Non ci fa paura l’eternità

Una riflessione su Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 39-40) dal Vangelo del giorno (Gv 6, 35-40)

«E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

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Ci sono parole che nella nostra esperienza facciamo fatica a capire … faccio qualche esempio: infinito, eterno, sempre, mai, illimitato, perpetuo, perenne … le usiamo per dire alcune esagerazioni o alcune esigenze che stanno nella nostra vita.

Vogliamo amore eterno, possibilità senza limiti, promettiamo per sempre, diciamo che non ci dimenticheremo mai … soprattutto se si pensa all’esperienza del tempo, che finisce, ci perdiamo alla ricerca dei significati.

Gesù usa uno di questi termini con grande enfasi: eterno; promette a chi gliela domanda la vita eterna, chi crede in lui avrà la vita eterna. Eterno significa pieno, senza limiti, oltre ogni tempo, senza fine.

E’ possibile per noi pensare qualcosa che non finisce mai, che continua per sempre? Nella nostra vita facciamo esperienza di realtà che hanno tutte una vita breve: tutte le cose che vediamo sono limitate; di infinito ci sono forse dei pensieri ricorrenti … tutto è caduco, tutto è finito: Sempre e mai non fanno parte della nostra esistenza o per lo meno sono riferite impropriamente al tempo della nostra vita che non ha niente di illimitato, di eterno.

Invece Gesù ci dice che chi crede in Lui ha la vita eterna, la pienezza, l’infinito, la perennità: c’è una vita che è stata guadagnata a noi dalla sua croce che avrà il massimo di felicità e che non tramonterà mai. Lui solo è capace di donarcela, di farcela vivere, di renderci degni di goderla … è la sua vocazione, è il compito che Dio Padre gli ha affidato: la sua volontà, da sempre stabilita sul mondo, è che “non perda nulla di quanto egli mi ha dato”.

Dio è Padre e se ama, ama per sempre! C’è una vocazione per ogni uomo, un dna che non tramonta e che caratterizza la vita: essere per sempre nella sua felicità.

Sono pensieri che ci danno le vertigini, perché vanno al di là di ogni esperienza, ci inondano di stupore e ci immergono in una vita che non è quella che sperimentiamo … ma sicuramente quella che desideriamo, che sogniamo, e Gesù ce l’ha presentata: Lui è incaricato solennemente da Dio Padre di non perdere nessuno di noi.

Capiamo allora ancora di più quella sua decisione irrevocabile e sofferta di prendere la croce: voleva bucare il cielo e farci tutti salire ad abitarlo per sempre, per questo ha iniziato il discorso sull’eternità dicendosi pane della vita, una vita che va ben oltre l’esperienza che abbiamo … della nostra.

21 Aprile 2021
+Domenico

Gesù: cibo per una fame impossibile

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,35) dal Vangelo del giorno (Gv 6,30-35)

Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

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Fame e sete sono bisogni che assillano ancora molta parte dell’umanità: fame e sete di pane, di nutrimento, di acqua, degli elementi fondamentali della vita umana dividono ancora l’umanità in ricchi e poveri, in affamati e sazi, in denutriti e obesi.

Parole come pane e acqua, in alcuni nostri contesti non dicono niente, in altri sono ancora e sempre l’assillo quotidiano: il bisogno di pane e di acqua, la fame e la sete non sono solo di un momento, ma tornano sempre finché viviamo, ci accompagnano per tutta la vita, sono segno di salute, di voglia di vivere …

.. e Gesù parte da questa esperienza determinante per aprire l’uomo a una prospettiva più ampia della sua esistenza: tutto il capitolo sesto di Giovanni, iniziato con una moltiplicazione dei pani, ci comunica il progetto di Gesù “pane di vita” che è culminato nel discorso eucaristico dell’ultima cena … e questa settimana la liturgia ce lo presenta ogni giorno fino alla completezza.

C’è una fame e una sete che non passa col cibo e con l’acqua; ci sono dei bisogni profondi che non si possono esaudire con cibo e bevanda; ci sarà una sorgente di acqua zampillante che è fatta per un’altra sete … un pane che è fatto per un’altra fame? E’ la sete di felicità, è la fame di amore: per questi bisogni occorre un altro pane, un’altra acqua.

Aveva provato quella donna al pozzo in Samaria a dialogare con Gesù di acqua, di pani, ma Gesù subito la smaschera: “Non ti nascondere dietro questi bisogni, tu hai un’altra sete più profonda dentro. Abbi il coraggio di guardarti nella coscienza e di leggere che hai una vita da alimentare con lo Spirito.”

