Maria Maddalena, testimone del Risorto

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 20, 1.11-18)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Audio della riflessione

Maria, è chiamata Maddalena, dal castello di Magdala, località situata nella costa occidentale del lago di Tiberiade, dove nacque. Fu tormentata da demoni nella sua giovinezza, ma illuminata dalla … Grazia Divina ne venne liberata e visse una vita più serena.

Liberandola dai “Sette Demoni” Gesù la fece quindi diventare sua discepola. Sul Calvario sfidò l’ira dei nemici di Gesù, assistette alla morte del suo Maestro, e non s’allontanò se non dopo la sepoltura di Lui. Non vedeva l’ora che trascorresse il sabato, per correre ad imbalsamare con profumi ed aromi il corpo adorabile di Gesù, e fu la prima ad avere la grazia di vederLo risorto.

La domenica mattina, difatti, sull’albeggiare, Maria corse al sepolcro del Salvatore, ma affacciatasi non vide più nulla: piena di angoscia, mentre le lacrime cominciavano a scendere, velandole lo sguardo, Maddalena si affacciò e guardò nuovamente: due angeli vestiti di bianco le chiesero: « Donna, perché piangi? »; ella rispose «Perché hanno portato via il mio Signore e non so dove l’abbiano messo ».

E detto ciò si voltò e vide Gesù in piedi, senza però riconoscerLo, che le disse: «Donna, perché piangi? chi cerchi? » ed ella, pensando che fosse l’ortolano, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai messo ed io lo prenderò».

Gesù le rispose: «Maria?». Maria si voltò ed esclamò: « Rabbunì ! », che in aramaico vuol dire “Maestro Buono”.

Le disse Gesù: « Non mi toccare, perché non sono ancora asceso al Padre mio; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: «Ascendo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». 

Si narra – poi – che, salito Gesù al cielo, Maria Maddalena fu perseguitata e gettata poi su una vecchia nave senza vela e senza remi, venne abbandonata in balia delle onde, ma miracolosamente approdò a Marsiglia: scelse per dimora una squallida spelonca e quivi visse per trent’anni in penitenza, preghiera, lacrime e digiuno nutrendosi esclusivamente della presenza degli angeli, finché il 22 luglio del 66 s’addormentò nel bacio del Signore e volò in cielo per adorarLo in eterno.

Si narra sempre che fu sepolta a Saint Maximin-la-Sainte Baume, dove i monaci dell’ordine di San Cassiano vegliano ancora oggi sul suo sepolcro e tomba in alabastro.

La scelta che caratterizzò la sua spiritualità, la sua fede in Gesù, la sua conversione radicale a Cristo Signore è stata quella di non averlo mai abbandonato sotto la croce e di averlo per prima annunciato Risorto al mondo: dentro questa meravigliosa vicenda umana, femminile, credente ci sta un tesoro d’amore limpido, purissimo, che la avvicinò in modo particolare a Gesù, così da essergli una testimone appassionata e convincente, contro le vedute antiche che non si degnavano di dichiarare mai vera la testimonianza di una donna.

In quel mondo maschilista, solo l’uomo era degno di fede; Gesù scelse per primo, invece, e per una realtà unica, una donna per la Risurrezione: la Maddalena.

22 Luglio 2021
+Domenico

Tommaso, buttati, va oltre il tuo toccare: affidati al mondo di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 20, 24-29)

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!».

Audio della riflessione

Fa parte anche dei nostri modi di dire popolari: sei proprio come Tommaso, ci vuoi sempre mettere il naso, non ti fidi di noi vuoi proprio essere tu a toccare e vedere per essere sicuro. Tommaso l’apostolo, che oggi ricordiamo, era proprio così. Aveva avuto la sfortuna di non farsi trovare da Gesù la sera di Pasqua nel Cenacolo con gli altri apostoli, quando Gesù, finalmente alla fine di quella giornata convulsa si è presentato vivo a tutti. Tomaso invece non c’era, lui non ce l’aveva più fatta a stare a raccontarsi la delusione, l’amarezza, la disperazione della sconfitta, della morte ignominiosa del maestro. Non s’adattava alla perdita di quello che era per lui il sogno della sua vita.

Invece Lui, Gesù ai suoi amici si mostra vivo. Ti bastano i tuoi amici, no? Con loro hai condiviso tutti i giorni lieti con Gesù, con loro lo hai sentito tante volte parlare di regno dei cieli, con loro hai visto malati guarire, ciechi tornare a vedere… Perché non condividi con loro la gioia pulita dell’aver  incontrato Cristo vivo?

Nemmeno se mi ammazzaste ci crederei. Ho troppo nei miei occhi il suo sguardo smarrito, negli orecchi i colpi di quella mazza sui chiodi, il suo urlo disperato di fronte alla morte.. Non può essere che sia ancora vivo. Erano le difese di fronte alla novità assoluta delle risurrezione. Quasi non voleva nemmeno pensarci per non rimettersi in discussione, per non ribaltare la sua vita.

Spesso siamo nel dolore e troviamo gusto a starci, a farci compatire, quasi che la soluzione alla nostra debolezza ci venga dalla compassione. Invece Gesù si ripresenta e prende in parola Tomaso. Volevi mettere le tue dita nelle mie piaghe? Volevi rinnovarmi questo dolore che ho definitivamente sconfitto? Volevi dare la stura a tutti i tuoi dubbi? Eccomi.

E Tomaso crolla in adorazione, gli è bastato uno sguardo, un dialogo franco e senza infingimenti a Gesù per uscire con quella bellissima preghiera che possiamo dire ogni giorno, che può stare a fior di labbra sempre per dire la nostra debole fede, ma anche la nostra certezza di affidarci senza paura: Mio Signore e mio Dio. E’ sempre un atto fi fede, di abbandono, non è una costatazione fotografica, ma è un salto nel mondo di Dio

E’ l’abbandono totale, è la speranza che rinasce nello stupore di una presenza; è un nuovo sguardo sulla vita, sulle cose che ci capitano, sul nostro rapporto con Dio: Tu sei Signore della mia vita.

3 Luglio 2021
+Domenico

 

Seguitemi, statemi appresso

una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 21, 20-23) dal Vangelo del giorno (Gv 21, 20-25)

Pietro allora, voltatosi, vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, quello che nella cena si era trovato al suo fianco e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, vedutolo, disse a Gesù: «Signore, e lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che rimanga finché io venga, che importa a te?».”


