La mistica della vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 6, 30-34)

Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’”. Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Audio della riflessione

Non è una novità dei nostri tempi il trovarci in situazioni di confusione, di affanno, di mancanza di armonia nelle relazioni più semplici e normali della vita: può essere la famiglia, la comunità cristiana, l’impresa, l’organizzazione di eventi, la realizzazione di un progetto a cui …. che ti sta molto a cuore … insomma tutte le nostre aggregazioni di persone, le associazioni, i movimenti che si propongono la realizzazione dello stesso loro scopo principale, e si trovano … in confusione!

Allora capita che si è assorbiti e talvolta anche molto stressati dagli impegni, dai contatti, dalla accoglienza, dalle persone …. e la prima cosa che si perde è la serenità: l’attenzione a ciascuna persona, una relazione distesa e amichevole e spesso lo stesso scopo del lavoro si ingolfa alla prima difficoltà.

Anche al tempo di Gesù, la vita del piccolo gruppo degli apostoli veniva “complicato” dalle molte incombenze da gestire: il vangelo candidamente dice: “erano molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare”.

Gesù allora interviene quasi a dire: “datevi una calmata, usciamo da questa confusione, troviamo la serenità che ci deve sempre caratterizzare, l’attenzione a ciascuna persona, riscopriamo le motivazioni profonde che ciascuno deve avere nel fare ogni cosa che la vita gli chiede, non viviamo nella mania del fare, nello stolto trionfalismo delle cose da fare, che devono essere perfette, tutte concluse, fatte bene, perdendo le ragioni del nostro essere”…

… e li porta lontano dalla gente con la barca: la vita di ogni uomo e del cristiano soprattutto non può essere ridotta “a cose da fare”, a efficienza fino a perdere la pace interiore. Il segreto di ogni vita sta nella mistica, nella contemplazione, nell’immersione nel mistero interiore, nel sacrario della coscienza in cui si incontra Dio!

E ancora più esplicito sarà Gesù nell’episodio della accoglienza in casa di Marta e Maria, dove Marta sbuffava di cose pur necessarie da fare e Maria stava a contemplare Gesù.

Non è certo sottrarsi agli impegni, abbandonare le piccole o grandi responsabilità che si hanno verso le persone che si risolve il problema: infatti la gente si accalca ancora attorno a Gesù e agli apostoli, e Gesù si commuove, vede che le persone sono come pecore che non hanno pastore e riprende a insegnare.

Però Gesù di notte spesso vegliava in preghiera, si metteva in contemplazione del Padre e lì riprendeva forza, serenità, desiderio di servire e soprattutto di donarsi con amore a tutti.

18 Luglio 2021
+Domenico

La povertà è sacramento della fede

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 6, 7-13)

Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi. E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche.

Audio della riflessione

Chi ha dimestichezza con le vite dei santi sa che alla base della loro opera, che spesso è di grande portata, di grande impegno anche organizzativo, c’è sempre una assoluta fiducia in Dio, che chiamano Provvidenza. Soprattutto quando si interessano dei poveri riescono a portare avanti opere di assistenza grandiose solo con l’aiuto di Dio.

C’è un’altra opera nel mondo che è altrettanto importante come le opere di carità, perché ne sta alla sorgente: è l’opera di evangelizzazione, cioè l’impegno di far giungere a tutti il dono del vangelo, la conoscenza di Lui, la speranza. Per questa opera ogni cristiano si deve mettere a disposizione.

Nel vangelo si racconta di Gesù che dà mandato ai suoi discepoli di mettersi in viaggio per questa opera di sensibilizzazione della gente nei confronti della buona novella: li mandò a due a due. I suoi apostoli, il suo gruppo, la sua squadra doveva cominciare ad affrontare direttamente, e non stando sempre coperti dall’ombra del maestro, il compito dell’annuncio. Loro sono i primi missionari, i primi mandati, i primi continuatori del suo compito nel mondo. E vanno, ma con alcune indicazioni precise, che li collocano in un genere di vita povero ed evangelico, appunto.

