Maria è grande per la sua fede nella Parola che è Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 3,31-35)

In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

Audio della riflessione

In maniera del tutto spontanea, nei nostri sentimenti molto e giustamente umani, avremmo immediatamente fatto festa e complimenti alla madre di Gesù, che finalmente si faceva viva laddove Gesù annunciava il vangelo. Saremmo sicuramente stati tanto contenti di godere della presenza di sua Madre. L’avremmo voluta avere tutti noi una mamma così. Gesù qui, a noi mammoni sembra che quasi tratti con non curanza, se non con sufficienza il suo arrivo. E fa capire che la grandezza di Maria non è prima di tutto la sua consanguineità con Gesù, ma la sua profonda e completa accoglienza e fiducia, dedizione a lui stesso e alla sua causa.

Per  Gesù i legami naturali perdono di significato per quelli che, come dice Giovanni, “non dalla carne e dal sangue, ma da Dio sono nati”. Essi sono il nuovo popolo di Dio che non fa più riferimento alla comune origine da Abramo, ma alla comune fede nella Parola fatta carne, l’uomo Gesù, il figlio di Dio.  Non si tratta per Gesù, come lo sarà per ogni cristiano di un capovolgimento che rinneghi o trascuri le proprie radici culturali. E’ invece obbedienza a un principio superiore, è una libera adesione a un progetto più grande di noi.

Nella attuazione di questo grande disegno che viene rappresentato dalla Parola fatta carne che è Gesù, troviamo la nostra pienezza esistenziale anche se esso comporta il distacco e la rinuncia a ciò che è più caro e perfino la morte come sacrificio supremo. E Maria era già stata resa cosciente dalle parole vere, ma crude del vecchio Simeone: “a te una lancia trafiggerà l’anima”.

Siamo certo sempre figli di Maria, anche perché è stato proprio Gesù sulla croce a darcela come mamma, siamo anche noi nella stessa famiglia. Prima però dobbiamo ascoltare la Parola, accoglierla dentro di noi, ascoltarla, viverla, annunciarla. Questo deciderà la piena accoglienza di Gesù, che possiamo ancora oggi accogliere nella  celebrazione eucaristica:  vera ed efficace espressione simbolica

I due noti discepoli di Emmaus, sono tornati da Maria dopo aver accolto le parole di Gesù e Lui stesso nella parola fatta carne nell’Eucarestia: si potevano dire consanguinei di Lui proprio perché avevano fatto esperienza di profonda fede, avevano partecipato anche nel sacramento dell’Eucaristia, come possiamo fare noi, alla sua morte e risurrezione, non solo o soprattutto perchè erano stati tre anni con Lui.

23 Gennaio
+Domenico

Gesù è scambiato pure per demonio, ma ci fa le proposte vere della vita

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 3,22-30)

In quel tempo, gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».
Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito.
Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa.
In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna».
Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».

Audio della riflessione

Siamo sempre di fronte a delle scelte da fare. L’età giovanile è forse quella più provocata da prospettive nuove di vita, da nuove sintesi del modo di vivere, da intuizioni di possibili sbocchi al loro operare. Non sei attaccato a niente, magari vivi ancora di rendita e quindi puoi tentare qualche strada nuova. Meglio ancora se qualcuno sa osare farti proposte. Accetti e se trovi difficoltà ti scateni contro chi ti ha orientato in quella direzione.

Gesù è uno di quelli che fa proposte decise di cambiamento, di ingaggio, per usare i termini del nostro mondo o delle nostre spedizioni. Non ti dice: se ti può interessare ci sarebbe questa cosa da fare o da essere. E’ perentorio: vieni e seguimi e di fronte a questa chiarezza devi ridefinirti. Spesso invece buttiamo tutto su chi ci fa la proposta invece di vedere se può essere la nostra scelta.

I contemporanei di Gesù di fronte alla figura di Gesù, per molti simpatica, per altri entusiasta e per altri ancora assurda lo definiscono diversamente: I suoi lo chiamano pazzo, altri invece dicono che è il principe stesso dei demoni in persona. Questi hanno più dimestichezza con il mondo religioso e collocano subito Gesù dalla parte opposta della vita religiosa, dalla parte del nemico di Dio, dell’angelo decaduto, dello spirito del male. Loro sono sapienti e intelligenti, restano in una cecità maligna, e si sono fatti tutti le proprie deduzioni, senza ascoltare la persona.

