Paolo, perchè mi perseguiti? Tu devi portare il Vangelo fino a Roma

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 16, 15-18)

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E’ la figura di san Paolo oggi che ci coinvolge, e la liturgia ci fa saltare alla conclusione del Vangelo di Marco: celebriamo oggi la sua nuova conversione, che lo ha fatto passare da una violenza convinta e professata con sfrontatezza contro i cristiani … a divenire apostolo.

Ricordiamo che non Paolo solo stava a custodire gli abiti dei lapidatori di Stefano, ma dicono espressamente gli Atti degli Apostoli: “Saulo era uno di quelli che approvavano l’uccisione di Stefano” … ed era tale la sua convinzione e la sua azione persecutoria che dopo la sua conversione, i cristiani, che non sapevano di questa, avevano ancora paura di lui.

Dopo quell’apparizione sulla via di Damasco, la sua vita cambiò radicalmente: si lasciò convertire nel più profondo, e divenne un annunciatore infaticabile e addirittura temerario.

Mise in atto senza remore quello che Marco scrive alla fine del suo Vangelo, quando presenta il comando perentorio di Gesù, un comando che destabilizza, che non permette di stare chiusi nel proprio egoismo, ma apre all’inedito di Dio, alla sua novità assoluta …

Il comando è: andate!

Faceva parte della sua natura essere cercatore, scopritore, comunicatore: si fa viandante Paolo, perché ha dentro di sé una forza incoercibile che è quella di far sapere, di comunicare, di rendere partecipe l’altro della gioia che Gesù ha regalato a lui, che era un persecutore dei cristiani.

Di suo già non era fatto per “tenere per sé”, ma per comunicare a tutti, e trova la sua gioia e conferma lo scopo della sua vita nell’andare …

Gli apostoli hanno fatto molta fatica a entrare in questo ordine di idee: già era sembrata di averla scampata bella quando hanno saputo che Gesù era vivo, che il Sinedrio non aveva detto l’ultima parola su di Lui … grazie a Dio lo avevano incontrato risorto, dopo i giorni bui della passione e morte.

“Ecco – si dicono i discepoli – adesso le cose sono state ben sistemate: si sa chi ha colpa, si sa che Gesù è risorto e questo ci dà una grande gioia” … in questo stato d’animo si sarebbero adagiati se non avessero avuto questo comando perentorio: andate!

“Non sono venuto al mondo solo per aggiornare la vostra vita religiosa, sono venuto a portare un fuoco e voglio che divampi. I confini del popolo di Israele sono troppo angusti, occorre prendere il largo: la mia casa è il mondo, la Parola deve correre ovunque, la salvezza è per tutti!”

Gli apostoli capiranno come obbedire a questo comando dalla vita e dalle persecuzioni …

Paolo  che giunse tra i discepoli e gli apostoli dopo la morte e risurrezione di Gesù, che non visse tutta la fatica degli apostoli di entrare dentro questo slancio universalistico, dopo aver girato in lungo e in largo il medio oriente, Grecia compresa, si lancia nel cuore della civiltà di allora che era Roma e lo decide quando in un processo che volevano intentargli i giudei si dichiara cittadino romano e per questo ha diritto di essere giudicato a Roma dall’imperatore e parte per Roma, dove annuncia Gesù, dove il Vangelo prende casa, nel cuore del mondo di allora.

Il mandato di andare è stato per lui la volontà di Dio di non abbandonare nessun popolo, nessuna nazione e di far giungere a tutti il Vangelo del Figlio Gesù.

25 Gennaio 2021
+Domenico

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+Domenico

Domenico Sigalini (Dello, 7 giugno 1942) è un vescovo e giornalista italiano, Vescovo emerito della sede suburbicaria di Palestrina. Una Biografia più esaustiva è disponibile su Cathopedia all'indirizzo https://it.cathopedia.org/wiki/Domenico_Sigalini

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