Una famiglia bellissima per un amore grande

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 3, 16-18)

Audio della Riflessione

Il mistero di Dio ci ha sempre affascinato, o perché non riusciamo a farcene una idea passabile per la nostra mente, o perché talvolta intuiamo la bellezza, la profondità, la cristallinità della compagnia impagabile con cui si offre alla nostra umanità; e, se non ci facciamo prendere dal volerlo comprendere a tutti i costi, il che significa volerlo “possedere”, e stiamo alle parole dei Vangeli, della Bibbia, della sacre scritture, non facciamo fatica a vedere in Dio Padre, la figura di chi non sa abbandonare nessun figlio. 

Neppure ci resta ignoto Gesù, che ha faccia, vita, sorrisi e parole, giudizi e comprensioni tipiche di un uomo. 

Qualche difficoltà di immaginazione l’abbiamo quando  pensiamo allo Spirito Santo, la  novità radicale, che  nella Trinità personifica l’amore infinito che tiene assieme la Santa Famiglia – la Santa Famiglia non di Nazaret, la Santa Famiglia di Dio!

Lo Spirito è la vita stessa di Dio.  

La realtà più bella, più confortante, più coinvolgente è che il riferimento delle nostre esistenze, il nostro Dio, è una novità radicale, è il punto di partenza e di arrivo di tutte le nostre aspirazioni: è un padre, non è assolutamente quindi un “single”, un insieme di idee, ma una relazione che è solo di amore.  

Non stiamo quindi a scervellarci, come diceva sant’Agostino che paragonava chi vuol capire – e qui tradurrei “possedere” – la Trinità: era come chi voleva mettere in un secchiello tutta l’acqua dell’oceano.

A noi basta che Dio sia una relazione unica, profonda, perfettissima dell’Amore, che si esprime in paternità, figliolanza e fratellanza e in relazione amorevole in Spirito di tutti e tre. 

Ecco allora il senso dei tre versetti del Vangelo di oggi, che fanno parte del discorso notturno tra Gesù e Nicodemo: il senso è la vita eterna, il regno di Dio.  

Chi entra nel regno è come se nascesse una seconda volta: non vi entra da se, ma soltanto perché lo Spirito Santo lo ha animato dall’interno, creando in lui – in ciascuno di noi quindi – una sorta di connaturalità, di parentela, con tutto quello che Dio ha deciso e compiuto, direi quasi uno stesso sangue, una stessa vita, una stessa razza: siamo della stessa “razza” di Dio, se si può dire così.

Nessuno conosce come si realizzano i moti dello Spirito: non seguono la legge della causa e dell’effetto, nemmeno le previsioni che uno può farsi ragionando.

Gesù, per esempio, propone l’immagine del vento quando parla di Spirito, Giovanni si sposta più sull’immagine dello Spirito, negli Atti Luca – o chi per lui – parla di fiammelle di fuoco … sta di fatto che tra la nostra umanità, la nostra carne, e il punto di arrivo che è il regno di Dio, c’è una distanza che non può essere colmata soltanto dal battesimo di acqua, è necessario l’intervento creativo dello Spirito.

L’uomo, la donna, il giovane e il vecchio si devono tener pronti all’impossibile sempre. 

Allora, facendo una sintesi, perché così si presenta il Vangelo di oggi, all’inizio ci sta l’amore con cui Dio ha amato il mondo e alla fine c’è l’incontro con il figlio Gesù, la luce che è venuta non per condannarlo, ma per salvarlo.

Chi ha operato questo impossibile è lo Spirito Santo, e noi siamo trascinati nel vortice di questa famiglia, che è la Trinità, dallo Spirito Santo. 

7 Giugno 2020
+Domenico

Pubblicato da

+Domenico

Domenico Sigalini (Dello, 7 giugno 1942) è un vescovo e giornalista italiano, Vescovo emerito della sede suburbicaria di Palestrina. Una Biografia più esaustiva è disponibile su Cathopedia all'indirizzo https://it.cathopedia.org/wiki/Domenico_Sigalini

Rispondi