La debolezza di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 13,54-58)

In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

Audio della riflessione

L’esperienza nella fede in Gesù deve sempre sentirsi provocata al cambiamento: ti credi di essere riuscito a inquadrare la figura di Gesù nel tuo corretto modo di pensare, in uno schema di comprensione, che a tutti è necessario per capire la realtà, e invece ti sei fatto un’immagine tutta tua, comoda, in difesa, acquietante …

I concittadini di Gesù – gli abitanti di Nazareth – vivono questa provocazione: hanno sentito che Gesù sta spopolando nelle contrade vicine, è partito dal loro paese con una decisione radicale, si è spostato sulle vie del lago dove la gente sviluppa i suoi affari, la sua vita sociale, i suoi lavori artigianali … ha predicato, ha fatto miracoli, ha trascinato nella sua avventura gente matura, giovani, persone per bene … Ora ritorna a Nazareth …

“Ma … non è il carpentiere? non è il figlio di Maria? la sua famiglia non è quella che incrociamo tutti i giorni in sinagoga, per la spesa, o al mercato? Non è quello che sta fuori alla sera con i nostri figli?”

… e si scandalizzavano di lui, dice il Vangelo: la sua umanità, la sua popolarità, la sua quotidianità era un ostacolo per vederci dentro la presenza di Dio.

C’era in lui una sapienza, una forza, una consuetudine al meraviglioso che è tipico di Dio; c’era in lui l’evocazione di una speranza che richiamava invocazioni profonde verso l’Altissimo, ma … era un comunissimo giovane di cui si sapeva tutto, completamente posseduto da sguardi, informazioni, relazioni quotidiane.

“Se Dio si deve manifestare non sarà certo in questa normalità e debolezza.”

Come sempre, come anche per noi, Dio, pur immaginato come indicibile, sorprendente, ed è inscatolato nei nostri schemi … ma la cosa che sorprende ancor di più è la umanissima sorta di “crisi” che  assale Gesù: si meravigliava della loro incredulità, della loro incapacità a forare la crosta dell’umano, del quotidiano per vederci spiragli di infinito … e Gesù è di fronte al mistero della libertà dell’uomo.

Il messaggio del Vangelo non si impone, ma si offre: non può penetrare là dove viene radicalmente rifiutato, neppure Dio può far violenza alla libertà dell’uomo!

Questa meraviglia di Gesù è espressione della logica di Dio che si abbassa al livello dell’uomo, la logica di un Dio “debole” che deve diventare la logica della Chiesa e di ogni credente.

Dirà San Paolo: “La mia potenza si manifesta pienamente nella debolezza.”

30 Luglio 2021
+Domenico

La squadra che Gesù si sceglie

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 10,1-7)

Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità. I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, che poi lo tradì. Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino.

Audio della riflessione

Quando si fa una associazione, un gruppo che vuol dare gambe a una idea a un obiettivo, si mette assieme una squadra. Il capo, il responsabile, il presidente, ha bisogno di qualcuno su cui poggiare e di cui fidarsi che gli permetta di conseguire i fini e i sogni che gli stanno a cuore. E’ la sua forza, la sua compagnia, la sua squadra. Anche Gesù tra le varie persone che lo ascoltano, che lo seguono e tendono l’orecchio alle sue parole, che si fanno di lui discepoli se ne sceglie dodici e li manda, li invia, li carica della sua passione di annuncio del Regno di Dio. Lo stanno ad ascoltare, gli stanno volentieri assieme, ma a un certo punto dà loro un mandato preciso. Non statemi addosso, non fatevi una comoda tana, non cercate tende consolatorie: occorre andare, passare di casa in casa, stanare la gente dalla sua indifferenza, annunciare, dire, far nascere energie, creare strade nuove per il regno di Dio. L’annuncio a tutti era parte integrante del vangelo, come lo è di ogni nostra azione di chiesa, di popolo di Dio, di persona che si rifà al vangelo di Gesù. Il continuo e insistito invito per una chiesa in uscita di papa Francesco ha radici molto lontane e una persona del tutto autorevole da seguire.

