Non si può tenere il piede in due scarpe

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 16, 9-15)

Audio della riflessione

Diciamo tenere il piede in due scarpe il comportamento molto diffuso di chi è incapace di decidersi, di prendere posizione, di stare dalla parte giusta che ha scelto, di tergiversare continuamente, di dare ragione a tutto e al suo contrario. Il vangelo a questo riguardo è molto netto. Non potete servire due padroni, Dio e mammona per esempio. Sono due posizioni contrastanti e che si negano a vicenda eppure ci specializziamo a tenere il piede in due scarpe.

Dio invece è l’unico Signore e deve esserlo realmente: la fede in Dio si gioca nella fedeltà in ciò che egli ci ha affidato.

C’è una falsa astuzia che fa porre la fiducia, invece che nel Creatore, nelle creature: è scambiare volutamente e confondere i mezzi con il fine, per cui la maledizione che questo “tenere il piede in due scarpe” si porta dietro, è che invece di servirci dei mezzi secondo un nostro progetto, un fine chiaro, magari conquistato a fatica, diventiamo servitori e schiavi dei mezzi.

Non è tanto poi una astuzia, ma una dabbenaggine, una grossa e deleteria ingenuità in cui molta parte dell’umanità sta soffocata, quella cioè di ritenere il benessere e il progresso materiale come fine dell’uomo e del suo stesso vivere sociale: è una autentica falsità che non tenendo conto del vero e del bene porta a operare l’ingiustizia e a sacrificare il vero bene dell’uomo, persino lo stesso bene materiale.

La vera astuzia, la giusta furbata è di chi sa che tutto ciò che c’è è dono di Dio ed è sempre un mezzo per entrare in comunione con Lui che ci è Padre e con i fratelli. Da qui derivano due ottimi atteggiamenti: vivere in rendimento di grazie sempre e sfociare questa contemplazione nella condivisione.

Possiamo inventare anche teorie economiche più elaborate per nascondere non i principi di una sana imprenditorialità o aggressività nell’affrontare la vita con tutta l’intelligenza possibile, ma una verità che il Vangelo ci pone davanti con pacatezza e fermezza: la ricchezza tende a diventare idolo; essa finisce per richiederti una sorta di adesione di fede, ti domanda a poco a poco un attaccamento del cuore che ti toglie libertà e si pone nella tua vita come un assoluto, diventa come signore alternativo all’unico Signore.

I farisei che erano amanti del denaro, così esplicitamente dice Luca, deridevano Gesù al sentirlo dare questa lampante verità del non poter servire due padroni: secondo loro le sue parole erano stolte e pazze, di uno che è fuori dal mondo.

Il cristiano però sa e deve tenere per certo che il Cristo salva non con mammona e il potere, ma con la povertà e la debolezza della sua croce.

Per questo da ricco che era, si fece povero per arricchire noi con la sua povertà e fu crocifisso per la sua debolezza.

7 Novembre 2020
+Domenico

Pubblicato da

+Domenico

Domenico Sigalini (Dello, 7 giugno 1942) è un vescovo e giornalista italiano, Vescovo emerito della sede suburbicaria di Palestrina. Una Biografia più esaustiva è disponibile su Cathopedia all'indirizzo https://it.cathopedia.org/wiki/Domenico_Sigalini

Rispondi