Siamo ancora capaci di affidare a Dio la nostra vita umana?

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 18,1-8)

Audio della riflessione

Non occorreva la pandemia, anche se questa ha calcato troppo la mano nel farci capire che è finito il tempo della autosufficienza: non c’è più nessuno che dice “basto a me stesso”.

Siamo tutti legati, “globalizzati”: la nostra personalità la dobbiamo giocare in un insieme di relazioni. Non è in gioco la nostra libertà se ci si fa sempre più coscienti di dover governare e prendere in mano le nostre relazioni. Per convincerci nella testa, ma anche nella difesa della vita nostra e altrui, ci hanno obbligato a portarci la mascherina: non puoi più pensare solo a te stesso.

La stessa esperienza dobbiamo conquistarla e vivere nei confronti di Dio: il 90% degli uomini dice di pregare in qualche modo, cioè ammette di rivolgersi a quel qualcuno più in alto di lui, a un trascendente, per “chiedere”.

Sono parole dette tra i denti, talora sono desideri intimi, spesso ci si affida … nei momenti di gioia sgorga un ringraziamento, nel bisogno una domanda accorata: senti che il desiderio che ciò di cui hai bisogno non ti sia donato per merito, ma per bontà e tenerezza.

La preghiera non è debolezza, ma capacità di progettare e di affidare a Dio il nostro progetto, perché ne sia lui il custode. In questi tempi stiamo chiedendo a Dio la fine della pandemia, solo che questa preghiera, come tutto del resto, non è come battere la tastiera di un telefonino o di un computer, non è inserire un gettone in una macchina, non risponde alla legge del tutto e subito, del commercio: è prima di tutto un dialogo e nel dialogo, quello che chiedi continua a ridefinirti in maniera diversa nei confronti degli altri, che devono essere aiutati a cambiare atteggiamento.

Entra in campo la scienza medica, l’organizzazione della sanità; abbiamo visto quanto siamo venuti meno agli standard di sicurezza della salute, sempre per risparmiare: non affibbiamo a Dio la colpa della nostra fame di risparmi e non di strumentazioni mediche. Chiedere la fine della pandemia è collaborare con la medicina, la medicina deve fare il suo dovere.

Un’altra grande domanda, richiesta che facciano a Dio è quella della pace: mentre chiedi pace ti scompare l’odio dal cuore; ripensi se anche tu sei causa di questa guerra, non pensi più alle armi: ti si apre una nuova visione della vita, e questa la affidi a Dio!

Dio sicuramente ci ascolta, ma troverà sempre gente disposta ad affidarsi a lui? O continuerà a opporre armamenti ad armamenti, invece che distruggere le armi.

Non ancora tutti gli stati hanno bandito l’uso della bomba atomica, Italia compresa. Che aspettiamo?

Dio troverà ancora fede sulla terra? O la nostra preghiera sarà solo un freddo rito e una insipida rivendicazione?

Pregare è desiderare e sentirsi operosi sempre nelle braccia di Dio.

14 Novembre 2020
+Domenico

Pubblicato da

+Domenico

Domenico Sigalini (Dello, 7 giugno 1942) è un vescovo e giornalista italiano, Vescovo emerito della sede suburbicaria di Palestrina. Una Biografia più esaustiva è disponibile su Cathopedia all'indirizzo https://it.cathopedia.org/wiki/Domenico_Sigalini

Rispondi