Gesù, ci affidiamo a te, senza condizioni

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 21,28-32)

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È possibile impostare tutta una vita in una direzione, costruirsi una personalità forte, una identità ben definita … ed accorgersi di aver sbagliato tutto?

Non si tratta di essere incerti sul chi diventare, o lasciarsi ingannare da ogni frusciar di vento, ma di percepire che la bontà sta da tutt’altra parte, che i nostri sogni di altruismo sono sempre stati un egoismo “truccato”.

Ti dicevano: devi essere tutto d’un pezzo, non devi ondeggiare come una canna, ti devi fare delle convinzioni … hai lavorato per una vita in questa direzione, ma ti capita oggi però sei di fronte a qualcosa di nuovo, che non avevi mai calcolato; scopri un lato oscuro di te che ti ha sempre dominato e ti ha chiuso nelle tue abitudini.

Ecco, questo è quello che capitava a molta gente che incontrava Gesù: Erano sicuri di sé, “noi non siamo mai stati schiavi di niente e di nessuno!” Sapevano distinguere tra una persona per bene e un ladro, tra una donna di strada e una buona moglie, tra chi osserva la legge e chi fa l’irregolare a vita … anzi andavano da lui per avere conferma. 

“Senti, se lapidiamo questa donna notoriamente  adultera non è forse un’opera buona che aiuta i nostri figli a crescere bene? Se facciamo rispettare il sabato non è meritorio di fronte a questo lassismo e utilitarismo imperante? se stiamo qui davanti all’altare facendo offerte e guardandoti negli occhi non è sempre meglio che nascondersi dietro le colonne come è giusto che facciano quelli che si devono vergognare della loro mala esistenza?!”

Ma Gesù va più in profondità: “Sì, avete dato alla vostra vita qualche bella regola, ma l’amore è qualcosa di più; vi fate paladini dell’ordine, ma vi si è seccato il cuore; sembra che mi diciate di sì, ma alla fine il centro siete voi. I peccatori e le prostitute vi precederanno nel regno dei cieli. Questi almeno capiscono di sbagliare e si pentono, voi invece annegate nel vostro orgoglio, e non sapete dire: ho proprio sbagliato tutto! mi affido a te. A mala pena lasciate cadere le pietre dalle vostre mani, perché non è politicamente corretto lapidare, ma non avete il coraggio di ammettere che avete bisogno di cambiare. So che prima o poi vorrete avere anche su di me il vostro potere di annientamento, contro ogni novità che Dio vuole imprimere alle vostre vite, al vostro culto, alle vostre liturgie, alla stessa Torah – la legge – che non è definitiva, al vostro sabato che si sta attorcigliando su se stesso e non aprendosi all’amore di Dio. Il mio regno non è di questo mondo e ve lo dimostrerò mettendomi nelle vostre mani; solo che anche allora penserete di avere fatto un’opera buona uccidendo il Figlio di Dio, se non vi affidate a Lui senza condizioni.”

Gesù, fa’ capire anche a noi che stiamo sbagliando, aiutaci ad affidarci a te senza condizioni e cambia il nostro cuore.

27 Settembre 2020
+Domenico

Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 9, 43b-45)

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Siamo sempre portati, sia i credenti che chi non crede, a volere una chiarezza solare sulla nostra fede, ma soprattutto su tutto ciò che vi sta al centro: l’assolutamente necessario, l’indispensabile, la caratteristica che la definisce la nostra fede al meglio e la distingue da ogni altra fede, soprattutto noi adulti che siamo stati educati fin da piccoli alla vita cristiana. Crescendo in età si vuole andare sempre più al sodo, al centro, al nucleo fondamentale.

E Gesù è molto attento a fare in modo che i suoi apostoli, i suoi futuri missionari non si perdano in cose inutili o anche solo ornamentali, sentimentali o emotivamente provocatorie, ma vadano sempre al soldo, e il centro, che i discepoli non devono mai nascondere o dimenticare o mettere tra parentesi è questo: la necessità della croce sia per il maestro che per ogni cristiano.

Davanti alla incredulità della gente, ma anche degli apostoli e discepoli, Gesù ripropone le parole della fede; davanti alla nostra infedeltà, egli rinnova la sua fedeltà; davanti alla nostra sordità, egli ripete la sua Parola, la sua dichiarazione totale di amore.

E la sua Parola è questa: il Figlio dell’uomo consegnato nelle mani degli uomini.

