Mi bastano le tue briciole di vita anche per mia figlia

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 15,21-28)

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Siamo infettati tutti da una vecchia malattia: quella di dividere gli uomini in buoni e cattivi, gli uni tutti da una parte e gli altri tutti dall’altra. Se è possibile tra gli uni e gli altri ci costruiamo un muro.

Abbiamo tenuto per troppi anni senza troppi scrupoli il muro di Berlino: era per non far fuggire le persone, ma alla fine ha diviso le coscienze; ne hanno costruito un altro per dividere Israeliani da Palestinesi: è per difendersi dal terrorismo ma alla fine è un giudizio. Negli stessi Stati Uniti c’è un muro infinito che li separa dal Messico: è per difendersi dall’assalto dei poveri, ma alla fine crea e applica un’altra volta il principio del bene e del male.

E Dio … da che parte sta? Sicuramente da una sola!

Anche Dio lo vogliamo rinchiudere, vogliamo imprigionarne la presenza: era quello che capitava ai tempi di Gesù. Gesù è solo per i buoni e quindi scandalizza quando va a mensa con i peccatori conclamati. Gesù è per il popolo eletto e se lo incontra una povera donna straniera, di altra cultura, di altre abitudini religiose, ma con una vita a pezzi, un cuore lancinante di sofferenza, una pena che alla lunga le avvelena la vita (e purtroppo il dolore, la sofferenza non possono essere tenute lontane da un muro) ebbene se una povera donna nell’afflizione si rivolge a Gesù, ha bisogno, secondo la mentalità comune, di presentare il passaporto. Oggi le chiederebbero la carta green o qualche altra “certificazione di diversità”.

Gesù non le rivolse la parola: sta anche lui al gioco crudele del rinchiudere Dio da una parte … ma la fede non ha muri, il suo silenzio è quel silenzio di Dio che spesso sentiamo nella vita, è la prova che spesso si abbatte sulla nostra fede, che non deve lasciarsi scoraggiare nemmeno dal silenzio di Dio, che scava forza e sicurezza, arditezza e fermezza proprio nella prova.

“Non sarò figlia di Israele, non sarò parte del popolo eletto, non andrò mai in chiesa, non conoscerò bene tutti i comandamenti, non appartengo a nessuna consorteria che mi ti può raccomandare, starò sotto la tavola come i cagnolini, ma io so che in Te posso avere fiducia, che Tu sei troppo buono per lasciarti chiudere nelle divisioni degli uomini: hai occhi di grande amore verso tutti, non c’è nessun muro che ti limita lo sguardo. A me, di Te bastano solo le tue briciole, non chiedo altro, non vengo a invadere il posto di nessuno; so di avere un regalo grande che mi hai dato, come lo hai dato a tutti: la vita e la desidero ancora bella come l’hai voluta tu per mia figlia.”

È la fede di chi sa di dipendere in tutto da Dio, di non avere nessuna pretesa. Queste, le abbiamo noi, quelli dentro, che crediamo di poter guardare Dio dritto negli occhi.

E Gesù dice: “donna! grande è la tua fede” e sua figlia guarì.

4 Agosto 2021
+Domenico

Fede è abbandonarsi nelle braccia di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 14,22-36)

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Veniamo più o meno, tutti noi adulti da qualche esperienza di catechismo, di preparazione alla prima comunione o alla cresima: quelli della mia generazione sono stati abituati a un modello un po’ “idraulico” di insegnamento, i giovani di oggi sono stati coinvolti in esperienze più appassionanti … sta di fatto però che tutti, giovani e adulti, facciamo una gran fatica a toglierci di dosso l’idea che la fede è soprattutto credere delle verità, ammettere per vero ciò che si fa fatica a capire, a spiegare coi ragionamenti, con la razionalità.

La fede invece è soprattutto altro! È chiarissimo al riguardo Gesù in un suo dialogo serrato con Pietro: è stato tutta notte a pregare, ha avuto bisogno di una notte in intimità col Padre, aveva ordinato perentoriamente ai discepoli di prendere la barca di potarsi dall’altra parte del lago – perché dopo la prodigiosa moltiplicazione dei pani rischiavano di mettersi troppo al centro dell’attenzione della gente e non della loro ricerca di fede in Gesù – e Lui li avrebbe raggiunti in seguito.

