Gli apostoli si rimettono assieme

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 21,1-14)

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La piccola comunità degli apostoli ha ripreso la sua vita, ma si porta dentro una verità che prima o poi dovrà esplodere: la gente li ritiene i poveri illusi che hanno avuto un po’ di notorietà al tempo di quel Gesù che è finito male, loro dicono per consolarsi che è risorto, ma sono tutte illusioni.

Intanto sono saggi: se si sono lasciati montare la testa ieri, oggi almeno sono tornati a pescare e hanno la concretezza di non vivere di miracoli, “in quella notte non presero nulla”, dice il Vangelo.

Sono tornati alla durezza della vita, ma la compagnia è di gente con dentro una certezza: Lui è risorto. Se lo dice Pietro, se lo dice Tommaso che è con Lui … ha tergiversato, si è ostinato, ma non ha potuto non credere: quel “mio Signore e mio Dio” gli ha riempito la vita. 

C’è Natanaele un giovane schietto: ha sempre detto pane al pane, vino al vino, si è lasciato affascinare da Gesù; c’è Giovanni il giovane entusiasta intuitivo, con l’occhio limpido e il cuore sgombro: è lui che riconosce laggiù sulla riva Gesù, «È il Signore!» dice a tutti.  

Avere questa capacità di vedere nella vita il Signore è compito di ogni cristiano, riuscire ad andare oltre i fatti, oltre le nebbie del nostro egoismo, essere capaci di andare al cuore della vita per incontrarne il Signore, è frutto di pazienti avvistamenti fatti di ascolto della Sua Parola, di preghiera, soprattutto di amore: Giovanni era giovane e innamorato.  

L’amore ti pulisce la vista: Giovanni lo vede e Pietro si butta a nuoto per andargli incontro, stavolta è Pietro che precede Giovanni, non è come la sera di Pasqua che Giovanni l’aveva battuto nella corsa al sepolcro, stavolta è Pietro che raggiunge Gesù.

Il suo nuotare nel mare è simbolo del nostro andare verso Gesù: è una concentrazione di energia, di sguardo verso la meta, di coordinamento dei movimenti, di sforzo costante, di desiderio di arrivare.

Gesù lo si raggiunge così, non a caso: è lui che si offre, ma sei tu che lo devi desiderare, e ricordiamoci che il luogo più frequente in cui lo incontriamo è sempre il prossimo, il povero, chi è di nessuno, la tua coscienza, la croce.

E il prossimo non è un elenco di persone, ma sei tu che ti devi fare prossimo a chi la vita ti presenta. 

In questi mesi ci siamo fatti tante domande: dove è Dio, se siamo così tribolati? Che devo fare? Chi devo essere per le persone che non posso incontrare nemmeno più? Siamo rientrati in noi stessi, ci siamo ripresi in mano la vita, ma non è sufficiente, la nostra solitudine diventa luce e capace di futuro se siamo capaci di convertirci.

17 Aprile 2020
+Domenico
 

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+Domenico

Domenico Sigalini (Dello, 7 giugno 1942) è un vescovo e giornalista italiano, Vescovo emerito della sede suburbicaria di Palestrina. Una Biografia più esaustiva è disponibile su Cathopedia all'indirizzo https://it.cathopedia.org/wiki/Domenico_Sigalini

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