C’è sempre nella vita un qualche commiato che dobbiamo prenderci o dagli amici, o dalla famiglia, comunque sempre da una consuetudine cui ci eravamo abituati e da cui spesso ci siamo sentiti fasciati: è una partenza per scelte definitive di vita come il matrimonio o una vocazione di consacrazione, oppure è una scelta che credi momentanea come quella degli studi e che poi si cambierà in definitiva, è una decisione che ci porta a  cambiare luoghi e spazi di condivisione. Tutti abbiamo alle spalle un passato, un arrivederci che si cambia in addio senza ritorno.

Gesù conclude la sua vita terrena e chiama a sé Pietro per caricarlo della responsabilità della chiesa. Gli affida agnelli e pecore, gli domanda di pascerle e governarle, come ha fatto lui, il buon pastore. E dopo domande scottanti gli dice un perentorio seguimi, stai dietro a me, vienimi appresso, non ti staccare da me, non perderti ancora nelle tue debolezze.

A distanza c’è Giovanni, il discepolo più giovane. Ormai tra lui e Pietro si è stabilita una forte condivisione di tutto. Dalla morte di Gesù in poi sono sempre assieme. Assieme corrono al sepolcro, assieme vedono la tomba vuota e credono, assieme sono sulla barca e scorgono Gesù, assieme ora si accomiatano da Gesù.  Giovanni a distanza è presente all’investitura del futuro papa e Pietro si preoccupa di lui. Signore, e lui?

Anche lui seguirà Gesù, ma ora le strade si dividono, come sempre nella vita. Ciascuno ha una sua vocazione, un suo compito. Ciascuno nel piano di Dio è scelto a vivere in pienezza la sua vita, ha un suo tracciato, ha la sua responsabilità di risposta. Ciascuno di noi deve essere consapevole che è lui in prima persona che deve decidere e dire il suo sì. Molti ti possono aiutare, ti mettono a disposizione  la loro amicizia, ma tocca a te deciderti, e rispondere personalmente alla chiamata. Pietro arriverà a Roma e qui morirà martire, Giovanni vivrà più a lungo, avrà una sua missione, racconterà a tutti del suo amatissimo Gesù col suo quarto vangelo e ci permetterà di scandagliare nel suo cuore, di avere la certezza che il cielo sopra di noi non è vuoto, ma pieno della sua presenza. 

22 Maggio 2021
+Domenico

… e noi decidiamo di stare con te SEMPRE

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 60-69)

Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?». Gesù, conoscendo dentro di sé che i suoi discepoli proprio di questo mormoravano, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita. Ma vi sono alcuni tra voi che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E continuò: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio».
Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui.
Disse allora Gesù ai Dodici: «Forse anche voi volete andarvene?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

Audio della riflessione

Ci capita molte volte di sentirci chiamati dentro avventure più grandi di noi, di misurarci le forze per vedere se riusciamo ad affrontare la sfida: spesso è uno sport, molte altre volte invece è la vita, la famiglia, la casa, il lavoro … Spesso è un ideale che ci viene proposto da chi ha grandi mete, grandi sogni e vede in noi la possibilità di una risposta generosa e vera…

San Giovanni Paolo II quando incontrava i giovani, soprattutto nelle giornate mondiali della gioventù; li sapeva spingere a ideali alti, a imprese impossibili e a tu per tu li incoraggiava. Molti hanno fatto cose grandi nella loro vita, per la chiesa, per i poveri, per la loro nazione, dietro la sua spinta.

Era così anche Gesù: proponeva ai suoi discepoli cose grandi, oltre ogni possibilità umana, ma molta gente lo abbandonava; dice il Vangelo “molti si tirarono indietro e non andavano più con Lui”: era sta fatta loro la proposta dell’Eucaristia, del nutrirsi del suo corpo e del suo sangue, inaudito, impossibile, troppo arduo da capire … e Gesù che vuole sempre il massimo di libertà quando fa le sue proposte, dice con molta franchezza ai suoi discepoli: “Volete andarvene anche voi? Volete ritirarvi? Sentite che non ce la fate? Vi cedono le forze? non riuscite a fidarvi di me? Avete in cuore l’idea che io vi abbandoni, che vi lasci soli? Non ve la sentite di osare tanto?”

… e non posso qui non ricordare che questo brano di Vangelo che si propone oggi nelle messe era quello che san Giovanni Paolo II propose nella messa conclusiva della Giornata Mondiale della Gioventù del 2000 – ormai 21 anni fa – di fronte a 2 milioni di giovani, andando contro alla tradizione della Giornata Mondiale della Gioventù che alla messa conclusiva propose sempre  il brano di vangelo che ne contiene il motto; in quel caso, dell’anno 2000, era un pezzo del Vangelo di Giovanni, il primo capitolo, in cui era scritto “Il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare tra noi” … aveva davanti un mondo giovanile entusiasta, coltivato in tutte le giornate mondiali che anche con sofferenza aveva presieduto … poteva almeno raccogliere il frutto del suo lavoro accarezzando di più questo mondo giovanile, addolcendo il vangelo con altre belle frasi, una qualche bella parabola, commovente che sempre vangelo è …

Invece no! Fece risuonare di fronte a quella gioventù entusiasta, che divenne pure profetica, la domanda cruda e provocatoria del Vangelo: Volete andarvene anche voi?

La tentazione dei discepoli di girare i tacchi a Gesù è forte: il giovane cui aveva indicato la strada della vita piena lo aveva lasciato, Giuda lo abbandonerà tradendolo; qualcuno che gli dice si, ma poi se ne va lo ha incontrato … molti al momento giusto sono fuggiti!

La debolezza va messa in conto e non spaventa Gesù: Lui sarà sempre pronto a raccogliere la fragilità per cambiarla in cammino di ripresa … infatti Pietro che ha capito che nella sua vita l’unico che gliela può riempire è Gesù, dice con ingenuità: “Signore, che credi? Che noi abbiamo alternative alla tua pienezza? Tu hai parole di vita piena, oltre ogni limite, una parola che ci riempie il cuore di gioia oltre ogni misura. Tu sei la pienezza di Dio, la santità di Dio, il cielo della nostra aspirazione quotidiana e decidiamo di stare sempre con te.”

… e San Giovanni Paolo II alla messa conclusiva di quella Giornata Mondiale della Gioventù del 2000 disse “Nella domanda di Pietro: “Da chi andremo?” c’è già la risposta circa il cammino da percorrere. E’ il cammino che porta a Cristo. E il Maestro divino è raggiungibile personalmente: è infatti presente sull’altare nella realtà del suo corpo e del suo sangue. Nel sacrificio eucaristico noi possiamo entrare in contatto, in modo misterioso ma reale, con la sua persona, attingendo alla sorgente inesauribile della sua vita di Risorto …”

L’Eucaristia è il sacramento della presenza di Cristo che si dona a noi perché ci ama: egli ama ciascuno di noi in maniera personale ed unica nella vita concreta di ogni giorno, nella famiglia, tra gli amici, nello studio e nel lavoro, nel riposo e nello svago.

