Lo amò senza condizioni anche se lo ha lasciato libero

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 10,17-30)

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre””. Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”. Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!”. Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: “Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!”. I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: “Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”. Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: “E chi può essere salvato?”. Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: “Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio”.
Pietro allora prese a dirgli: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”. Gesù gli rispose: “In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà”.

Audio della riflessione

Sarà sicuramente capitato a tutti noi di trovarci dentro una intuizione che d’un colpo ti fa chiarezza nella vita: hai continuato a tergiversare, a provare per tentativi, a farti consigliare e nello stesso tempo accantonare sempre anche le più deboli intuizioni, rimandando a tempi migliori.

Finalmente arriva un fatto incontrovertibile cui anche solo dentro di te devi dare una risposta, la mediti, vai da qualche amico che sempre ti scoraggia … e finalmente decidi; così è stato quel giovane che  riesce ad andare da Gesù; va subito dritto al centro: “voglio avere vita piena, voglio una vita alla grande, non mi interessano le mezze misure, non mi adatto al galateo con cui mi state ingessando la vita. Vivo una vita sola e la voglio vivere al massimo. Non mi dire che bisogna tenere i piedi per terra, come mi dice sempre mio papà quando capisce che sto spiccando il volo, che devo cominciare a mettere la testa a posto. Non voglio limiti, non m’interessa se è una vita spericolata o piena di guai, L’ho cantato tante volte, ma mi sono sempre affogato in qualche birra con gli amici. Voglio vivere una vita piena!”

Queste parole, o simili, ma sicuramente questa decisione e questa radicalità ha espresso un giovane a Gesù che passava incontrando, convincendo, guarendo.

La frase del Vangelo «Maestro che devo fare per avere la vita eterna» non traduce per noi oggi questo bisogno di vita piena, anzi la parola vita eterna siamo abituati a sentircela dire solo ai funerali, proprio quando la vita non c’è più e la fede ne vacilla.

Gesù dopo aver scandagliato nel cuore di questo giovane, dopo aver chiarito che si tratta di una domanda grossa, che si può misurare solo con risposte altrettanto decise, lo guarda: uno sguardo che ti denuda, che ti mette di fronte a te stesso. Uno sguardo che fa nascere in Gesù amore tenerissimo: come si fa a non voler bene a un giovane così deciso, che vede così chiaro nella sua vita, che va al nocciolo della questione? Come si fa a rispondere in maniera accomodante o addirittura a ingannare? Come si può trattare da pollo un’aquila, mettere occhiali neri a chi vuole e può guardare il sole.

E Gesù allora gli spara quella raffica di verbi: «Va’, vendi, regala, vieni e seguimi»

E lui? Non va, ma se ne torna indietro: gira i tacchi, non vende, ma si attacca ancora di più; non regala, ma si seppellisce nella tristezza; non ritorna, ma s’allontana; non lo segue, si gira, ma resta tremendamente triste, perché aveva il cuore fasciato da se stesso prima di tutto  e dai soldi.

La ricchezza ti inchioda sempre, ti toglie gli ideali, è comoda, ma toglie sapore alla vita: impossibile avere vita piena da ricchi. Solo Dio  lo può fare compiendo un miracolo. Quello che non è possibile all’uomo è possibile a Dio.

Ho sempre tentato di immaginare come è andata a finire la vita di questo giovane, se per caso ha incrociato dopo qualche anno il triste corteo pilotato che portava Gesù a morire in croce, se s’è sputato addosso o ha ricominciato a tornare sui suoi ideali, finalmente puliti.

C’è quel verbo «guardatolo lo amò»­ che mi ha sempre convinto che l’amore di Gesù ha la forza di arrivare sempre al suo obiettivo, non cade mai a vuoto: è più intenso ancora di quell’ «amico» che ha detto sinceramente quando ha ricevuto il bacio di Giuda.

10 Ottobre 2021
+Domenico

L’amore di Dio e l’amore tra uomo e donna nel matrimonio

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 10,2-16)

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: “Che cosa vi ha ordinato Mosè?”. Dissero: “Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla”. Gesù disse loro: “Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”. A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio”. Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: “Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso”. E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

Audio della riflessione

L’uomo non separi quel che Dio ha congiunto … ma che c’entra Dio con il nostro amore? Ci siamo conosciuti per caso in una gita, da quando si sono incrociati i nostri occhi, abbiamo cominciato a non star bene se non assieme; ci siamo cercati … a qualcuno davamo fastidio, ma abbiamo continuato lo stesso; le abbiamo inventate tutte per poterci vedere: complicità, sotterfugi, lotte, delusioni, altalene di sentimenti. Questo amore è nostro, ce lo siamo costruiti noi come abbiamo voluto, e non dobbiamo rendere ragione a nessuno di quello che c’è tra noi … e viviamo assieme felici!

