Dio è una comunità di amore che ci manda nel mondo

Una riflessione sul Vangelo del giorno (Mt 28,16-20)

Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Audio della riflessione

Che cos’è quella insopprimibile spinta che sentiamo a incontrare gli altri? Perché con tutta la confusione e il frastuono che ci circonda non riusciamo a star chiusi nei nostri comodi loculi, dove ci monta una nostalgia di dialogo, di serenità di solidarietà? Stereo, parabolica, internet, e-mail, fax, che già sono tutti strumenti di comunicazione con l’altro, non ci bastano: sentiamo un bisogno viscerale di contatto, di relazione di stare con qualcuno.

Abbiamo bisogno degli altri per vivere, per crescere, per essere: gli altri sono per noi necessari come l’aria che respiriamo; il nostro cuore non può essere riempito da un bel quadro, da un gatto o da un cane o da un coniglietto che ci portiamo appassionatamente anche in aereo in apposite gabbiette, con tutte le tutele della legge: Sono tutti placebo!

Il cuore vuole in maniera insopprimibile un’altra persona come noi, da guardare da toccare, da incontrare, da amare …. e la gioia comincia a dischiudersi solo quando stiamo con lui, con lei, con loro.

Le immagini, le fiction, le televisioni sono solo simulazioni, strumenti e dei rimandi: è una constatazione molto semplice pure banale, anche se dà ragione della causa di tanta infelicità di bambini che non vedono mai i genitori, di giovani, che sono senza amici, di anziani che possono solo ascoltare una radio, di uomini e donne mature che si incrociano senza incontrarsi … e Dio sa quanto abbiamo  provato questi sentimenti provocati dall’isolamento della pandemia e li vivono tuttora le persone anziane nelle RSA.

Se alziamo lo sguardo a Dio questa nostra sete di relazione assume una sorprendente profondità. Noi siamo fatti a immagine di Dio, e Dio è una comunità di amore. Siamo fatti per dialogare, incontrarci amare perché Dio è Trinità. Il Dio dei cristiani non teme politeismi idolatrici, è un Dio che è Padre, che è Figlio, che è Spirito Santo.

È una comunità di amore, è relazione assoluta, è un dialogo di conoscenza e amore fra tre persone: così ci ha aiutato sorprendentemente a conoscere il volto di Dio, Gesù.

La creazione di Dio Padre, il dono fino alla morte di Gesù, la comunione d’amore che tutto avvolge dello Spirito sono il nostro futuro di uomini e donne, il nostro habitat, la nostra felicità. Il mistero di Dio non è un mistero di solitudine, ma di convivenza, di creatività, di conoscenza, di amore, di dare e ricevere; è per questo che noi siamo come siamo.

C’è un verbo che torna spesso nei vangeli, che in questi tempi viene spesso ripetuto nelle chiese. È un verbo scomodo per chi ha trovato la sua calma dopo tanto errare, è scomodo per chi s’è fatto finalmente il suo mondo, le sue certezze, si è dato i suoi confini, s’è fatto una bella casa, l’ha cinta di un’ottima cancellata. L’ha fatta larga questa casa, ha perfino fatto costruire una tavola per la mensa la più grande che ci potesse stare. Non vuol tenere la casa per sé, vuole un sacco di amici a godere di questa calma, di questa intimità.

Sa che il mondo è spesso un caos e c’è bisogno di offrire delle oasi di pace di tranquillità. Bello, ottimo! l’ospitalità e l’accoglienza sono sacre. Ma il verbo inquietante di Gesù  rimane e lo pronuncia in maniera decisa, perentoria: andate.  È il verbo della Chiesa, dei discepoli, dei cristiani. Quanto stavano bene, si fa per dire con tutte le persecuzioni che dovevano sopportare, quanto stavano bene a Gerusalemme, in Galilea: erano riusciti a costruire piccole belle comunità cristiane.

Ma l’imperativo di Gesù risuona martellante: andate a dire a tutti l’amore del Padre che vi ha creati, la passione del figlio che vi ha guadagnati col sangue la compagnia dello Spirito che vi guarda a vista da qui all’eternità. Non siete soli, ma in compagnia della famiglia di Dio.

