Il prete del tempio e il levita: pendolari del sacro che smontano dal turno

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 10,25-37)

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Siamo un poco tutti pendolari, siamo sempre una categoria troppo debole: spendiamo un sacco di tempo sulla strada e siamo soggetti a tutto … ingorghi, ritardi, persone balzane, ladri, prepotenti … te ne devi sempre aspettare una ogni giorno, sai quando parti la mattina e non sai come torni la sera.

In apertura e chiusura sempre una avventura: la strada. Per questo vediamo nella strada solo il punto di partenza per il nostro lavoro, per i nostri obblighi di società; ci sarà di nuovo ancora il luogo del ritorno, stanchi, ma soddisfatti di rimetterci nella serenità e nella gioia della vita che ritorna ad essere nostra, perché ritorniamo in famiglia, tra gli amici.

Il pericolo però … è che pensiamo che il tempo del viaggio sia proprio inutile, da vivere in apnea in attesa che passi: vivevano così anche i leviti che lavoravano al grande tempio di Gerusalemme: loro pure pensavano che la loro vita consistesse proprio nella gioia del tempio, del loro contatto con Dio, dei momenti belli, anche sinceri di preghiera nella pace del convento, le volute di incenso fatte salire per dire la gioia di servire il Signore, per aprire nella vita una finestra di eternità. Ma non pensavano che tutte queste belle esperienze di dialogo con Dio, di pace con se stessi  fossero in attesa di una autenticazione: il prossimo.

I due leviti, uomini religiosi escono dal tempio, pensano di aver dato a Dio tutta la lode possibile, tutto l’abbandono in Lui, pensano di aver dato alla vita interiore, al rapporto con il Signore tutto quanto era dovuto e finalmente si fanno i fatti loro, come facciamo tutti dopo aver lavorato, vissuto per la famiglia e terminati i tempi del quotidiano pendolarismo.

Quei due leviti ritornano a casa loro si immergono nel loro “pendolarismo” e non hanno più impegni. Che capita allora? Sulla strada del loro pendolarismo trovano un uomo riverso a terra mezzo morto: non pensano neanche lontanamente che il loro amore a Dio sviluppato nel tempio adesso esige una verifica, e scansano l’uomo ferito. Non capiscono che così spengono tutte le volute di incenso all’altare, rinnegano il loro dialogo con Dio.

Invece Dio sta proprio lì: quel ciglio della strada scandaglia loro il cuore e ne rivela la meschinità, l’astrattezza del loro rapporto con Dio, dello stesso servizio al Tempio. Sono “pendolari del sacro”.

Non si può essere pendolari del sacro, come non si può essere pendolari della vita: La vita e l’incontro con Dio non sono un lavoro 9-12/ pausa pranzo /15-18. E’ la tua coscienza, la tua umanità che dà sapore anche ai momenti più inutili. Sei sempre tu che vivi, che incontri, che scansi, eviti, ignori o accogli.

Non ti volti da nessuna parte, non cambi marciapiede per non inciampare, per non vedere, perché dall’altra parte ci sei sempre tu.

C’è un altro pendolare che si accompagna ai nostri passi distratti, affaticati, svenduti: è un mercante, senza il senso degli affari, senza preoccupazioni di “target” e di programmi, di profitti e di istogrammi di vendite, di nasdaq e di mibtel.

E’ Lui che si piega sull’uomo ferito, è lui che lo accoglie e lo consola, che non lo vede come un inciampo nella sua corsa veloce all’aeroporto.

Lui sa guardare la vita come una continua provocazione a dare significato al tempo e all’amore, ritiene più importante il tempo che lo spazio, il percorso invece che lo stare annoiati in uno spazio bellissimo, come dice papa Francesco.

Questo “pendolare”, che i leviti neanche lontanamente potevano intuire, era proprio Gesù: alla sua nascita non c’era posto per lui, Maria e Giuseppe nell’albergo; per questo raccoglie il ferito e ve lo porta. Si ferma e non ci abbandona, si carica e si fa carico di noi, e porta proprio là l’uomo ferito, e ciascuno di noi, e gli procura una ripresa per lui impensata.

Per lui ogni piega della vita è una scommessa: non è un pendolare del sacro, ma il Signore di ogni voglia di vivere, soprattutto la più flebile e la più disarmata.

5 Ottobre 2020
+Domenico

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+Domenico

Domenico Sigalini (Dello, 7 giugno 1942) è un vescovo e giornalista italiano, Vescovo emerito della sede suburbicaria di Palestrina. Una Biografia più esaustiva è disponibile su Cathopedia all'indirizzo https://it.cathopedia.org/wiki/Domenico_Sigalini

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