Vieni con me! Ci stai? Sarà dura, ma vedrai che felicità

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 43-51)

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Se hai deciso di intraprendere una strada, non puoi restare solo: se ti si è fatta chiara una missione hai bisogno di condividerla, se hai trovato quello che da una vita cercavi … per lo meno lo dici agli amici, non vuoi far perdere loro l’occasione di fare una esperienza che tu hai vissuto e che ti ha dato felicità.

Così è stato delle prime persone che Gesù ha scelto: Lui, da un po’ di tempo gira avanti e indietro per il lago, vede la vita tenace e impegnata della gente, tutti i giorni a faticare per vivere, a lavorare sodo per darsi una minima possibilità di vita … ha ascoltato le parole le conversazioni della gente, ha visto la forza che ci mettevano nel perseguire i loro interessi e … li ha squadrati bene tante volte …

“Chi mi potrà dare  una mano ad annunciare il Vangelo? Chi di questi saprà scaldarsi per il mio Regno? Chi avrà forza e disponibilità a seguire una vita ardua e difficile? Occorrerà prima o poi scegliere.” … e sono loro gli abitanti delle rive del lago che si incuriosiscono di lui, che vogliono sapere che fa, che pensa, di che cosa vive, quali segreti ha in cuore: infatti erano incantati da lui!

Alcuni erano stati con Giovanni il battezzatore, ma nel sentire Gesù si apriva ancora di più il loro cuore vedevano che proprio di Lui avevano bisogno … poi finalmente Gesù comincia a  scegliere: “Tu, Filippo seguimi, vienimi dietro.” … e Filippo non può tenere per sé la gioia che prova a stare con Lui, a condividere la sua passione per la vita di tutti, a parlare della intimità che ha con Dio Padre.

Si fa in quattro per coinvolgere altri, lo dice a Natanaele, che lo gela con una battuta quasi insolente, se non fosse preziosa per la sincerità e la voglia di cose grandi che si porta dentro: “Ma che vuoi che venga fuori di bello da un paesetto sperduto, come Nazareth, fatto di montanari, che non ha mai prodotto niente di buono, se non amici con cui ogni tanto andiamo a sbaraccare?”

Ma anche Natanaele di fronte a Gesù crolla: E’ schietto, non ha maschere e Gesù non ha paura di chi dice come la pensa, non gli piacciono quelli che continuano a tergiversare, a mettere davanti scuse a una decisone urgente.

Più tardi alcuni gli diranno di volerlo seguire, ma metteranno davanti a Lui non solo tutte le scuse possibili, compresi i contratti di compravendita, ma anche decisioni impegnative, come lo sposarsi.

Alla loro età, alcuni hanno risposto “lo vado a chiedere a mio papà” … ma prenditi in mano la vita finalmente, non nasconderti dietro scuse che non portano a niente; la vita non ti salta addosso, tante volte ti schiva e ti lascia a far niente e a consumarla nell’inedia…

… e questi hanno il coraggio di mettere Dio al primo posto e si trovano riempiti d’amore.

5 Gennaio 2021
+Domenico

Gesù ci sceglie, ci chiama, ci dà luce per la nostra strada da seguire nella vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 35-42)

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Ciascuno di noi ha bisogno di un tessuto di relazioni per vivere, per orientarsi nelle scelte, per crescere, per dare alla sua esistenza una direzione, per sentirsi pienamente persona … e stiamo ancora facendo la brutta esperienza di limitare il più possibile lo stare con gli altri, a fare distanza fisica, che purtroppo diventa anche distanza sociale.

Abbiamo una forte identità, ma la costruiamo nel confronto, nel dialogo, nello scambio di sentimenti, nel coinvolgimento con altri … soprattutto poi se si tratta di portare avanti progetti, di lanciare messaggi, di convincere, abbiamo bisogno di fare squadra; ne facciamo ancora di squadre perché abbiamo strumenti comunicativi nuovi, ma proprio come i ragazzi che vogliono andare a scuola e che siamo tutti felici che possano riprendere, anche noi vogliamo tornare a fare squadra di presenza.

Gesù si trova lanciato sulla scena della vita del popolo di Israele con un perentorio “Ecco l’agnello di Dio”, che a noi ricorda un gesto liturgico quotidiano, ma che alla gente radunata sulle rive del Giordano dal Battista è apparso come la fine di una attesa, forse un po’ confusa.

