Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 44-51)
In quel tempo, disse Gesù alla folla: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
La ricerca di una presenza viva, un contatto con la persona cui si vuole bene, avere la possibilità di un suo sguardo che ti penetra, almeno un vedere senza filtri come le foto e le riprese, le sequenze di parole e sguardi, di sorrisi e pianti, una stretta di mano che mette in contatto la nostra stessa corporeità è un punto di arrivo necessario per la nostra umanità … e vediamo quanto ci è costato e ci costa ancora in questa epidemia stare sempre a distanza anche fra di noi: fa scaturire una esigenza pressante che si scrive nella nostra stessa corporeità: si può chiamare, fame, sete, solitudine, carenza di qualcosa di specifico per la nostra natura umana.
Deve essere molto alta la motivazione che ti fa sopportare tutto questo e lo stiamo facendo volentieri pensando a chi è intubato, isolato, sofferente e spesso morente, rimasto solo negli affetti.
Questa esigenza ha una sua validità anche nelle esperienze spirituali, soprattutto cristiane: non a caso nel dialogo di fede con Gesù esistono i sacramenti, cioè degli incontri certissimi con Cristo proprio veicolati da elementi sperimentabili, come l’acqua, il pentimento, l’amore, il pane e il vino che si fanno corpo e sangue di Cristo, il crisma che consacra e dà la concretezza di una immissione dello Spirito Santo nella persona, la comunione tra gli stessi cristiani che si chiama chiesa, ben visibile, sperimentabile, ne è il primo e sorgivo sacramento dell’incontro con Gesù Cristo … e Lui stesso si propone con una affermazione inconfutabile: “Io sono il pane della vita“, e prima di morire si offre in quell’ultima cena, la prima definitiva del Testamento nuovo.
Si capisce allora la difficoltà che noi cristiani proviamo se ci si toglie questa concretezza della mensa eucaristica: le chiese le abbiamo costruite non soprattutto per andare a pregare, ma perché si facesse comunità che si nutre di Cristo e se ne ospitasse la sua presenza sacramentale! A questo corpo e a questo sangue dovremmo costruire ovunque un duomo di Orvieto, ma soprattutto un popolo di credenti che si nutrono di Eucaristia.
E Gesù si dà tre obiettivi con questa presenza eucaristica, sono tre verbi del vangelo di Giovanni: non respingere, non perdere, risuscitare! Siamo accolti sempre da Lui, non rischiamo di perderci e di perderlo e avremo vita per sempre: questo ci garantisce l’Eucaristia, e questo non è per noi una abitudine, ma l’accoglienza di una scelta che Gesù fa per ciascuno! Non è una “convenienza”, ma frutto di un innamoramento; non è terrore per una fine incombente, ma certezza di una vita che non finisce e va oltre.
Certo, spesso abitudine, convenienza e fatalismo ci incatenano in una “pratica” che non ci dice più niente come la messa domenicale per tanti cristiani … il coronavirus ci ha fatto fare un “digiuno” forse salutare per tornare alla Eucaristia, come a una presenza e contatto indispensabile per la nostra fede.
Proprio perché l’Eucaristia non è un sacrificio di animali come avveniva nel primo testamento o una folata di incensi profumati o un fastidio obbligatorio da subire ogni domenica, ma la presenza vera di Gesù Cristo, noi finalmente di nuovo possiamo fare la comunione, col mangiare la concretezza di un pezzo di pane, un corpo, e un calice di vino, un sangue che ci dice l’amore infinito di Dio per ogni persona, che la bontà di Dio non ci fa mai mancare.
5 Maggio 2022 – Tempo di Pasqua
+Domenico