Nel ritmo incalzante della giornata di Gesù c’è posto per la preghiera: è una preghiera in cui affiora alla coscienza il suo essere Figlio, questo mistero unico, impenetrabile, non condivisibile che diventa colloquio, estasi e il suo essere consapevolmente uomo e bisognoso di ritrovare costantemente in una preghiera accorata col Padre la nitidezza e il coraggio della propria esistenza.

Ebbene verso la fine della notte raggiunge i discepoli che sono in mezzo al lago sballottati da una brutta bufera: li raggiunge camminando sulle acque creando paura e terrore tra i discepoli … e Pietro è il primo a riaversi dallo stupore e chiede a Gesù: “perché non potrei anch’io camminare come hai fatto tu sull’acqua? Se sei così potente, perché non regali anche a me questa emozione?”

Vieni! gli dice Gesù. E Pietro cammina davvero sulle acque. Stava camminando per scherzo o per sfida; ma Gesù è vero, non è un ipnotizzatore, non è un fenomeno da baraccone!

Pietro è troppo concentrato su di se: si impaurisce e sta per andare a fondo!

Signore, salvami!

Gesù stese la mano come Dio stese la sua nel creare Adamo il primo uomo e Pietro fu riportato a un rapporto vivo con Gesù: “Uomo di poca fede! Hai dubitato! Credevi che io stessi a giocare. Ti affidi a me o ai miracoli, alle cose meravigliose, sorprendenti?”

Il dubbio di Pietro non è il dubbio intellettuale intorno alle verità di fede, ma la mancanza di fiducia in Gesù, il ritenerlo centro e forza di tutti i momenti della sua esistenza – e ancora non ci riesce a far questo – non solo delle difficoltà che incontra nella vita.

Questa è la fede!

3 Agosto 2021
+Domenico

Con Gesù non saremo mai pecore senza pastore

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 14, 13-21)

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Quali sono le cose più importanti che voglio sapere della vita? Che cosa è che mi interessa di più? Come dovrebbe “girare” il mondo? Dove sta la verità di quello che viviamo?

Insomma … ognuno di noi ha nel cuore qualcosa che vorrebbe sapere o fare o cambiare: vorremmo ogni giorno ricostruire il mondo a seconda dei nostri bisogni, magari, delle cose che interessano a noi, del problema che affrontiamo, del caso pietoso che ci si presenta … vorremmo decidere col cuore, col sentimento, con la fantasia … cose belle, ma spesso unilaterali e incomplete.

… e ci sentiamo un po’ confusi, anche perché … tutti dicono la loro e vince chi ha maggior possibilità di costringerci ad ascoltare: siamo “sbandati nella mente”, vorremmo poter sentire una parola di verità.

Ricordo di aver chiesto una volta agli adolescenti “Chi vorresti come educatore?”. Risposta: “qualcuno che ha qualcosa di vero da vendere”.

Ecco, Gesù così ha sentito la sete della gente che lo seguiva: sentì compassione per loro … e loro lo seguivano anche perdendo il senso del tempo, dimenticandosi quasi di mangiare … tanta era la speranza di chi lo ascoltava, lo seguiva, beveva le sue parole.

I discepoli si accorgono di questa pressione incontenibile attorno a Gesù e gli dicono: “Ti rendi conto che questi ci stanno addosso tutto il giorno? Dovranno ben pensare a se stessi … hanno in testa che tu devi anche dar loro da mangiare.”

E’ troppo intrigante la scena e il discorso è quello che fa Gesù: Lui si sente per questa gente come Mosè nel deserto e si fa carico di tutta la loro vita! E’ il loro nuovo condottiero, la guida, la luce, la legge … Mosè ha dato da bere e da mangiare a un popolo affamato, perché non lo deve farlo anche Lui?

Gli apostoli, che non sono ancora entrati nel cuore di Gesù, che non lo hanno ancora saputo comprendere … sono sbrigativi: pensano che lo spettacolo sia finito e hanno pensato una loro soluzione del problema, “ognuno si arrangi”.