“Sei tu che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?”

“Eccolo colui che stiamo aspettando. Io ho finito la mia parte – dice il Battista – il futuro è dalla sua”, e i discepoli di Giovanni si fanno discepoli di Gesù: lo seguono, cambiano guida, prima da curiosi, poi da veri appassionati: “Dove abiti? Che fai? Che vita vivi? Possiamo condividere con te il nostro tempo, la nostra ansia, le nostre aspettative? Hai per noi una risposta alle molte domande che ci facciamo? Abbiamo deciso con il Battista che non si può stare inerti ad aspettare, ora che la nostra attesa sembra approdare a Te, vogliamo stare con Te.”

“Ci veniamo anche con il sacco a pelo” direbbero i giovani, e Gesù con un “venite e vedete”, comincia a formare la sua squadra, comincia a chiamare esplicitamente a far parte del suo regno, inizia a formare i nuovi testimoni e continuatori della sua opera.

“I sacerdoti del tempio sono stati molto utili e necessari fino ad oggi, ma ora vi chiamo Io, vi scelgo Io, vi voglio stare cuore a cuore per prepararvi a donare il mistero della salvezza, per farvi entrare in comunione con il Padre, che è Dio l’altissimo” : è un bellissimo incontro tra la volontà dell’uomo e la chiamata di Dio.

Gli uomini, in questo caso gli apostoli, con un tam tam inarrestabile si passano la parola, si comunicano la gioia di una amicizia cercata a lungo e trovata … e Gesù trasforma la curiosità, la generosità, la voglia di avventura in una chiamata esplicita, in una missione che diventa concreta anche a partire – per qualcuno – dal cambiamento di nome: “tu ti chiamerai Pietro, non più Simone”.

E’ il mistero di ogni vita: cercatori e chiamati, liberi e convocati, spontanei e orientati, affascinati e impegnati esplicitamente.

Spesso ci domandiamo chi essere nella vita, come posso capire a che cosa sono stato chiamato, quale è la mia vocazione? È una ricerca certo delicata perché la chiamata di Dio si sposa sempre con la ricerca dell’uomo, con la sua intelligenza nel capire i segni che Dio ci lascia e che ci testimoniano che non ci abbandona soprattutto nella scelta del nostro futuro.

Non è detto che nel tempo di pandemia Dio non proponga per molti di noi una nuova vocazione nella vita … e che Dio ci illumini, per conoscerla.

4 Gennaio 2021
+Domenico

Cerca la sua tenda: è tra noi, nelle code per fare il tampone e, speriamo presto, a fare il vaccino

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv. 1, 1-18)

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“Accampati” siamo in questa terra: crediamo di aver messo basi solide, di esserne i padroni, abbiamo qualche fazzoletto di terra e ci abbarbichiamo come l’edera, ma è tutto provvisorio … a questa terra possiamo solo mettere “tende”, confortevoli, con i canaletti per lo scorrere dell’acqua come ci insegnano gli Scout, in posti il più possibile sicuri, ma chi è sicuro oggi dal terrorismo, dalla malvagità che aguzza ogni giorno fantasia e malvagità?

Con questa pandemia poi ci sembra sempre di essere in assetto di guerra. Se ne usano le stesse parole: c’è gente in trincea, che rischia la morte; molti delle retrovie non si rendono conto; è una battaglia che dobbiamo vincere, c’è un coprifuoco da rispettare, ci sono le ronde che lo fanno rispettare.

Vediamola invece come una prova, un invito a conversione, perché abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità: è aumentata una povertà generale e molti non ce la fanno, si sono incancrenite differenze sociali impensabili, sono aumentati i disoccupati… questo forse ci può stimolare di più a vivere la pandemia  come tempo di cambiamento, di fraternità che si scambia anche motivi di speranza!

Ebbene tra queste tende ce n’è una nuova anche quest’anno: è arrivato uno straniero, arriva proprio da un altro mondo. E’ una tenda come la nostra, ma diventa subito il centro di visite, di attacchi, di desideri e di improperi.

La gente si divide subito in due: chi con lui, chi contro. Ha messo la sua tenda qui perché i suoi non l’hanno voluto.

