Se Gesù è sempre al centro … è azione e contemplazione

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 10, 38-42)

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Audio della riflessione

La vita nostra è molto agitata, frenetica; l’agenda detta le leggi, gli impegni ti vedono tutta la giornata in corsa, se vuoi guadagnare quattro soldi non puoi addormentarti un momento, se vuoi educare i figli devi far loro l’autista per tutti i loro spostamenti. Quando torni a casa stanco del lavoro, ne devi riprendere un altro. Finalmente vado in chiesa per trovare un po’ di pace, per affidarmi a Dio e invece anche lì mi dicono che bisogna impegnarsi, che non si può stare con le mani in mano. Anche la chiesa è un altro impegno da segnare in agenda. 

Io, Lui, il Signore, quando lo incontro? quando mi posso sentire amato da Lui? quando gli posso affidare tutta la mia vita rubata dai vortici della competizione, della lotta per sopravvivere? E’ certo che tante nostre chiese devono offrire maggiormente spazio per la contemplazione e la preghiera, per l’incontro con Dio e per l’ascolto della sua Parola, ma è anche certo che la vita cristiana non può essere ridotta a celebrazione di riti, che ci accontentano e ci chiudono in noi stessi. Marta e Maria quando arriva Gesù a casa loro non capiscono più niente, tanta è l’amicizia che hanno con Lui, tanto è il bisogno di poterlo contemplare; solo che Marta lo fa lavorando e Maria ascoltando la sua Parola. Marta si lamenta, ma Gesù la rimprovera perché rischia di mettersi la centro lei del movimento dell’ospitalità, mentre l’ospite è Lui. Se mettiamo al centro Lui, sempre, l’azione e la contemplazione si compongono. Contempliamo il suo volto e vediamo in filigrana quello del povero;  serviamo il povero e vediamo sotto le sue sembianze Gesù. La nostra meta, la nostra scelta è di mettere sempre al centro Gesù, di aprirgli il cuore, di non sostituirci mai a Lui, di tenere fisso lo sguardo sul suo volto. E Lui ci chiamerà a dare il meglio di noi. Sta di fatto però che tenere fisso lo sguardo su lui non è rito sterile o affaccendarsi per non pensare, ma sempre risposta d’amore, a Lui che non ci abbandona mai.

 In un altro incontro con Gesù la posizione di Marta si fa più profonda: non è la donna che sta solo a fare pranzo, a  lavare piatti, a tenere curato l’ambiente, cosa del tutto nobile anche questa, ma essa per prima si accorge di Gesù e va a sollecitare Maria che invece è distrutta dal dolore e non riesce a contemplare Gesù. Lei ha il coraggio ancora di dettare a Gesù i tempi della sua presenza “Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto”. E qui Gesù è grande: le dice e la aiuta a entrare nel suo mistero più grande che esige pura contemplazione “Io sono la risurrezione e la vita chi crede in me ha la vita eterna…”.

In una terza occasione si parla di Maria che spezza un vaso costosissimo di nardo prezioso e fa l’ultimo gesto di amore che l’umanità ha riservato a Gesù, prima di morire. E’ una contemplazione molto umana, molto azione, molto pratica e anche audace. Infatti Gesù dirà che con la sua unzione ha anticipato ciò che nessuno avrebbe fatto per la sua sepoltura. Direi è una contemplazione attiva, umana, globale di una vita che ha centro in Gesù. Qui non c’è più Marta, ma, purtroppo, Giuda che fra poco lo avrebbe venduto. Il pensiero si alza alla profondità del sacrificio che aspetta Gesù.

29 Luglio 2021
+Domenico

Convertirsi è mettere la dignità di ogni uomo al centro

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 13,1-5)

In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Audio della riflessione


Il  male che c’è nel mondo ci meraviglia sempre, soprattutto ci stupiscono e ci lasciano senza parole le disgrazie, le morti sul lavoro, per esempio, gli incidenti stradali, le persecuzioni, le pazzie di uomini e donne che scaricano la loro demenzialità sui figli innocenti.

I giornali impietosamente ci mettono di fronte a pagine di cronaca nera che ci distruggono spesso la stessa fiducia nella vita … Il pensiero nostro allora spontaneamente va a Dio: lo mettiamo alla sbarra perché lo riteniamo l’autore di ogni disgrazia che capita, di ogni dolore innocente che ci affligge … “Ma perché Dio deve permettere questo? Dove è Dio quando un lavoratore che fa il suo dovere viene travolto da una frana, da un crollo, da un incidente mortale? Perché deve scoppiare una pazzia e andare ad abbattersi su figli innocenti?” 

