Non siamo a questo mondo per caso

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 35-42)

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Il Vangelo ci aiuta a riflettere su una parola che fa parte del nostro mondo ecclesiale che è “vocazione”: per questa parola abbiamo già pronto un cassetto in cui chiuderla, per buttarci dentro tutti i significati che ci fa venire in mente … “ah allora si parla di preti, di frati, di suore… e il discorso è chiuso: a me non interessa questo tipo di discorso che sa troppo di accalappiamento”!

Invece la parola “vocazione” sarebbe più giusto metterla in un altro cassetto, un poco più ampio e con orizzonti impensati: nessuno è a questo mondo a caso, siamo tutti stati pensati, amati, chiamati e con una proposta bella, originale di felicità.

Vocazione è qualcosa che interessa tutti, e ciascuno vi viene coinvolto anche se non lo vuole. Questo perché? Perché la vita è così: la vita ci è stata donata e nessuno si è potuto opporre … non hanno chiesto a te i genitori per poterti donare la vita!

Il Signore non ci ha chiesto se volevamo venire al mondo o no, Lui ci ha chiamato alla vita a uno a uno e dentro questa vita scrive con noi la strada che ciascuno di noi può  fare: la vita è tutto un dialogo tra la nostra libertà e il sogno che Dio vuole costruire con noi.

La parola chiamata è più concisa, ma non deve ingenerare l’idea che  qualcuno  è obbligato a dire di si: Giovanni l’evangelista, nel suo Vangelo ci presenta Gesù che il giorno dopo aver fatto la fila tra i peccatori e aver ricevuto il battesimo di penitenza dal Battista, accompagnato da due suoi discepoli, si è visto puntato su di sè il  dito del battezzatore con l’annuncio solenne: “Ecco l’agnello di Dio”.

I due discepoli sono incuriositi, ascoltano Gesù che parla alla gente e gli stanno alle costole. Gesù li nota e chiede loro:  “Che cosa cercate?”, non “chi” cercate, perché Gesù vuole aiutarli ad andare in profondità su quello che hanno in cuore. Cercano veramente qualcosa, qualcuno per la loro vita o cercano se stessi?

Possiamo pensare che siano la nostra immagine: la prima cosa da fare è verificare se la ricerca che ci mettiamo a fare è autentica, mette in gioco la nostra esistenza, non è una pura curiosità per sfruttare qualche occasione nel disordine della nostra vita

Loro lo riconoscono per quello che hanno capito che sia e dicono: Maestro, dove abiti? La ricerca, che è già stata preceduta da una testimonianza, quella di Giovanni il Battista che lo ha loro indicato, esige poi un incontro, quindi, con la persona di Gesù. Lui stesso immediatamente apre loro questa possibilità e risponde con un imperativo “Venite” – che nel linguaggio dell’evangelista Giovanni “venire a Gesù” significa credere in Lui – e “vedrete” è qualcosa che avverrà in un futuro, che, stando con Lui si dischiuderà.

Infatti sappiamo quanta fatica hanno fatto poi a capire bene chi era Gesù, compresa la fuga durante la sua passione. E fanno – gli apostoli – l’esperienza della persona di Gesù. L’incontro con Lui è stato decisivo per dire di aver trovato colui che cercavano.

C’è da parte loro un uscire da se stessi, dalla propria sicumera: quel venite se lo deve sempre rendere vero ciascuna persona che è stato chiamato alla vita, senza la sua partecipazione alla chiamata alla vita, ma adesso rispondendo al venite decide di uscire da sé.

Quante volte papa Francesco stimola ciascun cristiano con questo verbo “uscite, non state sdraiati sul divano della vostra vita”.

Andarono e rimasero: non scuriosavano soltanto, ma decisero di rimanere; quel loro rimanere durò a lungo perché nel vangelo si dice che iniziò alle quattro del pomeriggio e durò fino alla fine della giornata. Si cerca Gesù e lo si segue per dimorare con Lui. Sono le grandi strutture di ogni  ricerca umana e religiosa.

La persona desidera  stare con Dio, va sempre oltre dei tempi contingentati, cerca di trovare qualcosa che sia durevole: tutto questo in Cristo lo trova.

Andrea che era uno dei due, dice “Abbiamo trovato il Messia”. La ricerca è stata fatta bene, perché è Dio stesso che prende l’iniziativa, e il suo sviluppo ha bisogno di tempo; con Dio si squarcia  sempre un futuro (si dice infatti alla fine di questo episodio, nel Vangelo “…vedrete il cielo aperto…” ).