Non è la Chiesa della Trinità quella che si chiude nelle sue mura. E’ allora necessario superare i confini abituali dell’azione della comunità cristiana, delle nostre parrocchie per esplorare i luoghi anche i più impensati dove le persone vivono, si ritrovano danno espressione alla propria originalità, dicono le loro attese formulano i loro sogni. E’ il passo necessario proprio perché lo richiede l’aver contemplato la comunione formidabile tra Dio Padre, il Figlio Gesù Cristo e lo Spirito Santo, perché tutti la possano godere.

30 Maggio 2020
+Domenico

Volevano insabbiare anche la risurrezione

Una riflessione sul Vangelo del giorno (Mt 28, 8-15)

In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».
Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi.

Audio della riflessione

Il potere è sempre scaltro: crede di avere in mano tutto, di non essere soggetto a nessuna morale, di poter decidere di tutto e di tutti, anche della verità; insabbiare, sopprimere, depistare, far sparire le prove, compiere ingiustizia sui deboli è il metodo dell’oppressione.

Le gradazioni dell’ingiustizia sono tante: ciascuno di noi ha la sua parte piccola o grande nel non rispettare la verità, del far valere l’autorità per comodo, mettendo la persona sempre al secondo posto se non all’ultimo.

E’ così nelle relazioni affettive, quando si vive di ricatti, nella famiglia, sul lavoro … la ricerca della giusta causa è un perditempo che non ci si può permettere nel mondo convulso di oggi.

Hanno tentato di insabbiare anche la risurrezione: le guardie si sono trovate davanti la tomba vuota, pur avendo vigilato alla grande e con precisione tutta notte.

“Da qui nessuno è uscito, lo avremmo ben visto; di qui nessuno è passato, lo avremmo fermato. Non abbiamo notato nessun movimento strano e nella nostra ultima visita tutto era a posto. Abbiamo lasciato passare qualche donna al mattino, le abbiamo perquisite: olio e balsamo … portavano … andavano a fissare ancora di più quel cadavere alla tomba, ma si sono messe subito a urlare: là il corpo non c’è proprio più!”

E’ la prima conferma alla “magistratura” del fatto straordinario: non sono appena donne esaltate o amici affezionati, ma anche il corpo di guardia … questi non sono mai stati teneri con Gesù, anzi si ricordano ancora come si sono scaricati sul suo corpo.

“Dite che lo hanno rubato mentre dormivate, prendete questi quattro soldi e al resto pensiamo noi” … la pentola senza il coperchio, la protervia contro la verità.ma Gesù non è uscito di prigione come è stato per Pietro che lo hanno visto al tempio  a predicare;  e hanno constatato in seguito che i cancelli erano ancora chiusi…

20210405lunpasq

Volevano  insabbiare anche la risurrezione (Mt 28, 8-15)

Il potere è sempre scaltro, crede di avere in mano tutto, di non essere soggetto a nessuna morale, di poter decidere di tutto e di tutti, anche della verità. Insabbiare, sopprimere, depistare, far sparire le prove, compiere ingiustizia sui deboli  è il metodo dell’oppressione. Le gradazioni dell’ingiustizia sono tante, ciascuno di noi ha la sua parte piccola o grande nel non rispettare la verità, del far valere l’autorità per comodo, mettendo la persona sempre al secondo posto se non all’ultimo. E’ così nelle relazioni affettive, quando si vive di ricatti, nella famiglia, sul lavoro. La ricerca della giusta causa è un perditempo che non ci si può permettere nel mondo convulso di oggi.

Hanno tentato di insabbiare anche la risurrezione. Le guardie si sono trovate davanti la tomba vuota pur avendo vigilato alla grande e con precisione tutta notte. Da qui nessuno è uscito, lo avremmo ben visto; di qui nessuno è passato, lo avremmo fermato. Non abbiamo notato nessun movimento strano e nella nostra ultima visita tutto era a posto. Abbiamo lasciato passare qualche donna al mattino, le abbiamo perquisite: olio e balsamo portavano; andavano a fissare ancora di più quel cadavere alla tomba, ma si sono messe subito a urlare.

