Un tempo di deserto non guasta

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1, 12-13) dal Vangelo del giorno (Mc 1, 12-15) nella I Domenica di quaresima (anno B)

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

Audio della riflessione

Laconico il Vangelo, arida l’immagine: un deserto pietroso, una solitudine e un silenzio assoluti, una fame e una sete che ti tormenta la carne … è Gesù che viene condotto dallo Spirito nel deserto.

Quante volte sentiamo il bisogno di “staccare la spina” perché non ce la facciamo più, perché non capiamo più niente di noi, perché la vita ci travolge! Qualche volta abbiamo dei flash, che ci fanno percepire le assurdità che viviamo … e desideriamo “prenderci in mano la vita”.

Gesù, prima di dare corpo ai suoi sogni, prima di mettere in atto il suo progetto radicale di ripercorrere tutte le strade della Palestina per predicare il Vangelo – la buona notizia – si guarda dentro … vuol organizzare tutta la sua vita per l’unico scopo che ha da sempre sognato: dire a tutti gli uomini, farlo loro provare, convincerli che è imminente la salvezza definitiva per l’uomo.

Sono giunti i tempi in cui Dio rimette il mondo nella prospettiva vera, definitiva, in cui libera l’uomo dal peccato, dalla disperazione, dalla solitudine mortale, e a questo occorre orientare tutto.

La nostra arte invece è sempre quella di sfruttare l’occasione, di tenere il piede in due scarpe, di non deciderci mai per cose definitive … “ma … c’è sempre un rimedio a tutto” … certo, decidersi vuol dire tagliarsi le vie di fuga, sapere bene pnoter che cosa vivere, o meglio, per chi vivere, e per questo imboccare la strada giusta.

C’è una conversione a U da fare: nella vita non è come in autostrada, dove occorre sempre andare avanti diritti … nell’esistenza qualche volta c’è da cambiare radicalmente, da tornare indietro! Abbiamo capito che siamo fuori strada … qualche amico, i genitori o il coniuge, ce lo ha fatto intendere, talvolta ci si apre davanti un baratro, spesso è un rimorso insostenibile … non ci sono calmanti da prendere, c’è solo da dirci onestamente “Ho sbagliato, ho perso la testa, sto rovinando tutto. Cambio! Mi costerà, ma voglio una vita  dignitosa, più bella, veramente senza fiele per nessuno e piena di gesti di amore. Cambio! Mi converto!”

Sarà dura, ma ne vale la pena! Stacca davvero le cuffie e mettiti a gridare che c’è ancora una speranza di vivere alla grande.

Ma questa speranza dove la trovo?

21 Febbraio 2021
+Domenico

La lebbra ha tanti nomi, anche quello della nostra pandemia

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1, 40-45)

Audio della riflessione

Ci sono delle persone che hanno un coraggio indomabile di fronte a tutte le avversità, altri si adattano e non reagiscono … capita così anche nella malattia: vedi subito se uno ha voglia di vivere o no, se vuol combattere o ha perso ormai ogni energia.

Qualcuno si lascia morire altri invece hanno voglia di vita da vendere e reagiscono: spesso questa è la forza necessaria per continuare a vivere, è una forza che compie miracoli. La vita anziché essere una fatalità è sempre una scelta, o meglio, un dono da accogliere e se non lo vuoi, nessuno te lo può imporre, prima o poi se ne va.

Era attaccato alla vita quel lebbroso che è corso ai piedi di Gesù: ha saltato tutte le regole che imponevano ai malati di lebbra l’isolamento e si è portato davanti a Gesù.

Gli altri infastiditi sicuramente pensavano, anche per paura di venir contagiati “Ormai sei condannato, stattene tranquillo dove sei, la vita è un colpo di fortuna, tu sei sfortunato, adattati alla tua situazione! Non venir a rovinare la vita a noi, stai chiuso nei tuoi tuguri”.

La meraviglia di Gesù non sta tanto nel vedere il lebbroso, ma nel capire che cosa pensava la gente di lui, che faceva della propria salute non solo una linea di difesa per sé giustamente obbligatoria, ma per loro una prigione, senza scampo.

