Una riflessione sul Vangelo secondo Mateo (Mt 1,1-3) dal Vangelo del giorno (Mt 1,1-17)
Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram …
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Ognuno di noi ha fisionomia, carattere, modo di comportarsi che riassumono le generazioni che lo hanno preceduto: infatti quando nasce un bambino, tutti lo guardano con curiosità e tentano di scorgere nei suoi lineamenti il naso del papà, le labbra della mamma, le tempie del nonno, il modo di sorridere della zia… in questo nuovo volto si concentrano i volti, le fattezze, i tratti dei volti delle generazioni che lo hanno preceduto. Questo è vero anche per il carattere, per il modo di reagire, di affrontare i problemi: nella stessa famiglia si vede che un figlio è calmo come lo zio, un altro ha scatti di impazienza come il nonno, un terzo è deciso come la nonna…
Anche Gesù è nato in un popolo, ha concentrato in sé le caratteristiche somatiche, di carattere, di modo di guardare la vita tipiche del popolo di Israele: è il punto di arrivo di una lunga catena di antenati che hanno dato la vita ai suoi nonni, fino ad arrivare a Maria… e la cosa sorprendente è che in questa catena non ci sono tutti stinchi di santo, ci sono anche violenti, peccatori, irregolari, inadempienti alla legge di Dio.
Il vangelo di Matteo presenta questa genealogia verace, un insieme di nomi ebraici che facciamo fatica anche a leggere, che mescola a santi ed eroi, delinquenti e bestemmiatori: è proprio vero che Dio, facendosi uomo, si è fatto carico di tutta la nostra umanità.
E anche oggi se viene Natale, Dio non si schifa di prendere su di sé i tratti delle nostre cattiverie, la nostra umanità ferita, le gravi responsabilità degli strateghi del terrore, gli stenti di chi ha fame e l’ingordigia di chi li affama, il desiderio innocente dei giovani che si aprono alla vita e le trame degli sfruttatori che distruggono l’innocenza.
Dio sa di che cosa è fatto l’uomo, ed è proprio dall’interno della sua vita vuol far nascere speranza, vuole aiutare a ritrovare forze che si ritengono perdute.
Abbiamo tutti bisogno di sentirci amati da qualcuno, di non essere lasciati soli, di essere aiutati dal di dentro. Ecco, Natale è avere la certezza che la nostra umanità, con tutte le sue luci e le sue ombre, viene continuamente abitata da Dio e può sperare ogni giorno in un futuro di gioia e di serenità, di salvezza e di pace.
Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 1, 1-16.18-23)
Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giosafat, Giosafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa Dio con noi.
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Ogni uomo che nasce a questo mondo è una sicura originalità: basti pensare che con le impronte digitali si riesce a distinguere qualsiasi persona da un’altra; gli stessi genitori vedono crescersi i figli e sono sorpresi dei loro comportamenti del tutto originali: all’inizio stanno a vedere a chi assomiglia, rintracciano in loro i tratti dei parenti, dei nonni, degli zii … poi si devono adattare a vedere e giustamente che non sono la somma di nessuno, ma una originalità assoluta, un nuovo carattere, una nuova sensibilità, un nuovo modo di pensare e di reagire, di trovare ragioni di vita e di organizzare l’esistenza.
Ciascuno però è il punto di arrivo delle generazioni precedenti, si porta dentro dei segni di chi lo ha preceduto: il sorriso della nonna, o la tenacia dello zio, la dolcezza della mamma, lo scatto di impazienza del nonno, l’andatura del fratello, la litigiosità o l’imprenditorialità di qualcun altro…
E’ stato così anche di Gesù: nel prendere carne, nell’assumere un corpo si è messo, in maniera del tutto originale come ogni uomo, ma anche in totale incarnazione, nella fila delle generazioni che lo hanno preceduto … ed è interessantissimo che il vangelo di Matteo – che si legge nelle chiese oggi – che è la festa della nascita della Madonna, metta in fila le generazioni che hanno preceduto Gesù, in termini non soprattutto cronologici, ma genealogici.
Ed è sorprendente vedere come in questa fila ci stanno grandi personaggi, oscuri avi, gente giusta e prode, peccatori e delinquenti, uomini e donne di fede e persone violente, cultori della pace e disonesti mercanti di guerre.
Nel sangue di Gesù scorre tutta l’umanità che lo ha preceduto: ci stiamo tutti noi! Dio si è fatto uomo, ha condiviso tutto della nostra vita eccetto il peccato. La sua carne è il punto di arrivo di tutti i tentativi anche falliti di umanità di chi lo ha preceduto.
Questo Figlio di Dio prende su di sé tutte le nostre caratteristiche umane, direi quasi somatiche e ci viene a dare coraggio, a dire che l’umanità è sempre in cammino verso il bene e lui ci sta dietro, se la prende tutta su di sé, ci carica tutti sulle sue spalle e ci porta nelle braccia del Padre.
Non siamo né abbandonati, né disperati, ma accompagnati e tenuti per mano, inscritti nella carne del Figlio di Dio e di Maria, speranza certa per tutti gli uomini anche per i più abbandonati.
