Mi bastano le tue briciole di vita anche per mia figlia

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 15,21-28)

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Siamo infettati tutti da una vecchia malattia: quella di dividere gli uomini in buoni e cattivi, gli uni tutti da una parte e gli altri tutti dall’altra. Se è possibile tra gli uni e gli altri ci costruiamo un muro.

Abbiamo tenuto per troppi anni senza troppi scrupoli il muro di Berlino: era per non far fuggire le persone, ma alla fine ha diviso le coscienze; ne hanno costruito un altro per dividere Israeliani da Palestinesi: è per difendersi dal terrorismo ma alla fine è un giudizio. Negli stessi Stati Uniti c’è un muro infinito che li separa dal Messico: è per difendersi dall’assalto dei poveri, ma alla fine crea e applica un’altra volta il principio del bene e del male.

E Dio … da che parte sta? Sicuramente da una sola!

Anche Dio lo vogliamo rinchiudere, vogliamo imprigionarne la presenza: era quello che capitava ai tempi di Gesù. Gesù è solo per i buoni e quindi scandalizza quando va a mensa con i peccatori conclamati. Gesù è per il popolo eletto e se lo incontra una povera donna straniera, di altra cultura, di altre abitudini religiose, ma con una vita a pezzi, un cuore lancinante di sofferenza, una pena che alla lunga le avvelena la vita (e purtroppo il dolore, la sofferenza non possono essere tenute lontane da un muro) ebbene se una povera donna nell’afflizione si rivolge a Gesù, ha bisogno, secondo la mentalità comune, di presentare il passaporto. Oggi le chiederebbero la carta green o qualche altra “certificazione di diversità”.

Gesù non le rivolse la parola: sta anche lui al gioco crudele del rinchiudere Dio da una parte … ma la fede non ha muri, il suo silenzio è quel silenzio di Dio che spesso sentiamo nella vita, è la prova che spesso si abbatte sulla nostra fede, che non deve lasciarsi scoraggiare nemmeno dal silenzio di Dio, che scava forza e sicurezza, arditezza e fermezza proprio nella prova.

“Non sarò figlia di Israele, non sarò parte del popolo eletto, non andrò mai in chiesa, non conoscerò bene tutti i comandamenti, non appartengo a nessuna consorteria che mi ti può raccomandare, starò sotto la tavola come i cagnolini, ma io so che in Te posso avere fiducia, che Tu sei troppo buono per lasciarti chiudere nelle divisioni degli uomini: hai occhi di grande amore verso tutti, non c’è nessun muro che ti limita lo sguardo. A me, di Te bastano solo le tue briciole, non chiedo altro, non vengo a invadere il posto di nessuno; so di avere un regalo grande che mi hai dato, come lo hai dato a tutti: la vita e la desidero ancora bella come l’hai voluta tu per mia figlia.”

È la fede di chi sa di dipendere in tutto da Dio, di non avere nessuna pretesa. Queste, le abbiamo noi, quelli dentro, che crediamo di poter guardare Dio dritto negli occhi.

E Gesù dice: “donna! grande è la tua fede” e sua figlia guarì.

4 Agosto 2021
+Domenico

Fede è abbandonarsi nelle braccia di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 14,22-36)

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Veniamo più o meno, tutti noi adulti da qualche esperienza di catechismo, di preparazione alla prima comunione o alla cresima: quelli della mia generazione sono stati abituati a un modello un po’ “idraulico” di insegnamento, i giovani di oggi sono stati coinvolti in esperienze più appassionanti … sta di fatto però che tutti, giovani e adulti, facciamo una gran fatica a toglierci di dosso l’idea che la fede è soprattutto credere delle verità, ammettere per vero ciò che si fa fatica a capire, a spiegare coi ragionamenti, con la razionalità.

La fede invece è soprattutto altro! È chiarissimo al riguardo Gesù in un suo dialogo serrato con Pietro: è stato tutta notte a pregare, ha avuto bisogno di una notte in intimità col Padre, aveva ordinato perentoriamente ai discepoli di prendere la barca di potarsi dall’altra parte del lago – perché dopo la prodigiosa moltiplicazione dei pani rischiavano di mettersi troppo al centro dell’attenzione della gente e non della loro ricerca di fede in Gesù – e Lui li avrebbe raggiunti in seguito.