Gesù si pone davanti … agli uomini come il pane della vita, il sostegno vero, il nutrimento necessario, normale, quotidiano: “vai cercando felicità ovunque, perché non la cerchi nella mia vita, nella mia Parola? Perché non ti decentri dal tuo continuo guardarti addosso e non alzi lo sguardo a me per aprirti alla bellezza di Dio, alla pienezza della felicità?”

Gesù risorto si presenta al mondo proprio così: il pane della vita, il sapore dei nostri giorni, il nutrimento della nostra fame di verità, di gioia, di amore, ma anche di solidarietà, di carità, di disinteresse … non solo, ma si rende presente in questo pane e ogni chiesa è la casa, la custodia del pane della vita, che è il pane di un Dio che non ci abbandona mai.

20 Aprile 2021
+Domenico

Non si vive per mangiare, ma si mangia per vivere

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 26-27) dal Vangelo del giorno (Gv 6,22-29)

Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».

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C’è un istinto fortissimo nella nostra vita che è quello della conservazione: scatta dentro di noi per sopravvivere, fin dai primi istanti di vita ci fa piangere, urlare, chiedere perché abbiamo fame e vogliamo essere nutriti.

Un bambino non sente ragioni finché non lo si soddisfa … poi l’istinto modifica i suoi modi di esprimersi, usa la ragione, l’intelligenza, la furbizia, l’ingegno, si organizza, produce, accumula: insomma … diventa un interesse che non ti abbandona mai nella vita, tanto che se non ti lasci educare da valori più alti rischi di non uscire dal circolo vizioso che mette te al centro della vita e tutti gli altri attorno, e magari in dipendenza: allora anziché istinto diventa calcolo, cattiveria, sopruso, sfruttamento, disumanità.

L’amore deve farsi strada entro questa prepotente tendenza!

Gli ebrei del tempo di Gesù erano stati sfamati da quella prodigiosa moltiplicazione dei pani: “Che bello! Con Gesù abbiamo risolto il problema della fame. Che vuoi di più? Noi lo seguiamo e lui ci mantiene; parla bene, dice delle cose belle, è buono, sa aprirci il cuore e ci permette pure di vivere.” … e Gesù non manca di farlo notare alla gente che lo segue: “voi mi cercate perché vi siete riempiti la pancia; quello era un segno e voi vi fermate al segno; dovete fare uno sforzo per andare oltre. Non si vive per mangiare, ma si mangia per vivere. Non solo, ma c’è una vita da nutrire che non è soddisfatta dal cibo materiale; la vostra vita ha bisogno di fare un salto di qualità, dovete coltivarvi un’altra tensione, più forte dell’istinto della fame, che vi apre spazi di bellezza, di amore, di generosità, di poesia, di spiritualità.”

L’uomo non ha bisogno solo di pane e di cose materiali per dare significato al suo vivere, ma soprattutto ha bisogno di dare risposta alla fame di verità, di libertà, di felicità che sente continuamente crescere dentro: ha un cuore che non si può fermare a girare attorno a se stesso, ha uno spirito che lo tende sempre verso qualcuno che sta oltre, ha sete di Dio … e la sete di Dio la si soddisfa solo con la fede.

Gesù si pone al crocevia di questa sete e si offre come sicura speranza di pienezza di umanità, quella cui tutti aspiriamo, e la sua preoccupazione è quella di aiutarli a mano a mano a pensare a un altro pane che è Lui stesso, e che è l’Eucarestia.

19 Aprile 2021
+Domenico

Non abbandonare la nostra barca

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 19-21) dal Vangelo del giorno (Gv 6, 16-21)

Dopo aver remato circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non temete». Allora vollero prenderlo sulla barca e rapidamente la barca toccò la riva alla quale erano diretti.

Audio della riflessione

La nostra vita è proprio una barca che solca mari, fiumi, torrenti, oceani a seconda della capacità di libertà che ci creiamo, a seconda della vocazione che ciascuno vive o delle situazioni che la vita ci costringe spesso ad affrontare. Qualche volta sembra tutto tranquillo, altre volte ci si sente buttati in problemi più grandi di noi, spesso ci si sente alla deriva, senza mete e certezze. La nostra vita, la nostra barchetta deve destreggiarsi in mezzo a tante situazioni difficili. La meta è il porto della felicità, ma la barca non scivola da sola verso la felicità, va orientata, occorre tenere il timone nella direzione giusta. E spesso il timone si rompe o scende la nebbia a occultare la meta e rischiamo di perderci. Spesso siamo senza bussola, nessuno ci può indicare la strada.

