Ritorna la speranza e saltano le paure

Una riflessione sul Vangelo del giorno (secondo Luca, capitolo 24, versetti 35-48)

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Audio della riflessione

Occorre che ci riportiamo – ogni volta che leggiamo un Vangelo della risurrezione – alla forza, gioia, dono inestimabile della Pasqua e non possiamo non leggere le emozioni, le paure, le nuove forze che nascono nel gruppo disperato – fino a quel giorno – degli apostoli; è un cammino che viene richiesto a tutti per vivere la Pasqua non come una domenica qualunque o un fatto come tanti della vita di Gesù, ma come essa è: il centro della sua esistenza, della sua missione, il centro della nostra fede e della nostra vita di Chiesa.

Gesù ritorna dai suoi e li trova sconvolti e pieni di paure; collochiamo questo fatto in un rapporto normale tra amici: avevano vissuto assieme per circa 3 anni, si erano lasciati lentamente convincere e scaldare il cuore, in Gesù avevano ritrovato speranza … ce ne avevano messa di volontà per riuscire a entrare nel nuovo ordine di idee, nella nuova esperienza di fede che Dio che aveva loro offerto nella persona di Gesù … ne avevano viste di schiavitù saltare, si erano sentiti entusiasti al ritorno dalle piccole missioni a due a due che avevano fatto; ogni tanto litigavano fra loro per spartirsi i ministeri del Regno di Dio … e Gesù li rimproverava amabilmente.

In quell’ultima cena erano convinti, partecipi, commossi, si erano lasciati lavare i piedi. Ma poi c’era stata la prova, lo sconvolgimento, la tentazione, la fuga.

Lui l’avevano lasciato al suo destino, la costruzione della loro nuova mentalità non aveva retto: erano crollate a una a una le motivazioni umane: fascino di Gesù, amicizia, entusiasmo per una nuova visione della realtà, sogni di mondo nuovo, progetti di attività comuni, contrapposizione al mondo, al modello religioso dei farisei.

Avevano sperimentato, ciascuno in cuor suo, la delusione: forse per questo sentirsi “sconvolti e paurosi” era ancora una sorta di rabbia quasi fosse stato Gesù ad averli traditi e ingannati e non loro ad averlo abbandonato.

Secondo loro, Lui non aveva mantenuto le promesse e se ne erano tornati a pescare, le donne avevano speso un capitale per imbalsamarlo – tanto credevano alla risurrezione che aveva loro promesso – e i discepoli si stavano a leccare le ferite.

Ma Gesù si ripresenta, e non per la resa dei conti: arriva per aiutare a capire, per ricostruire amicizia, per radicare nella fede le loro esistenze smarrite. “Quei colpi secchi sui chiodi che avete udito da lontano mi hanno forato mani e piedi, ma non mi hanno fissato alla morte. Quell’urlo agghiacciante che avete potuto sentire, ben protetti per non farvi vedere, non è stata disperazione, ma affidamento a Dio mio Padre, che mi dona per sempre a voi. Quel colpo di lancia ha fatto nascere la nuova comunità, la Chiesa, che ora affido a voi, per vivere una nuova comunione”.

Insomma … gesù non rinfaccia il tradimento ma continua a farli crescere, li lancia nella missione: “Voi sarete testimoni di tutto questo”. Non è il modo di educare di tanti consigli disciplinari o scolastici, che è quello  di calcare la mano sugli errori, di togliersi tutti i sassolini dalle scarpe, di chiamare alla resa dei conti … Gesù invece torna ad avere fiducia, richiama ancora dalla sua parte e dice “vi affido la mia buona notizia, il vangelo, da annunciare a tutti, e non vi lascio soli; il mio corpo e il mio sangue lo avrete sempre.” … e ce lo affida anche oggi.

18 Aprile 2021
+Domenico

Una nuova creazione

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 24, 39) dal Vangelo del giorno (Lc 24, 35-48)

Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho»

Audio della riflessione

L’esperienza tragica della morte è nostro pane quotidiano: giustament …e la nascondiamo perché vogliamo vivere, perché la vita dell’umanità è più forte delle morti che la ridefiniscono continuamente … ma, non è nascondendola che la possiamo vincere, è guardandola nella vicenda di Gesù.

