Che bello poter dire a Dio: papà

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 1-4)

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Pregare è una esperienza umana che ha tante forme, per cui tutti pregano, tutti hanno in cuore qualcosa che prima o poi comunicano a un altro e si fa invocazione, richiesta, cenno di intesa … gli si rivolgono con semplicità, senza pretesa, senza veli, quasi senza accorgersi: è nella nostra natura umana desiderare sempre una relazione con l’altro e spesso è un atteggiamento sereno di affidamento e di domanda, a fior di labbra, nella pace del cuore.

Gli apostoli si sono sempre relazionati a Gesù con domande, spesso con pretese, con meraviglia o con curiosità … li ha sempre però colpiti il suo modo di pregare e gli chiedono esplicitamente “insegnaci a pregare”, e la risposta immediata, semplice, ma rivoluzionaria è “quando pregate dite Padre“.

Gesù questa parola la rivolge a Dio circa 180 volte nei Vangeli: poter dire a Dio “papà”, “babbo” è il grande dono di Gesù all’umanità. Pregando così è come se dicessimo “eccomi” alla nostra verità e dignità di figli, riconosciamo la bellezza che ci definisce nascosta dentro di noi che è il suo amore di Padre verso il figlio.

Abbà, babbo, è tra le prime parole che quando un bambino la balbetta, sorprende, rasserena, commuove tutti: il colore della nostra vita cristiana è il suo sorriso paterno, la sua tenerezza che scatena la nostra fiducia.

Noi eravamo persi, smarriti, lontani perché ci siamo allontanati e il nostro fratello maggiore Gesù si è perduto per noi perchè è venuto a riprenderci e a portarci a casa: è stato come il samaritano che ci ha riportato a casa, dove si impara a conoscere il padre.

E da quando Il Figlio Gesù si è fatto per noi maledizione e peccato, questa invocazione tenerissima “Padre”, la possiamo fare anche da peccatori: il padre non cessa mai di esserci padre.

In Gesù Dio ci ama perdutamente con l’amore totale che ha verso il Figlio: il nostro incaponirci a stare lontani, la nostra piccolezza, il nostro non avere niente di amabile, sono l’unica misura del suo amore.

Non ne ha altra se non il nostro vuoto e quindi il bisogno esistenziale che abbiamo di essere amati: la sua bontà è misurabile solo dalla nostra miseria.

Questa parola abbà è il cuore della vita cristiana e contiene tutto l’affetto del figlio verso il papà. Dio mi è padre non solo come chi una volta mi ha generato.

Mi è sempre padre, perché mi genera sempre, ogni istante della mia vita scaturisce proprio da Lui. Questo Padre ancor prima di essermi utile deve essere lodato, benedetto, amato, tenuto in conto da tutti i figli: questo si intende quando preghiamo che il suo nome sia santificato, e se siamo figli dobbiamo essere orgogliosi che Dio sia amato e lodato da tutti, che si realizzi nel mondo per tutti il suo regno, cioè un mondo fatto di giustizia, di pace, di fraternità, di amore. Un regno di samaritani che si dedicano a dare dignità a chi si trova piegato in due dal dolore, dall’ingiustizia e dal sopruso.

Padre, tu sai che abbiamo bisogno ogni giorno di poter vivere, dacci il pane quotidiano, è un pane nostro, non mio, da condividere in fraternità; Tu sai quanto siamo insolventi nei tuoi confronti, quanto ti offendiamo nelle tue creature, perdonaci e dacci la forza di essere capaci come te di perdonare.

Non ci mettere alla prova, che siamo deboli: ci fidiamo di te, siamo sempre tuoi figli.