La manifestazione di Gesù avviene sempre dentro una storia, la storia della sua vita che sta appena cominciando in pubblico e finirà sulla croce e oltre nella risurrezione: una ricerca è corretta non tanto nel sapere già all’inizio l’esito, che cosa si vuole, dove si va, ma piuttosto nel porsi sulla strada giusta, disposti ad arrivare dove essa conduce, aperti alla libertà di una persona che è Gesù.

Mai aver la pretesa di chiudere noi il cammino, di definire di essere arrivati: se vocazione, chiamata significano tutto questo vuol dire che la nostra vita non è proprio lasciata al caso, non  siamo stati gettati in questo mondo per caso, ma sempre dentro un amore personalissimo che ci deve coinvolgere a rispondere, a uscire, a incontrare, a  dimorare, e a stare … ne va della nostra felicità!

17 Gennaio 2021
+Domenico

Vieni con me! Ci stai? Sarà dura, ma vedrai che felicità

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 43-51)

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Se hai deciso di intraprendere una strada, non puoi restare solo: se ti si è fatta chiara una missione hai bisogno di condividerla, se hai trovato quello che da una vita cercavi … per lo meno lo dici agli amici, non vuoi far perdere loro l’occasione di fare una esperienza che tu hai vissuto e che ti ha dato felicità.

Così è stato delle prime persone che Gesù ha scelto: Lui, da un po’ di tempo gira avanti e indietro per il lago, vede la vita tenace e impegnata della gente, tutti i giorni a faticare per vivere, a lavorare sodo per darsi una minima possibilità di vita … ha ascoltato le parole le conversazioni della gente, ha visto la forza che ci mettevano nel perseguire i loro interessi e … li ha squadrati bene tante volte …

“Chi mi potrà dare  una mano ad annunciare il Vangelo? Chi di questi saprà scaldarsi per il mio Regno? Chi avrà forza e disponibilità a seguire una vita ardua e difficile? Occorrerà prima o poi scegliere.” … e sono loro gli abitanti delle rive del lago che si incuriosiscono di lui, che vogliono sapere che fa, che pensa, di che cosa vive, quali segreti ha in cuore: infatti erano incantati da lui!

Alcuni erano stati con Giovanni il battezzatore, ma nel sentire Gesù si apriva ancora di più il loro cuore vedevano che proprio di Lui avevano bisogno … poi finalmente Gesù comincia a  scegliere: “Tu, Filippo seguimi, vienimi dietro.” … e Filippo non può tenere per sé la gioia che prova a stare con Lui, a condividere la sua passione per la vita di tutti, a parlare della intimità che ha con Dio Padre.

Si fa in quattro per coinvolgere altri, lo dice a Natanaele, che lo gela con una battuta quasi insolente, se non fosse preziosa per la sincerità e la voglia di cose grandi che si porta dentro: “Ma che vuoi che venga fuori di bello da un paesetto sperduto, come Nazareth, fatto di montanari, che non ha mai prodotto niente di buono, se non amici con cui ogni tanto andiamo a sbaraccare?”

Ma anche Natanaele di fronte a Gesù crolla: E’ schietto, non ha maschere e Gesù non ha paura di chi dice come la pensa, non gli piacciono quelli che continuano a tergiversare, a mettere davanti scuse a una decisone urgente.

Più tardi alcuni gli diranno di volerlo seguire, ma metteranno davanti a Lui non solo tutte le scuse possibili, compresi i contratti di compravendita, ma anche decisioni impegnative, come lo sposarsi.

Alla loro età, alcuni hanno risposto “lo vado a chiedere a mio papà” … ma prenditi in mano la vita finalmente, non nasconderti dietro scuse che non portano a niente; la vita non ti salta addosso, tante volte ti schiva e ti lascia a far niente e a consumarla nell’inedia…

… e questi hanno il coraggio di mettere Dio al primo posto e si trovano riempiti d’amore.

5 Gennaio 2021
+Domenico

Gesù ci sceglie, ci chiama, ci dà luce per la nostra strada da seguire nella vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 35-42)

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Ciascuno di noi ha bisogno di un tessuto di relazioni per vivere, per orientarsi nelle scelte, per crescere, per dare alla sua esistenza una direzione, per sentirsi pienamente persona … e stiamo ancora facendo la brutta esperienza di limitare il più possibile lo stare con gli altri, a fare distanza fisica, che purtroppo diventa anche distanza sociale.

Abbiamo una forte identità, ma la costruiamo nel confronto, nel dialogo, nello scambio di sentimenti, nel coinvolgimento con altri … soprattutto poi se si tratta di portare avanti progetti, di lanciare messaggi, di convincere, abbiamo bisogno di fare squadra; ne facciamo ancora di squadre perché abbiamo strumenti comunicativi nuovi, ma proprio come i ragazzi che vogliono andare a scuola e che siamo tutti felici che possano riprendere, anche noi vogliamo tornare a fare squadra di presenza.