Ci ama quando riempie di freschezza le giornate della nostra esistenza e anche quando, nell’ora del dolore, permette che la prova si abbatta su di noi: anche attraverso le prove più dure, infatti, egli ci fa sentire la sua voce.

“Sì – diceva il papa – cari amici, Cristo ci ama e ci ama sempre! Ci ama anche quando lo deludiamo, quando non corrispondiamo alle sue attese nei nostri confronti. Egli non ci chiude mai le braccia della sua misericordia. Come non essere grati a questo Dio che ci ha redenti spingendosi fino alla follia della Croce? A questo Dio che si è messo dalla nostra parte e vi è rimasto fino alla fine?

E Pietro, nella persona di papa Francesco, continua come tutti i suoi predecessori anche oggi ad alzare tutti noi alle parole più impegnative di Gesù.

24 Aprile 2021
+Domenico

Tomaso ritorna alla comunità credente

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Audio della riflessione

La vita con le sue gioie e le sue speranze, le sue pene e le sue fortune … non siamo soli ad affrontarla: c’è una famiglia, ci sono gli amici, c’è quel tessuto di relazioni umane che ti fa sentire di qualcuno … alcune battaglie si sono fatte assieme … nel momento delle difficoltà del progetto ci si dà una mano l’un l’altro.

Certe scelte sono state fatte assieme e si sostengono assieme … ma c’è anche un momento nella vita in cui sei lasciato solo con te stesso, con la tua coscienza … non ti può aiutare nessuno: Penso a Tommaso Moro, prigioniero nella Torre di Londra, le figlie che si fanno in quattro per rendergli la prigionia meno amara e tentare un compromesso una possibile soluzione. Lui resta solo: ha da decidersi con la sua coscienza che non gli permette di scendere al minimo compromesso con Enrico VIII e va incontro alla morte col suo agghiacciante, ma rasserenante umorismo.

San Tommaso, l’apostolo che a Pasqua non s’aspettava che Gesù ricomparisse, nella vecchia compagnia di disperati, da risorto e che se ne stava fuori, al ritorno si sente a forza di tirar di nuovo dentro nell’avventura del Nazareno: “Abbiamo visto il Signore” gli dicono, lo tormentano, lo sommergono i suoi vecchi amici … gli piacerebbe credere, tornare come prima, riprendere la faticosa, ma bella peregrinazione per la Palestina e ridare speranza agli sfiduciati con Gesù, ma gli avvenimenti del Calvario gli hanno scavato dentro un abisso di disperazione: “Non ci credo neanche morto, non mi state a convincere … ho ancora negli orecchi quei colpi secchi sui chiodi che gli hanno stritolato i polsi, mi hanno creato un buco nell’anima. Quel colpo di lancia per verificare che era morto me lo sono sentito nel mio petto. non mi bastano le vostre parole, la vostra amicizia. È qualcosa tra me e lui. Devo fare i conti con la mia coscienza.”

E Lui, Gesù, arriva: “Tommaso sono qui, ricomponi con le tue dita e la tua mano gli squarci lasciati nel mio corpo. Hai ragione a riportare tutto alla tua coscienza, ma ora affidati.” … e Tommaso ritorna alla comunità credente: “Mio Signore e Mio Dio.”

11 Aprile 2021
+Domenico

Sperava solo di poterlo abbracciare cadavere

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 20, 15-16) dal Vangelo del giorno (Gv 20, 11-18)

Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!».

Il pianto è esperienza comune degli uomini, è commozione, è gioia, è dolore, è sfogo, è spesso anche rabbia e desolazione, è il nostro essere che si libera dai sentimenti forti che prova e che si porta dentro.

Le lacrime sono anche un dono: sono la capacità di vincere la durezza del cuore per farci umani, comprensivi, veri, anche liberi … spesso occorre chiedere la grazia delle lacrime, per offrire a noi stessi la capacità di partecipazione umana a quel che ci capita.

Dice il vangelo, che chi piange dopo la risurrezione di Gesù è una donna, che lo aveva seguito, l’aveva ascoltato, cui deve la serenità ritrovata della sua vita: era stata liberata da sette demoni, da allora aveva ricominciato a vivere libera, serena, socievole … era diventata se stessa, non doveva più soggiacere a potenze maligne che la abitavano e la espropriavano della sia identità, dei suoi sentimenti, delle sue relazioni.

Gesù l’aveva ridonata alla socialità … e lei l’aveva seguito, non l’aveva più abbandonato: l’aveva annunciato a tutti il mattino, aveva ridestato dal torpore e dall’adattamento gli apostoli; quel primo giorno dopo il sabato era stata lei a ridare speranza a tutti!

“Là il corpo non c’è più!” … nella sua semplicità pensava solo di poterlo abbracciare cadavere, non era ancora riuscita a entrare nel mistero vero di Gesù, che le aveva cacciato i demoni. Sapeva che era molto di più: aveva detto che Lui era il vivente, il signore della storia e non poteva adattarsi ad essere prigioniero di un cadavere.

Da qui il pianto sconsolato, ma anche il bellissimo dialogo con Gesù. Si sente chiamare con il suo nome: Maria.

Quanto ti fa piacere sentirti chiamare per nome, sapere che qualcuno ti conosce, ti parla, ti tira  fuori dalla tua solitudine, ti significa col tono della voce che ti desidera, ti ama, ti vuole bene … e Maria Maddalena, sentendosi chiamare … non può non ritrovare in quella voce il suo maestro.

“Rabbunì, tu mi hai insegnato di nuovo a vivere, io sono ancora qui, ti pensavo perso per sempre, perchè non ti avevo creduto: ora so che sei tutta la mia vita non solo quella passata, ma anche la vita futura, soprattutto quella che oggi mi doni e che annuncerò a tutti” … e la Maddalena divenne per tutti noi l’annuncio che Dio in Gesù risorto non ci abbandona mai.

6 Aprile 2021
+Domenico

La Pasqua è la festa più bella e più grande per il cristiano (entrarono … videro … credettero!)

Una riflessione Esegetica sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,1-9)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (capitolo 20, versetti 1-9)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Audio della riflessione esegetica

Il grande mattino del primo giorno dopo il sabato presenta una novità: era un volgare lunedì, come tutti i nostri, quando riprendiamo il lavoro interrotto dalla domenica…

Sembrava ormai che la “vicenda Gesù” fosse tutta risolta: ammazzato lo abbiamo, sepolto pure, proprio non come volevamo noi in una fossa comune, in maniera che non fosse più identificabile dopo la morte, ma pur sempre cadavere.