La Parola di salvezza ha in sé soprattutto la sua potenza salvatrice, non è legata all’apparato degli strumenti, alla potenza dei mezzi, ma si basa solo sul potente aiuto di Dio. Chi va ad annunciare il vangelo, deve fare un atto di fede in Dio, deve sapersi abbandonare in lui, deve trovare la sua forza solo nella grazia di Dio. Bisaccia, denaro, borsa, sandali appesantiscono solo il cammino. La povertà è segno efficace della fede in Dio. Senza povertà non c’è fede, se non a parole. Noi non riusciamo mai a fare un salto di qualità nella vita di fede proprio perché siamo troppo attaccati a noi, non siamo disposti ad abbandonarci totalmente a Dio. L’annunciatore del vangelo, può avvalersi con modestia di una buona scienza; ma nella sostanza è e resta un grido di fede, fondato sulla testimonianza, che esplode dalla condivisione della propria vita con quella di Cristo e coi fratelli

Di fatto, dopo la morte di Gesù, Pietro e Giovanni sapranno offrire l’aiuto di Dio al povero storpio che incontrano dicendo semplicemente appunto: oro e argento non ho, ma quello che ho te lo do: nel nome di Dio alzati e cammina.

È Dio che salva, è Lui la nostra felicità, non sono i nostri accomodamenti o le nostre parole, i nostri apparati. Le opere più grandi la Chiesa le ha fatte quando era povera, ma ricca solo di Dio. Lui ci ha promesso che non ci abbandona mai.

11 Luglio 2021
+Domenico

La fede è sempre uno scandalo

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 6,1-6)

Partito quindi di là, andò nella sua patria e i discepoli lo seguirono. Venuto il sabato, incominciò a insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: «Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?». E si scandalizzavano di lui. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E non vi potè operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù andava attorno per i villaggi, insegnando.

Audio della riflessione

Immersi nel nostro mondo in cui tutti si lamentano, si offendono, si vogliono superare a vicenda, ci si mette a discutere senza amore alla verità o solo si vive alla giornata, la fede ha scarso posto. E’ un capitolo riservato a dei “patiti”, così ci vogliono rappresentare quelli che passano per comunicatori.  

Al tempo di Gesù non era molto diversa la situazione, soprattutto quando, dopo aver iniziato il suo cammino di proposta del vangelo, della buona notizia, ritorna al suo paesello. Tra i suoi parenti, nella sua patria e in casa sua è motivo di scandalo. I suoi ammettono facilmente che quello che sta dicendo e facendo Gesù è qualcosa che non si può ridurre ad esperienza puramente umana, che i prodigi da lui compiuti vengono da altrove, che tutto sommato Gesù è una persona positiva, ma che spaventa e scandalizza è che solo in lui Dio possa incontrare l’uomo e l’uomo possa incontrare Dio. Un uomo grida al mondo incredulo che in lui Dio parla e agisce in maniera decisiva e ultima e il mondo non ci crede proprio. L’incarnazione è lo scandalo determinante. La rivelazione di Dio è sentita come un attacco alla mondanità, alla carnalità. L’uomo è provocato a lasciare da parte le sue norme, i suoi modelli di vita, i suoi criteri mondani. La carne, il sangue, la patria, il buon senso non superano lo scandalo della Parola fatta carne.

La fede è superamento di questo scandalo e Gesù orienta tutta la sua vita, la sua parola , i suoi gesti, i suoi miracoli a questo. Il Dio della filosofia è sconfitto, lo spirito assoluto è un vago pensiero filosofico per mettere delle pezze allo scandalo. Dio è libero da tutti gli schemi, si rivela in un pezzo di storia, che è proprio la storia di Gesù di Nazareth. I Nazarethani dovrebbe credere che Dio è quel povero uomo  Gesù che verrà messo a morte in croce!? Gli stessi semplici credenti in Dio, trovano proprio sconveniente doverlo riconoscere nel carpentiere Gesù.

Gesù stesso si meraviglia che ora chi lo vuol uccidere non sono gli erodiani o i farisei, ma proprio quelli della sua casa, del suo parentado.