Gesù si trova lanciato sulla scena della vita del popolo di Israele con un perentorio “Ecco l’agnello di Dio”, che a noi ricorda un gesto liturgico quotidiano, ma che alla gente radunata sulle rive del Giordano dal Battista è apparso come la fine di una attesa, forse un po’ confusa.

“Sei tu che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?”

“Eccolo colui che stiamo aspettando. Io ho finito la mia parte – dice il Battista – il futuro è dalla sua”, e i discepoli di Giovanni si fanno discepoli di Gesù: lo seguono, cambiano guida, prima da curiosi, poi da veri appassionati: “Dove abiti? Che fai? Che vita vivi? Possiamo condividere con te il nostro tempo, la nostra ansia, le nostre aspettative? Hai per noi una risposta alle molte domande che ci facciamo? Abbiamo deciso con il Battista che non si può stare inerti ad aspettare, ora che la nostra attesa sembra approdare a Te, vogliamo stare con Te.”

“Ci veniamo anche con il sacco a pelo” direbbero i giovani, e Gesù con un “venite e vedete”, comincia a formare la sua squadra, comincia a chiamare esplicitamente a far parte del suo regno, inizia a formare i nuovi testimoni e continuatori della sua opera.

“I sacerdoti del tempio sono stati molto utili e necessari fino ad oggi, ma ora vi chiamo Io, vi scelgo Io, vi voglio stare cuore a cuore per prepararvi a donare il mistero della salvezza, per farvi entrare in comunione con il Padre, che è Dio l’altissimo” : è un bellissimo incontro tra la volontà dell’uomo e la chiamata di Dio.

Gli uomini, in questo caso gli apostoli, con un tam tam inarrestabile si passano la parola, si comunicano la gioia di una amicizia cercata a lungo e trovata … e Gesù trasforma la curiosità, la generosità, la voglia di avventura in una chiamata esplicita, in una missione che diventa concreta anche a partire – per qualcuno – dal cambiamento di nome: “tu ti chiamerai Pietro, non più Simone”.

E’ il mistero di ogni vita: cercatori e chiamati, liberi e convocati, spontanei e orientati, affascinati e impegnati esplicitamente.

Spesso ci domandiamo chi essere nella vita, come posso capire a che cosa sono stato chiamato, quale è la mia vocazione? È una ricerca certo delicata perché la chiamata di Dio si sposa sempre con la ricerca dell’uomo, con la sua intelligenza nel capire i segni che Dio ci lascia e che ci testimoniano che non ci abbandona soprattutto nella scelta del nostro futuro.

Non è detto che nel tempo di pandemia Dio non proponga per molti di noi una nuova vocazione nella vita … e che Dio ci illumini, per conoscerla.

4 Gennaio 2021
+Domenico

Cerca la sua tenda: è tra noi, nelle code per fare il tampone e, speriamo presto, a fare il vaccino

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv. 1, 1-18)

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“Accampati” siamo in questa terra: crediamo di aver messo basi solide, di esserne i padroni, abbiamo qualche fazzoletto di terra e ci abbarbichiamo come l’edera, ma è tutto provvisorio … a questa terra possiamo solo mettere “tende”, confortevoli, con i canaletti per lo scorrere dell’acqua come ci insegnano gli Scout, in posti il più possibile sicuri, ma chi è sicuro oggi dal terrorismo, dalla malvagità che aguzza ogni giorno fantasia e malvagità?

Con questa pandemia poi ci sembra sempre di essere in assetto di guerra. Se ne usano le stesse parole: c’è gente in trincea, che rischia la morte; molti delle retrovie non si rendono conto; è una battaglia che dobbiamo vincere, c’è un coprifuoco da rispettare, ci sono le ronde che lo fanno rispettare.

Vediamola invece come una prova, un invito a conversione, perché abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità: è aumentata una povertà generale e molti non ce la fanno, si sono incancrenite differenze sociali impensabili, sono aumentati i disoccupati… questo forse ci può stimolare di più a vivere la pandemia  come tempo di cambiamento, di fraternità che si scambia anche motivi di speranza!

Ebbene tra queste tende ce n’è una nuova anche quest’anno: è arrivato uno straniero, arriva proprio da un altro mondo. E’ una tenda come la nostra, ma diventa subito il centro di visite, di attacchi, di desideri e di improperi.