Nel ritmo incalzante della giornata di Gesù c’è posto per la preghiera: è una preghiera in cui affiora alla coscienza il suo essere Figlio, questo mistero unico, impenetrabile, non condivisibile che diventa colloquio, estasi e il suo essere consapevolmente uomo e bisognoso di ritrovare costantemente in una preghiera accorata col Padre la nitidezza e il coraggio della propria esistenza.

Ebbene verso la fine della notte raggiunge i discepoli che sono in mezzo al lago sballottati da una brutta bufera: li raggiunge camminando sulle acque creando paura e terrore tra i discepoli … e Pietro è il primo a riaversi dallo stupore e chiede a Gesù: “perché non potrei anch’io camminare come hai fatto tu sull’acqua? Se sei così potente, perché non regali anche a me questa emozione?”

Vieni! gli dice Gesù. E Pietro cammina davvero sulle acque. Stava camminando per scherzo o per sfida; ma Gesù è vero, non è un ipnotizzatore, non è un fenomeno da baraccone!

Pietro è troppo concentrato su di se: si impaurisce e sta per andare a fondo!

Signore, salvami!

Gesù stese la mano come Dio stese la sua nel creare Adamo il primo uomo e Pietro fu riportato a un rapporto vivo con Gesù: “Uomo di poca fede! Hai dubitato! Credevi che io stessi a giocare. Ti affidi a me o ai miracoli, alle cose meravigliose, sorprendenti?”

Il dubbio di Pietro non è il dubbio intellettuale intorno alle verità di fede, ma la mancanza di fiducia in Gesù, il ritenerlo centro e forza di tutti i momenti della sua esistenza – e ancora non ci riesce a far questo – non solo delle difficoltà che incontra nella vita.

Questa è la fede!

3 Agosto 2021
+Domenico

Con Gesù non saremo mai pecore senza pastore

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 14, 13-21)

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Quali sono le cose più importanti che voglio sapere della vita? Che cosa è che mi interessa di più? Come dovrebbe “girare” il mondo? Dove sta la verità di quello che viviamo?

Insomma … ognuno di noi ha nel cuore qualcosa che vorrebbe sapere o fare o cambiare: vorremmo ogni giorno ricostruire il mondo a seconda dei nostri bisogni, magari, delle cose che interessano a noi, del problema che affrontiamo, del caso pietoso che ci si presenta … vorremmo decidere col cuore, col sentimento, con la fantasia … cose belle, ma spesso unilaterali e incomplete.

… e ci sentiamo un po’ confusi, anche perché … tutti dicono la loro e vince chi ha maggior possibilità di costringerci ad ascoltare: siamo “sbandati nella mente”, vorremmo poter sentire una parola di verità.

Ricordo di aver chiesto una volta agli adolescenti “Chi vorresti come educatore?”. Risposta: “qualcuno che ha qualcosa di vero da vendere”.

Ecco, Gesù così ha sentito la sete della gente che lo seguiva: sentì compassione per loro … e loro lo seguivano anche perdendo il senso del tempo, dimenticandosi quasi di mangiare … tanta era la speranza di chi lo ascoltava, lo seguiva, beveva le sue parole.

I discepoli si accorgono di questa pressione incontenibile attorno a Gesù e gli dicono: “Ti rendi conto che questi ci stanno addosso tutto il giorno? Dovranno ben pensare a se stessi … hanno in testa che tu devi anche dar loro da mangiare.”

E’ troppo intrigante la scena e il discorso è quello che fa Gesù: Lui si sente per questa gente come Mosè nel deserto e si fa carico di tutta la loro vita! E’ il loro nuovo condottiero, la guida, la luce, la legge … Mosè ha dato da bere e da mangiare a un popolo affamato, perché non lo deve farlo anche Lui?

Gli apostoli, che non sono ancora entrati nel cuore di Gesù, che non lo hanno ancora saputo comprendere … sono sbrigativi: pensano che lo spettacolo sia finito e hanno pensato una loro soluzione del problema, “ognuno si arrangi”.

Gesù invece dice agli apostoli: “Comoda la soluzione, a voi non sembra vero di potervene lavare le mani. Non è che tocca a voi darvi da fare? Vi ho insegnato finora a comperare o a condividere?”

“Che cosa possiamo condividere se abbiamo solo cinque pani e due pesci?” gli dicono gli apostoli …. a Gesù basta questo poco, perché è tutto quello che c’è, non è un superfluo, è il necessario per la fame di un ragazzo e lo moltiplica.