E’ Gesù: Il verbo si è fatto carne e abitò fra noi, quell’abitò è alla lettera pose la sua tenda; viene ad abitare la nostra povertà, non gli fanno paura le nostre intenzioni malvagie, sa che lo porteranno alla morte, ma spera che sicuramente questa morte sarà la risposta definitiva a chi lo vuol cancellare, perché è fatta solo di amore e si trasformerà in risurrezione.

E’ la Parola, è la comunicazione di Dio: non è vero che Dio non parla, che ci lascia soli ad arrabattarci alla bell’e meglio. Dio si prende cura e ci viene a visitare.

Condivide con noi la vita provvisoria: non è un villaggio turistico in cui possiamo stringere i denti per qualche mese e poi andare altrove dove c’è la vera vita … no la nostra vera vita prende forma in questa terra precisa, in questo insieme di tensioni e problemi, gioie e dolori e qui ci sta Dio, ci sta colui che tutti riteniamo responsabile di tutti i nostri mali e viene a cercare di capire perché siamo così assetati di vita, e la vita è Lui, e ci adattiamo alle pozzanghere, e la felicità è Lui e noi la cerchiamo nello stordimento, la salvezza è Gesù e noi la andiamo a mendicare agli oroscopi.

Il Natale presto supera i momenti emotivi, per andare alla sostanza: belle le luci, buono il suono delle zampogne, ma la sua tenda, Dio me la deve mettere nei miei giorni quotidiani, nelle relazioni che costruisco con parenti e amici, nello slancio della missione, nella nostra pandemia; nella fila a fare i tamponi e – speriamo presto – nella coda a fare il vaccino.

I giovani, le giovani famiglie, i lavoratori, gli ammalati, i poveri potranno finalmente vedere che le nostre parrocchie sono abitabili, proprio a partire dalla tenda di Gesù? Sarebbero un segno di speranza!

3 Gennaio 2021
+Domenico

Che cosa dobbiamo cambiare per essere testimoni di Gesù?

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 19-28)

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Quando inizia una avventura che ci ha tenuti in tensione nell’attesa che cominciasse con tutti i preparativi, le immaginazioni, i pronostici … c’è bisogno di correre, non stare a ripensare, prendere posizione, mettere in atto tutte le risorse che abbiamo immagazzinato.

Gesù è venuto, è nato a Betlemme, ma si è rivelato agli uomini nella sua età matura e il Natale che ancora ci vede attardati a contemplare un presepio, è già proiettato verso il futuro, verso la missione del Figlio di Dio.

Il Battista riprende i suoi discepoli quasi a dire “che state ad aspettare? Io non sono quello che il popolo desidera incontrare da secoli, io ho solo fatto l’apripista: ora seguite Lui! Io vi battezzo qui nel deserto, io cerco di addolcire i vostri cuori induriti, vi invito qui per trovare uno spazio adatto a purificarvi, disinfettarvi di tutte le scorie di male che avete accumulato nella vita, a convertirvi insomma … ma la vostra vita non è qui nel deserto, è nelle città, nelle vostre case: ora se siete seri, andate da Lui!”

Non è forse così per noi questo tempo di pandemia? Invece di stare a lamentarci e litigarci perché non possiamo fare questo o quello, perchè il Natale e il Capodanno l’abbiamo dovuto vivere come mai abbiamo fatto, non ci sembra che dobbiamo lavorare per togliere tutte quelle scorie che abbiamo accumulato nella nostra vita da farla essere sempre una lamentela, una arrabbiatura, una velenosità, una serie di dispetti e di piccole vendette, di furbate, che alla fine ottengono solo di far star male chi sta peggio di noi?

Questo discorso da precursore è il discorso che deve poter fare ogni cristiano nel mondo, nel nostro mondo piuttosto secolarizzato, e nelle nostre comunità che … rischiano sempre di essere autoreferenziali, di guardarsi addosso.

La chiesa stessa non esiste per se stessa, esiste per indicare il futuro di Dio: è segno e strumento; se è segno vuol dire che non può essere ripiegata su di sé, tradirebbe la sua missione; se è strumento vuol dire che al suo interno c’è tutto quello che serve perché chi l’accosta possa fare quei salti di qualità che gli permettono di incontrare Gesù.

E’ Gesù da seguire, non chi lo annuncia: siamo tutti dita puntate verso di Lui. Le parrocchie ci sono non per se stesse, gli uomini di Chiesa ci sono non per se stessi, i cristiani ci sono non per se stessi, ma per aiutare tutti a tenere la direzione verso Gesù.