6 Ottobre 2021
+Domenico

Gesù sempre al centro di ogni nostra vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 10, 38-42)

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Audio della riflessione

« Ma credete proprio che io fossi così sciocca da pensare di più a un piatto di capretto arrosto che a Gesù? Quando ritornava da quel covo di vipere che era Gerusalemme, la mia gioia saliva alle stelle, e che facevo? Tutto quello che fa ogni mamma: ti vedo calato di peso, che hai? Mangia! Hai dormito stanotte? E in questi giorni ti hanno ascoltato? Hai trovato un posto tranquillo per riprendere forze? Ma questa tosse è un po’ che ce l’hai? Non mi piace proprio. Dimenticavo me stessa, la mia stessa anima per occuparmi di Lui. Sì, forse ero troppo ingombrante, occupavo io tutta la scena, quasi non lo lasciavo parlare. Temevo che un giorno o l’altro non sarebbe più tornato da Gerusalemme … si era fatti troppi nemici. Mia sorella Maria è sempre stata una sognatrice: Lei lo aspettava, ma non sapeva neanche prendergli il mantello e scuoterne la polvere. Le si riempivano subito gli occhi di lui, non diceva né faceva niente, le bastava stare a guardarlo e lasciarlo parlare. Ne era innamorata persa! Non si curava di ciò che diceva la gente. Anche lei come me aveva paura che prima o poi non sarebbe più tornato. E l’ha proprio indovinata perché poco dopo non avremmo potuto nemmeno accostarne il cadavere, quel giorno nefasto di Parasceve. »

« A me, Marta, faceva rabbia questa sua calma, per Maria i mestieri di casa si fanno da soli.  Lei rimane incantata, ma se non ci fossi io! E quando è morto Lazzaro? Sono stata io a reagire subito, a correre incontro a Gesù. Lei era rimasta in casa, senza forze,  Quei 4 giorni di sepoltura, avevano sepolto anche la sua forza di reagire. Quando Gesù ha visto me mi ha subito detto di affidarmi a Lui e io l’ho fatto. Ancora una volta era riuscito a tornare da Gerusalemme. E mi ha subito detto di chiamare Maria. Sono stata io a dirle “il maestro ti chiama”. Mi faceva pena. E Gesù ci ha restituito Lazzaro, ma con quel dono che ha fatto a noi si è firmato la sua condanna: non lo avremmo più visto dopo quel giorno. Abbiamo pianto tanto assieme quando ci hanno riferito come ce lo hanno ammazzato a Gerusalemme. Era il centro della nostra vita. Io mi affannavo ancora per la casa, ma per chi? Maria restava muta, ma per chi? Maria restava muta, ma per chi? »

Non so se questo dialogo con Marta ci aiuta a sciogliere i nostri tormentoni: contemplazione o azione? Sicuramente c’è un insegnamento inequivocabile: tanto l’azione che la contemplazione devono avere al centro Gesù! Nessuno deve occupare la scena, è solo Lui che la riempie tutta.

Noi con le nostre caratteristiche umane, le nostre doti, i nostri modi di essere gli faremo un posto, quello centrale, ma con qualità diverse: l’importante è che Lui sia il centro! È lo Spirito che delinea in noi in maniera originale per ciascuno i tratti della sua umanità, ci conforma a Lui in termini assolutamente originali, a seconda della nostra storia, la nostra docilità.

Lo Spirito vince le nostre resistenze, orienta i nostri progetti sempre a Lui!

Si può stare ad agire riempiendo noi la scena o si può stare a contemplare per trattenere. Si deve invece sempre agire e contemplare per amore! Una azione che non ha al centro Gesù ha il fiato corto, una contemplazione che si ripiega su se stessa diventa subito sterile, anche per chi la vive.

La parte migliore da scegliere è Lui, e questo ce lo dobbiamo sempre rinnovare nella coscienza, nei segni, nei gesti, nel programma, nei pensieri, nelle preoccupazioni.

5 Ottobre 2021
+Domenico

Il Signore è soprattutto Padre

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11,25-30)

Audio della riflessione

Si può stare tanti giorni a vivere in “non luoghi”, dove le relazioni sono funzionali, legate al momento, senza storia … si possono passare periodi di viaggio o di vacanza lontano da tutti, in una sorta di sospensione dalle relazioni fondamentali della vita, senza illudersi di aver trovato la libertà, si può vivere in contesti dove non sei conosciuto, senza amici, senza relazioni profonde; ma … prima o poi è necessario tornare agli affetti, alle relazioni personali, a una casa, a un padre e a una madre, soprattutto se si è giovani.

