Guai a voi: Pane al pane e vino al vino

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23,27-32)

 La nostra è una società dell’apparire, dell’immagine, degli occhi e non del cuore e dell’intelligenza, lo diciamo spesso … forse è un tributo che dobbiamo pagare alla invasione di immagini nella nostra comunicazione: infatti non c’è mai stato un tempo in cui i rapporti tra le persone, gli eventi, le cose fossero così legati alle immagini, tanto che se non appari non esisti, se non sei visto non conti, se non traduci il tuo pensiero in immagini non sei capito.

Il progresso non è mai per definizione contro l’uomo, occorre però che l’uomo, a mano a mano che amplia le sue capacità comunicative, cresca interiormente e solidifichi i valori fondamentali del suo vivere.

E’ talmente vero tutto questo che anche in tempi non sospetti, tempi in cui di immagini non si parlava, né si usavano, Gesù dovette mettere in guardia dall’apparire, dal dare importanza solo a quello che si vuol far vedere.

C’è una interiorità della persona che è assolutamente prima di ogni immagine di essa: Il sepolcro può essere bello fuori, ma dentro è pieno di ossa; è l’interiorità che conta davanti a Dio, è la coscienza, è l’immagine interiore che ciascuno si costruisce nel segreto del suo rapporto con il Signore.

E’ questione ancora di apparenza quando ci si riferisce al passato e si prendono le distanze dalle responsabilità di chi ci ha preceduto e si pensa che gli errori fatti da loro non possano essere anche i nostri.

Occorre un giudizio vero, ma sempre capace di cogliere che anche noi spesso non saremmo stati migliori di chi ci ha preceduto.

E’ sempre Dio che ci dà la grazia di vivere bene: se fosse solo per noi il mondo sarebbe già caduto in rovina!

E’ tipico della nostra ipocrisia far fuori la gente e dopo pochi anni fare un monumento: certo la colpa non è stata nostra, ma di chi ci ha preceduto, ma forse abbiamo ancora lo stesso cuore, la stessa cattiveria, e non siamo disposti a convertirci, e così ritornano guerre, ingiustizie, perché non abbiamo il coraggio di imparare la lezione della storia, cambiando il nostro cuore.

C’è adesso la mania di buttar giù tutti i monumenti fatti: la storia non si cambia però!

Nessuno si può chiamare fuori dalla storia dell’umanità: importante è capire che dobbiamo sempre essere alla sequela di Gesù, dobbiamo sempre seguire Gesù, che ci aiuta a costruirne una nuova di umanità, nel suo amore e nella sua giustizia, ma questo è compito di una vita per noi, è compito di tempi lunghi per uno stato, di tempi abbastanza ampi per un continente … per il mondo insomma.

E’ la storia nostra, e dobbiamo continuamente portarla in questa direzione.

26 Agosto 2020
+Domenico

Pubblicato da

+Domenico

Domenico Sigalini (Dello, 7 giugno 1942) è un vescovo e giornalista italiano, Vescovo emerito della sede suburbicaria di Palestrina. Una Biografia più esaustiva è disponibile su Cathopedia all'indirizzo https://it.cathopedia.org/wiki/Domenico_Sigalini

Rispondi