La festa allora era il sabato, e il primo giorno dopo invece noi lo abbiamo chiamato “domenica”, il giorno del Signore.

Perché? Perché quel mattino il Signore, pestato a sangue e portato al macello, non è più nella tomba, è risorto, vincitore sulla morte, tornato a sconfiggere il male, che perseguita l’uomo di ogni tempo e di ogni coscienza.

Come sono andate le cose? L’abbiamo udito dal Vangelo … ci sono tre verbi che il vangelo di Pasqua ci presenta a conclusione di una corsa affannata e concitata di due apostoli al sepolcro: entrarono, videro e credettero: sono i tre verbi che devono caratterizzare la nostra vita cristiana.

Sono verbi riferiti a due persone: un giovane e un vecchio, che il mattino di Pasqua si misero a correre, stanati dalla loro inedia dal grido della Maddalena “hanno portato via il corpo di Gesù” … è Giovanni, il giovane discepolo che con Pietro si avventura di nuovo per quelle strade tragiche del giorno di Parasceve: avevano passato la giornata a piangersi addosso, a ridirsi la delusione … Pietro a raccontare continuamente il suo tradimento di cui non si dava pace; aveva ancora le lacrime agli occhi: non erano lacrime di disperazione, ma di amore … cercato; non era all’altezza … all’altezza dell’amore profondo di Gesù, ma … sempre tenace a riprendere il cammino verso di Lui.

Giovanni si stava domandando che cosa ne sarebbe stato della sua giovane vita … la corsa però finisce col cuore in gola davanti a quel sepolcro: si può entrare, la pietra è ribaltata  fuori dalla guida necessaria per farla rotolare, quindi nemmeno si devono chiamare rinforzi per poter entrare … qualcosa di strano è accaduto ed entrano: nella vita occorre sempre entrare, non stare alla finestra, in superficie; non si può vivere di “virtuale”, di simulazioni, di carta stampata o di immagini che scorrono sempre davanti agli occhi mattino e sera, che ti danno solo le idee degli altri.

Papa Francesco dice, sempre, ai giovani di non stare in poltrona o al balcone a passare la vita: ognuno deve farsi  la sua esperienza, lasciarsi prendere  la vita, non la fantasia o i “selfie” soltanto.

Le persone vanno incontrate, non fotografate o salutate solo con qualche sms.

Gli occhi corrono in un baleno alla pietra su cui era stato posto il cadavere, quegli occhi in cui ancora c’era la visione del corpo martoriato, che hanno incrociato lo sguardo d’amore di Gesù, quell’ultimo suo sorriso nel dono supremo di sua madre “Figlio ecco tua madre”.

Quegli occhi si aprono sulla assoluta novità di quel mattino: è importante aprire gli occhi, che spesso vogliamo tenere chiusi per non essere coinvolti, aprire gli occhi sull’evidenza, per uscire da comode ideologie che ci siamo fatti e che non vogliamo mettere in discussione mai.

“Guardami almeno una volta con amore” dice il marito alla moglie, la madre ai figli; “guardami per farmi sentire che riconosci la mia dignità di uomo” dice il vicino di casa, il collega di lavoro, chi ti lava i vetri al semaforo … che cerca una patria che non ha più.

E che videro gli occhi di Giovanni? Che cosa ha visto per concludere con l’adesione di fede? C’è ancora un lenzuolo, ma è afflosciato su di sé, ha ancora attorno le bende che lo tenevano stretto al cadavere, c’è ancora al posto del capo il fazzoletto che si mette sul capo di tutti i morti, ma è ricurvo, ancora al suo posto; dentro però non c’è più niente … il cadavere è sparito dall’interno, come se … vi fosse stato sottratto! Non è stato manomesso niente, non è stato portato via niente: i ladri si sarebbero preso tutto; un cadavere è sempre repellente, quello di un maledetto da Dio ancora di più.

Il corpo di Gesù non c’è più … e ha lasciato i segni della sua sepoltura intatti.

Il terzo verbo è la conclusione felice di tutta la tensione umana e intellettuale di Giovanni e di Pietro: credettero.

Certo Gesù lo aveva detto, ora le sue parole di risurrezione sono l’unica possibilità di leggere quello che essi vedono: Il Signore è risorto, è il momento massimo della libertà: i segni ci sono, ma la realtà è più profonda dei segni: non sei mai costretto a credere. La fede non è la dimostrazione di un teorema, perché la vita non è un teorema.  

Ora è il momento di affidarsi: hai usato la tua intelligenza, ti sei fatto tutte le domande vere della vita, hai visto dei segni, non sei stato alla finestra, ti sei immerso con onestà nei fatti, e adesso … devi fare il passo della fiducia: Signore mi fido di te, mi abbandono a te! Sei tu il mio Signore e il mio Dio. Non mi bastano le dimostrazioni, non mi sono sufficienti i ragionamenti, sento la dolcezza del tuo amore per me.

Credo e su questa fede oriento la mia vita: non è vero che la morte è l’ultima parola sulla vita, non è vero che la disperazione è l’ultima spiaggia di noi sfortunati; non mi abbandonare, perché il cammino è lungo … e vorrei che questa Pasqua mi illuminasse in ogni relazione della vita, in ogni luogo della mia esistenza, in ogni affetto che la rende un dono per gli altri.

Voglio fare pasqua davvero, e per sempre!

4 Aprile 2021
+Domenico

Un giorno di festa per Maria di Magdala: è Pasqua!

Una riflessione sul Vangelo del giorno (secondo Giovanni, capitolo 20, versetti 1-9)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Video della riflessione

Tutto nasce dalla caparbietà di una donna che non si dà pace di aver perso il senso della sua vita pur trovato a fatica: lei Gesù l’aveva rincorso, sapeva che non era stimata, strana appariva agli occhi della gente, sette demoni l’avevano posseduta e lui  l’aveva liberata, le aveva fatto provare ancora pace, gioia di vivere, armonia di rapporti con tutti, vita desiderabile. Poteva essere ora tutto finito?

Anche lei si stava “adattando”: l’unica cosa che riusciva a pensare di Lui era il suo corpo freddo, piagato, disprezzato e “violato”; almeno lo poteva imbalsamare e … con la sua compagnia di donne solidali nell’amore e nel dolore, aveva già preparato tutto: lo avrebbe ancora potuto toccare, ungere, dimostrargli concretamente affetto, anche se ormai solo a un corpo senza vita, rigido, inerte e senza il suo sguardo … il suo sorriso … il suo sguardo trafiggente e confortante.