Gesù quando parla di Dio, ne parla sempre con il bellissimo nome di Padre, di papà: lui vuole sempre vivere la vita a casa, in un rapporto profondo con il Padre celeste; il mondo non sarà mai per Gesù un non luogo, uno spazio di relazioni funzionali, ma sempre uno spazio di relazioni profonde con un papà.

Nei suoi pensieri si sente un piccolo … in cui risuona la bellezza della vita, del creato, la pienezza dell’amore: Gesù non è un sapientone o un personaggio, ma il figlio di un Dio che è Padre.

A noi è dato di scandagliare con la nostra intelligenza il mistero della vita, sondare nell’infinito per farci una idea di Dio: la filosofia ha raggiunto vertiginose altezze di introspezione e di pensiero sull’infinito, ma quello che conta è che per dare un volto a Dio occorre farsi semplici, disposti alla meraviglia, fiduciosi in una Parola più grande di noi, non mettere distanze comode che ci fasciano la vita.

Tornare semplici non significa abbandonare le doti di intelligenza e di ragionamento che abbiamo, ma sapere di stare a cuore a Dio, che prima di essere un eterno, infinito, onnipotente, creatore è un papà.

Questa esperienza Gesù la vive e la vuole donare a tutti gli uomini: vuole che chi si affida a Dio non lo faccia per dovere, non lo pensi come una assicurazione sulla vita, ma come l’abbraccio di un Padre, dal quale è possibile percepire il significato del vivere e del morire, del dolore e dell’amore, guardare a tutti gli eventi con la vera saggezza e sapienza che rivela il gusto del sentirsi creature amate e desiderate.

Vivere una vita cristiana significa sentirsi accolti da un Padre, sentirsi confidenti di Dio sul mistero della vita, poter ascoltare la Parola che salva e che orienta e avere sempre lo sguardo fisso al cielo, sempre abitato da un Padre.

Così viveva la sua esistenza san Francesco che oggi veneriamo e festeggiamo come patrono d’Italia, come un figlio tenerissimo di Dio Padre, come fratello universale, con una umanità dolcissima, amante della vita, della creazione e di tutte le creature, da fare di tutte un canto e una lode all’Altissimo Onnipotente buon Signore in una povertà affascinante, tutta riempita di Dio.

4 Ottobre 2021
+Domenico

L’amore di Dio e l’amore tra uomo e donna nel matrimonio

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 10,2-16)

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: “Che cosa vi ha ordinato Mosè?”. Dissero: “Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla”. Gesù disse loro: “Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”. A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio”. Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: “Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso”. E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

Audio della riflessione

L’uomo non separi quel che Dio ha congiunto … ma che c’entra Dio con il nostro amore? Ci siamo conosciuti per caso in una gita, da quando si sono incrociati i nostri occhi, abbiamo cominciato a non star bene se non assieme; ci siamo cercati … a qualcuno davamo fastidio, ma abbiamo continuato lo stesso; le abbiamo inventate tutte per poterci vedere: complicità, sotterfugi, lotte, delusioni, altalene di sentimenti. Questo amore è nostro, ce lo siamo costruiti noi come abbiamo voluto, e non dobbiamo rendere ragione a nessuno di quello che c’è tra noi … e viviamo assieme felici!

Non sospettano i due sposini o i due fidanzatini, che i loro approcci, le loro ansie, il loro cercarsi, aveva alle spalle un grande sguardo d’amore: non sospettano che quando un uomo e una donna si vogliono bene mobilitano direttamente il Creatore, toccano un nervo scoperto che fa aprire il cielo, sbalzano dal letto il buon Dio, perché stanno incarnandolo di nuovo sulla Terra e incastonandolo nel loro amore.

Quando due fidanzati si incontrano Dio non sta nella pelle dalla gioia al vedere che due persone lo stanno rendendo presente sulla Terra, gli stanno facendo il ritratto più vicino al vero: Dio ha creato l’uomo e la donna in comunione d’amore e solo così sono ad immagine sua, non da single, ma nella relazione d’amore.

Quando due sposi si amano rendono sperimentabile agli uomini lo stesso, vero unico amore di Dio: quando due sposi formano una sola carne svelano la presenza di Dio nel mondo!

