Mi fido di te, ti affido mio figlio

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 1, 16.18-21.24

Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.

Audio della riflessione

Molti quadri, sculture, rappresentazioni di San Giuseppe lo vedono con il volto sereno, con in mano un bastone fiorito mentre si avvicina a Maria per prenderla in sposa e dietro a lui tanti altri giovani, belli, aitanti, che stanno spezzando con dispetto il loro bastone ormai diventato inutile. È la rappresentazione di una leggenda che dice che Maria, la madre di Gesù, sarebbe andata sposa a quel giovane cui sarebbe fiorito in mano il bastone del pellegrino che lo aiutava a fare i suoi percorsi nella vita. Solo quello di Giuseppe fiorì e ebbe Maria come sposa. È un giovane che vuol dare alla sua vita lo slancio del dono, dell’amore appassionato, della gioia di costruire una famiglia, di offrire a Dio lo spazio d’amore in cui Lui solo può far crescere le sue creature. Ma non sa ancora che Dio ha grandi progetti su di Lui.  

E Dio come sempre entra nella sua vita con una domanda esigente. Dio conosce il suo cuore e sa che può dare molto. Nei suoi progetti di amore pulito, gioioso, solare, un amore cui pensava come ogni giovane del suo tempo da tutta la vita, amore che lo illuminava nei lunghi giorni di lavoro si introduce un dramma. Maria è incinta prima che lui le viva assieme. La sua coscienza non dà segni di squilibrio, affronta la situazione con grande delicatezza. Volevo bene a Maria, vuol dire che Dio mi sta provando, ma la delicatezza mia nei confronti di Maria resta intatta, non voglio nemmeno dubitare, sono davanti a qualcosa di più grande di me. Dio fammi capire, continua a dare spazio al mio sogno di amore, all’amore che tu mi hai scritto nel cuore.  

E Dio si fa incontrare all’appuntamento. Non temere, ti voglio accanto a Maria per aiutarla a crescere il Salvatore, il Messia. Mi dai la tua statura morale di padre, la tua dignità di lavoratore, la tua delicatezza, la tua sicurezza, la tua dedizione?  

Giuseppe, destatosi dal sonno, fece quel che Dio gli aveva chiesto. Una frase lapidaria che contiene tutta l’adesione alla volontà di Dio, tutta la decisione di custodire Gesù come in uno scrigno, lo scrigno di una vita povera, umile, ma dignitosa e profondamente umana. E Giuseppe è stato accanto a Maria, per allenare Gesù perché diventasse quell’uomo che si sarebbe piegato su tutti i mali del mondo, che avrebbe avuto il coraggio di affrontare la croce e che avrebbe riportato a Dio l’umanità. Una vita data in dono, come deve essere ogni vita umana, capace di aprire sempre alla speranza. Una vita da mediano; lo si nota solo quando deve correre ai ripari di una situazione impossibile.  

Dico spesso che la figura del padre è la spina dorsale della vita di un uomo. Giuseppe lo è stato per Gesù. Certo il Padre di Gesù è Dio, ma la sua umanità l’ha costruita alla scuola di amore di Giuseppe, il carattere lo ha modellato sul suo, la conoscenza delle cose gli è venuta da lui, il modo di impostare la vita, il coraggio nell’affrontare le situazioni, le modalità di approccio agli altri, le aperture di orizzonti gliele ha date San Giuseppe. È per questo che noi lo teniamo in grande venerazione nella vita della chiesa e nella nostra stessa spiritualità cristiana. 

19 Marzo
+Domenico

Giuseppe, l’uomo dei sogni

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 1,18-24)

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
«Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele»,
che significa «Dio con noi».
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Audio della riflessione

C’è un misterioso mondo nella vita dell’uomo che è quello dei sogni. Spesso sono strampalati, strani, senza filo logico; ti lasciano sorpreso per le realtà differenti che vi si condensano, ti rievocano fatti impossibili… altre volte invece diventano segnali per la vita, previsioni sconcertanti di episodi, simboli, avvertimenti, rievocazione di persone care… È un mondo misterioso di libertà, senza spazio, senza tempo, senza responsabilità. Sono sogni anche quelli che facciamo ad occhi aperti: la visione di un mondo più bello, più giusto, il desiderio di una vita più felice, di un futuro difficile, ma possibile.  