I giorni dopo la Pasqua sono molto concitati: i discepoli si vedono ripopolare i loro momenti privati o comunitari, a Gerusalemme o in Galilea, dalla presenza del risorto; Lui si dà a vedere, si presenta inaspettato, torna a “fare compagnia”, soprattutto li vuol aiutare a sperimentarlo in questa nuova vita che ha conquistato.

E’ Lui, Gesù, il crocifisso, risorto, Lui con la bellezza del suo volto: Visto così dopo quegli spasimi, quella devastazione è ancora più bello! Non è un fantasma, non è una presenza da X-files, non è una apparizione evanescente, è Lui! Non solo, ma qualcosa di più, non di diverso: non è un altro, ma Lui ancora in una vita piena, definitiva, nuova, il punto più alto cui la nostra umanità è stata chiamata ad essere.

Non è un morto ritornato in vita, che ha spostato la data della morte: su di lui la morte non può più niente, è sconfitta, è una nuova creazione, la nuova umanità della categoria d’ora in poi definitiva, insuperabile, senza concorrenza: la categoria del risorto a vita piena; per questo torna a mangiare con loro, presenta loro i segni della passione.

Quel corpo su cui tutti credevano di aver detto l’ultima parola, di aver scatenato tutto il male che potevano, ora è glorioso: Dio sa non solo ricostruire la sua immagine e la sua corporeità, ma la rende nuova e definitiva, per tutti noi.

La risurrezione non è soprattutto un fatto di cui meravigliarsi, perché superiore alle nostre possibilità o alla nostra fantasia, ma diventa il punto di arrivo di tutti noi.

C’è un mondo “altro” che bisogna lentamente creare, in cui in maniera impensata occorre traghettare ogni vita donata da Dio; ebbene il giorno della Risurrezione questa nuova vita ha fatto il suo ingresso nel mondo e ha trascinato con sé tutti gli uomini.

Dio non ci aveva creati e buttati a caso nel mondo, ma ci aveva predestinati a questo, perché Lui non ci abbandona mai.

8 Aprile 2021
+Domenico

Non dire ormai: metteresti una pietra su una nuova vita

 Una riflessione sul Vangelo del giorno (secondo Luca, capitolo 24, versetti 13-35)

Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana], due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Audio della riflessione

Sfiduciati, senza futuro, ripiegati su di sé, illusi, con un grande passato alle spalle, senza prospettive e possibilmente evitati da tutti. Non è la fotografia dei reduci del Vietnam o di un gruppo giovanile che alla domenica non sa come far sera tra una sgommata e l’altra in automobile. È il ritratto della nostra vita, del mondo delle nostre relazioni, quando assaporiamo una sconfitta e gli ideali che ci avevano uniti non tengono più. Ciascuno sfoglia nella sua memoria l’album delle fotografie, le ricorda agli altri ma non c’è più niente che ci tiene assieme. È il ritratto di una coppia di sposi che han vissuto e di sono dati amore e d’un tratto, si svuota dell’interno.

È la scena dei due amici, tirati dentro, entusiasti nella avventura di Gesù e ora distrutti e delusi. Credevano di averlo in mano: aveva loro scaldato il cuore più di una volta, avevano visto in trasparenza una vita nuova, ora hanno negli occhi solo il suo cadavere, nei pugni serrati la rabbia di essere stati liquidati, nelle gambe un tentativo di fuga dalla vita. La fede non è proprio come la penso io, anche nella Chiesa non tutto gira bene, ho sempre pensato che ci fosse veramente il bene e lo trovo sempre più impigliato in compromessi. Mi dice un ragazzo di quindici anni: sono stato sveglio tante notti fino alle 5 di mattina a domandarmi: ma Dio esiste davvero? Quei due discepoli, turisti sconsolati della domenica sera che si preparano a fare la coda per rientrare ad affrontare un nuovo lunedì sono la nostra fotografia. Ma hanno una impennata di vita e di luce. Si siedono a tavola con uno straniero che ha cercato tutto il giorno di consolarli. Quello prende un pezzo di pane, lo spezza, lo benedice … Si aprono loro gli occhi: questo gesto è altamente simbolico: è vita donata è spezzata, è un consegnarsi fino all’ultima goccia per amore.