Quanto siamo distanti dalla piaga del femminicidio che non sembra  diminuire, e che noi vorremmo sparisse del tutto: il luogo più caro a Dio che ne deve sempre far brillare l’amore come è il sacramento del matrimonio, diventa la prigione e lo spazio di una crudeltà inverosimile, dove sembra che la cattiveria non abbia fine e diventi sempre più atroce e impensabile.

L’amore del matrimonio è un amore che non muore, perché ha la forza stessa di Dio: come può Dio essere estraneo all’amore tra un uomo e una donna se è lì che si fa presente, se è lì che le persone realizzano l’amore di Cristo per l’umanità e per la Chiesa. E come Cristo non ha abbandonato né l’umanità né la Chiesa quando lo inchiodavano alla croce, anzi si è offerto per lei, così anche ogni matrimonio stabilito nel Signore deve trovare da parte di ambedue la forza di conservarsi definitivo anche quando è diventato difficile per incompatibilità di carattere, per malattia, per necessità, per strumentalizzazione, per noia….

Per chi crede, Cristo è sempre lì a dare forza, conforto, speranza: chi si impregna, si riempie di questo spirito nei giorni felici, potrà continuare a vivere con questa speranza nelle ore difficili.

Ci dobbiamo forse anche domandare come ci si prepara a decidere di donarsi l’uno all’altra per una vita: per tentativi? Per convivenze improvvisate? Per interessi … di eredità? Per costrizione esterna?

Deve sempre essere per amore e solo per amore, che nella fede si porta dentro l’amore grande di Dio.

Le coppie che vivono pur nelle difficoltà la loro bella vita di coppia e di famiglia devono sentirsi generative di altre belle vite di famiglia.

3 Ottobre 2021
+Domenico

Il mondo meraviglioso di angeli che ci custodisce

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 18,1-5.10)

Audio della riflessione

Proprio nella chiamata di uno degli apostoli, la più strana, appare l’affermazione che indica la presenza degli angeli nella nostra vita: il soggetto è Natanaele, che si era tenuto sulle sue perché diceva francamente che non s’aspettava niente da uno che veniva da un paesetto sperduto, Nazareth, vicino al suo, Cana, e crolla di fronte a un Gesù che lo guarda dentro e, alla sua meraviglia, gli allarga ancora di più gli orizzonti e dice proprio «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo»: non è la scala di Giacobbe, frequentata dagli angeli, ma lo stesso Gesù che ora apre la comunicazione con Dio Padre per tutti gli uomini, e ci dice che c’è un mondo meraviglioso che sta a custodirci, che fa da corona a Gesù e agli uomini: gli angeli.

Chi sono gli angeli? La parola stessa ne dà un significato ben preciso: sono “portatori di notizie”, di annuncio, sono quindi intermediari tra Dio e gli uomini nella nostra storia di salvezza, sono legati strettamente a Dio e ne realizzano i progetti, coinvolgono gli uomini in questa avventura del Regno di Dio; hanno svegliato nella notte profonda i pastori per annunciare la nascita di Gesù, ne hanno subito cantato la lode; uno di loro aveva annunciato a Maria e chiesto la sua collaborazione per la venuta di Gesù su questa nostra terra.

La Bibbia, insomma, è popolata da queste presenze spirituali, vere, decisive, collaboratrici del Signore … poi la nostra filosofia si sbizzarrisce a vedere che tipo di creature sono: non sono forse visioni … solo, non possono essere stati usati da scrittori di cronache per semplificare la comprensione di alcuni fatti inspiegabili? Si possono fare tutte le congetture.

Noi, come ci ha detto Gesù, e per come hanno servito il piano di salvezza di Dio, crediamo a questa loro presenza e soprattutto e soprattutto vogliamo vedere in loro la vicinanza di Dio alla nostra vita, la sua compagnia quotidiana, personalizzata, i messaggeri della sua parola, coloro che ci aiutano a prendere posizione per Gesù.

Se c’è un principio del male, come Satana, che sta sotto Dio, ma che nuoce non poco agli uomini, è giusto che ci siano delle creature di Dio, come lo sono gli angeli, che invece lavorano nella vita dell’uomo per aiutarlo a convertirsi sempre di più a lui, per proteggerne il cammino.

