Quaresima è anche la certezza di essere amati da Dio  

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 16,19-31)

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Audio della riflessione.

Non ci capita una volta sola di stare a pensare al nostro futuro, come a un tempo in cui si appianeranno tutte le cose, in cui tutto lo storto che c’è si raddrizzerà, tutte le ingiustizie saranno riparate, tutte le cattiverie punite e le bontà premiate. Si girerà la fortuna, dice il poveraccio al riccone che ostenta superiorità e disprezzo! Non è giusto che nel mondo ci sia chi vive nell’abbondanza e chi muore di fame, ci sarà un ristabilimento del progetto di Dio, che gli uomini per cattiveria hanno stravolto! Non ci sarà più lo squilibrio del fatto che il 20% degli uomini controlla ed ha a sua completa disposizione l’80% dei beni della terra e ne faccia quel che vuole condannando gli altri alla fame.  

L’aspirazione è giusta, ma non deve far crescere dentro l’animo del povero la voglia di vendetta e nell’uomo onesto la decisione di non far nulla in attesa del mondo di là. La parabola del ricco che muore di indigestione e di attacchi di colesterolo e del povero Lazzaro che muore di stenti, la ricordiamo tutti. Hanno vissuto una vita molto diversa e oggi nell’eternità si trovano in posizioni ribaltate. È il povero Lazzaro che sta in alto, che ha raggiunto quella felicità cui da sempre aspirava, e il riccone si trova nell’indigenza, raccoglie i frutti di fallimento che aveva continuamente seminato durante la vita. 

Sperava di cambiare prima o poi, ma alla fine la vita ha deciso per Lui, si è ritrovato con la sola compagnia dei suoi soldi che di là proprio non servono, serve solo essersi abituati a confidare nelle braccia del Padre e quelle sicuramente le trovi sempre pronte a riceverti. Questo è il premio: non dobbiamo aspettarci nessuna rivendicazione, nessuna offerta di pan per focaccia, ma la certezza di essere amati da Dio. E questo colma ogni attesa e ogni sofferenza umana. Questo non è frutto di miracoli o di magie, di apparizione di morti che vengano a convincerci dell’aldilà. Ci abitueremmo anche a quelli, ce ne vorrebbe uno ogni giorno a dirci che stiamo sbagliando e non ci crederemmo. 

La parola di Dio invece è sempre tra noi e fa crescere ogni giorno di più la speranza di poterlo godere nell’infinito che ci attende.

29 Febbraio
+Domenico

Non si possono servire due padroni

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 16, 9-15)

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole».

Audio della riflessione.

Ma che hanno queste ricchezze da mettere continuamente in allarme il cristiano? “Non potete servire Dio e il denaro”, dice Gesù in maniera perentoria. Se ne andò via triste (quel giovane ricco) perché aveva molti beni. È difficile, quasi impossibile che un ricco entri nel regno dei cieli. E avanti di questo passo. Ma che male c’è se son stato capace col mio duro lavoro di procurarmi benessere, se non sono stato con le mani in mano e ho aiutato la fortuna? Che colpa ne ho se sono nato dalla parte giusta? Non tolgo niente a nessuno, non uso male quel che ho, faccio anche qualche carità quando serve. Se tutti fossero capaci di darsi da fare nella vita come ho fatto io, il mondo non sarebbe pieno di barboni, di lavavetri, di accattoni. 

Potremmo continuare anche con teorie economiche più elaborate per nascondere non i principi di una sana imprenditorialità o aggressività nell’affrontare la vita con tutta l’intelligenza possibile, ma una verità che il Vangelo ci pone davanti con pacatezza e fermezza: la ricchezza tende a diventare idolo. Essa finisce per richiederti una sorta di adesione di fede, ti domanda a poco a poco un attaccamento del cuore che ti toglie libertà e si pone nella tua vita come un assoluto, diventa come signore alternativo all’unico Signore. 