Gesù invece dice agli apostoli: “Comoda la soluzione, a voi non sembra vero di potervene lavare le mani. Non è che tocca a voi darvi da fare? Vi ho insegnato finora a comperare o a condividere?”

“Che cosa possiamo condividere se abbiamo solo cinque pani e due pesci?” gli dicono gli apostoli …. a Gesù basta questo poco, perché è tutto quello che c’è, non è un superfluo, è il necessario per la fame di un ragazzo e lo moltiplica.

La gente si toglie la fame: sono ancora i discepoli che distribuiscono e raccolgono i resti. È l’anticipazione dell’ultima cena, è la prima assemblea “domenicale” – se vogliamo vederla così – che va oltre la risonanza storica di un prodigio per una folla affamata: è il segno della presenza permanente di Cristo per dare all’umanità di ogni tempo il vero pane di vita.

Questo pane divino che sazia l’uomo lo rende capace di amare di più i suoi fratelli! Arrangiarsi non è verbo da cristiano, condividere invece si!

Gesù è la nostra guida, se ci sentiamo pecore senza pastore, alziamo lo sguardo a lui, tendiamo l’orecchio alle sue parole: basteranno quelle a darci vita, a sfamarci. La vera fame per noi oggi non è proprio quella del cibo se passiamo un sacco di tempo preoccupati di non ingrassare: la vera fame è quella della verità e Gesù ce la offre nel suo Vangelo.

Lui è sempre la nostra speranza di non restare confusi in questo mondo di
predicatori e ingannatori. Noi sempre ripetiamo gesti che vogliamo che siano solenni per la nostra vita, anche se sono sempre un simbolo di una offerta più grande che ciascuno è chiamato a fare. Vogliamo costruire una parrocchia, una comunità che si abbevera a Gesù Cristo, che vuol trovare in Lui la sua vita e la sua verità. Siamo preoccupati di costruire comunità nuove di vita e vediamo quanta fatica, quanta preghiera, quanta disciplina di noi stessi dobbiamo mettere in conto.

Il male si fa in fretta, il bene lo si può seminare, piantare, far crescere: solo Dio e sua Madre Maria ci garantiscono la riuscita e ci fanno compagnia verso la meta.

2 Agosto 2021
+Domenico

Non solo si mangia per vivere, ma c’è un pane di vita piena

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 24-35)

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C’è un istinto fortissimo nella nostra vita che è quello della conservazione. Scatta dentro di noi per sopravvivere, fin dai primi istanti di vita ci fa piangere, urlare, chiedere perché abbiamo fame e vogliamo essere nutriti. Un bambino non sente ragioni finché non lo si soddisfa. Poi l’istinto modifica i suoi modi di esprimersi, usa la ragione, l’intelligenza, la furbizia, l’ingegno, si organizza, produce, accumula: insomma diventa un interesse che non ti abbandona mai nella vita, tanto che se non ti lasci educare da valori più alti rischi di non uscire dal circolo vizioso che mette te al centro della vita e tutti gli altri attorno. Allora anziché istinto diventa calcolo, cattiveria, sopruso, sfruttamento, disumanità. L’amore deve farsi strada entro questa prepotente tendenza.

Gli ebrei del tempo di Gesù erano stati sfamati da quella prodigiosa moltiplicazione dei pani. Che bello! Con Gesù abbiamo risolto il problema della fame. Che vuoi di più? Noi lo seguiamo e lui ci mantiene; parla bene, dice delle cose belle, è buono, sa aprirci il cuore e ci permette pure di vivere. E Gesù non manca di farlo notare alla gente che lo segue: voi mi cercate perché vi siete riempiti la pancia; quello era un segno e voi vi fermate al segno; dovete fare uno sforzo per andare oltre. Non si vive per mangiare, ma si mangia per vivere. Non solo, ma c’è una vita da nutrire che non è soddisfatta dal cibo materiale; la vostra vita ha bisogno di fare un salto di qualità, dovete coltivarvi un’altra tensione, più forte dell’istinto della fame, che vi apre spazi di bellezza, di amore, di generosità, di poesia, di spiritualità.