E’ evidente perché siano rimasti stupiti tutti, folla e discepoli, per tutto quello che Gesù faceva in favore dell’umanità, anche perché davanti a questa sua decisione ultima occorre uscire dall’ambiguità: o si diventa discepoli credenti, accettando questa vera “grandezza” di Dio che è la sua umiltà e piccolezza nel suo consegnarsi a noi o ci si chiude alla vera fede. Ne teniamo magari una nostra più consolante, più adattata alle nostre piccole vedute, più gratificante, più comprensibile, senza fare un minimo sforzo di affidarsi alla volontà di Dio che è sempre provocatrice di nuovi orizzonti, e di coinvolgimenti senza riserve.

Gesù usa perfino dei termini molto pratici e plastici: “mettetevi dentro i vostri orecchi questa parola”. La parola infatti entra come un seme, porta il suo frutto e noi possiamo far parte così della famiglia di Gesù. E’ necessità di dare inizio a una impostazione nuova della fede e della vita. Questo conficcare, piantare rende anche l’idea che il terreno avrà pure una resistenza.

Sarà quindi anche una azione faticosa: non è un ascoltare della serie “sentiamo quello che dice”, ma una decisione che investe corpo e anima, vita e fede, amicizia con Gesù e partecipazione al suo annuncio del Regno, comprensione profonda dello stesso metodo e stile dell’amore di Gesù, non una immagine di potenza e di grandezza, ma di umiltà, povertà. La sua grandezza di amore infinito è farsi infinitamente piccolo per consegnarsi nelle nostre mani.

L’uomo allora non potrà mai dubitare della profondità dell’amore divino, dentro questa umanità di Gesù consegnata fino a morire: ciò che salva noi uomini e donne è il sentirsi amati da Dio. Questo deve essere l’annuncio che risolve ogni resistenza, che dà pace all’uomo, che gli apre anche il cuore più indurito, che gli permette di essere salvato. Soltanto così noi possiamo riconoscerci sue creature e accettare senza resistenze o drammi il nostro limite naturale, le sofferenze della vita, la stessa morte.

Accettare la morte è sempre difficile, ma abbiamo davanti Gesù che non ci fa particolari doni, che non ha delle cose da donarci, ma un Gesù, che è Dio e non avendo più altri doni che ci possano convincere e liberare dal terrore della morte, dona se stesso.

E per Gesù il dono di sé lo colloca nell’impotenza e nella povertà assoluta e ciò avviene, quando non c’è più nulla da dare.

Dice san Paolo “da ricco che era si è fatto povero per noi perché noi diventassimo ricchi per mezzo della sua povertà”.

26 Settembre 2020
+Domenico

L’esorcismo della croce

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 9, 18-22)

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Siamo sempre tutti in cerca di sapere chi siamo per le persone che vivono con noi, e siamo sempre in cerca di conferme: il papà in casa non sa più chi è per i figli, la donna vorrebbe sapere chi è per l’uomo e per la società, la ragazza si domanda chi è per il suo ragazzo.

I giovani vogliono sapere che cosa contano per gli adulti: con la pandemia ne è nata un po’ di rivalità – tra l’altro – perché devono stare alle mascherine anche per salvare gli adulti, e gli adulti vogliono sentirsi dire dai giovani se sono solo in attesa della discarica, dato che sono oggetto di scrematura, o forse ancora compagni di strada, maestri di vita.

Anche Gesù domanda ai suoi discepoli “la gente chi dice che io sia?”

Chiede anche lui conferme perché si sente insicuro?

Gli apostoli credono che sia un sondaggio innocuo e si lanciano a dare percentuali: “al primo posto ti vedono come il Battista, al secondo come Elia, a seguire un po’ tutti i profeti … sai, la gente si lascia impressionare da quel che fai, da quel che dici; Sono rimasti molto scossi quando hai affrontato con decisione i farisei, quando le hai cantate chiare riguardo alle tasse ai rappresentanti del governo, quando hai messo a tacere chi ti rimproverava che non eri ligio al sabato” … ma Gesù non sta cercando audience, non ha bisogno di conferme, non dipende dai sondaggi di opinione: vuole sapere se i suoi discepoli hanno scandagliato nella sua vita e l’hanno conosciuto per il Figlio di Dio che Lui è.

“Come faranno ad affrontare tutte le sofferenze che dovranno patire in mio nome se mi ritengono un guaritore, se mi dipingono come un uomo interessante, un buon amico? Chi darà loro la forza di donare la vita per il Regno di Dio? Chi annunceranno al mondo, che ha sete di infinito? Un altro sforzo titanico non riuscito per vincere il male o l’amore di Dio, mio Padre fatto carne, fatto vita piena per tutti?

“E voi, chi dite che io sia?”

