Testimoni coraggiosi e affidati alla bontà di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 10,32-33) dal Vangelo del giorno (Mt 10,24-33)

«Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Audio della riflessione

Non è raro trovare un cristiano che ha paura a testimoniare la sua fede religiosa, il suo credere, il mondo di valori a cui si affida, le convinzioni stesse radicate nella sua educazione familiare: è un comportamento che si chiama vergogna, latitanza, nascondersi dietro un dito, mancanza di coraggio, anonimato …

… questa paura talvolta viene camuffata da dialogo, da ascolto, da umiltà, da libertà massima che deve essere lasciata alle persone … tutte doti vere e necessarie, che vanno sempre però coniugate con una identità forte del cristiano, una identità non prevaricatoria, ma disponibile a offrire quella speranza che ci è stata data e che  non è nostra, una Parola che viene da oltre.

La paura cresce poi se si sperimenta il rifiuto: la scelta non è di abbandonare, ma di testimoniare con la propria vita la persona di Gesù che traspare dal vangelo che viviamo! Così faceva san Carlo de Foucauld nel deserto di Tamanrasset con i Tuareg

L’invio in missione da parte di Gesù, infatti, non garantisce necessariamente ai discepoli il successo, così come non li mette al riparo dal fallimento e dalle sofferenze … per cui essi devono mettere in conto sia la possibilità del rifiuto, come la possibilità e perfino l’inevitabilità della persecuzione.

E’ sempre stata storia delle nostre comunità e associazioni quella di far crescere persone disposte fino al martirio a difendere e proporre la nostra fede: lo è anche oggi nei contesti di intolleranza nei confronti della fede cristiana.

Spesso è “solo” difesa della vita, del povero, dell’accoltellato, del migrante rifiutato

Molte ragazze hanno dato la vita per difendere la propria verginità, del resto un discepolo di Cristo non può che conformare la sua vita a Lui!

Qualche momento prima infatti Gesù aveva detto: “Un discepolo non è più grande del maestro, ma è sufficiente per il discepolo essere come il suo maestro.(Mt6,40).

Il discepolo deve seguire il modello che è Cristo respinto e perseguitato dagli uomini, che ha conosciuto il rifiuto, l’ostilità, l’abbandono, e la prova più atroce, che è la croce.

La persecuzione non è eventualità remota, ma una possibilità sempre attuale: non esiste missione all’insegna della tranquillità!

Forse per molti di noi il coraggio della fede non ci chiede eroismi, ma di confrontarci con l’indifferenza, con la irrilevanza, con una corrente contro cui si deve andare sempre, ci chiede di essere sempre attaccati alla Parola, di difendere il povero, l’immigrato, il rom, il lavoratore, di offrire riferimenti scomodi, ma roccia su cui si può fondare una crescita.

Non siamo assetati di sacrificio, di morte, ma desiderosi di spenderci sempre per la vita di tutti, mettendo la nostra nella mani di Dio.

9 Luglio 2022
+Domenico

Autore: +Domenico

Domenico Sigalini (Dello, 7 giugno 1942) è un vescovo e giornalista italiano, Vescovo emerito della sede suburbicaria di Palestrina. Una Biografia più esaustiva è disponibile su Cathopedia all'indirizzo https://it.cathopedia.org/wiki/Domenico_Sigalini

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