Il Cristo ci accarezza, il mondo non cede mai, e la croce interpella

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 18-21)

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Non abbiamo dubbi sulla carezza di Gesù ad ogni persona, indipendentemente dalla sua fede, dalla sua bontà e dalle sue fragilità: il perdono è la prima parola che Gesù dona, che Dio Padre mette in atto, che definisce Dio come grande nella sua misericordia.

Ci sentiamo veramente coccolati dal Signore, siamo nei pensieri e nei progetti di Dio, il Padre, di Gesù, l’amore, e dello Spirito Santo, la forza, ma non possiamo non vedere che molti ci cacciano in gola di essere cristiani, ci dicono disprezzandoci +perché chiediamo di poter celebrare la Messa con una partecipazione controllata e sicura anche in questi tempi – “se  vi ammalate, risolvete la vostra malattia con le vostre preghiere e non contate su di noi: alla nostra carità, di cui non ci vantiamo, ma che non teme confronti, si risponde con questi e altri ben più gravi e miseri ricatti. 

Nessuno ci toglierà la parola dalla bocca e nemmeno il sorriso e pure le preghiere: noi sappiamo che la croce è una esperienza normale per ogni cristiano e siamo aiutati a portarla con dignità … Gesù infatti dice: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me … » 

Siamo chiamati anzi a farci carico di tutti, quando si scatenano nel mondo le forze del male contro persone inermi, semplici, credenti convinti, operatori di pace e di serenità: si direbbe che c’è un accanimento speciale contro coloro che cercano di mettere pace, di far stare assieme gli uomini in progetti di convivenza e di bontà.

Dove ci sono guerre, dove ci sono contrapposizioni, lotte tra i popoli e divisione tra le religioni, e lì c’è una persona che tenta in tutti i modi di unire, si scatena la violenza contro il pacificatore: è sempre stato ed è così per chi  tenta di far convivere cristiani e mussulmani, ebrei e palestinesi, ricchi e poveri, ancora qualche volta adesso inglesi e irlandesi, cristiani e atei.

Il diavolo ha questo nome che significa appunto divisore: l’arte sua è di continuare a dividerci,  a creare odio, a tenere in contrasto.

E così si consumano grandi vendette nella storia delle persone, pure nella politica e nella vita sociale; certo il male ha come terreno di grande prolificazione l’odio, la separazione, la contrapposizione: infatti costruiamo muri, anziché ponti e chi fa ponti viene tolto di mezzo; diamo ragione a chi ci divide a partire dalla cultura, dagli interessi, dalle cattive intenzioni.

Dio ci ha dato la terra e noi l’abbiamo tagliata a pezzettini, l’abbiamo circondata di reti e di confini, di dogane e di posti di blocco.

Vogliamo vivere in pace, ma la pace non nasce mai dai muri, dai fossati, dai reticolati, dalle serrature, ma nasce da un cuore che pur difendendosi dal male sa sperare di più nel bene.  

Certo non siamo ingenui, ma crediamo veramente che il mondo va verso una convergenza pacifica, che le guerre sono assurde, che la terra è una casa per tutti e non ci importa dell’odio dei malvagi, perché sappiamo che il nostro maestro non li ha temuti e proprio quando sembrava che avesse fallito è risorto, e regna ancora per chiamarci alla comunione fra tutto il genere umano, a partire da chi ci odia.

16 Maggio 2020
+Domenico
 

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+Domenico

Domenico Sigalini (Dello, 7 giugno 1942) è un vescovo e giornalista italiano, Vescovo emerito della sede suburbicaria di Palestrina. Una Biografia più esaustiva è disponibile su Cathopedia all'indirizzo https://it.cathopedia.org/wiki/Domenico_Sigalini

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