La squadra di “poco raccomandabili” e pure incompatibili tra loro

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 10, 1-7)

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Esistono realtà importanti nella vita di fede che si esprimono attraverso due realtà che devono sempre stare assieme; per esempio il comandamento più importante del cristiano è l’amore, che assolutamente deve essere duplice e sempre assieme: amore a Dio e amore al prossimo: non c’è l’uno senza l’altro.

Ancora, il Corpo e il Sangue di Cristo sono sempre assieme perché indicano la vita di Gesù offerta fino all’ultima goccia.

Ancora, ogni cristiano non è a caso nel mondo, ma ha una vocazione che si sviluppa sempre assolutamente in una missione; se uno è chiamato da Dio è sempre mandato: ogni vocazione diventa una missione.

Così Matteo, quando fa l’elenco dei discepoli di Cristo, immediatamente li fa diventare apostoli, cioè sono mandati: chiamati e mandati, chiamati ad uno ad uno e mandati.  

Quando sono chiamati spesso ricevono anche un altro nome che indica la missione, o la propria storia: Mosè voleva dire salvato dalle acque, Simone viene chiamato Cefa – pietra – da cui romanizzato Pietro, roccia su cui fonda la chiesa, di cui sarà il primo papa. 

Gesù poi – diremmo noi non troppo delicati – fa il “partigiano” nel mandare gli apostoli prima di tutto agli ebrei, ai figli di Israele, perché è il popolo che si è scelto, non viene meno mai alle sue promesse il Signore, e il popolo è talmente libero che non smette di disobbedirgli. 

Gesù è il primo mandato, il primo apostolo: la Chiesa ha in Gesù e nei suoi apostoli le proprie radici ed è costituita subito su itineranza e mobilità, annuncio della parola e servizio ai poveri, gratuità e povertà le sue caratteristiche principali; se serve i poveri, i rifugiati, gli emigranti non è per ideologia di partito e debolezza di sinistra, ma è obbedienza assoluta al suo Signore Gesù, e tutti i gesti dei cristiani non si attuano senza entrare nelle leggi che i popoli si danno, facendo in modo che le mentalità chiuse su se stesse si aprano ad orizzonti vasti come il regno di Dio; ciò dipende da come noi cristiani siamo convinti, pure rispettosi, ma anche pronti a pagare di persona per quello che la nostra coscienza, basata sulla vita di Gesù, ci suggerisce.  

La squadra che Gesù si sceglie è tra le più impossibili umanamente a stare assieme per uno stesso scopo: ma com’è possibile combinare i primi quattro con Matteo cui dovevano pagare le tasse per l’odiato romano? come combinare questo con Simone il Cananeo e Giuda Iscariota? Sono persone poco raccomandabili, per lo più incompatibili tra di loro: era gente più diversa, che resterà sempre con le sue diversità, ma decisamente chiamata a vivere da fratelli, se la preghiera che loro insegna chiama Dio con il nome di Padre nostro.

Dio non seleziona secondo criteri di bravura, cultura o efficienza: la Chiesa è sempre aperta a tutti, buoni e cattivi.  

Ognuno è rispettato per quello che è e chiamato ad accogliere e rispettare l’altro nella sua diversità: forse i nostri corsi per operatori pastorali, i nostri seminari, i nostri conventi dovrebbero avere davanti sempre questa coraggiosa e responsabile chiamata di Gesù dei suoi apostoli, caricandosi sulle spalle le differenze che ci fanno uscire da noi, ma moltiplicano le strade di salvezza. 

8 Luglio 2020
+Domenico

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+Domenico

Domenico Sigalini (Dello, 7 giugno 1942) è un vescovo e giornalista italiano, Vescovo emerito della sede suburbicaria di Palestrina. Una Biografia più esaustiva è disponibile su Cathopedia all'indirizzo https://it.cathopedia.org/wiki/Domenico_Sigalini

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