Nel mistero dei Nazareni che rifiutano Gesù è adombrato il mistero della chiesa stessa che tutta conosce Cristo, che lo maneggia nei sacramenti e che lo tocca, ma che non tutta sa riconoscerlo e lo rifiuta e lo vuol uccidere forse senza accorgersi in nome del buon senso. Quante volte noi rifiutiamo di vedere Cristo nel povero, nella persona sola, ammalata; nel mendicante  o nell’immigrato che sta per annegare e morire di stenti. Siamo come gli abitanti del suo paese e la nostra chiesa deve continuamente uscire da sé e mettersi sulle molteplici strade di Cristo per incontrarlo, per celebrarlo, per amarlo. Tornare all’Incarnazione, non solo a Natale con atmosfere eteree, ma in ogni giorno della nostra vita. Dio s’è fatto concreto di carne e ossa, di parola e di affetto, di amore e di condivisione.

4 Luglio 2021
+Domenico

E’ assurdo aver paura di Cristo perché scaccia i demoni

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 5, 1-20)

Audio della riflessione

Non occorre fare troppi ragionamenti per dire che esiste il male nel mondo. Il male molto volte siamo noi con le nostre meschinità volute e programmate, spesso però è anche qualcosa di sovrumano, è il demonio. E’ facile vedere il demonio dappertutto, immaginarcelo ad ogni debolezza della vita, ma è pur vero che c’è un divisore, un personaggio, un angelo decaduto, ci dirà la bibbia, che tormenta la nostra esistenza e ci vuol portare al male. Gesù nel vangelo ha fatto i conti con questo principe della divisione, della falsità, dell’odio e ha dimostrato la sua grandezza liberando la gente dalla sua possessione. Però i cittadini gadareni, che  avevano visto Gesù con potenza scacciare una legione di demoni e calmare due indemoniati pericolosi, hanno avuto paura di Gesù, come spesso tanti uomini hanno paura di Lui Chi è questo Gesù che sconvolge la natura e la vita? Che potere ha se i demoni gli obbediscono? Che cosa può provocare in  noi che stiamo tutto sommato bene dove siamo, senza lode e senza infamia? Perché esporci al rischio di vederci la vita trasformata. Aver paura di Gesù è un sentimento più diffuso di quanto pensiamo e capace di venire a galla alla nostra coscienza nelle forme più impensate. Ben lo sapeva san Giovanni Paolo II, quando appena affacciato sulla Piazza di San Pietro alla sua elezione, gridava: non abbiate paura, spalancate le porte a Cristo.

Purtroppo abbiamo paura di Cristo. Hanno paura i potenti perché Gesù mina alla radice il male nel quale si sono cullati, abbiamo paura di Gesù, perché vuole da noi dono, amore e non egoismo e interesse; abbiamo paura di Gesù perché ci chiama a deciderci per il vangelo, perché ci fa proposte impegnative, perché se seguiamo la sua strada ci porta alla croce, perché non ci lascia in nessuna depressione e acquiescenza al male. Gesù ci vuole decisi e generosi, purtroppo invece il male che sta in noi ci vuole insipidi e autocentrati. Abbiamo paura noi come i gadareni quando non vogliamo mai sentire parlare di demoni, ne neghiamo l’esistenza, li riteniamo una favola per spaventare i bambini e non crediamo al vangelo, che è una potente battaglia contro il demonio.

I dittatori sanno che la fede in Gesù non permetterà loro di stare sicuri al potere soprattutto se è un potere che distrugge anziché servire. A mano a mano che nella persona crescono le convinzioni, si affina l’intelligenza, si purificano le intenzioni, si scoprono le qualità che Dio ci ha dato si scatena la sua luce, il suo ardore, la sua visione di vita, il suo Regno. I cristiani sono i rivoluzionari di Dio, non sono rivoluzionari della violenza o della guerra. Sanno farsi ammazzare per la fede, per questo sono imbattibili, non temono le difficoltà, sanno scavare come continua a fare una goccia senza mai esaurirsi per portare alla luce la sorgente della vita.

Forse nessuno ha più paura dei cristiani, perchè non dicono niente a nessuno. Vuol dire che abbiamo annacquato il cristianesimo. Questa è la prima arma che si usa per vincere la paura dei cristiani e purtroppo spesso è un’arma letale per tanti tiepidi e indifferenti. Lui invece ci aiuta a guardare al cielo e a vedervi la pienezza della sua presenza per la vita della nostra terra. Vale la pena non di aver paura dei cristiani, ma dei demoni di cui sono schiavi tanti uomini e donne.

