Il Signore è soprattutto Padre

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11,25-30)

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Si può stare tanti giorni a vivere in “non luoghi”, dove le relazioni sono funzionali, legate al momento, senza storia … si possono passare periodi di viaggio o di vacanza lontano da tutti, in una sorta di sospensione dalle relazioni fondamentali della vita, senza illudersi di aver trovato la libertà, si può vivere in contesti dove non sei conosciuto, senza amici, senza relazioni profonde; ma … prima o poi è necessario tornare agli affetti, alle relazioni personali, a una casa, a un padre e a una madre, soprattutto se si è giovani.

Gesù quando parla di Dio, ne parla sempre con il bellissimo nome di Padre, di papà: lui vuole sempre vivere la vita a casa, in un rapporto profondo con il Padre celeste; il mondo non sarà mai per Gesù un non luogo, uno spazio di relazioni funzionali, ma sempre uno spazio di relazioni profonde con un papà.

Nei suoi pensieri si sente un piccolo … in cui risuona la bellezza della vita, del creato, la pienezza dell’amore: Gesù non è un sapientone o un personaggio, ma il figlio di un Dio che è Padre.

A noi è dato di scandagliare con la nostra intelligenza il mistero della vita, sondare nell’infinito per farci una idea di Dio: la filosofia ha raggiunto vertiginose altezze di introspezione e di pensiero sull’infinito, ma quello che conta è che per dare un volto a Dio occorre farsi semplici, disposti alla meraviglia, fiduciosi in una Parola più grande di noi, non mettere distanze comode che ci fasciano la vita.

Tornare semplici non significa abbandonare le doti di intelligenza e di ragionamento che abbiamo, ma sapere di stare a cuore a Dio, che prima di essere un eterno, infinito, onnipotente, creatore è un papà.

Questa esperienza Gesù la vive e la vuole donare a tutti gli uomini: vuole che chi si affida a Dio non lo faccia per dovere, non lo pensi come una assicurazione sulla vita, ma come l’abbraccio di un Padre, dal quale è possibile percepire il significato del vivere e del morire, del dolore e dell’amore, guardare a tutti gli eventi con la vera saggezza e sapienza che rivela il gusto del sentirsi creature amate e desiderate.

Vivere una vita cristiana significa sentirsi accolti da un Padre, sentirsi confidenti di Dio sul mistero della vita, poter ascoltare la Parola che salva e che orienta e avere sempre lo sguardo fisso al cielo, sempre abitato da un Padre.

Così viveva la sua esistenza san Francesco che oggi veneriamo e festeggiamo come patrono d’Italia, come un figlio tenerissimo di Dio Padre, come fratello universale, con una umanità dolcissima, amante della vita, della creazione e di tutte le creature, da fare di tutte un canto e una lode all’Altissimo Onnipotente buon Signore in una povertà affascinante, tutta riempita di Dio.

4 Ottobre 2021
+Domenico

Il mondo meraviglioso di angeli che ci custodisce

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 18,1-5.10)

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Proprio nella chiamata di uno degli apostoli, la più strana, appare l’affermazione che indica la presenza degli angeli nella nostra vita: il soggetto è Natanaele, che si era tenuto sulle sue perché diceva francamente che non s’aspettava niente da uno che veniva da un paesetto sperduto, Nazareth, vicino al suo, Cana, e crolla di fronte a un Gesù che lo guarda dentro e, alla sua meraviglia, gli allarga ancora di più gli orizzonti e dice proprio «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo»: non è la scala di Giacobbe, frequentata dagli angeli, ma lo stesso Gesù che ora apre la comunicazione con Dio Padre per tutti gli uomini, e ci dice che c’è un mondo meraviglioso che sta a custodirci, che fa da corona a Gesù e agli uomini: gli angeli.

Chi sono gli angeli? La parola stessa ne dà un significato ben preciso: sono “portatori di notizie”, di annuncio, sono quindi intermediari tra Dio e gli uomini nella nostra storia di salvezza, sono legati strettamente a Dio e ne realizzano i progetti, coinvolgono gli uomini in questa avventura del Regno di Dio; hanno svegliato nella notte profonda i pastori per annunciare la nascita di Gesù, ne hanno subito cantato la lode; uno di loro aveva annunciato a Maria e chiesto la sua collaborazione per la venuta di Gesù su questa nostra terra.