Ai tempi di Gesù erano capitate disgrazie inspiegabili che avevano coinvolto persone estranee: il crollo di una torre, la violenza truce di Pilato che aveva mescolato innocenti e colpevoli in una strage … e la gente si domandava … perché?

Gesù dice perentorio “se non vi convertite perirete tutti allo stesso modo”: Che significa? Che Dio sta col fucile spianato ad aspettare la gente che sbaglia, che pecca, per castigare, per fare giustizia, percreare terrore, pervendicarsi?

Dio è infinitamente buono! non c’è alcun dubbio! Anche per tutto l’insegnamento della bibbia, non per nostre visioni di convenienza o di rispetto, che Dio non abbandona il suo popolo, che Dio ci ama tutti e ci porta sul palmo delle sue mani … ma Dio non può non farci prendere coscienza che al fondo di ogni male c’è un peccato.

Dentro ogni disgrazia c’è la mano dell’uomo che scatena il suo male sugli altri, dentro ogni disgrazia c’è una assurda faciloneria nell’esporre la vita delle persone al pericolo, magari per risparmiare soldi.

Ci sarà qualcuno che con … troppa faciloneria ha lavorato, o qualche altro che ha voluto rubare sulla qualità del materiale: dietro tanti incidenti c’è gente ubriaca e drogata.

Se non ci convertiamo tutti, periremo allo stesso modo: l’uomo è invitato, e lo siamo tutti, a guardare alla vita con impegno, a difenderla e a metterla al primo posto.

Se si abbandona la legge di Dio, non è che Dio si vendica, siamo noi che ci affossiamo con le nostre mani! Dio ha previsto un uso esigente della nostra intelligenza per il bene di tutti, e non la furbizia dello stolto che per egoismo mette sicuramente la vita degli altri in una inevitabile disgrazia.

Il mondo deve tornare a convertirsi al bene, ad usare l’intelligenza e le risorse umane per la sicurezza, non per l’arricchimento di qualcuno: convertirsi, non vuol dire solo pregare, ma rimettere al centro la nostra dignità umana e mai i nostri interessi.

21 Luglio 2021
+Domenico

Giovanni annuncia la novità assoluta di Cristo

Una riflessione sul Vangelo del giorno (Lc 1, 57-66.80)

Lettura del Vangelo secondo Luca

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui. Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

Audio della riflessione

Zaccaria era rimasto muto per nove lunghi mesi e una settimana dopo la nascita del figlio. Non poter parlare ti obbliga a rientrare in te stesso, stacchi le cuffie, ti concentri sull’essenziale, ripensi di più al senso della tua vita. Il silenzio è sempre per tutti una necessità. Ricordo quando avevo a che fare con i giovani in servizio di leva nella mia città, che mi confidavano che sulle altane mentre facevano la guardia di notte scoprivano la bellezza del silenzio, ma ne avevano paura. Il silenzio di Zaccaria però erompe in un cantico di lode. E’ il benedictus che ogni mattino chiude l’ascolto della parola della bibbia nella preghiera di lode di ogni comunità cristiana. Quell’ormai della visione di vita che abitava Zaccaria nove mesi prima ai tempi della routine del tempio non c’è più. Dalla sua bocca si sprigionano alcune parole che richiamano un passato: ha visitato, ha redento, ha suscitato, si è ricordato…, ma sono tutte cariche obbligatoriamente di futuro. Sono l’evocazione dei gesti d’amore di Dio che non hanno mai fine.

