Gesù ci trascina nei suoi sogni, ma noi non ci fidiamo

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4,24-30)

Siamo fortunati – dicono i suoi compaesani – siamo diventati famosi.

La città di Nazareth è nota dovunque … non solo, ma abbiamo lo spettacolo garantito: Tutti sapevano che cosa aveva fatto Gesù sulle rive del lago, glielo invidiarono tutti.

Era come aver padre Pio in casa: Chissà quanta gente sarebbe venuta, quanti affari si sarebbero potuti fare … ma il loro cuore era indurito: credevano di aver a disposizione uno spettacolo, non una provocazione alla conversione. 

Gesù aveva cercato di trascinarli nei suoi sogni: chiudendo quei rotoli della torah, della Legge e consegnandoli all’inserviente aveva detto “oggi queste cose si avverano, questo sogno di un mondo diverso di un povero che si apre alla speranza, di un sofferente che salta di gioia io sono qui a renderlo esperienza vera. Ci state?”

Chiede loro una conversione, una condivisione, una passione per i suoi ideali, ma non è questo che loro si aspettano: È un privilegio da godere che si immaginano di poter ottenere. 

E Gesù viene a contatto con il primo rifiuto esplicito e provocatorio, e comincia a provare ciò che in piccolo forse anche noi talvolta abbiamo sperimentato: Ho parlato, ho dimostrato il massimo di gratuità e di delicatezza, ho cercato con dolcezza di capire… non solo non mi seguono, ma mi fanno pure del male.

Allora Gesù, come al solito di fronte alla difficoltà non blandisce, non cerca “audience”, non mitiga: va fino in fondo. 

Ricordate Naaman, il lebbroso “autosufficiente” di Damasco, invitato a bagnarsi nel fiume Giordano per guarire? Potente, offensivo e sprezzante, si permette di dire: devo bagnarmi in questa fogna? Con tutte le acque termali, le piscine e le acque cristalline di cui posso disporre? Proprio come tutti i senza Dio!

Invece  un ragazzetto lo invita a ascoltare il profeta e ha avuto in dono la guarigione dalla lebbra, ed è diventato nuovo: Non soltanto gli ha rifatto i moncherini, ma l’ha ricostruito. 

Ricordate la vedova presso cui veniva ospitato Elia? Non era nessuno, non era l’unica che moriva di stenti, in quella carestia … il popolo di Israele viveva ancor più disperato, ma Dio ha salvato lei

Dio non è legato a nessuna pretesa umana; il suo dono è senza ritorno, ma non può andare contro la nostra libertà

È così pur ciascuno di noi.

È così per le nostre comunità: il dono di Dio, la fede non è una proprietà, ma sempre un dono; non si può mettere in banca, non è una assicurazione, una polizza: è una continua ricerca, una domanda, una accoglienza, una disponibilità, ma non mai autosufficienza

Quando tocchi una proprietà ti devi sempre aspettare reazioni dure. 
Quando proponi conversione sei davanti ad accettazione o violenza. 

E Gesù ha la prova di quel che capiterà più tardi: La strada è in salita! 

È la salita della quaresima che stiamo vivendo con Lui e che vogliamo condividere.

In questo, passando in mezzo a loro se n’è accorto: c’è già la preparazione della resurrezione. 

16 Marzo 2020
+Domenico

Ogni domanda è un tombino nella vita ,e non ha bisogno di una botola per essere chiusa, ma di una sfida per scavarne una sorgente di vita

Una riflessione dal Vangelo secondo Giovanni (Gv4, 13-15) dal Vangelo del Giorno (Gv 4, 5-42)

<<Rispose Gesù: “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”. “Signore, gli disse la donna, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua”.>>

Una delle esperienze tipicamente umane che caratterizzano la nostra vita distratta è l’inquietudine.

Non siamo mai soddisfatti: ci manca sempre qualcosa, abbiamo dentro domande che ritornano continuamente e cercano risposte soddisfacenti, ma non le trovano.  

Le domande della vita sono un appello continuo ad andare oltre, sono aperture, che noi spesso ci illudiamo di chiudere con delle botole anziché usare come strade per approfondire la nostra esistenza. 