La Bibbia, insomma, è popolata da queste presenze spirituali, vere, decisive, collaboratrici del Signore … poi la nostra filosofia si sbizzarrisce a vedere che tipo di creature sono: non sono forse visioni … solo, non possono essere stati usati da scrittori di cronache per semplificare la comprensione di alcuni fatti inspiegabili? Si possono fare tutte le congetture.

Noi, come ci ha detto Gesù, e per come hanno servito il piano di salvezza di Dio, crediamo a questa loro presenza e soprattutto e soprattutto vogliamo vedere in loro la vicinanza di Dio alla nostra vita, la sua compagnia quotidiana, personalizzata, i messaggeri della sua parola, coloro che ci aiutano a prendere posizione per Gesù.

Se c’è un principio del male, come Satana, che sta sotto Dio, ma che nuoce non poco agli uomini, è giusto che ci siano delle creature di Dio, come lo sono gli angeli, che invece lavorano nella vita dell’uomo per aiutarlo a convertirsi sempre di più a lui, per proteggerne il cammino.

Sono forza imbattibile come Michele e speranza per una vita buona, bella e felice per ogni persona … e ciascuno di noi ne ha uno che lo custodisce, l’angelo custode, “personalizzato”, che ha cura di noi.

Essere custoditi è una gran bella cosa, sapere che qualcuno veglia su di noi, che concretizza la cura che Dio ha di me e di tutti gli uomini, ci fa sentire concretamente e sempre di qualcuno.

Non siamo abbandonati nel mondo, nel cosmo, ma siamo sempre a contatto con Dio e gli angeli ci fanno sentire Dio vicino a noi.

2 Ottobre 2021
+Domenico

Una chiamata che ci rivoluziona la vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 9, 9-13)

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Molti di noi hanno sentito nella vita una chiamata che li ha messi in  discussione, in moto, in cammino verso mete impensate: era una momento in cui abbiamo visto davanti a noi una strada … da sperimentare almeno, perché qualcuno ce ne ha entusiasmato … e Matteo, l’apostolo, stava seduto al banco delle imposte,e dava quasi l’idea di uno che non si muove … è come il paralitico del fatto appena raccontato ai versetti precedenti nel Vangelo: Là c’era il paralitico che non si poteva muovere, fissato nel suo male, là c’erano seduti gli scribi e i farisei che criticavano Gesù, qui ci siamo noi forse sempre seduti, statici, adattati, senza grinta, senza speranza, intenti a farci i fatti nostri, a vivere di virtuale, di smartphone, di fiction

Per Matteo era lo spazio di un mestiere di collaborazionista dov’era seduto, con l’occupazione romana, quindi inviso alla gente e irreligioso rispetto al  modello di stato ieratico che esisteva in Israele: era un mestiere facilmente orientato a soprusi e ingiustizie.

Su questa staticità, “stava”, irrompe un verbo perentorio di Gesù: “seguimi!”.

E’ un imperativo risuonato nella vita di tutti i discepoli: “Vienimi dietro, vieni con me, molla tutto e sta con me; ti indico io la strada della vita! La tua ricerca ha un approdo sicuro”.

E’ una parola creatrice che restituisce Matteo a se stesso, restituisce ciascuno di noi alla nostra responsabilità.

Perché chiama? Che possibilità ha? che titoli gli danno questa possibilità? Lui è la via, la verità e la vita!

Questo imperativo deciso e perentorio indica come il seguire Gesù non è una nostra iniziativa, non è un cammino dell’uomo, ma di Dio tra gli uomini, di Dio che ci guarda e chiama, è una risposta a un  invito di Gesù.

Seguire Gesù è vivere secondo i suoi criteri, è smettere di andare per strade di morte e avere sempre davanti Lui, sapere che Lui è una guida sicura: in Lui troviamo le risposte alle domande profonde dell’esistenza, sulla felicità, sul futuro, sul senso della vita.

I pubblicani – peccatori – ai tempi di Gesù, nella sua terra erano esattori di tasse, e non si detesta qualcuno soltanto perché lavora all’Intendenza di finanza, ma gli ebrei, all’epoca, non pagavano le tasse a un loro Stato sovrano e libero, bensì agli occupanti Romani; devono finanziare chi li opprime, e guardano all’esattore come a un detestabile collaborazionista. 

Matteo fa questo mestiere in Cafarnao di Galilea: col suo banco lì ben in vista, con qualche intensa sciabolata di luce che lo mostra ai passanti … Gesù lo vede poco dopo aver guarito un paralitico, lo chiama.

Lui si alza di colpo, lascia tutto e lo segue.

