Una stella ci deve essere sempre nella vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 2,1-12) 

Erano già in vista in tutti i presepi questi tre personaggi stravaganti nei vestiti, nei regali, nel seguito … che oggi sono stati avvicinati alla capanna di Betlemme.

Si conclude qui l’elenco degli invitati.

La tradizione vuole che fossero tre, anche se nessuno nella Bibbia l’ha mai detto; ma quello che ci interessa è che cosa e chi cercano e perché sono tanto considerati nella nostra tradizione: Sono l’immagine della ricerca anche pensosa di Dio, della vocazione, di quello che dovremmo essere nella vita  e che noi ancora ci incaponiamo a chiamare “destino ineluttabile”, strada obbligata dell’umanità, dal punto di arrivo di ogni ricerca umana.  

L’Oriente … è sempre stato conosciuto come la terra degli scienziati, dei saggi, dei cercatori di ragioni per vivere, di mondi eterei, dedicati al sapere, alla ricerca di una felicità non da quattro soldi: Loro scrutavano il cielo, ne leggevano continuamente i messaggi, non erano dediti alle guerre, non dedicavano la loro vita a costruire armi, a fare battaglia, a seminare terrore.

Hanno visto una stella curiosa, strana, ne hanno letto l’indicazione: nasce il Messia.

Linguaggio figurato fin che vogliamo, ma capace di dirci che ci sono da cercare continuamente ragioni di vita e di speranza.  

Il milione di giovani che alcuni anni fa hanno seguito e accolto Papa Benedetto XVI a Colonia per la Giornata Mondiale della Giovedù, cercavano anche loro ragioni di vita, non ne avevano abbastanza di quelle che presentavano loro i talk show o le stars del rock o gli eroi dello sport: volevano qualcosa di più!

E una volta trovatolo, dice il Vangelo, lo “adorarono”.

Adorare Dio oggi è impegnativo: vuol dire che riconosci al di fuori di te le ragioni del tuo essere, mentre sei circondato da gente e da insegnamenti che ti dicono che sei autosufficiente, salvo poi a darti alla droga o all’alcool o ai maghi per trovare ragioni per una vita decente.

Adorare Dio, significa che hai pure un corpo bello, lo puoi continuamente perfezionare, curare con ore di esposizione a tutti gli specchi possibili e a tutte le creme più sofisticate, ma alla fine hai un’anima da mettere al centro, hai un cuore da servire, un amore da sprigionare e un Dio che ti insegna la vera arte di amare. 

Nei pressi, e in qualche presepio lo si mostra, sta appostato Erode, se ne fa vedere l’artiglio, è l’avvoltoio che cala sulle nostre ingenue aperture all’infinito.

Ha molti volti: tutti i nostri quando non sanno apprezzare il bene che faticosamente altri, i nostri genitori, gli amici, i nonni hanno da donarci. 

Siamo avvisati allora, come lo fu per i re magi, che per mantenere la speranza intuita occorre inventarci sempre  un’altra strada per evitare il profittatore, l’inganno, il traditore, inventarsi insomma un percorso nuovo e non tornare mai sui nostri vecchi passi. 

Inizia da qui il nostro cambiare vita, seguire quello che il bambino ci dice, perché è la nostra salvezza. 

6 Gennaio 2020
+Domenico

Pubblicato da

+Domenico

Domenico Sigalini (Dello, 7 giugno 1942) è un vescovo e giornalista italiano, Vescovo emerito della sede suburbicaria di Palestrina. Una Biografia più esaustiva è disponibile su Cathopedia all'indirizzo https://it.cathopedia.org/wiki/Domenico_Sigalini

Rispondi