La pandemia non è un destino, ma una prova

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc6, 50-51) dal Vangelo del giorno (Mc6, 45-52)

Ma egli subito parlò loro e disse: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». E salì sulla barca con loro e il vento cessò.

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Perseguitati dai fantasmi, presi dentro vicende che hanno dell’impossibile, sfortunati da ogni punto di vista, spesso col cuore sospeso perché ci sembra di dover rispondere a forze più grandi di noi … in questi tempi di pandemia soprattutto ci sentiamo anche impotenti di fronte a un contagio che dipende anche da noi, ma che ha la sua penetrazione spesso nemmeno tracciabile.

Ci siamo dentro tutti, sperimentiamo che la vita non è proprio nelle nostre mani, anche se possiamo almeno difenderci, perché neanche la pandemia è un destino: ci sembrava d’aver trovato un equilibrio e ci capita una disgrazia e ci riporta alla nostra debolezza.

I discepoli di Gesù si trovano proprio nel pieno della bufera anche metereologica, oltre che spirituale: sono sballottati dal vento e dalle onde di un lago quasi sempre calmo, ma tragico nei suoi colpi di testa.

Hanno bisogno di Gesù, si mettono a gridare, ma lo ritengono un fantasma. Si ritengono perseguitati dalla mala sorte … e Lui “coraggio sono io, non ci sono fantasmi nella vita, c’è sempre e solo la cattiveria degli uomini che ha sconquassato il creato e la bontà di Dio che vi salva. Io sono qui per darvi la gioia di una compagnia, per farvi nascere dall’interno la disponibilità allo Spirito” … e salì sulla barca con loro.

Gesù sale sulla barca della nostra vita, non ci lascia soli con i fantasmi delle nostre paure e la debolezza dei nostri cuori smarriti: la sua è una compagnia da sempre progettata, dall’Incarnazione realizzata e non sarà mai più ritratta.

Oggi è presente con lo Spirito Santo, la forza quotidiana della vita e della fede. Verrà ancora una volta alla fine dei tempi proprio perché abbiamo la sicurezza di un appuntamento non con la fatalità o l’ineluttabilità degli eventi o la lenta distruzione del mondo, ma con la sua pienezza in cui tutti potremo vivere.

Stiamo vivendo ancora questa attesa?
Siamo sempre sentinelle anche dopo il Natale o becchini di un cimitero?

La nostra vita è più grande della pandemia: ci dobbiamo sempre difendere, apriamo la nostra cura a tutto il mondo, non lasciamo indietro nessuno, perché se ne esce solo assieme.

Anche con i vaccini o facciamo in modo che li abbiano tutti, anche i paesi poveri oppure ci troveremo ancora inguaiati proprio perché ci riteniamo privilegiati e potenti.

E’ forse la nostra poca fede che non ci permette di avere la lucidità di una speranza certa, di superare le tentazioni dell’abbandono e della sfiducia, dell’egoismo e del si salvi chi può.

Dalle nostre vite salgono grida, purtroppo spesso sono di rabbia e di disperazione, debbono invece sempre essere di invocazione: Dio ci ascolta!

Se la terra è spaesata, se ci mancano riferimenti validi e solidi, se ci disperdiamo nelle nebbie del nostro relativismo, noi abbiamo la certezza che il cielo però non è mai vuoto.

9 Gennaio 2021
+Domenico

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+Domenico

Domenico Sigalini (Dello, 7 giugno 1942) è un vescovo e giornalista italiano, Vescovo emerito della sede suburbicaria di Palestrina. Una Biografia più esaustiva è disponibile su Cathopedia all'indirizzo https://it.cathopedia.org/wiki/Domenico_Sigalini

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