E’ Pietro che ha intuito tutto, che ha ricevuto in dono da Dio di capire Gesù fino in fondo: dice “Tu sei colui che aspettiamo da sempre, il Cristo, il Figlio di Dio.” E’ la fede della Chiesa.

Ma Gesù li sgrida.

I discepoli non possono svelare che Gesù è il Messia senza la sorta di “correzione” che lui gli apporta con la sua morte e risurrezione.

Il mistero della croce, come via alla vita è lo specifico del suo essere Messia.  

Il pensiero di Dio contrapposto al pensiero dell’uomo: gli stessi discepoli lo capiranno lentamente e solo dopo Pasqua, dentro confusione, tradimento, dolore e incomprensioni, delusioni e revisioni affrettate, disperazioni anche esplicite come i discepoli di Emmaus.

Le tentazioni che Gesù ha già affrontato per sé nel deserto e vincerà sulla croce sono nel cuore dei discepoli e della chiesa, nel tempo che va dal battesimo alla gloria: per questo la parola della croce deve essere una sorta di esorcismo per la chiesa contro ogni falso messianismo.

25 Settembre 2020
+Domenico

La Parola imprigionata e uccisa e il silenzio di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 9, 7-9)

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Ogni personaggio  presentato nel Vangelo si porta sempre dentro qualcosa del nostro vivere. Oggi è la figura meschina, strafottente, impenitente di Erode. Tutti ricordiamo la sua storia: figlio di Erode il grande, era tetrarca, di una regione della Palestina, fece decapitare san Giovanni Battista dopo il ballo della figlia di Erodiade, sua sposa, sottratta a suo fratello. Finì miseramente esiliato in Francia confinatovi da Caligola, cui aveva chiesto udienza per essere nominato re e non solo tetrarca, sospinto sempre dalla intrigante moglie Erodiade.

Luca nel Vangelo lo presenta come uno che ascolta e vuol vedere Gesù e in pratica ci fa capire per quale motivo anche noi, che ci portiamo dentro un po’ di Erode, non siamo in grado di riconoscere il Signore e perché fallisce il nostro incontro con Lui, pur avendolo ascoltato e avendo desiderato vederlo.  

Chi è Gesù per Erode? E’ un concorrente, da conoscere con curiosità intelligente, da manipolare e poi da uccidere. Erode pone sè stesso al centro di tutto: ogni suo interesse è attendere il momento giusto per avere a disposizione l’altro, non tanto per riconoscerlo. Per questo non potrà mai conoscere il Signore!

Questa è la componente di Erode che possiamo nascondere in ciascuno di noi e che ci impedisce di accogliere Gesù e di riconoscerlo come Signore, perchè mettiamo sempre al centro noi!

Erode come capo impersona il popolo adultero, di cui è figura. Il popolo ebraico è adultero perché dovrebbe amare il suo sposo, con tutto il cuore e non lo fa, chiamato a conversione dai profeti, preferisce zittire la Parola di Dio uccidendola, piuttosto che convertirsi. La radice della impossibilità a conoscere Cristo è avere il cuore chiuso a ogni intelligenza e rifiutare la correzione.

L’atteggiamento sbagliato, quando ci si accosta alla verità di Dio e alla sua Parola, è quello di chi tenta sempre a tutti i costi di giustificarsi, uccidendo la Parola. Il vero peccato è il non riconoscerlo mai come tale e ancor più impedirci di riconoscerlo.

Gesù dirà ai farisei: Se foste ciechi, non avreste nessun peccato, ma siccome dite: noi vediamo, il vostro peccato rimane. Imbavagliare la parola che lo denuncia è spegnere la luce che lo fa vedere.

Ecco … Erode ha orecchi per udire, ma non vuole intendere e, per garantirsi di non intendere, elimina la voce che gli fa udire, che era Giovanni Battista. Questo Erode, abile nel darsi ragione per non convertirsi, fino a far scomparire la Parola, imbavagliandola e uccidendola è dentro ciascuno di noi, e soffoca la verità nell’ingiustizia.

Abbiamo da difendere il nostro io, i nostri interessi. La più grande maledizione biblica è aver fame e sete della parola di Dio, cercarla dovunque e non trovarla.

E’ la maledizione di chi vive nella infedeltà e nell’ingiustizia e non vuol sentirselo dire e per questo uccide chi gli parla. 

Solo il silenzio gli può tenere aperta la domanda: sarà il silenzio di Gesù di fronte ad Erode, quando glielo porteranno davanti già condannato a morte e anche lì Gesù con il suo silenzio gli lancia l’ultimo invito a rientrare in se stesso.

