Gesù muore, come muore ogni uomo

Una riflessione sul Venerdì Santo

Possiamo ancora oggi, se ci teniamo alla nostra fede in Gesù, ricordare con un momento di silenzio, come si fa per le morti di chi stimiamo e amiamo, alle 15 la morte di Gesù: per noi credenti è il Figlio di Dio, per tutti una persona, un uomo, che ha cambiato la storia dell’umanità, e ancora la sta cambiando.  

Il racconto della sua passione ce lo presenta nel Getsemani: lì Gesù è ogni uomo, mostra le paure di tutti, i pensieri faticosi del vivere, le ansie e gli interrogativi del morire che ci assalgono tutti. 

La preghiera di Gesù è abbandono nelle mani del Padre, è il desiderio di sentirsi di qualcuno nel momento supremo e quindi si abbandona nella fede.

Gesù è turbato: non tenta penosamente di nasconderlo a nessuno, ma il turbamento non spezza il rapporto di fiducia in suo Padre.

L’ideale greco era di mostrarsi altero, dignitoso, sprezzante … l’ideale di Gesù è di mostrarsi fiducioso nel Padre: la sua è accettazione dolorosa della verità, è fedeltà a Dio.  

Gesù mantiene uno sguardo serio e realistico sulla morte: per la sapienza razionale, l’atteggiamento quasi stoico di un eroe di fronte alla morte è di gran lunga più nobile di quello di Gesù.

Il modo con cui Gesù è morto è uno scandalo, è indegno di un figlio di Dio, ma anche di un uomo responsabile di altri.

Dovrebbe fare da eroe, se vuole che qualcuno lo apprezzi, dovrebbe presentare una certa saggezza per essere ricordato da tutti nella sua fierezza, nel suo coraggio.  

Gesù si unisce in certo modo a tutte le nostre morti ingloriose, scioccanti, distruttrici di ogni umanità e le svuota di potenza dall’interno.

Gli eroi muoiono come si vorrebbe morire, Gesù muore come veramente si muore. 

Il fatto straordinario è che Gesù, lui che è morto così miseramente, soffrendo senza ritegno, affrontando le paure e le ansie del morire con così poco coraggio stoico, è proprio il Figlio di Dio. 

Se il Figlio di Dio muore così, allora le nostre povere morti, le nostre paure, le pene che soffriamo, l’attaccamento alla vita che abbiamo, il dolore disperato per le morti improvvise e violente sono depositate con amore nelle braccia di un papà, non sono opera di un tragico destino. 

Allora non ci è richiesto sforzo di autocontrollo, ma abbandono nelle mani del Padre: la nostra morte non è una resa dei conti impossibile, ma è lasciarsi amare fino in fondo da Dio, nella massima fiducia di avere un Padre che ci ama sempre, proprio a partire da quella morte in croce che nelle sue stesse braccia diventa risurrezione.  

Sul Calvario ci siamo ancora tanti di noi: questa epidemia è proprio un Calvario.

Tanta umanità sta ancora cercando di ridare speranza alla vita personale e sociale, alla salute fisica e alla pace: noi vogliamo guardare per tutti a questa croce che ci rivela  l’amore indiscusso di Dio per tutti.  

E … se in casa abbiamo un crocifisso, stacchiamolo dalla parete e diciamogli: Siamo peccatori ma ti vogliamo dare un bacio. 

Un bacio te lo diamo Gesù, non tener conto di come siamo stati e di quel che saremo. 

Avremo sempre bisogno della tua bontà e del tuo perdono, del tuo sguardo che hai lanciato a Pietro e di quello che hai detto all’adultera: va in pace e non peccare più

Dacci un momento di lucidità oggi, stasera: fallo durare una vita, ma accettalo anche se è solo un momento. 

10 Aprile 2020, Venerdì
+Domenico

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+Domenico

Domenico Sigalini (Dello, 7 giugno 1942) è un vescovo e giornalista italiano, Vescovo emerito della sede suburbicaria di Palestrina. Una Biografia più esaustiva è disponibile su Cathopedia all'indirizzo https://it.cathopedia.org/wiki/Domenico_Sigalini

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