La gente si divide subito in due: chi con lui, chi contro. Ha messo la sua tenda qui perché i suoi non l’hanno voluto.

E’ Gesù: Il verbo si è fatto carne e abitò fra noi, quell’abitò è alla lettera pose la sua tenda; viene ad abitare la nostra povertà, non gli fanno paura le nostre intenzioni malvagie, sa che lo porteranno alla morte, ma spera che sicuramente questa morte sarà la risposta definitiva a chi lo vuol cancellare, perché è fatta solo di amore e si trasformerà in risurrezione.

E’ la Parola, è la comunicazione di Dio: non è vero che Dio non parla, che ci lascia soli ad arrabattarci alla bell’e meglio. Dio si prende cura e ci viene a visitare.

Condivide con noi la vita provvisoria: non è un villaggio turistico in cui possiamo stringere i denti per qualche mese e poi andare altrove dove c’è la vera vita … no la nostra vera vita prende forma in questa terra precisa, in questo insieme di tensioni e problemi, gioie e dolori e qui ci sta Dio, ci sta colui che tutti riteniamo responsabile di tutti i nostri mali e viene a cercare di capire perché siamo così assetati di vita, e la vita è Lui, e ci adattiamo alle pozzanghere, e la felicità è Lui e noi la cerchiamo nello stordimento, la salvezza è Gesù e noi la andiamo a mendicare agli oroscopi.

Il Natale presto supera i momenti emotivi, per andare alla sostanza: belle le luci, buono il suono delle zampogne, ma la sua tenda, Dio me la deve mettere nei miei giorni quotidiani, nelle relazioni che costruisco con parenti e amici, nello slancio della missione, nella nostra pandemia; nella fila a fare i tamponi e – speriamo presto – nella coda a fare il vaccino.

I giovani, le giovani famiglie, i lavoratori, gli ammalati, i poveri potranno finalmente vedere che le nostre parrocchie sono abitabili, proprio a partire dalla tenda di Gesù? Sarebbero un segno di speranza!

3 Gennaio 2021
+Domenico

Che cosa dobbiamo cambiare per essere testimoni di Gesù?

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 19-28)

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Quando inizia una avventura che ci ha tenuti in tensione nell’attesa che cominciasse con tutti i preparativi, le immaginazioni, i pronostici … c’è bisogno di correre, non stare a ripensare, prendere posizione, mettere in atto tutte le risorse che abbiamo immagazzinato.

Gesù è venuto, è nato a Betlemme, ma si è rivelato agli uomini nella sua età matura e il Natale che ancora ci vede attardati a contemplare un presepio, è già proiettato verso il futuro, verso la missione del Figlio di Dio.

Il Battista riprende i suoi discepoli quasi a dire “che state ad aspettare? Io non sono quello che il popolo desidera incontrare da secoli, io ho solo fatto l’apripista: ora seguite Lui! Io vi battezzo qui nel deserto, io cerco di addolcire i vostri cuori induriti, vi invito qui per trovare uno spazio adatto a purificarvi, disinfettarvi di tutte le scorie di male che avete accumulato nella vita, a convertirvi insomma … ma la vostra vita non è qui nel deserto, è nelle città, nelle vostre case: ora se siete seri, andate da Lui!”

Non è forse così per noi questo tempo di pandemia? Invece di stare a lamentarci e litigarci perché non possiamo fare questo o quello, perchè il Natale e il Capodanno l’abbiamo dovuto vivere come mai abbiamo fatto, non ci sembra che dobbiamo lavorare per togliere tutte quelle scorie che abbiamo accumulato nella nostra vita da farla essere sempre una lamentela, una arrabbiatura, una velenosità, una serie di dispetti e di piccole vendette, di furbate, che alla fine ottengono solo di far star male chi sta peggio di noi?

Questo discorso da precursore è il discorso che deve poter fare ogni cristiano nel mondo, nel nostro mondo piuttosto secolarizzato, e nelle nostre comunità che … rischiano sempre di essere autoreferenziali, di guardarsi addosso.

La chiesa stessa non esiste per se stessa, esiste per indicare il futuro di Dio: è segno e strumento; se è segno vuol dire che non può essere ripiegata su di sé, tradirebbe la sua missione; se è strumento vuol dire che al suo interno c’è tutto quello che serve perché chi l’accosta possa fare quei salti di qualità che gli permettono di incontrare Gesù.

E’ Gesù da seguire, non chi lo annuncia: siamo tutti dita puntate verso di Lui. Le parrocchie ci sono non per se stesse, gli uomini di Chiesa ci sono non per se stessi, i cristiani ci sono non per se stessi, ma per aiutare tutti a tenere la direzione verso Gesù.