La compagnia che Gesù si era scelta non era il meglio che poteva trovare. Nessun allenatore si creerebbe una squadra così diversa, così disomogenea fatta di gente semplice, non colta, nemmeno fedele. Giuda lo tradirà alla grande, Pietro non sarà una roccia di fedeltà, Giovanni è troppo giovane… ma Gesù sa di poter contare sulla vita di tutti: in ciascuno è impressa l’immagine di Dio e Gesù dà fiducia perché ognuno di loro sappia stanare la grandezza che ha dentro e soprattutto sappia rispettare l’altro per quello che è, accettarne la differenza e assieme, con l’apporto originale di ciascuno, costruire il Regno di Dio.

La vita di ogni comunità cristiana sarà sempre così. Dovrà mettere assieme diversità e doni particolari, culture e idee disparate, abitudini e stili di vita diversi, ritmi e coinvolgimenti di varia intensità. Già in quel gruppo di apostoli si cominciava a delineare la cattolicità della chiesa, la sua grande capacità di scrivere il vangelo in ogni popolo e cultura, accogliendo, purificando, trasformando, soprattutto annunciando il vangelo cui essa deve obbedire in fedeltà assoluta. Sarà la presenza viva e operante dello Spirito Santo che in tutti cesellerà i lineamenti della figura di Gesù, il suo volto, il suo amore per tutti, la sua fedeltà al Padre. Ogni discepolo pur diverso è imitatore del maestro. Tutti imiteranno Gesù nel donare la vita fino al sangue, in regioni diverse, in contesti diversi, ma tutti per quel Gesù che aveva riempito la loro vita di pescatori e peccatori. Alcuni hanno fatto una scelta diversa, libera e Dio ha messo sicuramente in moto sempre la sua misericordia.

7 Luglio 2021
+Domenico

Papà, del tuo pane abbiamo bisogno ogni giorno

Una riflessione sul Vangelo del giorno (Mt 6,7-15)

Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. Voi dunque pregate così:

Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome;
venga il tuo regno;
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.

Molti di noi credono di potersi arrangiare da soli. Noi non abbiamo bisogno di nessuno. Era la risposta strafottente degli scribi a Gesù: noi siamo figli di Abramo e non abbiamo bisogno di nessuno. Io sono autosufficiente. E’ finito il tempo della dipendenza dalla religione.

Io sono autonomo, me la cavo da solo, mi arrangio, faccio tutto io, stabilisco io quello che mi serve e quello che mi va bene. Nessuno ci deve dire niente, nemmeno Dio.

La vita ce la regoliamo noi come vogliamo: “Sono io il dio della mia vita, sono io che stabilisco quello che si può fare e non si può fare” … salvo poi a trovarci soli come un cane.

Non è così invece per i discepoli di Gesù: Lo vedono spesso ritirarsi sul monte a pregare … fa invidia a questi dodici semplici credenti della legge vedere che Gesù, non va solamente al tempio a pregare, ma prega tante volte da solo; li aveva abituati a chiamare Dio con il nome di Padre, perché voleva che cambiasse radicalmente il rapporto con Dio, che non fosse un rapporto di paura, di distanza, di pur giusta e doverosa adorazione, ma fosse un rapporto filiale. A un Padre si fanno tutte le domande più belle, a lui si confidano i sogni, i progetti, le visioni di mondo, le sofferenze. Con il papà qualche volta si ha il coraggio di aprire il cuore  e di far giungere a lui  anche le domande più semplici, quelle che determinano la vita di ogni giorno.

E la prima cosa che Gesù ci insegna a chiedere al Padre, dopo aver guardato con immenso stupore al suo nome, dopo aver immaginato di poter vivere in un mondo diverso che è diventato suo regno e dichiarato di sentirci sicuri solo nei disegni grandi della sua volontà, è il pane di ogni giorno.

Il pane ti ricorda la casa, la famiglia, la fame, la semplicità, la terra, la sporta cui ti attaccavi, quando eri bambino, il fuoco, il panettiere, quell’odore fragrante di forno, quelle ore dell’alba, la gente che l’addenta, il calore di un gesto di dono, la semplicità e la naturalezza di un nutrimento, il compagno quotidiano di ogni vita, l’elemento necessario di ogni tavola.

