La bestemmia contro lo Spirito Santo è imperdonabile

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12, 8-12)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio. Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato. Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».

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Spesso siamo in cerca di Dio, del bene sommo della nostra vita e non ci accorgiamo che ci mettiamo fuori da ogni ricerca di Lui volontariamente e senza appello: diciamo di credere, ma escludiamo dalla nostra fede la centralità di Gesù che opera attraverso lo Spirito Santo.

Gesù invece contrappone al giudizio pervertito dell’uomo, la benevolenza di Dio che dona sempre con sovrabbondanza, perché è in questione, sempre, la vita dell’uomo.

La parola di Gesù lancia ad ogni uomo un appello sul come affrontare le questioni della vita: bisogna preoccuparsi non tanto degli uomini che possono «uccidere il corpo» ma piuttosto avere a cuore il timore di Dio che giudica e corregge.

Gesù non promette ai discepoli che saranno risparmiati da minacce, persecuzioni, ma li rassicura sull’aiuto di Dio al momento della difficoltà!

L’appello alle comunità cristiane è molto evidente: anche se si è esposti alle ostilità del mondo, è indispensabile non venir meno nel mettere sempre al centro la vita e la testimonianza coraggiosa di Gesù, e vivere la comunione con Lui.  Il contrario si configura come bestemmia contro lo Spirito Santo, che il Vangelo dice “non perdonabile”.

Il linguaggio di Gesù può risultare abbastanza forte perché abbiamo sempre visto Gesù che mostra il comportamento di Dio che va in cerca del peccatore, che è esigente, ma che sa attendere il momento del ritorno a Lui o la maturazione del peccatore.

La bestemmia contro lo Spirito Santo può significare il deliberato e consapevole rifiuto dello Spirito profetico che è all’opera nelle azioni e nell’insegnamento di Gesù, vale a dire che è un rifiuto all’incontro con l’agire misericordioso e salvifico col Padre. Il mancato riconoscimento dell’origine divina della missione di Gesù, le offese dirette alla persona di Gesù, possono essere perdonati , ma chi nega che Gesù può salvare, cioè che in Lui agisce lo Spirito santo, colui che  non ammette che ci sia perdono, che nega che Gesù sia morto per i nostri peccati e che ci abbia redenti, rifiuta che ci sia in Gesù il perdono, non vuole essere perdonato lui stesso.

E contro la libertà di ogni uomo Gesù non va mai: è l’unico connotato decisivo della nostra vita umana, quello che ci distingue dal mondo animale, vegetale, minerale e dobbiamo essere persone che si affidano a Dio e lo crediamo il centro della nostra libertà e quando ci rapportiamo con Dio, non glielo dobbiamo impedire, dicendo che è il demonio.

Questa è la bestemmia contro lo Spirito Santo: è sovvertire la grande bontà di Dio e l’opera dello Spirito Santo e quindi tagliarci da noi la strada verso di Lui.

Siamo noi che non vogliamo, è Dio che non perdona.

16 Ottobre 2021
+Domenico

Non c’è privacy che consenta offese o turpiloquio

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12, 1-7)

In quel tempo, si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli: «Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze. Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui. Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!».

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Si fa tanto parlare oggi di “privacy”, di intercettazioni telefoniche: ti capita di vederti scritto sui giornali quello che hai detto in confidenza agli amici, magari le parolacce e le volgarità a cui ti lasci andare quando sei arrabbiato o quando non hai più nessun ritegno nei confronti di qualche odio che covi nel cuore … il cellulare svela spesso i sentimenti del cuore, le tue trame, i tuoi tradimenti, la tua vera faccia: dietro persone che passano per essere “perbene”, a plomb, sempre sorridenti, emergono caratteri irascibili, egoismi inconfessati, anime malate … e allora non c’è più spazio per l’ipocrisia, o meglio viene fotografata e messa in piazza l’ipocrisia delle persone, la doppiezza della vita, viene tolta la maschera al benpensante che resta nudo di fronte a tutti con i suoi sentimenti veri.