I farisei, molto autocentrati, vedendo che il popolo non li seguiva più, ma andava dietro a Giovanni si sono molto meravigliati di questo sfaldamento del popolo … però invece che domandarsi come cambiare per rispondere alla sete della gente, si sono trincerati dietro le loro autosufficienze.

Capita così sempre anche nell’amore, quando si percepisce che c’è qualcosa che non va, ci si difende, non si rientra dentro a domandarsi che cosa devo cambiare, dove sta la verità, chi devo essere per meritare l’amore e donare la vita … è solo alzando gli occhi a questo cielo che non è vuoto riusciamo a decifrare le regole della vita nuova che il Natale ci ha portato.

2 Gennaio 20221
+Domenico

S. Silvestro: la notte per seminare, ancora e sempre, speranza

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 1-18)

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Ogni giorno abbiamo … bisogno di riti per capire chi siamo, per capire che esistiamo, che il tempo passa, che la vita ha un senso: è un rito il “bacetto” prima di uscire di casa, è un rito la preghiera, lo è la telefonata o l’sms, il mazzo di fiori, il buon giorno anche se detto qualche volta tra i denti … è un rito il regalo di Natale anche se rischia di essere un ricatto o un legaccio.

Oggi, che è l’ultimo giorno dell’anno, è sempre stato un rito lo scatenarsi dei botti, dei brindisi, del lancio degli oggetti vecchi, della cena con gli amici, del cambio del calendario: è il tempo che passa inesorabile e forse si fa baldoria perché noi adulti che lo vediamo fuggire vorremmo fermarlo e i giovani vorrebbero scavalcarlo perché non vedono l’ora di essere autosufficienti e padroni della propria vita.

Il Vangelo invece per farci capire dove siamo e che cosa significa il passare del tempo ci rimanda al principio anziché alla fine, ci ricorda che all’inizio di tutto c’era la Parola: Non esisteva nulla, c’era il caos forse, esisteva solo Dio nella sua definizione fondamentale: comunicatore.

Dio era ed è Parola, uno che fa consistere il suo essere nel comunicarsi, nel farsi dono, nel proiettarsi verso, nel far essere: il tempo è cominciato proprio lì, dalla sua volontà di far essere l’uomo per dialogare con una libertà.

Proprio per portare questo dialogo alla sua massima possibilità, questo Dio Parola, questo Dio comunicativo, che ha fatto? Si è fatto uomo, si è dato una vita tra noi per aumentare al massimo il dialogo.

La comunicazione tra due persone è al massimo, quanto più grande è quello che si ha in comune: Dio ci ha regalato in Gesù di aver in comune la vita intera.

E noi ci avviamo a chiudere il 2020, un anno che è stato pieno di crisi e di fatiche, segnato da questa pandemia che già covavamo senza saperlo prima della fine dell’anno passato.

Non siamo ancora in grado di fare sintesi, perché se un anno finisce e se ne può fare un riassunto, la pandemia non finisce ci accompagna anche dopo questa notte di san Silvestro, che – giustamente – non possiamo vivere come tutte le altre, come abbiamo fatto negli anni passati.

Possiamo sempre fare un bilancio, per renderci conto di tanti doni e di tante prove, di tutte le persone che hanno condiviso con noi paure, impazienze, ribellioni, ma soprattutto che hanno condiviso con noi, la tensione dell’attesa del risultato dei tamponi, la felice scoperta che fossero negativi o la paura di averlo avuto positivo,;molti hanno condiviso ricovero in ospedale, terapia intensiva, guarigione … Altri ci hanno lasciato e li pensiamo nelle braccia di Dio Padre: la preghiera per loro è averli ancora vicini.

Sicuramente un pensiero di gratitudine questa notte deve andare a tutto il personale che sta curando la nostra salute sia in prima linea che nelle retrovie!

La notte di S. Silvestro, non solo quest’anno, non può essere baldoria per dimenticare, ma forza per cambiare: è diventare più maturi di un anno, è celebrare con un rito il tempo che passa, ma seminare ancora e sempre speranza.

31 Dicembre 2020
+Domenico

I cristiani: strada per Gesù Cristo

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,23) dal Vangelo del giorno (Gv 1,6-8.19-28)

«Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».