E questo pane è prima di tutto Gesù, è Lui, è Gesù Cristo. Lui è il senso, la pienezza, l’intimità, la serenità, la gioia. Lui è la luce di ogni giorno, Lui il dono inestimabile e assolutamente necessario che chiediamo al Padre, ogni giorno, per ogni giorno.. E’ una follia continuare a dire che non abbiamo bisogno di Gesù. Ho bisogno del suo amore, della sua luce, dell’intimità con Lui.

E’ Lui che ci ha guadagnato con il suo sangue il perdono sicuro di Dio, ci libera dal maligno, che è sempre uno spirito cattivo, nelle cui mani non ci abbandona mai, anche solo se ci intaccasse una tentazione che ci creiamo noi con superficialità. Poter dire papà a Dio, il Signore, e sentirsi sicuri nelle sue braccia è un regalo assoluto per l’umanità e per ogni persona di questa nostra umanità.

17 Giugno 2021
+Domenico

Una vita nuova da risorti

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 12, 18-27)

Vennero a lui dei sadducei, i quali dicono che non c’è risurrezione, e lo interrogarono dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che se muore il fratello di uno e lascia la moglie senza figli, il fratello ne prenda la moglie per dare discendenti al fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie e morì senza lasciare discendenza; allora la prese il secondo, ma morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Infine, dopo tutti, morì anche la donna. Nella risurrezione, quando risorgeranno, a chi di loro apparterrà la donna? Poiché in sette l’hanno avuta come moglie». Rispose loro Gesù: «Non siete voi forse in errore dal momento che non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio? Quando risusciteranno dai morti, infatti, non prenderanno moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. A riguardo poi dei morti che devono risorgere, non avete letto nel libro di Mosè, a proposito del roveto, come Dio gli parlò dicendo: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e di Giacobbe? Non è un Dio dei morti ma dei viventi! Voi siete in grande errore».

Audio della riflessione

C’è una grande verità nella vita umana che ci può far impazzire di gioia o di paura: dal momento che siamo nati, noi non potremo non esserci sempre. È iniziato qualcosa nell’universo quando i nostri genitori ci hanno concepito, questo qualcosa è qualcuno e questo qualcuno non potrà più essere cancellato.: la vita che sperimentiamo su questa terra è solo un piccolo inizio di una eternità.

Mi vengono in mente le lezioni di analisi matematica: i numeri che usiamo per quanti siano e per quanto grandi siano, non sono niente rispetto alla infinità dei numeri che si possono scrivere, che ci sono, e sono soltanto un’idea quelli che scriviamo.

Ebbene il nostro futuro è una vita senza fine: la risurrezione traccia il confine tra i giorni che possiamo contare spesso nel dolore, talvolta nel male, sempre nella fatica e i giorni senza fine di una vita nuova.

Sì! perché la fede cristiana è fede in una vita piena in Dio per ogni persona cui giunge il suo amore in Gesù.

Ma chi ci crede? Me lo dimostri? Ma come è possibile? Ma ci siamo proprio noi o una biblioteca o videoteca con i nostri ricordi? Ma come fa Dio a raccattare tutti i pezzi in cui ci stiamo dilaniando? Ti pare possibile che ci sia un posto in cui ci stanno le miliardate di uomini vissuti, viventi e che vivranno? Tentativi di ridicolizzare la vita futura li hanno fatti anche a Gesù quando gli hanno chiesto di chi sarebbe stata moglie in Paradiso la donna vissuta con sette fratelli maritati e morti uno dopo l’altro.

E Gesù cerca di squarciare il velo della nostra ottusità: il mondo futuro non sarà una copia abbellita del nostro, ma nemmeno talmente etereo da far perdere quei rapporti come quella tra uomo e donna, padri, madri e figli, amici che fanno bello il tempo presente.

Era l’inganno in cui si sono poi trovati tutti gli apostoli quando fecero esperienza di Gesù risorto, quando lo incontrarono dopo la sua risurrezione o al sepolcro o nel cenacolo, o nel mare in tempesta.

Per bene che potessero capire si fermavano tutti, come Maria Maddalena ad aspettarsi un Lazzaro, non  più cadavere, tornato in vita, non risorto.