Chi segue Cristo non è di questo parere, non solo perché alla fine ce ne dovremo staccare, ma perché il centro della nostra vita è Dio, lui è la nostra felicità, lui è colui che solo ci può riempire l’esistenza. 

“Nessun servo può servire a due padroni o odierà l’uno e amerà l’altro oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro”. E non abbiamo bisogno di far vedere quanto questo è vero ogni giorno! quanto il denaro, l’avidità, la ricerca di esso rovina la vita degli uomini. Per il denaro si tradiscono gli affetti più cari, si ammazza, si vendono le persone, si calpestano i diritti, si sterminano i poveri, si sporca il nome di Dio, si inquina la religione. Per la ricchezza si perde la propria dignità, si distrugge il creato, si affossano i sogni, si fa morire di fame. Il denaro, le ricchezze fasciano il cuore, tarpano le ali, spengono i desideri. Quello che è impossibile all’uomo, è possibile a Dio. Basta, come sempre, sentirci e vivere da servitori solo di Lui, di Dio. 

E questa è la scelta che ha fatto san Martino di Tours che oggi celebriamo, non ha servito a due padroni, ma nella sua vita ha deciso di servire Dio solo. La vita di un pastore è questo, è fare di tutto se stessi, della propria missione, del proprio corpo, dei propri gusti, di tutte le proprie espressioni una freccia puntata verso il regno dei cieli e mettersi a servizio fino alla morte della sua chiesa e della sua gente. 

Lo ha fatto con la castità, aiutandoci a capire che l’amore ha la sua vera sorgente in Dio, lo ha fatto con l’obbedienza a Dio quando sentendosi morire di fatica disse se vuoi che stia ancora in vita anche se a stenti, lo farò, ma sono pronto e desideroso di morire, facendoci vedere che se si fa la volontà di Dio, ciò che lui dice nel vangelo, si è felici, lo ha fatto con la povertà, distaccandosi dai beni che oggi non gli servirebbero e facendoci capire che si può vivere felici affidandoci alla provvidenza di Dio. Tutti ricordano l’episodio del mantello tagliato in due per coprire un poveraccio intirizzito di freddo. San Martino intercedi presso Dio per noi perché siamo sempre fiduciosi in Lui e nel suo grande amore.

11 Novembre
+Domenico

Fatti furbo se vuoi essere santo

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 16,1-8)

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».

Audio della riflessione.

Per la vita spirituale, nemmeno un po’ di furbizia, tutta routine, tutto scontato, tutto scialbo, tutto slavato, tutto dovuto. I ritagli di ogni cosa: del tempo, dell’interesse, della preoccupazione, della progettualità, delle risorse, delle amicizie, della professionalità. In oratorio è la stessa cosa: gli ambienti più sciatti, le stanze più buie, il disordine più organizzato, l’umidità più penetrante, lo sport più svogliato. Per il gruppo solo le battute che ti vengono spontanee, le solite frasi, le preghiere della serie: dico quello che secondo me voi vi aspettate di sentire; la puntualità con un chi quadro nella media da cinque punti, una dedizione agli amici da talk show. Per la vita di fede, qualche bella emozione ogni tanto, una frase di vangelo da mandare in sms, una preghierina prima dell’esame, la solita domanda del perché occorre confessarsi a un prete che è un uomo come me e i soliti dubbi, ormai ampiamente messi a tacere, sui rapporti prematrimoniali. 

I figli di questo mondo nel trattare le cose fra di loro, sono più scaltri dei figli della luce. Il Signore non ha mezzi termini nel fotografare questo nostro esserci abituati alla vita cristiana, come al colore delle pareti. Ci si è spento dentro l’entusiasmo e vogliamo fare i missionari, pensiamo di poter aiutare chi sta in ricerca a trovare la strada vera della vita. Presentiamo un cristianesimo senza anima e speriamo che il mondo possa darsi una svolta. Offriamo una domenica da precetto e ci lamentiamo che si preferisca il supermercato o un qualsiasi week end al mare. La gente sfida le code interminabili in automobile perché noi non siamo più capaci di presentare una comunità viva in cui esploda la gioia del Risorto. Tutte le ditte si mettono in cordata per sopravvivere o per proporre i loro prodotti, noi ci dividiamo continuamente in tanti gruppi e gruppetti. Ogni idea una fondazione, ogni sottolineatura una struttura. 