Si rimettono in coda per rientrare a Gerusalemme, ma non sono gli sconfitti della vita, i delusi del proprio passato. Hanno ritrovato la chiave interpretativa della loro vita e della loro fede.

Diremmo noi: sono andati a messa; in quel corpo spezzato hanno trovato le uniche ragioni di vita. Gli si era scaldato il cuore, come se tornassero da una ibernazione, che impediva loro di esplodere, come capita spesso anche a noi quando ci fidiamo solo delle nostre forze. E non hanno più potuto tacere.

7 Aprile 2021
+Domenico

Tutto comincia da questo momento

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 38) dal Vangelo del giorno (Lc 1, 26-38) nella Solennità dell’Annunciazione

Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. E l’angelo partì da lei.

Audio della riflessione

L’istante del concepimento è il vero inizio della vita di una persona: lì, nel segreto del seno materno inizia una vita nuova, inizia un progetto, una novità assoluta … certo assomiglierà al papà e alla mamma, ai nonni e alle zie, avrà un colore della pelle, caratteristiche somatiche che dipendono dal luogo in cui nasce, dall’etnia cui appartiene, ma è e sarà sicuramente non riducibile a nessun altro, avrà un suo DNA caratteristico: non si sentirà “fatto in serie”, ma sempre una assoluta novità.

Dio da quel momento ha già inscritto una sua peculiarità: la sua anima, il suo alito di vita, soprattutto il suo amore.

Tutto comincia da questo momento magico, che non è per nulla imbarazzante, è un momento di amore, non è una operazione chirurgica, né una tecnica sofisticata per far vedere che come uomini siamo bravi e sappiamo manipolare tutto; non c’è inseminazione artificiale che tenga. Sono solo strumenti sostitutivi che non devono mai lasciare in secondo piano l’amore profondo di due persone e l’unione della loro corporeità. Il piano di Dio prevede che sia sempre l’amore che provoca la vita, anche se la cattiveria umana spesso lo fa diventare il momento della violenza e del sopruso.

Oggi, a nove mesi esatti dal 25 dicembre – il giorno di Natale – la Chiesa non può non rivivere il momento magico del concepimento di Gesù: Dio si è inscritto nella vita dell’uomo, ne segue le leggi, soprattutto ne interpreta i momenti determinanti e infonde in loro la luce vera del progetto di amore di Dio.

Maria, una giovane ragazza ebrea si sente chiamata a dire , a vivere per il Signore la grande, estasiante, unica avventura di diventare mamma, a dare la sua adesione al grande piano di Dio, di abitare tra noi, di condividere la nostra umanità, la nostra quotidianità.

Dalla sua disponibilità dipende l’inizio di una storia che cambierà il mondo: i secoli vengono divisi in due da quel momento … l’uomo può di nuovo cominciare a sperare: la nostra carne non è debolezza e vanità, ma la carne del Figlio di Dio.

E Maria dice sì. Non diranno sì tante persone che incontreranno Gesù, anzi molti gli daranno battaglia, lo metteranno in croce, ma proprio lì si esprimerà la pienezza dell’amore partito da quel concepimento, e nessuno più lo fermerà.

La speranza si trasformerà in certezza.

25 Marzo 2021
+Domenico

Ho nostalgia della tua bontà, non mi abbandonare

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 18, 13-14) dal Vangelo del giorno (Lc 18, 9-14) nel Sabato della terza settimana di quaresima

Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Audio della riflessione

Di gente che guarda Dio dritto negli occhi ce n’è sempre troppa, di persone che si sentono di dettare legge a Dio ancora di più … o per ignoranza, perché credono che Dio sia una invenzione umana, e vogliono sostituire il loro buon senso alla Parola di Dio o per superbia, perché non sanno guardarsi dentro, non sanno vedere che bisogna cominciare dall’interno della loro coscienza, o per superficialità e impostura perché credono che con Dio ci si può sempre tenere la maschera del perbenismo, che ogni preghiera sia da fare davanti alle televisioni, per farsi vedere.