L’uomo non ha bisogno solo di pane e di cose materiali per dare significato al suo vivere, ma soprattutto ha bisogno di dare risposta alla fame di verità, di libertà, di felicità che sente crescere dentro. Ha un cuore che non si può fermare a girare attorno a se stesso, ha uno spirito che lo tende sempre verso qualcuno che sta oltre, ha sete di Dio. E la sete di Dio la si soddisfa solo con la fede. Gesù si pone al crocevia di questa sete e si offre come sicura speranza di pienezza di umanità, quella cui tutti aspiriamo. Lui è una sorgente di acqua zampillante che è fatta per un’altra sete, un pane che è fatto per un’altra fame. E’ la sete di felicità, è la fame di amore. Per questi bisogni occorre un altro pane, un’altra acqua. Aveva provato quella donna al pozzo in Samaria a dialogare con Gesù di acqua, di pani, ma Gesù subito la smaschera. Non ti nascondere dietro questi bisogni, tu hai un’altra sete più profonda dentro. Abbi il coraggio di guardarti nella coscienza e di leggere che hai una vita da alimentare con lo Spirito. Gesù si pone davanti agli uomini come il pane della vita, il sostegno vero, il nutrimento necessario, normale, quotidiano; vai cercando felicità ovunque, perché non la cerchi nella mia vita, nella mia Parola? Perché non ti decentri dal tuo continuo guardarti addosso e non alzi lo sguardo a me per aprirti alla bellezza di Dio, alla pienezza della felicità?

Gesù risorto si presenta al mondo proprio così: il pane della vita, il sapore dei nostri giorni, il nutrimento della nostra fame di verità, di gioia, di amore. Non solo, ma si rende presente in questo pane e ogni chiesa è la casa, la custodia del pane della vita, di quel Dio che non ci abbandona mai.

1 Agosto 2021
+Domenico

La testa di Giovanni e non il futuro di sua figlia

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 14,1-12)

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Si dice spesso che gli adulti sono preoccupati dei giovani e che non sanno più che fare per loro, per contenerli: forse è vero, ma il problema non è di controllare, ma di amare, di spendersi per loro.

Incrocia la vita di Giovanni Battista una ragazzina, bella, agile, elegante, armoniosa: Vuole sfondare con la sua bellezza e la sua leggiadria … si allena nel ballo ogni giorno e finalmente arriva la sua grande occasione: non si tratta, stavolta, del solito saggio col papà, la mamma, gli zii, i nonni alla festa di compleanno, ma oggi c’è tutto il governo, i notabili … e danza, se la mangiano tutti con gli occhi.

Erode stravede, i giovani sono sempre sorprendenti, ti incantano, meritano tutto: “la metà del mio regno è tua”, dice Erode folgorato dalla bravura di questa ragazzina.

La ragazza è saggia, i complimenti non le danno alla testa: la sua danza è una sfida con se stessa, non con gli adulti; sa di aver bisogno di tutti per crescere, per decidere e va da sua madre.

“Mamma è il momento più bello della mia vita, sono riuscita a superarmi; ti ricordi quanti allenamenti, quante volte volevo smettere e tu mi hai aiutato? Se non ci fossi stata tu starei ancora a divertirmi con l’orsacchiotto di pelouche. Il re è disposto a darmi la luna. Ho un avvenire sicuro, non sono in casa sua solo perchè vuole bene a te. Ho un  posto anch’io”: non si sente più una vita da scarto, come capita a tanti giovani, non è destinata alla discarica, ma le si è aperta nella vita una strada. Non vuoi che sia questa anche l’aspirazione degli adulti che le vogliono bene, soprattutto di colei cui tra una coccola e l’altra si confida?

E la madre, l’adulta, il maturo, quella che vede bene, che calcola, che è navigata nella vita, colei che si è lasciata indurire il cuore dall’interesse, che non sa più sognare e cambia i sogni dei giovani in incubi, dice tutto il suo odio per la vita, e per il futuro dei figli: la testa di Giovanni Battista.