Certo noi non siamo una catena di commercio, non dobbiamo andare a porta a porta a vendere un prodotto, non siamo una massa, ma potremmo presentare il dono grande della comunione se non fossimo tanto addormentati e svuotati dal di dentro. 

Il vangelo non si merita tanta nostra svogliatezza, tanto pressappochismo, tanta impreparazione. Per prendere una laurea ti metti di lena a studiare, tagli le amicizie, ti chiudi come in gabbia. Per conoscere il vangelo ti fermi ai ricordi del catechismo della Cresima di tanti anni fa? 

Adulti e giovani, se vogliono, possono oggi darci un soprassalto di furbizia, di scaltrezza, di entusiasmo, di autentica professionalità, che è la santità, nel vivere la vita cristiana e nell’annunciare il vangelo.

10 Novembre
+Domenico

Ciò che è esaltato fra gli uomini è cosa detestabile davanti a Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 16, 9-15)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole».

Audio della riflessione

C’è un sorriso beffardo, che domina la scena di questa vicenda di Gesù. Ci sono ad ascoltarlo dei benpensanti, dei supponenti, dei ricchi fasciati. E’ il sorriso compiaciuto di chi crede di essere superiore agli altri, perché ha quattro soldi, crede che questi siano la chiave di volta della vita, siano la soluzione di tutti i problemi e soprattutto la certezza della felicità. Erano attaccati ai denari, dice il vangelo, mettevano tutta la loro intelligenza nel farne sempre di più, si organizzavano la vita nel cercare di possedere di più. Essere attaccati significa esserne prigionieri, doverne vivere sempre la compagnia e la tirannia, farli entrare nella vita come padroni, non poterteli togliere dalla mente e dalle preoccupazioni, averli come una seconda pelle, farli diventare un altro te stesso.

 Ma che hanno queste ricchezze da mettere continuamente in allarme il cristiano? “Non potete servire Dio e il denaro”, dice Gesù in maniera perentoria. Se ne andò via triste (quel giovane ricco) perché aveva molti beni. E’ difficile, quasi impossibile che un ricco entri nel regno dei cieli. E avanti di questo passo. Ma che male c’è se son stato capace col mio duro lavoro di procurarmi benessere, se non sono stato con le mani in mano e ho aiutato la fortuna? Che colpa ne ho se sono nato dalla parte giusta? Non tolgo niente a nessuno, non uso male quel che ho, faccio anche qualche carità quando serve. Se tutti fossero capaci di darsi da fare nella vita come ho fatto io, il mondo non sarebbe pieno di barboni, di lavavetri, di accattoni.

Potremmo continuare anche con teorie economiche più elaborate per nascondere non i principi di una sana imprenditorialità o aggressività nell’affrontare la vita con tutta l’intelligenza possibile, ma una verità che il Vangelo ci pone davanti con pacatezza e fermezza: la ricchezza tende a diventare idolo. Essa finisce per richiederti una sorta di adesione di fede, ti domanda a poco a poco un attaccamento del cuore che ti toglie libertà e si pone nella tua vita come un assoluto, diventa come signore alternativo all’unico Signore.

Chi segue Cristo non è di questo parere, non solo perché alla fine ce ne dovremo staccare, ma perché il centro della nostra vita è Dio, lui è la nostra felicità, lui è colui che solo ci può riempire l’esistenza. Siamo fatti per lui e solo in lui troviamo la realizzazione piena, senza rimpianti, senza fallimenti, senza inganno della nostra vita.

