Siamo testardi: non ci toccate il presepio!

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 2,8-12) dal Vangelo del giorno (Lc 2, 1-14)

C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».

Audio della riflessione

Tanto è piena di tensioni, di apprensioni, talora di paure l’attesa di un bimbo, tanto, e molto di più, è piena di gioia la sua nascita! Anche Maria ha provato questa decisiva esperienza della maternità e ora l’attenzione va sul bambino: dopo i primi complimenti fatti alla mamma l’attenzione va su di Lui.

Partorì, lo fasciò, lo sdraiò … e Lui, ora c’è, si fa sentire, si presenta, attira l’attenzione, si crea il suo spazio: ha sempre bisogno dell’amore di tutti, dei suoi genitori soprattutto, ma ora è una nuova vita … e Gesù è la nuova vita per noi!

Il vangelo di Giovanni userà parole più severe, “il verbo si è fatto carne”, ma tutti gli evangelisti dicono e tentano di farci capire la grandezza di quello che una scena così umana ci permette di contemplare.

A noi oggi non basta lasciarci commuovere da un bambino che nasce, ci serve anche la commozione, ma la nostra fede vuole che andiamo oltre, che vediamo in trasparenza la nostra storia, la storia dell’uomo, la storia del mondo.

Non siamo soli, Dio è con noi: questo bambino è il figlio di Dio, è la pienezza cui aspira da sempre la nostra vita. E’ una speranza nuova, è il seme di una umanità che si può riscattare, è il principio e la fine, è il Signore dei signori, è il creatore.

Potremmo sembrare pazzi, ingenui a caricare una scena così idilliaca di questi numerosi significati: infatti la cultura occidentale si sta stancando del Natale, si sta stancando della grotta, del bambinello, preferisce non fare menzione di nessuna nascita, le basta un albero, un vecchio vestito di rosso … presepio è parola ormai “non politicamente corretta”.

Noi invece siamo testardi: non ci interessa niente delle mode, non ci dispiace scandalizzare, passare per ritardati, vogliamo guardare a quel bambino, e vedervi il sorriso di Dio, leggergli sulle labbra le parole dell’amore del Signore.

Noi credenti in questo bambino adoriamo il nostro creatore, sappiamo di stare a cuore a Dio, sappiamo che la nostra storia, non è una accozzaglia di avvenimenti, ma è un tessuto di relazioni d’amore.

E non siamo senza ragione, perché la vera ragione si è fatta carne, contro tutte le semplificazioni della ragione umana che non riesce più a parlare di Dio, dell’eternità, della morte, perché parla solo di quello che vede e tocca … ma quello che è più importante nella vita degli uomini è sempre invisibile agli occhi, e l’invisibile s’è fatto uno di noi, perché Dio non ci abbandona mai.

Non avremmo mai pensato di vivere un Natale così: Il tessuto di amore che ti abbiamo preparato, Gesù, è fatto di respiratori, di tamponi, di medici e infermieri, di operatori pastorali che ti adorano in ogni malato, che amano e curano … e così incontrano Te.

25 Dicembre 2020
+Domenico

Pubblicato da

+Domenico

Domenico Sigalini (Dello, 7 giugno 1942) è un vescovo e giornalista italiano, Vescovo emerito della sede suburbicaria di Palestrina. Una Biografia più esaustiva è disponibile su Cathopedia all'indirizzo https://it.cathopedia.org/wiki/Domenico_Sigalini

Rispondi