Ma là il corpo non c’è proprio più. E’ la prima conferma alla magistratura del fatto straordinario. Non sono appena donne esaltate o amici affezionati, ma anche il corpo di guardia; questi non sono mai stati teneri con Gesù, anzi si ricordano ancora come si sono scaricati sul suo corpo.

Dite che lo hanno rubato mentre dormivate, prendete questi quattro soldi e al resto pensiamo noi. La pentola senza il coperchio, la protervia contro la verità.ma Gesù non è uscito di prigione come è stato per Pietro che lo hanno visto al tempio  a predicare;  e hanno constatato dopo che i cancelli erano ancora chiusi; la risurrezione è tutta un’altra cosa. Non è fotografabile come ogni azione di Dio, come la creazione. Nessuno riuscirà a trovare il Risorto, si darà a vedere soltanto Lui e a chi vorrà e quando vorrà e non sarà una visione da meraviglia, fantastica, ma una gioia interiore, indicibile, coinvolgente, trasformante. Quattro secoli dopo S. Agostino dirà ironicamente: Che bei testimoni mi presenti per  dimostrare il furto: gente che dormiva! E se dormiva che hanno visto?

Quando non si vuol credere diventiamo ridicoli, ci attacchiamo a tutto pur di salvarci da conclusioni che ci cambiano la vita, perché credere che Gesù è risorto vuol dire che sono scomodato sempre e tutto. La speranza non si può imprigionare né rubare, ma solo contemplare e adorare.

20210405lunpasq

Volevano  insabbiare anche la risurrezione (Mt 28, 8-15)

Il potere è sempre scaltro, crede di avere in mano tutto, di non essere soggetto a nessuna morale, di poter decidere di tutto e di tutti, anche della verità. Insabbiare, sopprimere, depistare, far sparire le prove, compiere ingiustizia sui deboli  è il metodo dell’oppressione. Le gradazioni dell’ingiustizia sono tante, ciascuno di noi ha la sua parte piccola o grande nel non rispettare la verità, del far valere l’autorità per comodo, mettendo la persona sempre al secondo posto se non all’ultimo. E’ così nelle relazioni affettive, quando si vive di ricatti, nella famiglia, sul lavoro. La ricerca della giusta causa è un perditempo che non ci si può permettere nel mondo convulso di oggi.

Hanno tentato di insabbiare anche la risurrezione. Le guardie si sono trovate davanti la tomba vuota pur avendo vigilato alla grande e con precisione tutta notte. Da qui nessuno è uscito, lo avremmo ben visto; di qui nessuno è passato, lo avremmo fermato. Non abbiamo notato nessun movimento strano e nella nostra ultima visita tutto era a posto. Abbiamo lasciato passare qualche donna al mattino, le abbiamo perquisite: olio e balsamo portavano; andavano a fissare ancora di più quel cadavere alla tomba, ma si sono messe subito a urlare.

Ma là il corpo non c’è proprio più. E’ la prima conferma alla magistratura del fatto straordinario. Non sono appena donne esaltate o amici affezionati, ma anche il corpo di guardia; questi non sono mai stati teneri con Gesù, anzi si ricordano ancora come si sono scaricati sul suo corpo.

Dite che lo hanno rubato mentre dormivate, prendete questi quattro soldi e al resto pensiamo noi. La pentola senza il coperchio, la protervia contro la verità.ma Gesù non è uscito di prigione come è stato per Pietro che lo hanno visto al tempio  a predicare;  e hanno constatato dopo che i cancelli erano ancora chiusi; la risurrezione è tutta un’altra cosa. Non è fotografabile come ogni azione di Dio, come la creazione. Nessuno riuscirà a trovare il Risorto, si darà a vedere soltanto Lui e a chi vorrà e quando vorrà e non sarà una visione da meraviglia, fantastica, ma una gioia interiore, indicibile, coinvolgente, trasformante. Quattro secoli dopo S. Agostino dirà ironicamente: Che bei testimoni mi presenti per  dimostrare il furto: gente che dormiva! E se dormiva che hanno visto?

Quando non si vuol credere diventiamo ridicoli, ci attacchiamo a tutto pur di salvarci da conclusioni che ci cambiano la vita, perché credere che Gesù è risorto vuol dire che sono scomodato sempre e tutto. La speranza non si può imprigionare né rubare, ma solo contemplare e adorare.