La gente si toglie la fame: sono ancora i discepoli che distribuiscono e raccolgono i resti. È l’anticipazione dell’ultima cena, è la prima assemblea “domenicale” – se vogliamo vederla così – che va oltre la risonanza storica di un prodigio per una folla affamata: è il segno della presenza permanente di Cristo per dare all’umanità di ogni tempo il vero pane di vita.

Questo pane divino che sazia l’uomo lo rende capace di amare di più i suoi fratelli! Arrangiarsi non è verbo da cristiano, condividere invece si!

Gesù è la nostra guida, se ci sentiamo pecore senza pastore, alziamo lo sguardo a lui, tendiamo l’orecchio alle sue parole: basteranno quelle a darci vita, a sfamarci. La vera fame per noi oggi non è proprio quella del cibo se passiamo un sacco di tempo preoccupati di non ingrassare: la vera fame è quella della verità e Gesù ce la offre nel suo Vangelo.

Lui è sempre la nostra speranza di non restare confusi in questo mondo di
predicatori e ingannatori. Noi sempre ripetiamo gesti che vogliamo che siano solenni per la nostra vita, anche se sono sempre un simbolo di una offerta più grande che ciascuno è chiamato a fare. Vogliamo costruire una parrocchia, una comunità che si abbevera a Gesù Cristo, che vuol trovare in Lui la sua vita e la sua verità. Siamo preoccupati di costruire comunità nuove di vita e vediamo quanta fatica, quanta preghiera, quanta disciplina di noi stessi dobbiamo mettere in conto.

Il male si fa in fretta, il bene lo si può seminare, piantare, far crescere: solo Dio e sua Madre Maria ci garantiscono la riuscita e ci fanno compagnia verso la meta.

2 Agosto 2021
+Domenico

La testa di Giovanni e non il futuro di sua figlia

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 14,1-12)

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Si dice spesso che gli adulti sono preoccupati dei giovani e che non sanno più che fare per loro, per contenerli: forse è vero, ma il problema non è di controllare, ma di amare, di spendersi per loro.

Incrocia la vita di Giovanni Battista una ragazzina, bella, agile, elegante, armoniosa: Vuole sfondare con la sua bellezza e la sua leggiadria … si allena nel ballo ogni giorno e finalmente arriva la sua grande occasione: non si tratta, stavolta, del solito saggio col papà, la mamma, gli zii, i nonni alla festa di compleanno, ma oggi c’è tutto il governo, i notabili … e danza, se la mangiano tutti con gli occhi.

Erode stravede, i giovani sono sempre sorprendenti, ti incantano, meritano tutto: “la metà del mio regno è tua”, dice Erode folgorato dalla bravura di questa ragazzina.

La ragazza è saggia, i complimenti non le danno alla testa: la sua danza è una sfida con se stessa, non con gli adulti; sa di aver bisogno di tutti per crescere, per decidere e va da sua madre.

“Mamma è il momento più bello della mia vita, sono riuscita a superarmi; ti ricordi quanti allenamenti, quante volte volevo smettere e tu mi hai aiutato? Se non ci fossi stata tu starei ancora a divertirmi con l’orsacchiotto di pelouche. Il re è disposto a darmi la luna. Ho un avvenire sicuro, non sono in casa sua solo perchè vuole bene a te. Ho un  posto anch’io”: non si sente più una vita da scarto, come capita a tanti giovani, non è destinata alla discarica, ma le si è aperta nella vita una strada. Non vuoi che sia questa anche l’aspirazione degli adulti che le vogliono bene, soprattutto di colei cui tra una coccola e l’altra si confida?

E la madre, l’adulta, il maturo, quella che vede bene, che calcola, che è navigata nella vita, colei che si è lasciata indurire il cuore dall’interesse, che non sa più sognare e cambia i sogni dei giovani in incubi, dice tutto il suo odio per la vita, e per il futuro dei figli: la testa di Giovanni Battista.

“Fammi portate su un piatto la testa di Giovanni Battista”: una sentenza che prima di ammazzare Giovanni, distrugge speranza e uccide l’anima di sua figlia che non ha ancora il coraggio di ribellarsi, è ancora soffocata dall’affetto predatore di sua madre, dell’adulto senza scrupoli.

