Strani noi cristiani: fissiamo sempre lo sguardo a una croce!

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 3, 13-17)

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Siamo tutti in cerca di un ideale che possa far convergere tutte le nostre energie, focalizzarle per farle esplodere in qualcosa per cui val la pena di vivere: aiuta molto a vivere avere un sogno che lancia la tua immaginazione oltre le ingessature della realtà.

Rischiamo forse una fuga dalla realtà, non sempre … però invece ci permette di nutrire progetti, visioni di mondo belle, catalizzare le forze su prospettive nuove!

Non abbiamo bisogno solo di mangiare, di riempire la pancia, ma anche di bellezza, di ideali, di simboli che ci richiamano la grandezza della vita oltre ogni miseria in cui la nostra insensatezza l’ha costretta.

Così è stato per gli ebrei nel deserto: erano arrabbiati neri perché questo deserto non finiva, si perdevano in liti e contestazioni; una invasione di serpenti li aveva pure assaliti e morsi.

Mosè allora levò un serpente su un palo, chi lo guardava guariva dai morsi dei serpenti:

E’ una immagine ardita che lo stesso vangelo usa per descrivere Gesù sulla croce: Quella croce è il simbolo, il sogno, l’ideale, la prospettiva cui ogni persona può guardare per avere salvezza, per poter avere forza di riscatto, per stringere i denti nel dolore, per contemplare non tanto la sofferenza che esprime, ma l’amore che vi è inchiodato nella persona del crocifisso.

Lì l’uomo, noi nelle nostre pene quotidiane, troviamo avverata la promessa di Dio, guardando a quella croce vediamo realizzata la volontà di amore di Dio che ha tanto amato il mondo da dare il suo Unigenito figlio.

Lì Dio si è compromesso fino all’estremo per noi. Lì c’è l’immagine della morte, ma c’è anche la certezza della vita. Non c’è più nessun serpente e nessun male, che esso rappresenta, che ci può colpire.

Quando si fa l’unzione dei malati segniamo la fronte e i palmi delle mani con il segno della croce: questa è distintivo della vita del cristiano. Noi non crediamo in un dio qualunque, astratto, senza volto, ma in un Dio Crocifisso, un Dio che ci ha amati fino a morire per noi.

Nella nostra vita noi vogliamo sempre guardare a questa croce, per questo esponiamo il crocifisso in ogni casa, in ogni luogo.

Oggi fa fastidio a molti, come il suono delle campane: noi non faremo battaglie, ma per noi guardare a quella croce dà speranza e forza nell‘affrontare la vita, ci permette di aprire sempre un finestra sull’eternità, la meta di ogni esistenza.

Deve diventare di meno un ornamento e di più un ideale quel crocifisso che portiamo al collo, che seminiamo nei nostri luoghi di vita comune: avremmo forse più coraggio nell’amare la vita, sicuramente molto di più che a guardarci nello specchio.

Lo specchio ci può dare compiacimento o delusione, la croce invece è sempre una speranza.

14 Settembre 2020
+Domenico

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+Domenico

Domenico Sigalini (Dello, 7 giugno 1942) è un vescovo e giornalista italiano, Vescovo emerito della sede suburbicaria di Palestrina. Una Biografia più esaustiva è disponibile su Cathopedia all'indirizzo https://it.cathopedia.org/wiki/Domenico_Sigalini

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