Non sospettano i due sposini o i due fidanzatini, che i loro approcci, le loro ansie, il loro cercarsi, aveva alle spalle un grande sguardo d’amore: non sospettano che quando un uomo e una donna si vogliono bene mobilitano direttamente il Creatore, toccano un nervo scoperto che fa aprire il cielo, sbalzano dal letto il buon Dio, perché stanno incarnandolo di nuovo sulla Terra e incastonandolo nel loro amore.

Quando due fidanzati si incontrano Dio non sta nella pelle dalla gioia al vedere che due persone lo stanno rendendo presente sulla Terra, gli stanno facendo il ritratto più vicino al vero: Dio ha creato l’uomo e la donna in comunione d’amore e solo così sono ad immagine sua, non da single, ma nella relazione d’amore.

Quando due sposi si amano rendono sperimentabile agli uomini lo stesso, vero unico amore di Dio: quando due sposi formano una sola carne svelano la presenza di Dio nel mondo!

Quanto siamo distanti dalla piaga del femminicidio che non sembra  diminuire, e che noi vorremmo sparisse del tutto: il luogo più caro a Dio che ne deve sempre far brillare l’amore come è il sacramento del matrimonio, diventa la prigione e lo spazio di una crudeltà inverosimile, dove sembra che la cattiveria non abbia fine e diventi sempre più atroce e impensabile.

L’amore del matrimonio è un amore che non muore, perché ha la forza stessa di Dio: come può Dio essere estraneo all’amore tra un uomo e una donna se è lì che si fa presente, se è lì che le persone realizzano l’amore di Cristo per l’umanità e per la Chiesa. E come Cristo non ha abbandonato né l’umanità né la Chiesa quando lo inchiodavano alla croce, anzi si è offerto per lei, così anche ogni matrimonio stabilito nel Signore deve trovare da parte di ambedue la forza di conservarsi definitivo anche quando è diventato difficile per incompatibilità di carattere, per malattia, per necessità, per strumentalizzazione, per noia….

Per chi crede, Cristo è sempre lì a dare forza, conforto, speranza: chi si impregna, si riempie di questo spirito nei giorni felici, potrà continuare a vivere con questa speranza nelle ore difficili.

Ci dobbiamo forse anche domandare come ci si prepara a decidere di donarsi l’uno all’altra per una vita: per tentativi? Per convivenze improvvisate? Per interessi … di eredità? Per costrizione esterna?

Deve sempre essere per amore e solo per amore, che nella fede si porta dentro l’amore grande di Dio.

Le coppie che vivono pur nelle difficoltà la loro bella vita di coppia e di famiglia devono sentirsi generative di altre belle vite di famiglia.

3 Ottobre 2021
+Domenico

Riflettere, valutare è un bene, tergiversare sempre, no

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 9,38-43.45.47-48)

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: “Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva”. Ma Gesù disse: “Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi. Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa. Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue”.

Audio della riflessione

Deve assolutamente far parte di ogni esistenza, per tutti prima o poi nella vita, il momento in cui non puoi stare più a tergiversare, a tenere il piede in due scarpe, in cui devi decidere, in cui tutti i basta… i ma… i forse… i ci vediamo… lasciano il posto a un sì o a un no: sarà qualche decisione nella propria vita affettiva, può essere nella scuola o nella scelta del lavoro, nell’assumere qualche responsabilità, nell’accoglienza, nel decidersi nella pandemia, nel decidersi per la fede.

La società in cui viviamo non ci aiuta molto, perché tutto sembra reversibile, si può tornare indietro da tutto: matrimonio, figli, impegni … sembra che l’unica cosa inesorabile che continua e che non aspetta le nostre decisioni sia il tempo: ah si, questo va avanti … sembra lento, ma non ti accorgi che passa e porta con sé anche decisioni che non hai preso e alla fine, se tu non hai fatto scelte, le ha fatte la vita per te, ti trovi a vivere situazioni che tu non hai mai voluto coscientemente che ti si impongono.