Nella Bibbia si narra che spesso Dio parla all’uomo nel sogno: usa questa esperienza per collocare il dialogo profondo con Dio. Forse Dio parla all’uomo nel sogno proprio perché lo trova nel massimo della disponibilità, dove è tutto ascolto e tutta creta nelle sue mani. Sogna Abramo, sogna Giacobbe, sognano i grandi, sogna Giuseppe, l’ultimo figlio di Giacobbe, tanto che i suoi fratelli lo tirano in giro, sogna Giuseppe lo sposo di Maria.  

È turbato; gli stanno crollando tutti i suoi progetti a lungo meditati e preparati, ha immaginato il suo futuro con Maria, vuole costruirsi una famiglia, una casa, vuole affrontare la vita nella dolce compagnia di una donna, nella dimensione d’amore che lo porta a scrivere l’amore di Dio nei suoi gesti quotidiani, nei suoi sentimenti, nelle sue aspirazioni. Ha capito che la sua vita può essere felice solo se la fa diventare un dono senza condizioni a Maria. Ma non sa che Maria è sempre stata pensata da Dio, come Madre del Salvatore, che è l’Immacolata, che in lei è scritto un disegno grandioso, unico. Non sa ancora che il Signore onnipotente ha chiesto anche a lei sconvolgendole i piani, un dono assoluto; non sa che Maria proprio a lui, a Giuseppe, alle loro promesse vicendevoli, pensava quando l’angelo le annunciò il grande dono di diventare la madre di Gesù. Lei aveva detto il suo sì.  

Giuseppe è destabilizzato nelle sue sicurezze, ma si fida ciecamente di Maria e si ritrae, si affida alle mani di Dio, sa che Dio è l’amore stesso che gli canta nel cuore e che la sua grandezza abita nelle impossibilità dell’uomo. E a Dio si affida, accoglie Maria e il Figlio Gesù, ne sarà ogni giorno il custode, il padre, la sicurezza, la forza per crescerlo in età, sapienza e grazia. 

Giuseppe sa che Dio non abbandona mai nessuno. 

18 Dicembre
+Domenico

Gesù si è caricato nel suo sangue tutta la nostra umanità

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 1, 1-16.18-23)

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giosafat, Giosafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa Dio con noi.

Audio della riflessione.

Ogni uomo che nasce a questo mondo è una sicura originalità. Sappiamo tutti, infatti, che con le impronte digitali riescono a distinguere qualsiasi persona da un’altra, col DNA ancora di più; i genitori vedono crescere i figli e sono sorpresi dei loro comportamenti originali. All’inizio stanno a vedere a chi assomiglia, rintracciano in loro i tratti dei parenti, dei nonni, degli zii, poi si devono adattare a vedere, e giustamente, che non sono la somma di nessuno, ma una originalità assoluta, un nuovo carattere, una nuova sensibilità, un nuovo modo di pensare e di reagire, di trovare ragioni di vita e di organizzare l’esistenza. Ciascuno però è il punto di arrivo delle generazioni precedenti, si porta dentro dei segni di chi lo ha preceduto: il sorriso della nonna, o la tenacia dello zio, la dolcezza della mamma, lo scatto di impazienza del nonno, l’andatura del fratello, la litigiosità o l’imprenditorialità di qualcun altro… 

È stato così anche di Gesù: nel prendere carne, nell’assumere un corpo si è messo, in maniera del tutto originale come ogni uomo, ma anche in totale incarnazione, nella fila delle generazioni che lo hanno preceduto. Ed è interessantissimo che il vangelo di Matteo che si legge nelle chiese oggi, che è la festa della nascita della Madonna, metta in fila le generazioni che hanno preceduto Gesù, in termini non soprattutto cronologici, ma genealogici. Ed è sorprendente vedere come in questa fila ci stanno grandi personaggi, oscuri avi, gente giusta e prode, peccatori e delinquenti, uomini e donne di fede e persone violente, cultori della pace e disonesti mercanti di guerre… 

