C’è un posto davanti a Gesù per ogni paralisi

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 2, 1-12)

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Lui era ammalato e immobilizzato, la malattia da un po’ di tempo lo teneva incollato al letto paralizzato, lo chiamavano “il paralitico”; era disperato, la sua vita era segnata per sempre, ma aveva quattro amici, aveva 8 gambe, 8 braccia, quattro cuori che facevano il tifo per lui: “Fatti coraggio, ci siamo noi ad aiutarti, per quel che ti serve conta su di noi! Abbiamo sempre lavorato assieme, ci siamo divertiti, ci si è spezzato il cuore quando ti abbiamo dovuto ricuperare senza più forze per sempre, ma non ti possiamo abbandonare.”

Ed è questa amicizia che scatena il miracolo, la fede, la salvezza!

“Ti abbiamo sempre aiutato, vuoi che ora non ti portiamo da Gesù? Di Lui dicono tutti che ha un cuore tenerissimo. Lui ha guarito dalla lebbra … ti ricordi quel cieco che ogni tanto urlava la sua rabbia e la sua fame? Ebbene oggi ci vede e non sta nella pelle dalla gioia … e tu? Da Gesù ti portiamo noi.”

Ve li immaginate questi amici, con la solidarietà che hanno in corpo, se stanno a far la fila, a ritirare lo scontrino che fissa la precedenza, a recedere perché l’ambulatorio è chiuso o perché non c’è più spazio?

“Ti caliamo dal tetto, proprio davanti a Gesù. Tanto a Pietro glielo rifaremo nuovo e per fortuna che è un poveraccio come noi e non ha fatto né soletta, né soffitto né controsoffitto” … «Scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava».

Gesù si vede calare davanti agli occhi il dolore fatto persona, un corpo paralizzato, una vita imprigionata che gli taglia la parola che stava annunziando, gli “interrompe l’omelia”, gli nasconde l’uditorio, gli stizzisce gli scribi che erano riusciti a segregarlo per un seminario di studi sulla Torah, o su qualche iota o apice della legge.

Come fa Gesù a non rispondere alla provocazione di questa fede, di questa solidarietà, alla pressione incontenibile di questa domanda, all’invocazione di questa vita?

“Voi pensate che io sia un guaritore da 4 soldi, che sia uno sciamano che ha ereditato a Nazareth un po’ di magia? Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati: è questo male profondo che io sono venuto a sradicare dal cuore, non sono specializzato in neurologia o in traumatologia, non mi scambiate per un ipnotizzatore. Ora la tua vita è diversa, e per significarti che sei cambiato dentro prendi il tuo letto e cammina ti riconsegno ai tuoi quattro amici, con una vita piena, una salvezza che non potrà non contagiare quelli che incontrerai.”

Il tam tam della salvezza ha cominciato a diffondersi attraverso questo paralizzato con il letto a traino, con una vita nuova fuori e soprattutto dentro.

Il male più grande è il peccato: è aver reciso la vita dalla fede, per noi adulti di oggi avere abbandonato Gesù e averlo ridotto a un nome, a una religione come le altre, a una pia tradizione, è una cosa importante sapere cosa è il peccato.

Questo Gesù è un fatto, non è una idea, non è una pia sollevazione del sentimento, ma una presenza datata e senza fine, definita e aperta a tutte le espressioni del vivere, chiara e scritta nel mistero: è sempre quel Gesù che sa togliere le paralisi della vita, del pensiero, della cultura, della società …

“Alzati e cammina” è l’invito a ogni persona, a ciascuno di noi se cerchiamo di dare alla nostra vita un nuovo centro … aveva, per questo, trovato amici che non lasciavano solo nessuno.

Essere comunità cristiana significa moltiplicare le braccia per portare a Gesù tutti gli afflitti da paralisi del nostro mondo violento, il mondo dei pestaggi o delle polizie di stati violenti che torturano, delle rivoluzioni dei kamikaze, che nella ricerca dissennata di un cambiamento lasciano sul campo paralitici di ogni tipo e tolgono dal cuore del mondo e della cultura Gesù, il Signore della storia.

Che Dio ci conceda che ci sia sempre in prima linea, soprattutto in questa pandemia, qualcuno a scoperchiare tetti, a togliere fasciature, coperture “comode”, per mettere davanti a Gesù l’uomo desideroso di una parola decisiva e definitiva: “alzati e cammina. Io sono con te, io vivo dentro il tessuto dei tuoi rapporti. Non mi cercare altrove, anzi scrivi tu la mia presenza con la tua nuova esistenza dovunque porterai il tuo ingegno, la tua passione, la tua vita in nome mio.”

15 Gennaio 2021
+Domenico

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+Domenico

Domenico Sigalini (Dello, 7 giugno 1942) è un vescovo e giornalista italiano, Vescovo emerito della sede suburbicaria di Palestrina. Una Biografia più esaustiva è disponibile su Cathopedia all'indirizzo https://it.cathopedia.org/wiki/Domenico_Sigalini

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