Pazienza figlia della fede e sorella della speranza

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 13, 24-43)

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La parabola della zizzania ci aiuta a capire il perché della compresenza nel regno di Dio annunciato da Gesù, di semi di bontà autentica, ma anche di semi di realtà decisamente cattive.

La domanda che ci facciamo sempre è “se Dio è buono perché c’è ancora tanto male nel mondo?”

L’aspettativa è che alla venuta di Gesù, questo mondo avrebbe dovuto cambiare, invece ci troviamo a fare i conti con tutte le possibili malizie che l’uomo inventa, le sue brutture, la sua incorreggibilità forse … 

Gesù dovrebbe aver fatto subito piazza pulita, mettere a posto le cose sbagliate e più evidenti. Invece tutto è come prima, e i primi ad accorgersi sono i discepoli di Giovanni, che non era stato tenero contro l’ipocrisia, contro i comportamenti errati di tante persone, di categorie diverse. Parlava di vento che spazza l’aia dalla pula e di fuoco che la brucerà.

L’atteggiamento di Gesù invece è di non dividere i buoni dai cattivi, i giusti dagli ingiusti, ma di proporre un atteggiamento nuovo: non abbandonare i peccatori e far sperimentare loro la grande misericordia di Dio.

Dio sarà l’autore della presenza del male, ma sarà sicuramente impotente a toglierlo, dice qualcuno. Invece – buon per coloro che sono più cattolici del papa – che Gesù abbia detto che il seme cattivo l’ha deposto il nemico, altrimenti metterebbero anche Dio alla sbarra.

Ma questa situazione la troviamo anche nella chiesa: perché trionfa il peccato anche nella chiesa? Una risposta lapidaria a questo nostro smarrimento è la pazienza, virtù delicata, difficile e molto assente ai nostri tempi.

La pazienza non è l’indifferenza di fronte al male: nessuna confusione tra bene e male, nessuna rassegnazione se il male continua ad avanzare, non è uguale il carnefice e la vittima. Intanto guardiamo quanto bene c’è e perdura nonostante tutto. Se perdiamo questo modo di vedere tra noi, sicuramente lo vediamo tutto dall’altra parte e diveniamo intolleranti.

La pazienza è figlia della fede e sorella della speranza.

Il male nel mondo è dato dal cattivo uso della nostra libertà, dalla nostra debolezza che non sa orientarsi al bene. La nostra vita è un grande campo di grano in cui attecchisce anche l’erba cattiva che prende linfa nei nostri cuori.

Dio è pieno di misericordia. Lascia che crescano assieme; diamo un’altra possibilità di cambiare, di orientarsi alla bontà; solo alla fine si farà il giudizio, e allora Dio interverrà. Per ora dobbiamo convivere con il peccatore, pure dentro di noi, anche se prendiamo tutte le distanze dal peccato.

Questo grano siamo noi, con i nostri pregi e difetti. Anche noi ci troviamo intrisi di bene e di male. Diceva San Paolo, colgo l’attrazione verso il bene, ma in me vince spesso la forza del male.

L’inizio della conversione, del cambiamento è proprio uno sguardo misericordioso su di noi: è accettare che soltanto Dio è capace di cambiare anche il nostro cuore e che occorre sempre un amore senza condizioni per cambiare.

Nella storia i maggiori disastri li hanno compiuti quelli che volevano estirpare il male e piantare un mondo solo di buoni. Non posso dimenticare quanto diceva papa Ratzinger: “meno male che esiste questa parabola della zizzania, perché almeno posso starci anch’io nella chiesa”.

Questa visione di fede genera allora speranza per una incrollabile fiducia della vittoria del bene sul male.

19 Luglio 2020
+Domenico

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+Domenico

Domenico Sigalini (Dello, 7 giugno 1942) è un vescovo e giornalista italiano, Vescovo emerito della sede suburbicaria di Palestrina. Una Biografia più esaustiva è disponibile su Cathopedia all'indirizzo https://it.cathopedia.org/wiki/Domenico_Sigalini

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