Oltre le nostre liturgie “stanche”

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4,14-22)

La vita è fatta di tante liturgie stanche, di tanti gesti automatizzati che ogni giorno devi fare.

Può essere la levata del mattino, ahimè sempre troppo presto; il congedo da quelli di casa, l’arrivo sul posto di lavoro, il caffè e il giornale con gli amici, le pratiche dell’ufficio … oppure anche liturgie più solenni come quelle ufficiali della deposizione di una corona di fiori, di una dichiarazione alla televisione, o di una messa in chiesa.

Spesso le portiamo avanti stancamente come la vita, senza slancio, anche se ne vediamo la necessità: Diventano penitenza quotidiana invece di essere caricate di significato vitale. 

Così capita a Gesù, quando di sabato entra nelle sinagoghe dei paesi della Palestina: Gente stanca che prende la Torah, il libro della Bibbia, ne legge un pezzo lo fa commentare a chi sa meglio ripetere gli insegnamenti del maestro rabbino, poi tutti ritornano alla propria vita.

Sono così anche le nostre liturgie domenicali: spesso sono più un dovere che un atto di amore e forse per questo non sono più partecipate dai giovani. 

Ebbene un giorno Gesù entra in una di queste liturgie scontate e ribalta la vita di chi lo ascolta: Legge il libro di Isaia che prevede per il popolo un futuro diverso e dice perentoriamente: questo futuro oggi è qui con voi, sono io.

Io sono stato mandato a dare speranza ai poveri, a dirvi che sta scoppiando la potenza di Dio nel mondo: E’ finito il tempo delle lagne, una nuova presenza di Dio comincia oggi, la speranza comincerà a colorare le vostre vite, i poveri trovano fiducia, i deboli si rinfrancano, i diseredati trovano casa e accoglienza.

Io sono qui a garantirvi questo amore invincibile di Dio. Mi credete? 

Lo stupore di chi lo ascolta è grande, erano andati a compiere il solito rito e si sono trovati davanti alla verità concreta che quel rito evocava, ma purtroppo non ci hanno creduto.

Se tu tutti i giorni  ti adatti alla vita senza entusiasmo, non t’accorgerai mai del senso che vi è nascosto, dell’amore che vi è inscritto e promesso.

Hanno dato per scontato questo loro concittadino.

Erano loro i primi a non stimarsi e a non stimare.

Avevano chiuso Gesù nei loro schemi paesani e in questi non poteva sicuramente essere la promessa di Dio.

Non vorrai che Dio abiti proprio tra noi? 

Invece Dio abita tra noi, ha il volto del nostro vicino, ha i pensieri di bontà di chi ci dedica la vita, ha la forza di chi ci contrasta nel male, ha il volto sfigurato del povero. 

Allora, poterlo scorgere nella storia di ogni giorno può ben essere la speranza della nostra vita.

10 Gennaio 2020
+Domenico
 

Pubblicato da

+Domenico

Domenico Sigalini (Dello, 7 giugno 1942) è un vescovo e giornalista italiano, Vescovo emerito della sede suburbicaria di Palestrina. Una Biografia più esaustiva è disponibile su Cathopedia all'indirizzo https://it.cathopedia.org/wiki/Domenico_Sigalini

Rispondi