Gli apostoli un giorno partono da soli e prendono il largo, non c’è Gesù. Infuria una bufera che mette a repentaglio la loro vita. Continuano a fare miglia e miglia senza toccare riva, senza arrivare al porto, girano su se stessi. Scorgono Gesù da lontano che li incoraggia, lo prendono con sé e rapidamente la barca toccò la riva. Contro la loro fatica inutile, con Gesù riescono con rapidità a giungere alla meta.

E’ troppo evidente il significato. Con Gesù nella barca della nostra vita non dobbiamo temere niente, non giriamo a vuoto, non torniamo disperati sui nostri passi, come quando si perde la strada; non lavoriamo per niente,  non ci perdiamo d’animo, né  ci possiamo scoraggiare. Lui è il Signore della vita, Lui ci ha creati e ci ama ad uno ad uno, Lui ci può salvare.

Il nostro unico impegno è di fidarci di Lui, di affidarci alla sua potenza e alla sua bontà. Sembrerebbe facile, ma occorre una grande fede, una profonda fiducia, un taglio alla radice delle nostre false sicurezze, cui ci abbarbichiamo, che difendiamo pur sapendo che non portano a niente. Crediamo di essere noi gli artefici della nostra vita, invece è Lui.

Avere fiducia in Dio non significa abbandonare la lotta o consolarsi della debolezza, ma avere la certezza che il cielo non è vuoto e che le nostre strade sono illuminate dalla sua presenza infallibile. Questo ci dà forza e decisione, ci fa affrontare i pericoli che rimangono sempre da superare, ma senza paura perché c’è Lui.

17 Aprile 2021
+Domenico

Basta un ragazzo per fare miracoli!

Una riflessione sul Vangelo del giorno (secondo Giovanni, captolo 6, versetti 1-15)

1 Dopo questi fatti, Gesù andò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, 2 e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi. 3 Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli. 4 Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. 5 Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». 6 Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare. 7 Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». 8 Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: 9 «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». 10 Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini. 11 Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero. 12 E quando furono saziati, disse ai discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». 13 Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
14 Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire: «Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!». 15 Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo.

Audio della riflessione

Dicono … che i giovani sono sbadati, che occorre sempre rimproverarli perché si dimenticano tutto … non sono poche le mamme o i papà che rincorrono i figli per portare loro a scuola o al lavoro ciò che hanno dimenticato.

Non è stato così di quel ragazzo che è andato a vedere Gesù sulla montagna: ne aveva sentito parlare, sicuramente, aveva anche lui una voglia incontenibile di vederlo, di sentirlo, di poter raccontare agli amici: io c’ero.

E’ tanta la gente che segue Gesù, che resta incantata dai suoi discorsi: si appassionano talmente a quanto dice che dimenticano tutto.

Lui invece, il ragazzo, il famoso sbadato, sa che a tempo giusto gli viene una fame da lupo, gli si fa un buco nello stomaco che nessuna parola può riempire. Che fa? si prende in saccoccia dei panini. Andrea ha allungato gli occhi e glieli ha contati: cinque pani e due pesci. 

E’ difficile capire come mai Andrea di fronte alla pratica impossibilità degli apostoli di affrontare il problema della fame della gente, faccia a Gesù questa affermazione: c’è qui un ragazzo con cinque pani e due pesci… Che vuoi dire Andrea? Stai canzonando Gesù? Stai dichiarando la tua impossibilità a fare qualcosa? Credi che Gesù invece la possa fare? Sei tu stesso che dici: ma questi panini, che vogliono dire, che importanza hanno? La nostra capacità di intervenire che è di fronte a tanta gente?

La soluzione veramente lui ce l’ha: ciascuno si arrangi, che vadano ciascuno a casa sua, ciascuno pensi per sé. Non ha ancora capito niente dal maestro. Non ha capito che con Gesù il verbo arrangiarsi è sostituito da condividere, da lavorare assieme, da mettere a disposizione ciascuno il suo piccolo o grande contributo.

E Gesù moltiplica pani e pesci; e questa riserva del ragazzo diventa per Gesù il punto di partenza per sfamare tutta la gente.