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Dietro ogni successo o grande personaggio c’è sempre qualcuno molto determinato o determinante che costruisce con la sua vita il vero successo del personaggio: lui non compare mai, lavora nel silenzio, sa stare al suo posto, dedica la sua vita, la vive con gioia, sa che cosa gli tocca fare e  come e dove stare perché tutto riesca bene: è quello che fanno spesso i genitori per i figli, dietro ogni giovane atleta o artista c’è spesso un papà o una mamma nell’ombra che col loro lavoro, il loro amore hanno dato tutto ciò che era indispensabile per la riuscita del figlio; non appariranno mai sui giornali o se vi appariranno, sarà sempre incalcolabile la dedizione e il sacrificio di cui sono stati capaci.

È così la figura di Giovanni Battista, chiamato appunto il “precursore”, colui che prepara e che scompare, colui che sa stare al suo posto, colui che vede in Gesù il punto più alto della vita e della storia e vi si mette al servizio.

“Giovanni è stato un grande” – dice Gesù alla gente, – in lui si è condensata ed è arrivata al vertice l’attesa dei secoli, ha intuito il nuovo che stava per sorgere, gli ha dedicato la vita. È stato per tutti una freccia puntata: non ha permesso a nessuno di attardarsi a guardare a sè, ma ha continuamente fatto alzare lo sguardo alla salvezza piena.

“Tra i nati di donna nessuno è grande come lui”, è più grande anche di Mosè: Lui è l’ultimo gradino della scala dell’attesa; si stacca dal passato perché prelude al futuro, ma si stacca anche dal futuro, perché questo è di una novità tale che il più piccolo del regno è più grande di lui. Attraverso Gesù si passa dalla realtà umana ad essere figli di Dio … e quando arriva Gesù, si dichiara non più all’altezza neanche di allacciargli i sandali.

Ha fatto tutta una vita da mediano, ha continuato a passare il pallone, perché altri realizzassero, ha servito “palle goal” a Gesù, se il paragone non vi sembra irriverente; ha fatto un lavoro paziente di tessitura, non ha mai voluto andare sotto gli spalti della curva a urlare, a strapparsi la maglietta, a incitare i fan, a mietere il giusto successo del suo lavoro.

Lui ha sempre lavorato nell’ombra: ha inaugurato il modo di vivere del cristiano, ha anticipato il vero trionfo di Cristo che sarà su una croce.

Abbiamo bisogno di sentirci anche noi frecce puntate a qualcosa di più grande di noi: I cristiani non portano a se stessi nel mondo, i propri interessi, ma vogliono fare da strada per Gesù Cristo.

Il cristiano fa una “vita da mediano” in quella grande partita che è il regno di Dio, il luogo della speranza che a tutti arrivi Gesù, ed è per questo che Dio non ci abbandona mai.

13 Dicembre 2020
+Domenico

San Michele – forza di Dio, San Raffaele – medicina di Dio, San Gabriele – l’inviato di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 47-51)

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E’ una festa molto popolare quella che si celebra oggi nel nome dei tre arcangeli di cui esplicitamente parla la Bibbia: il Vangelo riporta una frase di Gesù in dialogo franco e schietto con Natanaele, che si meraviglia di Gesù che lui non ha mai visto e che invece lo conosce profondamente.

A Gesù è bastato infatti sentire la sua frase schietta di scarso, se non addirittura nullo, apprezzamento per un abitante di Nazareth come Gesù e averlo visto sotto il fico, e lo invita a riservare la sua meraviglia, il suo stupore, la sua franchezza a cose ben più grandi, come la grande dedizione di servizio degli angeli, che salgono e scendono, cioè venerano e riconoscono nella sua umanità il Figlio di Dio.

Certo è un linguaggio molto simbolico che Natanaele capisce, apprezza, e vuol approfondire, perché il giorno dopo si presenta anche lui alle nozze di Cana e lì vedrà il primo grande segno del cambiamento dell’acqua in vino che dà inizio per il Vangelo di Giovanni alla missione umano-divina di Gesù.

La Chiesa però oggi vuole che fissiamo l’attenzione su una terna importante di arcangeli che stanno al servizio di Dio e dell’umanità, facendosi messaggeri della volontà di Dio presso gli uomini e custodi della stessa vita e cammino degli stessi uomini.