Invece lui – il lebbroso – balza nella vita e supplica “se vuoi, se mi dai ascolto, se guardi alle mie privazioni, a quel che mi manca per essere un uomo, tu puoi ridarmi tutto quello che hai dato ad ogni creatura. Perché io dovrei rimanerne privo? Puoi guarirmi.”: è una preghiera semplice, ma decisa, sa quel che chiede e sa a chi lo chiede.

Gesù di fronte a questa fede risponde subito “lo voglio”: è animato da compassione, da attenzione profonda alla sofferenza e lo manda dai sacerdoti a farsi rilasciare un certificato di guarigione, altrimenti non sarebbe potuto tornare tra la gente.

E lui, il lebbroso, diventa il primo annunciatore della grandezza di Gesù: lo va a dire a tutti, non lo tiene più fermo nessuno! Ha riottenuto la gioia di vivere e la canta più che può, e annuncia non solo e soprattutto il fatto, ma qualcosa di più di un miracolo, di un aspetto meraviglioso, che ha dell’incredibile: annuncia quella parola che a Natale si è fatta carne – l’Emmanuele – annuncia che il Dio con noi è qui.

Noi pure abbiamo addosso una sorta di lebbra, che si chiama pandemia, che non ci lascia in pace,  che spesso ci fa paura ancora, che ci ha sconquassato la nostra vita personale, la nostra vita di relazione, i nostri posti di lavoro, che ci sta ipotecando il nostro futuro.

Gridiamo a Gesù il nostro “Se vuoi, puoi guarirmi!” A noi una guarigione così basta e avanza, anche se oggi non possiamo festeggiare il carnevale con gli altri.

14 Febbraio 2021
+Domenico

Al mattino …si ritirò in un luogo deserto e là pregava

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1, 29-39)

Audio della riflessione

Forse abituati male dalle televisioni, dai social … dalla valanga di notizie che ogni giorno tenta di farci soccombere, non badiamo più alle cose più semplici che spesso sono quelle che ci aiutano di più a dare il vero senso alla vita.

Il Vangelo di oggi ci presenta un’umile figura di donna, ammalata, guarita da Gesù: “la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli” … è la suocera di Pietro, in casa del quale Gesù passò parecchio tempo della sua vita pubblica.

Siamo ancora nel primo capitolo del vangelo di  Marco, che ci tiene a raccontare tutta la vita pubblica di Gesù, dalla sua partenza da Nazaret alla sua cattura nell’orto del Getsemani, racchiudendola tra le immagini di due donne “semplici” che nella cultura ebraica contavano ancora meno e che non potevano assolutamente neanche essere testimoni autorevoli di niente dal punto di vista civile … ma Gesù prende queste due donne.

La suocera di Pietro fa del servizio il compito principale della sua vita: Gesù la libera dalla febbre che la teneva in suo potere e ora si può mettere alla sequela di Gesù, imitandolo, perché Lui è venuto tra noi non per essere servito, ma per servire; come può liberamente fare lei.

Vedremo alla fine della vita pubblica di Gesù, un’altra donna … semplice, anziana, che va quasi timorosa davanti alle  anfore che raccolgono le offerte del tempio, quella più piccola e malconcia, e mette senza farsi notare, ma Gesù la vede molto bene, alcuni spiccioli, che non fanno rumore e che però sono tutto quello che ha: non è certo il superfluo, ma il necessario per vivere.

Il regno di Dio che porta Gesù è di questo tipo: non è eclatante, è semplice, nascosto, radicato nel servizio e nella povertà. La casa di Pietro al calar del sole viene invasa da ammalati di ogni tipo, di ogni sofferenza e Gesù si spende per loro senza badare a fatica.

Al mattino presto si ritira in un luogo deserto a pregare: insomma, è l’orario della giornata tipo di Gesù che diventa la giornata tipo del cristiano, che deve annunciare il Vangelo, la Parola, e compiere gesti di solidarietà con i fratelli e di liberazione … e per far questo abbiamo bisogno di una carica di speranza indomabile, di una forza superiore che renda possibile anche l’impossibile.

E dove la troviamo questa forza? Nel dialogo con Dio e quindi nella preghiera, come ha fatto Gesù.

Si pensa sempre che la preghiera sia una fuga dalla vita, una facile evasione dal mondo: Al culmine della nostra attività umana la nostra preghiera non è alternativa al nostro agire.