Sono forza imbattibile come Michele e speranza per una vita buona, bella e felice per ogni persona … e ciascuno di noi ne ha uno che lo custodisce, l’angelo custode, “personalizzato”, che ha cura di noi.

Essere custoditi è una gran bella cosa, sapere che qualcuno veglia su di noi, che concretizza la cura che Dio ha di me e di tutti gli uomini, ci fa sentire concretamente e sempre di qualcuno.

Non siamo abbandonati nel mondo, nel cosmo, ma siamo sempre a contatto con Dio e gli angeli ci fanno sentire Dio vicino a noi.

2 Ottobre 2021
+Domenico

Ahimè per te

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 10, 13-16)

In quel tempo, Gesù disse: «Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato».

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Il Vangelo di oggi inizia con alcuni “Guai”: guai a te Corazim, guai a te Betsaida … sembra che ci sia in atto una punizione divina verso queste città o verso i loro abitanti …

… invece la traduzione più corretta è Ahimè per te!

Non è una minaccia, ma un compianto, un ulteriore lamento: è il dolore di Dio per il male di quegli uomini, il dolore di un amore non riamato.

Non è allora un “guai a te“, ma un guai a me per te!

Ci troviamo spesso ad avere responsabilità nei confronti di comportamenti che vediamo o nei figli o negli amici assolutamente sbagliati e ci monta una rabbia che ci potrebbe portare a un richiamo duro, a una punizione verso coloro di cui abbiamo responsabilità … invece l’ahimè di Dio per i guai dell’uomo è proprio la croce di Gesù.

Il rifiuto – e così ogni male – non è contro Dio, ma contro chi rifiuta, che in questo suo comportamento si fa del male … e come il male dell’amato tocca direttamente l’amante, così il male dell’uomo tocca direttamente e in modo infinito il cuore di Dio, perché il Signore lo ama infinitamente.

Ecco perché i nostri peccati provocano il suo lamento e la sua sofferenza reale!

La croce indica sempre nello stesso tempo la serietà del suo amore e la gravità di quello che abbiamo commesso: il vero amore non amato, che non viene corrisposto o offeso non minaccia mai, piuttosto muore di passione.

Purtroppo noi ci mettiamo sempre al centro per farci del male, mentre non teniamo conto che Dio è innamorato perso di noi e che non può che lamentarsi e morire di passione; una passione che proprio perché è di Dio è infinita come il suo amore: da qui forse riusciamo a capire la grande libertà che abbiamo, ma anche la tremenda responsabilità di rifiutare.

Dio giudica il nostro rifiuto e conosce il male che ne viene, ma rifiuto e male cadono su di lui, non su di noi … e lui continua ad amare, a mettersi a disposizione!

Ci sono frasi della sacra scrittura che affermano questa verità, ve le voglio ripetere: “il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di Lui” (Is 53,5) e “colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore”(2Cor 5,21); “Cristo ci ha riscattato dalla maledizione”; ancora “divenendo lui stesso maledizione per noi”(Gal 3,13) … non sono fantasie o pii desideri nostri, ma la realtà dell’amore di Dio.

Allora questo ahimè di Dio è il più chiaro annuncio di salvezza: siamo sempre proprio piccini nella nostra strafottenza, ribellione a Dio, propugnatori di accuse per i castighi che ci inventiamo che lui ci stia dando, mentre sono solo i risultati di quello che abbiamo fatto, le conseguenze inscritte nel male di cui siamo autori, che lui invece si carica ancora su di sé.

Se Cafarnao – immagine di noi – saremo precipitati sino agli inferi, anche là Gesù scenderà a visitarci, perché ci ama! I suoi compaesani di Nazareth proprio perché li ha amati lo vogliono precipitare da un dirupo!

Insomma abbiamo un Dio che ci ama davvero.

1 Ottobre 2021
+Domenico

E` vicino a voi il regno di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 10,8-9) dal Vangelo del giorno (Lc 10,1-12)

Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”.