La legge sicuramente interviene per salvare la privacy, ma la correttezza morale delle persone non cambierà perché c’è una legge che giustamente impedisce di mettere in piazza le cose personali: le volgarità che uno dice, l’animo cattivo che nutre, le trame distruttrici velate da sorrisi e compiacenze, i tradimenti dell’onore camuffati da regali, le dichiarazioni di principio inflessibili che stanno assieme ai comportamenti delinquenziali nascono dal cuore, e se questo non cambia abbiamo solo riportato l’ipocrita alla sua solitudine e alla sua gabbia di menzogna.

E’ la coscienza sempre il grande centro cui occorre portare ogni cosa: non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto, dice il Vangelo: ogni uomo è chiamato a fare i conti con la verità e la verità abita nella coscienza. Puoi ingannare tutti, non il profondo di te stesso in cui abita Dio. Qui incontri la verità di te e qui vieni visto da Dio e illuminato dalla sua Parola.

Oggi occorre ritornare ad essere autentici, a far corrispondere alle parole la vita, al volto l’anima: questo dà serenità interiore e apre gli uomini alla speranza di un rapporto di pace e di collaborazione. Non passi la vita a studiare inganni, a coprire, a non far conoscere, a costruirti maschere, ma ad allargarla alla comunione nella verità.

Molto significativa anche per la sua comunione portata nella vita austera dei monasteri nella sua umiltà fu Santa Teresa di Gesù che oggi celebriamo, ed ebbe a cantare “Solo in Cristo la mia vita , solo in Lui confido e spero…. Egli è specchio di giustizia. Egli è forza e mia fralezza, ai miei dubbi sicurezza, norma retta al mio voler.”

15 Ottobre 2021
+Domenico

Non vorremmo mai essere sepolcri di morte, ma ceste di vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 47-54)

In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite. Per questo la sapienza di Dio ha detto: “Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno”, perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione. Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito». Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.

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La nostra è la civiltà della fotografia … del montaggio, del virtuale, della trasformazione della realtà attraverso le immagini … le immagini ti creano belle emozioni, ti permettono di godere a lungo di momenti che sarebbero fuggenti ricordi, puoi analizzare i particolari, fermare un sorriso, uno sguardo, un sentimento … e siamo stupiti di vedere certe fotografie che ti rendono vicino chi non potresti mai accostare, che ti portano in casa avvenimenti che non potresti mai sapere che esistono, che ti fanno partecipare a un dolore o a una gioia che definiscono il tuo essere “fratello universale”.

Serie di immagini costruite ad arte però possono portare all’inganno: le chiamiamo, le chiamano appunto “fiction”, finzioni, rappresentazioni mirate della realtà o della fantasia, simboli del reale, spesso creati per trarre in inganno, non per comunicare, ma per soggiogare o per vendere … e nel gioco entra anche la vita delle persone che fanno consistere l’esistenza nell’apparire e non più nell’essere: quello che conta è l’immagine, non più la coscienza.

Gesù nel Vangelo lancia una serie di “guai”, di “ahime” a gente proprio come questa, che guarda alla forma esteriore, cura l’immagine, e nasconde una interiorità di peccato, di ingiustizia, di male. 

La vita è un bicchiere pulito ed elegante all’esterno, un piatto sfavillante, che dentro si porta rapina e intemperanza: è un invito quindi a dare all’interiorità, alla sorgente del misterioso, ma vero, necessario, intenso rapporto con Dio, che è la coscienza, il posto decisivo. E’ lì, nel profondo di un dialogo dell’anima con Dio, che nasce la dignità e la nobiltà dell’uomo, la disponibilità alla sua Parola che è come spada a doppio taglio che penetra nell’intimo e dirime il bene dal male.

La coscienza non è una piazza, non è una fiction: è la tua identità di fronte a Dio e deve diventare la tua vera faccia di fronte a tutti gli uomini. Non è rifugio nell’intimità, ma coraggio di partire dall’interno di giustizia e di pace per diffondere ovunque, soprattutto all’esterno, anche nelle immagini, anche nelle “fiction” ciò che veramente abita nel cuore dell’uomo.

Ci fosse più attenzione alla coscienza, cambierebbe anche tutto il mondo comunicativo con le immagini, che sono una faccia dell’anima, non la maschera del cuore e della verità, e qui nel profondo della coscienza c’è sempre quel Dio che non ci abbandona mai, e che dialoga sempre con noi.

14 Ottobre 2021
+Domenico

I capi sono intoccabili o vanno aiutati a fare il loro dovere ?