Guardano, ma non vedono; ascoltano bene, ma non intendono; nei loro occhi si sono già fatti tutte le immagini possibili della realtà e imputano a Satana ciò che viene da Dio. Più tardi accuseranno Gesù e lo condanneranno per bestemmia.

Di fronte a questi esiti di rapporto degli uomini con Gesù, occorre avere occhi limpidi e orecchi bene aperti, essere liberi dalla schiavitù del buon senso, dell’approssimazione, della stessa cattiveria che spesso ci prende, per vedere con chiarezza il mistero del regno di Dio nelle realtà sempre difficili da interpretare che ci si presentano.

Siamo deboli, ci si para davanti la stoltezza-sapienza della croce, Gesù ci dice che le cose più vere della vita sono al di fuori della sicumera dell’uomo, della sua stessa sapienza in cui si imprigiona; si manifestano ai piccoli, ai semplici, agli umili, a chi sa aprirsi alla novità che lo Spirito suggerisce. E forse con queste qualità riusciamo a scorgere la sapienza e la forza di Dio. Altrimenti rischiamo proprio di bestemmiare lo Spirito, di attribuire al demonio la stessa opera di Gesù. In un mondo di fake news, di intelligenza artificiale, non è difficile essere manipolati e ingannati. Noi abbiamo sempre la Parola di Dio da ascoltare e l’insegnamento del papa da seguire.

22 Gennaio
+Domenico

Il messia è proprio pazzo!

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 3,20-21)

In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare.
Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».

Audio della riflessione

Per renderci conto di come vedevano Gesù i suoi contemporanei riporto volenteri questa fantomatica gazzetta che un gruppo di giovani un giorno s’è inventato. L’ha chiamata “gazzetta del Giordano”, datandola Anno 31esimo, dal 12 al 17 febbraio del 31. Il primo articolo a tutta pagina era così: Il Nazzareno pronuncia un discorso scandaloso. Il profeta è pazzo! e sottotitolo: Su un colle vicino a Cafarnao: farneticazioni riguardo la felicità. Gesù viene presentato come il chiacchierato figlio di un carpentiere che da qualche mese predica la venuta del regno di Dio e l’amore fra le genti, e che ora è ricercato dal Sinedrio dopo il suo discorso intitolato: Le beatitudini. Fin qui la fantasiosa “gazzetta del Giordano”.

Se ascoltiamo bene le parole di Gesù, la sua parola è follia pura, non può essere ridotta a buon senso, a cose che stanno nella media. Esige uscire da sé per capirlo, uscire dal perbenismo per ascoltarlo. Quanti tentativi facciamo per rendere spiegabile la persona di Gesù, per abbassarlo al nostro buon senso, per stringerlo nei nostri piccoli orizzonti e, meno male, che non ci riusciamo. Lui guarda negli occhi a uno a uno e ciascuno è suo interlocutore, come lo è stato per il cieco, il lebbroso, il malato, l’indemoniato. Ha due occhi sempre sorridenti, che sembrano due scanner, tanto è capace di individuare, ricordare e coinvolgere e confortare.

Gesù è deciso, Gesù non si presenta più come il placido giovane di paese che passa il tempo senza grandi ideali, senza affanni, pur nella serenità di una vita. Gli brucia dentro un fuoco, una passione: questo regno di Dio è imminente nella sua manifestazione definitiva che inizia proprio con Lui e occorre risvegliare la gente, il popolo eletto, le persone, ciascuna con la sua storia. Ha uno sguardo da sentinella, un cuore incontenibile, un dialogo costante con il Padre. Ha imparato sicuramente da Giovanni il Battista.

Di lui ha sicuramente ha  preso il testimone di una urgenza, che non è fretta, non è disprezzo per le persone fragili che hanno bisogno di tempo per decidersi, e questo volontà lo brucia, lo travolge e vorrebbe travolgere con essa per il Regno di Dio tutti quelli che incontra. Non per niente si è trasferito sulle rive del lago, su questa via delle genti, autostrada di incontri di popoli, di idee, di merci, di contratti e di contatti, proprio per svegliare coscienze, allargare orizzonti, uscire, direbbe papa Francesco, che ha imparato benissimo la lezione.