La risurrezione è tutta un’altra cosa: non è fotografabile come ogni azione di Dio, come la creazione! Nessuno riuscirà a trovare il Risorto: si darà a vedere soltanto Lui e a chi vorrà e quando vorrà e non sarà una visione da meraviglia, fantastica, ma una gioia interiore, indicibile, coinvolgente, trasformante.

Quattro secoli dopo Sant’Agostino dirà, ironicamente: “Che bei testimoni mi presenti per  dimostrare il furto: gente che dormiva! E se dormiva che hanno visto?”

Quando non si vuol credere diventiamo ridicoli: ci attacchiamo a tutto pur di salvarci da conclusioni che ci cambiano la vita, perché credere che Gesù è risorto vuol dire che sono scomodato sempre e tutto.

La speranza non si può imprigionare né rubare, ma solo contemplare e adorare.

5 Aprile 2021
+Domenico

La risurrezione è la nostra vita

Una riflessione sulla Grande Veglia Pasquale 2021 (dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 28, versetti 1-9)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Audio della riflessione

Stasera ci viene chiesta la fede: non possiamo appendere nelle scuole o negli edifici pubblici il risorto, ci vuole un atto di fede!

Appendiamo solo un  crocifisso, che richiama solo storia e pietà, anche se molti ci negano anche quella.

Stasera facciamo il salto nell’oltre: riconosciamo che l’uomo della debolezza e della croce, l’immagine dei nostri infiniti dolori è il Dio della risurrezione, è il nostro liberatore, è la vita piena e senza fine. Colui che è morto così miseramente senza nessun stoico coraggio è il Figlio di Dio.

L’evangelista Marco nel racconto di questa giornata memorabile (quello sopra riportato, letto nella Veglia di stasera) fa un discorso difficile, perché occorre affidarsi! Occorre avere il coraggio di  leggere il terremoto di cui si parla nel Vangelo come definitivo, come quello che ci toglie da ogni disperazione; questo terremoto ci consola, questo terremoto vogliamo chiedere a Dio: è il terremoto della vita che dà inizio alla costruzione di un nuovo mondo.

E’ il cambiamento radicale del nostro modo di pensare, degli stili della nostra esistenza, della  speranza oltre ogni paura e dolore. Non è il terremoto che ci fa paura e che ogni tanto colpisce il nostro mondo e soprattutto l’Italia. E’ questo terremoto di Pasqua, il terremoto della vittoria sul male e sulla morte, il terremoto che ha fatto saltare i macigni dalle tombe e dal cuore.  “Ognuno di noi ha il suo macigno. Una pietra enorme messa all’imboccatura dell’anima che non lascia filtrare l’ossigeno, che opprime in una morsa di gelo; che blocca ogni lama di luce, che impedisce la comunicazione con l’altro. E’ il macigno della solitudine, della miseria, della malattia, dell’odio, della disperazione, del peccato”

E’ questo terremoto che noi vogliamo augurare a tutti, che imploreremo con forza da Dio per tutti i morti di pandemia anche di questi giorni, dei ragazzi sgozzati, crocifissi perché cristiani.

Ricordo una messa celebrata in una suola per la Pasqua dove ho trovato giovani che a fatica hanno fatto un segno di croce, per non farsi tirare in giro dopo dai compagni: questo spesso è il coraggio delle nostra fede, il nostro coraggio quando siamo nella movida o nelle nostre vite private … la nostra fede per mestiere, il nostro forzato credere per  non creare problemi dove siamo … ma Dio è grande e ci dimostra continuamente il suo amore e la sua misericordia.

  • Resurrezione è sapere che abbiamo un futuro più grande di ogni nostra attesa, più forte delle nostre miserie, più autentico dei nostri giuramenti.
  • Resurrezione è non permetterci in nessuna situazione di dire la parolaccia “ormai” … perché risurrezione significa che c’è sempre più futuro che passato, perché la vita non è la quantità di giorni che ci rimangono, ma la qualità dell’esistenza che viviamo e che si prolungherà senza fine nella braccia di Dio.
  • Resurrezione è uno spazio di futuro che ci garantisce da ogni morte definitiva e questo ce lo ha regalato Gesù, il Nazareno, il condannato a morte, sepolto e risuscitato.