L’offerta spontanea della propria debolezza è sempre inizio di un miracolo di amore. Lo sanno molto bene i santi che si sono fidati della provvidenza. Dio vuole sempre che mettiamo la mano sul fuoco per lui, che non dubitiamo, che siamo certi che farà sempre la sua parte.

La speranza nasce dalla fiducia e dalla generosità di chi rischia per amore, non dalla sicurezza di chi possiede.

16 Aprile 2021
+Domenico

Un colpo d’ali

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 3, 31) dal Vangelo del giorno (Gv 3, 31-36)

«Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla della terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti.».

Audio della riflessione

Occorre spesso un colpo d’ali per alzarsi in volo sulla nostra vita e coglierne le dimensioni infinite che si porta dentro: siamo troppo appiattiti sulla terra, troppo ingolfati nella materia.

Con la scusa che dobbiamo risolvere i nostri problemi, che tutto quello che diciamo deve avere un riscontro concreto, ci siamo abituati a calcolare tutto secondo un interesse materiale: quanto costa? A che cosa serve? Che cosa mi viene in tasca? Alla fine che cosa mi porto a casa?

Sono le domande più normali con cui affrontiamo la vita … poi, grazie a Dio ci accorgiamo che ci sono realtà importanti che non stanno in questi angusti schemi: il gioco per esempio, la musica, la bellezza, l’amore, lo spirito.

La religione deve essere di questo tipo: deve aiutarci a librarci nel cielo della gratuità di Dio!

Chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla della terra, dice il vangelo, invece noi sappiamo che veniamo dal cielo, che il nostro futuro, il nostro passato, la nostra prospettiva è più grande: si usano termini come terra e cielo non per disprezzare il creato in cui viviamo e nemmeno per illudere di un posto diverso, astratto in cui dobbiamo vivere, ma per dare alla nostra vita una dimensione più completa, più vera.

Se c’è un difetto nel nostro tempo è proprio quello di aver appiattito tutto sulla percezione dei nostri sensi: quello che non vediamo e non tocchiamo non fa più parte del nostro orizzonte! Invece Gesù è venuto a presentarci un mondo “altro”, una vita futura, un Padre nostro che sta nei cieli.

Curiamo il corpo, ma sappiamo bene che è la faccia di un’anima che non muore mai, che non si può costringere sulla nostra terra.

Tanta nostra infelicità è dovuta all’appiattimento, alla prigione che ci siamo costruiti: ci siamo collocati in un bicchiere d’acqua e continuiamo a sbattere contro le pareti, mentre il nostro vero habitat è il vasto mare della vita che viene dall’alto, dal misterioso mondo di Dio.

C’è un vento dello Spirito che soffia su di noi e dà vita vera e dona Vita Vera: la creazione lo ha atteso, Gesù lo ha inviato.

Abbiamo bisogno di un’anima per tutte le cose: quest’anima viene dall’alto.

La risurrezione ha aperto i nostri confini, ha offerto gli orizzonti infiniti di quel Dio che anche in questo non ci abbandona mai.

15 Aprile 2021
+Domenico

Non c’è nessun “castigo”

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 3, 16-17) dal Vangelo del giorno (Gv 3, 16-21)

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.

Audio della riflessione

L’idea di un .. qualche castigo che la nostra vita si merita è abbastanza diffusa; dipende certo da come siamo stati educati, ma anche da una naturale tensione alla bontà, così che quando siamo inadempienti sentiamo un rimorso: ci alziamo il mattino e la nostra mente va subito a quello che abbiamo fatto, e il nostro errore richiama l’idea di una “riparazione”, di qualcosa da pagare per mettere almeno “in pari” la nostra vita.

Molto spesso si pensa che Dio debba regolare il “pareggio” tra male e bene … attraverso un “castigo”, una riparazione fatta con il castigo”.

Il Vangelo invece dice “Dio non ha mandato il figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di Lui”; Dio è sempre per la pienezza della vita e ha altri modi di pareggiare il conto – se vogliamo così dire – tra male e bene: l’amore!

Se c’è un progetto su questo mondo, che molti dicono essere “fatto a caso”, è proprio quello della salvezza di tutti: è il grande desiderio di Dio di fare in modo che ogni uomo raggiunga la felicità, la pienezza della vita … e a questa proposta, a questa domanda, risuonata fin dall’eternità “chi andrà per noi in questo mondo che si sta autodistruggendo?” Gesù aveva risposto “Eccomi, manda me”.