Per lui Gesù aveva “solo”, si fa per dire, spostato la data della morte, richiamandolo alla vita di prima. Gesù risorto non sarà mai solo il Gesù, quello che viveva prima della morte, ma ancora lui in carne e ossa, ma molto diverso, con le qualità e la natura di un risorto.

Una nuova creazione, perché la risurrezione è opera solo di Dio.

Sarà un mondo davvero nuovo in cui Dio non cesserà di sorprenderci.

2 Giugno 2021
+Domenico

Seguitemi, statemi appresso

una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 21, 20-23) dal Vangelo del giorno (Gv 21, 20-25)

Pietro allora, voltatosi, vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, quello che nella cena si era trovato al suo fianco e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, vedutolo, disse a Gesù: «Signore, e lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che rimanga finché io venga, che importa a te?».”


C’è sempre nella vita un qualche commiato che dobbiamo prenderci o dagli amici, o dalla famiglia, comunque sempre da una consuetudine cui ci eravamo abituati e da cui spesso ci siamo sentiti fasciati: è una partenza per scelte definitive di vita come il matrimonio o una vocazione di consacrazione, oppure è una scelta che credi momentanea come quella degli studi e che poi si cambierà in definitiva, è una decisione che ci porta a  cambiare luoghi e spazi di condivisione. Tutti abbiamo alle spalle un passato, un arrivederci che si cambia in addio senza ritorno.

Gesù conclude la sua vita terrena e chiama a sé Pietro per caricarlo della responsabilità della chiesa. Gli affida agnelli e pecore, gli domanda di pascerle e governarle, come ha fatto lui, il buon pastore. E dopo domande scottanti gli dice un perentorio seguimi, stai dietro a me, vienimi appresso, non ti staccare da me, non perderti ancora nelle tue debolezze.

A distanza c’è Giovanni, il discepolo più giovane. Ormai tra lui e Pietro si è stabilita una forte condivisione di tutto. Dalla morte di Gesù in poi sono sempre assieme. Assieme corrono al sepolcro, assieme vedono la tomba vuota e credono, assieme sono sulla barca e scorgono Gesù, assieme ora si accomiatano da Gesù.  Giovanni a distanza è presente all’investitura del futuro papa e Pietro si preoccupa di lui. Signore, e lui?

Anche lui seguirà Gesù, ma ora le strade si dividono, come sempre nella vita. Ciascuno ha una sua vocazione, un suo compito. Ciascuno nel piano di Dio è scelto a vivere in pienezza la sua vita, ha un suo tracciato, ha la sua responsabilità di risposta. Ciascuno di noi deve essere consapevole che è lui in prima persona che deve decidere e dire il suo sì. Molti ti possono aiutare, ti mettono a disposizione  la loro amicizia, ma tocca a te deciderti, e rispondere personalmente alla chiamata. Pietro arriverà a Roma e qui morirà martire, Giovanni vivrà più a lungo, avrà una sua missione, racconterà a tutti del suo amatissimo Gesù col suo quarto vangelo e ci permetterà di scandagliare nel suo cuore, di avere la certezza che il cielo sopra di noi non è vuoto, ma pieno della sua presenza. 

22 Maggio 2021
+Domenico

A 16 anni dalla Pentecoste di ordinazione episcopale

Permettetemi, a sedici anni della Pentecoste della mia ordinazione episcopale, di rivolgere questa preghiera a Maria

Audio della preghiera

Consolami Madre
Tu che sei deposito
Di tutte le grazie
Che l’Amore dispensa.

Ho bisogno di ogni pienezza
Quando devo confortare le anime
Che mi chiedono compassione.

Devo mostrare la rugiada del perdono
Agli sventurati schiacciati dal male
E solo tu puoi strappare a Dio
I segni provvidenti della Misericordia.

Devo confessare l’amore del Padre
Ai cuori malati di solitudine,
ai poveri nello spirito smarrito,
agli sbandati che vagano nel mondo.

Consolami Madre
perché la tua missione per la Vita
accompagni la mia.

Mi tremano le mani
Quando nella Messa
Opero le trasformazioni
Che solo il Potere Divino sa creare.