E’ spesso anche il modello educativo cui siamo abituati … a ogni domanda una risposta, a ogni desiderio la sua soddisfazione, a ogni quiz tre possibili soluzioni: barra quella che ti sembra più giusta.

Non riesci più a pensare, ma solo a tentare!

Nella vita invece si deve usare un altro metodo: ogni domanda deve diventare una sfida e ogni risposta una scommessa.

Mi hai chiesto compagnia? io non ti do un “Tamagochi”, ma ti obbligo a scavare nella tua sete di amicizia e ti faccio scoprire il vero Amore!

Dio fa scommesse: se gli chiedi qualcosa non te la dà subito, ma ti fa trovare molto di più di quello che hai chiesto.

C’è un’arte nella vita … che è quella di riuscire a vedere in ogni nostra domanda una freccia che indica la strada della nostra felicità.

Questa sete che hai è l’appello a scavare, a cercare oltre … è una sete che spinge sempre a trovare  la sorgente: il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te, diceva S. Agostino. 

Ed è proprio la sete in un giorno caldo e il desiderio di una sosta nel suo lungo pellegrinare che un giorno fa incontrare Gesù con una donna a un pozzo. 

Un pozzo nel deserto è una autentica “manna”, una salvezza, una necessità: quel pozzo l’aveva scavato Giacobbe. 

Dammi da bere, dice Gesù.

Più tardi sulla croce griderà: <<ho sete>>.

Si meraviglia la donna per questa inaudita richiesta di un uomo a una donna samaritana, di un ebreo ad una donna samaritana: due popoli in costante mutuo disprezzo, un uomo o una donna contro ogni regola di comportamento pubblico. 

Gesù conosce quella donna interiormente: le legge la vita, la sa disorientata e buttata.

Viene ad attingere acqua al pozzo, ma è inquieta … ha dentro una sete più profonda cui non riesce a dare un nome: 

Quante volte non riusciamo a dare un nome alle nostre attese, ai bisogni che si fanno sempre presenti nella nostra vita: ti alzi il mattino e cerchi qualcosa, speri che la giornata ti porti risposte … vai a cercare dappertutto, leggi perfino gli oroscopi perché non sai “stare sospeso”, in una civiltà del “tutto e subito” a ogni domanda ci deve essere subito una risposta.  

<<Se tu conoscessi il dono che Dio>> … quello che Lui ti può fare, se sapessi che cosa veramente sta al fondo di tutte le tue ricerche, dei tuoi giri su te stessa, delle tue avventure che poi ti lasciano sempre sola! 

Se ti intestardisci a bere di quest’acqua, soltanto, avrai sempre sete.

Se continuerai a dar via la tua vita a pezzettini sarai sempre al punto di prima. 

E la sua vita l’aveva abbondantemente messa a disposizione di tanti, sempre in cerca dell’anima gemella, della “botola da mettere sul tombino della sua vita”. 

Troverai sempre e solo risposte parziali, non sarai mai in grado di tenerti in mano l’esistenza: avrai sempre sete. 

Chi beve l’acqua che io darò non avrà più sete per sempre. 

Maria, la madre di Gesù, a questa acqua ha sempre attinto: conservava queste cose nel suo cuore, non viveva la vita a quiz, ma la offriva al mistero, per allargarne l’attesa.

Aveva portato in grembo il figlio di Dio, ma ha sempre vissuto cercando: la sete della vita è sete di eternità.

Anche nel matrimonio più riuscito, diceva papa Giovanni Paolo II, esperimenti sempre un certa insoddisfazione: è la sete della sorgente dell’amore.

Maria era alla sorgente e a questa sorgente in cuor suo sempre ritornava per dare alla sua vita la pienezza di Dio. 

È Gesù l’acqua della vita, la sorgente della nostra pienezza: È lui che sta al fondo di ogni nostra domanda.

Diceva ancora papa Giovanni Paolo II ai giovani: È lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate, è lui la bellezza che tanto vi attrae, è lui che vi provoca quella sete di radicalità che non ci permette di adattarci al compromesso; è Lui che suscita in noi il rifiuto di lasciarci inghiottire dalla mediocrità. 

Benedetto XVI si poneva spesso sulla stessa lunghezza d’onda e chiamava questa sete, sete di verità.