Spesso noi siamo un po’ tutti questi … di quei due che vanno al tempio noi incarniamo maggiormente la figura del primo, del giusto, del fariseo, del millantatore: sappiamo forse di essere peccatori, ma sicuramente perdonabili … siamo noi che detta a Dio la misura della misericordia: per le nostre malefatte deve essere sempre grande, mentre per quelle degli altri non deve esagerare per non creare assuefazione al perdono.

Siamo forse riusciti con l’aiuto di tante persone a costruirci una vita passabile, onesta, ma crediamo che tutto sia frutto del nostro sforzo, della nostra volontà. Tanti invece non hanno avuto niente né dai genitori, né dagli adulti, nè dalle istituzioni e si sono sempre trovati nel giro dei “dannati”, dei senza pace: senza fissa dimora, imbrigliati nella rete della mala vita, della trasgressione. 

Noi ce ne facciamo un vanto anche di fronte a Dio, mentre dovremmo farcene un dovere di fronte agli altri; la nostra preghiera diventa una ostentazione, mentre la vera preghiera deve sempre essere un affidamento.

Il poveraccio che giunge in fondo al tempio, che sa di non poter osare alzare lo sguardo, non perché teme Dio, ma perché si vede sproporzionato al suo grande amore, ha ancora il coraggio di affidarsi a Lui: “Sono qui ancora, come tante altre volte, non sono riuscito a portarti un cuore più puro, una vita meno schifosa, sentimenti di pace anziché di odio, gesti di solidarietà anziché di preda… Prendimi ancora così come sono: ho nostalgia della tua bontà, so che il tuo amore è più grande della mia cattiveria; non ti prometto niente, perché so che da solo non ne esco; ma lasciami la gioia di poterti venire a trovare, perché quando sono qui, mi si apre il cuore alla speranza, vedo le tue braccia allargate, so di avere un angolo nel tuo cuore. Sarà solo quello che mi darà bontà e mi farà scoprire il segreto della vita che è il tuo amore.”

13 Marzo 2021
+Domenico

Per darci ragione mettiamo anche Gesù dalla parte di satana

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 18-20) dal Vangelo del giorno Lc 11, 14-23) nel Giovedì della terza settimana di quaresima

Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.

Audio della riflessione

C’è un vizio sottile … che è sempre quello di definire cattivo, nemico, poco di buono … chi non è del nostro parere, chi non riusciamo a inquadrare nei nostri schemi, chi si comporta diversamente da noi: è la voglia di “azzerare”, di non farsi mettere in discussione, alla fine di non voler confrontarsi per crescere, per cercare la verità … riteniamo sempre di avere la verità in tasca!

Gesù opera prodigiosi miracoli, riesce perfino a liberare le persone dal demonio e che dicono i suoi connazionali? “E’ d’accordo coi demoni, sta dalla loro parte, non sta dalla parte del bene, ma ha connivenza col male: se è riuscito a ottenere quel che ha ottenuto chissà che cosa ha pagato, a quali compromessi ha dovuto scendere.”

Non sono disposti a riconoscere in Gesù la bontà, l’originalità di un mondo nuovo che sta nascendo, di un Dio che si mette tra gli uomini a dialogare, a convincere, a liberare … e Gesù invece sta ingaggiando una lotta senza quartiere con il male: non è sceso a compromessi fino dal primo giorno, fin dalle tentazioni del deserto! Satana aveva tentato di accalappiarlo come ben riesce con tutti noi, quando nella nostra debolezza cediamo alle sue lusinghe, a impostare una vita sul potere, sul danaro, sulla superbia, sulla apparenza e non sulla Parola di Dio, sulla debolezza delle nostre stesse esistenze che in Dio diventano risorse.