Il contatto diretto di Gesù col Padre è il sole che illumina il suo cammino e così Gesù ci insegna a pregare, a mettersi in disparte, stare di fronte a Dio, attendere in silenzio e soprattutto ascoltare Dio che ci parla … ed è questo che facciamo quando ci mettiamo in adorazione davanti al santissimo, a quel Corpo che ci rivela Dio Padre.

Non so quanto noi preghiamo, ma se preghiamo poco è perché è venuta meno la relazione filiale dell’uomo con il Padre celeste che è nei cieli, che però affermiamo sempre, senza badarci, ad ogni Padre nostro che recitiamo.

E’ che noi ci dichiariamo troppo autosufficienti, autonomi al massimo, anche se con la Pandemia stiamo abbassando un poco la cresta. Solo che pensiamo solo al vaccino, che risolverà tutto, non a Dio Padre, autore di ogni vero vaccino.

E Gesù dopo aver passato la mattinata nella preghiera non smette di ributtarsi nel contatto con la gente verso cui – vedremo – ha una grande compassione: c’è un movimento anche del suo essere fisico che lo porta a farsi carico di tutto quello di cui ha bisogno l’umanità: non di solo pane, ma anche della sua parola che si farà corpo spezzato e sangue versato, sempre tra di noi fino alla fine del mondo, noi possiamo vivere.

Oggi è la festa della vita: vogliamo mettere al centro della nostra fede e della nostra esistenza il grande dono della vita, che purtroppo oggi non apprezziamo più, riteniamo di  essercela data noi, di farne quello che vogliamo.

Per avere a tutti i costi figli comperiamo anche una mamma che ce li fa e li teniamo noi come se fosse merce di scambio; si mettono assieme persone dello stesso sesso e fanno fare i figli agli altri da cui poi si comperano. Se non vanno bene li possiamo far morire, se soffriamo troppo ci possiamo togliere la vita e obblighiamo i dottori a dare morte invece che curare la vita.

Il Signore dice che la vita è Lui: Io sono la vita.

Ogni vita che disprezziamo è disprezzo a Gesù, è disprezzo di Dio: c’è un fiume di vita che rischia di finire nelle paludi dell’egoismo, dell’indifferenza, del rifiuto, dello scarto.

La vita è un bene concretissimo per ogni persona, il mondo però è segnato da tante guerre contro la vita, da tanti rifiuti, da tanti muri, da tanti ostacoli, da tante disperazioni inascoltate o addirittura sfruttate: sono le paludi in cui va a morire il fiume della vita.

7 Febbraio 2021
+Domenico

Gesù insegnava con autorità una dottrina nuova

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1,21-28)

Audio della riflessione

Nel nostro mondo globalizzato, pluralista, in cui ciascuno pensa di scegliere giustamente con libertà la sua religione, ci si domanda spesso: “la nostra religione è quella vera? Vedo tanti immigrati che professano altre religioni e alcuni ne sono molto più convinti di noi. Ci sono comportamenti di persone sagge che danno motivi di  ragionevolezza delle loro scelte, ma la verità … dove sta?”

Alcune di queste domande se le faceva la gente anche al tempo di Gesù: c’era una religione ebraica cui tutta la gente di allora era “fedele” … arriva Gesù e propone un cambiamento radicale, che poi rivoluzionerà tutto il culto (non più sacrifici di animali, ma spezzare il pane e bere il calice dell’Eucarestia – pesate) … il suo Vangelo  sarà un grande perfezionamento del primo testamento, in continuità, ma nella novità assoluta della sua morte e risurrezione.

Come fa Gesù a giustificare tutta questa novità, che autorità ha di fare questo?

Ecco allora quanto è importante che la gente si accorga di come Gesù insegna: “insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi ”, ed anche che Gesù  definisca quanto insegnava … e si dice nel Vangelo “una dottrina nuova insegnata con autorità”.

Quando parlavano gli scribi davano l’impressione di chi inizia un discorso con “mi dicono di dire”, come il presentatore televisivo, che sarà molto brillante, ma ha sempre in mano una maledetta “scaletta” in cui altri hanno scritto quello che deve fare, non solo, ma ha un auricolare attraverso cui gli sparano nell’orecchio anche le battute da dire.