Invece, il giorno dopo il sabato, il giorno dopo la festa più grande del popolo – un volgare lunedì, diremmo noi oggi – il giorno dopo di una distensione, di una vita in allegria e in compagnia, che per loro era stata giornata di paura e non di festa, ma comunque il primo giorno dopo, avviene la scoperta più grande della storia umana: viene registrato il fatto per eccellenza che cambia il significato dell’universo.

Il modo di essere portato a conoscenza di tutti, delle TV, della stampa accreditata, degli archivi, degli storici, dei nemici e degli amici, dei pensatori e dei menefreghisti, dei potenti e dei semplici … è la constatazione di un vuoto indecifrabile, incomprensibile, deludente: il grido di questa donna è risuonato tra i vicoli e i mercati di Gerusalemme, ma non sarebbe mai stata presa in considerazione come testimone in nessun tribunale e da nessuna autorità.

Già qui Gesù dimostra di cambiare il modo di pensare comune sulle donne: Là il corpo non c’è più, Gesù è vivo!

Si sentirà più tardi dire: Donna perché piangi? È una domanda che viene ripetuta ogni giorno nella nostra storia: non siamo stati abbandonati a un cieco destino di sofferenza! Il dolore sembra sopraffarci, ma c’è sempre chi ci assicura con un perché che le lacrime pur essendo il nostro pane di giorno e di notte non sono il nostro futuro.

Quel giorno si è aperta una finestra definitiva nella vita degli uomini: la finestra del tempo definitivo, una finestra di eternità!

Era il primo giorno dopo il sabato: Domenica, la chiameranno in seguito, non ricorderanno di Gesù il giorno della morte come si fa di tutti, santi compresi; non si celebreranno centenari del giorno del trapasso, pure tragico, ma di lui si parlerà sempre del giorno dopo il sabato.

La domenica per noi cristiani è il giorno dell’evidenza della resurrezione, della fine delle nostre lacrime, è un regalo che Dio ci ha fatto.

Ci vogliamo sentir dire ogni domenica: perché piangi? Sui tuoi fallimenti, sulle tue carognate che continuamente riesci a inventare, sui tuoi dolori insopportabili, sul tuo peccato, sulla storia che va sempre fuori riga, sul mondo di guerre che continuiamo ad alimentare, sulla disperazione ormai immotivata, sui nuovi modelli di violenza che fanno della religione il campo più ambito per farsi propaganda, per seminare terrore e confusione nelle coscienze, con una crudeltà efferata che non guarda a età, ma solo a fede in Gesù .

I due apostoli di cui parla il Vangelo di oggi, il vecchio e il giovane, Pietro e Giovanni, la nostra stanchezza e la nostra grinta – che possiamo avere anche a cent’anni – ci hanno dimostrato con tre verbi come si possa essere anche oggi cristiani: andarono, videro e credettero! Si sono mossi dalla loro disperazione, sono usciti dal dolore e dalla vergogna del tradimento, hanno aperto gli occhi sui fatti, sulle evidenze messe davanti ai loro occhi, e hanno orientato la loro vita alla fede, l’unica capace di dare ragione di quello che sperimentavano.

La domenica è capace di darci risposte, perché la Domenica è la nostra vera vita: è quella finestra sulla speranza che non verrà mai meno, a partire da questo primo giorno dopo il sabato che ancora noi oggi celebriamo con dignità e … se fosse una virtù, e di questi tempi barbari lo è … e anche con orgoglio.

4 Aprile 2021
+Domenico

La condizione del cristiano alla luce della passione e risurrezione di Gesù secondo Giovanni (capitoli 18-21): L’arresto di Gesù ci insegna come essere sempre “soggetto” delle nostre azioni e “persona” nelle nostre relazioni.

Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 18, 1-11)

1 Detto questo, Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Cèdron, dove c’era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli. 2 Anche Giuda, il traditore, conosceva quel posto, perché Gesù vi si ritirava spesso con i suoi discepoli. 3 Giuda dunque, preso un distaccamento di soldati e delle guardie fornite dai sommi sacerdoti e dai farisei, si recò là con lanterne, torce e armi. 4 Gesù allora, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». 5 Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era là con loro anche Giuda, il traditore. 6 Appena disse «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. 7 Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». 8 Gesù replicò: «Vi ho detto che sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano». 9 Perché s’adempisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». 10 Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. 11 Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?».

Audio della riflessione

Descrizione storico-geografica (18,1)

«Dopo queste parole, Gesù uscì con i suoi discepoli» – abbiamo sentito; uscire è una parola chiave nel Vangelo di Giovanni: indica l’uscita dal Padre, richiama l’esodo stesso degli ebrei dall’Egitto, la stessa uscita di Abramo da Ur dei Caldei – come ha vissuto papa Francesco in questo ultimo viaggio in Iraq – uscire, insomma, indica un gesto sempre coraggioso, come tanti si debbono fare nella vita.

«… Al di là del torrente Cedron …», al di là delle acque – quindi – come attraversare le acque al di là del mar Rosso, o le acque del Giordano: queste acque delimitano una schiavitù e quindi andare al di là è uscire da una schiavitù, da un impedimento, per entrare e “gustare una libertà”.

«… dove c’era un giardino …» richiama immediatamente il giardino dell’Eden, del paradiso terrestre – come lo abbiamo chiamato noi a catechismo da bambini – dal quale l’uomo uscì per consumare il suo peccato di disobbedienza a Dio.

«… entrò lì con i suoi discepoli…» Gesù invece vi decide di rientrare: c’è una volontà di Dio da realizzare … anche qui vediamo che Gesù è sempre al centro del racconto, si parla solo di Lui. Giovanni descrive la tragicità di quello che sta capitando, non si ferma a dare descrizione dell’evento, ma attraverso di esso, va oltre, lo colloca in un panorama vasto come la vita dell’universo e di Dio.

  • Gli avversari (18,2-3)

«… Anche Giuda, il traditore, conosceva quel posto, perché spesso Gesù vi aveva riunito i suoi discepoli …»; Giuda, un amore respinto, soffre dentro di sé delusioni d’amore, perché Cristo non è stato per lui quello che si immaginava di poter fare contro i romani oppressori, quindi  frustrante per la sua passionalità e ultimo motivo per il suo tradimento. Giuda conosce il luogo, riservato, segreto che rende più evidente il tradimento.