Siamo contenti e orgogliosi di offrire le nostre comunità credenti ai nuovi  battezzati in ogni parte del mondo; chiederemo loro perdono se il nostro esempio tenterà di affievolire quella gioia che stanotte hanno provato, ma vorremmo essere sempre all’altezza della fede che Dio a loro stanotte ha regalato; la loro giovinezza di fede ci aiuti tutti.

3 Aprile 2021
in occasione della Grande Veglia Pasquale
+Domenico

Ritorna la Pasqua anche se la pandemia non vuol saperne
Ritorna la Pasqua, anche se la primavera ritarda
Ritorna la speranza, anche se il mondo la scambia con una previsione
Ritorna la festa, anche se ce l’hanno “colorata” a tutti
Ritorna la vita, anche se non sei sicuro che ti lascino nascere
Ritorna la pace, anche se in Myanmar è iniziata ora una crudele repressione
Ritorna il sorriso, anche se rischia di contrarsi in una smorfia
Ritorna la felicità, anche se te la spengono con l’inganno
Ritorna l’amore, anche se deve difendersi da mille contraffazioni
Perché ritorna Gesù, il Risorto,
amore, felicità, sorriso, pace, vita, festa, speranza, Pasqua per sempre
E alla pandemia ci pensa anche il vaccino,
ma ci affidiamo prima a Dio
come faceva san Rocco

AUGURI!

Il comando dell’Ascensione: andate

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 28,16-20)

Audio della Riflessione

Mi piace pensare alla vita come a un grande pendolo che oscilla e che sposta i nostri sentimenti, le nostre tensioni ora su una prospettiva ora nussun’altra.

È il caso del nostro vivere sociale: s’è spostato per tanti anni su idee di universalismo, ora sembra che invece conti di più il particolare, quello che è nostro, che possiamo godere, che ci dà sicurezza, che ci dà identità, insomma un contorno che ci permette di riconoscerci tra noi, di godere delle nostre tradizioni, di non sentirci espropriati delle nostre radici; insomma, dall’universalismo, dal sentirci cittadini del mondo ad essere soprattutto e solo italiani. 

Forse si stava fissando troppo su questa ricerca di sicurezza anche il pendolo della vita degli Apostoli: dopo lo sconquasso crudele degli avvenimenti della passione e morte di Gesù, dopo la insperata e ritrovata felicità di vederselo vivo risorto, a ritemprare forze e stimolare volontà, si erano un po assopiti fra di loro.

Era stata di nuovo ricomposta la piccola comunità: certo, tutto non era più come prima, ma la tentazione di riportare il messaggio di Gesù al livello del “tamponamento consolatorio” della vita di ciascuno era forte.

La tentazione di farsi dei muri protettivi contro le persecuzioni, ma soprattutto contro nuovi ingressi nella comunità cristiana di tanti pagani che ponevano sicuramente dei problemi ai giudei che si erano fatti o diventavano cristiani. 

Si farà addirittura un concilio per vedere se i pagani dovevano prima diventare ebrei con la circoncisione e solo dopo ricevere il battesimo per essere cristiani, e lo Spirito Santo li aiutò a decidere per il battesimo soltanto.  

E Gesù interviene e dà un’altra oscillazione al pendolo, una oscillazione definitiva: “Andate in tutto il mondo, è là che mi troverete d’ora in avanti, non qui. Il mio messaggio, la mia vita, la mia forza è nelle vostre mani e va spesa nelle strade del mondo. Il mio compito su voi, di tenervi uniti, assieme, è finito. Io sono con voi per sempre, tutti i giorni fino alla fine del mondo e in tutti i posti del mondo.” 

Non li abbandonava, ma dava loro appuntamento fuori del guscio delle piccole appartenenze, dei piccoli equilibri di coscienza, delle fragili identità da bonsai. 

La piazza del Vangelo è il mondo invece, le strade dell’uomo sono le direzioni, tutta la sete di amore, di pace, di verità è invito per tutti a cercare nuovi orizzonti e i cristiani li debbono loro mettere a disposizione con la fede in Gesù. 