30 Giugno 2021
+Domenico

Non oso parlargli, mi basta toccargli il mantello

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 5, 21-43)

Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: “La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva”. Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: “Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata”. E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: “Chi ha toccato le mie vesti?”. I suoi discepoli gli dissero: “Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?””. Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male”.
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: “Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?”. Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: “Non temere, soltanto abbi fede!”. E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: “Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme”. E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: “Talità kum”, che significa: “Fanciulla, io ti dico: àlzati!”. E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

Audio della riflessione

Guardando un po’ ai nostri riti stanchi, alla flebile partecipazione alla vita della comunità cristiana anche alla domenica, soprattutto se è d’estate e si vuole un po’ di fresco, oggi vorrei farmi con voi alcune domande: Che cosa dice la nostra fede alla gente di oggi? La possiamo accostare all’euforia di qualche finale di campionato di calcio? Può reggere il confronto con qualche concerto di cantante famoso e idolatrato dai teenager, ora che forse ci si può ancora mettere assieme … o anche solo con una promozione di vendite al supermercato?

Non sto in confusione perché i giovani non gireranno con le bandiere sulle automobili alla festa di san Pietro o dell’Assunta a metà estate, la fede è su un altro piano e non ha bisogno delle piazze per dire la sua profondità … però ci dobbiamo domandare se siamo capaci di far capire che la nostra fede è qualcosa di grande e non una abitudine forzata.

Ci manca sicuramente la fede di Gesù!

Ci aiuta a dare risposta a questo un curioso episodio nel Vangelo di Marco …

Gesù ha iniziato da poco il suo cammino deciso e travolgente: dove passa crea speranza, scuote le persone dubbiose, trascina chi sa sognare … così chiama i suoi collaboratori, che lasciano, case, campi, mestiere e lo seguono!

La sua visione della vita è affascinante, la sua capacità di leggere le aspirazioni profonde del cuore è sorprendente: ti senti interpretato dalla sua visione di mondo, di vita, di gioia, vieni trafitto dai suoi sguardi intensi, ti senti scosso dalle sue invettive, dai progetti, dalla novità delle sue intuizioni e visioni di futuro.

Alla gente non par vero di potersi togliere dal torpore di una vita monotona, dalla stessa “cappa” di una religiosità ridotta a riti scontati, a ripetitività di formule che lentamente hanno nascosto il volto di Dio.

Ma Siamo capaci noi cristiani di avere visioni di futuro, o vendiamo anche noi adattamenti? Abbiamo in cuore progetti di vita bella, felice, semplice, ma vera … oppure siamo senza progetti. Ci lasciamo provocare dalle situazioni della vita o abbiamo già sepolto la fede nelle abitudini, pur buone, ma non più sufficienti oggi, né per noi, né per tutti?

Ebbene, attorno a Gesù si fa calca, né lui fa qualcosa per schivare la gente: si ferma, dialoga, ascolta, alza la voce, richiama, conforta … c’è pure una donna tra la gente che accorre a lui: è afflitta da  una malattia maledetta: perdita di sangue.

Per questo tipo di malattia la legge è molto dura e categorica: è una situazione di “impurità” e deve assolutamente evitare ogni contatto umano.

Per la donna è una situazione invivibile: ha fatto di tutto per uscirne, per ricuperare salute e soprattutto possibilità di vivere una vita normale nella società, nel mondo delle relazioni umane … ha speso tutti i suoi soldi con medici e medicine: Niente! Condannata all’isolamento oltre che alla sofferenza.

Ma quando sente parlare di Gesù, di questo regno, di un Dio che non ha creato la morte, che non gode per la rovina dei viventi, che ha creato tutto per l’esistenza e che ha fatto in modo che tutte le creature del mondo siano portatrici di senso e di salvezza, allora si fa un progetto suo: «con questa malattia la legge mi imprigiona e non mi permette di toccare nessuno, ma questo Gesù è la salvezza: lo devo toccare; non oso parlargli, non sono all’altezza di una richiesta, ma non è giusta la prigione in cui sono chiusa: mi basta toccare la sua veste, il suo mantello», e quel tocco la guarisce:

Gesù, che non sta facendo servizi davanti alle telecamere, ma che sta incontrando la grande sete di un Dio vero, si accorge e le dice che non è avvenuto niente di magico in lei: la chiama “figlia”, annullando ogni distanza.