Sono san Michele, Forza di Dio, di cui nell’Apocalisse si ricorda il suo grande combattimento con gli angeli contro il drago, che insidia la bontà dell’umanità.

San Gabriele, l’inviato di Dio, che annuncia il cambiamento della storia di Dio con l’uomo con il suo dialogo preciso e impegnativo con Zaccaria – ricordate – nel tempio, quando gli annuncia, poco creduto, che diventerà padre del precursore di Gesù, Giovanni il Battista e lui ancora annuncia a Maria che diventerà la madre di Gesù.

San Raffaele medicina di Dio, che nella Bibbia viene descritto come colui che aiuterà Tobia nel suo viaggio per portare al vecchio padre una medicina per ricuperare la vista che aveva perso durante il sonno dopo un suo tormentato e faticoso atto di pietà nel seppellire, come era solito fare, persone ammazzate e negate di sepoltura.

Insomma … esiste un’altra moltitudine di creature, gli angeli, che Dio ha posto come custodi a ciascuno degli uomini, anch’essi dotati di libertà e volontà per servire al meglio Dio, ma come l’uomo tentati nell’uso della loro libertà.

Chi non usa bene la sua libertà, ma si mette contro Dio sarà cacciato nel regno delle tenebre e diventerà spirito di divisione e di male, cioè diavolo o demonio o satana.

Gli angeli comandati dagli arcangeli hanno fatto guerra agli spiriti del male, hanno vinto, sono stati precipitati lontano da Dio, mentre loro sono diventati particolari protettori di ogni persona. A noi il compito di essere attenti al loro aiuto e pregare perché siano sempre al nostro fianco contro le tentazioni al male.

29 Settembre 2020
+Domenico

Schietto, deciso, generoso

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 43-51)

Si trova ancora gente schietta, che dice pane al pane e vino al vino, che non usa mille circonlocuzioni per dire quello che pensa, perché vorrebbe far capire e non capire.

Qualcuno ha imparato l’arte del politichese: non riesci mai a capire che cosa ti promette e che cosa ti nega; non è da meno l’arte dell’ecclesialese, del parlare di Dio complicandolo in maniera tale da aggiungere confusione anziché introduzione al mistero grande e bello di Dio, che si è fatto comprensibile nel Vangelo che è la sua parola fatta carne, che ha voluto proprio mescolarsi a noi per comprenderci e farsi comprendere.

In genere sono i giovani i più schietti, quelli che non hanno ancora maschere, che preferiscono andare al cuore della questione; qualcun altro invece – ed è più grave se è un adulto – è invece insolente, buzzurro, grossolano dice quello che pensa, ma non pensa quello che dice.

E’ del primo tipo invece quel giovane – si chiama Natanaele – che Gesù vede da lontano un po’ discosto dai suoi amici che invece sono andati diritti a Gesù per dirgli la loro voglia di stare con Lui.

Natanaele ha delle riserve, si è fermato al sentito dire, alle beghe di paese, alle voci che circolano sempre in ogni piccola borgata per mettere la zizzania anche nel Padre nostro.

C’è qualcuno che ha la vocazione a tagliare panni addosso alla gente, a seminare dubbi, a inserire sospetti, a far trionfare il disprezzo, e Natanaele, seguendo radio scarpa, pensa fuori dai denti e lo dice pure ad alta voce vedendo Gesù, che gli hanno presentato come proveniente da Nazaret: ma che può uscire di buono da Nazaret, da un paese da fame, da una borgata dimenticata da Dio e dagli uomini?!

Gesù non s’offende, ammira la schiettezza, ma lo provoca a sua volta: sei pulito, sei integro, non fai complimenti, non ti nascondi dietro maschere, ma queste tue doti devi lanciarle su orizzonti più ampi … “Mettile al servizio del Regno di Dio, mettiti a parlare agli uomini con schiettezza che c’è un Dio che ci ama, vieni con me a fare vangelo, a produrre notizie vere e non affittare la tua bella intelligenza ai luoghi comuni, ci sta.”

Natanaele scatta sorpreso, ci sta; qualche giorno dopo sarà con Lui alle nozze di Cana, perché lui è di Cana e a Cana nascerà proprio la speranza, che da apostolo convinto e deciso col nome di Bartolomeo porterà nel suo annuncio al mondo intero.

Un apostolo schietto, deciso, verace.

24 Agosto 2020
+Domenico