Ma tu consolami Madre
Con le consolazioni del tuo cuore
Capace di custodire il Mistero.

Composta per il 16 anniversario il giorno 15 maggio da Beatrice di Gesù

15 Maggio 2021
+Domenico

L’amore, solo l’amore

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 9) dal Vangelo del Giorno (Gv 15, 9-11)

«Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.»

Audio della riflessione

Spesso siamo in cerca dell’immagine più vera che ci possiamo fare di Dio: “Che volto ha? Chi è? Esiste davvero? Quale è la caratteristica che lo contraddistingue?” … e ce ne facciamo tante di immagini, anche filosofiche legate alla nostra intelligenza e capacità razionale.

Facciamo fatica a credere che esista e poi quando tentiamo di dargli un volto non riusciamo a definirlo: i filosofi ci hanno provato, gli scienziati pure, gli scrittori e i pittori lo hanno fatto vecchio o giovane, buono o cattivo, barbuto o etereo a seconda della ispirazione o dell’uso che ne potevano fare.

Dio invece è soprattutto e solo amore che si comunica … all’umanità, a noi.

Papa Benedetto ce lo ha detto come suo primo messaggio … quello che aveva nel cuore da tutta la sua vita di prete, di studioso, di vescovo, di cardinale è sempre stato solo questo: “Dio è amore” e tutte le volte che cercava una chiave di interpretazione della realtà di Dio è stata sempre e solo l’amore: è amore quando crea l’universo e l’uomo, è amore quando manda suo figlio sulla terra, è amore quando accetta che il Figlio muoia in croce, è amore nel perdono, amore ancora di più nelle vite d’amore degli uomini.

E’ l’unica chiave di interpretazione della vita di Dio … e Gesù quando si congeda dagli apostoli, non può non rifarsi a questa esperienza profonda che ha segnato tutta la sua vita di uomo.

«Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi.»

L’amore è un vortice: se ci vieni trascinato dentro, porti con te tutti quelli che conosci, vedi, incontri, tutti coloro che fanno parte della tua esistenza … così Gesù: non può non trascinare in questa dimensione il gruppo dei suoi amici, e chiamarli a rimanere nel suo amore.

Certo … potremmo stare con Gesù per “solidarietà con la sua bontà”, perché ci offre speranza oltre le nostre paure e inquietudini. Potremmo scegliere di stare con Gesù perché ci incanta la sua Parola.

Gesù invece ci dice: “ci dovete stare solo per amore. Chi vuol fare il cristiano deve sbilanciarsi dalla parte dell’amore, deve assolutamente fare di questa vita donata senza interesse, senza calcolo, senza vantaggi la sua vocazione definitiva.”

6 Maggio 2021
+Domenico

Il tempo pasquale è tempo di attesa dello Spirito Santo

Una riflessione esegetica sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,12-15)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

12 Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13 Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. 14 Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà. 15 Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà.

La nostra vita pasquale ci orienta all’attesa dello Spirito Santo che si compirà a Pentecoste. Infatti del giorno di pentecoste si dice: mentre si compivano i giorni di Pentecoste…Il che significa che la Pentecoste è vissuta molto di più nella sua attesa che nella celebrazione, perché il successivo svilupparsi della vita del cristiano e della chiesa sarà sempre tempo dello Spirito Santo. Non c’è una settimana di Pasqua come abbiamo fatto fino alla domenica successiva, per la Pentecoste. Tutto diventerà in seguito tempo ordinario, cioè vita guidata dallo Spirito Santo, dono di Gesù per sempre. Tentiamo ora di renderci ancora più concreta nelle nostre vite la sete, il bisogno, il dono della presenza dello Spirito Santo

Abbiamo bisogno di luce.

Noi tutti abbiamo occhi per vedere; la realtà si fa presente attorno a noi: le cose, la natura, le bellezze del creato esistono, sono alla nostra portata. Abbiamo occhi per vedere: belli, perfetti, senza cateratte, senza bisogno di occhiali per correggere miopie o ipermetropie, ma se non c’è la luce noi non le possiamo vedere. La luce la diamo sempre per scontata, ma quando siamo al buio restiamo disorientati, ciechi. Chiedo spesso quando celebro il Sacramento della Cresima dei giovani, che cosa ci manca per vedere se abbiamo cose meravigliose tutte alla nostra portata, occhi sanissimi e bellissimi..? a nessuno viene in mente di dire che è necessaria un’altra realtà decisiva: la luce.