Nel sangue di Gesù scorre tutta l’umanità che lo ha preceduto. Ci stiamo tutti noi. Ci sta il buono e il cattivo, il kamikaze e il martire, l’importante e lo sconosciuto. Dio si è fatto uomo, ha condiviso tutto della nostra vita eccetto il peccato. La sua carne è il punto di arrivo di tutti i tentativi, anche falliti di umanità, di chi lo ha preceduto. Questo Figlio di Dio prende su di sé tutte le nostre caratteristiche umane, direi quasi somatiche e ci viene a dare coraggio, a dire che l’umanità è sempre in cammino verso il bene e lui ci sta dentro, se la prende tutta su di sé, ci carica tutti sulle sue spalle e ci porta nelle braccia del Padre. 

Non siamo né abbandonati, né disperati, ma accompagnati e tenuti per mano, inscritti nella carne del Figlio di Dio e di Maria, speranza certa per tutti gli uomini anche per i più abbandonati. In questa fila c’è un salto di qualità, si inscrive Maria, l’Immacolata, la stella del mattino, la tutta pura, la donna per eccellenza in cui si realizzano le promesse della nostra salvezza; in Lei si rispecchia la bellezza primigenia con cui Dio aveva concepito l’umanità; in Lei rinasce il colloquio degli Angeli con l’uomo innocente; in Lei rifulge una integrità verginale che il mondo ammira e non ha; in Lei si compie il sovrano mistero dell’Incarnazione per la gloria di Dio e la pace sulla terra; in Lei il silenzio profondo dell’anima perfetta e aperta all’infinito si fa amore, si fa parola, si fa vita, si fa carne, si fa Cristo; in Lei abita ogni pietà, ogni gentilezza, ogni sovranità, ogni poesia; è donna viva, ideale e reale; in Lei il dolore raggiunge 

acerbità impossibili che nessun cuore di madre ha egualmente provate; in Lei la fede, la fortezza, la bontà, l’umiltà, la grazia infine, nella sua più splendida e misteriosa realtà, hanno espressioni sovrumane; in Lei, come in lampada viva, splende lo Spirito Santo e irradia Cristo Gesù. 

“Le feste della Madonna sono tutte fontane traboccanti di gaudi e di consolazioni incomparabili. L’esaltazione della nostra povera umanità all’altezza e alla bellezza dei privilegi della Vergine è una gioia unica per il nostro mondo, soggetto al peccato, alla corruzione, alla disperazione, alla maledizione. Piove sul mondo e specialmente sulle anime fedeli, ad ogni festa della Madonna, una effusione di letizia, che solo nella Chiesa Cattolica si conosce. Non per nulla Maria è celebrata come “causa nostrae letitiae” e invochiamo come madre che ci aiuta a prendere la strada vera della vita, con il suo consiglio, la sua luce e la sua profezia. Oggi a lei noi ci affidiamo, sicuri che ci porta a suo Figlio Gesù, magari ancora sulla croce di ogni nostra vita, ma sicuri che ci aspetta la risurrezione.

08 Settembre
+Domenico

Giuseppe sarai per Gesù la roccia della sua infanzia

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 1,16.18-21.24)

Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.

Audio della riflessione

Alle spalle della bella e benedetta figura di san Giuseppe c’è il decisivo convergere di Gesù nel progetto trinitario. Si fa in cielo una riunione importantissima: si mettono al tavolo Dio Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. E vedono che l’unica strada da percorrere è di parlare all’uomo in una forma del tutto nuova. Occorre immergersi nella loro vita e da lì liberare e farli crescere veramente liberi. Chi ci sta di noi tre a realizzare questa sorta di nuova creazione?  