Non sono così gli adulti che servono ai giovani: di questi fanno volentieri a meno, anzi sono tanto bravi alcuni figli che possono pure aiutare i genitori a diventare saggi.

Sant’Ignazio di Loyola, che oggi veneriamo, non era certo un adulto così … anzi ha guidato generazioni di giovani sulle vie del Vangelo, consacrati al servizio di Gesù in ogni parte del mondo.

Papa Francesco ne ha seguito l’esempio, la regola e la dedizione a Gesù e al Vangelo.

31 Luglio 2021
+Domenico

Cercatori di Dio, mai tombaroli

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 13,44-46)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».

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Scoprire qualcosa per cui valga la pena di vivere è la cosa più bella che può capitare a un persona, ed è la cosa necessaria che dà a tutti la forza per affrontare il rischioso mestiere di vivere.

Tante vite sono annoiate perché godono di un massimo di possibilità da realizzare, ma non hanno una molla interiore per decidersi … e questa scatta nell’uomo quando è folgorato dalla verità

Il problema non è solo essere liberi, ma essere veri, cioè essere posseduti da uno sguardo bello sulla vita da far scattare dedizione assoluta a una causa e in questa incanalare tutte le energie possibili, comprese quelle nuove che si innescano proprio per la soddisfazione di aver trovato qualcosa di bello che ti incanta: è così dello sportivo, del ricercatore, dell’innamorato.

Gesù è stato così nella sua vita: è stato un uomo in cui sono letteralmente scoppiati ideali alti e per questi ha dato la sua vita … e paragona l’uomo a un cercatore di tesori, a un appassionato di cose belle, sorprendenti, capaci di creare felicità.

Non smettere mai di cercare nella vita! Devi stanare da essa i tesori che Dio ci ha messo dentro: solo così sarai felice!

I primi cristiani hanno dato la vita per la fede che avevano trovato e che aveva riempito la loro esistenza.

Quando il cercatore di tesori, non il classico tombarolo – come capita da noi – intuisce che in un luogo c’è qualcosa di grande valore, fa di tutto per venirne in possesso.

Il vangelo dice “vende tutto quel che ha e compra il campo in cui sa di trovare il tesoro” e questo lo fa non con tensione, con avidità, con la furbizia dell’inganno, ma pieno di gioia.

La bellezza per cui siamo creati ha una forza di attrazione incoercibile in noi, e ci provoca la vera gioia!

Di queste esperienze di assoluta dedizione nella gioia è fatto il Regno di Dio: la vita cristiana non è la concentrazione degli scontenti, dei musoni, degli arrabbiati o dei delusi della vita, ma è un popolo gioioso che sa di avere davanti grandi mete capaci di dare felicità e …

  • a queste orienta tutta la sua esistenza
  • in essa pone i suoi pensieri
  • per essa costruisce nuove relazioni

non si stanca di comunicare quel che ha trovato, di coinvolgere ogni persona che incontra, e condivide con lui passione per il Regno di Dio, e chiama tutti a fare festa, questa grande festa, quella vera del regno dei cieli, del regno di Dio, che è la festa della vita.

28 Luglio 2021
+Domenico

Dio offre sempre conversione

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 13, 41-43) dal Vangelo del giorno (Mt 13, 36-43)

Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

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L’esperienza di dover convivere nel mondo con molte impostazioni di vita diverse è un dato di fatto comune ai più piccoli centri, come alle grandi città: la mescolanza di popoli ci ha abituato a vedere modi diversi di vivere, di credere, di fare famiglia, di educare, di pregare …

C’è però da sempre un’altra convivenza che non solo sta all’esterno di noi, ma si colloca pure nella coscienza: la compresenza del bene e del male, di buoni e cattivi, di gente che si comporta onestamente e di gente che offende, estorce, danneggia, fa il male.

Non si tratta di giudicare le persone, ma di fotografare la grande pervasività del male nel mondo! 

Zizzania, la chiama Gesù Cristo nelle sue parabole: è talmente radicata nella vita che se la togli, ti strappa via anche il bene; l’estirpazione è una operazione talmente difficile e delicata che non ti permette di avere attenzione a tutto il bene che c’è attorno.

Quanti di noi proprio a contatto con il male hanno imparato a cambiare il proprio comportamento, a diventare più decisi nel bene; quante persone accostate con pazienza e cuore fermo nella verità, hanno trovato la strada della conversione.