Ebbene lo Spirito Santo è la luce, è quella realtà indispensabile perché possiamo non solo dare possibilità agli occhi di fare il loro compito, ma di vedere in profondità tutta la realtà, che senso ha, che cosa ci sta dentro e sotto, perché abbiamo a capire, che punto di vista migliore scegliere, che attenzione avere…che cosa dobbiamo fare, che strada prendere per essere felici, che compagni di strada abbiamo per ogni nostro sguardo…

Abbiamo bisogno di forza

Noi tutti abbiamo muscoli, gambe, braccia, abbiamo un corpo, ma non ne possiamo fare niente se non sentiamo dentro la forza. A mano a mano che invecchiamo cominciamo a far fatica a salire le scale, diciamo che le gambe non ci reggono più, eppure ci sono, che non ce la facciamo più a sollevare pesi eppure abbiamo ancora mani e braccia. Sopperiamo con una sedia a rotelle o con l’ascensore e così perdiamo del tutto la mobilità. Ci manca la forza.

Ebbene lo Spirito Santo è la forza per essere cristiani nel mondo di oggi. Se non c’è Lui noi non riusciamo a fare le scale della vita. E che scale presenta la vita, che difficoltà, che pesi occorre portare! Quante volte siamo tentati di scaricare i pesi sugli altri o ci immobilizzano spiritualmente nell’adattamento, nella perdita di speranza, nel parlare sempre all’imperfetto o coi verbi del passato e concludiamo con la parolaccia: ormai

Abbiamo bisogno di libertà

Noi siamo contenti di non avere catene ai polsi, di non essere costretti agli arresti domiciliari, di non dover misurare il perimetro di una cella, ma non è sufficiente per godere la libertà. Occorre avere dentro una convinzione, sentirsi capaci di autonomia, di iniziativa personale. La prigione spesso ce l’abbiamo in testa, perché siamo legati da passioni sbagliate, da desideri insani, da vizi, da cattive abitudini. I mass.media spesso  ci cuociono il cervello., internet è una palestra in cui bisogna sempre fare scelte di bellezza e di bontà vere. Siamo come i tossici che dicono smetto, ce la faccio e poi sono dallo spacciatore tutti i giorni con gli euro rubati per la dose.

Ebbene lo Spirito è la libertà, è la forza interiore che ti fa superare le dipendenze dal male, che ti offre in cambio della schiavitù, la libertà interiore. Che ti dà orizzonti nuovi di vita, ti convince di peccato così che invochi il perdono e te lo garantisce. E’ Lui che, rotta la catena che ci tiene legati, riempie di speranza la vita, offre consapevolezza di avere un Padre che ci ama e non un controllore che ci redarguisce ogni volta che sbagliamo.

Abbiamo bisogno di saggezza

Sperimentiamo nella nostra vita una continua  e faticosa  crescita e assestamento della capacità razionale. Da soli, però,  non riusciamo a tenere testa a tutte le sollecitazioni della realtà, a rispondere  a tutti i nostri perché, in una logica stringente. Ci rendiamo conto che siamo incapaci spesso di capire che ci sono altri lati della vita che non si risolvono solo coi ragionamenti. Abbiamo bisogno di saggezza, di sapienza, di penetrare più in profondità nei misteri dell’esistenza.

Ebbene lo Spirito Santo è questa saggezza che ci aiuta a mettere davanti a Dio tutti i nostri ragionamenti e illuminarli dai suoi punti di vista, dal punto di vista del vangelo, dalla sua presenza capillare nei meandri della vita, della nostra vita e della vita del mondo.