«… Giuda intanto era andato a cercare i soldati e le guardie, messe a disposizione dai capi dei sacerdoti e dai farisei », c’è quindi un gruppo di soldati romani agguerriti e di rappresentanti del mondo religioso: C’è insomma una coorte – come fa capire ancora meglio Matteo (Mt 26,47) – armati di spade e bastoni, e tutta la gamma delle inimicizie contro Gesù messe assieme dai sacerdoti del Tempio.

«… con lanterne e fiaccole »

Queste sono forse superflue perché era una notte di luna piena, ma indicano le tenebre da cui viene tutto il manipolo condotto da Giuda con le sue tenebre.

Non sono lanterne, la parola lampadon in greco non significa lucerne ad olio, per cui deve essere necessario averne un contenitore che fa da riserva e che si consuma bruciando (come del resto pensiamo avvenisse nell’episodio delle 10 vergini che aspettano lo sposo) ma dei bastoni preparati, spalmati a dovere da pece, da incendiare.

  • Gesù soggetto nel Giardino (18,4-7)

Gesù sapeva tutto quello che stava per accadergli. Perciò si fece avanti (esce) e disse: Chi cercate?

Gesù risponde ripetutamente: Io sono e con la luce della sua divinità appare nella pienezza della sua dignità. E’ lui il soggetto. E’ lui che va incontro ed è pienamente cosciente di quello che avviene e che ne consegue. La risposta del manipolo di gente è giusta, ma lui non si presenta tanto come il nazzareno, ma come il vero uomo Gesù nella pienezza della sua dignità di Figlio dell’uomo, di mandato dal Padre, di Figlio di Dio

Con le guardie c’era anche Giuda

Gv ci tiene a ricordare che c’è anche Giuda  per indicare la drammaticità di questo dialogo. Gesù è padrone della situazione (è lecito chiederci se questa descrizione è storica o simbolica; sta di fatto che è insegnamento del vangelo). E’ sempre Gesù che domina, Gv lo presenta sempre superiore agli eventi

  • Gesù conduce tutto l’arresto (Gv 8a)

Gesù domandò una seconda volta: Chi cercate?Quelli dissero Gesù di Nazareth

Ilverbo cercare non è parola a caso, come per dire che volete, che siete qui a fare….è la prima parola che Gesù dice agli apostoli, quando si sente seguito da due di loro, dopo l’indicazione del Battista: Ecco l’agnello di Dio. E’ un verbo di grande denità, che vuole obbligare chi lo cerca ad andare in profondità in questa ricerca. Non è certo la profondità di questa canaglia di gente, che cerca solo un uomo da ammazzare, uno che già hanno dovuto definire come delinquente, come mestatore di popoli. In pratica è come se Gesù dicesse: Cercate Dio o solo un uomo? Loro insistono sulla ricerca di un uomo vecchio. Non arriveranno mai a cercare il Figlio di Dio. Lo farà solo il centurione dopo averlo visto soffrire e morire. “Veramente costui era il Figlio di Dio!”

  •  Si preoccupa della salvezza degli apostoli (Gv 8b-9)

Gesù rispose: vi ho detto che sono io! Se cercate me, lasciate che gli altri se ne vadano. Con queste parole Gesù realizzava quello che aveva detto prima: nessuno di quelli che mi hai dato si è perduto

Nel massimo pericolo si preoccupa dei discepoli e del colloquio col Padre perché si adempisse la Parola del Padre

  • Il gesto di Simone (Gv 18,10-11)

Simon Pietro aveva una spada: la prese, colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Allora Gesù disse a Pietro: Metti via la tua spada! Bisogna che io beva il calice di dolore che il Padre mi ha preparato.

Pietro era armato, Gesù accettava che qualcuno fosse armato per i loro continui spostamenti in luoghi anche infestati da briganti (cfr il racconto del buon samaritano). Pietro colpisce per istinto secondo i principi di questo mondo. Gesù però riporta la reazione difensiva di Pietro oltre la violenza, vive sempre come persona in dialogo, non impulsivo, non smarrito, sempre come superiore alla dinamica degli  eventi e, anche qui, come soggetto che determina o almeno guida la sua passione.

Se avete badato il vangelo di Giovanni non dice niente qui della agonia di Gesù nell’orto, niente sui discepoli, sullo stesso bacio di Giuda, non c’è la distinzione di Marco dei tre tipi di discepoli. Qui Gesù non viene legato subito e questo avverrà dopo il versetto Gv18,12

Proviamo ora a riflettere su queste informazioni che ci hanno reso più consapevoli di chi è Gesù e di come si comporta.

Gesù non trasforma i fatti, ma li trasfigura. Ciascuno di noi nella sua vita non è solo un esecutore di cose che gli capitano, ma può tra-passare, andare oltre le tragedie umane, essere veramente lui il soggetto della sua vita, tenerla sempre in mano, non lasciarsi mai vivere, abbandonare tutto a quel che capita. Ci possiamo fare qualche domanda:

 Questa pandemia la devo subire solo o posso affrontarla con la mia dignità di persona? La perdita di lavoro o di qualche persona cara è tutto quello che posso pensare o c’è una capacità mia di non subire, ma di accogliere e collocare su un piano mio personale, del mio modo di vivere, dei miei progetti di vita e non perdere  proprio il fatto che sono io che li vive, non che li subisce? Facciamoci aiutare dai grandi simboli di Giovanni per rifletterci sopra e applicarli alla nostra vita:

  1. uscire, come esodo e atto di coraggio, cambiare modo di vivere…Da che cosa devo uscire che mi trattiene? Ho coraggio di lasciare vizi, abitudini da schiavo, situazioni incallite che fanno male a me e agli altri?
  2. entrare nel giardino significa nella terra promessa, aprirsi al futuro di Dio. Che futuro ha Dio per me? C’è una palude della mia vita di affetti, di relazioni, di rapporti che devo lasciare per entrare in un futuro diverso come Dio me lo fa capire?
  3. andare al di là delle acque, superando le schiavitù. Quali sono le acque che mi imprigionano nei miei vizi o peccati o balordaggini o atti che fanno male a me, ai miei familiari…?
  4. ricerca dell’uomo: che uomo cercate? Quello smarrito o l’uomo nuovo? Che uomo cerco in Gesù? Quando cerco qualcuno/a, ho la consapevolezza di una novità che  mi si può rivelare o ho già preparato una casella in cui imprigionarlo o imprigionarla? La mia ricerca affettiva è aperta, permette che mi cambi o l’ho già asservita al mio modo di essere, di pensare, ai miei buchi che deve riempire?

Come riesco a stare con Gesù nelle mie prove?

Sono soggetto, mi prendo in mano la vita?

Sono persona, rimango in dialogo con la vita, le persone, il prossimo?