Da quel momento cessano di esistere i tributi, le finanze, i Romani … Tutto cancellato da quella parola di Gesù: “Seguimi”.  E lui alzatosi lo seguì: è il verbo stesso che indica la risurrezione; è la posizione superata, il modo di essere nuovo di una vita, di un uomo piegato in due dal peccato, dalla disgrazia o dalla disperazione, senza dignità.

Questo banchiere, chiamato da Gesù, si erge nella sua pienezza, nella sua pienezza di vita, che il fascino di Gesù gli fa intuire.

Ci facciamo una domanda? Noi, siamo gente in piedi o seduta? Siamo capaci di camminare eretti o siamo piegati in due dalle nostre miserie, i nostri peccati, le nostre difficoltà o malizie o paranoie? Oppure siamo “spaparanzati” nelle nostre noie, nella assenza di grinta, nell’adattamento al ribasso, nel lasciarci vivere da altri?

Seguire Gesù non è tenere il piede in due scarpe, ma deciderci per Lui, così risuonano tutte le risposte alla chiamata di Gesù. Decidendo di seguire Gesù, non dovrà più stare seduto, piegarsi su di sé, ma stare in piedi nella sua dignità riconquistata, regalata e uscire sempre come Gesù.

21 Settembre 2021
+Domenico

Santi e peccatori stanno nella genealogia di Gesù: è la nostra umanità

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo  (Mt 1, 1-16.18-23)

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giosafat, Giosafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa Dio con noi.

Audio della riflessione

Ogni uomo che nasce a questo mondo è una sicura originalità: basti pensare che con le impronte digitali si riesce a distinguere qualsiasi persona da un’altra; gli stessi  genitori vedono crescersi i figli e sono sorpresi dei loro comportamenti del tutto originali: all’inizio stanno a vedere a chi assomiglia, rintracciano in loro i tratti dei parenti, dei nonni, degli zii … poi si devono adattare a vedere e giustamente che non sono la somma di nessuno, ma una originalità assoluta, un nuovo carattere, una nuova sensibilità, un nuovo modo di pensare e di reagire, di trovare ragioni di vita e di organizzare l’esistenza.

Ciascuno però è il punto di arrivo delle generazioni precedenti, si porta dentro dei segni di chi lo ha preceduto: il sorriso della nonna, o la tenacia dello zio, la dolcezza della mamma, lo scatto di impazienza del nonno, l’andatura del fratello, la litigiosità o l’imprenditorialità di qualcun altro…

E’ stato così anche di Gesù: nel prendere carne, nell’assumere un corpo si è messo, in maniera del tutto originale come ogni uomo, ma anche in totale incarnazione, nella fila delle generazioni che lo hanno preceduto … ed è interessantissimo che il vangelo di Matteo – che si legge nelle chiese oggi – che è la festa della nascita della Madonna, metta in fila le generazioni che hanno preceduto Gesù, in termini non soprattutto cronologici, ma genealogici.

Ed è sorprendente vedere come in questa fila ci stanno grandi personaggi, oscuri avi, gente giusta e prode, peccatori e delinquenti, uomini e donne di fede e persone violente, cultori della pace e disonesti mercanti di guerre.

Nel sangue di Gesù scorre tutta l’umanità che lo ha preceduto: ci stiamo tutti noi! Dio si è fatto uomo, ha condiviso tutto della nostra vita eccetto il peccato. La sua carne è il punto di arrivo di tutti i tentativi anche falliti di umanità di chi lo ha preceduto.

Questo Figlio di Dio prende su di sé tutte le nostre caratteristiche umane, direi quasi somatiche e ci viene a dare coraggio, a dire che l’umanità è sempre in cammino verso il bene e lui ci sta dietro, se la prende tutta su di sé, ci carica tutti sulle sue spalle e ci porta nelle braccia del Padre.

Non siamo né abbandonati, né disperati, ma accompagnati e tenuti per mano, inscritti nella carne del Figlio di Dio e di Maria, speranza certa per tutti gli uomini anche per i più abbandonati.