Anche gli scribi avevano giustamente una sorta di “regia” che dovevano seguire: era la regia del riportare fedelmente i versetti della Torah, della legge, di chiosarli con i pareri autorevoli della scuola rabbinica da cui provenivano, ne riportavano le flessioni, i punti e le virgole, portavano a conoscenza la sapienza concentrata nei commentari.

Quando si presenta Gesù invece è tutta un’altra cosa … Lui è diverso: intanto parla in prima persona, non si mette a dire “mi dicono di dirvi” … oppure “secondo i pareri più importanti che sono stati espressi su questo argomento sembra utile” … oppure “tenendo conto delle varie situazioni” … insomma, gli va qualcuno a chiedere se c’è una speranza nella vita e lui non risponde “vediamo che cosa dicono gli altri. Lui dice: Io sono la via, la verità e la vita; Lui parla in prima persona! A chi ha terrore della morte Lui dice “Io sono la risurrezione e la vita” e lo dimostra con la risurrezione di Lazzaro, del figlio unico di quella mamma vedova; soprattutto lo dimostrerà con la sua risurrezione, con la sua vittoria sulla morte.

E per dimostrare che non si arroga una autorità da sè e che quindi lui è il messia compie una azione tipica del messia, cioè dominare i demoni con quel comando perentorio: “Taci, esci da quell’uomo” … “E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte uscì da lui” – dice il Vangelo.

Il primo comando di tacere era importantissimo, per impedire al demonio di essere lui annunciatore della sua venuta: azione astutissima del demonio per far accusare Gesù di essere in combutta con loro, con i demoni, come gli scribi e i farisei in seguito gli rinfacceranno.

Il secondo “esci da costui” è la prova del potere preannunciato del messia di dominarli: quando sarà accusato in tribunale gli negheranno proprio ancora  l’autorità che si era preso nel cacciare i venditori dal tempio.

Insegnare con autorità e dominare i demoni era la dichiarazione più solenne di essere il Messia!

Sono anche contento di ricordare che oggi in tutto il mondo – perché non c’è chiesa dove non ci siano i salesiani o le salesiane, con oratori, scuole, patronati, associazioni di ex alunni –  si fa la festa di san Giovanni Bosco: un santo piemontese che ha rivoluzionato i modelli di educazione e formazione dei ragazzi e dei giovani … alla fine, una figura di prete di rara santità, di profonda obbedienza alla chiesa e di grandi intuiti innovatori di vita cristiana.

Io gli devo molto della luce e forza donatami nella mia vita passata con i giovani: ne invochiamo l’intercessione per tutti i giovani e i ragazzi e per i loro educatori, a cominciare dai genitori.

31 Gennaio 2021
+Domenico

La grande buona notizia di Gesù: il Vangelo imminente e presente

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1,14-20)

Audio della riflessione

Di questi tempi stiamo imparando a sognare ad occhi aperti: tutti ci aspettiamo un nuovo svilupparsi di questo anno … consapevoli degli insegnamenti che ci ha dato l’anno precedente.

Abbiamo dentro tutti qualcosa che ci orienta a una nuova impostazione della vita quotidiana, della vita sociale e della vita personale: ciascuno propone il suo modo di vedere, riempie pagine di giornali, talk show televisivi, conferenze in streaming, che non si fermano solo alla critica, ma propongono prospettive, qualcosa insomma che va oltre le emergenze del momento.

Ecco … Gesù, che stando con la gente percepisce una profonda attesa di novità, di presenza di Dio, si misura con la realtà e con le folle che incontra: la vicenda di Giovanni il Battista purtroppo si è conclusa tragicamente, con la sua decapitazione, e Gesù rompe gli indugi, o, meglio, nello stile dell’evangelista Marco, presenta a tutti la scelta da fare, la “vita per il Regno di Dio”, e snocciola gli elementi chiave di tutto il Vangelo:

“E’ giunto il momento” – il primo elemento – “il tempo è compiuto”: Gli ebrei si sintonizzano subito e capiscono, anche se non sempre vi si dedicano, che il futuro nuovo è ciò che hanno previsto i profeti. Con Gesù è finito il tempo dell’attesa, con Lui il futuro è qui! Non c’è più tempo da perdere, non affannatevi più in vane ricerche: la famosa perla preziosa è a portata di mano.

