Appassionato, amico, fratello e figlio di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 10, 38-42)

Tu, Gesù, sei trasgressivo anche quando ti riposi? Sei trasgressivo anche quando te ne stai tranquillo in compagnia di due ragazze? Sei trasgressivo anche se lasci per un po’ di tempo le “public relations” e ti lasci coccolare dall’amicizia?

Nel mondo in cui siamo, il tempo va tutto calcolato, anche quello libero, soprattutto quello libero: occorre spremere di tutto e di più; se vuoi far carriera, sappi che non c’è niente di inutile, devi calcolare tutto e non farti irretire da sentimenti e romanticismi e non farti legare dall’amicizia. Devi essere sempre tu che ha in mano la vita, che la orienta, che decide dove collocarla.

Col mio ragazzo e con la mia ragazza almeno questo l’ho imparato: da venerdì a domenica non ci sono per nessuno. Sembrerebbe tutto tempo gratis e invece anch’esso è tutto calcolato per spremere il più possibile: lo chiami amore, ma fa fatica a diventarlo, perché è furbizia, è sfruttamento dell’occasione, è l’operazione materasso, è apnea della vita, è due cuori e un’automobile, è dare per scontati i sentimenti veri, è coprirli di baci che li soffocano…

Lui, Gesù tornava spesso a Betania: c’erano due sorelle che stravedevano per lui, c’era un amico che lo rincuorava dopo le sfide e le provocazioni senza esclusione di colpi dei farisei.

Dice il Vangelo “Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro”: si metteva in pantofole, lui che nessuno fermava nell’ardore di buttarsi nell’avventura del Regno, Lui che appena il giorno prima aveva buttato all’aria le bancherelle del tempio e qualcosa di più nella coscienza della gente.

“Venite in disparte e riposatevi un po’, passate di qua quando non ne potete più e avete giù la catena e non capiterà mai che io abbia qualcosa d’altro da fare che abbracciarvi, ascoltarvi teneramente”.

Maria se ne stava là a contemplarlo, lo riempiva dei suoi sguardi, Marta invece brigava e borbottava perché si voleva mettere al centro della scena, Lazzaro gli dava il cuore e senza volerlo gli preparava in gola il pianto per la sua morte.

Gesù non era un super eroe, non era un blocco di pietra, non girava col portatile per programmare tutto e sempre, ma un cuore che ama, che apprezza i sentimenti, che sa commuoversi e piangere, arrabbiarsi e presentare contro il male una faccia dura come la pietra. Gesù sapeva e sa quello che c’è nel cuore dell’uomo. Sa che la nostra parte migliore è stare in contemplazione, lui del Padre e noi di Lui.

Marta e Maria dovevano imparare ancora questo da Gesù: ci sarebbe stato tempo poi per riflettere, perchè Lui fra poco se ne sarebbe ripartito e voleva che tutti noi che tentiamo di volergli bene sapessimo stare con Lui nel miglior modo possibile, come aveva fatto Lui per Marta Maria e Lazzaro.

Nell’imminenza della sua passione e la sua morte voleva vivere fino in fondo la sua umanità anche nell’amicizia, era una amicizia che si portava dentro la fede nella vita eterna, la gioia di donarsi fino all’ultima goccia, il dolore per la morte imminente di Lazzaro e la speranza riaccesa con la sua risurrezione.

Questa amicizia vissuta fino a far risorgere Lazzaro gli è costata la sentenza di condanna: Gesù sapeva di rischiare e per l’amicizia ha pure fatto tutto questo.

L’unica cosa necessaria all’uomo  per vivere è essere amato senza condizioni: questa casa frequentata da Gesù prelude ciò che sarà alla fine, quando tutti, accolti e accoglienti, riceveremo  e daremo amore.

6 Ottobre 2020
+Domenico

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+Domenico

Domenico Sigalini (Dello, 7 giugno 1942) è un vescovo e giornalista italiano, Vescovo emerito della sede suburbicaria di Palestrina. Una Biografia più esaustiva è disponibile su Cathopedia all'indirizzo https://it.cathopedia.org/wiki/Domenico_Sigalini

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