In questa fila di creature c’è però un salto di qualità, si inscrive Maria, l’Immacolata, la stella del mattino, la tutta pura, colei  in cui  si realizzano le promesse della nostra salvezza:

  • in Lei si rispecchia la bellezza primigenia con cui Dio aveva concepito l’umanità;
  • in Lei rinasce il colloquio degli Angeli con l’uomo innocente;
  • in Lei rifulge una integrità verginale che il mondo ammira e non ha;
  • in Lei il sovrano mistero dell’Incarnazione si compie per la gloria di Dio e la pace sulla terra;
  • in Lei il silenzio profondo dell’anima perfetta e aperta all’infinito si fa amore, si fa parola, si fa vita, si fa carne, si fa Cristo;
  • in Lei ogni pietà, ogni gentilezza, ogni sovranità, ogni poesia è donna viva, ideale e reale;
  • in Lei il dolore raggiunge acerbità impensate, che nessun cuore di madre ha egualmente provato;
  • in Lei la fede, la fortezza, la bontà, l’umiltà, la grazia infine, nella sua più splendida e misteriosa realtà, hanno espressioni sovrumane;
  • in Lei, come in lampada viva, splende lo Spirito e irradia Cristo Gesù.

Le feste della Madonna sono tutte fontane traboccanti di gaudi e di consolazioni incomparabili: l’esaltazione della nostra povera umanità all’altezza e alla bellezza dei privilegi della Vergine Maria, è una gioia unica per il nostro mondo, soggetto al peccato, alla corruzione, alla disperazione, alla maledizione.

Piove sul mondo e specialmente sulle anime fedeli, ad ogni festa della Madonna, una effusione di letizia, che solo nella Chiesa Cattolica si conosce. Non per nulla Maria è celebrata come “causa nostrae letitiae” e la invochiamo come madre che ci aiuta a prendere la strada vera della vita, con il suo consiglio, la sua luce e la sua profezia.

8 Settembre 2021
+Domenico

Doni ne abbiamo tutti, ma non sempre li facciamo fruttare

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 25,14-15) dal Vangelo del giorno (Mt 25,14-30)

«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì …».

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C’è stato un tempo, non molto lontano dai nostri giorni, in cui si pensava che tutti gli uomini erano uguali: tutti con gli stessi diritti, tutti con gli stessi doveri, tutti alla pari. Venivamo da un mondo in cui tanti diritti fondamentali erano conculcati per molte persone, per esempio la vita, la cura della salute, il lavoro, lo studio, la stessa giustizia! Era giusto che si … lottasse perché tutti potessero avere le stesse possibilità di fronte all’esistenza.

Non è però vero che tutti rispondono alle proprie risorse con lo stesso impegno … non solo, ma Dio ci ha creati diversi, con gusti e desideri, carattere e qualità diverse, e ci ha chiesto di far fruttare quello che ciascuno ha.

“Talenti”, chiama il vangelo tutte le risorse che l’uomo ha a disposizione: chi ha dieci deve lavorare per dieci altrimenti non è fedele alla sua vita e a Dio che gliel’ha data, chi ha cinque deve lavorare per i suoi cinque, non si deve sentire inferiore se non ha tutte le qualità che hanno altri; purtroppo c’è chi ne ha solo uno e si crede furbo a non farlo fruttare, a star comodo a vivere di rendita.

La parabola del Vangelo non è un testo di economia, ma un invito a sentirsi nell’esistenza, nella vita sempre a contatto con Dio con tutte le nostre forze!

Dio ha dato a tutti la possibilità di rispondere al suo amore, anche se abbiamo avuto genitori cattivi, disgrazie impensabili, malattie, ingiustizie… Dio sa andare sempre al cuore, all’interiorità e lì ci siamo solo noi con la nostra coscienza che diciamo a Dio la nostra voglia di vivere, la nostra decisione di fare della nostra esistenza un dono, di scavare tutte le possibilità che Lui ci ha dato.

Dio è esigente come è generoso: non vuole che noi ci adattiamo al ribasso, che il fuoco della sua vita divenga un fumo evanescente.      

Molti di noi anziché far fruttare la propria vita per la felicità di tutti la buttano, la sperperano, stanno comodi, vivono alle spalle degli altri, si scoraggiano … è bello invece pensare che anche se ci sembra di avere poco quello che Dio ci ha dato può fare miracoli e salvare anche altri dalla disperazione e dalla infelicità.

Occorre gente – insomma – che aiuta sempre tutti ad alzare lo sguardo al cielo per vedervi la gioia di Dio che ci ha dato la possibilità di raggiungerlo per sempre!