“Chi non è con me è contro di me.”: occorre decidersi, non possiamo stare sempre a giocare a dadi, quasi ci fosse una decisione casuale o a vedere chi vincerà per collocarci al momento giusto dalla parte del vincitore!

Gesù non è un vincitore di questo tipo: siamo sicuri che vince il male, ma non secondo i nostri schemi di successo. Il suo, quello della croce, forse per la nostra leggerezza e superficialità – perché non lo abbiamo ancora vissuto nella nostra carne – lo riteniamo scontato.

Metterci dalla sua parte significa che siamo disposti a fare tutta la strada di ricerca della verità, di dedizione alla sua causa, di solidarietà con i fratelli, anche soffrendo per camminare totalmente sulle vie del vangelo.

Stare con lui è stare con la speranza fatta persona, è sapere che c’è una meta difficile, ma sicura, impossibile se guardiamo alle nostre forze, ma garantita se gli stiamo col fiato sul collo con la preghiera, e non lo molliamo mai!

11 Marzo 2021
+Domenico

Se guardassimo sempre di nuovo a Gesù con stupore!

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4, 28-30) dal Vangelo del giorno (Lc 4, 24-30) nel Lunedì della terza settimana di quaresima (ispirata ad una riflessione del 20 marzo 2006)

All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Si dice spesso per indicare la perdita dello stupore, della meraviglia, della gioia della sorpresa, che ci si è abituati tra di noi come al colore delle pareti: forse se ci pensi a freddo non ti ricordi neanche che colore hanno … ti sei talmente abituato che non ti ricordi di quando le hai non solo viste ma guardate, di quando ci hai fatto sopra un ragionamento, una valutazione … sono sempre lì!

Così purtroppo diventano le persone: sono sempre lì … lo è il papà, la mamma, spesso lo diventa il marito o la moglie, qualche volta anche i figli: s’è fatta grande e alta come un armadio, ma è sempre la mia bambina; sono cresciuti e hanno responsabilità, ma in casa sono sempre “bastardi perditempo”.

Tutto è sempre dovuto, niente è più desiderato: è la tomba dell’amore, ma anche della vita … quando due fidanzatini si preparano al matrimonio sono una esplosione di stupore continua: appena sposati, comincia la routine, si comincia a sedersi, a pretendere e alla fine a non aspettarsi più niente.

Gesù un giorno ha un grosso diverbio con i suoi concittadini, tanto che alla fine lo vogliono perfino ammazzare: andava in giro per la Palestina e compiva le grandi opere di Dio, faceva miracoli, soprattutto moltiplicava segni … erano le indicazioni di rotta per una vita piena, beata e felice per tutti.

A Nazareth ne hanno colto solo l’aspetto esteriore: per loro Gesù era poco più che un giovane simpatico, pure brillante, ma del tutto “misurato” una volta per sempre … non sono riusciti mai a stupirsi di Lui! Essere di Nazareth significava avere lo spettacolo assicurato … ma Gesù porta la notizia sconvolgente del Regno di Dio e non può non sconvolgere! Non è una notizia da sotterrare subito nel sentito dire, ma è notizia che ribalta la vita!

La salvezza esige la bella e preziosa capacità di stupirsi, di avere il cuore limpido di chi si meraviglia, si apre alla lode e si orienta all’affidamento: non è uno spettacolo da godere, niente di questo può produrre la sicumera dei compaesani di Gesù.

Per stupirci occorre cambiarsi dentro: o cambiano o la salvezza passa altrove.

Anche noi siamo spesso così: Gesù talmente scontato da fare pure da soprammobile, un elemento decorativo … come può essere la nostra speranza se non sappiamo di nuovo tornare a stupirci di Gesù, della sua bellezza, della sua bontà, della sua grazia, del suo dono di sé fino all’ultima goccia di sangue?

 E’ un altro passo del cammino quaresimale per giungere alla speranza.