 “Nessun servo può servire a due padroni o odierà l’uno e amerà l’altro oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro”. E non abbiamo bisogno di far vedere quanto questo è vero ogni giorno! quanto il denaro, l’avidità, la ricerca di esso rovina la vita degli uomini. Per il denaro si tradiscono gli affetti più cari, si ammazza, si vendono le persone, si calpestano i diritti, si sterminano i poveri, si sporca il nome di Dio, si inquina la religione.

 Per la ricchezza si perde la propria dignità, si distrugge il creato, si affossano i sogni, si fa morire di fame. Il denaro, le ricchezze fasciano il cuore, tarpano le ali, spengono i desideri.

 Ma non siamo in un vicolo cieco. Quello che è impossibile all’uomo, è possibile a Dio. Basta, come sempre, sentirci e vivere da servitori solo di Lui, di Dio.

5 Novembre 2022
+Domenico

Trasmissione radiofonica
Trasmissione televisiva

Occorre avere anche grinta per essere cristiani

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 16, 1-8)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».

Audio della riflessione

I delinquenti mettono più testa nei loro affari di quanto faccia un buon padre di famiglia per la sua vita o un cristiano per la sua fede.

Non vi è mai capitato di trovarvi a vivere qualche volta senza grinta? Non dico “annoiati”, anche se talvolta la noia ci assale, ma sicuramente senza interesse, senza motivazioni … tirare a campare – insomma – senza lode e senza infamia.

Per fortuna che viviamo di rendita e che tutte le mattine non dobbiamo stare seduti sulla sponda del letto a sfogliare la classica margherita petalo per petalo a dire “vado oggi a lavorare o non vado, vado o non vado” …. andiamo senza tante storie, anche con gli occhi a mezz’asta, e non se ne parli più.

Pensate invece ad un ladro che entusiasmo, che grinta ci mette nel progettare il suo furto o la sua rapina: si apposta di giorno e di notte, studia le mosse, fa le prove, rimanda, si apposta di nuovo, si impasticca magari per farsi coraggio e poi si butta, rischia … ne va della sua vita, della sua libertà.

Pensiamo a chi tradisce la sua ragazza o il suo ragazzo, sua moglie o suo marito (anche se tra chi ascolta sicuramente non c’è nessuno di questo genere): cura ogni minimo gesto per evitare sospetti, inventa tutte le moine possibili per ingannare …

Pensiamo allo spacciatore che si è fatto un paio d’occhi anche dietro la testa per non farsi scoprire … e tutto per un comportamento da delinquente, da becchino dell’amore o della vita degli altri.

Gesù pensava questo quando ha raccontato una semplice parabola: un amministratore disonesto, avendo paura di essere licenziato, regala i soldi del suo padrone ai debitori così da averli dalla sua parte quando sarà licenziato.

Gesù dice: “i figli delle tenebre sono più furbi dei figli della luce”.

Purtroppo viviamo in una società che ci ammorba e ci appiattisce, ci tarpa le ali e ci omologa a tutto: ci costringe a vivere da “clonati”, a perdere grinta, ad abbandonare sogni e progetti.

Possiamo invece tornare ad innamorarci del bello, delle cose buone, a entusiasmarci del futuro nostro e dei nostri figli. Non c’è lunedì che tenga che ci faccia girare come zombi o venerdì che ci trovi distrutti.

Abbiamo un motore nella vita che non perde colpi: la speranza!

San Carlo – che oggi celebriamo – non solo aveva grinta, ma lavorava sodo infaticabile, onnipresente alla sua gente, alle sue chiese nell’aiutarle a vivere con dignità e generosità la propria fede, a illuminarle, a rafforzarle nella passione per la gente tra cui vivevano

4 Novembre 2022
+Domenico

Trasmissione Radiofonica
Trasmissione Televisiva

L’evidenza del nostro futuro è affidarsi alla  Parola di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 16, 19-31)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Audio della riflessione