Voi giovani siete tentati di definire come scopo della vita la libertà: non è sufficiente essere liberi … Infatti siete tanto liberi che vi annoiate!

Occorre essere veri, perché è la verità  la sorgente della vostra sete. 

E questa acqua sgorga dal  cuore di Gesù perfino dalla croce, fino all’ultima goccia di vita. 

15 Marzo 2020
+Domenico

Non ti lasciamo solo alla festa che fai o Padre misericordioso

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 15, 1-3.11-32)

Siamo sempre tutti figli in cerca di un padre.

L’esperienza di essere stati affidati all’amore di un papà e una mamma è tra le più belle della vita!

Il Vangelo non poteva non passare da questo rapporto così determinante e necessario per ogni uomo. 

Non è possibile pensare alla fede cristiana senza collocarsi all’interno della esperienza fondamentale della vita di una famiglia.

Dio è Trinità: Dio si fa conoscere a partire dall’esperienza di base di una paternità e maternità, da una fratellanza e consanguineità.

Dio assume il volto di un Padre.

Gesù ha introdotto questa grande novità nella religione: ha chiamato Dio, l’onnipotente, Papà …

… e da Papà si presenta nel Vangelo alle prese con una famiglia difficile: Il più giovane dei figli è scappato di casa e l’altro si adatta a restare.

Per lui non c’è posto nel cuore dei due figli: Nessuno dei due capisce il suo amore, la sua tenerezza … uno deve sperimentare fuga, l’altro stagnazione e noia. 

Questi due figli che fanno fatica a stare con il loro papà, che crescono in fretta, che si distanziano anche giustamente dalla vita del padre, che vogliono conquistarsi lo spazio indispensabile della loro libertà sono la nostra immagine: Tutti siamo figli, tutti abbiamo o abbiamo avuto un padre, tutti abbiamo in corpo una sete di libertà, di autonomia, una voglia di far vedere chi siamo, una indipendenza che vogliamo a tutti i costi.   

Uno di loro se ne vuol proprio andare, non ce la fa più: si sente soffocato, scambia l’amore per una catena, crede di poter volare, ma non ha ancora le ali.

Parte, crede di andare a conquistare la luna, invece si schianta appena fuori dal nido nelle braccia del vizio: trova subito il suo spacciatore che lo tira nella rete.

Perché la vita non è una passeggiata per nessuno.

Per fortuna che gli resta la capacità di ragionare e soprattutto non gli si sono ancora cancellate nella mente le belle esperienze di amore col  papà, la bella sensazione di essere preso tra le sue braccia, il ricordo della sua tenerezza: fa un giro di 180 gradi e ritorna!

Gli basta stare nei paraggi, sa di aver sbagliato, ma anche solo a 100 metri da casa potrebbe respirare il suo amore. 

E’ la fame che lo muove, è ancora interesse, dovrà lavorare alla grande per trasformare questa fame in amore. 

L’altro figlio sta col padre: non si muove, aspetta senza lode né infamia che il tempo passi.

Morirà ‘sto vecchio, mi lascerà quel che mi spetta! Io tento ogni tanto di strappargli qualcosa, ma non molla facilmente, ha in mano tutto lui ...”

Sta col padre, ma lo ritiene un padrone;
è docile, ma per convenienza;
è in casa, ma senza cuore.

Vuole bene non al padre, ma alle sue proprietà.

Il padre gli dice: tu sei sempre con me! Ma lui non gode del padre, non sa che significa poterlo godere come padre, non scandaglia nel suo cuore, ma solo nel suo portafoglio.

E quando il primo figlio ritorna, forse per interesse, ma almeno ritorna, e dichiara di aver bisogno del padre, questo che sta sempre a casa si allontana col cuore e non ha il coraggio di chiamarlo “fratello”, ma “questo tuo figlio”, come quando in casa si litiga tra papà e mamma per i figli e si dice: guarda “tuo figlio” che ha fatto. 

Lo vuoi guardare in faccia questo mio figlio? Sì per me è mio figlio, anche se tu non lo vuoi più chiamare fratello.

Se lo accolgo di nuovo in casa, leggimi almeno in volto la fine della mia pena che da tempo provo anche per te, perché vuoi più bene ai miei vitelli e a i miei capretti che a me.