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Abbiamo sempre bisogno di speranza: la nostra vita spesso si svolge nell’incertezza, nella approssimazione … viviamo di tentativi, di scongiuri qualche volta, di fortuna …        

Gesù invece è venuto con una decisione definitiva: lavorare per il regno di Dio, e in Lui c’era una certezza incrollabile … “è vicino a voi il regno di Dio”.

“Regno di Dio” è una realtà che racchiude in se tutte le attese del popolo di Israele: quando lo udivano dalle labbra di Gesù capivano immediatamente che si trattava della loro grande speranza, della aspirazione di secoli! Per loro era la fine di un incubo, la realizzazione di un sogno di popolo, incarnato in ogni famiglia, in ogni pio ebreo; era la certezza della presenza misteriosa, ma reale di Dio nella storia del popolo e di ogni persona.

Gesù voleva che tutti si orientassero a questa attesa sicura: Dio è fedele, il suo amore è senza se e senza ma; la sua promessa non è vana, non vincerà il male per quanto si faccia forte e usi tutte le astuzie per compiere la sua distruzione.

Riuscissimo a vivere con questa certezza, con la consapevolezza che il Regno di Dio, che la pace, la giustizia, la felicità non sono solo promesse, ma realtà che determineranno per sempre la vita dei giusti, allora avremmo più fiducia nel nostro semplice e povero operare il bene.

Certo, quello che vediamo ci può scoraggiare, ma oggi occorre essere apostoli che testimoniano il grande bene che viene dal basso, che non fa rumore, che non si espone o si auto proclama.

Andiamo ad imparare, ma sappiamo, dalle vite donate di chi soffre, di chi lavora per la giustizia, di chi con semplicità ama i suoi figli, i suoi malati, di chi fa il suo dovere, chi non si dà tregua nella pandemia e in tutte le involuzioni nei nostri egoismi.

Tante cronache dei giornali non sono sempre il diario del regno di Dio, ma ne sono solo il negativo che sta sotto un mare di bene che Dio semina in ogni creatura.

Occorrerebbe andare … occorre andare a due a due a rinfocolare la speranza del mondo, perché Dio sta con noi, è presente più di quanto lo possiamo scorgere nelle pieghe della nostra vita …

… e la memoria che oggi celebriamo della vita entusiasmante di san Girolamo che ha speso tutte le sue energie per scavare nella Parola di Dio la novità della salvezza portata dal Vangelo, e che ha voluto assolutamente riportare alla forza della stessa parlata di Gesù con le sue appassionate traduzioni e la sua vita contemplativa, ci pone davanti l’esempio di una vita fatta parola e della Parola di Gesù fatta vivere.

30 Settembre 2021
+Domenico

Gesù chiama in causa gli angeli

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 47-51)

In quel tempo, Gesù, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Audio della riflessione

Oggi festeggiamo gli arcangeli tra i più nominati nella Bibbia e che fanno parte attiva nella storia della salvezza: l’Arcangelo Gabriele che annunciò a Maria l’Incarnazione di Gesù, l’arcangelo Michele lottatore invincibile contro il demonio e l’Arcangelo Raffaele, medico e salvezza per Tobi e Tobia.

Nel  Vangelo della  Messa ci viene presentata la bella figura di un apostolo, Natanaele, e alla fine una frase che spesso non si commenta e che invece oggi nella festa degli Arcangeli, ci presenta Gesù ancora più centrale e determinato nella vita del mondo.

Eccola: “Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo»“.

Nel testo biblico in genere alcune parole di questa frase sono scritte in corsivo: significa che si tratta di una citazione dell’Antico Testamento.

 È una interpretazione di colui che ha curato la traduzione ed è un modo per aiutare noi lettori a capire che quelle espressioni sono un riferimento a un altro testo: si tratta del riferimento al sogno di Giacobbe che in quella notte a Betel vide il cielo aperto o, meglio, una scala che raggiungeva il cielo e “gli angeli di Dio salire e scendere”.

Nel testo del vangelo di oggi non si parla però di una scala, ma la parola scala è sostituita con “Figlio dell’uomo”: gli angeli di Dio salgono e scendono sopra il Figlio dell’uomo.