I farisei, molto autocentrati, vedendo che il popolo non li seguiva più, ma andava dietro a Giovanni si sono molto meravigliati di questo sfaldamento del popolo … però invece che domandarsi come cambiare per rispondere alla sete della gente, si sono trincerati dietro le loro autosufficienze.

Capita così sempre anche nell’amore, quando si percepisce che c’è qualcosa che non va, ci si difende, non si rientra dentro a domandarsi che cosa devo cambiare, dove sta la verità, chi devo essere per meritare l’amore e donare la vita … è solo alzando gli occhi a questo cielo che non è vuoto riusciamo a decifrare le regole della vita nuova che il Natale ci ha portato.

2 Gennaio 20221
+Domenico

S. Silvestro: la notte per seminare, ancora e sempre, speranza

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 1-18)

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Ogni giorno abbiamo … bisogno di riti per capire chi siamo, per capire che esistiamo, che il tempo passa, che la vita ha un senso: è un rito il “bacetto” prima di uscire di casa, è un rito la preghiera, lo è la telefonata o l’sms, il mazzo di fiori, il buon giorno anche se detto qualche volta tra i denti … è un rito il regalo di Natale anche se rischia di essere un ricatto o un legaccio.

Oggi, che è l’ultimo giorno dell’anno, è sempre stato un rito lo scatenarsi dei botti, dei brindisi, del lancio degli oggetti vecchi, della cena con gli amici, del cambio del calendario: è il tempo che passa inesorabile e forse si fa baldoria perché noi adulti che lo vediamo fuggire vorremmo fermarlo e i giovani vorrebbero scavalcarlo perché non vedono l’ora di essere autosufficienti e padroni della propria vita.

Il Vangelo invece per farci capire dove siamo e che cosa significa il passare del tempo ci rimanda al principio anziché alla fine, ci ricorda che all’inizio di tutto c’era la Parola: Non esisteva nulla, c’era il caos forse, esisteva solo Dio nella sua definizione fondamentale: comunicatore.

Dio era ed è Parola, uno che fa consistere il suo essere nel comunicarsi, nel farsi dono, nel proiettarsi verso, nel far essere: il tempo è cominciato proprio lì, dalla sua volontà di far essere l’uomo per dialogare con una libertà.

Proprio per portare questo dialogo alla sua massima possibilità, questo Dio Parola, questo Dio comunicativo, che ha fatto? Si è fatto uomo, si è dato una vita tra noi per aumentare al massimo il dialogo.

La comunicazione tra due persone è al massimo, quanto più grande è quello che si ha in comune: Dio ci ha regalato in Gesù di aver in comune la vita intera.

E noi ci avviamo a chiudere il 2020, un anno che è stato pieno di crisi e di fatiche, segnato da questa pandemia che già covavamo senza saperlo prima della fine dell’anno passato.

Non siamo ancora in grado di fare sintesi, perché se un anno finisce e se ne può fare un riassunto, la pandemia non finisce ci accompagna anche dopo questa notte di san Silvestro, che – giustamente – non possiamo vivere come tutte le altre, come abbiamo fatto negli anni passati.

Possiamo sempre fare un bilancio, per renderci conto di tanti doni e di tante prove, di tutte le persone che hanno condiviso con noi paure, impazienze, ribellioni, ma soprattutto che hanno condiviso con noi, la tensione dell’attesa del risultato dei tamponi, la felice scoperta che fossero negativi o la paura di averlo avuto positivo,;molti hanno condiviso ricovero in ospedale, terapia intensiva, guarigione … Altri ci hanno lasciato e li pensiamo nelle braccia di Dio Padre: la preghiera per loro è averli ancora vicini.

Sicuramente un pensiero di gratitudine questa notte deve andare a tutto il personale che sta curando la nostra salute sia in prima linea che nelle retrovie!

La notte di S. Silvestro, non solo quest’anno, non può essere baldoria per dimenticare, ma forza per cambiare: è diventare più maturi di un anno, è celebrare con un rito il tempo che passa, ma seminare ancora e sempre speranza.

31 Dicembre 2020
+Domenico

I cristiani: strada per Gesù Cristo

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,23) dal Vangelo del giorno (Gv 1,6-8.19-28)

«Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».

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Dietro ogni successo o grande personaggio c’è sempre qualcuno molto determinato o determinante che costruisce con la sua vita il vero successo del personaggio: lui non compare mai, lavora nel silenzio, sa stare al suo posto, dedica la sua vita, la vive con gioia, sa che cosa gli tocca fare e  come e dove stare perché tutto riesca bene: è quello che fanno spesso i genitori per i figli, dietro ogni giovane atleta o artista c’è spesso un papà o una mamma nell’ombra che col loro lavoro, il loro amore hanno dato tutto ciò che era indispensabile per la riuscita del figlio; non appariranno mai sui giornali o se vi appariranno, sarà sempre incalcolabile la dedizione e il sacrificio di cui sono stati capaci.

