Il puro o l’impuro è cosa del cuore, non delle cose

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 7, 14-23)

Riusciremo a riscrivere il Vangelo nella nostra vita, nelle nostre abitudini, nella nostra mentalità che tende sempre ad adattarsi, a cercare sicurezze esteriori, per non cambiare? 

Abbiamo sempre in noi le nostre vecchie tentazioni di inventare un qualcosa di “fisico”, di esteriore … comodo per distinguere il bene dal male, per tracciare i confini del lecito e dell’illecito senza coinvolgerci e coinvolgere soprattutto la nostra interiorità. 

Dividere nel creato le cose buone da quelle cattive, le cose di Dio da quelle di satana, le persone pure da quelle impure, i figli di Dio da eventuali figli degeneri, è sempre una operazione allettante, perché non ci scomoda; al massimo ci impone delle regole, qualche sacrificio: non mangiare questo, non frequentare quello, difenditi dalla TV, lascia perdere i delinquenti, non ti immischiare coi violenti … ti devi creare un “cordone sanitario” che ti costringe a qualche privazione, ma ti dà una certezza

Il tuo cuore allora è al sicuro se non entra questa “melma”, il tuo gruppo è un cenacolo, la tua compagnia è esemplare … Difenditi, insomma, dalla fogna. 

Invece Gesù ancora ci provoca, ci richiama alla grande dignità della nostra umanità: la nostra corporeità non è nessuna fogna.

La fabbrica del bene e del male è nella coscienza, in quell’intimo dialogo tra noi e Dio: cuore, lo chiama il Vangelo. 

Dio ha fatto bene tutte le cose e si è affidato alla nostra libertà per condurle: Non ci ha deresponsabilizzato, ma ha affidato alla profondità e alla qualità della nostra umanità la realizzazione del regno delle coscienze e non sulle coscienze. 

Certo è una strada in salita!

Avere nell’intimo della coscienza illuminata dalla fede la decisione per il bene o per il male ci porta a vivere spesso nell’oscurità, nel non sapere bene come vivere il Vangelo in ogni situazione, nel non avere la certezza del comportamento giusto negli affetti, nel lavoro, nelle relazioni, nella visione di sé, nella costruzione di un ambiente giusto … è vivere anche da battezzati o da consacrati quella laicità che deve qualificare ogni cristiano. 

Il senso del Vangelo di oggi è nato nel grande mistero dell’Incarnazione:  Gesù sta solo aiutando i suoi discepoli a cambiare mentalità ad assumere i criteri della Incarnazione, dove è iniziata per noi la nuova umanità.

Da quando Dio si è fatto uomo tutta la nostra vita, la nostra storia, il nostro tempo è esistenza che condividiamo con Dio.

Non c’è più distinzione tra sacro e profano!

L’unica profanità è il peccato, che nasce nel cuore dell’uomo, non è scritto nelle cose o in qualche parte del nostro corpo. 

Tutto il resto è vita di Dio in Gesù: ed è lo Spirito che delinea in noi i tratti di Gesù.

Maria, è lo spazio fisico e spirituale insieme, in cui è avvenuta l’Incarnazione.  

Dio nel suo piano imperscrutabile ci pone Maria davanti agli occhi perché ritorniamo a contemplare in lei la vera umanità riconsegnata alla nostra libertà che spesso usiamo male. 

Il simbolo di questo male sono le nostre sofferenze che proprio per l’Incarnazione cessano di essere una maledizione, ma ancora passando nel grande dono, nel cuore dell’uomo, ne possono uscire come collaborazione alla salvezza. 

Abbiamo in grande dono una alleata, di ogni genitore, di ogni adulto, che è sempre educatore, nell’impegno formativo delle nuove generazioni, di ogni cristiano: la Madonna, lo spazio fisico e spirituale della laicità cristiana. 

12 Febbraio 2020
+Domenico

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+Domenico

Domenico Sigalini (Dello, 7 giugno 1942) è un vescovo e giornalista italiano, Vescovo emerito della sede suburbicaria di Palestrina. Una Biografia più esaustiva è disponibile su Cathopedia all'indirizzo https://it.cathopedia.org/wiki/Domenico_Sigalini

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