L’altro elemento: “Il regno di Dio è qui”, è il regno della giustizia, della libertà, della pace, dell’abbondanza, della verità, della fedeltà e dell’amore: un cambiamento radicale del regno dell’uomo. Marco lo descrive come vittoria sul male, sulle malattie, sulla sfiducia, sull’egoismo e in fine sulla morte, nel dono della vita; la vita di Gesù – quindi – è l’inizio di questo irrompere del regno di Dio, aperto all’uomo e inarrestabile.

Terzo elemento: “Convertitevi”, a questo regno si accede solo se c’è una vera conversione: essa è più profonda di qualche pio sentimento, è un voltare le spalle a tutto il passato e mettere al centro Gesù, perché è Lui il Regno, è la luce che è apparsa in Lui. Occorre allora orientare decisamente tutta la nuova esistenza, mettendoci sul cammino che Gesù ha percorso. La storia è giunta alla sua svolta definitiva.

… E l’ultimo, avviso: “Credete al Vangelo”. I tre annunci proclamati da Gesù si riassumono in questo. Occorre affidarsi al Vangelo in persona che è Gesù. Non si tratta solo di un atto intellettuale, che pure serve e nemmeno di comportamenti moralistici, è aderire a tutto ciò che si manifesta, realizza, appare, si fa persona in Gesù.

E’ un atto di maturità: aprirsi, fidarsi, rischiare, coinvolgersi con l’uomo Gesù, Figlio di Dio, entrare nella avventura di Dio; percepire e agire di conseguenza che tutta la vita precedente da buon ebreo o da saggio uomo punta sulla vita e la stessa persona di Gesù, è Lui da imitare.

Una impostazione così come quella di Marco impedisce sicuramente che il Vangelo diventi moralismo o ideologia, ma sempre presa di posizione, nei confronti di Gesù, della sua parola, nel seguire i suoi criteri e tutta l’impostazione della sua vita, fino al colle da cui chiamerà gli apostoli e donerà la sua vita per amore.

24 Gennaio 2021
+Domenico

Signore, se vuoi, puoi guarirci

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1,40-45)

Audio della riflessione

Come la felicità di una persona in un gruppo è contagiosa, scatena gioia, voglia di nuovo, così purtroppo è il male, anzi il male è ancor più corrosivo in tutti i rapporti umani: basta una macchia per rovinare un vestito e non è sufficiente un bel gesto isolato a risanare una vita.

La forza misteriosa del male sembra invincibile non solo in te, ma anche nel deterioramento del vissuto sociale: occorre domandare a chi si è lasciato invischiare dalla droga quanta fatica deve fare per uscirne, quanti sforzi, quanta compagnia, quante costrizioni si deve imporre per sperare in una guarigione.

Poter guarire è l’aspirazione di ogni malato, liberarsi dalla colpa è il desiderio di ogni assassino: non si tratta di dimenticare, di stordirsi, di distrarsi … occorre sperimentare liberazione, pace, vita nuova: è questo che porta Gesù alla gente che lo incrocia per le strade della Palestina.

Talvolta è un cieco che chiede di vedere, qualche altra è uno storpio che vuol tornare a saltare … un giorno fu un lebbroso che gli si poté accostare sfidando le maledizioni di tutti, l’ostracismo sociale, la paura degli amici: «Se vuoi, puoi guarirmi

Aveva visto giusto nella sua disperazione: “Tu Gesù sei la salvezza, non distribuisci calmanti o placebo, non curi la facciata, non guadagni sulle nostre miserie, Tu mi puoi ridare speranza, mi puoi strappare dalle maglie di ogni tipo di spacciatori, non mi regali una dose per chiudere il buco della mia crisi di astinenza. Tu mi puoi guarire, mi puoi dare vita nuova. Non mi fermi solo la lebbra che mi corrode, ma mi ricostruisci le mani al posto dei moncherini, mi ritessi le labbra sulla bocca, i piedi su questi due trampoli.” … e Gesù, stese la mano, lo toccò, e gli disse «Lo voglio, guarisci!»