È così la figura di Giovanni Battista, chiamato appunto il “precursore”, colui che prepara e che scompare, colui che sa stare al suo posto, colui che vede in Gesù il punto più alto della vita e della storia e vi si mette al servizio.

“Giovanni è stato un grande” – dice Gesù alla gente, – in lui si è condensata ed è arrivata al vertice l’attesa dei secoli, ha intuito il nuovo che stava per sorgere, gli ha dedicato la vita. È stato per tutti una freccia puntata: non ha permesso a nessuno di attardarsi a guardare a sè, ma ha continuamente fatto alzare lo sguardo alla salvezza piena.

“Tra i nati di donna nessuno è grande come lui”, è più grande anche di Mosè: Lui è l’ultimo gradino della scala dell’attesa; si stacca dal passato perché prelude al futuro, ma si stacca anche dal futuro, perché questo è di una novità tale che il più piccolo del regno è più grande di lui. Attraverso Gesù si passa dalla realtà umana ad essere figli di Dio … e quando arriva Gesù, si dichiara non più all’altezza neanche di allacciargli i sandali.

Ha fatto tutta una vita da mediano, ha continuato a passare il pallone, perché altri realizzassero, ha servito “palle goal” a Gesù, se il paragone non vi sembra irriverente; ha fatto un lavoro paziente di tessitura, non ha mai voluto andare sotto gli spalti della curva a urlare, a strapparsi la maglietta, a incitare i fan, a mietere il giusto successo del suo lavoro.

Lui ha sempre lavorato nell’ombra: ha inaugurato il modo di vivere del cristiano, ha anticipato il vero trionfo di Cristo che sarà su una croce.

Abbiamo bisogno di sentirci anche noi frecce puntate a qualcosa di più grande di noi: I cristiani non portano a se stessi nel mondo, i propri interessi, ma vogliono fare da strada per Gesù Cristo.

Il cristiano fa una “vita da mediano” in quella grande partita che è il regno di Dio, il luogo della speranza che a tutti arrivi Gesù, ed è per questo che Dio non ci abbandona mai.

13 Dicembre 2020
+Domenico

Il tempio non c’è più, le nostre chiese sono preghiera e abbandono in Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 2,13-22)

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Anche in questa pandemia l’immagine che ci danno radio e televisioni sono sempre di gente fatta di compratori e venditori: giusto che si dia vita al commercio che permette a molte persone di vivere onestamente … si fanno talmente intelligenti le pubblicità che ti diverti pure mentre ti spremono e ti alleggeriscono il portafogli.

Se poi vai in un paese del terzo mondo vedi che tutti vendono e comprano di tutto, in tutti gli spazi possibili delle strade: non c’è catapecchia che non esponga il suo banchetto vendita. La più nobile ci ha pure una vetrinetta per il posteggio delle mosche.

Vendere e comprare è sentirsi vivi, è sperare, e avere relazioni è riempire la vita. Perché  non lo dovrebbe essere anche l’esperienza  religiosa, questo bisogno profondo dell’uomo, questo lato misterioso della vita umana?

Presso il tempio di Gerusalemme, punto di convergenza di tutto un popolo, crocevia di attese, di sofferenze, di speranze, crocevia di illusioni e di tensioni, rivoluzioni, vendere e comperare era diventato connotazione determinante.

Non andrai davanti a Dio a mani vuote?! Come puoi pensare che Dio ti benedica se sei così spilorcio? La vuoi pagare quella grandine che hai evitato o ti vuoi proprio rovinare senza evitare la prossima? Sarai un poveraccio, ma due spiccioli per un paio di tortore li puoi scucire anche tu.

Non erano preghiere, non erano dialoghi con Dio, non era abbandonarsi nelle sue mani, era “commerciare” con lui, era ridurre Dio a mercante.

Arriva Gesù, non è la prima volta che va al tempio, anche Giuseppe e Maria  un giorno si erano comperati un paio di colombi, ma questa volta non riesce più a “sopportare” questo ritratto che fanno del Suo Padre amatissimo. Il Regno di Dio non è fatto così, il povero non ha pedaggio da pagare per farsi ascoltare dal Signore; la religione di Dio, suo Padre, è la religione del cuore non della borsa.

Dio non si compera, ma si ama!