Noi come rispondiamo a questa decisione radicale di Gesù, da rasentare la pazzia? Mettiamo il silenziatore a tutte le sue parole, non solo alle beatitudini, non solo ai molteplici guai che lancia ai perbenisti, non solo alle frequentazioni con Zaccheo, all’accoglienza dell’adultera, al dialogo imbarazzante con la Samaritana, all’abbraccio dei lebbrosi, ma anche alla sua via Crucis. Questa pazzia non è una pazzia da malati di mente, ma è una risposta definitiva a una fede che ti prende tutta la vita e che noi spesso tratteniamo per noi, per i nostri interessi, per coprire la nostra mancanza di fiducia in Dio. Nella fede in Dio occorre buttarsi decisi.

20 Gennaio
+Domenico

Nessuno è a questo mondo a caso

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 3,13-19)

In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni.
Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè “figli del tuono”; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

Audio della riflessione

Tutti abbiamo provato la spiacevole situazione di andare a un incontro, a una manifestazione, a un appuntamento con persone nuove e di restare in un angolo, senza essere presentato, senza nome, senza collocazione. Magari non hai nemmeno un amico con cui condividere l’imbarazzo e trovarti un alibi. Sei lì, solo, nessuno ti dice niente, imbarazzo assoluto. Peggio ancora quando con amici si decide di fare qualcosa di interessante, tutti hanno un ruolo da svolgere, una parte da fare, un incarico da sostenere e tu sei lasciato lì inerte: nessuno ti dice niente, nessuno ritiene di darti una qualche responsabilità; sei proprio il due di coppe.

Gesù, nella sua missione, non trattava proprio così nessuna persona. Ciascuno nella vita ha un posto. Nessuno è a questo mondo a caso. Siamo tutti destinatari di una chiamata, di una vocazione diciamo noi in ecclesialese. Vuol dire che tutti abbiamo un posto, non un destino; tutti abbiamo una missione che ci viene proposta e che noi possiamo accettare o meno, dipingere con la nostra creatività o sopportare, caricare delle nostre energie e del nostro entusiasmo o lasciar cadere.

E’ stata la prima cosa che ha fatto quando ha iniziato la sua vita pubblica: ha chiamato dodici persone a far da gruppo stabile che vivesse con lui e li ha chiamati tutti per nome. Era sicuramente la compagnia più impossibile che potesse esistere: lenti nel capire, incapaci di collaborare, qualcuno poi si è rivelato un traditore, qualcun altro aveva solo interessi personali. Ma Lui Gesù li ha chiamati tutti a uno a uno e ha fatto loro la proposta del regno e ciascuno ha giocato la sua libertà e la sua vita. Sono passati attraverso entusiasmi, tradimenti, sperimentazioni, paure, ma alla fine quella chiamata personale li ha visti tutti rispondere con decisione. Tutti hanno visto naturale seguire il maestro, stare dalla sua parte, ciascuno con la sua caratteristica umana che è già una strada che Dio ci indica per farci capire chi siamo e come siamo originali. Non siamo fatti con lo stampino, ma ogni uomo è un capolavoro originale e a questo capolavoro partecipiamo con la nostra risposta.

E’ così per tutti: all’esistenza siamo chiamati, non ci siamo a caso, non siamo al mondo per un preservativo rotto, ma tutti chiamati a una speranza viva.

E io oggi questa speranza la trovo nella persona di Gesù, incontrabile in ogni bisognoso di affetto, di vita, di gioia, di speranza, che accolgo seguendo l’esempio di Gesù.

Anche noi desideriamo toccarlo!

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc, 3,7-12)

In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui.
Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo.
Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

Audio della riflessione

La gente si sposta per i mercati, si sposta per i divertimenti, si sposta per sentire persone significative. Ma molta gente si sposta soprattutto in cerca di speranza. I malati sono spesso questa gente. La ricerca di sollievo alla sofferenza mette in tutti i malati una grande attesa; quando sentiamo che da qualche parte di questo mondo c’è qualcuno che può risolvere le nostre angosce o le nostre malattie facciamo tutti i sacrifici possibili per tentare una possibile strada che ci dà guarigione, che risponde alle nostre sofferenze.