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11,42-46)

In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».
Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!».

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Si fa sempre un gran dire riguardo alle cariche istituzionali che non devono essere destabilizzate da critiche e quindi “delegittimate”. Capita ogni giorno in politica che ci si rinfaccino l’un l’altro critiche tra i corpi dello stato: ora è la magistratura, ora il governo, ora il presidente stesso … è giusto avere sempre il massimo rispetto, ma non a scapito della verità e del dovere di ciascuno di essere fedele al mandato e scrupoloso nella giustizia.

Gesù vede tutto il marciume che si sta diffondendo a macchia d’olio nel mondo intellettuale e “dirigenziale” del popolo d’Israele e non può tacere: gli hanno ridotto il tempio a borsa valori, la religione a prigione dei buoni sentimenti e strumento comodo per schiacciare il povero e togliere la speranza alla gente, l’autorità l’hanno ridotta ad asservimento al potere del più forte.

Contro i farisei e i cultori della legge non ha mezze misure: li richiama al loro dovere ed è talmente forte che gli stessi si lamentano, dicendo … gli fanno notare “guarda che tu dicendo questo delegittimi anche noi”.

Gesù non demorde: mette anche loro davanti alle responsabilità precise di ogni autorità, che deve essere sempre al servizio della verità.

Ogni persona che ha una qualche autorità nella chiesa o nel governo della cosa pubblica deve sapere che ha grandi responsabilità nei confronti della gente: non può usare la sua posizione per fare ingiustizie, per portare avanti i suoi interessi, per arricchirsi, per dare sfogo alle sue passioni.

Diceva un grande sindaco, La Pira, sindaco di Firenze, che ogni politico alla fine del mandato di deve trovare in tasca gli stessi soldi di quanto ha iniziato, meglio se con alcuni di meno: non si tratta solo di soldi, ma anche di coscienza pulita, di debolezze riconosciute e riparate, di onestà intellettuale che sa distaccarsi dal potere per essere sempre al servizio.

Allora l’autorità nella Chiesa e nello stato è un vero servizio, allora si può vedere nel loro compito l’abbraccio di Dio a questa umanità che alza gli occhi al cielo per vederne la sicura presenza del Signore, per dare salvezza a questa terra che si attorciglia sempre di più su se stessa, per ridare speranza alla gente più umile, più colpita dalle ingiustizie, ma in questo tempo anche dalla malattia, dalle situazioni di grave disagio.

13 Ottobre 2021
+Domenico

Farisei spesso siamo anche noi

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11,37-41)

In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».

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Sappiamo che fariseo significa “separato”: è uno che si costruisce un mondo a parte, in cui vive con purezza secondo tutte le esigenze esplicite scritte nella Torah, nella legge; per l’evangelista Luca il fariseo ha due caratteristiche: presume di essere giusto e azzera tutti gli altri, lo è solo lui … e ha pure una terza caratteristica comune a tutti: ama il denaro, senza del quale non può far valere nessuna presunzione. Si vanta davanti a Dio e, sentendosi giusto non ha bisogno della misericordia di Dio, perché la  sostituisce il suo essere impeccabile. Si vanta davanti a Dio e agli uomini, disprezza i fratelli. Ha messo al centro della vita sé stesso, l’amore alla propria figura, il suo sentirsi superiore agli altri … e Lui può guardare negli occhi Dio e stargli davanti, gli altri sono tutti miserabili … e anche Dio è “funzionale” alla sua bontà.

Oso dire che molti di noi, a partire da me, assomigliamo spesso al fariseo: evidentemente non lo diamo a vedere, condiamo le nostre conversazioni di umiltà, di frasi dolciastre, ma il cuore è duro come la pietra.

Dobbiamo essere i primi a convertirci, diversamente ci chiudiamo di fronte al mondo verso il quale Gesù ci manda! Dobbiamo passare dalla legge giusta che condanna, all’amore gratuito che giustifica.

Il passaggio è molto duro se presumiamo di essere giusti, se neghiamo misericordia a noi e agli altri … diventa facile se riusciamo a guarire da questa cecità, riconoscendo la nostra miseria.

