Preghiera, elemosina, digiuno: tre rose della primavera dello spirito

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6, 3-4. 16) dal Vangelo del giorno (Mt 6, 1-6. 16-18)

« Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà … »

« E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano … »

Audio della riflessione

Esistono dei gesti che i cristiani compiono sia pubblicamente che nella propria vita privata, che non possono essere messi a bilancio, né rispondere a domande tipo “che cosa me ne viene, che cosa producono di concreto, dove mi portano, si può vedere che cosa mi danno in più?”: sono gesti che si portano via del tempo prezioso, che tengono le persone fisicamente inattive, senza fare niente di produttivo. Ciò è ancor più incomprensibile se dobbiamo ogni giorno fare i conti con la sindrome dell’agenda, sempre lì a ricordarci tutti gli impegni della giornata. Altri gesti invece impoveriscono la persona che li compie: le fanno perdere energie e sostanze, rendono ancora più problematico il già difficile bilancio familiare, le svuotano i risparmi; altri ancora sono incomprensibili perché vanno contro un istinto di conservazione necessario e provvidenziale: sono la preghiera, l’elemosina e il digiuno … sono tre gesti che il Vangelo continuamente mette in campo, in un tempo caratteristico della vita cristiana, la sua primavera, e cioè la Quaresima. Sono tre perle che devono abbellire la nostra vita.

Affidarsi a Dio nella preghiera è il respiro di ogni nostra giornata: Lui ci ha creati, a lui siamo grati. Lui ci tiene in vita, a lui ci affidiamo; Lui è il nostro Padre, nelle sue braccia facciamo riposare la nostra umanità ferita.

Abbiamo la necessità di tenere il corpo allenato a vincere la comodità, il torpore, la violenza dei sensi, e allora digiuniamo; sappiamo che molti mancano del necessario e noi moriamo del superfluo, e allora digiuniamo; il nostro spirito spesso si appanna perché troppo teso ad essere accontentato, e allora digiuniamo; vogliamo tenere lo sguardo fisso su Gesù e il nostro corpo teso come una freccia nell’impegno per gli altri, e allora digiuniamo.

Sappiamo che molta gente non ce la fa ad arrivare alla fine del mese, spesso della settimana: conosciamo famiglie che vivono nell’indigenza, sappiamo come in tante nazioni si muore di fame, e allora facciamo l’elemosina. Non risolviamo noi i problemi dei poveri, ma ci facciamo poveri con loro per aiutarli a sperare, diamo quel poco che abbiamo per condividere le piccole speranze della vita.

Allora la Quaresima sarà sicuramente uno sguardo per tutti verso quel cielo abitato da Dio per cambiare, per quanto possiamo, questa terra in cui viviamo, ma che è spaesata.

2 Marzo 2022
+Domenico

Ti abbiamo seguito e siamo sicuri che tu ci riempi la vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 10, 28-31)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Audio della riflessione

Ci nasce spesso la domanda: tutto quello che sto facendo, i sacrifici che affronto nella vita quotidiana, l’alzarsi presto al mattino, andare a lavorare, affrontare ogni giorno qualche nuovo dolore, impegno … districare vite che si ingarbugliano, mettere al mondo figli, faticare per farli crescere, non avere un minuto di tempo per me che vantaggio mi porta? Ne avrò un qualche bene? Sarò prima o poi felice? C’è davvero di là un paradiso, o è un tipico inganno per non farmi riflettere e tenermi soggiogato da doveri, morale, comportamenti che farei saltare molto volentieri?

Gesù, noi abbiamo lasciato tutto per venirti dietro: avevamo un buon lavoro, avevamo una vita decente, anche se un po’ insoddisfacente, avevamo un mestiere, degli affetti … sei passato tu, ci hai incantati e ti abbiamo seguito; abbiamo fatto tanta strada con te, ci hai scaldato il cuore, abbiamo capito tante cose, ma che ne sarà di noi? C’è qualcosa di più bello e di più grande che raggiungeremo? Questa gioia che promana dal tuo volto, sarà anche la nostra?

Che cosa ci si guadagna a essere cristiani? E’ una domanda giusta? Certo, tutti vogliamo sapere che se quello che facciamo ha un valore, porta a dei risultati per i quali vale la pena di sacrificarsi e vogliamo avere “certezza” di non aver speso la vita invano.

E Gesù non si tira indietro: “Non c’è nessuno che abbia lasciato padre, madre… abbia impostato la sua vita sulla mia parola, abbia  fatto della fede l’investimento più grande della vita che non abbia ricevuto in dono la felicità. Incontrerà anche persecuzioni, come le ho dovute affrontare io, ma non vi rendete conto di quanto grande sia la pienezza di vita che vi aspetta”.

E, se siamo sinceri, vediamo che i nostri stessi sacrifici, già ora diventano gioie e soddisfazioni: l’aver la coscienza pulita, proprio perché l’onestà ci è costata, è già in sé una felicità! Poter alzarsi tutte le mattine, anche presto per andare a lavorare, ma con la coscienza che non ti rimprovera niente, con la sensazione vera che stai nella bontà di Dio e che non hai mai fatto male a nessuno, è una forza di vita incalcolabile! E Dio, che non ci abbandona mai, non mancherà di essere tutta la nostra felicità.

Dovremmo poi essere … capace di lasciare libero Dio di salvare anche i ricchi nella sua misericordia con i suoi processi di grazia, di coinvolgimento di essi e di tutti nei suoi piani di sollievo per i poveri e di riparazione per il male fatto.

Non è che a vita buona corrisponde grande premio, a vita sbagliata corrisponde “negatività”: Il Signore è capace anche di farci cambiare il cuore.

1 Marzo 2022
+Domenico