“ Non credevo più a niente di nuovo, avevo sepolto le mie speranze nell’albero secco della mia vita, avevo ripetuto per troppi anni parole di tenacia, di ricordo, di tensione, ma erano diventate di maniera; dovevo dirle per il ruolo che ricoprivo, per registrare speranze spente. Tanti genitori di fronte alle difficoltà della vita, tanti di noi adulti diciamo per mestiere: coraggio, vedrai che…, non tutto il male viene per nuocere, stai fiducioso…, ma sono parole che non aprono nessun cuore, non ci costano nemmeno la compassione che si regala a tutti, servono da coperchi, da botole per chiudere voragini di attese. Ma il vecchio Zaccaria è stato visitato da Dio. Il suo parlare è ora  speranza convinta. Ho sperimentato la grandezza di Dio. E tu Giovanni non ti attardare a perdere tempo a crearti loculi consolatori: tu sei un profeta dell’Altissimo, tu hai da farti forte perché mi sei stato dato come regalo, Dio mi ti ha messo nella vita come vortice che trascina la storia verso la novità assoluta. Vedo però, perché l’ho sperimentato su di me, quanto sarà dura aprire i nostri vecchi cuori adattati al ribasso, imbarbariti nelle nostre vecchie abitudini. Ti dovrai preparare. Niente capita a caso nel mondo. Il popolo ha bisogno di cambiare testa e cuore. Vedi queste code di automobili che circolano indaffarati per ogni direzione a riprendere quel lavoro che da tempo non era così sicuro? Devono fare un salto di qualità per conoscere la salvezza che desiderano.

Ma non temere. Dio rischiara le tenebre, sovrasta anche le nostre belle luci. E’ una strada spesso chiusa dalla nostra superficialità e non porta da nessuna parte. Quanto ci sembra impossibile vivere in pace, ma quanto deve essere nuovamente disponibile la nostra vita, la nostra società a non perdere la speranza! C’è una bontà misericordiosa del nostro Dio, su cui dobbiamo contare. E lui che fa da sole alle nostre tragiche nebbie, non è un rifrangente che ci lascia nella tensione e nell’insicurezza, non è una banale banda rumorosa che ci può indicare che stiamo uscendo di strada, è il sole che viene dall’alto. Non è un prodotto delle nostre aspirazioni, ma la sorgente della nostra speranza. E sarà ancora lui a dirigere i nostri passi sulla via della pace.

24 Giugno 2021
+Domenico

Cuore Immacolato di Maria

Una riflessione sul Vangelo del giorno (Luca 2, 41-52) nella Memoria Obbligatoria del Cuore immacolato della Beata Vergine Maria (Sabato dopo la solennità del Sacro Cuore di Gesù)

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore.

Audio della riflessione

Ogni fatto della vita dell’uomo è più grande della materialità con cui si avvera, apre significati più grandi e impensati, ti fa abitare mondi più profondi e ancor più veri di quello che percepisci con gli occhi, con i sensi, con la pelle. Pensiamo ai gesti d’amore, di affetto, di amicizia, di relazione tra persone. Un bacio, un abbraccio, una carezza, un sorriso non sono riducibili alla meccanica fisica con cui devono essere compiuti. Nessuno pensa che una carezza sia solo uno sfregamento di una mano su una guancia o un abbraccio sia solo la tenaglia di due braccia per un corpo. C’è una intenzionalità che essi esprimono, c’è un cuore da cui sono partiti, una volontà che li ha fatti essere che va interpretata, che va molto oltre. I gesti tentano di rendere al meglio le volontà e i pensieri, gli affetti e i desideri di coloro che li pongono, ma non riusciranno mai a esprimere la profondità del cuore da cui partono. Immaginate quanto è sciocco l’applicarsi solo alla meccanica del gesto senza curare che cosa essi esprimono. Di fatto stiamo riducendo l’amore a meccaniche affettive e alla fine restano solo le meccaniche senza amore. Si decide di far nascere i figli in provetta, tanto l’amore è inesistente. Prima che l’ingegneria genetica assuma i significati dell’amore dovremo divenire molto più profondamente umani. Con questo atteggiamento di grande ricerca e rispetto accogliamo questa Parola di Dio.

C’è una famiglia, la nuova famiglia che Dio ha costituito per vivere il suo piano di immedesimazione nella vita umana, che segue la vita normale di un popolo. Dio ha sposato un popolo da sempre, ora sposa una famiglia e con questa famiglia tutte le consuetudini caratteristiche che la fanno appartenere pienamente a esso. Una famiglia ebrea aveva nel suo DNA la celebrazione della Pasqua. I bambini ogni anno partecipavano alla cena pasquale e, curiosi come sono, hanno sempre riempito i gesti solenni e incomprensibili dei genitori di insistenti perché. Quando i tuoi figli ti chiederanno che cosa è questa cena, perché mangiamo in piedi, perché la mamma non ha messo il lievito nella farina… tu risponderai è il passaggio del Signore che ci viene a liberare come quella notte…

Ebbene Gesù a dodici anni partecipa coi suoi genitori al pellegrinaggio verso Gerusalemme. Abbiamo in mente che cosa è successo. Il solito incidente delle gite: si sarà fermato all’autogrill, sarà con suo padre, chi riesce a star dietro a questi ragazzi di oggi, svegli, spesso indisciplinati, incapaci di stare un po’ con i propri genitori, sempre a giocare e a fare scherzi. Tornano a casa sempre sudati e sporchi, quando non laceri e contusi. Disperazione sul volto dei genitori, ansia, ricerca spasmodica; chi è l’ultimo che l’ha visto, dove era? Poi il cammino a ritroso, il ritrovamento, lo stupore.