Il figlio disse. Eccomi, manda me. Io ci vado proprio molto volentieri; tu, papà decidi quello che vuoi, dobbiamo assolutamente riuscirci non venendo meno a nessun nostro sogno, in cui abbiamo rischiato tutto sulla loro libertà. Io mi terrò sempre in contatto con te. Dio Padre sceglie la madre Maria, ma per suo figlio gli occorre pure un padre speciale, perché il figlio è suo e lì in terra ha bisogno di un padre che tocca, che vede, che ama e sceglie Giuseppe. 

E a Giuseppe, lo sposo di Maria chiede l’impossibile, ma glielo chiede: “Giuseppe, non temere, è da sempre che sto pensando alla tua onestà, alla tua giustizia, alla tua grinta, al dolcissimo amore che ti lega a Maria. Mi ha affascinato la tua delicatissima relazione con Maria. In questo vostro amore meraviglioso, noi, la Trinità, vogliamo deporre Gesù, il Figlio di Dio.  

Quel bambino è la Parola, che era fin dal principio, è il nostro essere persona umana. Lo affido alla tua saggezza, alla tua serena umanità, alla tua forza di padre. Non avrai una vita in discesa, come non la avrà Gesù, ma tu sarai per lui la roccia della sua infanzia e della sua giovinezza. Sogneremo insieme il bene di questo mio figlio, che affido a te.” 

Ogni amore umano tra uomo e donna chiama in causa l’amore di Dio, ne è una degna, ma velata immagine. È Dio che si dà a vedere nell’intensità di amore tra i due. Per Giuseppe e Maria in questo amore non c’è solo l’immagine, ma compare proprio Lui, la sorgente dell’amore, il suo senso, la completezza, la pienezza, Gesù. Siamo partecipi per la Parola di Dio a questa storia infinita di amore, questo intreccio di volontà e di attese, di dialoghi e di accoglienza, devono caratterizzare tutte le nascite dei figli di Dio.

20 Marzo
+Domenico

Un uomo semplice: Giuseppe, come tutti noi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 1,18-24)

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Audio della riflessione

Ogni uomo ha progetti di vita … per un po’ di tempo, quando è ragazzo, sogna,  li confonde con le veline della Tv, con le figure eroiche dello schermo, con gli atleti di uno sport, con le professioni patinate … poi un po’ alla volta si costruisce ideali concreti: mette in fila allenamenti, studi, ricerche, sforzi per dare corpo ai sogni, gambe e cingoli alle sue aspirazioni.

Immagino Giuseppe – San Giuseppe – un giovane così: un lavoratore, un carpentiere – come dice il Vangelo – un giovane che accetta la vita, la vede come un campo di prova e una occasione di felicità semplice e autentica … e dentro questo suo progetto ci sta l’amore; ci sta il desiderio di donare il cuore a una ragazza, di affrontare con lei le sfide della vita, le semplici gioie di uno sguardo negli occhi, di un tenero affetto nei corpi, di fare una famiglia insomma, di spendere i suoi sentimenti nella storia di un amore pulito, nella intimità di una casa … e incontra la ragazza del cuore, e comincia a dare concretezza ai sogni.

La ragazza è Maria: decide di sposarla … ogni popolo ha le sue usanze, i rapporti con i genitori da curare, le tradizioni che accompagnano il nascere di una famiglia. Non sono fatti esclusivamente personali gli affetti accolti e donati per costruire una famiglia, sono parte integrante della vita di una comunità, dell’intreccio di relazioni delle famiglie: Eè sempre un gioco tra interiorità e intimità da una parte e comunità e società dall’altra.

Proprio in questo tempo bello e progettuale Giuseppe vede che Maria si porta un segreto che lo sconvolge: aspetta un bambino e non è il suo.

La sua umanità tesa al progetto, alla realizzazione del sogno della sua vita ha un appannamento: non vede più chiaro, si sente scavalcato da qualcosa che subito immagina di grande. Non si adatta all’interpretazione più banale, ma scava nella sua storia di amore con Dio e di amore di Dio verso il suo popolo la ricerca di una risposta.