Gesù non è di questi: è attentissimo alla libertà di ogni persona, accoglie con pazienza tutte le debolezze dei suoi apostoli che cerca di formare ad affrontare la vita con il suo Vangelo, è pieno di compassione con la gente che lo segue e ha fame, con gli ammalati che gli portano … ha pazienza nell’aspettare … ma non si può dire che faccia proposte fumose o incomprensibili come magari noi.

Marco nel suo vangelo, sempre molto essenziale, ci scarica addosso una serie di verbi da farci accapponare la pelle, in quanto a decisioni da prendere: taglia, recidi, cava, butta in mare – vi ricordate, leggete il Vangelo di oggi.

Si tratta di una mano, di un piede, di un occhio, di un corpo … Sì! sono tutte quelle componenti della nostra vita che cambiano la nostra identità, che danno un volto e un indirizzo ai nostri rapporti con gli altri, alle nostre scelte: la mano può accogliere o strozzare; il piede può portare al bene o schiacciare; l’occhio ti può offrire purezza e candore o può essere iniettato di possesso  di vendetta e sangue; il corpo intero può essere a disposizione per offrire ragioni di vita o per essere perfino strumento di morte.

Da che parte collochi tutto questo?

Un po’ di qua, un po’ di là, a seconda delle occasioni, dei contesti dell’utilità, senza mai scegliere? La tua decisione è navigare a vista?

Gesù è una persona decisa: devi scegliere, devi dare alla tua vita la forza indispensabile per esplodere, devi buttarti dalla parte della vita non importa se monco o zoppo o con un occhio solo; la potatura della fede è indispensabile per una vita piena. Certo, ogni scelta è sicuramente una conquista, una vittoria per te, ma anche una potatura di inciampi che hai visto mortificare la tua vera felicità!

26 Settembre 2021
+Domenico

Il primo di voi sia servitore di tutti

Una riflessione su Vangelo secondo Marco (Mc 9, 30-37)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: “Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà”. Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: “Di che cosa stavate discutendo per la strada?”. Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti”.
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: “Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato”.

Audio della riflessione

Essere bambini nella società di oggi è una impresa, o perché non si è minimamente tenuti in conto … si è sfruttati, usati per le violenze più assurde,  mercanteggiati, venduti, rapiti … o perché si è viziati e fatti crescere come piccoli imperatori, piccoli despoti, che non avranno mai la gioia di un fratello o di una sorella e la capacità di autonomia e di progettazione di sé; talora sono oggetto di massima cura, ma anche di prigioni dorate, desiderati come sfizio da una madre che si ritiene di avere diritto a un figlio e usati come “Tamagotchi” per dare la stura a tutte le carenze affettive provate nella vita.

Nel terzo mondo purtroppo moltissimi non hanno scuole, sono senza acqua potabile, sono malnutriti … ecco dentro questa situazione sconfortante ci sono però bambini che vengono aiutati a crescere con gioia e con amore, con attenzione e non con apprensione.

Gesù ha una grande attenzione ai bambini tanto da assumerli come base dell’ordine di grandezza per il regno di Dio: chi è il più grande, chi fa da riferimento, attorno a quale unità di misura definiamo il nuovo che nasce dal Vangelo? come facciamo evolvere la mentalità della legge, della Torah, verso la nuova mentalità del regno dei cieli? Mettendo al centro un bambino!

L’ordine di grandezza la decide lui: Il più grande è del suo tipo, è questo “niente” … così lo si pensava nella mentalità del tempo, niente, perché era una appendice della madre che nella società non contava affatto.

Domando spesso ai bambini perché Gesù ha preso uno di loro come ordine di grandezza, come esempio … e tutti dicono perché i bambini sono simpatici, sono buoni, sono semplici, sono obbedienti: tutte pietose bugie! Infatti si rendono subito conto che buoni non sono, che spesso sono capricciosi, che litigano come i grandi, che si fanno dispetti, che non obbediscono a papà e mamma, che continuano a volere di tutto …

Entro questo piccolo smarrimento emerge la verità, cioè  che Gesù ha messo al centro un bambino perché è colui che non può vivere senza affidarsi al papà: il bambino si fida ciecamente del papà, lui sa che il papà non lo abbandona mai, quando ha la sua manina in quella grande del papà si sente non solo protetto, ma anche orgoglioso di suo padre.