Che cosa può aiutare l’uomo a capire che deve impostare la sua vita sull’eternità e non sulla caducità? Come si può insegnare saggezza a chi è sepolto nella superficialità e non vede oltre le proprie soddisfazioni materiali? Come perforare il quotidiano e vedervi le tracce della vita piena, eterna, nelle braccia di Dio? Esiste davvero un al di là o è la proiezione dei nostri desideri e delle nostre frustrazioni ? E’ possibile fare un viaggio in questo regno misterioso, per toccare con mano ciò che ci aspetta. Perché l’uomo deve sempre vagare in questo buio e in questa indeterminatezza? E’ l’eterna domanda: Dio esiste? È un padre buono? Dove sta? Come possiamo incontrarlo? C’è una giustizia a questo mondo? Chi ne fa il garante?

La tentazione subdola è quella di pensare che per dare risposta alla nostra vita ne dobbiamo uscire; non ci basta quello che siamo, ma vogliamo il meraviglioso, il sorprendente, il miracolistico. La nostra tendenza è sempre quella di non usare la nostra libertà, di cercare evidenze a basso prezzo; è la ricerca della verità a buon mercato, è rinunciare alla forza della nostra umanità che ha in se la capacità di leggere con acutezza i segni della vita.

Il ricco sfondato, non chiamato nemmeno per nome, di là sarà senza scorta e senza banca, il poveraccio Lazzaro, che tutti scartavano, sarà nel seno di Abramo, dice il vangelo. Ma questa non è una fantasia o un pronostico, è la verità più consistente della nostra vita. Proprio perché nell’eternità è Dio il centro e la pienezza, il regno di Dio è già descritto bene dalla Parola di Dio. E questa a noi basta; chi non sa fidarsi della Parola di chi gli vuole bene, ha scritto nella sua coscienza l’affanno e la disperazione.

Sperava di cambiare prima o poi, ma alla fine la vita ha deciso per Lui, si è ritrovato con la sola compagnia dei suoi soldi che di là proprio non servono, serve solo essersi abituati a confidare nelle braccia del Padre e quelle sicuramente le trovi sempre pronte a riceverti. Questo è il premio: non dobbiamo aspettarci nessuna rivendicazione, nessuna offerta di pan per focaccia, ma la certezza di essere amati da Dio. E questo colma ogni attesa e ogni sofferenza umana. Questo non è frutto di miracoli o di magie, di apparizione di morti che vengano a convincerci dell’aldilà. Ci abitueremmo anche a quelli, ce ne vorrebbe uno ogni giorno a dirci che stiamo sbagliando e non ci crederemmo. E’ come nell’amore: la richiesta di un segno speciale, di una prova per avere la certezza dell’amore, distrugge l’amore, proprio perché lo mette nel circuito del possesso e non del dono. La parola di Dio invece è sempre tra noi e fa crescere ogni giorno di più la speranza di poterlo godere nell’infinito che ci attende.

Il ricco epulone, vuole che anche i suoi fratelli siano ingannati come lui, perché chiede le cose miracolose che si illude possano far cambiare la testa  e non l’hanno cambiata nemmeno a lui.. Anche Gesù nel deserto fu tentato dal diavolo, che nella sua strategia stravolgeva anche la Parola di Dio, per far prevalere la tentazione del potere. La Parola di Dio invece nella sua semplicità ci garantisce che Dio è sempre fedele. Le prove cercano certezza non verità.

25 Settembre 2022
+Domenico

Trasmissione Radiofonica

Decisi o sempre con il piede in due scarpe?

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 16,1-8)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: “Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza”.

Audio della riflessione

Stiamo vedendo che in parrocchia vengono sempre meno persone: in oratorio quelli solo che non sanno dove andare … alla Messa sembra che i giovani abbiano deciso una opposizione programmata … la società tira fuori il cristianesimo solo allle elezioni. per sfruttarlo o per condannarlo ..

Quali sono le decisioni che dobbiamo prendere noi, piccolo resto che rimane?