Tutte le sofferenze sono indicazioni di rotta. La fede non è un bene da seppellire nella vita come una moneta preziosa. 

Fra un poco dovrai tornare a scavare, ma non la troverai più, non sarà più fede, ma ideologia, potere, comodità, egoismo, archeologia, museo, muffa.

La fede si fortifica e cresce solo se la doni

Gli apostoli sono partiti tutti, noi invece ci siamo spesso seduti, la pandemia ci serve ancora di più da scusa.

Sappiamo però che la fede non è fatta solo di prediche e di Messe, ma oggi soprattutto deve far sperimentare la presenza di Dio soccorrendo, con ciò che è possibile fare, il nostro prossimo, i malati, la solitudine degli anziani, allargando a tutti la nostra limitata esperienza di chiesa e di parrocchia con la preghiera e la vicinanza morale, un colpo di telefono, una fotografia che aiuti a non spegnere mai la speranza. 

Siamo chiamati a uscire anche noi, pur restando in casa, come ci si dice nel rispetto delle raccomandazioni contro il Covid.

24 Maggio 2020
+Domenico

Dove si proclama la verità, c’è sempre la menzogna

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 28, 8-15)

Sulla tomba di Gesù, prima della Pasqua, tutto era stato meticolosamente disposto dai sacerdoti del tempio: sigilli alla tomba, che purtroppo per loro era “diversa” dalla fossa comune, e soprattutto guardia, a prova di furto.

Racconta poi Matteo che, all’alba di Pasqua, mentre le donne si stavano recando al sepolcro, «vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve.» (Mt 28,2-3)

E qui Matteo descrive quanto è occorso alle guardie: «Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite.» (Mt 28,4)

Dunque, le guardie hanno visto l’angelo scendere dal cielo, lo hanno visto rotolare la pietra, assicurata dai capi del popolo, e sedervi sopra; hanno tremato tramortite, forse non sono riuscite a cogliere le parole dell’angelo alle donne, ma hanno di certo visto l’evento eccezionale che fugava ogni possibilità di furto del corpo di Gesù da parte dei discepoli.  

E questo lo hanno annunciato ai sommi sacerdoti!

Un annuncio dunque è giunto anche a loro, ma i “preti” del Tempio, che lo avevano fatto uccidere, avevano il cuore indurito, come quello del faraone. e un cuore indurito può soltanto partorire la menzogna già architettata: non avevano creduto alle parole di Gesù circa la sua identità, lo avevano creduto un impostore quando annunciava la sua risurrezione, ed era menzogna.  

Ed essa, come sempre, ha bisogno di altra menzogna per legittimarsi come verità: così, pur di fronte all’evidenza del fatto annunciato loro dalle guardie, la loro unica preoccupazione è quella di far tacere sul nascere la verità.  

Il dubbio non li sfiora neppure, anzi, credono alle guardie, credono che un angelo abbia rotolato la pietra; sono stati i primi a credere alla risurrezione, proprio loro che avevano giurato di seppellire Gesù definitivamente, di cancellarlo dalla vita degli uomini; ma, schiavi della propria carne e del progetto demoniaco che li aveva afferrati, decidono di realizzare questo progetto sino in fondo, dando corpo alla menzogna che avevano già insinuato a Pilato, e per realizzare il piano, corrompono con denaro le guardie, strangolando la verità nella cupidigia; non solo, si impegnano e si fanno carico di persuadere il governatore che le cose erano andate proprio come essi avevano inventato, facendosi missionari della menzogna.

Accanto alla Verità, infatti, appare sempre la menzogna.  

Non a caso Gesù è venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità, come la Chiesa è stata costituita perché sia fedele annunciatrice e testimone della Verità.

Perché la testimonianza sia credibile e perché ogni uomo possa essere davvero libero nell’accoglierla o nel rifiutarla, è necessaria la menzogna: per la fede non c’è mai nessuna evidenza, c’è sempre una libertà di accogliere o rifiutare il grande amore di Dio, che vogliamo sempre augurare e impetrare per i nostri malati di epidemia. 