Infatti abbiamo sentito che cosa dice Gesù dello Spirito Santo: Egli vi guiderà alla verità tutta intera, vi annunzierà cose future

Abbiamo bisogno di amore

Siamo forse cresciuti troppo rapidamente quando abbiamo visto: crescere forza nei muscoli, un po’ alla volta avere un corpo di cui essere soddisfatti;  si è sviluppata la nostra sessualità, una prestanza fisica, siamo anche rimasti soddisfatti di una dignitosa presenza; ma a che cosa sarebbe servito tutto questo apparato, tutto questo bel impianto se dentro la nostra vita un giorno o l’altro non fosse scoppiato l’amore e non avessimo fatto percorsi seri per custodirlo e donarlo?

Ebbene lo Spirito Santo è l’amore, è colui che colora di significati profondi la nostra vita, le dà un’anima interiore. Rende bella la vita dall’interno. Questo amore non si sviluppa col trucco, con i vestiti, ma con la presenza di chi ha inventato l’amore: lo Spirito.

In questo tempo ci stiamo sintonizzando, preparando a una nuova invasione dello Spirito nella nostra vita quotidiana, a questa nuova creazione dell’uomo, a questa firma che Dio mette sulle nostre esistenze e siamo contenti di condividere con tutti la nuova avventura del rischioso mestiere di vivere. La nostra società ne ha bisogno, la pandemia deve essere colorata dai doni che ci fa lo Spirito. Lo Spirito Santo non teme distanze fisiche o sociali, non è soggetto a vaccini, non è mai stato in lockdown e tanto meno ci lascia nella solitudine, fosse anche quella della terapia intensiva. Abita in  noi già dal battesimo, è stato riconfermato con la Cresima e non molla nessuno mai.

2 Maggio 2021
+Domenico

Non si fermerà a quest’anno godere della cura di san Giuseppe

Ogni uomo ha progetti di vita: per un po’ di tempo, quando è ragazzo, sogna,  li confonde con le “veline della Tv”, con le figure eroiche dello schermo, con gli atleti di uno sport, con le professioni “patinate” … poi un po’ alla volta si costruisce ideali concreti, mette in fila allenamenti, studi, ricerche, sforzi per dare corpo ai sogni, per dare gambe e cingoli alle sue aspirazioni.

Io immagino Giuseppe, San Giuseppe, un giovane così: un lavoratore, un carpentiere come dice il vangelo; un giovane che accetta la vita, la vede come un campo di prova e una occasione di felicità semplice, autentica … e dentro questo suo progetto ci sta l’amore: il desiderio di donare il cuore a una ragazza, di affrontare con lei le sfide della vita, le semplici gioie di uno sguardo negli occhi, di un tenero affetto nei corpi, di fare una famiglia, di spendere i suoi sentimenti nella storia di un amore pulito, nella intimità di una …. casa; e incontra la ragazza del cuore, e comincia a dare concretezza ai sogni.

 La ragazza è Maria: Decide di sposarla.

Ogni popolo ha le sue usanze, i rapporti con i genitori da curare, le tradizioni che accompagnano il nascere di una famiglia, i tempi di attesa per vivere assieme.

Gli affetti accolti e donati per costruire una famiglia non sono fatti esclusivamente personali, sono parte integrante della vita di una comunità, dell’intreccio di relazioni delle famiglie.

E’ sempre un gioco – insomma – tra interiorità e intimità da una parte e comunità e società dall’altra.

Proprio in questo tempo bello e progettuale Giuseppe vede che Maria si porta un segreto che lo sconvolge: aspetta un bambino e non è il suo.

La sua umanità tesa al progetto, alla realizzazione del sogno della sua vita ha un appannamento: non vede più chiaro, si sente scavalcato da qualcosa che subito immagina di grande; non si adatta all’interpretazione più banale, ma scava nella sua storia di amore con Dio e di amore di Dio verso il suo popolo la ricerca di una risposta. Affida alla sua fede e non ai suoi risentimenti o alle interpretazioni facili e denigratorie in cerca di una magra consolazione.

Si fa una domanda lancinante: che vuole Dio da me? Il mio bel progetto non è il suo. C’è qualcosa d’altro.

Ferma allora la sua storia, offre a Maria il massimo rispetto e dignità di scelta: la vuol rimandare nel segreto. Tutto deve rimanere nella coscienza pulita sua e nella storia inaspettata, ma sicuramente scritta in Dio, che sta vivendo Maria. Tanto la stima e le vuole bene!