In questa fila di creature c’è però un salto di qualità, si inscrive Maria, l’Immacolata, la stella del mattino, la tutta pura, colei in cui si realizzano le promesse della nostra salvezza:
in Lei si rispecchia la bellezza primigenia con cui Dio aveva concepito l’umanità;
in Lei rinasce il colloquio degli Angeli con l’uomo innocente;
in Lei rifulge una integrità verginale che il mondo ammira e non ha;
in Lei il sovrano mistero dell’Incarnazione si compie per la gloria di Dio e la pace sulla terra;
in Lei il silenzio profondo dell’anima perfetta e aperta all’infinito si fa amore, si fa parola, si fa vita, si fa carne, si fa Cristo;
in Lei ogni pietà, ogni gentilezza, ogni sovranità, ogni poesia è donna viva, ideale e reale;
in Lei il dolore raggiunge acerbità impensate, che nessun cuore di madre ha egualmente provato;
in Lei la fede, la fortezza, la bontà, l’umiltà, la grazia infine, nella sua più splendida e misteriosa realtà, hanno espressioni sovrumane;
in Lei, come in lampada viva, splende lo Spirito e irradia Cristo Gesù.
Le feste della Madonna sono tutte fontane traboccanti di gaudi e di consolazioni incomparabili: l’esaltazione della nostra povera umanità all’altezza e alla bellezza dei privilegi della Vergine Maria, è una gioia unica per il nostro mondo, soggetto al peccato, alla corruzione, alla disperazione, alla maledizione.
Piove sul mondo e specialmente sulle anime fedeli, ad ogni festa della Madonna, una effusione di letizia, che solo nella Chiesa Cattolica si conosce. Non per nulla Maria è celebrata come “causa nostrae letitiae” e la invochiamo come madre che ci aiuta a prendere la strada vera della vita, con il suo consiglio, la sua luce e la sua profezia.
Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 1, 16. 18-21.24) nella Festa di San Giuseppe
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Molti quadri, sculture, rappresentazioni di San Giuseppe lo vedono con il volto sereno, con in mano un bastone fiorito mentre si avvicina a Maria per prenderla in sposa … e dietro a lui tanti altri giovani, belli, aitanti, che stanno spezzando con dispetto il loro bastone ormai diventato inutile: è la rappresentazione di una leggenda che dice che Maria, la madre di Gesù, sarebbe andata sposa a quel giovane cui sarebbe fiorito in mano il bastone del pellegrino che lo aiutava a fare i suoi percorsi nella vita … Solo quello di Giuseppe fiorì e ebbe Maria come sposa: è un giovane che vuol dare alla sua vita lo slancio del dono, dell’amore appassionato, della gioia di costruire una famiglia, di offrire a Dio lo spazio d’amore in cui Lui solo può far crescere le sue creature.
Ma non sa ancora che Dio ha grandi progetti su di Lui … e Dio come sempre entra nella sua vita con una domanda esigente: Dio conosce il suo cuore e sa che può dare molto … nei suoi progetti di amore pulito, gioioso, solare, un amore cui pensava – come ogni giovane del suo tempo – da tutta la vita, amore che lo illuminava nei lunghi giorni di lavoro, si introduce un dramma: Maria è incinta prima che lui le viva assieme.
La sua coscienza non dà segni di squilibrio: affronta la situazione con grande delicatezza … “Volevo bene a Maria, vuol dire che Dio mi sta provando, ma la delicatezza mia nei confronti di Maria resta intatta, non voglio nemmeno dubitare, sono davanti a qualcosa di più grande di me. Dio, fammi capire, continua a dare spazio al mio sogno di amore, all’amore che tu mi hai scritto nel cuore.”
E Dio si fa incontrare all’appuntamento: “Non temere, ti voglio accanto a Maria per aiutarla a crescere, per aiutare a far crescere lei e far crescere il Salvatore, il Messia. Mi dai la tua statura morale di padre, la tua dignità di lavoratore, la tua delicatezza, la tua sicurezza, la tua dedizione?”
Giuseppe, destatosi dal sonno, fece quel che Dio gli aveva chiesto: una frase lapidaria che contiene tutta l’adesione alla volontà di Dio, tutta la decisione di custodire come in uno scrigno, lo scrigno di una vita povera, umile, ma dignitosa e profondamente umana, Gesù. E Giuseppe è stato accanto a Maria, per allenare Gesù perché diventasse quell’uomo che si sarebbe piegato su tutti i mali del mondo, che avrebbe avuto il coraggio di affrontare la croce e che avrebbe riportato a Dio l’umanità.
Una vita data in dono, come deve essere ogni vita umana, capace di aprire sempre alla speranza.
Oggi papa Francesco dà solenne inizio all’anno dedicato a san Giuseppe, “l’uomo – dice – che passa inosservato, l’uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta, un intercessore, un sostegno e una guida nei momenti di difficoltà.
San Giuseppe ci ricorda che tutti coloro che stanno apparentemente nascosti o in “seconda linea” hanno un protagonismo senza pari nella storia della salvezza: a tutti loro va una parola di riconoscimento e di gratitudine.