8 Marzo 2021
+Domenico

Non avevano fatto i conti con la bontà del Padre

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 15, 31-32) dal Vangelo del giorno (Lc 15, 1-3.11-32) nel Sabato della seconda settimana di quaresima

«… Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”»

Audio della riflessione

Purtroppo oggi lo si sperimenta sempre meno perché stanno abbondando i figli unici, ma la bellezza di poter vivere con almeno un fratello o una sorella è impagabile: si litiga, ci si cerca, si bisticcia, ci si confida, ci si coalizza contro i grandi, ci si fanno confidenze … insomma, si impara a convivere … si sta su un piano di parità, anche se con qualche difficoltà derivata dalla differenza di età che determina un diverso rapporto con i genitori.

In certo senso, qualcuno deve «perdonare» ai suoi fratelli di essere nati prima! E questi devono perdonare a qualcun altro di volerli «spodestare»! E’ il gioco della vita …

Così lo viveva – penso io – un’altra singolare famiglia quella, per intenderci, del figliol prodigo, di quel papà che aveva due figli, sicuramente in competizione, sicuramente ambedue amati senza condizioni: uno non ne può più e se ne va di casa non prima di essersi fatto dare un bel gruzzolo di soldi.

Tutti ricordiamo cosa capita: i soldi finiscono subito, i vizi sono tanti, le mosche si attaccano al miele, e il giovanetto si trova solo, ripulito di ogni possibilità di vivere, con il cuore a pezzi, una vita rubata e l’anima distrutta.

L’altro fratello aveva sentito per un po’ la nostalgia, ma alla fine si è allargato, ne ha potuto invadere e prendere tutti gli spazi, la sua stanza, il suo stereo, il suo computer, la sua mazza da baseball, la sua moto… ma non ha potuto prendere il suo posto nel cuore del padre che invecchiava prima del tempo dal dispiacere e continuava a sperare in un ritorno … e il miracolo si avvera: il cuore del Padre aveva ragione a non disperare, ma il cuore dell’altro figlio subisce una contrazione egoista.

“Ancora qui? A dividere un’altra volta quello che è mio. Troppo comodo: torna dove sei stato … e tu papà non farti intenerire il cuore, io qui ci sono sempre stato e ti ho sempre servito (e sopportato dice tra i denti).  Le mie albe e i miei tramonti li ho vissuti chiuso qui, senza una festa perché tu non mi vedevi, perché pensavi solo a lui. Credi che non mi sia accorto? E adesso vuoi che io faccia festa per questa usurpazione che si è consumata ogni giorno nella mia vita?”

Ragioni forse ne aveva, ma il cuore era indurito: non si ama così un papà, meglio sbagliare e pentirsi che avere un cuore di pietra … e se vuoi cambiare ringrazia Dio che hai un fratello che te l’ha fatto capire, anche se il dolore che ha guadagnato il tuo cambiamento l’ha pagato ancora tutto tuo Padre, il Signore.

Quaresima è speranza di avere un cuore di carne al posto del cuore di pietra che ci siamo costruiti!

Gesù è questa speranza.

6 Marzo 2021
+Domenico

Non chiedere prove, sono solo “fughe”

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 16, 29-31) dal Vangelo del giorno (Lc 16,19-31) nel giovedì della seconda settimana di quaresima

Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Audio della riflessione

Non ci capita una volta sola di stare a pensare al nostro futuro come a un tempo in cui si appianeranno tutte le cose, in cui tutto lo “storto” che c’è si raddrizzerà, tutte le ingiustizie saranno riparate, tutte le cattiverie punite e le bontà premiate … “si girerà la fortuna” – dice il poveraccio al riccone che ostenta superiorità e disprezzo – “Non è giusto che nel mondo ci sia chi vive nell’abbondanza e chi muore di fame … ci sarà un ristabilimento del progetto di Dio, che gli uomini per cattiveria hanno stravolto! Non ci sarà più lo squilibrio del fatto che il 20% degli uomini controlli e abbia a sua completa disposizione l’80% dei beni della terra e ne faccia quel che vuole condannando gli altri alla fame.”