Quel che è avvenuto è dovuto al coraggio della sua fede.

Con la nostra fede semplice, senza sbandieramenti, possiamo rendere migliore il mondo e i nostri stessi amici. Siamo ciascuno di noi credenti, anche se peccatori, pentiti e penitenti, quel lembo del mantello di Gesù che l’uomo di oggi vorrebbe toccare per avere un contatto con il Dio di Gesù Cristo.

27 Giugno 2021
+Domenico

La nostra vita è un lago in burrasca, ma Gesù è con noi

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 4,40) dal Vangelo del giorno (Mc 4, 35-41)

Audio della riflessione

Si pensa sempre che un lago sia calmo, bello da vedere, godibile senza impegno, ma se è l’immagine della nostra vita spesso ci mette paura. Dice il Vangelo …

40 Poi disse loro: “Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede? ”.

… in realtà non è Gesù che dorme, ma la nostra fede in colui che salva che manca.

Da bambino mi raccontavano che un ragazzo, che rimase bloccato in casa per un incendio, gridava dalla finestra, invocava aiuto … il fumo però non gli permetteva di vedere niente.

Sotto la finestra c’era il papà che lo chiamava, gli faceva coraggio, gli diceva di stare calmo .. “Ci sono io. Mi devi però ascoltare. Tu non mi vedi, ma senti che ci sono, sono qui sotto la finestra. Anche se non mi vedi buttati, ti prendo io tra le braccia.”

Ma non ti vedo, ho paura, qui c’è tutto buio.

“Ma io ci sono. Sono qui. “

E il ragazzo sapendo che sotto c’era suo padre si è buttato e si è salvato.

Non è ancora la fede che dobbiamo avere in Dio, ma ci va vicino: noi siamo nel buio, ma sappiamo che Dio ci ama. Ne vorremmo sentire la voce … non la percepiamo perché siamo sordi, abbiamo orientato la nostra vita a tutt’altro.

Ma Lui c’è, non dorme, veglia su di noi. La sua assenza è la percezione della nostra debole o insignificante fede, non è la fotografia della realtà. Dio non ci abbandona mai. Dio si sottrae al nostro possesso, perché egli possa apparire come l’assolutamente Altro, vicino. Dio ci parla anche nelle situazioni di silenzio.

Nella generale inconsistenza e provvisorietà delle cose che sfuggono quando ci troviamo di fronte al nulla e al vuoto, ci rimane sempre un punto fisso e stabile sul quale appoggiarci e nel quale confidare. Dio: il nostro sostegno, la nostra sicurezza. Gesù la nostra barca non la abbandona mai. Non è un traghettatore di immigrati, la sua non è una carretta del mare; non scappa all’arrivo della guardia costiera, non si è fatto pagare da nessuno, ma ha pagato Lui per starci vicino, per affrontare il mare della speranza, che non diventerà mai il mare della tragedia. Non c’è nessun baratro o nessuna tomba in cui ci abbandona, ma sempre e solo la sua bontà.

Quanta strada deve fare ancora la nostra fede per poter essere degna di un discepolo di Gesù! Spesso Gesù nel vangelo rimprovera ai suoi discepoli la scarsa fede. Gente di poca fede, gente che ha una fede troppo piccola, che rimane nana col crescere della vita. Diventano grandi gli interessi, grandi le relazioni, ampie le possibilità, aperta l’intelligenza, ma la fede rimane piccola, anzi spesso diventa invisibile, si contrae, scompare.

“Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono? ”

Ci restano delle domande da affrontare. Chi è Gesù per me? Chi è Gesù che mi porta serenità e calma, spegne le burrasche, chi è Gesù che si erge contro le forze della natura per me, che sconfigge la morte per me, che piega gli eventi del mondo per il bene dell’umanità?