Luca ci fotografa quasi impietosamente: Lui è chiamato l’evangelista della mansuetudine di Cristo, quindi presenta sempre Gesù nella sua umiltà, umanità dolcissima, affabilità, appassionato dei poveri e dei peccatori, va a mangiare con loro, li accoglie nella sua bontà senza limiti; si carica sulle spalle le nostre miserie e le porta sulla croce.

E’ chiaro che questo invito a pranzo lo mette in difficoltà, ma non viene meno al suo compito di convincere questi “giusti” di peccato, in modo di convertirli e salvarli insieme ai peccatori. Già il fariseo lo invita a pranzo, che era dedicato ai farisei come lui, non a una cena tra amici. Per il fariseo il peccatore è Gesù, perché trasgredisce le abluzioni, che sono un dettame della Torah. Il comportamento esterno del fariseo è ineccepibile, ma il suo essere giusto è una presunzione.

Rapina e cattiveria sono il veleno mortale che sta dentro i recipienti lustri della sua mensa: rapina nei confronti della gloria di Dio e cattiveria nei confronti degli altri uomini.

Gesù lo chiama, e chiama anche noi stolti, perché confondiamo le tenebre con la luce perché invece di usare misericordia, usiamo il male che vediamo negli altri come altare su cui poniamo la nostra superbia.

12 Ottobre 2021
+Domenico

L’amore non ha bisogno di prove, gli bastano i segni

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 29-32)

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione. Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

Audio della riflessione

Il bambino che gioca in casa da solo ogni tanto si alza di scatto e va a cercare la mamma: non vuol sentirsi solo, vuole conferme di una presenza rassicurante.

L’innamorato chiede spesso all’innamorata un segno di questo amore che vive tra loro: è una carezza, un bacio, un pensiero un sms, un regalo, uno sguardo profondo negli occhi …”So che mi vuoi bene, ma voglio esserne sicura.”

Le realtà vere, ma invisibili agli occhi hanno bisogno di qualche elemento concreto, il segno appunto che veicola quel bene invisibile … e quando questi segni non sono all’altezza del loro compito nasce la tensione, la gelosia, la sfiducia, la voglia di prove, la pretesa di una dimostrazione …

Sono così anche i contemporanei di Gesù: lo sentono dire cose meravigliose, lo sentono attribuirsi prerogative inimmaginabili in un uomo, attributi e azioni che sono solo di Dio.

“Ci dai una prova per convincerci che è vero quello che dici? Siamo disposti a seguirti, ma ci dai un segno che aiuta tutti a orientare la nostra intelligenza nella direzione delle tue richieste?”

E Gesù dice “il segno che vi do non è una rispostina che chiude le ricerca e la responsabilità di ciascuno di fronte alle scommesse sulla vita, ma una ulteriore ricerca di significato, non è una dimostrazione che mette a posto la coscienza o l’intelligenza, una fredda proposizione di plausibilità, ma un passo ulteriore da fare, una decisione di stare dalla parte della proposta rischiando la propria sicurezza comoda. Il segno è la mia morte e risurrezione, è la incapacità della morte di dire su di me l’ultima parola.”

E Gesù si rifà a un segno che fissa nella memoria cristiana l’episodio di quel predicatore avvilito, di nome Giona, che stanco dell’insuccesso, o meglio pauroso di non farcela a seguire il comando di Dio o forse non contento che Dio abbia pietà di una città, Ninive, che lui odia, fugge dalla sua missione, vien buttato in mare e viene ingoiato da un grosso cetaceo, che dopo tre giorni lo ributta a riva, vivo.

E’ una tipica immagine della morte e risurrezione di Gesù. E’ questa morte e risurrezione l’unico segno, la prova, il fatto su cui fondare la fede nella persona e nella storia di Gesù. Non è una certezza matematica, non è una dimostrazione, ma un evento che dovrai conoscere, analizzare a fondo  e su cui dovrai puntare sempre e che ti dà la possibilità di giocare tutta intera la tua libertà. L’amore non ha mai bisogno di prove, ma di segni. Altrimenti non viene giocata la nostra libertà, la speranza, l’amore, ma ci si impantana nella propria incapacità di affidarsi.

