Ci voleva anche la pandemia!

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1, 29-39)

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Se c’è qualcuno che ha ancora dei dubbi, la pandemia che non riusciamo a bloccare, glieli toglie tutti: ogni uomo che viene al mondo deve portare il suo carico di dolore, di pena, di male … non è una fatalità, ma un dato di fatto! 

Siamo sconcertati dal cumulo di dolore, dalle file ai pronto soccorso, da quelle file di camion – che non dimenticheremo facilmente – che portavano bare a seppellire, ti senti schiacciato dal dolore, quando ne devi portare una parte; ti tocca perché sei papà o mamma e spesso ti sembra di non farcela a sostenere il dolore che ti accumula la vita di famiglia; ti tocca per la tua stessa vita, per le vicende che ti capitano, che qualche volta hai provocato tu con la tua insipienza o che spesso ti vengono caricate sulle spalle senza tua colpa: è un incidente, è una malattia, è una ingiustizia, sono le disonestà, le cattiverie, i delitti di chi non ha rispetto di nessuno.

Se poi ampliamo lo sguardo alle file di emigranti, torturati, vessati, stipati in “camion frigorifero”, annegati in mare, disprezzati come terroristi, respinti alle torture, ti senti sicuramente in colpa … ma perché tutto questo macigno straziante di male? C’è qualcuno o qualcosa o qualche prospettiva che ci permetta di vincerlo, non solo di sfuggirlo, di superarlo … non tanto di scaricarlo sulle spalle di altri.

A Gesù, al tramonto del sole di quella prima giornata di Cafarnao, passata amichevolmente nella casa di Pietro, si presenta una massa di ammalati e di indemoniati: si è diffuso un rapidissimo tam tam tra tutti i disperati, la notizia della sua presenza è passata di tugurio in tugurio, di disperazione in disperazione e ciascuno ha trovato la forza di portare alla luce i suoi mali, i suoi malati, i reclusi del dolore.

C’è Lui, Gesù ha detto che il Regno sta scoppiando: Lui comanda ai demoni!

Lui è capace di portare tutto il male del mondo e se ne sente quasi schiacciato, ha bisogno di fissare il suo sguardo gravato dalle scene del dolore negli occhi del Padre e di buon mattino si ritira in un luogo deserto a pregare: non è una fuga al “tutti ti cercano” che Pietro gli grida, non oppone rifiuto, ma allarga ancora più l’orizzonte a tutti i villaggi vicini.

È Lui l’agnello che si carica il male del mondo, non siamo più soli a portarlo: Lui è la chiave di volta sotto cui il peso della vita non potrà mai schiacciarci.

Il male del mondo è tanto, siamo tentati di dire che è troppo, ma bisogna cercare Lui per avere la certezza di vincerlo: se la terra è spaesata, il cielo non è vuoto.

Papa Francesco ci dice sempre che la chiesa deve uscire e accogliere tutti: gli siamo obbedienti oppure ci fermiamo a guardarci negli occhi? Noi i bravi, i garantiti, quelli che dicono di avere bisogno di nessuno e magari non aiutano nessuno?

Tutti cercano solidarietà, compagnia, amore: la Chiesa è in uscita sempre per questo, per essere come il suo maestro Gesù.

13 Gennaio 2021
+Domenico

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+Domenico

Domenico Sigalini (Dello, 7 giugno 1942) è un vescovo e giornalista italiano, Vescovo emerito della sede suburbicaria di Palestrina. Una Biografia più esaustiva è disponibile su Cathopedia all'indirizzo https://it.cathopedia.org/wiki/Domenico_Sigalini

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