Siamo entro un progetto di amore, non di pareggio dei conti: la giustizia di Dio è l’amore, è la possibilità per ciascuno di prendersi in mano la vita; è una giustizia vera non una vendetta o una ritorsione, una pena o una riparazione.

La croce che Gesù s’è caricata sulle spalle è ricomposizione dell’ordine del creato, la vittoria del bene sul male, non il castigo!

Questi sono i discorsi del risorto: “Andate in tutto il mondo, annunciate e perdonate, rimettete i peccati.” … quello che Gesù ha fatto in vita deve diventare prassi normale dei suoi discepoli, e di tutti i cristiani.

Si teme spesso che un atteggiamento di questo genere “crei assuefazione”, dia la stura a gente che se ne approfitta … certo, nell’educazione delle giovani generazioni occorre una pedagogia della giustizia, del fare il proprio dovere, di mettere sempre … tutti davanti alla verità delle proprie azioni e responsabilità, ma la chiave risolutiva è sempre l’amore.

L’amore sta di casa nel cuore e solo Dio ne ha la chiave … perché è il solo che ci apre il cielo e dà alla nostra terra desolata la luce di una presenza di salvezza.

14 Aprile 2021
+Domenico

Un vento misterioso

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 3, 7-8) dal Vangelo del giorno (Gv 3, 7b-15)

«Non ti meravigliare se t’ho detto: dovete rinascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito».

Audio della riflessione

Ci capitano alcune volte delle esperienze di vita in cui diciamo “mi sembra di rinascere, mi sento rinato a una vita diversa”: può essere l’aver trovato un lavoro, l’essere uscito dall’incubo di una malattia, di cui non si vedeva la fine – come la pandemia, l’esperienza gratificante dell’aver incontrato la persona cui dedicare l’amore della nostra vita, una forte esperienza spirituale.

Ecco … nel discorso notturno tra Gesù e Nicodemo si parla proprio di questo vento misterioso dello Spirito che entra nella vita di una persona inaspettatamente e la cambia: Nicodemo era andato da Lui – come tutti sappiamo – di notte; forse la sua posizione di prestigio nel Sinedrio non gli permetteva di avere contatti ufficiali, forse voleva tenere per sé e non sbandierare a tutti i tentativi di ricerca della verità per trovare quella felicità cui tutti siamo chiamati, sicuramente Gesù lo aveva “incantato” e in Lui era sicuro di trovare risposta a tutti i suoi perché. 

La risposta non si fa attendere: “occorre rinascere”, la vita va riportata a un nuovo inizio; non si può vivere di restauri, di pezze, di aggiustamenti, occorre affrontarla ex novo, da un altro punto di vista.

Capita spesso così anche a noi, quando vediamo che non ce la facciamo a cambiare, a dare una svolta positiva al nostro continuo tornare nel peccato, nel vizio, sulle strade dello spacciatore o del venditore di illusioni, del gioco o dell’alcool … occorre rinascere, affidarsi allo Spirito.

La risurrezione, che ancora sta al centro della riflessione e della esperienza pasquale, è questa novità che dobbiamo abituarci a fare nostra:

  • non siamo destinati, ma chiamati;
  • non siamo abbandonati, ma ricuperati;
  • non siamo condannati, ma salvati!

La tentazione di vivere come se non fossimo destinati alla risurrezione è grande: la nostra scarsa fantasia prevede sempre che tutto sia come prima, che si tratti di piccole correzioni di rotta, di qualche sentimento un po’ più buono che dopo Pasqua possiamo anche nutrire … invece è una vita nuova che deve risorgere, è una vera conversione.

Questa forse è la parola che più permette di capire che cosa Dio sta scrivendo nelle nostre esistenze: un cambiamento, una nuova meta, una vita del tutto diversa, un insieme di desideri e di ideali alti cui sempre occorre rispondere.

E’ lo Spirito che soffia dentro le nostre vite e le lancia su nuovi orizzonti, gli orizzonti di quel Dio che non ci abbandona mai.

13 Aprile 2021
+Domenico

Vogliamo resettare la vita … è possibile?

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 3, 1-8)

Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio».
Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».

Audio della riflessione

Rinascere è l’aspirazione di ogni persona che ha provato delusioni nella vita, che si è dovuto incontrare con esperienze negative che gli stanno intorbidando l’esistenza … nel computer c’è una operazione facilissima che ci permette di partire da capo, dopo che in maniera maldestra magari abbiam fatto confusione, abbiamo rovinato file e programmi: resettare, portare il sistema allo stato iniziale, permette di cancellare tutto e di ripartire di nuovo, reimpostare, cambiare modo di lavorare, di scrivere, di progettare.