11 Ottobre 2021
+Domenico

Maria, è grande per la fede: per questa divenne madre di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 27-28)

In quel tempo, mentre Gesù parlava, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!».
Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

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I grandi personaggi hanno sempre un fascino particolare: quando li incontriamo restiamo ammirati, ci siamo fatti di loro un’idea di grandezza, bellezza, desiderabilità e vogliamo toccarli, avere qualcosa di loro.

Così fanno i ragazzi quando vanno a chiedere l’autografo, un ricordo, un contatto di uno sportivo o vanno a farsi un selfie di un eroe del cinema o un grande cantautore che interpreta i loro gusti per la vita.

Gesù stava spopolando da questo punto di vista, cominciava a diventare una persona desiderabile, un riferimento, un desiderio di tanti: è naturale che una donna si alzi a gridare “che mamma fortunata hai avuto, che figlio prodigioso ha allattato al suo seno, che grande soddisfazione devi essere per lei”.

E Gesù riporta sempre tutto al suo vero significato: Quale è la vera beatitudine? Certo avere dei figli che riescono nella vita, potersi identificare con una riuscita bella dell’educazione e della dedizione vissuta quotidianamente senza sosta, ma la vera beatitudine è mettersi in ascolto della Parola di Dio, mettersi in comunicazione con la sua volontà, attuarla, farla diventare stile di vita, spazio di dedizione di sé per il bene di tutti, luogo di dialogo ininterrotto con Dio: è in pratica la fede.

Questa era la figura di mamma che Gesù voleva mostrare di Maria: una donna di grande fede, talmente attenta alla Parola di Dio da averla portata in grembo per generarla alla vita.

Questo intervento di Gesù che sembra a prima impressione un po’ distaccato, scostante nei confronti di sua madre, in realtà è la definizione più bella di Maria: non è importante per un legame di affetto o di sangue, è grande perché questo legame pur intenso è solo il segno di una adesione definitiva, totale, generosa a Dio della propria esistenza, un mettersi a disposizione del piano di Dio senza riserve, un abbandonarsi alla sua volontà coscientemente per tutta la sua vita; è un atto di fede, eroica, consapevole dei rischi umani, che doveva affrontare per la sua maternità, che ha accettato senza condizioni. Il tempo in cui viveva non era molto tenero con chi osava andare contro la legge e la sua maternità era del tutto fuori da ogni pensata umana. Doveva poi ben parlare con Giuseppe di cui era promessa sposa. Lo farà Dio inondandolo di sogni e di profezia.

Gli affetti sono importanti, ma sono solo l’inizio della strada della fede! Gesù vuole sempre portare l’umanità nell’abbandono a Dio, nella fiducia in Lui, il padre di tutti, nel gettarsi con tutta la vita, il cuore, i sentimenti in colui che, se abita un cielo, è perché il suo amore faccia alzare lo sguardo di tutti gli uomini dalla miseria in cui si sono cacciati e dia alla terra la gioia di sentirlo Padre.

9 Ottobre 2021
+Domenico

Il demonio è sempre tentatore e divisore

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 15-26)

In quel tempo, [dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio,] alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.
Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde.
Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima».

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Non siamo molto abituati nella nostra mentalità occidentale a pensare all’esistenza del demonio, dello spirito del male … eppure il Vangelo, Gesù stesso ne parla spesso, inaugura con lui una stagione di lotta all’ultimo sangue; vi appare nel momento in cui deve prendere le decisioni importanti per la sua vita, all’inizio della sua predicazione itinerante: lì, nel deserto – dice il Vangelo – lo tenta.

Ma che è questo demonio? E’ il principio del male opposto al principio del bene che è il Signore? E’ una fantasia che ci creiamo per dare la colpa del nostro malessere a qualcuno che sta fuori di noi? Il nostro mondo è di fronte a una lotta tra due principi che si contendono la nostra vita e noi ne siamo in balia nell’incertezza?

Niente di questo: il demonio è tentatore, divisore, soprattutto, perché semina discordia, ma non è potente come Dio, è sempre una creatura, un angelo decaduto, è nell’ordine delle realtà create da Dio, non sta mai al livello del Creatore.

Dio lo ha vinto una volta per sempre e affidarci a Dio significa vincere ogni potenza del male: è importante sentircelo dire perché il demonio è ancora presente e si impossessa della vita delle persone, mai però definitivamente, perché Dio lo sconfigge.