Stavi qui con me, ma non mi vedevi; mangiavi con me, ma pensavi di stare in un albergo: Posso sperare di avere due figli … o devo sempre credere di vivere con due  estranei? 

Qui il padre è un grande, è proprio l’immagine di Dio: passa la vita ad accogliere l’uno e a coinvolgere l’altro, non vuole lasciarli nel loro egoismo, spende la sua vita per farli cantare nell’amore.  

Quel Padre è Dio, quei figli siamo noi con tutte le nostre bizze, le nostre fatiche a vivere di amore, a trasformare la forza della vita, l’istinto di sopravvivenza, la voglia di felicità in progetto … progetto d’amore.

Finché non c’è l’amore la nostra esistenza è  approssimata, non è al massimo.

E Dio è proprio sempre con noi, per farci crescere in questo amore. 

14 Marzo 2020
+Domenico

Ti faccio una proposta impegnativa: ci stai, ci state?

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 21,43) dal Vangelo del Giorno (Mt 21, 33-43.45-46)

<<Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare.>>

Ti viene spesso la domanda: ma io che sono qui a fare in questo mondo?

Ho un compito o sono dentro un progetto? C’è una prospettiva, una traiettoria in cui sono collocato … oppure mi devo inventare tutto?

Il cristiano sa che ogni uomo è chiamato a un compito nel mondo: Nessuno è a caso, siamo entro un grande progetto che tocca a noi sviluppare con libertà e creatività.

Così si è sentito il popolo di Israele nella storia: Dio si è fatto uomo proprio in questo popolo.

Gesù ha assunto una cultura, un ambiente, una famiglia, una nazione … e dentro questa ha portato il suo messaggio: Ha chiamato a grande responsabilità un popolo, una umanità precisa, una maturazione di orizzonti da allargare a tutti; e con la sua morte e risurrezione ha offerto a tutti il suo grande sogno, o meglio, la sua missione; ha superato i confini e ha inviato gli apostoli in tutto il mondo per formare un nuovo popolo, il popolo di Dio, non più legato a un solo luogo, a una tradizione culturale soltanto, ma capace di vestirsi di ogni cultura.

Su questa missione si gioca la libertà di ogni uomo.

La sua proposta viene fatta liberamente a tutti e a noi compete rispondere.

La sua proposta non può costituire privilegio o possesso, ma solo risposta generosa e accoglienza.  

Molti persone che vivevano al tempo di Gesù lo hanno rifiutato, altre lo hanno accettato e lungo i secoli avverrà sempre così: la sua parola corre veloce e va a stanare ogni uomo dal suo letargo, dalla sua chiusura e se trova chi lo accoglie vi rimane e offre la sua gioia, altrimenti passa ad altri.

La storia è piena di accoglienze e rifiuti, di periodi in cui in un certo popolo si è sviluppato molto profondamente il cristianesimo, tanto da caratterizzare con i contenuti della fede e le verità del Vangelo tutta la vita della gente: le tradizioni, la cultura, gli stili di vita, i principi basilari della convivenza …

Insomma, la parola di Dio è una forza che travolge, ma lascia liberi: Se vi si oppone rifiuto Dio fa giungere ad altri la sua salvezza. 

Così capita che regioni cristianissime si sono imbarbarite e regioni pagane hanno accolto Gesù Cristo.

La domanda che ci dobbiamo fare è: noi, cristiani di queste nostre terre, stiamo vivendo o rifiutando la fede cristiana? Non è che Dio sarà costretto a stancarsi di noi occidentali, europei, che non lo teniamo più in considerazione? 

La quaresima è un tempo anche per queste domande grosse, ma che alla fine stabiliscono lo stile di ogni nostra esistenza. 

E … è bello cercare una risposta sapendo, però, che Dio non ci abbandona mai

13 Marzo 2020
+Domenico

Lazzaro ha un nome, il ricco no

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 16,29-31) dal Vangelo del Giorno (Lc 16,19-31)

<<Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi>>

Che cosa può aiutare l’uomo a capire che deve impostare la sua vita sull’eternità e non sulla caducità? Come si può insegnare saggezza a chi è sepolto nella superficialità e non vede oltre le proprie soddisfazioni materiali? Come perforare il quotidiano e vedervi dentro le tracce della vita piena, eterna, nelle braccia di Dio?