Il regno dei cieli è affidarsi al Signore sempre, come fa un piccolo con suo papà. Per questo ogni bambino ha un angelo che lo guarda a nome di Dio e lo difende dalla nostra ingordigia di possesso e di annientamento … ma ancora di più per Gesù il bambino è da mettere ad esempio di coloro che vogliono eccellere nel regno dei cieli: il bambino infatti non ha smania di essere servito, di stare al primo posto, di eccellere, ma solo di essere accolto … ecco perché Gesù dice che chi accoglie i bambini accoglie Lui stesso: sa che sono vittima di tanti abusi e vuole che tutti si convertano all’accoglienza di essi, al rispetto e alla promozione del loro futuro in un presente di serenità e di pace.

19 Settembre 2021
+Domenico

Tu sei la pienezza di vita di Dio con un amore che porta alla croce

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 8, 31-33) dal Vangelo del giorno (Mc 8, 27-35)

E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare. Gesù faceva questo discorso apertamente. Allora Pietro lo prese in disparte, e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: «Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

Audio della riflessione

Quando ci si incontra, ci si saluta e, se non ci si conosce, ci si fa una presentazione sommaria: nome e cognome, relazione con qualcun altro di conoscenza vicendevole, professione, luogo in cui si abita, motivo per il quale ci si trova in quella occasione, se non è evidente dalla situazione, e qualche altra nota … una sorta di carta di identità che dice qualcosa, ma che copre ancora molto, se non tutto. Occorrerà parlare a lungo, fare qualcosa assieme, uscire dalla ufficialità e superficialità dei saluti per sapere chi è la persona con cui stiamo parlando.

Molte volte può anche capitare che si frequentano dei compagni di gioco, di scuola o di lavoro, ma non ci si conosce mai: si sanno solo le informazioni da carta di identità e si scopre solo dopo anni di frequentazione chi veramente si è, quali affetti, quali risorse e problemi, quale fede, quale impegno sociale, quali sentimenti, quali sogni e attese si nutrono nella vita di ciascuno.

Gesù aveva con sé, da un po’ di tempo gli apostoli: con loro condivideva il cammino, la missione, le idee, le attese, il progetto di Regno di Dio, ma vedeva che i discepoli facevano fatica a entrare nel suo ordine di idee e un giorno domanda “che dice la gente di me? Come mi pensa?”

Lui vuol però sapere chi pensavano loro stessi che egli fosse! E’ una domanda che tutti ci facciamo su Gesù. “Chi è Gesù per me?”

Anche noi abbiamo tante risposte, ma molte delle nostre non vanno al centro della verità che è Gesù, come quelle degli apostoli! Gesù, per loro, era sicuramente un predicatore, un uomo buono e attento alle persone, un taumaturgo, un uomo socievole, affabile, deciso, abile nel trascinare verso il bene, coraggioso nei confronti di tutti, capace di tener testa a dotti e sapienti, a scribi e farisei, un uomo religioso, di preghiera, sobrio.

Così si potrebbe desumere da quanto Gesù faceva da tempo nel suo pellegrinare continuo per le strade della Palestina … ma questo non era proprio sufficiente: come avrebbero potuto sostenere da lì a poco la vicenda della croce? Come avrebbero potuto capire lo scandalo della passione se non si ponevano su quell’altro piano che spesso tentava di far balenare davanti alle loro coscienze?

E’ solo Pietro che riesce ad avere le idee chiare: Tu sei il Cristo.

Aveva intuito in Lui la sua vocazione più profonda: tu sei il mandato, sei colui che Dio ci ha messo e promesso da secoli, sei l’atteso da tutto il popolo, sei la ragione che tiene in vita la speranza di Israele, sei la presenza di Dio che non ci abbandona mai, sei l’amore senza riserve di Dio per l’umanità, sei il figlio di Dio!

Aiutaci però a capire che questo amore ti porta alla croce.

12 Settembre 2021
+Domenico

Gesù ancora ci apra orecchie e bocca per ascoltare e parlare

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 7, 31-37)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: “Effatà”, cioè: “Apriti!”. E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: “Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!”.