La vita … la possiamo resettare? C’è un comando facile che ci permette di tornare ai box di partenza come se niente fosse?

E’ stata la domanda di Nicodemo a Gesù: c’è andato di notte, perché lui era un uomo in vista e la sua posizione non gli permetteva di avere consuetudini con Gesù, di compromettersi con Lui … e la domanda che gli fa è di poter riuscire a intravedere un nuovo progetto del vivere.

Lo aveva sentito tante volte parlare di regno di Dio, di nuovo mondo, di storia di bontà e di amore; è possibile vederne nascere un germe? E Gesù: per vedere un mondo nuovo occorre nascere di nuovo, c’è una nuova nascita che il cristiano deve accogliere e deve cercare: è la nascita dall’acqua e dallo Spirito.

Noi lo chiamiamo battesimo: è l’unica possibilità che ci è data di morire a un mondo vecchio e nascere a un mondo nuovo; possiamo resettare la vita solo così, lasciandoci immergere nella morte di Cristo e nella sua risurrezione, per questo è fondamentale per il cristiano il battesimo: è un lavoro che fa solo lo Spirito Santo, perché è solo Lui che ricostruisce nella vita degli uomini e delle donne i lineamenti della vera vita, quella di Gesù.

Lui è artista, Lui – lo spirito – è scultore, Lui è forza, Lui è l’amore … a noi sembrano solo gocce di acqua che passano scivolando sulla testa dell’uomo, del bambino, della persona, invece il battesimo è una vera e autentica collocazione del nuovo cristiano nel mondo di Dio.

Lavare i peccati non è opera di bucato, ma è generazione a una nuova vita: non solo cancella, ma fa vivere; non solo libera, ma fa diventare liberi: è la sorgente da cui zampilla speranza vera, vita nuova.

12 Aprile 2021
+Domenico

Tomaso ritorna alla comunità credente

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Audio della riflessione

La vita con le sue gioie e le sue speranze, le sue pene e le sue fortune … non siamo soli ad affrontarla: c’è una famiglia, ci sono gli amici, c’è quel tessuto di relazioni umane che ti fa sentire di qualcuno … alcune battaglie si sono fatte assieme … nel momento delle difficoltà del progetto ci si dà una mano l’un l’altro.

Certe scelte sono state fatte assieme e si sostengono assieme … ma c’è anche un momento nella vita in cui sei lasciato solo con te stesso, con la tua coscienza … non ti può aiutare nessuno: Penso a Tommaso Moro, prigioniero nella Torre di Londra, le figlie che si fanno in quattro per rendergli la prigionia meno amara e tentare un compromesso una possibile soluzione. Lui resta solo: ha da decidersi con la sua coscienza che non gli permette di scendere al minimo compromesso con Enrico VIII e va incontro alla morte col suo agghiacciante, ma rasserenante umorismo.

San Tommaso, l’apostolo che a Pasqua non s’aspettava che Gesù ricomparisse, nella vecchia compagnia di disperati, da risorto e che se ne stava fuori, al ritorno si sente a forza di tirar di nuovo dentro nell’avventura del Nazareno: “Abbiamo visto il Signore” gli dicono, lo tormentano, lo sommergono i suoi vecchi amici … gli piacerebbe credere, tornare come prima, riprendere la faticosa, ma bella peregrinazione per la Palestina e ridare speranza agli sfiduciati con Gesù, ma gli avvenimenti del Calvario gli hanno scavato dentro un abisso di disperazione: “Non ci credo neanche morto, non mi state a convincere … ho ancora negli orecchi quei colpi secchi sui chiodi che gli hanno stritolato i polsi, mi hanno creato un buco nell’anima. Quel colpo di lancia per verificare che era morto me lo sono sentito nel mio petto. non mi bastano le vostre parole, la vostra amicizia. È qualcosa tra me e lui. Devo fare i conti con la mia coscienza.”

E Lui, Gesù, arriva: “Tommaso sono qui, ricomponi con le tue dita e la tua mano gli squarci lasciati nel mio corpo. Hai ragione a riportare tutto alla tua coscienza, ma ora affidati.” … e Tommaso ritorna alla comunità credente: “Mio Signore e Mio Dio.”

11 Aprile 2021
+Domenico