Affida alla sua fede e non ai suoi risentimenti o alle interpretazioni facili e denigratorie in cerca di una magra consolazione … affida la domanda lancinante: “che vuole Dio da me?  Il mio bel progetto non è il suo. C’è qualcosa d’altro”.

Ferma allora la sua storia, offre a Maria il massimo rispetto e dignità di scelta: la vuol rimandare nel segreto. Tutto deve rimanere nella coscienza pulita sua e nella storia inaspettata, ma sicuramente scritta in Dio che sta vivendo Maria, tanto la stima e le vuole bene! Ferma allora i suoi sogni e ne aspetta altri … e Dio vede la sua forte fede e gli svela il segreto: “Non temere Giuseppe: sei proprio un giusto, non avevo alcun dubbio sulla tua integrità. Ti affido Maria, si porta in grembo il Figlio di Dio, la sorgente di quell’amore che riempie la tua vita, quella di Maria e quella del mondo”.

Vieni Gesù, ti aspettiamo!

18 Dicembre 2022
+Domenico

L’incarnazione: le nostre vite danno la carne a Cristo

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 1,11-17)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Àcaz, Àcaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.

Audio della riflessione

Quello che sempre ci sorprende, che ha dell’inverosimile, che ci scomoda nella nostra religiosità spesso superficiale è accettare che Dio, l’Assoluto, quell’essere che immaginiamo ci sia, ma che non vediamo, che non cade sotto i nostri microscopi o raggi X, sotto i nostri rivelatori anche intelligentissimi, ecco, quell’essere che ha creato cielo e terra abbia deciso di farsi uomo, di mescolare la sua vita alla nostra. Questo ha significato che Dio prendendo una carne umana si inscrivesse nel tessuto delle nostre relazioni, prendendo un volto entrasse nel giro delle nostre somiglianze.

Quando nasce un bambino in casa si scruta il suo volto e più tardi il suo modo di fare, di camminare, di reagire, per vederne i lineamenti e collegarli a quelli del papà, della mamma, degli zii, dei nonni, dei parenti: ogni bambino che nasce fa parte di un popolo, di una storia, della caratterizzazione somatica di una razza, ha un colore della pelle, la configurazione precisa di una etnia.

Ebbene anche Dio, entrando nella storia ha preso i lineamenti di un popolo, ha mescolato nel suo sangue e nei suoi lineamenti, nel suo carattere e nei suoi sentimenti, i tratti del popolo di cui è venuto a far parte.

Il Vangelo di Matteo, ci offre un genealogia: una successione di nomi che fanno risalire Gesù ai capostipiti del suo popolo, del popolo ebreo. In questa linea, in questo albero genealogico ci stanno buoni e cattivi, santi e peccatori, nobili e plebei, figli buoni e figli degeneri.

Questa carne e questo sangue ha voluto prendere, questi caratteri e queste doti, queste qualità e questi difetti: Gesù non è un mito, non è una idea, non è un extraterrestre, ma un uomo impastato di storia e di conquiste, di disfatte e di progressi come noi … e anche oggi nella sua venuta non disdegna di prendere su di sé i caratteri e le tensioni della nostra umanità, le nostre sofferenze e malattie, il peso delle nostre colpe e del cattivo uso della nostra libertà: è per questo che sentiamo il Natale come qualcosa di intimo, di personale.

E’ vero Gesù assume i nostri lineamenti, perché noi copiamo in maniera originale nella nostra vita i suoi, perché abbiamo davanti agli occhi sempre una umanità nuova come l’ha rifatta Lui, senza peccato.

C’è speranza allora in questa nostra umanità: non siamo alla deriva, ma a una sorgente di vita nuova.

Vieni Gesù, ti aspettiamo!

17 Dicembre 2022
+Domenico

Maria è nella nostra tenebra la luce  per una nuova vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 1,1-16.18-23)

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giosafat, Giosafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa Dio con noi.