Gesù nel suo pellegrinare spostava le popolazioni che venivano a contatto con la sua Parola, con il suo messaggio nuovo, con la forza con cui accompagnava quanto diceva. E la gente era talmente interessata a Gesù che lo travolgeva, voleva un contatto fisico con lui, dice il vangelo: gli si gettavano addosso per toccarlo. Si è fatto come pulpito una barca così che almeno, parlando da qualche metro dalla riva dal lago, non lo schiacciassero. Non era fanatismo, ma desiderio di dare salvezza alle loro vite, certezza di essere a contatto con Dio e di poterglisi affidare.

Noi guardiamo con supponenza a questa folla che si stringe attorno a Gesù, perché crediamo di essere autosufficienti, di non aver bisogno di un salvatore, perché crediamo che ci salvi la scienza, o il progresso, l’avere denaro e amici. Per le malattie abbiamo gli ospedali, per le depressioni le medicine, per la solitudine le città e le piazze, per i problemi tecnici il progresso, per i contenziosi i tribunali, per gli imprevisti le assicurazioni. Eppure ci riduciamo ancora miseramente a fare la fila dai maghi o dagli spacciatori, ci facciamo incantare dagli imbonitori, abbocchiamo all’ultima moda che ci promette la felicità e l’eternità.

Ma alla fine sentiamo che tutto quanto è in nostro potere non basta. Abbiamo bisogno di un salvatore, anche noi uomini e donne del terzo millennio abbiamo bisogno di Dio, cerchiamo anche inconsciamente, un contatto con Lui. E Dio in Gesù si lascia toccare, già da allora, ma anche oggi, Dio si presenta all’uomo e si fa incontrare in Gesù. Lui si fa incontrare nella quotidianità della nostra vita, nel rapporto tra di noi, nel volto del povero, nella vita sacramentale, nella sua Parola. Le chiese possono essere vuote, ma la sua presenza non si contrae: viene lui a cercarci, perché Dio non ci abbandona mai.

18 Gennaio
+Domenico

Gesù fa il provocatore; quando occorre, ci vuole.

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 3,1-6)

In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.
Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

Audio della riflessione

Trasgressivo, impetuoso o provocatore. Chi? il solito rivoluzionario datato, che esce da qualche centro sociale? Uno squatter che sogna ancora di potersi opporre alle decisioni della globalizzazione? Un giovane senza piedi per terra e arrabbiato con tutti? No, stavolta, non solo ora e non a caso, è Gesù. Dice il vangelo che proprio di sabato Gesù stava in una sinagoga. Proprio di domenica, diremmo noi, Gesù stava in Chiesa per le sue funzioni.

Tra i banchi c’è un importuno che crede di essere arrivato in un ambulatorio con una mano rinsecchita, brutta da vedere, inutile e ingombrante. Non prende, né stringe, non lavora né accarezza, non è più umana. È un peso. Ha sentito parlare di Gesù, sa che fa cose straordinarie e lo insegue. Chi sta male non bada a niente, va pure dal fattucchiere, sperpera tutto quello che ha per ritornare sano, per godere della vita.

Gesù lo vede proprio mentre sta vivendo un momento religioso, liturgico, alto, pieno di dignità. “Mettiti nel mezzo” gli dice. Gira uno sguardo che raggela molto più del professore in cerca della vittima da interrogare. Gli faccio sto regalo della salute, o no? Rimetto vita in questa mano, o no? Tacciono tutti! Stavano pensando: ma non può aspettare domani? questa sorta di monco non può tener duro ancora un poco? E tu Gesù che vedi quanto la gente ormai va in Chiesa solo per interesse, per trarre vantaggi, non puoi farlo aspettare, farlo pregare, fargli capire che Dio sta al di sopra di tutto, che la malattia più grave è quella dello spirito, è il peccato, che una mano rattrappita, a cui si è da tempo abituato, può ben aspettare?