Oggi purtroppo si sta diffondendo il satanismo, soprattutto tra i giovani; si comincia spesso con stupidì giochi alla assurda festa di halloween: in essi ci si  appella cioè a questo principe del male per offendere Dio, profanare le cose sante, disprezzare la vita, distruggere la fede … non è certo più un gioco anche se ci si arriva nel massimo della incoscienza o non consapevolezza di tanti; nasce forse da una ribellione alla Chiesa, ma diventa un modo di pensare e un odio incontenibile nei confronti anche della vita.

Qualche cantautore gioca col fuoco, lo usa per fare soldi, ma soprattutto distrugge la serenità nella coscienza dei giovani che vengono portati a compiere delitti estremi, senza motivazione, in preda spesso ad autentiche possessioni. Su questi temi in genere si pone un silenziatore, colpevole, del mondo delle musiche estreme, durante certi rave party.

Gli esorcismi sono preghiere che la Chiesa ha formulato per implorare da Dio la sua potenza sullo spirito del male: Gesù nel Vangelo scacciava demoni, ridava alle persone la serenità della vita interiore.

Per la gente il suo perentorio “Taci! Esci da costui!” è segno della sua figliolanza divina: è solo Dio che può vincere lo spirito del male.

Molte persone hanno bisogno di sentirsi dire sulla propria vita questa speranza: Il demonio non vince più, Dio lo ha sconfitto attraverso la morte in croce di Gesù … e questo non avviene frequentando i maghi, facendosi leggere la mano, “giocando” con invocazioni del demonio.

Siamo sempre noi colpevoli del male e non possiamo darne la responsabilità al demonio, ma Dio solo va invocato per vincerlo.

8 Ottobre 2021
+Domenico

Non smettere mai di chiedere a Dio Padre

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 5-13)

In quel tempo, Gesù disse ai discepoli: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono. Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Audio della riflessione

Chiedere, cercare, bussare sono parole che indicano il desiderio che ci abita; dare, trovare, essere aperto, prendere … indicano il dono con cui Dio ci riempie della sua bontà: sono tutti verbi concentrati in quella immagine di Dio Padre che se gli chiedi un pane non ti dà certo uno scorpione o se chiedi un uovo non ti dà certo una pietra.

Dopo aver imparato a chiamare Dio papà, impariamo ora anche a chiedere, non perché il Signore non sappia ciò di cui abbiamo bisogno, ma perché un dono può essere ricevuto solo da chi lo desidera: se il Signore tarda a dare, come spesso noi ci lamentiamo, è perché il desiderio cresca, si dilati continuamente e noi abbiamo capiamo sempre di più di purificare la nostra domanda, rendere puro il desiderio e così diventare capaci di ricevere oltre il dono richiesto anche Lui, il Signore che desidera donarsi.

Dio, nostro padre ha una pedagogia molto interessante: vuol aiutarci a passare dai nostri bisogni al bisogno che noi siamo: Dio – ce lo siamo ripetuti spesso – non è una gettoniera che a domanda risponde automaticamente e chiude sull’oggetto la nostra sete, ma a domanda risponde allargando, provocando la nostra sete fino a riempirla di sé, ci esorta sempre a grandi desideri a farci ali di aquila ad andare oltre la nostra umanità fino a puntare su Dio stesso.

Dobbiamo osare tutto! E’ falsa umiltà tenere nelle nostre aspirazioni un basso profilo sempre, così che evitiamo illusioni e delusioni! In realtà siamo superbi in questa maniera perché aspiriamo solo a ciò che è possibile a noi.

Siamo sempre noi il centro, non Lui a cui chiediamo: la vera umiltà concepisce l’impossibile e si dispone, ardisce accogliere il dono impossibile che Dio pensa per noi.

L’essere “nulla” di Maria ha attratto l’Altissimo sulla terra: alle nostre richieste di pane, pesce, uovo Dio esagera alla grande e ci dona lo Spirito Santo…. Quanto più il Padre dal cielo darà lo Spirito Santo a quanti si rivolgono a Lui chiedendo.

Quindi potremmo dire non solo a noi cattolici che spesso preghiamo, ma a tutti gli uomini e le donne giovani e anziani, che sulla terra non deve mai cessare la preghiera di richiesta: non ci dobbiamo confessare perché a Dio spesso chiediamo soltanto … più è costante, grande, petulante oserei dire, o meglio insistita la richiesta  noi possiamo partecipare in misura sempre maggiore alla gioia di Dio.