Per la vita spirituale nemmeno un po’ di furbizia: tutta routine, tutto scontato, tutto scialbo, tutto slavato, tutto dovuto … i ritagli di ogni cosa, del tempo, dell’interesse, della preoccupazione, della progettualità, delle risorse, delle amicizie, della stessa professionalità …

In oratorio è la stessa cosa: gli ambienti più sciatti, le stanze più buie, il disordine più organizzato, l’umidità più penetrante, lo sport più svogliato …

Il gruppo  in cui ci si può vedere e incontrare non c’è più: preferiamo Facebook o Whatsapp o tutti i social più allettanti e sbrigativi alla TikTok.

Per la vita di fede, qualche bella emozione ogni tanto: una frase di vangelo da mandare in sms, una preghierina prima dell’esame, la solita domanda del perché occorre confessarsi a un prete che è un uomo come me e i soliti dubbi, ormai ampiamente messi a tacere, sui rapporti prematrimoniali.

Tutta la tua attenzione la metti per prepararti ad andare in discoteca o alla movida, magari con qualche coltello nascosto, in piazza solo per far vedere che “ci siamo” … in parrocchia passiamo per vedere se c’è qualcuno …

“I figli di questo mondo nel trattare le cose fra di loro, sono più scaltri dei figli della luce”: il Signore non ha mezzi termini nel fotografare questo nostro esserci abituati alla vita cristiana, come al colore delle pareti! Ci si è spento dentro l’entusiasmo e vogliamo fare i missionari, pensiamo di poter aiutare chi sta in ricerca a trovare la strada vera della vita … presentiamo un cristianesimo senza anima e speriamo che il mondo possa darsi una svolta … offriamo una domenica “da precetto” e ci lamentiamo che si preferisca il supermercato o un qualsiasi week end.

La gente sfida le code interminabili in automobile perché noi non siamo più capaci di presentare una comunità viva in cui  esploda la gioia del Risorto!

Certo noi non siamo una catena di commercio, non dobbiamo andare a porta a porta a vendere un prodotto, non siamo una massa,  ma potremmo presentare il dono grande della comunione se non fossimo tanto addormentati e  svuotati dal di dentro!

Il Vangelo non si merita tanta nostra svogliatezza, tanto “pressappochismo”, tanta impreparazione: per prendere una laurea ti metti di lena a studiare, tagli le amicizie, ti chiudi come in gabbia … per conoscere il Vangelo ti fermi ai ricordi del catechismo della Cresima di tanti anni fa?

Forse c’è un altro padrone che ci tarpa le ali: il denaro, la ricchezza, lo star bene … ma non si può stare con due padroni!

Tutti siamo chiamati a un soprassalto di scelta definitiva, di furbizia, di scaltrezza, di entusiasmo, di autentica professionalità, che è la santità, nel vivere la vita cristiana e nell’annunciare il Vangelo.

Il nostro unico assoluto è Dio!

18 Settembre 2022
+Domenico

Video della riflessione

Ci stai a questa avventura d’amore?

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 21,43) dal Vangelo del giorno (Mt 21,33-43.45-46)

«… perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare …»

Audio della riflessione

Ti viene spesso la domanda … “Ma io che ci sto a fare qui, in questo mondo? Ho un compito, sono dentro un progetto? C’è una prospettiva, una traiettoria in cui sono collocato, oppure mi devo inventare tutto? “.

Il cristiano sa che ogni uomo, ogni donna, è chiamato o chiamata a un compito nel mondo: nessuno è a caso, siamo dentro un grande progetto che tocca a noi sviluppare con libertà e creatività.

Così si è sentito il popolo di Israele nella storia: Dio si è fatto uomo proprio in questo popolo, Gesù ha assunto una cultura, un ambiente, una famiglia, una nazione, e dentro questa ha portato il suo messaggio … ma con la sua morte e risurrezione ha offerto a tutti il suo grande sogno, o meglio, la sua missione: ha superato i confini e ha inviato gli apostoli in tutto il mondo per formare un nuovo popolo, il popolo di Dio, non più legato a un solo luogo, a una tradizione culturale, ma capace di vestirsi di ogni cultura.