L’aspirazione è giusta, ma non deve far crescere dentro l’animo del povero la voglia di vendetta e nell’uomo onesto la decisione di non far nulla in attesa del mondo di là.

La parabola del ricco che muore di indigestione e di attacchi di colesterolo … e del povero Lazzaro che muore di stenti, ci ricorda questa situazione: hanno vissuto una vita molto diversa e oggi nell’eternità si trovano in posizioni “ribaltate”, è il povero Lazzaro che sta in alto, che ha raggiunto quella felicità cui da sempre aspirava, e il riccone si trova nell’indigenza, raccoglie i frutti di fallimento che aveva continuamente seminato durante la sua esistenza … sperava di cambiare prima o poi, ma alla fine la vita ha deciso per Lui, si è ritrovato con la sola compagnia dei suoi soldi che di là proprio non sono utili e non servono, serve solo essersi abituati a confidare nelle braccia di Dio Padre, e quelle sicuramente le trovi sempre pronte a riceverti, ad acoglierti.

Questo è il premio: non dobbiamo aspettarci nessuna rivendicazione, nessuna offerta di pan per focaccia, ma la certezza di essere amati da Dio … e questo colma ogni attesa e ogni sofferenza umana. questo non è frutto di miracoli o di magie, di apparizione di morti che vengano a convincerci dell’al di là … ci abitueremmo anche a quelli, ce ne vorrebbe uno ogni giorno a dirci che stiamo sbagliando … e non crederemmo a loro.

La parola di Dio invece è sempre tra noi e fa crescere ogni giorno di più la speranza di poterlo godere nell’infinito che ci attende.

4 Marzo 2021
+Domenico

C’è bisogno di gente dal cuore buono

Una riflessione sul Vangelo del giorno (Lc 6, 36-38) nel Lunedì della seconda settimana di quaresima

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati.
Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Audio della riflessione

Il mondo è pieno di gente che non prende mai posizione … che si adatta a tutto, che non si interessa di niente, che passa sopra il male e il bene con assoluta indifferenza, che non si ribella … potrebbero anche ammazzargli sotto gli occhi qualcuno o fare violenze e lui si fa sempre e solo i fatti suoi … oppure al contrario c’è gente che giudica tutti, che ha un veleno nel cuore che non può non riversare su tutti quelli che incontra: è l’immagine della cattiveria, del giudizio inappellabile, della acidità.

Purtroppo non sono due categorie ben diverse di persone, perché spesso siamo noi che fa e l’una e l’altra cosa! Quanto invece sarebbe bello poter contare sempre su uno sguardo d’amore ed essere sempre questo sguardo d’amore sulla vita di tutti … quanto piacerebbe a un ragazzo non essere guardato da un adulto come una pezza da piedi, come un pericoloso delinquente, come un “bastardo perditempo”, ma come una vita che si apre che ha bisogno del sorriso di tutti per essere convinto che val la pena di vivere, che la vita possiede un lato bello che è difficile, ma raggiungibile!

Ogni persona, proprio solo perché è tale, ha sempre dentro il fascino del creatore, la bellezza di una poesia e ha diritto di essere guardata con amore e non giudicata.

Dice il Vangelo «Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato…» : la bontà, il dono, il perdono sono “contagiosi” … creano attorno a noi e in noi bontà e perdono, sono una benedizione anche per la nostra stessa vita.

Quando ti arrabbi invece, quando coltivi l’odio, ti cresce la bile, ti si alza la pressione, crei attorno a te zone di ostilità.

Se vuoi trovare bontà, seminala … qualcuno sicuramente la raccoglierà, perché sembra un seme che scompare, ma ha sempre dentro la forza di Dio e prima o poi rispunta e si fa grande.

E’ possibile pensare al mondo con occhi diversi, come quelli pieni di speranza che aveva Gesù? Lui è passato facendo sempre del bene a tutti e l’ha trovato pieno infinito in Dio, Padre.

E’ una speranza sempre disponibile: basta che noi abbiamo la costanza di cercarla … e la sorpresa di poterla trovare.

1 Marzo 2020
+Domenico