Finisce un mondo, ma non è la fine del mondo

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 21, 5-11)

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Spesso si legge nei Vangeli una serie di descrizioni che noi diciamo “apocalittiche”, dando alla parola apocalisse il senso di un disastro (così per esempio diciamo che la pandemia è apocalittica) … Apocalisse invece significa “rivelazione di una cosa ignota”.

Le parole riferite da Luca che dice Gesù rivelano non qualcosa di arcano e occulto, ma il senso profondo della nostra realtà presente, e ci tolgono il velo che le nostre paure e i nostri errori ci hanno messo davanti agli occhi … e ci permettono di vedere quella verità che è la parola definitiva di Dio sul mondo.

Facciamo pace allora con un’altra parola, un’altro termine, “escatologico”, che significa la parola ultima definitiva.

Il linguaggio apocalittico è molto colorito a tinte forti, paradossale … del resto la nostra vita, se guardiamo anche la nostra pandemia non è fatta di cose paradossali?

L’intento del Vangelo è quello di mostrare che si sta andando non verso la fine del mondo, ma il fine della vita: si dissolve il mondo vecchio e se ne instaura uno nuovo.

Gesù vuole togliere le ansie e gli allarmismi sulla fine del mondo che fanno solo danno alla vita dell’uomo: se ne inventano di tutti i colori, si profetizzano date che poi puntualmente non si avverano, si crea paura tra la gente …

Gesù offre l’alternativa di una vita che si lascia guidare dalla fiducia in Dio Padre, in un atteggiamento di dono e di amore che ha già vinto la morte.

Il capitolo 21 di Luca, che proclameremo nelle celebrazioni eucaristiche di questa settimana, ci aiuta a non fare confusione e a metterci in sereno e fiducioso ascolto della volontà di Dio sulla vita del mondo.

Il primo passo di una fine del mondo vecchio è la distruzione del Tempio di Gerusalemme e quindi la nascita di un nuovo modo di incontrare Dio, è l’inizio – se possiamo dire così – del “tempo dei pagani”: una nuova pagina della storia della salvezza aperta ora a tutti, che però è preceduta da segni di grande dolore e distruzione, che Luca mentre scrive il Vangelo ha già potuto vedere.

Quel non resterà pietra su pietra, che ha detto Gesù in maniera precisa, non è un modo di dire, ma la fotografia di una vera distruzione.

Facciamo memoria di alcuni elementi concreti: il Tempio, costruito da Erode che ha impiegato 100.000 operai e 1000 sacerdoti come muratori per le parti più sacre, è iniziato nel 20 a.C. e finirà solo nel 64 d.C. – pensate – sei anni prima della sua distruzione, avvenuta nel 70 dopo Cristo, dopo una rivolta sanguinosissima dei giudei iniziata nel 66 .

Giuseppe Flavio, secondo un calcolo un po’ gonfiato, scrive di 1.100.000 giudei uccisi e 97.000 fatti schiavi.

Le guerre e le rivolte sono come le pietre miliari della storia: non sono volute da Dio, ma dall’uomo, sono il più grande male, continuano il peccato di Caino! Per questo sono segno della fine già presente nel quotidiano. Il discepolo le deve vivere come appello urgente alla conversione e luogo in cui esercitare misericordia, come il suo Signore.

Sia la morte di Gesù, come la distruzione del tempio, sono sì la “fine del mondo”, ma non come lo pensiamo noi: sono il giudizio definitivo di Dio che offre salvezza a tutti. Allora il presente è allora il tempo della pazienza, della conversione; per gli apostoli è il tempo dello sradicamento da Israele e l’apertura a un nuovo mondo, non legato al Tempio, ma a Gesù ucciso, annientato, morto, ma risorto.

E’ finito quel tempo e comincia definitivamente il nuovo con tutti i dolori di una fine, ma anche con tutte le speranze di una vita nuova.

Quante “fini” fanno parte delle nostre esistenze: pensiamo alla pandemia che si inscrive nelle nostre carni, nei nostri affetti, nelle nostre opere e mette la parola fine a tante nostre esistenze, ma anche a modelli di vita sbagliati.

Sta finendo un mondo – continua a ricordarci papa Francesco – ne deve nascere uno nuovo e ogni uomo è chiamato a conversione come lo furono i cristiani di quei tempi, gli stessi giudei e romani.

Noi pensiamo sempre che possiamo tornare come prima, ma un mondo vecchio sta morendo e noi ci dobbiamo convertire a un nuovo modo di vivere, da Fratelli, tutti – direbbe Papa Francesco.

Invece quindi di farci la domanda quando sarà la fine, iniziamo a comportarci per un vero cambiamento dei modelli del nostro vivere, altrimenti non solo non resterà pietra su pietra, ma la nostra casa comune, la terra, produrrà solo veleni e morte.

24 Novembre 2020
+Domenico

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+Domenico

Domenico Sigalini (Dello, 7 giugno 1942) è un vescovo e giornalista italiano, Vescovo emerito della sede suburbicaria di Palestrina. Una Biografia più esaustiva è disponibile su Cathopedia all'indirizzo https://it.cathopedia.org/wiki/Domenico_Sigalini

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