Audio della riflessione

Essere sordi è una grande sofferenza perché ti senti isolato dal mondo che ti circonda: vorresti sentire e capire quello che gli altri dicono, vorresti partecipare con loro a un dialogo che ti toglie dal tuo isolamento e invece non puoi; diventi anche sospettoso perché spesso non riesci a decifrare nel volto, nei sorrisi o nei disappunti le reazioni di chi ti si rivolge … ma ci sono molte altre sordità nella nostra vita, c’è un non voler ascoltare che è peggio dell’essere sordi: è la decisione di non permettere a nessuno di entrare nella nostra esistenza … bastiamo a noi stessi e non vogliamo che nessuno ci disturbi! La vita degli altri è sempre una seccatura, una invasione .. invece la vita è proprio fatta di dialogo: di gente che sa ascoltare e parlare, di persone che aprono la loro vita e di gente che ascolta, che offre il suo sostegno.

Non possiamo passare la vita a fare i sordi e a fingere di essere muti!

E Gesù incontra un giorno un sordo muto, una persona che non può comunicare, che è costretta a vivere nel suo isolamento, in grandi difficoltà nello stabilire relazioni … parla con gli occhi, ma non sempre c’è gente che lo sta a guardare e soprattutto lui non può dire chiaramente la pienezza dei suoi sentimenti e del suo cuore … e Gesù gli grida quel perentorio “apriti”, toccandogli labbra e orecchie con la sua saliva.

Per Gesù è sempre bello “toccare”, avere un contatto fisico con le persone, far loro sentire che si immedesima, si mescola, si accomuna … e alla gente spesso basta toccare il suo mantello per sentirsi salvata oltre che guarita.

E’ un gesto che fa sempre ogni prete quando battezza: “apriti” gli comanda, la tua vita ora è nuova, c’è una parola da ascoltare che ti indica le strade vere della vita: è la Parola di Dio e c’è una parola che devi far sgorgare dalla tua vita che è la lode di Dio.

Quando ti alzi al mattino non cominciate e non cominciamo a maledire la giornata e magari anche Dio: ringraziamolo, apriamoci ai suoi doni, ai suoi appelli!

C’è gente che si aspetta da te anche solo una parola e tu non rispondere con due grugniti o con qualche monosillabo: ascolta e parla, mettiti a disposizione e offriti, questo è il segreto della vita di tutti!

Gesù questo lo sa fare, sa far parlare i muti e udire i sordi, sa togliere tutte le nostre chiusure egoistiche per ascoltare e offrire speranza a tutti con la nostra parola: la nostra vita deve avere sempre come punto importante il dialogo, l’ascolto paziente e la forza di dire e di convincere, di esporsi e di ricevere, di orientare e far convergere dopo aver apprezzato e meditato quello che la vita ci presenta.

Abbiamo sempre una grande fiducia che da ogni cuore possa sgorgare una bontà e che in ciascuno ci sia disponibilità ad accogliere la verità, che per questo va sempre servita con coraggio. In questo seguiamo il maestro Gesù, ne ascoltiamo sempre la Parola e ne annunciamo la forza.

Molti cristiani – ricordo gli assassinati delle Brigate rosse – proprio per questa parola scomoda furono fatti tacere, fatti muti, ammazzati … per le loro vite aperte ad accogliere e pronte a orientare furono recisi dalla convivenza umana da chi voleva solo uomini e donne chiuse alla verità e sorde agli appelli dell’umanità … ma Dio ne ha moltiplicato la voce e ha accolto ogni loro invocazione e oggi ancora ci parlano e davanti a Dio ci ascoltano … e Dio fa sempre di nuovo riudire i sordi e parlare i muti, riapre la vita e rinnova la sua Parola.

5 Settembre 2021
+Domenico

Diamo dignità alla nostra umanità

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 7,1-8.14-15.21-23)

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: “Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?”. Ed egli rispose loro: “Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini”.
Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: “Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro”. E diceva [ai suoi discepoli]: “Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo”.

Audio della riflessione

Riusciremo a riscrivere il vangelo nella nostra vita, nelle nostre abitudini, nella nostra mentalità che tende sempre ad adattarsi, a cercare sicurezza esterna per non cambiare?

Questo brano del Vangelo di Marco lo ritengo particolarmente indirizzato a noi, per le nostre vecchie tentazioni di inventare un modo “comodo” per distinguere il bene dal male, per tracciare i confini del lecito e dell’illecito, senza coinvolgerci e coinvolgere la nostra interiorità.