Che ne sarà di questa nostra religione se la scambiano per una spalla su cui piangere? Che ne sarà della Chiesa se la scambiano per un ambulatorio? Che ne sarà della fede se la si baratta per un tornaconto. Gesù s’arrabbia e si rattrista, si altera, perde la calma olimpica dei cinema: occhi azzurri, capelli biondi, passo danzante. Perde il sorriso, si fa triste, non vede amore vede solo formalismo, la presunzione per principio, vede difensori di un Dio che hanno incastrato in comodità umane e dice «stendi la mano». La stese e fu guarito.

Guarda! la religione di Gesù è l’uomo a vita piena ma soprattutto è lui il signore che dispone anche del sabato. Ma se si va avanti così, che cosa resta? Resta Lui da interrogare sempre, su ogni questione della vita. Resta la nostra umanità da riportare alla sua piena dignità.

17 Gennaio
+Domenico

La vera parentela è fare la volontà di Dio Padre

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 3,31-35)

In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

Audio della riflessione

Titolo di consanguineità è essere figli della stessa madre o dello stesso papà … spesso però è anche far parte dello stesso popolo, della stessa famiglia, della stessa terra, delle stesse tradizioni … è fare esperienze comuni, incontrarsi, essere amici, lavorare o studiare assieme, far parte della stessa squadra … ti basta spesso avere una foto assieme a una persona importante per gloriarti con gli amici della tua dimestichezza con lei.

La gente pensava che anche nei confronti di Gesù bastassero titoli di consanguineità per far parte della sua squadra, per sentirsi legati a Lui, come biglietto da visita da presentare … “Se sono del suo giro, se appartengo al suo gruppo, posso accampare alcuni privilegi e alcuni diritti su di Lui. Posso rivendicare una maggiore intimità, magari anche qualche potere di raccomandazione o diritto di precedenza” …

Arrivano infatti la madre e i parenti e la gente crede che Gesù debba far loro posto nel suo programma di annuncio, debba in qualche modo mostrare deferenza, sospendere la sua predicazione per una simpatica rimpatriata …

… Gesù invece dice che il legame più vero e più bello che si può avere con Lui non è tanto la consanguineità o la parentela, ma il fare la volontà di Dio, cioè l’impostare la vita sul progetto di Dio nella storia.

Si entra nell’intimità con Gesù non richiamando parentele, ma facendo un salto di qualità nell’abbandono nelle braccia di Dio!

Nessuno davanti a Dio è garantito per elementi esterni, perché magari va in Chiesa o fa parte della parrocchia, o bazzica sempre negli ambienti ecclesiali, perché conosce un cardinale o un vescovo, o ha parlato col papa, ma solo nella coscienza di lavorare assieme a Dio per la costruzione del suo piano d’amore.

La sua volontà è soltanto quella di far trionfare l’amore!

Diventi suo vero consanguineo se scorre nella tua vita la sua stessa linfa, la sua stessa parola, il suo piano di salvezza per tutti gli uomini.

L’atteggiamento dell’ascolto della Parola ci rende fratelli di Gesù; la ricerca di Lui, l’atteggiamento di chi si converte interiormente a Lui, ogni giorno, perché ogni giorno dice “sia fatta la tua volontà” e in questo modo sperimenta un Dio che non ci abbandona mai.

24 Gennaio 2023
+Domenico

Non basta il  buon senso per vivere da cristiani, occorre sempre il vangelo!

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 3,22-30)

In quel tempo, gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».
Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito.
Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa.
In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna».
Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».

Audio della riflessione

Se ne sentono tante di idee oggi in giro anche riguardo alla religione. Ti sembrava di avere acquisito qualche buona idea, qualche saggio comportamento legato alle tradizioni, al buon senso, ad abitudini collaudate e invece senti dire che non va più bene questo, non è più esatto quello, occorre comportarsi in maniera diversa. Ogni tanto appare un predicatore che ti sconvolge e non sai più a chi credere. Se resti abbarbicato alle tue idee passi per sorpassato, non all’altezza dei tempi moderni; se cambi e ti adatti, ti sembra di aver tradito qualcosa di grande che ti aveva permesso di vivere con onestà.