20 Giugno 2021
+Domenico

La pazienza è sempre la virtù dei forti e dei lungimiranti

Una riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 4, 26-34)

Diceva: «Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura». Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra; ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra».Con molte parabole di questo genere annunziava loro la parola secondo quello che potevano intendere. Senza parabole non parlava loro; ma in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa.

Audio della riflessione

Ogni persona custodisce in se una grandezza unica. Ci sembra di essere nessuno, di sentirci pure ignorati o schiacciati, ma ogni persona ha la forza di un seme che il Creatore gli ha posto dentro con amore. E Dio ha tutto un suo modo di coltivare e far fiorire i semi, la sua Parola che ha scritto dentro ogni vita, l’inizio invisibile del suo regno in noi.

Esso ha l’aspetto della piccolezza, ma la forza di una concretezza, la parola e l’amore diventano storici con una presenza povera, nascosta e silenziosa, come il sale che dà sapore se non è avvertito, come il lievito che fa fermentare la massa se si dissolve in essa e come la luce che illumina senza essere vista, una fiaccola che si accompagna nel cammino spesso tortuoso di ogni giorno; per il cammino della vita in profondità non serve un faro che acceca, ma una fiaccola che fa compagnia, così spesso ci dice papa Francesco.

Saper aspettare con pazienza è quello che ci dice Gesù del suo regno, del mondo bello da tutti sognato, della giustizia, della stessa felicità vera. Lui andava per ogni città a predicare, gettava il seme, ma poi si doveva aspettare che la Parola lavorasse con pazienza nella coscienza delle persone. E sembrava che non succedesse niente, che all’orizzonte non si vedesse  nessun cambiamento, che la predicazione di Gesù fosse inutile. Noi vorremmo vedere subito i risultati, siamo malati di efficientismo, di produttività. Invece occorre sempre agire come se tutto di pendesse da noi, sapendo poi che in realtà tutto dipende da Dio.

Questo è vero in tutte le attività in cui viene interpellata la libertà e la coscienza delle persone, soprattutto in campo educativo. Educare significa far crescere e la crescita ha il ritmo del seme. L’amore ha il ritmo del seme, del dono paziente e dell’attesa vigile, della accoglienza e della disponibilità. Una delle cose che mancano di più oggi è proprio la pazienza, la capacità di attendere fiduciosi, la consapevolezza che se si è seminato, i frutti verranno.

Occorre però saper guardare molto in avanti, non avere la vista corta, sempre ripiegata sui nostri piccoli problemi, avere la forza di progettare e non sempre soltanto di farci travolgere dai  problemi dell’oggi. Sedersi assieme genitori e figli e sognare il futuro, mettere le basi di una intesa profonda serve di più che litigare ogni giorno per le incomprensioni che costellano la nostra vita.  La pandemia poi ci ha pure storditi, ma non può aver distrutto il seme della sua Parola, la serenità della sua presenza, la forza del suo Spirito che presidia la figura di Gesù in noi. Un vangelo ci sta anche sotto l’ombrellone e la parola di Dio rinfresca sempre l’anima.

13 Giugno 2021
+Domenico

Celebriamo il corpo di Gesù consegnato alla morte e risorto

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 14, 12-16.22-26) nella solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo

Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».
Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».
I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Audio della riflessione

Da che cosa si distinguono i cristiani rispetto a tutti gli altri credenti in qualche fede, in qualche religione?

  • Sono più buoni?
  • Pagano di più le tasse?
  • Sono più distaccati dai soldi?
  • Amano di più il prossimo?
  • Sono capaci di fare il samaritano che si ferma per strada ad aiutare i feriti della vita?
  • Sono contro l’aborto?

Potremmo sciorinare tutta una serie di comportamenti che ci possono vedere più o meno adempienti, ma nella mentalità comune i cattolici sono quelli che vanno a messa la domenica.

Quindi tutto qui?! Basta un atto di culto per metterci a posto come cristiani? Sono passati tanti secoli di riflessione, di approfondimento eppure, grazie a Dio dico io, nella mentalità comune la messa è ancora un distintivo del cristiano … ma non si tratta di tornare a mentalità ritualistiche di religioni primordiali, feticistiche, si tratta invece di mettere al centro il cuore pulsante di una fede profonda.     