Che ci sia una Pasqua, un passaggio dalla malattia alla guarigione, dalla paura alla gioia, dall’isolamento da tutti gli affetti, alla propria famiglia!

Signore deve essere Pasqua per tutti, ti implora la tua Chiesa!

Maria intercedi, sei sempre la nostra mamma. 

13 Aprile 2020
+Domenico

Silenzio, desolazione, sconforto, fino all’alba più bella di tutte

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 28,1-10 )

Oggi c’è silenzio grande in tutte le chiese.

Ieri non abbiamo celebrato l’eucarestia perché abbiamo fatto memoria e adorato Gesù Cristo nella sua morte; oggi, sabato, gli apostoli si sono rifugiati nel cenacolo: la loro disperazione si taglia a fette, ribolle in loro la fuga che hanno fatto miseramente dal Calvario, l’abbandono del maestro, la sconfitta senza speranza.

Stanno pensando come fare i funerali, come portarsi al luogo della sepoltura, che pensavano doveva essere la fossa comune dei delinquenti, intoccabile, ignominiosa: dentro si sarebbe sepolta ogni traccia del suo assassinio, della sua morte, della sua condanna.

Solo le donne sapevano dove invece lo avevano sepolto, e avevano predisposto tutto per imbalsamarlo: erano “vecchie del mestiere” le vestali della morte, tocca sempre a loro, alle donne, riportarsi in grembo quel figlio dell’uomo che con tanto amore e cura hanno allevato, fatto crescere, accompagnato.

Scompaiono per un po’ dalla sua vita, ma quando te lo ammazzano, sono ancora loro che rientrano in campo per consegnarlo alla terra.

Questa è la storia di ogni uomo: le donne della piazza di Maggio in Argentina non si sono mai date pace, sono sempre state in attesa di poter consegnare alla terra, almeno nel loro cuore, i figli, i nipoti strappati e scomparsi. 

Il Sabato Santo è il giorno del silenzio, della riflessione, del nostro esame di coscienza e diventerà per tutti il giorno della più grande attesa. 

Ebbene, è un grido solo quello che si ode per i vicoli di Gerusalemme quel giorno dopo il Grande Sabato: hanno portato via il Signore.

Il potere s’è fatto furbo: i funerali sono spesso più pericolosi dell’assassinio; i conti però non tornano: Pilato aveva fatto mettere delle guardie perché non inventassero sublimazioni pericolose, o mitizzazioni deleterie, tormentoni infiniti.

Ma il corpo là non c’è più!

Non solo sono le donne che lo dicono: c’è la “visita ufficiale” diremmo del Papa, di Pietro, che constata l’assenza del cadavere; c’è una deposizione un po’ ridicola presso i carabinieri: ci siamo addormentati ed è venuto qualcuno a portarcelo via.

Ma se dormivate, come fate a dire che qualcuno l’ha portato via?

Sì, perché tu avresti qualche altra soluzione? Dai, lasciaci firmare, per il servizio fatto, che torniamo in caserma: a quello gli ho squarciato il petto io e non ci potrà più nuocere, in giro per Gerusalemme non ne vedremo più nemmeno l’ombra.”  

Invece Lui, Gesù, si fa incontrare vivo: Lo incontrano le donne, lo vede Pietro, lo ascoltano di nuovo tutti gli amici.

È lui, è Gesù, è ancora con noi: è una vita piena.

Non è vero che ce ne dobbiamo ritornare a vivere come prima: Lui alla morte ha riso in faccia, il Padre non lo ha abbandonato, è vero quello che ci aveva detto! 

Ma allora la nostra vita cambia: il nostro dolore ha un senso, non siamo a un eterno ritorno, non viviamo sotto un cieco destino!

Chi consuma la vita nell’amore la continua piena, nuova, definitiva. 

Per la nostra povera umanità italiana e mondiale oggi è ancora un Sabato Santo di attesa, di angoscia, per la vita fisica in grande fragilità; è ancora più fragile per molte famiglie: è un attesa di pace, di prospettiva di ricostruirci una vita serena. 

Supplichiamo Dio che ci faccia sperimentare risurrezione, rinascita, umanità nuova. 

11 Aprile 2020
+Domenico