Era capitato qualcosa del genere alla gente che ascoltava Gesù. Si domandavano: ma questo che dice? Ci fa nascere speranza quando parla, ma non è proprio come quello che noi comunemente ci siamo imparati nelle nostre frequentazioni della sinagoga. E’ un insegnamento che esige una conversione dai nostri modi di pensare. Ma prima di cambiare dobbiamo vedere bene di che si tratta. Potrebbe essere anche il demonio che ci tenta. Ecco la prima grande accusa: Gesù è un demonio che ci porta al male. Forse perché era scomodo ascoltarlo, forse proprio perché metteva in discussione il loro modo di aver ingabbiato Dio nelle loro abitudini. E Gesù con pazienza a far capire che è troppo comodo chiamare demonio il suo invito alla conversione, è una buona scusa che non ti permetterà mai di uscire dalle tue sicurezze, dai tuoi peccati, dalle tue posizioni errate. Dire che Gesù è un demonio è una bestemmia imperdonabile, proprio perché non crediamo che Gesù possa perdonare, se è un demonio.

Capita anche a noi oggi per le nostre comodità di opporci a ogni cambiamento in meglio della nostra vita, di adagiarci sul buon senso, che è anche un buon maestro, ma non è sufficiente a offrire ragioni vere di vita. Di buon senso si può morire. Il buon senso ti dice che se non vai d’accordo in casa puoi separarti, se trovi che un’altra persona ti rende felice e invece tuo marito no, puoi tranquillamente cambiare; che se non puoi mantenere un altro figlio, puoi tranquillamente abortire; che se  hai una buona occasione per far soldi, basta che non si veda, anche se è disonesto o è un furto, lo puoi fare; che se hai occasione puoi sempre arrotondare, che qualche avventura sentimentale è permessa, ti muove un po’ la vita. Questo sarebbe cristianesimo?

La speranza nostra è un’altra: è di poter avere qualcuno che ci dà luce, convinzioni difficili da vivere, ma vere. E questa speranza ce la dà solo Gesù come è presentato dalla Chiesa, dal papa, dalla vita cristiana quotidiana, dalla carità verso i poveri, fatta perché amiamo  Dio senza condizioni o sconti.

23 Gennaio
+Domenico

Il messia è impazzito

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 3,20-21)

In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare.
Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».

Audio della riflessione

Di fronte a qualsiasi proposta impegnativa le persone non sono mai compatte nel rispondere di si o di no: ci si divide sempre. Ciascuno è fatto a modo suo, vive un suo rapporto col mondo e soprattutto con Dio. Con Dio soprattutto viene sempre lasciato libero; furono liberi Adamo ed Eva di fronte alla proposta di Dio e rifiutarono di obbedirgli; furono liberi gli angeli creati da Dio per dare un assetto completo a tutta la creazione, ma alcuni disobbedirono e divennero angeli decaduti, demoni …. rimasero liberi Giuda e Pietro e la loro sequela è stata proprio molto diversa.

Qui Gesù ha appena chiamato la sua squadra e già la gente si divide in chi lo segue e in chi no, in chi sta dentro e chi sta fuori: Gesù è in casa, in questa casa si raduna molta gente, in casa non possono prendere cibo. Il significato di questa descrizione non è solo la fotografia di una eventuale confusione e ressa che non ti può permettere di sedersi a mangiare … infatti Gesù più avanti dirà: “mio cibo è fare la volontà del Padre mio… non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.

Lui entra in casa, altri “uscirono” – dice il Vangelo, escono per impadronirsi di lui, perché pensano che è “fuori di sè” e siccome i vangeli sono sempre scritti per la comunità cristiana, questi suoi parenti possiamo essere noi, che pur essendo nella Chiesa non crediamo alla sua parola, non la mettiamo come base del nostro stare con Lui; non illumina, la sua parola, chi dobbiamo essere dopo la sua chiamata: la crediamo una follia! Non facciamo della risposta positiva alla chiamata una scelta di vita, ma un aggregarci e basta, tanto che quel cibo che Gesù ci mette a disposizione, la sua Parola, non è il nostro nutrimento.

Iniziano i suoi, a dare giudizi pesanti su di Lui, magari a base di buon senso: “Quello che dice è fuori da ogni logica, va contro il buon senso cui siamo costretti a rendere conto”.

