato Gesù ad averli traditi e ingannati e non loro ad averlo abbandonato.

Secondo loro, Lui non aveva mantenuto le promesse e se ne erano tornati a pescare, le donne avevano speso un capitale per imbalsamarlo – tanto credevano alla risurrezione che aveva loro promesso – e i discepoli si stavano a leccare le ferite.

Ma Gesù si ripresenta, e non per la resa dei conti: arriva per aiutare a capire, per ricostruire amicizia, per radicare nella fede le loro esistenze smarrite. “Quei colpi secchi sui chiodi che avete udito da lontano mi hanno forato mani e piedi, ma non mi hanno fissato alla morte. Quell’urlo agghiacciante che avete potuto sentire, ben protetti per non farvi vedere, non è stata disperazione, ma affidamento a Dio mio Padre, che mi dona per sempre a voi. Quel colpo di lancia ha fatto nascere la nuova comunità, la Chiesa, che ora affido a voi, per vivere una nuova comunione”.

Insomma … gesù non rinfaccia il tradimento ma continua a farli crescere, li lancia nella missione: “Voi sarete testimoni di tutto questo”. Non è il modo di educare di tanti consigli disciplinari o scolastici, che è quello  di calcare la mano sugli errori, di togliersi tutti i sassolini dalle scarpe, di chiamare alla resa dei conti … Gesù invece torna ad avere fiducia, richiama ancora dalla sua parte e dice “vi affido la mia buona notizia, il vangelo, da annunciare a tutti, e non vi lascio soli; il mio corpo e il mio sangue lo avrete sempre.” … e ce lo affida anche oggi.

18 Aprile 2021
+Domenico

Non abbandonare la nostra barca

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 19-21) dal Vangelo del giorno (Gv 6, 16-21)

Dopo aver remato circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non temete». Allora vollero prenderlo sulla barca e rapidamente la barca toccò la riva alla quale erano diretti.

Audio della riflessione

La nostra vita è proprio una barca che solca mari, fiumi, torrenti, oceani a seconda della capacità di libertà che ci creiamo, a seconda della vocazione che ciascuno vive o delle situazioni che la vita ci costringe spesso ad affrontare. Qualche volta sembra tutto tranquillo, altre volte ci si sente buttati in problemi più grandi di noi, spesso ci si sente alla deriva, senza mete e certezze. La nostra vita, la nostra barchetta deve destreggiarsi in mezzo a tante situazioni difficili. La meta è il porto della felicità, ma la barca non scivola da sola verso la felicità, va orientata, occorre tenere il timone nella direzione giusta. E spesso il timone si rompe o scende la nebbia a occultare la meta e rischiamo di perderci. Spesso siamo senza bussola, nessuno ci può indicare la strada.

Gli apostoli un giorno partono da soli e prendono il largo, non c’è Gesù. Infuria una bufera che mette a repentaglio la loro vita. Continuano a fare miglia e miglia senza toccare riva, senza arrivare al porto, girano su se stessi. Scorgono Gesù da lontano che li incoraggia, lo prendono con sé e rapidamente la barca toccò la riva. Contro la loro fatica inutile, con Gesù riescono con rapidità a giungere alla meta.

E’ troppo evidente il significato. Con Gesù nella barca della nostra vita non dobbiamo temere niente, non giriamo a vuoto, non torniamo disperati sui nostri passi, come quando si perde la strada; non lavoriamo per niente,  non ci perdiamo d’animo, né  ci possiamo scoraggiare. Lui è il Signore della vita, Lui ci ha creati e ci ama ad uno ad uno, Lui ci può salvare.

Il nostro unico impegno è di fidarci di Lui, di affidarci alla sua potenza e alla sua bontà. Sembrerebbe facile, ma occorre una grande fede, una profonda fiducia, un taglio alla radice delle nostre false sicurezze, cui ci abbarbichiamo, che difendiamo pur sapendo che non portano a niente. Crediamo di essere noi gli artefici della nostra vita, invece è Lui.

Avere fiducia in Dio non significa abbandonare la lotta o consolarsi della debolezza, ma avere la certezza che il cielo non è vuoto e che le nostre strade sono illuminate dalla sua presenza infallibile. Questo ci dà forza e decisione, ci fa affrontare i pericoli che rimangono sempre da superare, ma senza paura perché c’è Lui.