“Fammi portate su un piatto la testa di Giovanni Battista”: una sentenza che prima di ammazzare Giovanni, distrugge speranza e uccide l’anima di sua figlia che non ha ancora il coraggio di ribellarsi, è ancora soffocata dall’affetto predatore di sua madre, dell’adulto senza scrupoli.

Non sono così gli adulti che servono ai giovani: di questi fanno volentieri a meno, anzi sono tanto bravi alcuni figli che possono pure aiutare i genitori a diventare saggi.

Sant’Ignazio di Loyola, che oggi veneriamo, non era certo un adulto così … anzi ha guidato generazioni di giovani sulle vie del Vangelo, consacrati al servizio di Gesù in ogni parte del mondo.

Papa Francesco ne ha seguito l’esempio, la regola e la dedizione a Gesù e al Vangelo.

31 Luglio 2021
+Domenico

Se Gesù è sempre al centro … è azione e contemplazione

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 10, 38-42)

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

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La vita nostra è molto agitata, frenetica; l’agenda detta le leggi, gli impegni ti vedono tutta la giornata in corsa, se vuoi guadagnare quattro soldi non puoi addormentarti un momento, se vuoi educare i figli devi far loro l’autista per tutti i loro spostamenti. Quando torni a casa stanco del lavoro, ne devi riprendere un altro. Finalmente vado in chiesa per trovare un po’ di pace, per affidarmi a Dio e invece anche lì mi dicono che bisogna impegnarsi, che non si può stare con le mani in mano. Anche la chiesa è un altro impegno da segnare in agenda. 

Io, Lui, il Signore, quando lo incontro? quando mi posso sentire amato da Lui? quando gli posso affidare tutta la mia vita rubata dai vortici della competizione, della lotta per sopravvivere? E’ certo che tante nostre chiese devono offrire maggiormente spazio per la contemplazione e la preghiera, per l’incontro con Dio e per l’ascolto della sua Parola, ma è anche certo che la vita cristiana non può essere ridotta a celebrazione di riti, che ci accontentano e ci chiudono in noi stessi. Marta e Maria quando arriva Gesù a casa loro non capiscono più niente, tanta è l’amicizia che hanno con Lui, tanto è il bisogno di poterlo contemplare; solo che Marta lo fa lavorando e Maria ascoltando la sua Parola. Marta si lamenta, ma Gesù la rimprovera perché rischia di mettersi la centro lei del movimento dell’ospitalità, mentre l’ospite è Lui. Se mettiamo al centro Lui, sempre, l’azione e la contemplazione si compongono. Contempliamo il suo volto e vediamo in filigrana quello del povero;  serviamo il povero e vediamo sotto le sue sembianze Gesù. La nostra meta, la nostra scelta è di mettere sempre al centro Gesù, di aprirgli il cuore, di non sostituirci mai a Lui, di tenere fisso lo sguardo sul suo volto. E Lui ci chiamerà a dare il meglio di noi. Sta di fatto però che tenere fisso lo sguardo su lui non è rito sterile o affaccendarsi per non pensare, ma sempre risposta d’amore, a Lui che non ci abbandona mai.

 In un altro incontro con Gesù la posizione di Marta si fa più profonda: non è la donna che sta solo a fare pranzo, a  lavare piatti, a tenere curato l’ambiente, cosa del tutto nobile anche questa, ma essa per prima si accorge di Gesù e va a sollecitare Maria che invece è distrutta dal dolore e non riesce a contemplare Gesù. Lei ha il coraggio ancora di dettare a Gesù i tempi della sua presenza “Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto”. E qui Gesù è grande: le dice e la aiuta a entrare nel suo mistero più grande che esige pura contemplazione “Io sono la risurrezione e la vita chi crede in me ha la vita eterna…”.