Una parola così me la voglio sentire sulla mia vita, sui miei errori, sulle mie miserie, sulle mie superficialità, sui miei tradimenti; ogni uomo, se ha il coraggio di chiedere e l’umiltà di riconoscere “se vuoi, puoi guarirmi” la riceve in dono come vita rigenerata su tutto il male che ha commesso.

Una parola così la vogliamo sentire sulla nostra pandemia, sui malati in cura intensiva, sulle file ai pronto soccorso, sui medici che hanno contratto l’epidemia, sulle persone anziane e sole, sui nostri vecchi preti che sono costretti dalla pandemia a chiudere la loro vita in solitudine, ma sicuramente non lasciati senza le Tue braccia, il Tuo “venite a Me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e Io vi ristorerò”.

14 Gennaio 2021
+Domenico

Ci voleva anche la pandemia!

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1, 29-39)

Audio della riflessione

Se c’è qualcuno che ha ancora dei dubbi, la pandemia che non riusciamo a bloccare, glieli toglie tutti: ogni uomo che viene al mondo deve portare il suo carico di dolore, di pena, di male … non è una fatalità, ma un dato di fatto! 

Siamo sconcertati dal cumulo di dolore, dalle file ai pronto soccorso, da quelle file di camion – che non dimenticheremo facilmente – che portavano bare a seppellire, ti senti schiacciato dal dolore, quando ne devi portare una parte; ti tocca perché sei papà o mamma e spesso ti sembra di non farcela a sostenere il dolore che ti accumula la vita di famiglia; ti tocca per la tua stessa vita, per le vicende che ti capitano, che qualche volta hai provocato tu con la tua insipienza o che spesso ti vengono caricate sulle spalle senza tua colpa: è un incidente, è una malattia, è una ingiustizia, sono le disonestà, le cattiverie, i delitti di chi non ha rispetto di nessuno.

Se poi ampliamo lo sguardo alle file di emigranti, torturati, vessati, stipati in “camion frigorifero”, annegati in mare, disprezzati come terroristi, respinti alle torture, ti senti sicuramente in colpa … ma perché tutto questo macigno straziante di male? C’è qualcuno o qualcosa o qualche prospettiva che ci permetta di vincerlo, non solo di sfuggirlo, di superarlo … non tanto di scaricarlo sulle spalle di altri.

A Gesù, al tramonto del sole di quella prima giornata di Cafarnao, passata amichevolmente nella casa di Pietro, si presenta una massa di ammalati e di indemoniati: si è diffuso un rapidissimo tam tam tra tutti i disperati, la notizia della sua presenza è passata di tugurio in tugurio, di disperazione in disperazione e ciascuno ha trovato la forza di portare alla luce i suoi mali, i suoi malati, i reclusi del dolore.

C’è Lui, Gesù ha detto che il Regno sta scoppiando: Lui comanda ai demoni!

Lui è capace di portare tutto il male del mondo e se ne sente quasi schiacciato, ha bisogno di fissare il suo sguardo gravato dalle scene del dolore negli occhi del Padre e di buon mattino si ritira in un luogo deserto a pregare: non è una fuga al “tutti ti cercano” che Pietro gli grida, non oppone rifiuto, ma allarga ancora più l’orizzonte a tutti i villaggi vicini.

È Lui l’agnello che si carica il male del mondo, non siamo più soli a portarlo: Lui è la chiave di volta sotto cui il peso della vita non potrà mai schiacciarci.

Il male del mondo è tanto, siamo tentati di dire che è troppo, ma bisogna cercare Lui per avere la certezza di vincerlo: se la terra è spaesata, il cielo non è vuoto.

Papa Francesco ci dice sempre che la chiesa deve uscire e accogliere tutti: gli siamo obbedienti oppure ci fermiamo a guardarci negli occhi? Noi i bravi, i garantiti, quelli che dicono di avere bisogno di nessuno e magari non aiutano nessuno?

Tutti cercano solidarietà, compagnia, amore: la Chiesa è in uscita sempre per questo, per essere come il suo maestro Gesù.