Rivediamo gli atteggiamenti di Gesù e come è sempre stato lui il soggetto degli avvenimenti.

Gesù è sempre soggetto e persona  nella passione, morte e risurrezione

Contempliamo la Trinità nella croce di Gesù e come si configura la condizione della persona alla luce della narrazione evangelica della Passione, morte e risurrezione di Gesù dell’apostolo Giovanni.

Appoggiamo tutte le nostre riflessioni su un principio base.

Gv 3, 16 Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito perché chi crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna

Sviluppiamo questo principio a partire dal Gv 13, 1-3

1Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. 2Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, 3Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava .

Questo “sapendo” espresso due volte così ravvicinate ci dice che Gesù conosce tutto quello che andrà a capitargli in questa dolorosa e cruenta conclusione della sua missione per la nostra salvezza e ci permette di essere sicuri

  • della conoscenza di Gesù del suo futuro
  • della coscienza che la sua ora è giunta e che ha tutto nelle sue mani
  • della percezione degli ostacoli che incombono
  • della decisione interiore “li amò sino alla fine”

Questa non è coscienza che si è improvvisata solo al momento della sua passione e morte, ma è maturata durante tutta la sua vita entro un contesto più ampio

  1. La sua consapevolezza di essere il buon pastore (cfr Gv10, 10-11. 15. 17-18)
  2. La sua concezione di amicizia (Gv 15, 13ss)
  3. Un contesto profetico: dice di Lui il sommo sacerdote Caifa cfr (Gv 11.50)
  4. Un contesto estatico cfr Gv 12,25 
  5. Un contesto eucaristico cfr Gv 6,51

In questi testi della scrittura Gesù appare, si staglia, come soggetto e persona

  1. soggetto

Gesù tiene in mano la propria vita come totalità, in una visione unitaria sia tra i vari momenti, come nella loro sequenza; dalla nascita alla giovinezza a Nazareth, alla vita pubblica, alla sua predicazione, ai conflitti con gli scribi e i farisei, alla passione , morte e risurrezione. Noi invece viviamo la vita fatta di pezzi; piuttosto staccata e al massimo incollata. C’è stata un infanzia, una adolescenza, un periodo di studi medi, una scelta vocazionale, la decisione, una serie di esperienze o incarichi o mansioni o responsabilità, una vita adulta e ora magari la pensione… tutti elementi staccati, o accostati. Occorre invece prendere ogni pezzo della nostra vita farne una sintesi e unirla a quello che ci aspettiamo, la nostra morte o meglio il nostro ritorno a Dio. La vita e la morte come un insieme che ci è dato da Dio. Prendere in mano la nostra vita come totalità e offrirla a Dio. Siamo creati da Dio e siamo sempre nelle sue mani in senso passivo e in senso attivo. Siamo spesso disturbati da morti violente, inaspettate, magari da incidenti e ci domandiamo spesso: che senso ha? Ricordo il mio incidente quasi mortale con 17 giorni di coma. Al risveglio la cosa che mi ha fatto più male era che sarei potuto morire senza aver avuto una visione intera, unita di tutta la mia vita, senza aver mai fatto una sintesi. Il senso del vivere lo capiamo forse un poco di più se guardiamo con totalità sia la vita che la morte, accogliamo anche l’eternità che è la nostra destinazione. Contempliamo un poco più spesso Gesù soggetto delle sue azioni che accoglie tutte dal Padre. Fino a che punto viviamo come soggetti della nostra esistenza?

  • Persona

La persona si qualifica soprattutto come luogo di relazioni, come soggetto che si apre agli altri. Diceva un rabbino che il Giordano è un fiume che forma due laghi: uno vivo e l’altro morto. Il primo è quello di Tiberiade in cui entra acqua e ne esce: è vivo; riceve e dona, il secondo è il mar morto che riceve soltanto e quindi muore.

Gesù è totalmente persona: prende dal Padre e dona, riceve con gratitudine e dona con gratuità. La legge del dare la vita è principio generale per guardare alla vita, è interpretativo dell’esistenza umana, la condizione dell’essere uomo e dell’essere cristiano.

Sa guardare alla sua vita con totalità

Gesù ha una legge dentro di sè che è quella del dare la vita; nel suo modo di guardare alla vita ha questo principio interpretativo dell’esistenza.

Un grande compito di Gesù è quello di essere  rivelatore del Padre, ma è pure colui che dà la vita per bere il calice del Padre; dà la vita per noi, in nostro favore o al posto di noi. Cose che vanno assieme.

Ci nasce allora un rendimento di grazie a Dio perché La nostra fede ci dice  (2Cor 4-16) che l’esteriore si corrompe, ma l’interiore si rinnova di giorno in giorno e così sarò ancora di più quando mi affiderò nella mia morte al Padre. Scambio reciproco di dare e avere come persone, che è anche causa di sofferenza a causa del peccato.

Ma Gesù è anche colui che dà la vita “per noi” e “in favore”, al posto di noi, come Caifa disse di Gesù, (cfr Gv11, 50-52)“Voi non capite nulla 50e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera”. 51Questo però non lo disse da se stesso, ma essendo sommo sacerdote profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione 52e non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi.

E’ questa decisione per noi che dà gioia, senso  e speranza alla nostra vita. Possiamo ringraziare Dio perché se ci riferiamo a chi vive alla giornata, se ci paragoniamo con coloro che non hanno speranza, che vivono in balia del caso, che non mettono pensiero al come e perché vivono, a noi è dato con Gesù di cogliere l’insieme della nostra esistenza. compresa la stessa decadenza e questo ci rivela il senso dell’esistenza intera. Qui possiamo utilmente e bene riferirci anche a quanto dice san Paolo che interpreta la vita, la morte e la passione di Gesù cfr (2 Cor 4, 16)

16Per questo non ci scoraggiamo, ma se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno. 17Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria, 18perché noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d’un momento, quelle invisibili sono eterne.

Il senso della nostra decadenza, della fine, della morte è momento dell’atto supremo di abbandono nelle braccia del Padre e questo ci permette di vivere con gratitudine, anche se sperimentiamo sofferenza, la nostra soggettività, l’essere soggetto sempre della nostra esistenza e persona nella nostra vita.