La realtà che la comunità cristiana deve custodire come suo tesoro prezioso è la memoria del consegnarsi di Gesù: la comunità che celebra, il cristiano che va a messa, è fedele al compito di fare memoria, di rendere presente nella vita sua e nella storia il gesto di dono totale fino alla morte di Gesù.

Essa stessa, la comunità cristiana, piccola o grande che sia, ogni Domenica, ogni giorno si riunisce per consegnarsi al Padre e ai fratelli, per diventare coi suoi gesti e con la sua vita concreta memoria vivente del Signore … altro che atto formale, altro che rito superato! Questo ritrovarsi a spezzare il pane è incontrarsi per decidere assieme di spezzare la vita sotto gli occhi del Padre al servizio degli uomini e attenderne la risurrezione.

Purtroppo già a vent’anni dalla morte e risurrezione di Gesù, nella comunità cristiana di Corinto, la Messa era tentata di diventare vecchio rito collettivo che distribuiva privilegi, posti di distinzione, piccole e grandi ingiustizie.

Ogni volta che mangiate, voi annunciate la morte del Signore… è questo “essersi consegnato” di Gesù e questo suo essere risorto a vita nuova a misurare la verità della vita di ogni giorno.

La forza della risurrezione viene annunciata quando cerchiamo di costruire la storia di oggi, i nostri rapporti secondo questo consegnarsi di Gesù nella sua morte, l’evento che ha cambiato il mondo.

Non serviranno più gli antichi sacrifici di animali: se c’era bisogno di sangue per compiere un vecchio rito, ora quel sangue è il corpo e il sangue di Gesù e noi oggi lo mettiamo al centro della nostra giornata, della festa del corpus Domini, vissuti in questi secoli della nostra storia accompagnata da tanti miracoli eucaristici, tutti tesi a rinvigorire la fede in quel dono di sé di Gesù fino alla sua morte.

6 Giugno 2021
+Domenico

Non ne posso fare a meno, ma te lo dono

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 12,38-44)

Diceva loro mentre insegnava: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e ostentano di fare lunghe preghiere; essi riceveranno una condanna più grave». E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte. Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino. Allora, chiamati a sé i discepoli, disse loro: «In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Audio della riflessione

Siamo tutti e sempre in cerca di sicurezza, di conferme, perché ci accorgiamo che attorno  a noi tutto è incerto, faticoso e indecifrabile.

Possibile che la vita sia una cosa così caotica? Non è forse più facile?

Ci viene il dubbio che ci sia qualcuno che si diverte a tormentarci, a seminare il dubbio … invece basta un buon “oroscopo” per uscire di casa assicurati al mattino, basta una candelina collocata all’altare giusto per avere la “scaramanzia” necessaria, basta qualcuno che non ti metta davanti troppe strade, ma che ti dice ”Lascia fare a me, questa è quella giusta. Del tuo futuro non ti preoccupare: pensa al presente, al futuro pensiamo noi”.

Non sai come andrà a finire il tuo viaggio? Portati sempre un ferro di cavallo in macchina … hai qualche disturbo di cattiva coscienza?  Fai una bella offerta ogni tanto al santuario e ti “comperi” una sicura polizza per il paradiso.

Ecco, a Gesù nel tempio, è forse capitato di vedere anche questa nostra meschinità: gente che gettava monete, qualcosa che non li coinvolgeva affatto, qualche avanzo … contento lui, contento il cesto che ogni tanto emetteva suoni confortanti, contento il tempio e chi per lui, ma la vita è da un’altra parte, e Dio ancora di più!

Dio, con gli occhi di Gesù, guardava invece una povera vedova, una donna che sperimentava il massimo della insicurezza e dell’abbandono che si portava dentro: il dolore di un passato felice e di un futuro del tutto incerto … eppure gettava nel tempio due spiccioli.

Annota Gesù: tutto quanto aveva per vivere! I due spiccioli non risuonavano, non pesavano, ma si portavano dentro la vita!

