Si può essere cristiani convinti e vivere felici?

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 2,18-22)

Audio della riflessione

Si sta radicando sempre di più sia nel mondo giovanile, che in quello un poco più adulto l’idea che essere cristiani significhi soprattutto non poter godere le gioie della vita, dell’amore, della compagnia, del divertimento, della spensieratezza, della felicità.

Ci si continua a dire, in questa pandemia, che quando sarà passata dovremo prendere la vita in maniera più seria, non tornare a ripetere gli errori che ci hanno portato a queste mascherine, a queste chiusure, a questi cambi di colore incombenti.

Io dico che ci farebbe bene diventare o ridiventare cristiani convinti se avessimo cessato di esserlo: l’attenzione agli altri, la generosità, il rispetto e la cura del creato non sono solo virtù cristiane, ma stili di vita per tutti, e noi cristiani dobbiamo essere convinti di questi cambiamenti.

Vivendo così ci mancherà la gioia? Sarà una sorta di digiuno che dovremo fare?

Al tempo di Gesù c’era stato un grande cambiamento, che la gente che aveva seguito Giovanni il Battista aveva notato in Gesù e in quelli che lo seguivano: “Questi – dicevano – non fanno digiuno come noi, vivono contenti, gioiosi, felici. Si può sapere perché?”

Gesù interviene con una delle sue risposte inaspettate: “quando voi partecipate alle nozze di qualche vostro amico, vi preoccupate più del digiuno o della condivisione della sua festa al meglio possibile, così da fare con lui una bella esperienza di gioia? Se poi fosse non solo un amico, ma la persona che dà senso alla vostra vita, lo stesso Signore, state a fare digiuno di gioia, di sorrisi, di felicità? Qui i miei seguaci hanno capito che c’è lo sposo, sono Io lo sposo della nuova vita che Dio ha voluto iniziare con me, col messia che tanto avete aspettato; c’è da cambiare stile di vita, c’è una novità assoluta nel mondo. Occorre lasciarsi trascinare dallo sposo dentro questa nuova visione  del mondo e della vita. Verranno sicuramente tempi in cui la mia presenza non ci sarà più e allora dovrete affrontare l’esistenza nel digiuno, ma non sarà una sofferenza senza speranza, sarà solo un passaggio”, una preparazione.

La convinzione che con Gesù non si trattava di aggiustare la vita con delle pezze, o mettere il vino della gioia di vivere mescolandolo alle lagne di lamento e di tristezza precedenti, non era ancora chiara per la gente.

Si deve partire da una concezione radicale della vita e della gioia di Gesù, del Vangelo, dell’essere cristiani: non si potrà riparare lo squarcio della croce con delle “pezze di felicità,” ma sarà la felicità piena lo sbocco della crocifissione e morte, sarà la risurrezione, e già ora noi cristiani dobbiamo anticipare nella nostra coscienza esistenziale, nella nostra vita quotidiana la gioia che ci ha portato Gesù e testimoniarla, affascinando ogni persona che si farà le nostre stesse domande.

La vita non è sforzo titanico di  superamento di sé, ma è contemplazione: essere felici in compagnia dello sposo, il Signore Gesù, che già sta nella nostra vita!

Difficile? Ricordate tutti quanto era felice ed entusiasta del signore il beato Carlo Acutis …

18 Gennaio 2021
+Domenico

Pubblicato da

+Domenico

Domenico Sigalini (Dello, 7 giugno 1942) è un vescovo e giornalista italiano, Vescovo emerito della sede suburbicaria di Palestrina. Una Biografia più esaustiva è disponibile su Cathopedia all'indirizzo https://it.cathopedia.org/wiki/Domenico_Sigalini

Rispondi