Questa è una immagine di Gesù, che Gesù dice di sé, importantissima: Cristo è presentato come la scala di Giacobbe, quello che simboleggiava la montagna cosmica, il tempio con una grande scala che collega cielo e terra, è realizzato pienamente nella persona di Gesù, Figlio dell’uomo, personaggio glorioso e trascendente, ma concretamente umano.

Natanaele, che conosceva la Bibbia, dopo questa affermazione di Gesù non si sarà più permesso di dire “che cosa di buono può venire da Nazaret2! È proprio Gesù, che rivela Dio: il cielo aperto esprime appunto la comunicazione, la rivelazione: Dio apre il proprio ambiente e si comunica.

Gli angeli allora non sono eliminati, hanno una grande importanza nella storia della salvezza e sono messi in rapporto a Cristo.

Il collegamento fra cielo e terra è fatto da Gesù Cristo, Dio fatto uomo, e gli angeli di Dio continuano a salire e scendere su di lui, Quindi, come circondano il Signore delle schiere, così gli angeli circondano il Cristo e lo circondano come collaboratori dell’opera di salvezza, suoi ministri che ascoltano la sua parola e fanno il suo volere.

Un posto così chiaro agli angeli, detto da Gesù, dovrebbe confondere tutti quelli che parlano degli angeli come delle fantasie, pie invenzioni per i bambini.

Qui restiamo confusi come Natanaele forse, ma ci affidiamo agli arcangeli come collaboratori di Gesù e portatori della sua salvezza, segno della protezione e salvezza portata da Gesù.

29 Settembre 2021
+Domenico

Cristiani, vuol dire essere decisi a seguire Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 9,51-56)

Audio della riflessione

C’è un’arte che sta imperversando ai nostri giorni: quella di non decidersi mai, di tenere sempre il piede in due scarpe – diciamo noi -, di rimandare all’infinito quello che è necessario fare oggi; è indeciso il giovane che non riesce a trovare la forza di distaccarsi dalla sua famiglia per crearsene una nuova, e vuol provare a convivere, perché non si sa mai; è indeciso chi deve orientare una comunità verso mete che esigono prendere o lasciare; è indeciso il politico che cerca di cavalcare tutte le possibilità e stare a galla … sempre, ad ogni elezione che ahimè sono ancora sempre rimandate, è indeciso forse anche chi non ha il coraggio della verità e fa il tappezziere: mette pezze a tutti, accontenta tutti, anche quelli che fanno il contrario.

Sarà forse l’arte di governare, non è certo l’arte necessaria per seguire Gesù!

Ci provano in tre a presentare le loro tergiversazioni, le loro indecisioni a Gesù: “Io ti seguirei… si sta bene con te. Mi piace quello che dici, mi piacerebbe vivere come te” … e Lui “le volpi hanno tana e gli uccelli nidi, con me non c’è nessun loculo protettivo dove puoi stare tranquillo con il tuo stereo, il tuo smartphone, i tuoi followers, l’instagram e la tv a cristalli liquidi”.

E l’altro “ti verrei dietro, ma fammi sistemare i miei affetti, non voglio rompere così di netto, non vorrei ferire. Sono già impegnato in relazioni che mi sono costate e che mi danno anche soddisfazione” … e Gesù “se hai deciso non continuare a voltarti indietro credi di fare il delicato, il sensibile, ma non t’accorgi che continui a rimandare, a lasciarti fasciare, non sei capace di dare un taglio netto a tutto e non sospetti ancora che con me hai davanti il massimo”.

“E il terzo: ho deciso di seguirti, ma prima devo seppellire mio padre” … e Gesù “guarda che la cosa più importante è che tu dia la tua vita per incendiare il mondo non per stare ad aspettare gli eventi. Sei una sentinella del mattino o il becchino di un cimitero?”

Gesù è così: non distrugge i sentimenti, ma non si adatta al buonismo! Non spegne il lucignolo, lo stoppino che fa fatica ad ardere, ma vuole radicalità; non gli vanno le mezze misure, le melasse.