Sant’Agostino, che ricordiamo oggi – e fare la sua festa significa lasciarci aiutare lui ad incontrarci con Gesù – ha fatto fruttare al massimo tutti i doni che Dio gli ha dato: all’inizio li ha sperperati, ma è sempre stato in attesa, in tensione, in sincerità con se stesso, in profonda ricerca di Dio! Il suo cuore era sempre inquieto finchè tutta la sua vita rimasta in ricerca del vero, del bello e del bene si è riversata su Gesù ed ha aiutato l’umanità a cercare … a cercare Lui, indicando tutte le strade possibili.

28 Agosto 2021
+Domenico

Nella vita occorre collaborare e non sfruttare e saper attendere

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 25, 11-13) dal Vangelo del giorno (Mt 25, 1-13)

Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici! Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.

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Essere preparati a vivere bene tutti gli avvenimenti che la vita ti porta non è sempre facile: talora siamo in ansia, come quando si aspetta la nascita di un bambino, la data di un esame, il giorno del matrimonio … altre volte invece ci si adatta, ci si spegne … e anche le cose più importanti ti passano senza che te ne accorga e perdi occasioni belle, determinanti e decisive.

Hai messo il silenziatore alla tua vita, ti sei collocato in “stand by” e aspetti che la vita si faccia da sola, le decisioni si realizzino automaticamente … e invece la vita passa e non te n’accorgi.

Erano così anche quel gruppo di ragazze che dovevano fare festa allo sposo: dovevano aspettarlo per celebrare con lui le nozze, per dire con le loro grazie la bellezza della vita … cinque di loro erano sveglie, in attesa, preparate, sollecite, le altre invece tranquille … ancor peggio adattate e assopite, svogliate e pigre … sembrano il ritratto del nostro tirare a campare “ma sì, vedrai che a tutto si trova un rimedio: molti si affannano, ma vedrai che noi all’ultimo momento troveremo di intrufolarci in qualche parte, riusciremo come sempre a soffiare il posto a qualcun altro e a sfruttare l’occasione. Se siamo in ritardo passiamo sulla corsia di emergenza!”

Una vita che non prende mai decisioni, si adatta e naviga a vista, non progetta, né prevede; non costruisce, ma vive di rimedi; non collabora, ma sfrutta.

Il gioco può essere anche bello, ma lo sposo, il centro della festa, lo sposo che è il Signore Gesù, non lo si può aspettare addormentati sulle nostre comodità, invischiati nei nostri egoismi e pigrizie, calcolando inganni a danno dei buoni.

Il Signore passa e se non trova un cuore pulito che lo invita, gli fa posto, non forza, non costringe, non toglie la libertà che stiamo usando male, la rispetta e passa oltre: altri sono in attesa di lui, hanno fame della sua parola, sanno che le sue nozze sono determinanti per la loro vita. Lo avranno, lo accoglieranno, faranno di lui il centro della loro festa! Infatti il Vangelo, in maniera quasi inaspettata per il nostro buonismo che non permette mai di dire si, si e no, no, ma che continua con falsa pietà a giustificare tutto, dice perentorio “e la porta fu chiusa”. Fu chiusa la porta non della bontà e della misericordia di Dio, ma della coscienza, della libertà spesa bene, della vita generosa, della ricerca della vera felicità. Fu chiusa la porta delle scelte, per entrare nella delusione dell’adattamento.

E’ in gioco la nostra vera gioia, ma dobbiamo essere coscienti che Dio è sempre esigente! Santa Monica, la mamma di sant’Agostino, che oggi ricordiamo, c’ha messo tutta la vita a chiedere a Dio e a farsi in quattro per fare in modo che Agostino diventasse credente cattolico, sempre rispettosa, sempre mamma, sempre in attesa attiva … e la sua vita si è proprio chiusa con la meta raggiunta, dopo che lo sposo si è incontrato alla grande con suo figlio. 

27 Agosto 2021
+Domenico

L’attesa è stato d’animo bello di ogni persona

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 24, 42-51)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo. Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni. Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda”, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti».

Audio della riflessione

Attendere un compimento, una completezza è la caratteristica più comune della nostra vita umana: siamo crepacci assetati di infinito, inquietudini in attesa di appagamento, terre assetate in attesa di una sorgente, notti che attendono l’alba, nebbie che invocano il sole.