Esiste davvero un al di là o è la proiezione dei nostri desideri e delle nostre frustrazioni ? E’ possibile fare un “viaggio” in questo regno misterioso, per toccare con mano ciò che ci aspetta? Ma perché l’uomo deve sempre vagare in questo buio e in questa indeterminatezza?

E’ l’eterna domanda: Dio … esiste?

È un padre buono? Dove sta? Come possiamo incontrarlo?

C’è una giustizia a questo mondo? Chi ci fa da garante? 

La tentazione subdola è quella di pensare che per dare risposta alla nostra vita ne dobbiamo uscire; non ci basta quello che siamo, ma vogliamo il meraviglioso, il sorprendente, il miracolistico.

La nostra tendenza è sempre quella di non usare la nostra libertà, di cercare evidenze a basso prezzo; è la ricerca della verità a buon mercato, è rinunciare alla forza della nostra umanità che ha già in se la capacità di leggere con acutezza i segni della vita. 

La storia non è nelle mani dei furbi, dei potenti, degli influencer di ogni tipo, ma nelle mani di Dio, che ci aiuta sempre a tenercela in mano con Lui, con la sua Parola e con la sua grande misericordia. 

Il ricco sfondato, senza nome, di là sarà senza scorta e senza banca, il poveraccio, che almeno ha un nome, Lazzaro, che tutti scartavano, sarà nel seno di Abramo, dice il Vangelo.

Ma questa non è una fantasia o un pronostico, è la verità più consistente della nostra vita!

Proprio perché nell’eternità è Dio il centro e la pienezza, il regno di Dio è già descritto bene dalla Parola di Dio.

E questa a noi basta: chi non sa fidarsi della Parola di chi gli vuole bene, ha scritto nella sua coscienza l’affanno e la disperazione. 

Non abbiamo bisogno di fantasmi o di apparizioni per credere, ci basta la Parola del Signore, ci basta contemplare ogni giorno il Cristo morto e risorto.

E’ come nell’amore: la richiesta di un segno speciale, di una prova per avere la certezza dell’amore, distrugge l’amore, proprio perché lo mette nel circuito del possesso e non del dono.

E anche Gesù nel deserto fu tentato dal diavolo, che nella sua strategia stravolgeva anche la Parola di Dio, per far prevalere la tentazione del potere.

La Parola di Dio invece nella sua semplicità ci garantisce che Dio non ci abbandona mai.

12 Marzo 2020
+Domenico
  

La croce è il libro su cui imparare a vivere

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 20,17-19) dal Vangelo del Giorno (Mt 20,17-28)

<<Mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici e lungo la via disse loro: “Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi, che lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà“>>.  

Ci sono delle verità talmente evidenti nella nostra coscienza che dovrebbero farci cambiare modo di vivere, progetti, desideri.

Esistono fatti che ogni giorno ti stanno a dimostrare che la vita ha un suo percorso obbligato di fronte al quale occorre prendere posizione; eppure la nostra superficialità trova tutte le strade per evitare il confronto, il rinsavimento.

Pensiamo per esempio alla morte: E’ una verità di una evidenza crudele e di un grado di certezza assoluto, eppure la si continua a “nascondere”.

Così è per la inutilità della guerra: la sua devastazione oltre ogni previsione, eppure la si continua a ritenere un mezzo adatto per risolvere i problemi, e ci si invischia sempre di più. 

E’ stato così anche per i discepoli di Gesù: Lui continuava a predire la sua fine tragica, a far puntare gli occhi sulla sua passione morte e risurrezione, invece loro pensavano ad altro, non la mettevano in conto nella loro sequela.

Quando capiteranno gli eventi resteranno impauriti e torneranno con fatica a scavare nella memoria.

Ora però sono presi ciascuno dal proprio problema: vedono davanti soltanto quello che darà loro gloria o prestigio, scambiano l’amicizia con Gesù per un privilegio umano, per una collocazione in un grado sociale più alto.  

Invece Gesù dice a loro, e ridice a noi, che Lui deve essere consegnato, deve patire, morire, deve passare attraverso l’esperienza del tradimento e dell’abbandono, anche se trionferà, alla fine, con la risurrezione.