Tutti i giovani ricordano negli anni 2000 quando papa san Giovanni Paolo II li spinse con la frase di santa Caterina da Siena ad essere decisi a incendiare il mondo con la nostra fede, con quel famoso “metterete fuoco in tutto il mondo”.

Essere cristiani ancor di più oggi, anche con la pandemia che non si squaglia ancora, vuol dire essere decisi a seguire Gesù Cristo con gioia e convinzione.

28 Settembre 2021
+Domenico

Con Gesù non ci si salva prevalendo, emergendo, dominando

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 9, 45-50)

In quel tempo, nacque una discussione tra i discepoli, chi di loro fosse più grande. Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande». Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».

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Ogni persona desidera realizzarsi, desidera costruirsi una propria identità di cui essere orgogliosi, desidera di avere un minimo di successo nella vita, primeggiare magari: lo si fa con lo sport e sembra una bella, impegnativa e soddisfacente conquista, lo si fa con lo studio e l’impegno nel riuscire ad avere un buon lavoro, una buona qualificazione e specializzazione, per essere più utili alla società, alla famiglia, alla sicurezza della propria esistenza …

La parola primeggiare forse è un poco impietosa, perché nasconde dentro qualche traccia di superbia … i discepoli di Gesù, stanno proprio interpretando così il loro essere il più grande.

Dice il vangelo “entrò in loro una discussione: chi di loro fosse il più grande“.

Tra di loro c’è già una competitività che rasenta il peccato: l’uomo che non si conosce nella propria verità come amato da Dio, perde la sua identità, è niente, ha paura del vuoto e della morte e cerca quindi di salvarsi e questo diventa il suo unico desiderio, questa tensione è la sua salvezza, il suo fine fondamentale, il fine del suo sapere e del suo agire a tutti i livelli.

Lui deve essere egregio, cioè fuori dal gregge dei comuni mortali che guarda dall’alto in basso … è il peccato del fariseo, del fratello maggiore che disprezza il più giovane, magari anche con qualche ragione, perché lui è fuggito a divertirsi, è il peccato dell’uomo in piedi davanti a Dio che  si ritiene giusto e non quel peccatore che sta in fondo alla sinagoga a battersi il petto.

Ma Gesù spera di tirar su una compagnia di discepoli, che non abbia lo stile dei farisei: il loro peccato insidia anche gli apostoli, in maniera ancora più sottile perché per primeggiare non usano cose sbagliate o cattive, ma la fedeltà, il servizio, l’amore, la povertà, l’umiltà, l’essere intimi di Gesù, il seguirlo ogni giorno … questi sono strumenti per primeggiare.

Anche all’interno delle nostre comunità, nella stessa chiesa siamo tentati di costruirci gerarchie di merito, di superiorità, di distacco – Dio non voglia – di disprezzo … e Gesù sa leggere nel loro cuore e non fa molta fatica a capirlo e prende un bambino, che allora, ma anche adesso, rappresentava il senza diritti, il dipendente, una appendice della donna, che a sua volta era una appendice del maschio.

Non conta, non può nulla da sé, è ciò che gli altri ne fanno: Lui è oggettivamente ultimo anche in campo religioso, non merita e non può meritare nulla … e pone il bambino accanto a sé e davanti a loro: è come se lo identificasse con se stesso, gli faccia da specchio e si identifica con Lui in modo originale, come Lui si identifica con Dio Padre che lo ha mandato … e lancia il suo modello di esistenza che è accogliere il bambino, che è come accogliere Gesù e il Signore che lo ha mandato.

Gesù fa del più piccolo fra tutti il grande per eccellenza: accogliere vuol dire dare ospitalità, fare posto in sé stessi, restringere il proprio io e fare di sé la casa accogliente dell’altro.

L’accoglienza è la qualità fondamentale di Dio, che ama e lascia spazio a tutti nel suo grande cuore: per questo il vero essere migliori, essere grande, quella grandezza propria di Dio consiste nella piccolezza, nell’umiltà, nella povertà di uno che ama tutti e tutto e si pone al servizio di tutto e di tutti.

Per questo Dio è apparso in Gesù, si è fatto ultimo e servo di tutti per accogliere tutti, fino a morirne in croce.

27 Settembre 2021
+Domenico