Ci serve la gloria di Dio per vivere, cioè la sua misericordia

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 15, 1-10)

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Occorre spesso un colpo d’ali per alzarsi in volo sulla nostra vita e coglierne le dimensioni infinite che si porta dentro; siamo troppo appiattiti sulla terra, troppo ingolfati nella materia; con la scusa che dobbiamo risolvere i nostri problemi, che tutto quello che diciamo deve avere un riscontro concreto, ci siamo abituati a calcolare tutto secondo un interesse materiale: quanto costa? A che cosa serve? Che cosa mi viene in tasca? Alla fine che cosa mi porto a casa? Sono le domande più normali con cui affrontiamo la vita.

Poi, grazie a Dio ci accorgiamo che ci sono realtà importanti che non stanno in questi angusti schemi: il gioco, la musica, la bellezza, l’amore, lo spirito …

La religione è proprio di questo tipo: deve aiutarci a librarci nel cielo della gratuità di Dio. Siamo le pecorelle che si sono stancate di star dietro al pastore e ci vogliamo prendere le nostre strade, ma sono strade di dispersione, scorciatoie che finiscono in strade senza uscita, in una sorta di prigione.

Tanta nostra infelicità è dovuta all’appiattimento, alla prigione che ci siamo costruiti: ci siamo collocati in un bicchiere d’acqua e continuiamo a sbattere contro le pareti, mentre il nostro vero habitat è il vasto mare della vita che viene dall’alto, dal misterioso mondo di Dio.

C’è un vento dello Spirito che soffia su di noi e dà vita vera: la creazione lo ha atteso, Gesù lo ha inviato. Abbiamo bisogno di un’anima per tutte le cose: quest’anima viene dall’alto! La risurrezione ha aperto i nostri confini, ha offerto gli orizzonti infiniti di quel Dio che anche in questo momento è sempre con noi.

In questo tempo  possiamo addentrarci anche noi in un dialogo serio con il Signore come hanno fatto tanti con Gesù; abbiamo bisogno di ritornare a casa, di sentirci trasportati sulle spalle del buon Pastore.

“Dove vai? Dove scappi? Non ti accorgi che scappi da te stesso? Che vita ti stai preparando, che dolori vai a creare a tutti quelli che ti stanno vicini? Ti vengo a prendere Io. Fatti trovare! Le novantanove che stanno a casa si sono dimenticate di te, ma non Io.”

Anche noi abbiamo bisogno di rigenerare la nostra fede. Il nostro è un tempo che ci chiede di uscire allo scoperto, di prendere decisioni, di stare della parte della verità, di contemplare il Signore, ascoltare la sua parola, vivere non solo e soprattutto per noi stessi.

In questi giorni di pandemia vogliamo non nasconderci nessuna delle domande profonde di umanità, dobbiamo percepire la sete dell’uomo di oggi, difenderci dal fascino di un mondo male orientato.

Oggi c’è una pervasività  del male e delle tenebre da cui ci siamo lasciati incantare: occorre tornare e sbilanciarci dalla parte della luce!

Vogliamo allora scavare in profondità, per far emergere tutte le riserve umane che nascono nei confronti della fede, del mondo religioso, della propria appartenenza alla Chiesa: è un tempo di semiprigionia in cui è possibile l’ascolto, il confronto, lo studio, l’incontro con Gesù, nel silenzio del raccoglimento o nella ricerca comune, nella preghiera o nel dialogo.

Possiamo continuare proprio a partire dal nostro camposanto, che abbiamo visitato in questi giorni, dove sono sepolti i nostri cari, quelli che ci  hanno passato il testimone della fede, che nei secoli hanno tenuta viva la luce della fede e ce l’hanno tramandata, hanno creato esperienze di vita cristiana, hanno affrontato la vita con la speranza del Signore risorto.

Da qui, dove forse da poco abbiamo consegnato alle braccia accoglienti di Dio una persona cara, da qui vogliamo guadagnarci una nuova adesione, anche sofferta, ma decisa e felice alla vita di fede.

Vogliamo confessare che Gesù è il Figlio di Dio: dobbiamo tornare da Gesù a dire quel “Mio Signore e mio Dio”, dell’affidamento, della preghiera, della celebrazione, della vita sacramentale, dell’accostamento ai tesori della Chiesa.

Allora la Chiesa prenderà nuovo slancio, la nostra comunità diventerà casa abitabile da tutti, soprattutto dai giovani, che sono sempre il nostro futuro oltre che il nostro presente.

5 Novembre 2020
+Domenico

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+Domenico

Domenico Sigalini (Dello, 7 giugno 1942) è un vescovo e giornalista italiano, Vescovo emerito della sede suburbicaria di Palestrina. Una Biografia più esaustiva è disponibile su Cathopedia all'indirizzo https://it.cathopedia.org/wiki/Domenico_Sigalini

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