Appendice

Gesù  è rivelatore del Padre

Nessuno ha mai visto Dio: il Figlio unico di Dio, quello che è sempre vicino al Padre, ce l’ha fatto conoscere (Gv 1,18)

Nessuno però ha visto il Padre, se non il Figlio che viene dal Padre. Egli ha visto il Padre (Gv 6,46)

“Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? 10Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? (Gv14,9-10)

6Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me ed essi hanno osservato la tua parola. 7Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, 8perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro; essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato (Gv 17,6-8)

PS

Cfr Raymond Brown, La morte del messia. (atteggiamento di Gesù nella narrazione della passione in Giovanni pg 54ss.) Ed Queriniana

L’arresto di Gesù

Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 18, 1-11)

1Detto questo, Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Cèdron, dove c’era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli. 2Anche Giuda, il traditore, conosceva quel posto, perché Gesù vi si ritirava spesso con i suoi discepoli. 3Giuda dunque, preso un distaccamento di soldati e delle guardie fornite dai sommi sacerdoti e dai farisei, si recò là con lanterne, torce e armi. 4Gesù allora, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere, si fece innanzi e disse loro: “Chi cercate?”. 5Gli risposero: “Gesù, il Nazareno”. Disse loro Gesù: “Sono io!”. Vi era là con loro anche Giuda, il traditore. 6Appena disse “Sono io”, indietreggiarono e caddero a terra. 7Domandò loro di nuovo: “Chi cercate?”. Risposero: “Gesù, il Nazareno”. 8Gesù replicò: “Vi ho detto che sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano”. 9Perché s’adempisse la parola che egli aveva detto: “Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato“. 10Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il servo del sommo sacerdote egli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. 11Gesù allora disse a Pietro: “Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?”.

  • La sua consapevolezza di essere il buon pastore (cfr Gv10, 10-11. 15. 17-18)

11Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. 15come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore… 17Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo.

E’ un eccesso di rapporto con le pecore, non è una prassi dei pastori, perciò è una sua volontà precisa

  • La sua concezione di amicizia (Gv 15, 13ss)

13Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. 14Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. 15Non vi chiamo più servi, perchè il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perchè tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi.

E’ una consapevolezza precisa della missione che ha accettato dal Padre e che va a realizzare fino alle sue ultime conseguenze.

  • Un contesto profetico: dice di Lui il sommo sacerdote Caifa cfr (Gv 11.50)

“Voi non capite nulla 50e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera”. 51Questo però non lo disse da se stesso, ma essendo sommo sacerdote profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione 52e non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi.

Che poi è richiamato  più avanti in Gv 18,14“Voi non capite nulla 50e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera”. 51Questo però non lo disse da se stesso, ma essendo sommo sacerdote profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione 52e non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi.

  • Un contesto estatico cfr Gv 12,25 

25Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna.

E’ un dato di fatto scritto dentro la dimensione umana dell’esistenza proiettata sul suo futuro.

  1. Un contesto eucaristico cfr Gv 6,51

 51Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.

Gesù entra nella sua passione con questa conoscenza e coscienza, quindi è padrone degli eventi; è lui che si fa arrestare, non lo arrestano; è lui che giudica, non è giudicato; è lui che accetta la morte e muore, non è ucciso.

Questa figura di Gesù che si staglia dignitoso nella sua passione conoscendo quello che gli capita, e avendone una precisa coscienza, è presente anche nei sinottici

Mc 8, 31 Poi Gesù rivolto ai discepoli, cominciò a dire chiaramente: il Figlio dell’uomo dovrà soffrire molto… lo condanneranno; egli sarà ucciso…ma dopo tre giorni risorgerà

Lc 9, 30-31  durante la Trasfigurazione con Mosè e Elia: Essi parlavano con Gesù del modo con il quale egli avrebbe concluso la sua missione in Gerusalemme

Maria Maddalena: urla al mondo la risurrezione di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv. 20, 1.11-18)

Audio della riflessione

Molti pensano che la fede sia un “tranquillante dell’anima”, un oppio per dimenticare o per addormentare i problemi … invece è una grande e rischiosa “avventura spirituale“.

Maria Maddalena ce ne indica i passi fondamentali: facciamo giustizia così anche di inqualificabili descrizioni del rapporto tra Maria Maddalena e Gesù che in qualche romanzo – scambiato per ricerca storica o addirittura biblica – hanno tenuto banco nell’opinione pubblica per parecchi anni. 

La fede ha come punto di partenza la ricerca: una ricerca non superficiale, ma appassionata che coinvolge tutto se stessi; noi arriviamo a credere veramente in Cristo solo quando sentiamo la sua assenza dalla nostra vita come un fatto insopportabile: lo dobbiamo ritenere indispensabile come l’aria che respiriamo!  

Così cercava Dio Maria Maddalena, e si era resa conto di desiderarlo tanto solo quando lo aveva perso; Maria Maddalena apparteneva alla stretta cerchia dei discepoli di Gesù, e del loro rapporto con Gesù il Vangelo dice che “li amò sino alla fine”.

Forse un amore così vero non lo sospettava nemmeno, e quando non lo vide più, Maria Maddalena capì che Lui, Gesù, il Signore, era l’unica insostituibile verità della sua vita; e quando sul Calvario Gesù morì crocifisso, l’aveva perso.

Il primo giorno dopo il grande Sabato si accorse di aver perso anche il suo martoriato corpo: non solo non lo poteva più vedere vivo, ma nemmeno piangere da morto; aveva comperato con le sue amiche tanto balsamo per poter trattenere ancora per poco i suoi lineamenti, poter venire a contatto con quel corpo freddo, ma vero, e invece il suo corpo non c’era più.

E Maria Maddalena si mette a piangere: la sua è una fede che sa versare lacrime, riconosce il suo dolore e lo sfoga, e dal dolore trae energia per cercare: “Dove sei mio Signore? Avete visto il mio Signore? Se sapete dov’è ditemelo.” Grida a tutti una assenza e spera in una nuova presenza, che il Signore le dona. 

Fede è fissare lo sguardo come Maria, la madre di Gesù, come la Maddalena, come Giovanni … a quella croce con tutta l’attenzione di cui siamo capaci; è guardare a colui che innalzato con le braccia aperte e le mani inchiodate, riunifica e riconcilia a sé tutti i peccatori con Dio suo Padre … e solo da questo prolungato e sofferto guardare nasce la forza di cercare, di agire di decidermi di stare dalla parte di Gesù.

Certo la fede è scelta libera e volontaria, ma la forza di deciderci per la fede, di ricambiare a Gesù l’amore per noi “fino alla fine” scatta soltanto quando mi avvicino anch’io alla croce e la fisso al centro della mia vita, perché anche sul mio cuore superficiale e gretto, egli eserciti la potenza liberante della sua attrazione.

Solo l’amore convince e fa credere, solo sostenendo lo sguardo di questo amore nasce dentro di noi il desiderio ardente di aderirvi per sempre. 

22 Luglio 2020
+Domenico