Dividere nel creato le cose buone da quelle cattive, le cose di Dio da quelle di satana, le persone pure da quelle impure, i figli di Dio da eventuali figli degeneri è sempre una operazione facile, perché non ci scomoda! Al massimo ci impone delle regole: qualche sacrificio … non mangiare questo, non frequentare quello; difenditi dalla TV, lascia perdere i delinquenti, non ti immischiare coi violenti…ti devi creare un cordone sanitario che ti costringe a qualche privazione, ma che ti dà una certezza. Il tuo cuore è al sicuro se non entra questa melma, il tuo gruppo, gli amici della parrocchia sono un cenacolo, la tua vita è esemplare… Difenditi dalla fogna!

Invece Gesù ancora ci provoca, ci richiama alla grande dignità della nostra umanità: la vita non è nessuna fogna! La fabbrica del bene e del male è nella coscienza, in quell’intimo dialogo tra noi e Dio: cuore lo chiama il Vangelo di oggi.

Dio ha fatto bene le cose e si è affidato alla nostra libertà per condurle, non ci ha deresponsabilizzato, ma ha affidato alla profondità e alla qualità della nostra umanità la realizzazione del regno delle coscienze e non sulle coscienze.

Certo è una strada in salita: decidere nella nostra coscienza, illuminata dalla fede, se un atto è buono o cattivo, ci porta a vivere spesso nell’oscurità, nel non sapere bene come vivere il Vangelo in ogni situazione, nel non avere la certezza del comportamento giusto negli affetti, nel lavoro, nelle relazioni, nella visione di sé, nella costruzione di un ambiente giusto, nella stessa vita di famiglia…

Pure per noi preti è vivere anche quella laicità che dobbiamo sentire in ogni cristiano! Il senso del Vangelo di oggi è nato a Nazareth dove iniziò l’incarnazione di Gesù.

Gesù continuamente ha  aiutato i suoi discepoli a cambiare mentalità, ad assumere i criteri della Incarnazione, che ci ha portato a vivere la nuova umanità.

Da quando Dio si è fatto uomo tutta la nostra vita, la nostra storia, il nostro tempo è vita e tempo che condividiamo con Dio: non c’è più distinzione tra sacro e profano, l’unica profanità è il peccato, che nasce nel cuore dell’uomo, non è scritto nelle cose.

Tutto il verbo si è fatto carne e Maria è Donna: è lo spazio fisico e spirituale insieme in cui è avvenuta l’Incarnazione.  

Nel suo piano imperscrutabile Dio ci pone Maria davanti agli occhi perché ritorniamo a contemplare questo dono di umanità riconsegnata alla nostra libertà che spesso usiamo male.

Il simbolo di questo male sono le nostre sofferenze che proprio per l’Incarnazione smettono di essere maledizione, ma ancora passando nel cuore dell’uomo, nel nostro cuore ne possono uscire come collaborazione con Dio per la nostra salvezza … e la Madonna è lo spazio fisico e spirituale della laicità cristiana.

29 Agosto 2021
+Domenico

Non servono antidepressivi, ma contemplazione

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 9, 2-10)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: “Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia”. Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: “Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!”. E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Audio della riflessione

Ci sono delle giornate nella nostra vita in cui … fai fatica a tirare a sera: sembra di non trovare la motivazione vera per affrontare tutte le piccole e grandi difficoltà; tutto ti appare piatto, tutto sempre uguale, senza slanci, senza possibilità di vedere un risultato.

Avevi sognato, ma i sogni si sono confusi e talora infranti, la vita sembra tutto un grigiore … e siccome non siamo capaci di sopportare o ancora peggio di guardare oltre, di salire su un baobab per guardare la vita da un punto di vista superiore, usiamo  antidepressivi pensando che la questione sia di tipo chimico.

L’avevano seguito in tanti questo giovane deciso, senza mezze misure, con una visione della realtà e di Dio molto chiara e genuina: non c’era stata tergiversazione, né lui, Gesù, lo ammetteva.

“Avete bisogno di stare a guardarvi un po’ allo specchio? di sedervi a prendere fiato? di fare una rimpatriata consolatoria nelle vecchie abitudini? non siete adatti al regno di Dio, perchè è per gente decisa, che ha grinta.”

Pietro, Giovanni, Andrea, Matteo ci avevano creduto, avevano cambiato mestiere, barca o banca, e avevano costituito una buona compagnia.

A Firenze nel ‘500 c’erano 7 giovani di buona famiglia, con un futuro facile … No! hanno lasciato tutto e tutti si sono messi a vivere assieme, felici da far invidia a tutti, perchè lavoravano e volevano una Firenze meno ossessionata dai commerci, meno spianata nel grigiore e nel torpore.