Il ritorno a Nazaret fa balenare la ripresa di una vita di famiglia normale, che aveva avuto in questo episodio uno squarcio di mistero. Non compresero.

Maria qui appare la persona che domina gli avvenimenti, che piega la storia del piccolo gruppo di pellegrini al suo centro, che non era Gerusalemme, ma Gesù. Potremmo dire una famiglia come tutte, con i problemi di tutti, con al centro Gesù, il mistero che si rivela.

Ma saremmo poco fedeli alla Parola ascoltata se ci fermassimo a questa interpretazione; Il numero tre dei giorni di assenza di Gesù è troppo uguale al numero tre dei giorni del suo permanere nella tomba; la ricerca appassionata e carica di tensione di Maria è troppo simile alla ricerca col cuore in gola di Pietro e Giovanni e al pianto sconsolato di Maria di Magdala. L’angoscia di Maria è l’angoscia delle donne al sepolcro.

Gesù era rimasto a Gerusalemme. Sappiamo tutti che un modo di dire così indica che Gesù è deciso a fare di Gerusalemme il vertice della sua missione. Gesù compie il pellegrinaggio con un anno di anticipo, anticipa con questo pellegrinaggio il desiderio che lo spingerà a Gerusalemme per mangiare la sua Pasqua. Il ritrovamento è immagine precisa della scoperta di lui risorto. Infatti lo trovano seduto, un verbo che, mentre fotografa una posizione fisica, definisce una funzione che gli spetta dopo la morte e la risurrezione; si siederà alla destra di Dio. E’ nell’atto di insegnare come spetta al Signore del cielo e della terra. E’ lui la sapienza, lui la riposta, lui ancora che spiega le scritture in virtù della sua consacrazione nella morte e risurrezione. Qui tra i dottori anticipa il suo stato futuro.

E Maria quando lo vede gli racconta tutta la sua ansia, la sua ricerca, il suo affanno, il suo non capire, proprio come i discepoli di Emmaus. Il suo cuore di madre si esprime al massimo. E tra le prime parole di Gesù che ci sono riferite nei vangeli appare la bellissima parola: padre, abbà. Non sapevate che io debbo interessarmi delle cose del Padre mio! E’ venuto al mondo per questo, per dirci che Dio è Padre.

Il quadro allora si ricompone, lo smarrimento e il ritrovamento sono figura di una morte e una risurrezione, di un futuro certo.

Maria non  ha capito ancora tutto il futuro di Gesù, come è difficile per noi entrare nel suo ordine nuovo di idee, di sentimenti, di slanci e di azioni, ma ci indica la strada da percorrere. Stanno con Gesù, e custodisce ogni parola come un seme. E’ quel seme che viene gettato larghissimamente dal seminatore e che trova nel cuore di Maria, come nel cuore di ogni uomo, la possibilità di svilupparsi. In Maria si è sviluppato al cento per cento. Ora lei scompare nella vita quotidiana della santa famiglia. Lì il Signore ha imparato a essere abbracciato e baciato, allattato e amato, a toccare e parlare, giocare, camminare e lavorare, a condividere i minuti, le ore, le notti e i giorni, le feste, le stagioni, gli anni, le attese, le fatiche e l’amore dell’uomo. Lì ha ascoltato le parole della Torah, della legge, le preghiere a Dio, di cui non si poteva pronunciare il nome e che lui sentiva come papà. A Nazaret Gesù accanto a Maria ha imparato a essere uomo. L’artefice della sua formazione umana è stata Maria, come ogni donna nella vita del popolo ebreo.

Noi come Lei ora conserviamo ogni Parola di Gesù gelosamente non per farcene un possesso, ma per caricarlo della forza di un dono che dobbiamo e ci impegniamo a portare a tutti.