“Avete fatto della casa di mio Padre un mercato” … e butta all’aria tutto. Quando poi gli chiedono che autorità ha di fare questo rincara la dose e lancia una sfida: “distruggete questo tempio e in tre giorni lo riedificherò”. Dire questo era un reato punibile con la morte, e poco dopo gliela daranno con la crocifissione.

Dice il Vangelo che gli apostoli tennero in mente questo che Gesù aveva detto e capirono più tardi che il tempio era il suo corpo, la sua vita, risorto dopo tre giorni.

Il tempio di marmi e ori non avrà vita molto lunga: a parte la distruzione del 70 da parte dei romani nel giro di poco tempo tutti quei sacerdoti dovranno “cambiare lavoro”. Un rapporto di un procuratore romano degli inizi del II secolo dopo Cristo riferirà a Roma che sono in crisi le macellerie: perchè non si sacrificava più nessun tipo di bestiame.

“Voglio misericordia non sacrifici, il cuore contrito non un portafoglio più appiattito!” … e il tempio per incontrare Dio cambierà completamente.

Anche questo cambiamento di modo di mettersi in relazione con Dio verrà caricato sul conto di Gesù: non tocchi mai impunemente i soldi di nessuno, ma ne esce ripulito, più vero, più autentico il volto di Dio Padre.

9 Novembre 2020
+Domenico

San Michele – forza di Dio, San Raffaele – medicina di Dio, San Gabriele – l’inviato di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 47-51)

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E’ una festa molto popolare quella che si celebra oggi nel nome dei tre arcangeli di cui esplicitamente parla la Bibbia: il Vangelo riporta una frase di Gesù in dialogo franco e schietto con Natanaele, che si meraviglia di Gesù che lui non ha mai visto e che invece lo conosce profondamente.

A Gesù è bastato infatti sentire la sua frase schietta di scarso, se non addirittura nullo, apprezzamento per un abitante di Nazareth come Gesù e averlo visto sotto il fico, e lo invita a riservare la sua meraviglia, il suo stupore, la sua franchezza a cose ben più grandi, come la grande dedizione di servizio degli angeli, che salgono e scendono, cioè venerano e riconoscono nella sua umanità il Figlio di Dio.

Certo è un linguaggio molto simbolico che Natanaele capisce, apprezza, e vuol approfondire, perché il giorno dopo si presenta anche lui alle nozze di Cana e lì vedrà il primo grande segno del cambiamento dell’acqua in vino che dà inizio per il Vangelo di Giovanni alla missione umano-divina di Gesù.

La Chiesa però oggi vuole che fissiamo l’attenzione su una terna importante di arcangeli che stanno al servizio di Dio e dell’umanità, facendosi messaggeri della volontà di Dio presso gli uomini e custodi della stessa vita e cammino degli stessi uomini.

Sono san Michele, Forza di Dio, di cui nell’Apocalisse si ricorda il suo grande combattimento con gli angeli contro il drago, che insidia la bontà dell’umanità.

San Gabriele, l’inviato di Dio, che annuncia il cambiamento della storia di Dio con l’uomo con il suo dialogo preciso e impegnativo con Zaccaria – ricordate – nel tempio, quando gli annuncia, poco creduto, che diventerà padre del precursore di Gesù, Giovanni il Battista e lui ancora annuncia a Maria che diventerà la madre di Gesù.

San Raffaele medicina di Dio, che nella Bibbia viene descritto come colui che aiuterà Tobia nel suo viaggio per portare al vecchio padre una medicina per ricuperare la vista che aveva perso durante il sonno dopo un suo tormentato e faticoso atto di pietà nel seppellire, come era solito fare, persone ammazzate e negate di sepoltura.

Insomma … esiste un’altra moltitudine di creature, gli angeli, che Dio ha posto come custodi a ciascuno degli uomini, anch’essi dotati di libertà e volontà per servire al meglio Dio, ma come l’uomo tentati nell’uso della loro libertà.

Chi non usa bene la sua libertà, ma si mette contro Dio sarà cacciato nel regno delle tenebre e diventerà spirito di divisione e di male, cioè diavolo o demonio o satana.

Gli angeli comandati dagli arcangeli hanno fatto guerra agli spiriti del male, hanno vinto, sono stati precipitati lontano da Dio, mentre loro sono diventati particolari protettori di ogni persona. A noi il compito di essere attenti al loro aiuto e pregare perché siano sempre al nostro fianco contro le tentazioni al male.