Audio del Vangelo e della riflessione

Siamo abituati alle ingiustizie, al sopruso, al terrorismo e alla guerra, agli attentati che molti giovani non hanno visto altro … da fare per uscire da questa vita insulsa, altro da fare che che arruolarsi nelle crudeltà di qualche … gruppo estremista, nel creare squadre punitive, nel fare diventare la violenza l’unica soluzione ai problemi della società … mentre invece ne crea altri, peggiori!

Nella filigrana di ogni nostro comportamento tesse la trama l’ombra del male .. non siamo però né abbandonati, né disperati, ma accompagnati e tenuti per mano, inscritti nella carne del Figlio di Dio e di Maria, speranza certa per tutti gli uomini, anche per i più abbandonati!

In questa fila di uomini peccatori c’è un salto di qualità: si inscrive Maria, l’Immacolata, la stella del mattino, la tutta pura, colei  in cui si realizzano le promesse della nostra salvezza!

  • In Lei si rispecchia la bellezza iniziale entro cui Dio aveva concepito l’umanità;
  • in Lei rinasce il colloquio degli Angeli con l’uomo innocente;
  • in Lei rifulge una integrità verginale che il mondo ammira e non ha;
  • in Lei il sovrano mistero dell’Incarnazione si compie per la gloria di Dio e la pace sulla terra;
  • in Lei il silenzio profondo dell’anima perfetta e aperta all’infinito si fa amore, si fa parola, si fa vita, si fa carne, si fa Cristo!
  • In Lei ogni pietà, gentilezza, sovranità, poesia si fanno donna viva, ideale e reale;
  • in Lei il dolore raggiunge acerbità che nessun cuore di madre ha egualmente provate;
  • in Lei la fede, la fortezza, la bontà, l’umiltà, la grazia infine, nella sua più splendida e misteriosa realtà, hanno espressioni sovrumane;
  • in Lei, come in lampada viva, splende lo Spirito e irradia Cristo Gesù.

Le feste della Madonna sono tutte fontane traboccanti di gaudi e di consolazioni incomparabili: l’esaltazione della nostra povera umanità all’altezza e alla bellezza dei privilegi della Vergine, è una gioia unica per il nostro mondo, soggetto al peccato, alla corruzione, alla disperazione, alla maledizione …

Noi oggi festeggiando il giorno della nascita di Maria celebriamo la bellezza della nostra madre: guardiamo a Maria non solo come a una persona pia, brava, corretta, buona, pura da ogni comportamento malvagio o anche minimamente scorretto, ma immacolata e soprattutto Madre, colei che quando siamo strafottenti, sicuri di essere nel giusto, ma sempre tentati di male, ci aiuta a far emergere dal nostro cuore tutto il bene che Dio vi ha seminato! È il segno che la nostra storia di male non è definitiva, anzi è iniziato un altro invincibile contagio, quello del bene, che da ogni  angolo della terra deve diffondersi in tutte le città, le diocesi e il mondo intero, dove ogni sua immagine è diffusa e porta speranza.

8 Settembre 2022
+Domenico

Non farci mancare un papà

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt1,24) dal Vangelo del giorno (Mt 1,16.18-21.24a)

Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa …

Audio della riflessione

Uno dei nomi più diffusi nella nostra cultura cattolica è quello di Giuseppe, con tutte le sfumature della delicatezza e dell’affetto: Pino, Pinuccia, Peppe, Peppino, Giusy… È una figura di grande rilievo nella vita di Gesù, anche se il Vangelo non ne fa una biografia neanche minima: è colui al quale Dio ha affidato il Figlio unigenito del Padre, che facendosi uomo ha bisogno di una famiglia, ha bisogno di un papà e di una mamma, che lo crescano, che gli facciano scoprire la bellezza dell’essere figlio, di vivere con delle mete, di farsi abitudini buone, di nutrire ideali alti, di dialogare con familiarità con lo stesso Dio, di partecipare alla vita della comunità in cui vive …

Giuseppe è un giovane che cresce un nuovo uomo e gli insegna a vivere: Gesù ha bisogno di una cura paterna come la desideriamo tutti … a noi adulti viene in mente sempre il nostro papà: ne rivediamo il volto, i sorrisi, i rimproveri, le “dritte” che ci ha dato per crescere.