12 Giugno 2021
+Domenico

Il futuro atteso da sempre in due creature non ancora nate

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 39-46) dal Vangelo del giorno (Lc 1, 39-56)

In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore». Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore …

Audio della riflessione

C’è una forte intesa tra le donne quando si confidano le loro difficoltà, i loro segreti, le esperienze intime della loro vita, le apprensioni per quello che sta accadendo nella loro corporeità, quando sentono di avere in seno una vita che nasce: non è solo connivenza, diventa subito solidarietà, desiderio di aiuto, condivisione dei pensieri e dei timori, delle cure e delle speranze, sogni di una esistenza diversa, nuova, capace di sconvolgere non solo le proprie vite, ma anche quelle della famiglia, del quartiere o del paese e, perché no, anche del mondo!

Chi si trova in questa situazione è una donna avanzata in età: Elisabetta, di origini nobili, della casta sacerdotale, sposa a un ministro dell’Altissimo, a un fedele servitore del tempio. Aveva aspettato tutta la vita un  bambino, l’aveva desiderato tanto come ogni donna che vuol vivere in pienezza la sua vita, ma non le era stata data questa grazia e proprio quando aveva riposto nel cassetto ogni suo sogno si trova a registrare questo fatto sconvolgente, questa gioia incontenibile, questa sorpresa e stupore. Ne nasce però anche il timore: “alla mia età? Che sarà di questo bambino, come nascerà?”

Il marito, il vecchio Zaccaria, era rimasto muto e la confortava con segni e i segni andavano sempre decifrati, capiti, inscritti in un dialogo più grande di loro, nella grande bontà di Dio.

Maria, la madre di Gesù viene a conoscere questa situazione bella e delicata: è Dio attraverso l’arcangelo Gabriele che la coinvolge e decide di portarsi a fianco di Elisabetta per aiutarla a vivere serenamente l’attesa, perché anche lei, Maria, è in attesa, anche lei è stata tirata nel vortice incontenibile della vita divina: è l’incontro tra le due madri è tra le scene più belle della storia umana di tutti i tempi, la giovanissima e l’anziana, il nuovo e il vecchio testamento, il compimento delle promesse e gli ultimi sospiri dell’attesa, la vita di Dio e la vita dell’uomo, l’Ave Maria e il Magnificat.

Sono i due bambini, appena all’inizio della loro vita, che si parlano, che cominciano a sconvolgere il mondo, che esprimono la gioia dell’universo per quello che Dio sta finalmente compiendo.

Una benedizione nasce nella bocca di Elisabetta, un canto di lode in quella di Maria:

“Rallegrati Maria”, dice Elisabetta ….

“L’anima mia esulta nel Signore” dice Maria!

“Benedetto il frutto del tuo grembo, benedetto il figlio di Dio, benedetto il futuro che nasce, dice Elisabetta” …

… “grandi cose ha fatto l’Altissimo”, canta Maria, e noi ne diamo a tutti testimonianza. Dio è grande, Dio è forte, Dio è la pienezza della nostra vita.

31 Maggio 2021
+Domenico

Ritorna la speranza e saltano le paure

Una riflessione sul Vangelo del giorno (secondo Luca, capitolo 24, versetti 35-48)

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Audio della riflessione

Occorre che ci riportiamo – ogni volta che leggiamo un Vangelo della risurrezione – alla forza, gioia, dono inestimabile della Pasqua e non possiamo non leggere le emozioni, le paure, le nuove forze che nascono nel gruppo disperato – fino a quel giorno – degli apostoli; è un cammino che viene richiesto a tutti per vivere la Pasqua non come una domenica qualunque o un fatto come tanti della vita di Gesù, ma come essa è: il centro della sua esistenza, della sua missione, il centro della nostra fede e della nostra vita di Chiesa.

Gesù ritorna dai suoi e li trova sconvolti e pieni di paure; collochiamo questo fatto in un rapporto normale tra amici: avevano vissuto assieme per circa 3 anni, si erano lasciati lentamente convincere e scaldare il cuore, in Gesù avevano ritrovato speranza … ce ne avevano messa di volontà per riuscire a entrare nel nuovo ordine di idee, nella nuova esperienza di fede che Dio che aveva loro offerto nella persona di Gesù … ne avevano viste di schiavitù saltare, si erano sentiti entusiasti al ritorno dalle piccole missioni a due a due che avevano fatto; ogni tanto litigavano fra loro per spartirsi i ministeri del Regno di Dio … e Gesù li rimproverava amabilmente.

