Non siamo destinati, ma sempre liberi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 26, 14-16) dal Vangelo del giorno (Mt 26, 14-25) nel Mercoledì santo

«Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: “Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni? ”. E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo».

Audio della riflessione

Non c’è nessun destino nella vita umana, c’è sempre e solo capacità di intercettare una proposta, una chiamata e la creatività di rispondere o di rifiutare. Dio ci fa liberi, ma la nostra vita non è automaticamente collocata nella bontà. Esiste sempre la necessità di scegliere e le scelte sono collocate entro un disegno di amore. Destino è una parola che non sta bene sulla bocca del cristiano e noi la usiamo molto spesso. Era destino che… è stato il suo destino… vuol dire che era destinato a… ce l’ha messa tutta, ma non ce l’ha fatta: era destino che…Non è assolutamente vero.

Dio ci chiama alla libertà e ci offre tutte le condizioni per viverla. Resta sempre un grande mistero, quello sì. E la parola mistero non è una affermazione sbrigativa, per dirci che non val la pena di pensarci, ma è una espressione di coinvolgimento in un piano superiore alle nostre vedute e immerso in una atmosfera di amore.

Resta un mistero la sua volontà che non può essere scalfita da disobbedienza alcuna; resta un  mistero la nostra libertà di scegliere, che ci è sempre garantita; resta un mistero come si accordino, ma sappiamo che in Dio abbiamo un posto di amore.

Giuda non ci ha più creduto: si è tormentato, si è confrontato, ha avuto la debolezza di lasciarsi incantare da abbagli di morte e non ha più avuto il coraggio di riprendere in mano la vita, come invece è riuscito a fare Pietro.

Ambedue traditori, ma uno chiuso in sé, l’altro aperto alla misericordia di Dio.

E’ penosa la scena di quella intimità profonda tra Gesù e i suoi all’ultima cena: Gesù apre tutto il suo cuore in maniera struggente e tutti stanno a tirarsi indietro con quel bugiardo: sono forse io Signore?

Sì, ciascuno aveva in cuore un piccolo o grande tradimento, ciascuno il giorno dopo non avrebbe retto alla prova, si sarebbe squagliato, avrebbe fatto tutte le carte false possibili per far credere di non essere mai stato con Lui.

Anche noi forse in queste giornate vedremo rappresentazioni della passione e vivremo le belle liturgie della Settimana Santa: staremo anche noi a tirarci indietro con quel farisaico “Sono forse io, Signore?” O ci prenderemo le nostre responsabilità e apriremo la mente, il cuore a quella unica speranza della nostra vita che è il suo perdono? E che diventa certezza?!

31 Marzo 2021
+Domenico

Pubblicato da

+Domenico

Domenico Sigalini (Dello, 7 giugno 1942) è un vescovo e giornalista italiano, Vescovo emerito della sede suburbicaria di Palestrina. Una Biografia più esaustiva è disponibile su Cathopedia all'indirizzo https://it.cathopedia.org/wiki/Domenico_Sigalini

Rispondi