Non si può mai guardare a Gesù senza aver davanti questa decisiva verità: il maestro è chiamato  al crogiuolo del dolore come segno del massimo amore che vuol offrire all’umanità. 

Il Vangelo non è un piedistallo, una poltrona comoda: Il vero potere per Gesù è bere il calice che lui sta per bere, è l’Eucarestia, questo pane spezzato, questo vino versato, il dono totale di sé per amore. 

Quella croce è il libro su cui imparare a vivere da cristiani: non per niente i grandi santi stavano ore e ore a contemplare il Crocifisso.

E’ l’unica possibilità che ci è data di vedere oltre, di sperare che la pienezza della vita c’è, ma non è qui.

E’ la chiave interpretativa di tutta la nostra vicenda umana.

E’ l’invito ad alzare lo sguardo a colui che hanno trafitto e a non abbassare mai la guardia, a non vivere di rimedi o di solitudini, ma di verità e di solidarietà con chi si è fatto mettere in croce. 

Quel Crocifisso è il segno che Dio non ci abbandona mai

11 Marzo 2020
+Domenico

L’unico privilegio del cristiano: servire

Una riflessione sul Vangelo Secondo Matteo (Mt 23,11-12) dal Vangelo del Giorno (Mt 23,1-12) 

<<Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.>> 

Sembra una condanna da cui non si può facilmente sfuggire quella di dedicarsi con generosità ai poveri, ai giovani, a far del bene … e finire miseramente per farsi servire da coloro per i quali abbiamo dato la vita.

Si comincia con l’accoglienza, con un impegno che costa fatica e che non è spesso riconosciuto, con la dedizione senza orari, poi a un certo punto si insinua l’abitudine: si procede un po’ automaticamente e ci si trova non più a servire, ma a controllare, a imporre, a togliere libertà di espressione.  

Capita forse lo stesso anche in casa con i figli: si passa dalla dedizione più generosa come è il dare la vita, il far crescere, il non risparmiarsi per ogni bisogno a diventare ingombranti, incapaci di dare autonomia, col legare a sé anziché lanciare nella vita le persone.

I passi sono spesso impercettibili, ma alla fine diventano un piccolo “sequestro biologico”: E’ la tentazione anche di tanti uomini di Chiesa, che da entusiasti servitori possiamo diventare importanti, e da importanti diventano persone  non più dedicate a un amore disinteressato.

Il servizio può spesso portare ad assumere responsabilità, a salire quindi anche posti di prestigio: Le responsabilità vengono riconosciute da collocazioni nella gerarchia, e il gioco è fatto.

Se uno non ha niente in testa arriva a credere di essere lui il centro e non più il Signore che serve nelle persone a lui affidate: Per questo spesso nelle nostre comunità c’è corsa di più ai posti anziché ai servizi.  

Era così ai tempi di Gesù, ed è così anche oggi, con una aggravante: che il nostro maestro e Signore Gesù, ci ha dato sempre un esempio deciso, chiaro, pagato sulla pelle del vivere sempre da servo.

Anzi, è morto sulla croce proprio come il servo sofferente.

Lui ci ricorda che non dobbiamo amare nessun primo posto, non dobbiamo fare i “pavoni”, ma tenere bene in mente che ”il più grande di voi sarà vostro servo”. 

E’ allora alzando lo sguardo a Lui che possiamo purificare sempre le nostre intenzioni, tornare sempre all’incandescenza delle decisioni di autentico servizio che ci hanno fatto compiere i primi passi generosi e affidare a Dio la volontà di perseverare, perché Dio, anche in questo, non ci abbandona mai.

10 Marzo 2020
+Domenico
  

La gioia di bucare il cielo almeno qualche volta

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 17,1-2) dal Vangelo del giorno (Mt 17, 1-9)

<<Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.>>  

È da un po’ di giorni che non riesci a vedere il fondo.

Sembra che tutto si accanisca su di te.

Posso avere pazienza di fronte a chi da sempre mi avversa, mi fa dispetti, gode nel vedermi soffrire … ma spesso mi sembra che anche Dio mi abbia abbandonato: mi sembra di essere stato proprio “scaricato”, non trovo più gusto nella vita e la preghiera assomiglia più a un’illusione che a una forza.