In quell’ultima cena erano convinti, partecipi, commossi, si erano lasciati lavare i piedi. Ma poi c’era stata la prova, lo sconvolgimento, la tentazione, la fuga.

Lui l’avevano lasciato al suo destino, la costruzione della loro nuova mentalità non aveva retto: erano crollate a una a una le motivazioni umane: fascino di Gesù, amicizia, entusiasmo per una nuova visione della realtà, sogni di mondo nuovo, progetti di attività comuni, contrapposizione al mondo, al modello religioso dei farisei.

Avevano sperimentato, ciascuno in cuor suo, la delusione: forse per questo sentirsi “sconvolti e paurosi” era ancora una sorta di rabbia quasi fosse stato Gesù ad averli traditi e ingannati e non loro ad averlo abbandonato.

Secondo loro, Lui non aveva mantenuto le promesse e se ne erano tornati a pescare, le donne avevano speso un capitale per imbalsamarlo – tanto credevano alla risurrezione che aveva loro promesso – e i discepoli si stavano a leccare le ferite.

Ma Gesù si ripresenta, e non per la resa dei conti: arriva per aiutare a capire, per ricostruire amicizia, per radicare nella fede le loro esistenze smarrite. “Quei colpi secchi sui chiodi che avete udito da lontano mi hanno forato mani e piedi, ma non mi hanno fissato alla morte. Quell’urlo agghiacciante che avete potuto sentire, ben protetti per non farvi vedere, non è stata disperazione, ma affidamento a Dio mio Padre, che mi dona per sempre a voi. Quel colpo di lancia ha fatto nascere la nuova comunità, la Chiesa, che ora affido a voi, per vivere una nuova comunione”.

Insomma … gesù non rinfaccia il tradimento ma continua a farli crescere, li lancia nella missione: “Voi sarete testimoni di tutto questo”. Non è il modo di educare di tanti consigli disciplinari o scolastici, che è quello  di calcare la mano sugli errori, di togliersi tutti i sassolini dalle scarpe, di chiamare alla resa dei conti … Gesù invece torna ad avere fiducia, richiama ancora dalla sua parte e dice “vi affido la mia buona notizia, il vangelo, da annunciare a tutti, e non vi lascio soli; il mio corpo e il mio sangue lo avrete sempre.” … e ce lo affida anche oggi.

18 Aprile 2021
+Domenico

Una nuova creazione

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 24, 39) dal Vangelo del giorno (Lc 24, 35-48)

Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho»

Audio della riflessione

L’esperienza tragica della morte è nostro pane quotidiano: giustament …e la nascondiamo perché vogliamo vivere, perché la vita dell’umanità è più forte delle morti che la ridefiniscono continuamente … ma, non è nascondendola che la possiamo vincere, è guardandola nella vicenda di Gesù.

I giorni dopo la Pasqua sono molto concitati: i discepoli si vedono ripopolare i loro momenti privati o comunitari, a Gerusalemme o in Galilea, dalla presenza del risorto; Lui si dà a vedere, si presenta inaspettato, torna a “fare compagnia”, soprattutto li vuol aiutare a sperimentarlo in questa nuova vita che ha conquistato.

E’ Lui, Gesù, il crocifisso, risorto, Lui con la bellezza del suo volto: Visto così dopo quegli spasimi, quella devastazione è ancora più bello! Non è un fantasma, non è una presenza da X-files, non è una apparizione evanescente, è Lui! Non solo, ma qualcosa di più, non di diverso: non è un altro, ma Lui ancora in una vita piena, definitiva, nuova, il punto più alto cui la nostra umanità è stata chiamata ad essere.

Non è un morto ritornato in vita, che ha spostato la data della morte: su di lui la morte non può più niente, è sconfitta, è una nuova creazione, la nuova umanità della categoria d’ora in poi definitiva, insuperabile, senza concorrenza: la categoria del risorto a vita piena; per questo torna a mangiare con loro, presenta loro i segni della passione.

Quel corpo su cui tutti credevano di aver detto l’ultima parola, di aver scatenato tutto il male che potevano, ora è glorioso: Dio sa non solo ricostruire la sua immagine e la sua corporeità, ma la rende nuova e definitiva, per tutti noi.