In una terza occasione si parla di Maria che spezza un vaso costosissimo di nardo prezioso e fa l’ultimo gesto di amore che l’umanità ha riservato a Gesù, prima di morire. E’ una contemplazione molto umana, molto azione, molto pratica e anche audace. Infatti Gesù dirà che con la sua unzione ha anticipato ciò che nessuno avrebbe fatto per la sua sepoltura. Direi è una contemplazione attiva, umana, globale di una vita che ha centro in Gesù. Qui non c’è più Marta, ma, purtroppo, Giuda che fra poco lo avrebbe venduto. Il pensiero si alza alla profondità del sacrificio che aspetta Gesù.

29 Luglio 2021
+Domenico

Cercatori di Dio, mai tombaroli

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 13,44-46)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».

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Scoprire qualcosa per cui valga la pena di vivere è la cosa più bella che può capitare a un persona, ed è la cosa necessaria che dà a tutti la forza per affrontare il rischioso mestiere di vivere.

Tante vite sono annoiate perché godono di un massimo di possibilità da realizzare, ma non hanno una molla interiore per decidersi … e questa scatta nell’uomo quando è folgorato dalla verità

Il problema non è solo essere liberi, ma essere veri, cioè essere posseduti da uno sguardo bello sulla vita da far scattare dedizione assoluta a una causa e in questa incanalare tutte le energie possibili, comprese quelle nuove che si innescano proprio per la soddisfazione di aver trovato qualcosa di bello che ti incanta: è così dello sportivo, del ricercatore, dell’innamorato.

Gesù è stato così nella sua vita: è stato un uomo in cui sono letteralmente scoppiati ideali alti e per questi ha dato la sua vita … e paragona l’uomo a un cercatore di tesori, a un appassionato di cose belle, sorprendenti, capaci di creare felicità.

Non smettere mai di cercare nella vita! Devi stanare da essa i tesori che Dio ci ha messo dentro: solo così sarai felice!

I primi cristiani hanno dato la vita per la fede che avevano trovato e che aveva riempito la loro esistenza.

Quando il cercatore di tesori, non il classico tombarolo – come capita da noi – intuisce che in un luogo c’è qualcosa di grande valore, fa di tutto per venirne in possesso.

Il vangelo dice “vende tutto quel che ha e compra il campo in cui sa di trovare il tesoro” e questo lo fa non con tensione, con avidità, con la furbizia dell’inganno, ma pieno di gioia.

La bellezza per cui siamo creati ha una forza di attrazione incoercibile in noi, e ci provoca la vera gioia!

Di queste esperienze di assoluta dedizione nella gioia è fatto il Regno di Dio: la vita cristiana non è la concentrazione degli scontenti, dei musoni, degli arrabbiati o dei delusi della vita, ma è un popolo gioioso che sa di avere davanti grandi mete capaci di dare felicità e …

  • a queste orienta tutta la sua esistenza
  • in essa pone i suoi pensieri
  • per essa costruisce nuove relazioni

non si stanca di comunicare quel che ha trovato, di coinvolgere ogni persona che incontra, e condivide con lui passione per il Regno di Dio, e chiama tutti a fare festa, questa grande festa, quella vera del regno dei cieli, del regno di Dio, che è la festa della vita.

28 Luglio 2021
+Domenico

Dio offre sempre conversione

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 13, 41-43) dal Vangelo del giorno (Mt 13, 36-43)

Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

Audio della riflessione

L’esperienza di dover convivere nel mondo con molte impostazioni di vita diverse è un dato di fatto comune ai più piccoli centri, come alle grandi città: la mescolanza di popoli ci ha abituato a vedere modi diversi di vivere, di credere, di fare famiglia, di educare, di pregare …

C’è però da sempre un’altra convivenza che non solo sta all’esterno di noi, ma si colloca pure nella coscienza: la compresenza del bene e del male, di buoni e cattivi, di gente che si comporta onestamente e di gente che offende, estorce, danneggia, fa il male.

Non si tratta di giudicare le persone, ma di fotografare la grande pervasività del male nel mondo! 

Zizzania, la chiama Gesù Cristo nelle sue parabole: è talmente radicata nella vita che se la togli, ti strappa via anche il bene; l’estirpazione è una operazione talmente difficile e delicata che non ti permette di avere attenzione a tutto il bene che c’è attorno.