La mia vita sarà sempre in salita…

È vero che si dice che nel buio della vita c’è  sempre una luce per tutti, ma dove è questa luce? Siamo lasciati in questa esistenza ad arrangiarci da soli? O trovare appigli oggi che diventano delusioni domani?  

Non erano forse giunti ancora a questo punto gli Apostoli, ma dopo la generosa risposta alla chiamata di Gesù, dopo aver lasciato tutto per avventurarsi con Lui per le strade della Palestina, speravano di poter cominciare a portare a casa qualcosa.

Pietro: hai lasciato azienda, moglie e figli, per correre dietro a questo Gesù come un adolescente; Ma ti rendi conto che a parte un po’ di notorietà, non concludi niente?

Non ti accorgi che invece attorno a Gesù  si comincia a stringere il cerchio della gente che lo vuol far fuori?

Tu, Giovanni, sei giovane: a te piacciono le avventure, non devi rendere conto a nessuno del tempo che butti, ma questo Gesù ti sembra all’altezza dei tuoi ideali, del tuo entusiasmo, della tua voglia di vivere?

Già altri come te, hanno girato i tacchi e se ne sono andati.  

Sono le storie delle nostre vite, le domande della nostra fede, le prove di libertà che ognuno deve affrontare.

Il credente sa che … un Amore misterioso dirige la storia, anche quando gli eventi sembrano mostrare il contrario!

I nostri occhi sono miopi, le nostre menti non hanno la lucidità necessaria per capire il disegno di Dio nella nostra storia.

Soltanto la fede ci permette intravederlo …

E Gesù prese con sé Pietro Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto e si trasfigurò davanti a loro: si è dato a vedere per il Signore che egli è.

Non han parole per esprimere l’esperienza sconvolgente che fanno di Lui: «È bello per noi stare qui».

Questo è il mio Figlio amatissimo

Non dobbiamo anche noi trovarci degli spazi di contemplazione, di dialogo “a tu per tu” con il Signore?

Esistono nella vita umana e cristiana sempre squarci di luce: può essere una assemblea di preghiera particolarmente sentita, la visita coinvolgente a un santuario, l’incontro con un “testimone della fede” che ce la comunica con la forza della sua esistenza …

La quaresima può essere questo Tabor per noi, perché in essa incontriamo i poveri e contempliamo Gesù, incontriamo ammalati e in essi vediamo il volto di Gesù, facciamo la via Crucis e seguiamo Gesù oppure ci lasciamo incantare dall’adorazione del Risorto. 

Torneranno ancora dubbi e prove, certo: proprio a questi tre si appesantiranno gli occhi e le vite nel momento della prova del Getsemani, ma Lui è il Signore.

C’è una comunità cristiana che aiuta noi gente dalle infinite debolezze e illusioni nel trasfigurarsi in speranza? 

8 Marzo 2020
+Domenico

Dio non ha nessun nemico e così il cristiano

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 43-46) dal Vangelo del Giorno (Mt 5, 43-48)

<<Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?>>

Viviamo in un tempo in cui si moltiplicano i “nemici”.

Sarà il terrorismo, saranno le battaglie ideologiche, sarà la fragilità della nostra umanità, ma oggi sembra che l’arte principale sia quella di individuare i nemici e trovare tutte le motivazioni possibili per scatenare una guerra che li annienti.

Si ricorre anche alla “guerra di religione”: Si inventano guerre “sante” per dare la stura a tutto l’odio che cova tra uomo e uomo.  

L’amore ai nemici invece è l’essenza del cristianesimo: Dio non ha nessun nemico, per lui siamo tutti figli.

Quel Cristo crocifisso e immolato sulla croce era stato visto come il nemico numero uno di Dio ed era ed è il suo amatissimo Figlio.

Per rendere lode a Dio, lo hanno ammazzato.

Aberrazione dell’umanità non solo contro di lui, ma quando lo stesso lo si fa per un qualsiasi uomo, per una creatura che è sempre figlio di Dio. 

Non si tratta di … sforzi psicologici per mantenere la calma di fronte alle offese o una sufficiente capacità di autocontrollo per non lasciarsi coinvolgere in liti assurde, ma di un modo nuovo di pensare, di mettersi di fronte all’umanità con lo Spirito del Signore. 