Su questa missione si gioca la libertà di ogni uomo: la Sua proposta viene fatta liberamente a tutti e a noi compete rispondere! La sua proposta non può costituire privilegio o possesso, ma soltanto risposta generosa e accoglienza.

Molti uomini che vivevano al tempo di Gesù lo hanno rifiutato, altri lo hanno accettato e lungo i secoli avverrà sempre così: la Sua parola corre veloce e va a stanare ogni uomo dal suo letargo, dalla sua chiusura, e se trova chi lo accoglie vi rimane e offre la sua gioia, altrimenti passa ad altri.

La storia è piena di accoglienze e rifiuti, di periodi in cui in un certo popolo si è sviluppato molto profondamente il cristianesimo, tanto da caratterizzare con i contenuti della fede e le verità del Vangelo tutta la vita della gente: le tradizioni, la cultura, gli stili di vita, i principi basilari della convivenza.

La parola di Dio è una forza che travolge, ma lascia liberi: se vi si oppone rifiuto Dio fa giungere ad altri la sua salvezza, così capita che regioni cristianissime si sono imbarbarite e regioni pagane hanno accolto Cristo.

La domanda che ci dobbiamo fare è “noi, cristiani di queste nostre terre, stiamo vivendo o rifiutando la fede cristiana?“.

La Quaresima è un tempo anche per queste domande grosse, ma che alla fine stabiliscono lo stile di ogni nostra esistenza: è bello cercare una risposta sapendo che Dio non ci abbandona mai.

18 Marzo 2022
+Domenico

Il ricco e il povero, faccia a faccia sempre, anche di là

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 16,19-21) dal Vangelo del giorno (Lc 16, 19-31)

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe …».

C’è stato un tempo in cui ci eravamo illusi che tutti fossimo uguali, tutti con gli stessi diritti e doveri e pure con le stesse qualità e strade della vita: l’uguaglianza di ogni uomo è sacrosanta, ma non certo il livellamento alle stesse capacità, desideri, progetti di vita! Tutti uguali, ma non clonati; tutti con la stessa dignità, ma non tutti con le stesse strade e vocazioni.

Dio ci ha fatti uguali, ma ci ha dato la libertà … e può capitare – come spesso capita – che qualcuno realizzi in pienezza la sua vocazione e un altro si lasci sopraffare dalle difficoltà, che qualcuno usurpi il bene dell’altro e si arricchisca e un altro si lasci scoraggiare e soccomba: la vita, allora, si popola di sofferenze, di disuguaglianze.

C’è in ogni strada del mondo un uomo ricco, che veste di porpora e bisso, magari anche senza nome, e un poveraccio affamato e coperto di piaghe che si chiama Lazzaro: potremmo indagare su come questi due uomini siano arrivati alla condizione di vita che hanno, ma …non ci serve guardare colpe anche ataviche … sta di fatto che il ricco e il povero sono l’uno davanti all’altro: sono due uomini, due fratelli in umanità, due vocazioni alla vita e alla felicità, due persone ugualmente amate da Dio, aiutate a dare senso alla loro vita! Dio non abbandonerà nessuno dei due, ma vorrà vagliarli nella verità … e il vaglio comincia con questo incontro: sono faccia a faccia, ma uno non riconosce nell’altro la sua immagine e soprattutto l’immagine di Dio! La ricchezza gli vela gli occhi; la povertà di Lazzaro invece si affida, non c’è più niente e nessuno che lo aiuta, ma si fida solo di Dio. Il ricco non ha bisogno di fidarsi di nessuno, si fida di sé e si ritrova solo con se stesso.

Si apre finalmente il paradiso, uno squarcio di cielo che dà la pienezza della vita: il ricco e il povero non sono più uguali, la disuguaglianza costruita per scelta libera rimane e Dio accoglie chi lo ha sempre cercato e lascia da solo chi non lo ha mai cercato e non lo ha nemmeno intuito nella vita del povero.