29 Settembre 2020
+Domenico

Chi fa compagnia al crocifisso riceve sempre in dono sua Madre

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 19, 25-27)

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Ieri abbiamo contemplato il Crocifisso, oggi contempliamo sua madre che sta ai piedi di questo crocifisso, che è suo figlio: un coraggio unico, una maternità tutta avvolta nella partecipazione al presente e al futuro del Figlio. Tante mamme sono state colpite dalla morte del proprio figlio e tutte si sarebbero volentieri sostituite al figlio nella morte.

La nostra contemplazione si riempie di domande: dove è che Dio ha spiegato potenza, disperso superbi, rovesciato potenti, innalzato umili, rimandato ricchi? Qui sta avvenendo tutto il contrario.

E la Madonna del magnificat è lì: c’era la madre di Gesù come a Cana, come sempre nei momenti cruciali della storia della salvezza. Ne era passato di tempo, ne avevano macinato di kilometri Gesù e il suo gruppo … ora sembra tutto finito e buttato.

C’è Gesù che possiede ancora un tesoro prezioso, non si sente solo, ha ancora qualcosa, sente la dolcezza e la tragica dedizione di sua madre.

E’ più solo invece Giovanni, nella sua giovinezza, nel suo slancio, nella sua ingenuità di sognatore: ha bisogno di una madre per non smettere di sognare vita e salvezza … e Gesù si rivolge a lui: “Figlio ecco tua madre, tua madre sta qui.”

Quanto è confortante sentirti dire: qui c’è tua madre.

Quando la nostra croce o quella che vediamo sulle spalle degli altri  risulta troppo pesante, guarda che qui c’è tua madre;

Se la tentazione è forte, qui c’è tua madre;

Se la disillusione è dolorosa, qui c’è tua madre;

Se la solitudine è insopportabile e l’incomprensione ti disorienta, guarda che qui c’è tua madre;

Se la scelta del tuo futuro è difficile e lo vedi oscurato, qui c’è tua madre;

Se la fame e l’ingiustizia, la paura e la violenza minacciano di spegnerti la speranza, qui c’è tua madre;

Se i tuoi occhi non scorgono più la bellezza della vita, qui c’è tua madre;

Se la guerra ti toglie anche l’ultima illusione di un mondo nuovo, qui c’è tua madre;

Se l’incanto del virtuale ti distrae dalla vita vera e te la deforma, qui c’è tua madre;

Se non riesci a deciderti di fare della tua vita un dono a una persona come te, per sempre, senza tentennamenti, contro tutte le tentazioni di ritornare a casa tua, qui c’è tua madre.

Maria è una grande consolazione, è una certezza, è un rifugio sicuro, è un punto di riferimento, è un approdo.

Ma Gesù non ha ancora terminato di offrire pace e salvezza, ha un desiderio da esprimere a sua madre: “donna, ecco tuo figlio”. E’ una preghiera a sua madre per Giovanni, per ogni giovane, per ogni persona che si è trovata travolta nella sofferenza, malati, anziani, positivi a una pandemia, incidentati e sbalzati da una moto, assassinati in attentati e guerre.

Lui conosce ogni smarrimento di ciascuno di noi e ci affida a sua madre, conosce la superficialità che ci tenta tutti e dice: questi, così come sono, anche se sono disgraziati, sono tuoi figli.

Quando non riescono ad ascoltare il Signore nel silenzio della preghiera e ad accoglierlo nella sofferenza, madre sono tuoi figli;

Quando non hanno il coraggio di vendere tutto, darlo ai poveri e seguire radicalmente il Signore, madre sono sempre tuoi figli;

Quando si lasciano smarrire nei meandri della droga, della delinquenza, dello sballo, madre sono tuoi figli;

Quando si sposano e tentano di costruirsi un futuro e non sono capaci di amarsi, madre sono tuoi figli;

Quando nella loro vita di giovani sposi non hanno più vino, non sanno più sorridere, hanno perso la gioia della vita, credono di adattarsi a vivere a pane e acqua, madre sono tuoi figli;

Quando per la malattia che li tormenta non riescono a sorridere, madre sono tuoi figli;

E’ questo il testamento di Gesù, è questo che motiva la contemplazione dell’Addolorata: noi siamo presi in affido da Maria, e la vogliamo custodire perché Gesù ce l’ha donata proprio nel momento della morte, nell’offerta di sé fino all’ultima goccia di sangue. E siccome in ogni Messa si rinnova quel dono supremo, noi sappiamo che ai piedi di ogni altare anche oggi c’è Maria che si sente dire da Gesù “sono tuoi figli”, e noi siamo confortati perché Gesù ci ripete “qui c’è tua madre”.

Oggi ogni sguardo al Crocifisso deve richiamarci la dolcezza di Maria, il testamento di Gesù per noi.

15 Settembre 2020
+Domenico