Dio a noi non ha dato il superfluo … ma, come l’amore, ha dato tutto: su quella croce c’era tutto Dio, c’era tutto Gesù, i suoi sogni, la sua speranza, i suoi spasimi di amore

E noi che cosa mettiamo in gioco della nostra vita? Che cosa buttiamo nel piatto? Le nostre cose, quelle meno consistenti o tutto quello che siamo?

La prima sicurezza di cui abbiamo bisogno è quella di poter disporre di quello che siamo per una causa vera e buttarci senza riserve!

La nostra civiltà dell’avere, del possedere, dello star bene, ci orienta sempre al commercio: ti do perché tu mi dia, invece è ora che diciamo a chi vive con noi o al compagno di lavoro, di gioco, di vita: ti do perché tu sia!

… e non ci buttiamo in un cestino, ma tra le braccia di Dio, perché Lui ci sia sempre per tutti.

5 Giugno 2021
+Domenico

Gesù è il nostro Signore

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 12, 35-37)

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Fa parte di un buon modo di pensare, abbastanza accettabile … anche nelle relazioni quotidiane, il credere che Dio esista, pensare di non essere a questo mondo a caso, ma entro un sapiente piano di un Dio che ha creato cielo e terra.

L’uomo è naturalmente religioso … e un Dio che “sta bene ci sia”, può entrare abbastanza facilmente dentro i nostri modi di pensare, quasi una componente necessaria al funzionamento dei nostri ragionamenti.

A un cristiano però è chiesto un passo più in profondità: è richiesto di pensare e di credere che questo Dio, che sta al principio di ogni cosa, che dà identità al nostro stesso essere, è quel Gesù di Nazaret di cui parlano i Vangeli, che è vissuto concretamente in un determinato popolo, dentro le esperienze della nostra esistenza umana.

Se non si sta attenti noi cristiani adoriamo sempre un Dio che ci costruiamo noi, con le nostre fantasie, con le nostre devozioni, con i nostri sentimenti …

La Bibbia dice chiaramente che Dio nessuno lo ha mai visto; non si dà a vedere, non è frutto di congetture umane, né di raffigurazioni esaltanti: L’unico che ce lo può  mostrare è Gesù di Nazaret, questo uomo che fu crocifisso.

L’atto di fede che ogni giorno siamo chiamati a fare è credere che il mio Signore, il senso della mia vita e della storia, l’unico in cui c’è salvezza, la roccia su cui poggiare la vita intera non è un’idea o un principio, anche molto nobile come la giustizia, la libertà, l’uguaglianza, ma è questo uomo di Nazaret, questo Gesù che, nella sua morte da “maledetto”, nella sua vita normale e umile, ci rivela il volto di Dio, la sua grande bontà e la sua dedizione alla felicità di ogni uomo.

In questa direzione andavano le diatribe che i farisei facevano con Gesù e lui si è dedicato a chiarire questo con un linguaggio molto popolare e che la gente seguiva volentieri; dice in vangelo: e la numerosa folla lo ascoltava con gusto!

Certo ti fa piacere che qualcuno faccia luce nei tuoi pensieri, ti aiuti a svelare il senso della vita … qualcuno purtroppo crede ancora che queste cose siano un di più: quello che conta è avere un lavoro, aver salute, avere soldi sufficienti per vivere, possibilmente anche un pò di più per stare bene …. crediamo che la fede in Dio sia un soprammobile! Invece credere nel Dio di Gesù Cristo ci permette di collocarci al punto giusto nella vita, di definirci chi siamo, di guardare con speranza al nostro futuro, di dare senso alle cose che ci capitano tutti i santi giorni del nostro “pendolarismo esistenziale”.

Ricordo San Giovanni Paolo II: è stato un uomo che a Gesù ha dedicato tutta la sua vita, che l’ha imitato nella sofferenza, che si è speso per riaccendere le speranze di tutti in Lui, non nella magia, non nel devozionalismo, non nelle belle maniere, ma in Lui, morto e risorto, sofferente e gioioso … e la gente lo ascoltava con gusto, come ascoltava Gesù, perchè ne era l’eco fedele, come lo deve essere ogni cristiano.

4 Giugno 2021
+Domenico