Il Vangelo di Matteo metterà in bocca a Dio: «Ero nudo e non mi vestisti, ero ammalato e non sei venuto a trovarmi…». Dio non si vendica, ma con dolore accetta la nostra decisione di non voler stare con Lui.

Ma noi vogliamo risalire la china della nostra cattiveria e fidarci di Lui perché il cielo non è vuoto: solo la nostra terra si chiude su di sé!

17 Marzo 2022
+Domenico

La ricchezza tende a diventare un idolo

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 16, 9-15)

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza». I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole».

Audio della riflessione

C’è un sorriso beffardo, che domina la scena di questa vicenda di Gesù: ci sono ad ascoltarlo dei benpensanti, dei supponenti, dei ricchi fasciati … è il sorriso compiaciuto di chi crede di essere superiore agli altri, perché ha quattro soldi: crede che questi siano la chiave di volta della vita, siano la soluzione di tutti i problemi e soprattutto la certezza della felicità.

Erano “attaccati” ai denari, dice il Vangelo: mettevano tutta la loro intelligenza nel farne sempre di più, si organizzavano la vita nel cercare di possedere di più. Essere “attaccati” significa esserne prigionieri, doverne vivere sempre la compagnia e la tirannia, farli entrare nella vita come padroni, non poterteli togliere dalla mente e dalle preoccupazioni, averli come una seconda pelle, farli diventare un altro te stesso.

 Ma che hanno queste ricchezze da mettere continuamente in allarme il cristiano? “Non potete servire Dio e il denaro” dice Gesù in maniera perentoria.

Se ne andò via triste,quel giovane ricco, perché aveva molti beni. E’ difficile, quasi impossibile che un ricco entri nel regno dei cieli. E avanti di questo passo.

“Ma che male c’è se son stato capace col mio duro lavoro di procurarmi benessere, se non sono stato con le mani in mano e ho aiutato la fortuna? Che colpa ne ho se sono nato dalla parte giusta? Non tolgo niente a nessuno, non uso male quel che ho, faccio anche qualche carità quando serve. Se tutti fossero capaci di darsi da fare nella vita come ho fatto io, il mondo non sarebbe pieno di barboni, di lavavetri, di accattoni…” e potremmo continuare anche con teorie economiche più elaborate per nascondere non i principi di una sana imprenditorialità o aggressività nell’affrontare la vita con tutta l’intelligenza possibile, ma una verità che il Vangelo ci pone davanti con pacatezza e fermezza: la ricchezza tende a diventare unidolo. Essa finisce per richiederti una sorta di “adesione di fede”, ti domanda a poco a poco un attaccamento del cuore che ti toglie libertà e si pone nella tua vita come un assoluto, diventa come signore alternativo all’unico Signore.

Chi segue Cristo non è di questo parere, non solo perché alla fine ce ne dovremo staccare, ma perché il centro della nostra vita è Dio: Lui è la nostra felicità, Lui è colui che solo ci può riempire l’esistenza. Siamo fatti per Lui e solo in Lui troviamo la realizzazione piena, senza rimpianti, senza fallimenti, senza inganno della nostra vita.

“Nessun servo può servire a due padroni o odierà l’uno e amerà l’altro oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro” … e non abbiamo bisogno di far vedere quanto questo è vero ogni giorno! quanto il denaro, l’avidità, la ricerca di esso rovina la vita degli uomini.

Per il denaro si tradiscono gli affetti più cari, si ammazza, si vendono le persone, si calpestano i diritti, si sterminano i poveri, si sporca il nome di Dio, si inquina la religione.

Per la ricchezza si perde la propria dignità, si distrugge il creato, si affossano i sogni, si fa morire di fame.

Il denaro, le ricchezze fasciano il cuore, tarpano le ali, spengono i desideri … ma non siamo in un vicolo cieco: quello che è impossibile all’uomo, è possibile a Dio. Basta, come sempre, sentirci e vivere da servitori solo di Lui, di Dio.

6 Novembre 2021
+Domenico