Non ti vergognare mai di guardare a quella croce

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 3, 16-17) dal Vangelo del giorno (Gv 3, 14-21) nella IV Domenica di Quaresima (Anno B)

«Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. ».

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Avere un ideale ti aiuta molto a vivere, avere un sogno che lancia la tua immaginazione oltre le ingessature della realtà ti può far rischiare la fuga, ma spesso ti permette di nutrire progetti, visioni di mondo belle, catalizzare le forze su prospettive nuove … non abbiamo bisogno solo di mangiare, di riempire la pancia, ma anche di bellezza, di ideali, di simboli che ci richiamano la grandezza della vita oltre ogni miseria in cui la nostra insensatezza l’ha costretta.

Mi sono sempre domandato perché nelle catapecchie più squallide delle bidonville, delle favelas, nelle capanne più sperdute e povere della savana, nei tuguri più puzzolenti, dove manca acqua corrente, igiene e il necessario per una vita civile, non manchi mai l’antenna parabolica: ci sono più antenne paraboliche in un villaggio sperduto che in un paese cosiddetto “civile”, proprio perché l’uomo ha bisogno di sogni, di allargare gli orizzonti … rinuncia anche a qualche pasto pur di poter avere un segno di riscatto, una prospettiva di futuro … solo che le TV non sanno questo, e vendono solo se stesse, e spesso non costruiscono spesso vera speranza.

Così è stato per gli ebrei nel deserto: Mosè aveva levato un serpente su un palo, chi lo guardava guariva dai morsi dei serpenti che avevano invaso il loro accampamento.

E’ una immagine ardita, ma usata dal vangelo, immagine di Gesù sulla croce: la croce è quel simbolo, quel sogno, quell’ideale, quella prospettiva cui ogni uomo può guardare per avere salvezza, per poter avere forza di riscatto, per stringere i denti nel dolore, per contemplare non tanto la sofferenza che esprime, ma l’amore che vi è depositato nella persona del crocifisso.

Lì l’uomo, noi nelle nostre pene quotidiane, troviamo avverata la promessa di Dio: guardando a quella croce vediamo realizzata la volontà di amore di Dio che ha tanto amato il mondo da dare il suo Unigenito figlio.

Lì Dio si è compromesso fino all’estremo per noi.

Lì, su quella croce, c’è l’immagine della morte, ma c’è anche la certezza della vita … e noi purtroppo facciamo ancora tante storie di intolleranza verso il simbolo della croce che, anche senza avere fede – secondo me – senza essere cattolici, indica la morte di un uomo innocente, buono, capace di fare da segno di riscatto per i disperati, assolutamente non violento, di pace e di grande rispetto per ogni uomo e per ogni donna.

Fosse meno un ornamento e più un ideale quel crocifisso che portiamo al collo, che seminiamo nei nostri luoghi di vita comune … avremmo forse più coraggio nell’affrontare la vita, sicuramente molto di più che a guardarci nello specchio.

Lo specchio ci può dare compiacimento o delusione, la croce invece è sempre una speranza!

14 Marzo 2021
+Domenico

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+Domenico

Domenico Sigalini (Dello, 7 giugno 1942) è un vescovo e giornalista italiano, Vescovo emerito della sede suburbicaria di Palestrina. Una Biografia più esaustiva è disponibile su Cathopedia all'indirizzo https://it.cathopedia.org/wiki/Domenico_Sigalini

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