La risurrezione non è soprattutto un fatto di cui meravigliarsi, perché superiore alle nostre possibilità o alla nostra fantasia, ma diventa il punto di arrivo di tutti noi.

C’è un mondo “altro” che bisogna lentamente creare, in cui in maniera impensata occorre traghettare ogni vita donata da Dio; ebbene il giorno della Risurrezione questa nuova vita ha fatto il suo ingresso nel mondo e ha trascinato con sé tutti gli uomini.

Dio non ci aveva creati e buttati a caso nel mondo, ma ci aveva predestinati a questo, perché Lui non ci abbandona mai.

8 Aprile 2021
+Domenico

Non dire ormai: metteresti una pietra su una nuova vita

 Una riflessione sul Vangelo del giorno (secondo Luca, capitolo 24, versetti 13-35)

Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana], due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Audio della riflessione

Sfiduciati, senza futuro, ripiegati su di sé, illusi, con un grande passato alle spalle, senza prospettive e possibilmente evitati da tutti. Non è la fotografia dei reduci del Vietnam o di un gruppo giovanile che alla domenica non sa come far sera tra una sgommata e l’altra in automobile. È il ritratto della nostra vita, del mondo delle nostre relazioni, quando assaporiamo una sconfitta e gli ideali che ci avevano uniti non tengono più. Ciascuno sfoglia nella sua memoria l’album delle fotografie, le ricorda agli altri ma non c’è più niente che ci tiene assieme. È il ritratto di una coppia di sposi che han vissuto e di sono dati amore e d’un tratto, si svuota dell’interno.

È la scena dei due amici, tirati dentro, entusiasti nella avventura di Gesù e ora distrutti e delusi. Credevano di averlo in mano: aveva loro scaldato il cuore più di una volta, avevano visto in trasparenza una vita nuova, ora hanno negli occhi solo il suo cadavere, nei pugni serrati la rabbia di essere stati liquidati, nelle gambe un tentativo di fuga dalla vita. La fede non è proprio come la penso io, anche nella Chiesa non tutto gira bene, ho sempre pensato che ci fosse veramente il bene e lo trovo sempre più impigliato in compromessi. Mi dice un ragazzo di quindici anni: sono stato sveglio tante notti fino alle 5 di mattina a domandarmi: ma Dio esiste davvero? Quei due discepoli, turisti sconsolati della domenica sera che si preparano a fare la coda per rientrare ad affrontare un nuovo lunedì sono la nostra fotografia. Ma hanno una impennata di vita e di luce. Si siedono a tavola con uno straniero che ha cercato tutto il giorno di consolarli. Quello prende un pezzo di pane, lo spezza, lo benedice … Si aprono loro gli occhi: questo gesto è altamente simbolico: è vita donata è spezzata, è un consegnarsi fino all’ultima goccia per amore.

Si rimettono in coda per rientrare a Gerusalemme, ma non sono gli sconfitti della vita, i delusi del proprio passato. Hanno ritrovato la chiave interpretativa della loro vita e della loro fede.

Diremmo noi: sono andati a messa; in quel corpo spezzato hanno trovato le uniche ragioni di vita. Gli si era scaldato il cuore, come se tornassero da una ibernazione, che impediva loro di esplodere, come capita spesso anche a noi quando ci fidiamo solo delle nostre forze. E non hanno più potuto tacere.

7 Aprile 2021
+Domenico

Tutto comincia da questo momento

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 38) dal Vangelo del giorno (Lc 1, 26-38) nella Solennità dell’Annunciazione

Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. E l’angelo partì da lei.

Audio della riflessione

L’istante del concepimento è il vero inizio della vita di una persona: lì, nel segreto del seno materno inizia una vita nuova, inizia un progetto, una novità assoluta … certo assomiglierà al papà e alla mamma, ai nonni e alle zie, avrà un colore della pelle, caratteristiche somatiche che dipendono dal luogo in cui nasce, dall’etnia cui appartiene, ma è e sarà sicuramente non riducibile a nessun altro, avrà un suo DNA caratteristico: non si sentirà “fatto in serie”, ma sempre una assoluta novità.

Dio da quel momento ha già inscritto una sua peculiarità: la sua anima, il suo alito di vita, soprattutto il suo amore.