Abbiamo bisogno di immergerci nella infinità e gratuità dell’amore di Dio per tutti gli uomini per cancellare dal nostro vocabolario la parola “nemico”.

E’ un continuo e costante esercizio di contemplazione del suo volto nel volto dell’uomo, della sua presenza in ogni vita che Lui ha fatto nascere.

Dio non potrà mai ordinare di uccidere.

Chi uccide in nome di Dio si è costruito una “ideologia funzionale” a disegni di potere e trova utile, e molto comodo, e molto promettente, strumentalizzare la fede di gente esasperata dalle ingiustizie o montata ad arte con l’odio per praticare operazioni puramente strategiche, sicuramente non religiose. 

L’amore al nemico non toglie che ci siano leggi che aiutano il rispetto, che controllano i comportamenti errati e definiscono diritti e doveri, pene e riabilitazioni, giustizia nei rapporti interpersonali e sociali, ma tutto questo lavoro ha bisogno assolutamente di un colpo d’ala, che è appunto l’amore verso i nemici. 

I martiri cristiani hanno sempre saputo perdonare e dare la vita per dei fratelli che li uccidevano, che non hanno mai ritenuto nemici.

Questo dai ragazzi agli anziani ultraottantenni che venivano ammazzati e fatti martiri. 

Questo amore non è opera nostra, ma di quel Dio che non ci abbandona mai.

7 Marzo 2020
+Domenico
 

Trovate sempre belle le vostre tradizioni … ma io vi dico

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 20-22) dal Vangelo del Giorno (Mt 5, 20-26)

<<Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.>>  

I rapporti tra di noi spesso sono senza un minimo di gentilezza, di rispetto, di accoglienza reciproca: sono i toni della vita di relazione in famiglia, tra gli amici, a scuola o sul lavoro, spesso nella politica o nel mondo degli affari.

Tante persone sono sempre in lite: Liti verbali, si dice, ma sicuramente di rapporti tra di noi avvelenati si tratta.

Non è questione di galateo, anche se un po’ di educazione non guasterebbe, ma di dignità delle persone: E’ sempre violenza che si scatena e che pone le basi per una impossibilità di convivenza pacifica.  

Il discorso della montagna, invece, parte da un altro punto di vista: non sta a vedere quali sono i comportamenti essenziali per poter sopravvivere in rapporti “passabili”, ma ci dice che siamo tutti figli di Dio, che il nostro ideale è la perfezione di Dio Padre.

Per questo l’ira con il proprio fratello è un omicidio del cuore.

Se l’altro è il nemico da abbattere, non è più un fratello e quindi io non sono più figlio.

Il disprezzo è già l’uccisione dell’altro; descrivermi l’altro dentro di me come non degno di vivere è già prepararne la morte.

Fanno così tutte le campagne che vogliono accreditare la guerra: inventano delitti orribili, nefandezze, stragi, avvelenamenti … che il nemico dovrebbe aver fatto così che si è autorizzati a uccidere; Descrivono l’altro, il fratello come un assassino, un “senza cuore”, un ingiusto per poter avere il diritto di ammazzarlo. 

Ma l’altro è sempre un fratello, è sempre un figlio di Dio come me.

Per vivere da fratelli occorre fare un salto di qualità nei rapporti: è necessario passare dalla sopportazione o dallo stare “appena assieme”, all’amore, e Gesù nel vangelo si propone con grande autorità: Qui si vede che è il Figlio di Dio, non un profeta qualunque.

Gesù si esprime come un legislatore della nuova legge: <<Avete sentito che fu detto … ma io vi dico>>. 

Un profeta non si poteva permettere di parlare in prima persona, doveva sempre e solo riecheggiare nei suoi discorsi la Parola scritta, o se non altro il parere dei più grandi interpreti di essa: era un “mandato” che trasmetteva.

Invece Gesù è l’inviato, il Cristo che ha la stessa autorità di Dio.

Questa sarà la grande accusa per farlo morire, ma questa è la consolante verità che ci consegna Gesù come il Figlio dell’eterno Padre, il Salvatore, il Dio che non ci abbandona mai.   

6 Marzo 2020
+Domenico