E’ solo lui, Gesù, il giudice che premia e castiga: a noi compete aspettare, lasciare fare a lui, il che non significa che ci va bene tutto, che dobbiamo soccombere ai malvagi, agli ingiusti, ma che dobbiamo tenere talmente alta la nostra giustizia e la nostra bontà, da sconfiggere solo così il male.

Dio offre conversione attraverso la sopportazione e il comportamento dei buoni, attraverso la loro coscienza retta e l’aiuto a tutti per vedere dove sta il bene.

Occorre lasciare tempo perché il mondo riesca a decidersi di cambiare … anche in casa capita spesso così con i figli, con il marito o la moglie: ne guadagna al bene di più la comprensione, la dolcezza, la pazienza che l’urlo, il castigo, la piazzata.

Non è così purtroppo nei rapporti pubblici o politici, dove segnare a dito, gridare allo scandalo, sembra sempre più giusto che aiutare a cambiare.

Essere misericordiosi con i cattivi è collaborare al lavoro di Dio nel mondo; alla fine due grandi fuochi illumineranno la scena: quello che brucia il male e quello che farà risplendere il bene … e sicuramente sarà sempre più grande quello del bene, perché Dio non ci abbandona, non vuol fallire con il creato che ha costruito, con gli uomini che ha messo al mondo.

27 Luglio 2021
+Domenico

Dio è il Dio dei deboli, non degli indifferenti

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 13, 31-35)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

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La nostra società è tentata sempre di cose grandi e di sentimenti forti. Una grande riunione di massa, uno stadio pieno, una vittoria al mondiale, un dramma coinvolgente, sentimenti violenti e inaspettati, successi chiari e senza dubbi. Invece la nostra vita quotidiana si svolge tra una sequenza che ci sembra interminabile di ore normali, di gesti semplici ripetuti fino alla noia, di abitudini, di andate e ritorni, di levate mattutine e di rientri notturni. Ogni giorno occorre preparare il pranzo, rigovernare la casa, aprire e chiudere il cantiere, sistemare il negozio, far uscire e rientrare l’automobile… Per fortuna che tante cose le facciamo senza pensarci altrimenti ci assalirebbe una noia mortale. Ma è tutta qui la nostra vita?

Gesù dice che il regno dei cieli, il meglio della vita, il suo segreto, la sua grandezza, sta in un piccolo seme, gettato in un campo. E’ qualcosa che nessuno nota, che spunta indifeso, che rischia di essere calpestato da tutti, ma che ha in se una forza e una destinazione incoercibile. Diventa albero contro tutte le apparenze.

Il regno dei cieli è come un pizzico di lievito, qualcosa di invisibile, ma che movimenta tutta la pasta. Nella nostra realtà quotidiana Gesù ha messo tutta la forza per farla diventare la nostra felicità. Occorre guardarci dentro, non lasciarci trarre in inganno dalle cose grandi, chiassose, forti e violente. Dio agisce nella storia quotidiana, nasconde nei nostri passi giornalieri la sua forza e costruisce il mondo con la nostra povera, piccola, tenue, debole vita. E’ interessante vedere come da piccoli paesi, da borgate disperse sulla montagna senza orizzonte o nelle pianure senza confini, nascono persone che cambiano il mondo, uomini e donne che lievitano la realtà e la portano a pienezza. Dietro questi personaggi, ci sono stati una mamma, un papà, un prete, un insegnante, un nonno, una zia, che hanno amato nel silenzio, hanno voluto bene, si sono sacrificati, hanno scritto nella vita quotidiana un amore, tenace e pieno. Non hanno bisogno di apparire, basta loro essere se stessi.

Ecco, la speranza del mondo di Dio sta  nella semplicità di un seme che si porta dentro la forza incoercibile di Dio, e Dio si trova meglio a lavorare con la nostra debolezza, non con la nostra indifferenza.

I santi Gioacchino ed Anna, nonni di Gesù ci riportano a quella che da quest’anno si celebra alla festa dei nonni. Papa Francesco ci ripete spesso che la saggezza dei nonni è assolutamente necessaria per dare sale e sapore ad ogni esistenza e una solidarietà nonni e giovani aiuta a non pensare mai nessuno come scarto

26 Luglio 2021
+Domenico

La pazienza è figlia della fede e sorella della speranza

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 13, 24-30)

Un’altra parabola espose loro così: «Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio».