13 Gennaio 2021
+Domenico

Gesù è Lui il Signore che vince il demonio

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1, 21b-28)

Audio della riflessione

Siamo veramente immersi in un mare di sofferenze: spesso non ce ne accorgiamo o facciamo finta che non esistano, le nascondiamo per pudore, ce le teniamo nel segreto delle nostre vite, per vergogna, per evitare commiserazioni inutili.

Oggi le nascondiamo nella pandemia che è già una grande sofferenza, che però fa trascurare le altre che sempre ci sono: molte famiglie si tengono in casa il loro malato, il loro handicappato, il figlio o la figlia incapace di autonomia o soggetto a crisi depressive, a schizofrenia … insomma spesso ci si mette anche il demonio a distruggere la vita di una persona proprio con la sua “possessione”.

Se ne raccontano più di quelle che esistono, ma non c’è dubbio che il demonio ci sia e sia operativo … e queste malattie escono alla ribalta appena si sente un segnale di aiuto, appena si sente dire che c’è qualcuno capace di dare pace, di guarire, di offrire per lo meno speranza.

Capitò così anche a Gesù: quando transitava per un paese, stanava tutte le miserie che c’erano. Le mamme si facevano coraggio e mettevano in pubblico le loro sofferenze, i malati che potevano venivano  portati sulla piazza per incrociare Gesù, chi vi era impossibilitato trovava qualche amico che lo aiutava.

E Gesù dimostrava di comandare anche agli spiriti del male, ai demoni: “Taci, esci, te lo comando. Qui c’è il Figlio di Dio e non ci può essere nessuna zona umana posseduta dal male”.

Gesù è l’unica potente salvezza: è giusto che ricorriamo alle medicine e alle scoperte scientifiche, ma ci sono dei mali che si superano solo nella preghiera, solo affidandoci a Lui!

Non c’è nessuna pastiglia che scaccia il male che è il demonio, non ci sono sostanze chimiche che possono scacciare dalla vita lo spirito del male: occorre molta preghiera, una esposizione costante alla Parola di Dio e una grande fede in Gesù.

Ma chi è mai Gesù? Certo non è riducibile a una persona politicamente corretta, tutta dimostrabile, ben comprensibile … i sapientoni hanno cercato di smontarci nella nostra fede, dicendo che i miracoli che compiva e di cui ci parla il Vangelo fossero frutto di visioni distorte o di racconti edificanti senza nessuna base reale.

Gesù è colui che parla con autorità e che compie segni che lo mostrano Figlio di Dio, Figlio di un Padre che ha creato cielo e terra, che soprattutto ci ha dimostrato un amore grande andando a morire sulla croce per noi.

Questa è la dottrina nuova, insegnata con autorità: “e Dio lo ha risuscitato”.

12 Gennaio 2021
+Domenico

Il regno di Dio è sempre da aspettare e scoprire

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1,14-20)

Audio della riflessione

Nel nostro modo di parlare c’è sempre una attesa, una evocazione, un riferimento a un insieme di giustizia, pace, benessere, salute, che noi credenti chiamiamo Regno di Dio; non sono soltanto sospiri o evanescenze, ma moti dell’animo che mirano a metterci in ricerca continua di una realtà che trapassa tutte le nostre vite, le mette in comunione e le espone alla luce di Gesù, alla forza di Dio, alla sua bontà, al suo grande progetto.

E’ la presenza attiva – se volete – dello Spirito Santo nella nostra esistenza: è Gesù che ce lo ha regalato perché dopo averlo ricevuto nel battesimo al Giordano, dopo averlo avuto come guida e forza nel deserto, Gesù doveva annunciare una presenza nuova, di grande amore e di grande benevolenza di Dio e ce l’ha donata definitivamente con la sua Parola, la stessa croce e con quell’ultimo respiro della morte in croce, che divenne un vero regalo: “emise lo Spirito”.

Certo un minimo di partecipazione di corresponsabilità nella concretizzazione del Regno ci viene chiesto da Gesù con una conversione del cuore che inizia sempre quasi di nuovo con l’accettazione del dono della sua Parola da ascoltare e da fare nostra, l’uscita dalla nostra autosufficienza, ci richiede la fiducia senza remore in Lui, la massima consapevolezza che “non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha amato noi” … del resto tutti rispondiamo a una sua chiamata precisa come ha fatto con gli apostoli, lasciando a ciascuno la libertà di rispondere.

