Ogni domanda è un tombino nella vita ,e non ha bisogno di una botola per essere chiusa, ma di una sfida per scavarne una sorgente di vita

Una riflessione dal Vangelo secondo Giovanni (Gv4, 13-15) dal Vangelo del Giorno (Gv 4, 5-42)

<<Rispose Gesù: “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”. “Signore, gli disse la donna, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua”.>>

Una delle esperienze tipicamente umane che caratterizzano la nostra vita distratta è l’inquietudine.

Non siamo mai soddisfatti: ci manca sempre qualcosa, abbiamo dentro domande che ritornano continuamente e cercano risposte soddisfacenti, ma non le trovano.  

Le domande della vita sono un appello continuo ad andare oltre, sono aperture, che noi spesso ci illudiamo di chiudere con delle botole anziché usare come strade per approfondire la nostra esistenza. 

E’ spesso anche il modello educativo cui siamo abituati … a ogni domanda una risposta, a ogni desiderio la sua soddisfazione, a ogni quiz tre possibili soluzioni: barra quella che ti sembra più giusta.

Non riesci più a pensare, ma solo a tentare!

Nella vita invece si deve usare un altro metodo: ogni domanda deve diventare una sfida e ogni risposta una scommessa.

Mi hai chiesto compagnia? io non ti do un “Tamagochi”, ma ti obbligo a scavare nella tua sete di amicizia e ti faccio scoprire il vero Amore!

Dio fa scommesse: se gli chiedi qualcosa non te la dà subito, ma ti fa trovare molto di più di quello che hai chiesto.

C’è un’arte nella vita … che è quella di riuscire a vedere in ogni nostra domanda una freccia che indica la strada della nostra felicità.

Questa sete che hai è l’appello a scavare, a cercare oltre … è una sete che spinge sempre a trovare  la sorgente: il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te, diceva S. Agostino. 

Ed è proprio la sete in un giorno caldo e il desiderio di una sosta nel suo lungo pellegrinare che un giorno fa incontrare Gesù con una donna a un pozzo. 

Un pozzo nel deserto è una autentica “manna”, una salvezza, una necessità: quel pozzo l’aveva scavato Giacobbe. 

Dammi da bere, dice Gesù.

Più tardi sulla croce griderà: <<ho sete>>.

Si meraviglia la donna per questa inaudita richiesta di un uomo a una donna samaritana, di un ebreo ad una donna samaritana: due popoli in costante mutuo disprezzo, un uomo o una donna contro ogni regola di comportamento pubblico. 

Gesù conosce quella donna interiormente: le legge la vita, la sa disorientata e buttata.

Viene ad attingere acqua al pozzo, ma è inquieta … ha dentro una sete più profonda cui non riesce a dare un nome: 

Quante volte non riusciamo a dare un nome alle nostre attese, ai bisogni che si fanno sempre presenti nella nostra vita: ti alzi il mattino e cerchi qualcosa, speri che la giornata ti porti risposte … vai a cercare dappertutto, leggi perfino gli oroscopi perché non sai “stare sospeso”, in una civiltà del “tutto e subito” a ogni domanda ci deve essere subito una risposta.  

<<Se tu conoscessi il dono che Dio>> … quello che Lui ti può fare, se sapessi che cosa veramente sta al fondo di tutte le tue ricerche, dei tuoi giri su te stessa, delle tue avventure che poi ti lasciano sempre sola! 

Se ti intestardisci a bere di quest’acqua, soltanto, avrai sempre sete.

Se continuerai a dar via la tua vita a pezzettini sarai sempre al punto di prima. 

E la sua vita l’aveva abbondantemente messa a disposizione di tanti, sempre in cerca dell’anima gemella, della “botola da mettere sul tombino della sua vita”. 

Troverai sempre e solo risposte parziali, non sarai mai in grado di tenerti in mano l’esistenza: avrai sempre sete. 

Chi beve l’acqua che io darò non avrà più sete per sempre. 

Maria, la madre di Gesù, a questa acqua ha sempre attinto: conservava queste cose nel suo cuore, non viveva la vita a quiz, ma la offriva al mistero, per allargarne l’attesa.

Aveva portato in grembo il figlio di Dio, ma ha sempre vissuto cercando: la sete della vita è sete di eternità.

Anche nel matrimonio più riuscito, diceva papa Giovanni Paolo II, esperimenti sempre un certa insoddisfazione: è la sete della sorgente dell’amore.

Maria era alla sorgente e a questa sorgente in cuor suo sempre ritornava per dare alla sua vita la pienezza di Dio. 

È Gesù l’acqua della vita, la sorgente della nostra pienezza: È lui che sta al fondo di ogni nostra domanda.

Diceva ancora papa Giovanni Paolo II ai giovani: È lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate, è lui la bellezza che tanto vi attrae, è lui che vi provoca quella sete di radicalità che non ci permette di adattarci al compromesso; è Lui che suscita in noi il rifiuto di lasciarci inghiottire dalla mediocrità. 

Benedetto XVI si poneva spesso sulla stessa lunghezza d’onda e chiamava questa sete, sete di verità.

Voi giovani siete tentati di definire come scopo della vita la libertà: non è sufficiente essere liberi … Infatti siete tanto liberi che vi annoiate!

Occorre essere veri, perché è la verità  la sorgente della vostra sete. 

E questa acqua sgorga dal  cuore di Gesù perfino dalla croce, fino all’ultima goccia di vita. 

15 Marzo 2020
+Domenico

Pubblicato da

+Domenico

Domenico Sigalini (Dello, 7 giugno 1942) è un vescovo e giornalista italiano, Vescovo emerito della sede suburbicaria di Palestrina. Una Biografia più esaustiva è disponibile su Cathopedia all'indirizzo https://it.cathopedia.org/wiki/Domenico_Sigalini

Rispondi