Non c’è forse un pane ancora più importante, più benefico, più significativo che il Signore ci dà ogni volta che nella liturgia chiediamo il nostro pane quotidiano? Non ci dona se stesso come pane eucaristico, come pane della Parola, come vita spezzata per noi? E questo avviene sempre senza condizioni se non l’amore verso di Lui, anche se abbiamo la consapevolezza  di non conoscere Dio.

7 Ottobre 2021
+Domenico

Che bello poter dire a Dio: papà

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 1-4)

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Pregare è una esperienza umana che ha tante forme, per cui tutti pregano, tutti hanno in cuore qualcosa che prima o poi comunicano a un altro e si fa invocazione, richiesta, cenno di intesa … gli si rivolgono con semplicità, senza pretesa, senza veli, quasi senza accorgersi: è nella nostra natura umana desiderare sempre una relazione con l’altro e spesso è un atteggiamento sereno di affidamento e di domanda, a fior di labbra, nella pace del cuore.

Gli apostoli si sono sempre relazionati a Gesù con domande, spesso con pretese, con meraviglia o con curiosità … li ha sempre però colpiti il suo modo di pregare e gli chiedono esplicitamente “insegnaci a pregare”, e la risposta immediata, semplice, ma rivoluzionaria è “quando pregate dite Padre“.

Gesù questa parola la rivolge a Dio circa 180 volte nei Vangeli: poter dire a Dio “papà”, “babbo” è il grande dono di Gesù all’umanità. Pregando così è come se dicessimo “eccomi” alla nostra verità e dignità di figli, riconosciamo la bellezza che ci definisce nascosta dentro di noi che è il suo amore di Padre verso il figlio.

Abbà, babbo, è tra le prime parole che quando un bambino la balbetta, sorprende, rasserena, commuove tutti: il colore della nostra vita cristiana è il suo sorriso paterno, la sua tenerezza che scatena la nostra fiducia.

Noi eravamo persi, smarriti, lontani perché ci siamo allontanati e il nostro fratello maggiore Gesù si è perduto per noi perchè è venuto a riprenderci e a portarci a casa: è stato come il samaritano che ci ha riportato a casa, dove si impara a conoscere il padre.

E da quando Il Figlio Gesù si è fatto per noi maledizione e peccato, questa invocazione tenerissima “Padre”, la possiamo fare anche da peccatori: il padre non cessa mai di esserci padre.

In Gesù Dio ci ama perdutamente con l’amore totale che ha verso il Figlio: il nostro incaponirci a stare lontani, la nostra piccolezza, il nostro non avere niente di amabile, sono l’unica misura del suo amore.

Non ne ha altra se non il nostro vuoto e quindi il bisogno esistenziale che abbiamo di essere amati: la sua bontà è misurabile solo dalla nostra miseria.

Questa parola abbà è il cuore della vita cristiana e contiene tutto l’affetto del figlio verso il papà. Dio mi è padre non solo come chi una volta mi ha generato.

Mi è sempre padre, perché mi genera sempre, ogni istante della mia vita scaturisce proprio da Lui. Questo Padre ancor prima di essermi utile deve essere lodato, benedetto, amato, tenuto in conto da tutti i figli: questo si intende quando preghiamo che il suo nome sia santificato, e se siamo figli dobbiamo essere orgogliosi che Dio sia amato e lodato da tutti, che si realizzi nel mondo per tutti il suo regno, cioè un mondo fatto di giustizia, di pace, di fraternità, di amore. Un regno di samaritani che si dedicano a dare dignità a chi si trova piegato in due dal dolore, dall’ingiustizia e dal sopruso.

Padre, tu sai che abbiamo bisogno ogni giorno di poter vivere, dacci il pane quotidiano, è un pane nostro, non mio, da condividere in fraternità; Tu sai quanto siamo insolventi nei tuoi confronti, quanto ti offendiamo nelle tue creature, perdonaci e dacci la forza di essere capaci come te di perdonare.

Non ci mettere alla prova, che siamo deboli: ci fidiamo di te, siamo sempre tuoi figli.

6 Ottobre 2021
+Domenico