Ecco, San Giuseppe fu tutto questo per Gesù, soprattutto fu colui che, vivendo di sogni e in essi di incontri fedeli con Dio, insegna a Gesù a sognare la salvezza per tutti gli uomini, a indagare nella volontà di Dio il cammino della sua vita.

«Cresceva in età sapienza e grazia»: questo “cresceva” la dice lunga sulle tante ore passate a stare con il figlio come lo fa ogni papà, ad avere pazienza, a volergli bene, ad anteporlo ai propri impegni e gusti, ad ascoltare con pazienza infinita i suoi desideri che esprime con i pianti, a non stancarsi mai delle cure da offrire, a mettersi dalla sua parte per capire, educare, raddrizzare e comprendere.

Non sono quantificabili i gesti di amore di un papà per i figli, così come non sono mai stati esplicitati abbastanza i rapporti di Gesù con Giuseppe!

A noi resta la certezza di avere un modello di santità, di bontà, di profonda e nuova paternità: il suo silenzio e la sua prontezza nel seguire la volontà di Dio, nel mettersi a disposizione di un progetto più grande di lui ci insegna a fidarci di Dio, a vivere sempre, in ogni momento, anche di grande incognita, la fiducia nel Signore; lui si affida quando deve riscegliere Maria e se ne sente indegno, quando deve fuggire per salvare bambino e madre, si mette a disposizione quando deve far crescere, lui sta col cuore in gola quando Gesù si perde nel tempio e prova gli spasimi che Maria ancora più profondamente sentirà sotto la croce.

San Giuseppe ci apre così il cielo e ci aiuta ad assumere nella vita le nostre responsabilità.

19 Marzo 2021
+Domenico

Preghiera, elemosina, digiuno: tre rose della primavera dello spirito

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6, 3-4. 16) dal Vangelo del giorno (Mt 6, 1-6. 16-18)

« Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà … »

« E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano … »

Audio della riflessione

Esistono dei gesti che i cristiani compiono sia pubblicamente che nella propria vita privata, che non possono essere messi a bilancio, né rispondere a domande tipo “che cosa me ne viene, che cosa producono di concreto, dove mi portano, si può vedere che cosa mi danno in più?”: sono gesti che si portano via del tempo prezioso, che tengono le persone fisicamente inattive, senza fare niente di produttivo. Ciò è ancor più incomprensibile se dobbiamo ogni giorno fare i conti con la sindrome dell’agenda, sempre lì a ricordarci tutti gli impegni della giornata. Altri gesti invece impoveriscono la persona che li compie: le fanno perdere energie e sostanze, rendono ancora più problematico il già difficile bilancio familiare, le svuotano i risparmi; altri ancora sono incomprensibili perché vanno contro un istinto di conservazione necessario e provvidenziale: sono la preghiera, l’elemosina e il digiuno … sono tre gesti che il Vangelo continuamente mette in campo, in un tempo caratteristico della vita cristiana, la sua primavera, e cioè la Quaresima. Sono tre perle che devono abbellire la nostra vita.

Affidarsi a Dio nella preghiera è il respiro di ogni nostra giornata: Lui ci ha creati, a lui siamo grati. Lui ci tiene in vita, a lui ci affidiamo; Lui è il nostro Padre, nelle sue braccia facciamo riposare la nostra umanità ferita.

Abbiamo la necessità di tenere il corpo allenato a vincere la comodità, il torpore, la violenza dei sensi, e allora digiuniamo; sappiamo che molti mancano del necessario e noi moriamo del superfluo, e allora digiuniamo; il nostro spirito spesso si appanna perché troppo teso ad essere accontentato, e allora digiuniamo; vogliamo tenere lo sguardo fisso su Gesù e il nostro corpo teso come una freccia nell’impegno per gli altri, e allora digiuniamo.

