Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 14) dal Vangelo del giorno (Lc 11, 14-23)
In quel tempo, Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle rimasero meravigliate.
Occorre guardare in faccia e dare un nome al male che invade il mondo e ci riempie di innumerevoli sofferenze: iniziare un tempo di particolare impegno nel combattimento spirituale che ci oppone al male presente nel mondo, in ognuno di noi e intorno a noi, vuol dire guardare il male in faccia e disporsi a lottare contro i suoi effetti, soprattutto contro le sue cause, fino alla causa ultima, che è satana; significa non “scaricare” il problema del male sugli altri, scaricarlo magari sulla società o su Dio, ma riconoscere le proprie responsabilità e farsene carico in maniera consapevole.
Il male ha tanti volti, tanti quanti sono le nostre cattiverie, le nostre infedeltà, il nostro egoismo, ma ha un principe che viene sostenuto e che lo diffonde questo male : è il demonio! Gesù ne parla spesso nel Vangelo e gli dichiara lotta senza tregua: contro di Lui, il demonio deve assolutamente indietreggiare! È Gesù il Signore della vita, della storia, degli inferi.
Una delle prove del suo essere Figlio di Dio è proprio questo potere assoluto sul male: Il demonio lo insidia, ma viene respinto; lo tenta, ma Gesù lo mette in fuga; lo assale e lo tormenta, ma non può prevalere … e il demonio ne ha paura: “Che c’è tra noi e te” – gli gridano quando li scaccia da un indemoniato- “lasciaci vivere, mandaci in quella mandria di porci.”
Il demonio sfida sempre il Creatore nelle sue creature: un giorno, Gesù sta scacciando un demonio muto che toglie la parola a un uomo, gli toglie la parola, lo fa ripiegare su se stesso, come quando tante volte capita a noi di chiuderci per superbia, per dispetto, per punire, per lasciare soli.
La parola, spesso, può essere di conforto, di chiarezza per chi cerca un riferimento, di consolazione, di amicizia, di fraternità: muto non è solo chi non può parlare, ma anche chi non vuol parlare, chi è connivente con il male e non lo denuncia, chi vede il vuoto che una parola può colmare e resta chiuso in se stesso, chi sa di poter dire un parola risolutiva su una sofferenza e mantiene il silenzio per un suo piacere sadico.
Gesù si è fatto Parola, per questo scaccia il demone muto e dà all’uomo la capacità di parlare, di dire, di creare rapporti, relazioni di bontà. Sapere che Dio ci parla e che ci dà la parola è avere la certezza di sentirci amati e di poter dire il nostro amore a lui e a tutti, di “forare” la nostra solitudine e farci aprire il cielo.
Se oggi possiamo sperare in una ripresa di normalità, dopo la pandemia, è importante che torniamo a esprimere la massima fraternità possibile, il massimo aiuto vicendevole, la massima fratellanza … e la stiamo vivendo molto bene nei confronti di chi è sotto la guerra.
24 Marzo 2022
+Domenico