Gesù tace per non condannare: è l’ultimo stimolo a cercare i motivi di questa non risposta, l’unica possibilità che può aprire alla conversione. Tante volte noi accusiamo Dio di non parlare, cerchiamo invece di capire perché fa silenzio, perchè non riusciamo mai a trovarlo, perchè ci sembra che Dio non ci parli mai …

Non c’è forse bisogno della nostra conversione?

24 Settembre 2020
+Domenico

Gli imperativi del vero annunciatore, mandato e missionario

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 9, 1-6)

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Se hai dentro di te qualcosa di bello, un ideale che ti riempie la vita, un progetto che vuoi realizzare e che spesso ha bisogno di altri che lo condividono con te, non puoi non parlarne, uscire, coinvolgere, entusiasmare come lo sei tu, altre persone.

E’ il destino, il punto di arrivo di tutto l’insegnamento di Gesù ai discepoli: a un certo punto li invia, è la vocazione per loro; dopo averli tenuti con sè, dopo aver vissuto assieme facendo esperienza intima del Regno che stava nell’annuncio coinvolgente di Gesù, viene il momento di partire, di uscire.

Il capitolo 9 di Luca nei primi versetti almeno per tre volte ripete il verbo “uscire” … e Gesù traccia la carta di identità degli inviati, dei missionari, degli annunciatori del Vangelo: devono riprodurre i lineamenti di chi li invia; non sono consigli, ma ordini: “Non prendete  nulla, là dimorate, uscite, scuotete la polvere”, perché ciascuno si prenda la sua responsabilità, non per disprezzo… sono tutti imperativi.

Non è che la fede di chi ascolta dipenda dalla credibilità di chi annuncia, perché la Parola è viva e efficace in se stessa, solo che chi annuncia ha la tragica possibilità di offuscare o annullare l’annuncio o renderlo non credibile.

Sono tutte indicazioni che andranno direttamente alla Chiesa, che prolungherà nello spazio e nel tempo la sua opera con la stessa autorità. Ora manda i 12 apostoli, alle dodici tribù di Israele, in seguito manderà i 72 discepoli, in tutto il mondo, ma sempre con lo stesso stile.

Soprattutto “ordina” la povertà, perché Lui l’ha vissuta per primo. Noi la accettiamo e la amiamo per amore suo e nel suo nome.

  • La povertà è necessaria per amare; solo quando non hai nulla dai te stesso, cioè ami.
  • La povertà è segno di gratuità, principio di ogni vita, grazia, bontà e bellezza.
  • La povertà è vittoria sul dio mammona – soldi – facendo dei nostri bisogni  un idolo, invece di riconoscere Dio, come il nostro grande bisogno.
  • La povertà è fede in Dio invece che nel dio di questo mondo;
  • La povertà è libertà di se e delle cose, per essere discepoli;
  • La povertà costringe a servire gli altri; i poveri si devono servire;
  • La povertà porta umiliazione e umiltà ci associa alla croce, necessaria per seguire Gesù;
  • La povertà è il vuoto, condizione per accogliere l’azione di Dio, che ci riempie della sua Grazia;
  • La povertà è quel “nulla” prendete: ci associa al corpo di Gesù, per il quale solo dirà: “prendete e mangiate”. E questo unico Pane sarà sempre con noi, fino alla sua venuta

Il cristiano che annuncia necessita solo di questo nulla, che gli è bastone, tesoro, pane, denaro e vestito.

23 Settembre 2020
+Domenico

Titolo di parentela è la Parola, ascoltata e resa azione nella vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 8, 19-21)

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Pensiamo anche noi forse che se fossimo parenti di Gesù, avremmo con Lui un rapporto bellissimo, intimo, confidente, chiaro, capace di darci felicità e sicurezza, concretezza e finalmente anche chiarezza di comportamento e di decisioni da prendere nella vita, che è sempre difficile.

Quante cose avrei da chiedere a Gesù, quanta amicizia potrei stabilire con lui se facessi parte della sua famiglia e quanta fatica in meno farei per credere e per vivere il Vangelo.

Quando presentano a Gesù i suoi parenti: “tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e vogliono vederti” – dice il Vangelo – gli apostoli si aspettano che vengano valorizzati al massimo e che abbiano un posto speciale nel cuore e nella predicazione di Gesù.

Come sempre Gesù sorprende, tanto che anche noi un poco restiamo male per la risposta di Gesù: “Mia madre e miei fratelli sono questi che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica”.

Titolo di parentela con Gesù, con tutto quello che forse noi abbiamo pensato, Ges dice che nonostante tutto quello che noi forse abbiamo pensato,

Gesù dice che non è il sangue che lo decide, ma l’ascolto e il fare la Parola di Dio.