Attendono i genitori la crescita e l’esplosione della vita dei figli, attendono i prigionieri la libertà, attende il giovane la persona cui donare il suo amore, attende il bambino il ritorno della mamma e del papà, attendono gli esuli e i profughi di tornare in patria … sulle carrette del mare, vittime dei predoni di speranza, si attende l’approdo per una vita almeno possibile; nei letti dell’ospedale si cerca di intuire nei tratti del volto del medico una soddisfazione, almeno di non vederlo rassegnato …

Attende giustizia chi si vede continuamente defraudato dei suoi diritti; attende un salario più giusto chi lavora; si aspetta gratitudine e compagnia l’anziano che ha speso la vita per i suoi; è in attesa di una giusta pensione chi ha lavorato una vita; attendete tutti voi di prendervi in mano il vostro futuro e che si realizzino i vostri sogni …

Siamo proiettati verso qualcosa che ci viene incontro e non siamo felici finché non è avvenuto il contatto … salvo a vedere che non c’è niente che ci appaga definitivamente: oOgni attesa ne ha in grembo un’altra, ogni desiderio è stato fatto per scavarne un altro; ogni aspettativa ne nasconde una successiva … e la nostra vita si snoda di attesa in attesa. Quando sarà compiuta questa attesa? E’ il supplizio senza fine di Tantalo, assetato e affamato, che vede giungere alla sua bocca l’acqua e il cibo e allontanarsene appena prima di toccargli le labbra in un eterno continuo inganno oppure c’è qualcuno che appaga i nostri desideri?

Perché nel nostro cuore è inscritta una attesa inappagabile? Perché arrivati a un orizzonte, se ne aprono davanti sempre di nuovi, raggiunti i quali se ne aprono ancora?

“Siamo fatti per Te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te!”: l’attesa non sarà mai una delusione o un inganno se saprà veramente orientarsi al nuovo, al sorprendente;  il compimento non è una botola su un tombino, una pietra per chiudere una buca, ma una nuova apertura della vita!

Chi attende veramente è pronto a lasciarsi sorprendere, a predisporsi a una nuova configurazione di se stesso! Se il papà o la mamma aspettassero il loro figlio come un ingranaggio di una loro ruota già predeterminata e finita, lo soffocherebbero …. ma se lo aspettano come una sorpresa, come un dono, ribalta loro l’esistenza!

Questo è il significato dell’essere vigilanti: noi subito pensiamo che bisogna star svegli altrimenti ti fregano, ti sorprendono … abbiamo il senso della vigilanza ridotto allo stare attenti per evitare l’autovelox! Essere vigilanti significa invece essere sentinelle del mattino e non becchini di un cimitero.

Quando non c’è vigilanza viene a mancare una dimensione importante della fede: la capacità costante di passare da uno stato di provvisorietà … a un altro! Immaginate quanto è necessario questo atteggiamento nelle precarietà cui siamo costretti a vivere oggi, soprattutto se giovani.

Tutte le nostre più belle attese non ci hanno appagato, ma ci hanno ribaltato, ci hanno aiutato a dare alla nostra vita un’altra prospettiva, proprio perché le abbiamo accolte come un dono, come una vita! Anche i cimiteri sono pieni di loculi che attendono di essere colmati … ma lì ci metteranno cadaveri.

Noi spesso nella vita attendiamo come i loculi: incaselliamo le persone, le vicende, le professioni, le speranze per cambiare tutto in delusioni, oggetti, scheletri.

Ci sarà nella vita qualche altro modo di attendere? Come si può attendere Dio? Come Erode con la spada per ucciderlo? Come il potere per combatterlo? come il miscredente per metterlo alla prova o come Maria che ha messo a disposizione tutto: vita, pensieri, affetti, progetti, sogni, amore?

26 Agosto 2021
+Domenico

L’interiorità è prima di ogni immagine che se ne fa

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23,27-28) dal Vangelo del giorno (Mt 23,27-32)

In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità.».

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La nostra è una società dell’apparire, dell’immagine, degli occhi e non del cuore e dell’intelligenza … forse è un tributo che dobbiamo pagare alla invasione di immagini nella nostra comunicazione: infatti non c’è mai stato un tempo in cui i rapporti tra le persone, gli eventi, le cose fossero così legati alle immagini, tanto che se non appari non esisti, se non sei visto non conti, se non traduci il tuo pensiero in immagini non sei capito.

Il progresso non è mai per definizione contro l’uomo … occorre però che l’uomo a mano a mano che amplia le sue capacità comunicative cresca interiormente e solidifichi i valori fondamentali del suo vivere: è talmente vero tutto questo che anche in tempi non sospetti, tempi in cui di immagini  non si parlava, né si usavano, Gesù dovette mettere in guardia dall’apparire, dal dare importanza solo a quello che si vuol far vedere.

C’è una interiorità della persona che è assolutamente prima di ogni immagine di essa: il sepolcro può essere bello fuori, ma dentro è pieno di ossa. 