17 Aprile 2021
+Domenico

Basta un ragazzo per fare miracoli!

Una riflessione sul Vangelo del giorno (secondo Giovanni, captolo 6, versetti 1-15)

1 Dopo questi fatti, Gesù andò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, 2 e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi. 3 Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli. 4 Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. 5 Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». 6 Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare. 7 Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». 8 Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: 9 «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». 10 Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini. 11 Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero. 12 E quando furono saziati, disse ai discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». 13 Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
14 Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire: «Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!». 15 Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo.

Audio della riflessione

Dicono … che i giovani sono sbadati, che occorre sempre rimproverarli perché si dimenticano tutto … non sono poche le mamme o i papà che rincorrono i figli per portare loro a scuola o al lavoro ciò che hanno dimenticato.

Non è stato così di quel ragazzo che è andato a vedere Gesù sulla montagna: ne aveva sentito parlare, sicuramente, aveva anche lui una voglia incontenibile di vederlo, di sentirlo, di poter raccontare agli amici: io c’ero.

E’ tanta la gente che segue Gesù, che resta incantata dai suoi discorsi: si appassionano talmente a quanto dice che dimenticano tutto.

Lui invece, il ragazzo, il famoso sbadato, sa che a tempo giusto gli viene una fame da lupo, gli si fa un buco nello stomaco che nessuna parola può riempire. Che fa? si prende in saccoccia dei panini. Andrea ha allungato gli occhi e glieli ha contati: cinque pani e due pesci. 

E’ difficile capire come mai Andrea di fronte alla pratica impossibilità degli apostoli di affrontare il problema della fame della gente, faccia a Gesù questa affermazione: c’è qui un ragazzo con cinque pani e due pesci… Che vuoi dire Andrea? Stai canzonando Gesù? Stai dichiarando la tua impossibilità a fare qualcosa? Credi che Gesù invece la possa fare? Sei tu stesso che dici: ma questi panini, che vogliono dire, che importanza hanno? La nostra capacità di intervenire che è di fronte a tanta gente?

La soluzione veramente lui ce l’ha: ciascuno si arrangi, che vadano ciascuno a casa sua, ciascuno pensi per sé. Non ha ancora capito niente dal maestro. Non ha capito che con Gesù il verbo arrangiarsi è sostituito da condividere, da lavorare assieme, da mettere a disposizione ciascuno il suo piccolo o grande contributo.

E Gesù moltiplica pani e pesci; e questa riserva del ragazzo diventa per Gesù il punto di partenza per sfamare tutta la gente.

L’offerta spontanea della propria debolezza è sempre inizio di un miracolo di amore. Lo sanno molto bene i santi che si sono fidati della provvidenza. Dio vuole sempre che mettiamo la mano sul fuoco per lui, che non dubitiamo, che siamo certi che farà sempre la sua parte.

La speranza nasce dalla fiducia e dalla generosità di chi rischia per amore, non dalla sicurezza di chi possiede.

16 Aprile 2021
+Domenico

Un colpo d’ali

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 3, 31) dal Vangelo del giorno (Gv 3, 31-36)

«Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla della terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti.».

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Occorre spesso un colpo d’ali per alzarsi in volo sulla nostra vita e coglierne le dimensioni infinite che si porta dentro: siamo troppo appiattiti sulla terra, troppo ingolfati nella materia.

Con la scusa che dobbiamo risolvere i nostri problemi, che tutto quello che diciamo deve avere un riscontro concreto, ci siamo abituati a calcolare tutto secondo un interesse materiale: quanto costa? A che cosa serve? Che cosa mi viene in tasca? Alla fine che cosa mi porto a casa?

Sono le domande più normali con cui affrontiamo la vita … poi, grazie a Dio ci accorgiamo che ci sono realtà importanti che non stanno in questi angusti schemi: il gioco per esempio, la musica, la bellezza, l’amore, lo spirito.

La religione deve essere di questo tipo: deve aiutarci a librarci nel cielo della gratuità di Dio!

Chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla della terra, dice il vangelo, invece noi sappiamo che veniamo dal cielo, che il nostro futuro, il nostro passato, la nostra prospettiva è più grande: si usano termini come terra e cielo non per disprezzare il creato in cui viviamo e nemmeno per illudere di un posto diverso, astratto in cui dobbiamo vivere, ma per dare alla nostra vita una dimensione più completa, più vera.

Se c’è un difetto nel nostro tempo è proprio quello di aver appiattito tutto sulla percezione dei nostri sensi: quello che non vediamo e non tocchiamo non fa più parte del nostro orizzonte! Invece Gesù è venuto a presentarci un mondo “altro”, una vita futura, un Padre nostro che sta nei cieli.

Curiamo il corpo, ma sappiamo bene che è la faccia di un’anima che non muore mai, che non si può costringere sulla nostra terra.

Tanta nostra infelicità è dovuta all’appiattimento, alla prigione che ci siamo costruiti: ci siamo collocati in un bicchiere d’acqua e continuiamo a sbattere contro le pareti, mentre il nostro vero habitat è il vasto mare della vita che viene dall’alto, dal misterioso mondo di Dio.

C’è un vento dello Spirito che soffia su di noi e dà vita vera e dona Vita Vera: la creazione lo ha atteso, Gesù lo ha inviato.

Abbiamo bisogno di un’anima per tutte le cose: quest’anima viene dall’alto.

La risurrezione ha aperto i nostri confini, ha offerto gli orizzonti infiniti di quel Dio che anche in questo non ci abbandona mai.

15 Aprile 2021
+Domenico

Non c’è nessun “castigo”

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 3, 16-17) dal Vangelo del giorno (Gv 3, 16-21)

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.

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L’idea di un .. qualche castigo che la nostra vita si merita è abbastanza diffusa; dipende certo da come siamo stati educati, ma anche da una naturale tensione alla bontà, così che quando siamo inadempienti sentiamo un rimorso: ci alziamo il mattino e la nostra mente va subito a quello che abbiamo fatto, e il nostro errore richiama l’idea di una “riparazione”, di qualcosa da pagare per mettere almeno “in pari” la nostra vita.

Molto spesso si pensa che Dio debba regolare il “pareggio” tra male e bene … attraverso un “castigo”, una riparazione fatta con il castigo”.

Il Vangelo invece dice “Dio non ha mandato il figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di Lui”; Dio è sempre per la pienezza della vita e ha altri modi di pareggiare il conto – se vogliamo così dire – tra male e bene: l’amore!

Se c’è un progetto su questo mondo, che molti dicono essere “fatto a caso”, è proprio quello della salvezza di tutti: è il grande desiderio di Dio di fare in modo che ogni uomo raggiunga la felicità, la pienezza della vita … e a questa proposta, a questa domanda, risuonata fin dall’eternità “chi andrà per noi in questo mondo che si sta autodistruggendo?” Gesù aveva risposto “Eccomi, manda me”.

Siamo entro un progetto di amore, non di pareggio dei conti: la giustizia di Dio è l’amore, è la possibilità per ciascuno di prendersi in mano la vita; è una giustizia vera non una vendetta o una ritorsione, una pena o una riparazione.

La croce che Gesù s’è caricata sulle spalle è ricomposizione dell’ordine del creato, la vittoria del bene sul male, non il castigo!

Questi sono i discorsi del risorto: “Andate in tutto il mondo, annunciate e perdonate, rimettete i peccati.” … quello che Gesù ha fatto in vita deve diventare prassi normale dei suoi discepoli, e di tutti i cristiani.

Si teme spesso che un atteggiamento di questo genere “crei assuefazione”, dia la stura a gente che se ne approfitta … certo, nell’educazione delle giovani generazioni occorre una pedagogia della giustizia, del fare il proprio dovere, di mettere sempre … tutti davanti alla verità delle proprie azioni e responsabilità, ma la chiave risolutiva è sempre l’amore.

L’amore sta di casa nel cuore e solo Dio ne ha la chiave … perché è il solo che ci apre il cielo e dà alla nostra terra desolata la luce di una presenza di salvezza.

14 Aprile 2021
+Domenico