Non solo l’ascolto, ma anche la vita concreta che ne deve conseguire: qui Gesù non disprezza la mamma, anzi la presenta come un modello di fede limpida, pura, generosa, dedicata, appassionata. Ricordiamo tutti …

  • la riposta all’angelo Gabriele: “Eccomi sono la serva del Signore, avvenga in me secondo il tuo detto”. Quell’eccomi dovremmo dirlo e viverlo tutti noi. E’ l’esporsi ad accogliere Dio e la sua Parola: essere quel terreno fertile e non la strada, o le spine o le pietre. Luca ce lo ha appena detto quando ha parlato della parola, perchè è un seme.
  • Conosciamo la beatitudine: “beata colei che ha creduto”; è la beatitudine e la gioia che scaturiscono come primo frutto della fede che accoglie e  fa vivere in sé  la Parola. Essere beati è avere in noi una qualità tipica della vita di Gesù, perché Lui è le Beatitudini.
  • Ancora si dice di Maria: “conservava  questi  detti, comparandoli nel suo cuore”. E’ il lavorio interiore costante e profondo di Maria per custodire e tener vivi con un confronto intimo le parole che Dio faceva scaturire nei fatti della sua vita
  • Luca insiste ancora ripetendo più avanti: “Conservava tutti i detti nel suo cuore”: è il Cuore Immacolato di Maria che si fa sede di ripetizione, approfondimento, gusto, rievocazione … “ruminare” la Parola di Dio, si nutre di essa, offrendo quel terreno buono che produce frutti, sicuramente al cento per uno.

Questa accoglienza che porta a frutto la Parola è il vero titolo  di parentela evangelica di Maria con Gesù: in Lei la Parola fu talmente concreta e fatta, da diventare – portando in seno – lo stesso figlio Gesù; e per noi viene estesa la sua beatitudine di madre della fede. Rende Maria non solo madre, ma figlia, sorella-sposa e madre di Dio, creatura a immagine perfetta del suo creatore.

Allora … cancelliamo allora la nostra sensazione sbagliata di freddezza di Gesù nei confronti di sua Madre, anzi, è un esaltazione, e la proposta a noi di lei come modello.

22 Settembre 2020
+Domenico

La vita è una chiamata e una risposta, non un caso o un destino

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 9, 9-13)

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Noi pensiamo spesso che la nostra vita sia incominciata con i nostri ricordi: un grosso istinto di conservazione scritto dentro di noi dalla natura … se avevamo dei fratellini dovevamo sempre lottare per avere la nostra parte e spesso ci alleavamo con qualcuno per avere la meglio sugli altri, sui genitori, sugli amici … era la naturalità del vivere assieme non isolati, in compagnia; siamo passati poi a preferire alcuni cui sentivamo di poterci legare perché ci volevano bene, i nostri amici, e con loro siamo diventati generosi anche delle nostre cose; abbiamo cominciato quindi a decentrarci e ad amare; non parliamo poi dell’adolescenza, dove oltre all’amicizia sentivamo l’attrazione delle persone dell’altro sesso e così via.

Tutto centrato per molto tempo su di noi: soggetto della vita ci siamo sempre sentiti solo noi.

Proviamo invece a pensarla in maniera diversa: la vita è stata una proposta che ci è stata fatta dai genitori, da Dio; noi abbiamo cercato di capire a partire dall’infanzia, dalla giovinezza in poi, che cosa voleva dire questa proposta e abbiamo imparato a dare una risposta; la risposta è stata presa in grande considerazione da chi ci ha chiamato e ne abbiamo avuti altri doni per perfezionarla, renderla più bella, più vera, più forte.

Gesù attuava questa specie di “sequenza” con i suoi discepoli e Dio fa così per ciascuno di noi: Matteo, pacifico, stava a contare i suoi soldi in banca, aveva un lavoro fisso, disprezzato da tutti perché se la intendeva per forza di cose con i romani, che occupavano la Palestina; un avvenire sicuro, una cerchia di amici della stessa risma che gli faceva da cortina di fumo per non vedere i problemi, qualche bella cena, qualche buona avventura e guadagno sicuro.

Ma un giorno gli capita al banco dove sta contando euro a non finire Gesù, e Gesù punta su di lui lo sguardo, il dito, la sua persona, la sua voce perentoria, tutto il suo fascino e gli dice: Seguimi! E lui, alzatosi, messosi dritto davanti a Gesù, davanti alla vita, davanti a un nuovo futuro, nella dignità di tutta la sua umanità, messa in discussione da questo invito, lo seguì.