Così ha fatto S. Francesco: un gaudente invidiabile; così ogni giovane che si lascia attrarre dalla bellezza, dal fascino, dagli ideali.

Non è vero che siamo ottusi: in ciascuno c’è l’attesa di qualcosa di bello … ci vuole solo qualcun altro che accende la scintilla.

Ti capita di stare giorni e giorni a far niente, ad aspettare … il primo amico che osa, ti prende.  Gesù era uno che osava e sapeva distaccare la gente dai loculi in cui si rintanava: sa trarre figli dalle pietre, giovani che vogliono smettere dall’ecstasy, dalla alienazione dalle playstation, dallo stesso stordimento del religioso fatto di emozioni esaltanti senza vita.

Pietro, Giacomo e Giovanni erano stati presi così: anche loro spesso erano smarriti; avevano seguito Gesù, li aveva entusiasmati, aveva fatto nascere in loro modi nuovi di affrontare la vita, anche se non aveva nascosto loro previsioni di prova e di dolore.

Avevano bisogno di uno squarcio di cielo nel grigiore della nuvolaglia della vita: questi tre, che poi nel Getsemani non riusciranno nemmeno a star svegli quando Gesù starà soffrendo le pene dell’inferno, prima di essere tradito, li ha portati su un monte, dal quale si domina una bellissima pianura e lì ha mostrato il suo vero volto di figlio di Dio, di uomo perfetto, di culmine della creazione, di connaturalità con Dio: ha anticipato per gli apostoli il paradiso, li ha resi felici, ha squarciato davanti a loro le nebbie del dubbio, della routine, dell’indifferenza e li ha portati per poco nel suo mondo di bellezza.

E’ stato solo per poco. Certo loro volevano che continuasse sempre, ma la pienezza di Dio è oltre la nostra vita.

“Facciamo qui tre tende, ci mettiamo qui con te. Chi ce la fa a tornare a casa con il solito marito, i soliti figli, il solito tran tran? Quanti piatti devo ancora lavare nella mia vita? Quanti treni devo ancora prendere per poter essere felice? Quante liti devo ancora sopportare? Io starei bene qui, fuori dal mondo, a guardarti.”

Proviamo invece a “trapanare” la nostra vita: sotto ci sta la possibilità di contemplare la bellezza del creatore. Abbiamo bisogno sempre più spesso di contemplare il Signore, di metterci in silenzio a comunicare con l’infinito, di fissare il suo volto per poter prendere forza per vivere, nutrire la nostra speranza.

E Gesù, come sempre, sorprende: fa balenare davanti agli occhi la sua miseria fino sulla croce. Ma è troppo buono! Sa che siamo deboli e offre loro uno squarcio di cielo: la trasfigurazione.

Stiamo qui, facciamo tre tende …. no, metterete le vostre tende, con me quando saranno definitive: ora c’è qualcuno sempre sulla strada, in casa, a scuola, nel lavoro che ha bisogno di voi. Ascoltateli! 

Non posso non ricordare, oggi, la serena morte il 6 agosto di san Paolo VI, che dal cielo oggi intercede per noi e per il nostro mondo.

6 Agosto 2021
+Domenico

La mistica della vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 6, 30-34)

Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’”. Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Audio della riflessione

Non è una novità dei nostri tempi il trovarci in situazioni di confusione, di affanno, di mancanza di armonia nelle relazioni più semplici e normali della vita: può essere la famiglia, la comunità cristiana, l’impresa, l’organizzazione di eventi, la realizzazione di un progetto a cui …. che ti sta molto a cuore … insomma tutte le nostre aggregazioni di persone, le associazioni, i movimenti che si propongono la realizzazione dello stesso loro scopo principale, e si trovano … in confusione!

Allora capita che si è assorbiti e talvolta anche molto stressati dagli impegni, dai contatti, dalla accoglienza, dalle persone …. e la prima cosa che si perde è la serenità: l’attenzione a ciascuna persona, una relazione distesa e amichevole e spesso lo stesso scopo del lavoro si ingolfa alla prima difficoltà.

Anche al tempo di Gesù, la vita del piccolo gruppo degli apostoli veniva “complicato” dalle molte incombenze da gestire: il vangelo candidamente dice: “erano molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare”.