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La parabola della zizzania ci aiuta a capire il perché della compresenza nel regno di Dio annunciato da Gesù, di semi di bontà autentica, ma anche di semi di realtà decisamente cattive. La domanda che ci facciamo …. sempre è “se Dio è buono perché c’è ancora tanto male nel mondo?”

Se poi guardiamo anche alla chiesa la domanda diventa “Perché proprio tra quelli che tu hai incaricato di annunciare il tuo regno, di vivere il vangelo, di guidare la Chiesa c’è ancora tanto male, tanti scandali, e i cristiani si nascondono dietro un dito con le loro malvagità?”

L’aspettativa è che alla venuta di Gesù, questo mondo avrebbe dovuto cambiare … invece ci troviamo a fare i conti con tutte le possibili malizie che l’uomo inventa, le sue brutture, la sua incorreggibilità forse.

Gesù dovrebbe aver fatto subito piazza pulita: mettere a posto le cose sbagliate e  più evidenti, e invece tutto è come prima.

I primi ad accorgersi sono i discepoli di Giovanni il Battista, che non era stato tenero contro l’ipocrisia, contro i comportamenti errati di tante persone, di categorie diverse: parlava di vento che spazza l’aia dalla pula e di fuoco che la brucerà…

L’atteggiamento di Gesù invece è di non dividere i buoni dai cattivi, i giusti dagli ingiusti, ma di proporre un atteggiamento nuovo: non abbandonare i peccatori e far sperimentare loro la grande misericordia di Dio.

Qualcuno potrà dire che Dio è l’autore della presenza del male, e … se non lo è, sicuramente è impotente e toglierlo … e invece, buon per coloro che sono più cattolici del papa, che Gesù abbia detto che il seme cattivo l’ha deposto il nemico, altrimenti metterebbero anche Dio alla sbarra.

Ma come possiamo vincere questa zizzania? Una risposta lapidaria a questo nostro smarrimento è la pazienza, virtù delicata, difficile e molto assente ai nostri tempi: non è l’indifferenza di fronte al male, nessuna confusione tra bene e male, nessuna rassegnazione se il male continua ad avanzare, non è uguale il carnefice e la vittima … e per noi, nessun dichiararci buoni e tacciare soltanto gli altri come cattivi.  

Occorre avere pazienza! Intanto guardiamo quanto bene c’è e perdura nonostante tutto: se perdiamo questo modo di vedere tra noi, sicuramente il male lo vediamo tutto dall’altra parte e diveniamo intolleranti.

La pazienza è figlia della fede e sorella della speranza: chi perde la pazienza si crede di essere lui solo che risolve i problemi, invece dobbiamo avere l’umiltà di affidarci a Dio, di porre la nostra speranza in Lui. Il male nel mondo è dato dal cattivo uso della nostra libertà, dalla nostra debolezza che non sa orientarsi al bene.

La nostra vita è un grande campo di grano in cui attecchisce anche l’erba cattiva che prende linfa nei nostri cuori.

Dio è pieno di misericordia: “Lascia che crescano assieme! Diamo un’altra possibilità di cambiare, di orientarsi alla bontà! Solo alla fine si farà il giudizio, e allora Dio interverrà.”

Per ora dobbiamo convivere con il peccatore, pure dentro di noi, anche se prendiamo tutte le distanze dal peccato.

24 Luglio 2021
+Domenico

La fede è più forte di una parentela con Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 12, 46-50)

In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».

Audio della riflessione

E’ molto bello quando entri in amicizia con qualcuno e scopri la rete dei suoi parenti, della sua famiglia: i fratelli, le sorelle, i cognati, gli zii, i suoceri, i cugini … in certi nostri paesi, la metà delle persone ha legami parentali, ha stabili rapporti di mutuo aiuto, di solidarietà: gli interessi e gli affetti si intrecciano, le liti pure … è importante allora dare a questi legami la loro vera natura, il loro vero compito e soprattutto orientarli alla libertà e sempre alla verità.

Capitò così anche a Gesù di sentirsi dire un giorno “ci sono qui, quelli della tua famiglia, i tuoi parenti, tua madre, i tuoi fratelli” … la parola fratello nella bibbia ha accezione molto larga, non significa solo che è figlio della stessa madre, ma indica ogni legame di parentela e di vita solidale della tribù, spesso anche dello stesso villaggio in cui si vive.