Proposta, comprensione della proposta, decisione di seguirla; cambiamenti nelle amicizie che saluta volentieri invitandoli a pranzo con Gesù. Sicuramente aveva visto Gesù qualche altra volta, forse era anche molto demotivato dalla vita che conduceva … sta di fatto che si decide e cambia vita.

Capitasse così anche ai nostri giovani e a tutti noi di capire bene che proposta ci fa Dio, che cosa ci fa capire con la nostra vita stessa; voglia il cielo che siamo capaci di deciderci e di non stare a giocare a dadi per sapere che fare, iniziare una vita nuova con un grande ideale che ci prende e che non ci lascia in pace.

Non è forse così per ogni persona? Dobbiamo smettere di pensare di essere nel mondo “a caso”: ciascuno di noi ha una proposta personale che prima o poi scoppia in noi per la nostra esistenza in questo mondo.

Abbiamo delle persone che ci vogliono bene e che ci possono aiutare ad affinare l’ascolto, a valutare le varie possibilità di realizzarlo, a cominciare alcune esperienze anche provvisorie per capire meglio e poi, alla fine, a decidere. Non è così anche per gli studi, il lavoro, la vita di coppia, la famiglia?

Un cristiano deve sentirsi “chiamato da Dio” a dare il colore giusto alla sua vita e deve affinare l’ascolto e allenare la volontà, chiarirsi i gusti, scegliere gli amici, ma sempre sicuri di avere dal Signore la proposta vera.

E Dio parla all’ufficio in banca, dentro una esperienza di volontariato, dopo tanta preghiera, con una vita senza i soliti lacci dei vizi, nei progetti di pace e di bontà che nascono sempre in ogni cuore, nelle stesse qualità umane fisiche e spirituali che ti ha dato …

Molti giovani hanno sentito forte la chiamata e alle GMG hanno risposto con gioia e generosità: conosco molte coppie che hanno deciso lì di fare coppia e sposarsi, di lasciare tutto e farsi prete o suora, di abbandonare la comodità e farsi volontario per il terzo mondo, di non  vivere insomma da rassegnati la loro malattia, di dare spazio alla speranza…

21 Settembre 2020
+Domenico

Dio, il dono della vita, il premio

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 20,1-16)

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Non so se anche voi vi siete arrabbiati quando la prima volta avete ascoltato questa parabola dei lavoratori presi a giornata e pagati tutti con la stessa cifra, sia chi ha iniziato all’alba che colui che è arrivato a lavorare soltanto a sera.

Immaginate che per un lavoro a giornata siate assunti alle luci dell’alba: trattate con il datore condizioni, ruolo, orario e stabilite pure il compenso equo con tanto di trattamento per la pensione, assicurazione e quant’altro.

Vi applicate con serietà, intelligenza, creatività: è proprio un bel rapporto di lavoro.

Accanto a voi dopo qualche ora ne viene un altro e lavora: bravo anche lui, ma io è un po’ che sono qui. Ne viene un terzo, poi un quarto; uno arriva che è quasi sera, ci dà dentro, ma io è una giornata intera che sudo.

Arriva l’ora della paga: Comincia l’ultimo e riceve quello che ho pattuito anch’io. Grande questo datore di lavoro, gli vanno proprio bene gli affari! Sa dare anche i premi di consolazione. Chissà che cosa aggiungerà al mio compenso se quest’ultimo prende tanto.

Una piccola avvisaglia che c’è … perchè qualcosa di insospettato gli viene dal fatto che anche gli altri prendono come quest’ultimo.

“Ma io sono qui dall’inizio, io ho impostato il lavoro, io ho patito ore e ore di fatica, di caldo, di stress. Sicuramente prenderò di più.” No: la paga pattuita, e niente più. “Torti non me ne ha fatti è vero, ma che giustizia è questa? Non posso neanche aprire una vertenza sindacale.”

Ma c’è un punto di vista molto interessante per capire questo nostro Dio che non ci fa mai del male, che ci è Padre, che non possiamo mettere sempre alla sbarra perché secondo noi ci fa dei torti, ed il punto di vista da cui guardare la parabola è la famiglia.

La famiglia è proprio il luogo in cui si può capire di più Dio.

Il lavoratore della prima ora che resta deluso e si arrabbia con Dio per me era un single: tutto concentrato su di sé. Abbiamo in mente la parabola del padre misericordioso? Questo lavoratore della prima ora assomiglia proprio al figlio più grande tutto casa e chiesa, campi e vitelli, azienda e profitto. Al fratello dato per sparito che torna, dice: Come? Vieni qui ancora a dividere l’eredità, dopo che ti sei fatta fuori la tua? Che giustizia è far festa al figlio pazzo e vagabondo?