Ferma i suoi sogni e ne aspetta altri. E Dio vede la sua forte fede e gli svela il segreto: “Non temere Giuseppe, sei proprio un giusto, non avevo alcun dubbio sulla tua integrità. Ti affido Maria, si porta in grembo il Figlio di Dio, la sorgente di quell’amore che riempie la tua esistenza e quella del mondo.”

La comunità cristiana che tutti ritengono bacchettona o intrigante, non ha mai taciuto questo dramma di un uomo e ha sempre davanti a tutti proclamato questa fede nell’intervento di Dio nella vita di una donna.

Il figlio nato come uomo è figlio di Dio e la fede di Giuseppe è una fede rocciosa, forte, decisa, matura, consapevole: lui sarà la spina dorsale della vita di Gesù, colui che gli insegnerà a parlare, a definire i suoi sentimenti, a forgiare il suo carattere, a stabilire rapporti belli con tutti, a dialogare con Dio; sulle sue ginocchia Gesù ha imparato a leggere le Scritture, si è preparato ad affrontare la croce, la sofferenza, la stima della dignità di ogni persona, la semplicità della vita, la fantasia delle sue parabole …

Averlo come protettore del mondo del lavoro, come custode di ogni lavoratore e di ogni lavoro è più di una sicura speranza: è un investimento certo, perché ci assicura che tutti coloro che stanno apparentemente nascosti o in “seconda linea” nella storia, hanno un protagonismo senza pari nella storia della salvezza.

1 Maggio 2021
+Domenico

Io sono la via, la verità e la vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 1-6)

«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

E’ esperienza comune quella di trovarci talvolta in un dedalo di vie tutte uguali, intricate, di continuare a girare sempre attorno agli stessi isolati, di fermarci a guardare la cartina, di sbagliare l’orientamento, di chiedere, di avere informazioni contraddittorie … insomma, non si riesce a venirne a capo, non c’è satellitare che tenga …

… oppure sei in un bosco, credevi di continuare nel verso giusto invece dopo ore di cammino ti trovi pressappoco al punto di prima, se non dalla parte opposta verso cui volevi andare. Avere la certezza di un cammino sicuro, in montagna per esempio, è questione di vita o di morte!

La stessa esperienza, se non più drammatica è quella della strada da scegliere nella vita: “Che faccio? Che cosa decido? Continuo questa esperienza affettiva o gli dò un taglio netto? Ma è proprio questa la mia strada? Sono nel giusto se mi comporto così? E’ questo il mio futuro? Passa da qui la strada della mia felicità?”

… e, spesso si procede spesso per tentativi: “Oggi è più conveniente – dice qualcuno – navigare a vista, non decidere, procedere per  approssimazioni, tanto si può tornare indietro da tutto”, anche se sappiamo che non è vero.

Si sente comunque la necessità di avere una indicazione, di avere qualcuno che lasciandoti pure tutta la tua libertà di decidere, ti dà dei segnali, ti fa intuire dove sta una buona meta, ti aiuta con la sua chiarezza, il suo punto di vista meno coinvolto del tuo a guardare la realtà. Si fa pure aiutare soprattutto dal Vangelo!

Gesù è talmente una sicurezza nel suo collocarsi nella vita degli uomini da dire perentorio: Io sono la via, la verità e la vita.

Non dice che la conosce, che la può insegnare, che ha fatto studi che lo rendono esperto nel fare la guida, no! Dice che Lui è la via della felicità, della pienezza … Lui è la verità del nostro essere e dell’essere del mondo, Lui è la vita, questo bene sommo cui tutti aspiriamo e che è condizione di tutto il nostro essere.

Questo – certo – esige che ci accostiamo a Gesù non come ai soliti guru per avere emozioni, o “per tentare anche questa (tanto le ho tentate tutte)”, o come fanno molti, come un talismano da tenere sul cruscotto dell’automobile, perché non si sa mai …

Gesù invece è veramente la luce della nostra vita e ne diventa, se noi ci lasciamo illuminare da questa luce, la sicura speranza di tutta l’esistenza.

30 Aprile 2021
+Domenico