Quanti di noi proprio a contatto con il male hanno imparato a cambiare il proprio comportamento, a diventare più decisi nel bene; quante persone accostate con pazienza e cuore fermo nella verità, hanno trovato la strada della conversione.

E’ solo lui, Gesù, il giudice che premia e castiga: a noi compete aspettare, lasciare fare a lui, il che non significa che ci va bene tutto, che dobbiamo soccombere ai malvagi, agli ingiusti, ma che dobbiamo tenere talmente alta la nostra giustizia e la nostra bontà, da sconfiggere solo così il male.

Dio offre conversione attraverso la sopportazione e il comportamento dei buoni, attraverso la loro coscienza retta e l’aiuto a tutti per vedere dove sta il bene.

Occorre lasciare tempo perché il mondo riesca a decidersi di cambiare … anche in casa capita spesso così con i figli, con il marito o la moglie: ne guadagna al bene di più la comprensione, la dolcezza, la pazienza che l’urlo, il castigo, la piazzata.

Non è così purtroppo nei rapporti pubblici o politici, dove segnare a dito, gridare allo scandalo, sembra sempre più giusto che aiutare a cambiare.

Essere misericordiosi con i cattivi è collaborare al lavoro di Dio nel mondo; alla fine due grandi fuochi illumineranno la scena: quello che brucia il male e quello che farà risplendere il bene … e sicuramente sarà sempre più grande quello del bene, perché Dio non ci abbandona, non vuol fallire con il creato che ha costruito, con gli uomini che ha messo al mondo.

27 Luglio 2021
+Domenico

Dio è il Dio dei deboli, non degli indifferenti

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 13, 31-35)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

Audio della riflessione

La nostra società è tentata sempre di cose grandi e di sentimenti forti. Una grande riunione di massa, uno stadio pieno, una vittoria al mondiale, un dramma coinvolgente, sentimenti violenti e inaspettati, successi chiari e senza dubbi. Invece la nostra vita quotidiana si svolge tra una sequenza che ci sembra interminabile di ore normali, di gesti semplici ripetuti fino alla noia, di abitudini, di andate e ritorni, di levate mattutine e di rientri notturni. Ogni giorno occorre preparare il pranzo, rigovernare la casa, aprire e chiudere il cantiere, sistemare il negozio, far uscire e rientrare l’automobile… Per fortuna che tante cose le facciamo senza pensarci altrimenti ci assalirebbe una noia mortale. Ma è tutta qui la nostra vita?

Gesù dice che il regno dei cieli, il meglio della vita, il suo segreto, la sua grandezza, sta in un piccolo seme, gettato in un campo. E’ qualcosa che nessuno nota, che spunta indifeso, che rischia di essere calpestato da tutti, ma che ha in se una forza e una destinazione incoercibile. Diventa albero contro tutte le apparenze.

Il regno dei cieli è come un pizzico di lievito, qualcosa di invisibile, ma che movimenta tutta la pasta. Nella nostra realtà quotidiana Gesù ha messo tutta la forza per farla diventare la nostra felicità. Occorre guardarci dentro, non lasciarci trarre in inganno dalle cose grandi, chiassose, forti e violente. Dio agisce nella storia quotidiana, nasconde nei nostri passi giornalieri la sua forza e costruisce il mondo con la nostra povera, piccola, tenue, debole vita. E’ interessante vedere come da piccoli paesi, da borgate disperse sulla montagna senza orizzonte o nelle pianure senza confini, nascono persone che cambiano il mondo, uomini e donne che lievitano la realtà e la portano a pienezza. Dietro questi personaggi, ci sono stati una mamma, un papà, un prete, un insegnante, un nonno, una zia, che hanno amato nel silenzio, hanno voluto bene, si sono sacrificati, hanno scritto nella vita quotidiana un amore, tenace e pieno. Non hanno bisogno di apparire, basta loro essere se stessi.

Ecco, la speranza del mondo di Dio sta  nella semplicità di un seme che si porta dentro la forza incoercibile di Dio, e Dio si trova meglio a lavorare con la nostra debolezza, non con la nostra indifferenza.