Non decidono i figli quando nascere in una famiglia, dove non è un errore o un merito l’essere nati prima o dopo: l’amore di papà e mamma è sempre al massimo per tutti. Dio ci dona sempre il massimo, non fa differenza di persone; il suo amore non si baratta, non si taglia a fette, non si conta come gli euro: è la sua bontà infinita per noi, per tutti quelli che lo amano anche all’ultimo momento.

Nel nostro mondo a modello commerciale, dove quello che più conta è la capacità di barattare, di stabilire accordi, scambi vantaggiosi, condizioni favorevoli, sfruttare l’occasione, intuire le debolezze del compratore per fare guadagni, farsi creativi nel collocare la nostra merce, pensiamo che il nostro rapporto con Dio sia un grande commercio.

L’idea forse la danno anche certe nostre abitudini di rapporto con le cose sacre, con i sacramenti, con le offerte, con i servizi liturgici, con gli oggetti sacri, le visite ai santuari: spesso li facciamo diventare luoghi di commercio anziché di incontro tra la nostra povera vita e la grandezza di Dio.

Crediamo di poter commerciare la nostra salvezza, di comperare la sua misericordia, di sostituire l’amore vero profondo, con le nostre cose, di tenerci il cuore e di dare a Dio solo le nostre cose … e allora accampiamo diritti, rimproveriamo Dio perché non tiene conto di quello che abbiamo fatto, riteniamo di esserci guadagnati il paradiso, una vita bella, felice, solo perchè noi abbiamo dato, abbiamo fatto, abbiamo vissuto in un certo modo.

Vogliamo un rapporto con Dio non a modello commerciale, ma a modello familiare, perché Lui è famiglia, è Trinità!  Il paradiso Dio ce lo regala sempre; è più grande di ogni nostro merito: è dono del suo amore che decidiamo di accettare nella nostra vita.

20 Settembre 2020
+Domenico

Una folla immensa, ma di persone, non una massa

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 8,4-15)

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Credo che tutti noi,  uomini e donne, ragazzi e ragazze, giovani e giovanissimi qualche domanda su Dio ogni tanto ce la facciamo: si comincia da bambini con un po’ di curiosità, si continua da ragazzi con un po’ di diffidenza, si continua da giovani con pregiudizi e pretese, ci si riflette da adulti e ci si tormenta a intervalli e pause nella terza età.

Il Covid-19 forse ha accelerato le domande e non ha cercato vere risposte, perchè sempre in attesa della soluzione di tutto, che sta diventando il futuro vaccino.

Ma questo Dio esiste? Non esiste proprio! Ma se ci sei … batti un colpo!

Gesù nella sua vita è venuto proprio non solo a battere il colpo richiesto, ma a dirci pure le parole di Dio e a mostrarci il Suo Volto: sulla importanza della Parola di Dio non siamo all’anno zero, sempre ci è stato detto che Dio ha parlato agli uomini come ad amici, che c’è un dialogo vero, interessante, amorevole tra Dio e l’uomo, tant’è che nel Vangelo si dà ampio spazio alla sua Parola, e la Parola viene ad essere presentata come un seme, qualcosa di non statico, di vivo, che si sviluppa, si trasforma, cresce. E’ una realtà lasciata alla terra, alle persone, come un seme.

Dal terreno che presentiamo si può sviluppare la sua forza, può risplendere la sua verità, può attivarsi nella vita concreta di ogni persona. La Parola cade lungo la strada, sopra la pietra, in mezzo alle spine, dentro la terra quella buona. Se nei primi tre casi, sembra che Dio abbia sprecato la sua parola, alla fine invece il frutto viene.

Significa almeno che non ci si deve mai scoraggiare, sia perché il seminatore è prodigo, non risparmia, getta in abbondanza, e perché la risposta dell’umanità è sempre da Lui stesso aiutata a partecipare, ad aprirsi, ad ascoltare.

Luca insiste anche perché vuole che l’atteggiamento del seminatore, “uscire e gettare il seme”, debba essere quello della Chiesa: un invito e un incoraggiamento missionario ad operare tranquilli perché l’efficacia della Parola è garantita, se noi ci convertiamo ad essere terreno buono.