Sappiamo che molta gente non ce la fa ad arrivare alla fine del mese, spesso della settimana: conosciamo famiglie che vivono nell’indigenza, sappiamo come in tante nazioni si muore di fame, e allora facciamo l’elemosina. Non risolviamo noi i problemi dei poveri, ma ci facciamo poveri con loro per aiutarli a sperare, diamo quel poco che abbiamo per condividere le piccole speranze della vita.

Allora la Quaresima sarà sicuramente uno sguardo per tutti verso quel cielo abitato da Dio per cambiare, per quanto possiamo, questa terra in cui viviamo, ma che è spaesata.

2 Marzo 2022
+Domenico

Il tuo progetto è il mio progetto

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 1,20-21) dal Vangelo del giorno (Mt 1,18-24)

«Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Audio della riflessione

Ciascuno nella vita si fa i suoi progetti, immagina come vivrà il suo futuro, quali strade percorrere, chi scegliere come compagno o compagnia nella vita, quale professione intraprendere, soprattutto oggi che si hanno davanti tante opportunità di scelta e si hanno pochi vincoli dovuti ai genitori o agli adulti … non è più il papà o la mamma che scelgono per i figli chi sposare, che mestiere fare, quale strada scegliere nella vita: si è talmente liberi, che si fa fatica a districarsi in questo eccesso di opportunità, a dirimere il bene dal male, a non lasciarsi infatuare dalle pubblicità o dai desideri del momento.

Alla meta intravista si orientano tutte le energie: sul futuro si fanno sogni, ci si entusiasma, si organizza l’esistenza e ci si attrezza al meglio.

Un futuro chiaro, già definito, bello, semplice e impegnativo, dolce e delicato se lo immaginava e già lo anticipava nella sua vita un giovane di Nazareth, Giuseppe: aveva scelto Maria come compagna della sua vita, per realizzare i suoi sogni, per dare al cuore la capacità di esprimere il massimo del dono di sé.

Maria era sua promessa sposa: era già non solo nei pensieri e nei progetti, ma nell’imminenza della decisione di vivere assieme, di condividere i momenti di tutta la vita, i sentimenti, i pensieri e le preoccupazioni, lo scambio degli affetti e dell’intimità dell’amore … ma Prima che andassero a vivere insieme – dice il Vangelo – Maria si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.

A Giuseppe si infrangono tutti i sogni, il suo progetto trova un ostacolo insormontabile per la dignità della sua esistenza e per l’amore assoluto con cui la voleva vivere: non capisce, non dubita minimamente di Maria, lui è giusto, non sospettoso, ama e non vuole ferire. Non lo sfiora neanche lontanamente un dubbio su Maria, ma gli si lacera il cuore. Gli crolla tutto il suo progetto. Non riesce a darsene una ragione, non si abbassa a mettere in campo avvocati o leggi o tantomeno l’opinione pubblica … e mentre conosce la sconfitta umana dei suoi progetti, quando il suo cuore è stato svuotato dell’ultimo sentimento, nella sua coscienza, che è dialogo intimo con Dio, dichiara il massimo di adesione a Dio, scritta nella sua onestà.

E Dio si dà a vedere, gli si comunica, gli dà forza, gli dice quel “non temere”, non aver paura, che tanta forza dona a chi si affida al Signore: “Metti il tuo progetto nel mio, fai da padre a mio figlio, all’atteso delle genti. Avrà bisogno di crescere forte, di portare il dolore del mondo, avrà bisogno di imparare da una famiglia tutta la ricchezza di sentimenti che l’amore umano può esprimere, prendi con te Maria”.

E Giuseppe dice: “il tuo progetto è il mio progetto”, fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore, e divenne speranza per ogni sogno, per ogni famiglia, per ogni uomo che ama il Signore. Ma questa speranza dove la trovo?

18 Dicembre 2021
+Domenico