Tutto comincia da questo momento magico, che non è per nulla imbarazzante, è un momento di amore, non è una operazione chirurgica, né una tecnica sofisticata per far vedere che come uomini siamo bravi e sappiamo manipolare tutto; non c’è inseminazione artificiale che tenga. Sono solo strumenti sostitutivi che non devono mai lasciare in secondo piano l’amore profondo di due persone e l’unione della loro corporeità. Il piano di Dio prevede che sia sempre l’amore che provoca la vita, anche se la cattiveria umana spesso lo fa diventare il momento della violenza e del sopruso.

Oggi, a nove mesi esatti dal 25 dicembre – il giorno di Natale – la Chiesa non può non rivivere il momento magico del concepimento di Gesù: Dio si è inscritto nella vita dell’uomo, ne segue le leggi, soprattutto ne interpreta i momenti determinanti e infonde in loro la luce vera del progetto di amore di Dio.

Maria, una giovane ragazza ebrea si sente chiamata a dire , a vivere per il Signore la grande, estasiante, unica avventura di diventare mamma, a dare la sua adesione al grande piano di Dio, di abitare tra noi, di condividere la nostra umanità, la nostra quotidianità.

Dalla sua disponibilità dipende l’inizio di una storia che cambierà il mondo: i secoli vengono divisi in due da quel momento … l’uomo può di nuovo cominciare a sperare: la nostra carne non è debolezza e vanità, ma la carne del Figlio di Dio.

E Maria dice sì. Non diranno sì tante persone che incontreranno Gesù, anzi molti gli daranno battaglia, lo metteranno in croce, ma proprio lì si esprimerà la pienezza dell’amore partito da quel concepimento, e nessuno più lo fermerà.

La speranza si trasformerà in certezza.

25 Marzo 2021
+Domenico

Ho nostalgia della tua bontà, non mi abbandonare

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 18, 13-14) dal Vangelo del giorno (Lc 18, 9-14) nel Sabato della terza settimana di quaresima

Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Audio della riflessione

Di gente che guarda Dio dritto negli occhi ce n’è sempre troppa, di persone che si sentono di dettare legge a Dio ancora di più … o per ignoranza, perché credono che Dio sia una invenzione umana, e vogliono sostituire il loro buon senso alla Parola di Dio o per superbia, perché non sanno guardarsi dentro, non sanno vedere che bisogna cominciare dall’interno della loro coscienza, o per superficialità e impostura perché credono che con Dio ci si può sempre tenere la maschera del perbenismo, che ogni preghiera sia da fare davanti alle televisioni, per farsi vedere.

Spesso noi siamo un po’ tutti questi … di quei due che vanno al tempio noi incarniamo maggiormente la figura del primo, del giusto, del fariseo, del millantatore: sappiamo forse di essere peccatori, ma sicuramente perdonabili … siamo noi che detta a Dio la misura della misericordia: per le nostre malefatte deve essere sempre grande, mentre per quelle degli altri non deve esagerare per non creare assuefazione al perdono.

Siamo forse riusciti con l’aiuto di tante persone a costruirci una vita passabile, onesta, ma crediamo che tutto sia frutto del nostro sforzo, della nostra volontà. Tanti invece non hanno avuto niente né dai genitori, né dagli adulti, nè dalle istituzioni e si sono sempre trovati nel giro dei “dannati”, dei senza pace: senza fissa dimora, imbrigliati nella rete della mala vita, della trasgressione. 

Noi ce ne facciamo un vanto anche di fronte a Dio, mentre dovremmo farcene un dovere di fronte agli altri; la nostra preghiera diventa una ostentazione, mentre la vera preghiera deve sempre essere un affidamento.

Il poveraccio che giunge in fondo al tempio, che sa di non poter osare alzare lo sguardo, non perché teme Dio, ma perché si vede sproporzionato al suo grande amore, ha ancora il coraggio di affidarsi a Lui: “Sono qui ancora, come tante altre volte, non sono riuscito a portarti un cuore più puro, una vita meno schifosa, sentimenti di pace anziché di odio, gesti di solidarietà anziché di preda… Prendimi ancora così come sono: ho nostalgia della tua bontà, so che il tuo amore è più grande della mia cattiveria; non ti prometto niente, perché so che da solo non ne esco; ma lasciami la gioia di poterti venire a trovare, perché quando sono qui, mi si apre il cuore alla speranza, vedo le tue braccia allargate, so di avere un angolo nel tuo cuore. Sarà solo quello che mi darà bontà e mi farà scoprire il segreto della vita che è il tuo amore.”

13 Marzo 2021
+Domenico