I santi Gioacchino ed Anna, nonni di Gesù ci riportano a quella che da quest’anno si celebra alla festa dei nonni. Papa Francesco ci ripete spesso che la saggezza dei nonni è assolutamente necessaria per dare sale e sapore ad ogni esistenza e una solidarietà nonni e giovani aiuta a non pensare mai nessuno come scarto

26 Luglio 2021
+Domenico

Nella bisaccia di un ragazzo il segno del pane della vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 1-15)

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: “Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?”. Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: “Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo”. Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: “C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?”. Rispose Gesù: “Fateli sedere”. C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: “Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto”. Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: “Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!”. Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

Audio della riflessione

Possiamo farci aiutare a riflettere dalla fede di un giovane sconosciuto, ma importante, del Vangelo di oggi: spontaneo, concreto, generoso, mescolato alla gente con una bisaccia piena di pane e qualche pesce. E’ un ragazzo che, come tutti, ha una vita davanti: va tutti i sabati in sinagoga a ripetere e cantare versetti, qualcuno ogni giorno … ogni tanto lo prende e lo molla con qualche lavoro.

Ma Lui ha sentito parlare di Gesù: è uno che parla chiaro, che va giù duro, che non fa la solite raccomandazioni di galateo … “Lo voglio sentire anch’io, voglio vederlo anch’io, voglio partecipare alla festa dell’esserci” … e va, diremmo noi oggi – se non fosse irriverente – al suo grande concerto rock, all’incontro con qualcuno che lo infiamma, che lo fa sentire vivo.

La quotidianità ritornerà ancora, non c’è dubbio: la ricerca di lavoro, il tirare a campare, lo stare a raccontarsi, il sentirsi addosso gli adulti con le loro infinite raccomandazioni … “ma lasciatemi andare!” … e parte!

Ma nella sua concretezza – poi dicono che i giovani sono sbadati – si prende una scorta di pane e due pesci seccati: sa che gli viene  una fame da morire certe volte, soprattutto quando la vita va a cento.

Ascolta Gesù che parla, si mescola alla gente e gli viene fame; apre la sua bisaccia: è il momento in cui tra gli apostoli si diffonde il panico. Gesù li aveva provocati: “occorre dare da mangiare a questa gente”.

“Sì! E noi che ci facciamo? L’unico che sta bene è questo ragazzetto qui, più saggio di tanti adulti.”

Il Vangelo non racconta che cosa è successo in quel momento, sta di fatto che quei cinque pani e quelle sardine arrivano a Gesù: il ragazzo nella sua concretezza, semplicità e generosità mette a disposizione … e tutti mangiano, e tutti si saziano, e tutti si scatenano e si scaldano.

Erano solo la scorta di un ragazzo per la sua avventura in cerca di vita …. diventano il segno di un pane insaziabile, che è Gesù.

Erano una debolezza, di fronte al problema, sono diventati per Gesù la forza.

Il nostro pane è Gesù! E’ Lui che ci nutre, che fa rinascere speranza, che permette alle nostre deboli forze di sostenere le difficoltà della vita.

Il pane è la Parola, è l’Eucaristia, ma il pane ha bisogno dello Spirito per sfamarci, per farci crescere nella libertà.

Si può mangiare un pane in schiavitù, un pane bagnato dalle lacrime della nostra cattiveria, delle guerre, dei soprusi degli uomini … noi vogliamo che sia lo Spirito a santificare il nostro pane!

Di fatto è con l’invocazione dello Spirito che il pane e il vino diventano corpo e sangue di Cristo nella celebrazione eucaristica.

Avere bisogno di pane significa avere fame. Forse noi oggi non abbiamo fame di Dio, ma di tante altre cose che non ci danno soddisfazione.

Certa nostra infelicità non ha origine fisiologica, è bisogno di Dio: occorre avere il coraggio di cercarlo e mettere la nostra semplicità davanti a Lui: Lui sa moltiplicare non le nostre miserie, ma le nostre disponibilità. Sa cambiare la debolezza in forza, purché lo cerchiamo con sincerità … e lo spirito ci guiderà a compiere l’opera e soprattutto a lodarlo per la sua immensa grandezza e grande amore.

25 Luglio 2021
+Domenico