Anche nella vita di noi cristiani viene spesso il tempo in cui facciamo diventare il “buon senso” la legge inviolabile della vita; il buon senso è anche frutto di una ragione applicata all’esistenza, ma spesso diventa una prigione in cui non c’è spazio per lo stupore, per un dono più grande di noi, non c’è spazio per chi non è già inscatolato nel nostro piccolo modo di ragionare, nelle nostre certezze che sono diventate assolute, altrimenti ci sembra di essere scippati dalla vita.

La tentazione di fare del buon senso il criterio di verità è un modo sbagliato e fuorviante di fare  discernimento se non ci lasciamo mai provocare dal nuovo.

La vita non è una ripetizione di quello che sempre abbiamo fatto … “è sempre stato così” … i famosi “suoi” del Vangelo che dicono che Gesù è pazzo non sanno accogliere la novità che li ribalterebbe, guardano soprattutto alla misura che forse soltanto loro hanno della realtà e iniziano a farsi paladini del “non cambiare mai niente”, nemmeno di fronte a chi sa morire per il bene di tutti, come farà poi Gesù.

La giornata di oggi è dedicata a santa Agnese, giovane martire romana. Sant’Ambrogio scrisse di lei: “Mi avrà chi per primo mi ha scelta: perché tardi, o carnefice? Perisca questo corpo che può essere bramato da occhi che non voglio. Si presentò, pregò, piegò la testa… Ecco pertanto in una sola vittima un doppio martirio, di purezza e di religione. Ed ella rimase vergine e ottenne il martirio”.

21 Gennaio 2023
+Domenico

Vivere è tendere la vita a una proposta e realizzarla.

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 3,13-19)

In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni.
Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè “figli del tuono”; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

Audio della riflessione

Tutti abbiamo provato la spiacevole situazione di andare a un incontro, a una manifestazione, a un appuntamento con persone nuove e di restare in un angolo, senza essere presentato, senza nome, senza collocazione …. magari non hai nemmeno un amico con cui condividere l’imbarazzo e trovarti un alibi. Sei lì, solo, nessuno ti dice niente; peggio ancora quando con amici si decide di fare qualcosa di interessante, tutti hanno un ruolo da svolgere, una parte da fare, un incarico da sostenere e tu sei lasciato lì, inerte: nessuno ti dice niente, nessuno ritiene di darti una qualche responsabilità … sei proprio – dicono dalle mie parti – il due di coppe.

Non trattava proprio così nessuna persona Gesù, nella sua missione: ciascuno nella vita ha un posto, nessuno è a questo mondo a caso! Siamo tutti destinatari di una chiamata, di una “vocazione” diciamo noi in “ecclesialese” … vuol dire che tutti abbiamo un posto, non un destino; tutti abbiamo una missione che ci viene proposta e che noi possiamo accettare o meno, dipingere con la nostra creatività o sopportare, caricare delle nostre energie e del nostro entusiasmo o lasciar cadere.

E’ stata la prima cosa che ha fatto quando ha iniziato la sua vita pubblica Gesù: ha chiamato dodici persone a far da gruppo stabile che vivesse con Lui e li ha chiamati tutti per nome. Era sicuramente la compagnia più impossibile che potesse esistere: lenti nel capire, incapaci di collaborare … qualcuno poi si è rivelato un traditore, qualcun altro aveva solo interessi personali … ma Lui, Gesù li ha chiamati tutti a uno a uno e ha fatto loro la proposta del regno e ciascuno ha giocato la sua libertà e la sua vita! Sono passati attraverso entusiasmi, tradimenti, sperimentazioni, paure, ma alla fine quella chiamata personale li ha visti tutti rispondere con decisione.

Tutti hanno visto naturale seguire il maestro, stare dalla sua parte, ciascuno con la sua caratteristica umana che è già una strada che Dio ci indica per farci capire chi siamo e come siamo originali.

Insomma … non siamo fatti con lo stampino, ma ogni uomo è un capolavoro originale e a questo capolavoro partecipiamo con la nostra risposta.

E’ così per tutti: all’esistenza siamo chiamati, non ci siamo a caso, non siamo al mondo per un preservativo rotto, ma tutti chiamati a una speranza viva, e “nessuno noi è una fotocopia” – diceva il beato Acutis.

20 Gennaio 2023
+Domenico