La nostra religione cristiana non punta a una autoaffermazione, ma a una risposta all’invito di Dio, al suo amore … non è “se ci pentiamo Dio viene a noi” ma Dio è venuto da noi perciò ci convertiamo. Ecco perché noi andiamo a tradurre in comportamenti e invocazioni accorate nostre la preghiera profonda, la contemplazione, l’attesa di Dio.

Nessuno di noi deve avere l’impudenza di dire: io non sono come gli altri, e via via sciorinare le cose che facciamo, ma sempre dobbiamo ringraziare Dio perché è venuto da noi e ci ama sempre.

E’ proprio la predicazione di Gesù, sono le sue parole con cui ci illustra che cosa è il Regno di Dio, che inaugura questo nuovo modo di pensare che è assolutamente contrario al nostro buon senso: la sua giustizia precede e determina la nostra!

Di fatto ci dirà, nel discorso della montagna “se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei (che si gloriavano di essere ligi ai loro 613 precetti morali) non entrerete nel regno dei cieli”.

Gli apostoli, che hanno risposto alla sua chiamata con generosità sono entrati a fatica, ma con grande decisione, nella logica del regno di Dio … e noi lo supplichiamo sempre di tenerci aperta la porta, che pure sappiamo essere stretta.

11 Gennaio 2021
+Domenico

Che vita presentiamo al Signore?

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1, 1-4)

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Audio della riflessione

C’è un personaggio austero che ha preso casa nel deserto: si è ritirato lontano dal rumore delle città, lontano dalla vita indaffarata dei commerci e degli scambi, soprattutto ha lasciato il tempio, il luogo dedicato alla vita spirituale, unito a doppia mandata con il potere politico.

Conduce una vita austera, non veste certo Dolce e Gabbana, ma peli di cammello che tiene aderenti al corpo con una cintura, mangia quel che il clima e l’habitat arido del deserto ancora offre: miele selvatico e locuste.

Soprattutto è importante ascoltare quel che dice: “in questo nostro tempo sta capitando qualcosa di inaudito, di completamente nuovo, di grande nel mondo. Dio vuol tornare ad essere speranza per tutti, gioia e consolazione dei poveri, giustizia per i molti diseredati, salvezza per i nostri innumerevoli peccati. Dio vuol venire ad abitare su questa terra: questa è la notizia sconvolgente che deve farci accapponare la pelle. Ma vi rendete conto? Dio non è più l’irraggiungibile, colui che non si può nemmeno nominare, ma viene ad abitare in mezzo a noi.”

E che umanità gli presentiamo? Con le nostre vite di oggi lo sappiamo individuare o immersi come siamo nei nostri loschi affari o nelle nostre mediocrità non ci accorgeremo nemmeno?

C’è da cambiare testa se vogliamo riuscire a capire quello che Dio ci dona!

L’opera di Giovanni è per un certo verso facile, non definitiva, ma ardua da far capire. Lui deve solo preparare: “Sgomberiamo la vita dai nostri peccati. Laviamoci, lavatevi, fate un po’ di pulizia. L’acqua in cui vi immergerò è un segno di una purificazione più profonda che colui che viene dopo di me opererà in voi con un’altra forza che non riesco nemmeno a immaginare”.

Immaginiamo che sia rivolto anche a noi questo discorso. Stiamo preparandoci al Natale, al Signore che viene. Che vita gli presentiamo? E’ la solita routine senza slanci, né cambiamenti? E la solita distribuzione di giocattoli, che aiutano più noi a mettere a posto la coscienza e a pulire gli armadi che quelli che li ricevono?

Giovanni è severo, ma credo che lo dobbiamo essere tutti anche noi con noi stessi. Una vita cristiana a qualche maniera oggi non dice niente a nessuno e ancora prima a noi: o ci mettiamo di impegno a leggere la Parola di Dio, a fermarci a contemplare su che senso ha la nostra storia e la storia del mondo e in questa riflessione torniamo a Dio, alla sua legge, ai suoi disegni d’amore oppure non val la pena di credere.

E Dio che fa? Dio non ci abbandona, e noi viviamo di attesa.

6 Dicembre 2020
+Domenico