Questo annuncio del seminatore si conclude con un intervento importante di Gesù; dice il Vangelo “dicendo queste cose gridava”. Gli sta a cuore che la gente che lo circonda, che si è riunita attorno a lui, che si dimentica pure di mangiare, che gli ha fatto compassione profonda, non abbia un ascolto di striscio (come la Parola che cade  sulla strada), superficiale (cade sulla pietra), o affogato da mille preoccupazioni (quella che cade tra le spine), ma metta in atto ciò che la Parola di Dio sempre richiede: un ascolto fattivo.

Il grido di Gesù è sempre in rapporto a momenti decisivi. Qui c’è la Parola che, consegnata alla folla diventa questione di vita e di morte. C’è una folla immensa che lo segue e la fede non è mai un fatto di massa: Gesù vuole che la folla diventi popolo di Dio, fatto da persone libere e aperte agli altri, non vuole individui egoisti e chiusi in se stessi.

Noi ancora pensiamo che l’ascolto della Parola sia una sorta di devozione per i più pii, i più praticanti, una sorta di coronamento auspicabile; invece no, è assolutamente necessario – questa parola – ascoltarla e farla tutti.

19 Settembre 2020
+Domenico

L’attività missionaria di Gesù con i dodici e alcune donne

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 8,1-3)

Audio della Riflessione

Il dono della fede che Dio continuamente ci rinnova è sempre una realtà che esige una riflessione critica, come quando si affrontano letture di testi anche letterari che ci costringono a guardarci dentro, a pensare, a metterci in discussione.

La fede cristiana poi è basata moltissimo sulla Parola di Dio, su quella bellissima definizione di Dio che il Concilio ci ha aiutato a rendere quotidiana, perchè noi Dio lo possiamo pensare con tutta la nostra razionalità che vogliamo, molti filosofi si sono cimentati su “chi è questo Dio”, il Concilio ci dice che Dio è colui che ha deciso di parlare agli uomini  come ad amici.

C’è un dialogo allora, una parola che non ci può mai lasciare indifferenti, un uscire di Dio dal suo mistero per rapportarsi con noi, per farsi sentire, per definire se come  interlocutore di un dialogo di amicizia, non di terrore, nemmeno di irraggiungibilità e di astrattezza.

Dio ci parla e stabilisce con noi relazioni di amicizia.

I tre versetti di Vangelo di Luca di oggi sono una sorta di sommario sulla attività  missionaria di Gesù: ci dicono tre cose semplici che dovremo sempre approfondire.

Gesù fa una vita da itinerante per annunciare il Vangelo: viaggiava per città e villaggi annunciando la buona novella del regno di Dio e quindi diventa modello di quello che la Chiesa dovrà sempre vivere.

Il famoso “uscite” che continuamente papa Francesco ci ripete, non è niente altro che quanto Gesù ha vissuto. Gesù  setaccia tutto il territorio della sua Palestina per non lasciare nessuno senza la sua parola.

La sua intensa vita pubblica è tutta organizzata così. Va con la fretta di chi sente urgente cambiare modo di vivere, mettere forze a disposizione di un progetto nuovo di vita.

E’ come un cercatore di tesori, un intenditore di talenti che intuisce le grandi potenzialità degli uomini e le vuole stimolare a prendere posizione per il regno di Dio.

Il suo scopo è dare la notizia esplosiva che il regno di Dio è presente, è in atto, sta realizzandosi con lui.

Ancora, i dodici stanno con Lui: sono qualificati dallo stare in compagnia di Gesù, associati al suo stesso stile di vita e di attività; il loro stare con Gesù è la sorgente del loro annuncio, con esso aggregano attorno alla sua Parola e proprio per la loro testimonianza, Gesù arriva fino a noi e noi possiamo giungere fino a Lui. E’ una squadra assortita variamente, alcuni chiamati dagli stessi primi discepoli, altri direttamente da Gesù, tutti sicuramente entro un progetto di continuazione dell’opera di Gesù.

Con essi Gesù esprimerà tutta la sua pazienza nell’attendere le decisioni di seguirlo nel massimo della loro libertà e con loro sarà sempre franco e diretto, appassionato e dolce.

E da ultimo, le donne sono abilitate a seguirlo insieme agli apostoli, fatto molto importante per il tempo di Gesù. Le donne  allora non erano tenute in grande considerazione, invece Gesù se le associa al compito dell’annuncio: Maria Maddalena sarà addirittura la prima persona che annuncerà la risurrezione di Gesù.

Le donne si prendono cura del Signore Gesù: il Vangelo dice che alcune di esse sono state salvate dai demoni. Proprio perché perdonate sapranno perdonare; amate, sapranno amare. I loro nomi sono Maria di Magdala, Giovanna moglie di un amministratore dello stesso Erode, Susanna e molte altre.

18 Settembre 2020
+Domenico