E’ l’interiorità che conta davanti a Dio, è la coscienza, è l’immagine interiore che ciascuno si costruisce nel segreto del suo rapporto con Dio.

E’ questione ancora di apparenza quando ci si riferisce al passato … e si prendono le distanze dalle responsabilità di chi ci ha preceduto … e si pensa che gli errori fatti da loro non possano essere anche i nostri.

Occorre un giudizio vero, ma sempre capace di cogliere che anche noi spesso non saremmo stati migliori di chi ci ha preceduto!

E’ sempre Dio che ci dà la grazia di vivere bene: se fosse solo per noi il mondo sarebbe già caduto in rovina! E’ tipico della nostra ipocrisia far fuori la gente e dopo pochi anni fare un monumento.

Certo la colpa non è stata nostra, ma di chi ci ha preceduto, ma forse abbiamo ancora lo stesso cuore, la stessa cattiveria, e non siamo disposti a convertirci … e così ritornano guerre, ingiustizie, perché non abbiamo il coraggio di imparare la lezione della storia, cambiando il nostro cuore.

Nessuno si può chiamare fuori dalla storia dell’umanità! Importante è capire che dobbiamo sempre seguire Gesù che ci aiuta a costruire una nuova nel suo amore e nella sua giustizia.

Oggi nella pandemia è chiesto a tutti di cambiare il cuore se vogliamo cambiare il mondo, se vogliamo uscire da questa morsa mortale che ci distrugge sicuramente se decidiamo di uscirne isolati nei nostri interessi senza condividere e guarire tutti assieme.

Che Dio ci doni questa volontà!

25 Agosto 2021
+Domenico

Meritiamo anche noi i rimproveri di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23, 13-22)

Audio della riflessione

In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare. Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo prosèlito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geènna due volte più di voi. Guai a voi, guide cieche, che dite: “Se uno giura per il tempio, non conta nulla; se invece uno giura per l’oro del tempio, resta obbligato”. Stolti e ciechi! Che cosa è più grande: l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? E dite ancora: “Se uno giura per l’altare, non conta nulla; se invece uno giura per l’offerta che vi sta sopra, resta obbligato”. Ciechi! Che cosa è più grande: l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra; e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che lo abita. E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso».

Si sente spesso nel vangelo Gesù che si rivolge a una particolare categoria di connazionali che lo interpellano, lo insidiano, lo disturbano … i farisei: erano una categoria di persone molto ligie alla legge, molto osservanti, spesso anche esageratamente formali; sostanzialmente però persone che conoscevano bene la Legge di Dio – la Torah – e che si davano da fare per aiutare gli uomini a osservarla. Spesso però si rivolgevano a Gesù presentando il loro lato più negativo, quello di essere “ingessatori della religione”, legulei, preoccupati della forma a scapito della sostanza, sicuri di se stessi, e per questo incapaci di cogliere la novità. che era Gesù.

E’ un difetto non solo della religione ebraica, ma una tentazione che inquina ogni religione “organizzata”: anche noi cristiani di oggi abbiamo una buona dose di “fariseismo”, quando appunto non ci facciamo più provocare dalla Parola di Dio, ma la carichiamo delle nostre mire, dei nostri modi di pensare, del nostro stesso egoismo … e noi siamo doppiamente colpevoli, perché abbiamo lo Spirito Santo che difende la persona di Gesù in noi dalle nostre deformazioni “comode”.

Ebbene, Gesù li affronta con una serie di “guai a voi” da far accapponare la pelle: guai a voi che predicate bene e razzolate male; guai a voi che fate di tutto per accalappiare persone al vostro modo di pregare e rendere culto a Dio e le schiavizzate ai vostri gusti; guai a voi che fate da guida: non v’accorgete che siete ciechi e così portate a rovina anche quelli che vi ascoltano … sono rimproveri, guai senza tempo: vanno bene anche oggi sulle nostre vite superficiali, sui nostri attaccamenti alla religione che non hanno niente di fede, ma sono solo tradizioni che fanno comodo a noi, senza anima, che vogliamo mantenere per paura di invecchiare.

Vanno bene pensati come diretti anche a noi che magari proprio per non apparire farisei abbiamo abbandonato la religione, ma ne abbiamo costruita un’altra per i nostri comodi!