Gesù allora interviene quasi a dire: “datevi una calmata, usciamo da questa confusione, troviamo la serenità che ci deve sempre caratterizzare, l’attenzione a ciascuna persona, riscopriamo le motivazioni profonde che ciascuno deve avere nel fare ogni cosa che la vita gli chiede, non viviamo nella mania del fare, nello stolto trionfalismo delle cose da fare, che devono essere perfette, tutte concluse, fatte bene, perdendo le ragioni del nostro essere”…

… e li porta lontano dalla gente con la barca: la vita di ogni uomo e del cristiano soprattutto non può essere ridotta “a cose da fare”, a efficienza fino a perdere la pace interiore. Il segreto di ogni vita sta nella mistica, nella contemplazione, nell’immersione nel mistero interiore, nel sacrario della coscienza in cui si incontra Dio!

E ancora più esplicito sarà Gesù nell’episodio della accoglienza in casa di Marta e Maria, dove Marta sbuffava di cose pur necessarie da fare e Maria stava a contemplare Gesù.

Non è certo sottrarsi agli impegni, abbandonare le piccole o grandi responsabilità che si hanno verso le persone che si risolve il problema: infatti la gente si accalca ancora attorno a Gesù e agli apostoli, e Gesù si commuove, vede che le persone sono come pecore che non hanno pastore e riprende a insegnare.

Però Gesù di notte spesso vegliava in preghiera, si metteva in contemplazione del Padre e lì riprendeva forza, serenità, desiderio di servire e soprattutto di donarsi con amore a tutti.

18 Luglio 2021
+Domenico

La povertà è sacramento della fede

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 6, 7-13)

Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi. E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche.

Audio della riflessione

Chi ha dimestichezza con le vite dei santi sa che alla base della loro opera, che spesso è di grande portata, di grande impegno anche organizzativo, c’è sempre una assoluta fiducia in Dio, che chiamano Provvidenza. Soprattutto quando si interessano dei poveri riescono a portare avanti opere di assistenza grandiose solo con l’aiuto di Dio.

C’è un’altra opera nel mondo che è altrettanto importante come le opere di carità, perché ne sta alla sorgente: è l’opera di evangelizzazione, cioè l’impegno di far giungere a tutti il dono del vangelo, la conoscenza di Lui, la speranza. Per questa opera ogni cristiano si deve mettere a disposizione.

Nel vangelo si racconta di Gesù che dà mandato ai suoi discepoli di mettersi in viaggio per questa opera di sensibilizzazione della gente nei confronti della buona novella: li mandò a due a due. I suoi apostoli, il suo gruppo, la sua squadra doveva cominciare ad affrontare direttamente, e non stando sempre coperti dall’ombra del maestro, il compito dell’annuncio. Loro sono i primi missionari, i primi mandati, i primi continuatori del suo compito nel mondo. E vanno, ma con alcune indicazioni precise, che li collocano in un genere di vita povero ed evangelico, appunto.

La Parola di salvezza ha in sé soprattutto la sua potenza salvatrice, non è legata all’apparato degli strumenti, alla potenza dei mezzi, ma si basa solo sul potente aiuto di Dio. Chi va ad annunciare il vangelo, deve fare un atto di fede in Dio, deve sapersi abbandonare in lui, deve trovare la sua forza solo nella grazia di Dio. Bisaccia, denaro, borsa, sandali appesantiscono solo il cammino. La povertà è segno efficace della fede in Dio. Senza povertà non c’è fede, se non a parole. Noi non riusciamo mai a fare un salto di qualità nella vita di fede proprio perché siamo troppo attaccati a noi, non siamo disposti ad abbandonarci totalmente a Dio. L’annunciatore del vangelo, può avvalersi con modestia di una buona scienza; ma nella sostanza è e resta un grido di fede, fondato sulla testimonianza, che esplode dalla condivisione della propria vita con quella di Cristo e coi fratelli

Di fatto, dopo la morte di Gesù, Pietro e Giovanni sapranno offrire l’aiuto di Dio al povero storpio che incontrano dicendo semplicemente appunto: oro e argento non ho, ma quello che ho te lo do: nel nome di Dio alzati e cammina.

È Dio che salva, è Lui la nostra felicità, non sono i nostri accomodamenti o le nostre parole, i nostri apparati. Le opere più grandi la Chiesa le ha fatte quando era povera, ma ricca solo di Dio. Lui ci ha promesso che non ci abbandona mai.

11 Luglio 2021
+Domenico