Gesù, come sempre non perde occasione per andare in profondità, per cercare i veri significati del vivere: La consanguineità più vera che si può avere con Gesù quale è? E’ un legame di sangue o di fede? di quartiere, di “vicinato” o di intimità con Dio, suo Padre?

Ecco, di fronte alla grande e meravigliosa paternità di Dio nei confronti di Gesù, si può ridurre la consanguineità a quella della parentela?

E Gesù quindi mette in questione le cose più ovvie, perché si portano dentro il mistero della vita: credi di avere in mano la realtà, ma ti supera sempre, è sempre più profonda di quanto pensi, perché è abitata dallo Spirito, perché è sempre la casa di Dio!

Chi sono i suoi, chi è che gli è consanguineo, chi fa parte intimamente, strettamente della cerchia del Messia? Guardiamo bene anche a chi gli è madre … perché Maria è la madre di Gesù? Forse perché fa parte di una discendenza particolare? Forse perché c’era scritto nella sua genealogia che Dio per forza doveva passare di lì? Sua madre gli è madre perché ha detto nel massimo della sua libertà, fede e adesione a Dio il suo ! E’ madre perché ha accolto una Parola: lei ha accolto al meglio che si poteva la Parola, tanto che si è fatta carne nella sua corporeità, ma prima ancora nella sua vita profonda, nella sua fede!

Dio ci dona di rinnovare ogni giorno i nostri progetti: Lui ci dona la grazia di far parte di questa grande parentela non del sangue, ma della fede e di una vita donata: lo sfondo è sempre la vita quotidiana, la decisione … di affidarsi completamente a Dio, tanto da farsi fare da Lui l’orario dei nostri giorni!

20 Luglio 2021
+Domenico

Ogni richiesta di prova è andare più in profondità

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 12, 38-42)

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Nella nostra vita devi per forza procedere fidandoti di qualcuno o di qualcosa: non puoi controllare tutto; devi alla fine stare a quello che ti si dice! Nel mondo dei mass-media e nel cumulo di informazioni di cui viviamo dobbiamo per forza affidarci a chi scrive, a chi fa reportage, a chi dice di saperne più di noi … certo mettiamo sempre in atto la nostra capacità critica, ma non puoi verificare tutto!

Sui cibi … ti fidi delle etichette, che speri siano controllate dallo stato; sui fatti del giorno ti fidi dei telegiornali, anche se ne ascolti almeno due o tre per capire i vari punti di vista …. per la fede invece o siamo creduloni o siamo ipercritici; o pretendiamo conferme impossibili o abbocchiamo al primo che parla …

… ma spesso la prova non è ricerca della verità, ma ostilità: voglia di avere sempre ragione, non volontà di cambiare, di lasciarci convincere … e così erano quei giudei che chiedevano continuamente a Gesù un segno.

Certo Gesù si presentava a loro con grosse pretese, si dichiarava Figlio di Dio, si poneva dalla parte della esperienza credente come un vero salvatore, parlava in prima persona, si attribuiva cioè una identità divina … e la gente giustamente gli chiedeva: dacci delle prove che non sei un imbonitore, un ingannatore, un venditore di sogni. ,,, e Gesù accetta la sfida, ma come sempre le sue risposte non sono botole su tombini per chiudere il problema, ma rilancio di una ricerca di fede a livelli più profondi … della serie: “io vi do la prova, non è una formula matematica, ma un fatto che vi coinvolge ancora più in profondità, che vi costringe a prendere posizione, che vi lascia ancora liberi di decidere in termini definitivi”.

Tutti i suoi interlocutori conoscevano l’episodio di Gion,a che era stato nel ventre di un grosso pesce e che ne era stato rigettato a riva, vivo, dopo tre giorni: “Non vi sarà dato se non il segno di Giona”, cioè la risurrezione.

Gesù in pratica dice: “il segno vero della mia divinità, dell’essere figlio di Dio è che voi mi ucciderete e dopo tre giorni risorgerò”. Il segno è ancora più grande della fede richiesta!

Solo così si fa crescere speranza, perché non c’è ma niente che ti accontenta, niente che ti mette in stand by, ma tutto ti spinge ad andare in profondità, a non fermarti alla superficie, a sperare quindi, non ad avere certezze in tasca, che ti tolgono sì la fatica, ma anche la libertà!

19 Luglio 2021
+Domenico