Ascoltare e meditare i rimproveri di Gesù alla nostra vita “ingessata” ci fa bene, è speranza di vita pulita e bella, come Lui ce la sa dare! Come l’ha vissuta santa Rosa da Lima, peruviana quindi, che oggi celebriamo.

Della sua morte si scrive: “Consumata dalla penitenza, offerta per la salvezza dei peccatori e la conversione delle popolazioni indigene, si avvicinò per lei piuttosto presto il tempo di passare da questa all’altra vita. Quel che temeva non era una vita breve, ma unicamente una vita vuota d’amore; fu per questo che al sentore della fine imminente, pur avendo solo 31 anni, non poté che rallegrarsi, realizzando di aver dato veramente tutto al Suo Signore. Ma prima avrebbe dovuto soffrire ancora molto. Durante la sua agonia ebbe a esclamare: «So bene di meritare ciò che soffro; ma non avrei mai creduto che tanti mali potessero riversarsi su un corpo umano e diramarsi così in tutte le membra… Nondimeno si compia in ciò, come in tutto il resto, la divina Volontà». Qualche giorno prima di morire le fu dato il Santo Viatico e l’Estrema Unzione, e fu rapita in un’estasi d’amore. Morì solo dopo aver rinnovato i suoi voti religiosi, ripetendo più volte: «Gesù, sii con me!». Era la notte del 23 agosto 1617.”

Dopo la morte, quando il suo corpo, accerchiato da ogni parte da gente esultante di devozione, fu trasportato nella Cappella del Rosario, la Madonna da quella statua dinanzi alla quale la Santa tante volte aveva pregato le sorrise ancora, per l’ultima volta. La folla presente gridò al miracolo: quel sorriso è il segno del più bel compiacimento che la Madre divina volle mostrare per una vita spesa interamente in una eroicità d’amore con pochi eguali.

23 Agosto 2021
+Domenico

Dio al centro: Gesù al primo posto

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23,8-12) dal Vangelo del giorno (Mt 23,1-12)

Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare “maestri”, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.

Audio della riflessione

La voglia di occupare sempre il centro, di farsi vedere, di apparire, di essere onorato e considerato, di stare al di sopra della media è sempre una grande tentazione per tutti: la vita che abbiamo sembra non abbia sapore se non siamo “gente che conta”, senza il plauso degli altri.

Capita allora che abbiamo un compito importante da fare e quel che conta è la nostra persona e non il compito che dobbiamo fare!

Così era dei farisei, che erano dedicati a far conoscere al popolo la Legge, la Parola dei profeti, ma mettevano al centro se stessi, non più la Parola di Dio.

I cristiani invece sanno che il centro di ogni servizio della fede è Gesù: Lui solo è il maestro e noi dobbiamo sempre essere discepoli; Lui solo è buono e noi abbiamo sempre bisogno della sua bontà; Lui è il nostro Dio e noi siamo sue creature.

Questo ci darà forza quando cadiamo per la nostra debolezza e dobbiamo sempre avere il coraggio di annunciare la sua parola.

 Se annunciassimo solo la Parola che sappiamo mettere in pratica saremmo sempre tutti muti! Invece se mettiamo Dio al centro, se Gesù occupa il primo posto nella nostra vita potremo sempre dire a tutti che assieme dipendiamo da Lui, che abbiamo bisogno di farci salvare da Lui, perché Lui solo è il maestro e lo supplichiamo di darci la grazia di potergli essere sempre fedeli.

Tanti di noi sono papà, sono padri, ma sappiamo che uno solo è il vero padre di tutti, Dio: da Lui impariamo la paternità, è Lui che ci aiuta a fare il padre, oggi soprattutto che è difficile esserlo con amore, ma anche con decisione, con forza, con lungimiranza e con generosità, pensando al vero bene dei figli e non a ricatti affettivi.

Molti di noi sono insegnanti, maestri, ma uno solo è colui che ci insegna la verità … noi spesso la tradiamo, la abbassiamo alle nostre opinioni, ai nostri mutevoli sentimenti.

Il nostro insegnare deve essere sempre ispirato a Gesù, alla sua tenacia nel vivere e morire per la verità, non per le ideologie che vogliamo imporre senza rispetto della libertà: paternità e insegnamento sono sempre servizi e mai poteri.

Alzare sempre lo sguardo a Lui irrobustisce la nostra vita: se guardiamo sempre a noi e facciamo di tutto per stare al centro, saremo sempre dei “poveracci” frustrati e non felici di vivere per qualcuno, come esige la nostra vocazione e la nostra felicità.

21 Agosto 2021
+Domenico