Una riflessione dal Vangelo secondo Matteo (Mt 1, 18-24)
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
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C’è un misterioso mondo nella vita dell’uomo che è quello dei sogni: spesso sono strampalati, strani, senza filo logico; ti lasciano sorpreso per le realtà differenti che vi si condensano, ti rievocano fatti impossibili … altre volte invece diventano “segnali per la vita”, previsioni sconcertanti di episodi, simboli, avvertimenti, rievocazione di persone care… è un mondo misterioso di libertà, senza spazio, senza tempo, senza responsabilità.
Sono sogni anche quelli che facciamo ad occhi aperti: la visione di un mondo più bello, più giusto, il desiderio di una vita più felice, di un futuro difficile, ma possibile, senza Covid-19.
Nella Bibbia si narra che spesso Dio parla all’uomo nel sogno: usa questa esperienza per collocare il dialogo profondo con Dio. Forse Dio parla all’uomo nel sogno proprio perché lo trova nel massimo della disponibilità, dove è tutto ascolto e tutta creta nelle sue mani.
Sogna Abramo, sogna Giacobbe, sognano i grandi, sogna Giuseppe, l’ultimo figlio di Giacobbe, tanto che i suoi fratelli lo tirano in giro, sogna Giuseppe lo sposo di Maria: E’ turbato, gli stanno crollando tutti i suoi progetti a lungo meditati e preparati, ha immaginato il suo futuro con Maria, vuole costruirsi una famiglia, una casa, vuole affrontare la vita nella dolce compagnia di una donna, nella dimensione d’amore che lo porta a scrivere l’amore di Dio nei suoi gesti quotidiani, nei suoi sentimenti, nelle sue aspirazioni. Ha capito che la sua vita può essere felice solo se la fa diventare un dono senza condizioni a Maria.
Ma non sa che Maria è sempre stata pensata da Dio, come Madre del Salvatore, che è l’Immacolata, che in lei è scritto un disegno grandioso, unico. Non sa ancora che il Signore onnipotente ha chiesto anche a lei, sconvolgendole i piani, un dono assoluto; non sa che Maria proprio a lui, a Giuseppe, alle loro promesse vicendevoli, pensava quando l’angelo le annunciò il grande dono di diventare la madre di Gesù.
Lei aveva detto il suo sì.
Giuseppe è destabilizzato nelle sue sicurezze, ma si fida ciecamente di Maria e si ritrae, si affida alle mani di Dio, sa che Dio è l’amore stesso che gli canta nel cuore e che la sua grandezza abita nelle impossibilità dell’uomo … e a Dio si affida, accoglie Maria e il Figlio Gesù, ne sarà ogni giorno il custode, il padre, la sicurezza, la forza per crescerlo in età, sapienza e grazia.
Giuseppe sa che Dio non abbandona mai nessuno, e noi con lui chiediamo a Dio di poter sperimentare la sua grande bontà dentro questa pandemia che ci tormenta e ci obbliga a vivere un Natale essenziale, più vero forse, anche se non possiamo esprimerlo assieme caricandolo delle nostre manifestazioni di affetto con tutti.
Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 1,16-17) dal angelo del giorno (Mt 1, 1-17)
Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.
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Ogni uomo che nasce a questo mondo è una sicura originalità: sappiamo tutti che con le impronte digitali riescono a distinguere qualsiasi persona da un’altra.
I genitori vedono crescersi i figli e sono sorpresi dei loro comportamenti originali: all’inizio stanno a vedere a chi assomiglia, rintracciano in loro i tratti dei parenti, dei nonni, degli zii, poi si devono adattare a vedere e giustamente che non sono la somma di nessuno, ma una “originalità assoluta”, un nuovo carattere, una nuova sensibilità, un nuovo modo di pensare e di reagire, di trovare ragioni di vita e di organizzare l’esistenza.
Ciascuno però è il punto di arrivo delle generazioni precedenti, si porta dentro dei segni di chi lo ha preceduto: il sorriso della nonna, o la tenacia dello zio, la dolcezza della mamma, lo scatto di impazienza del nonno, l’andatura del fratello, la litigiosità o l’imprenditorialità di qualcun altro…
E’ stato così anche di Gesù: nel prendere carne, nell’assumere un corpo, si è messo in maniera del tutto originale come ogni uomo, ma anche in totale incarnazione, nella fila delle generazioni che lo hanno preceduto, ed è interessantissimo che il Vangelo di Matteo, metta in fila le generazioni che hanno preceduto Gesù, in termini non soprattutto cronologici, ma genealogici; ed è sorprendente vedere come in questa fila ci stanno grandi personaggi, oscuri avi, gente giusta e prode, peccatori e delinquenti, uomini e donne di fede e persone violente, cultori della pace e disonesti mercanti di guerre.
Nel sangue di Gesù scorre tutta l’umanità che lo ha preceduto e che lo seguirà: ci stiamo tutti noi, Dio si è fatto uomo, ha condiviso tutto della nostra vita eccetto il peccato! La sua carne è il punto di arrivo di tutti i tentativi anche falliti di umanità di chi lo ha preceduto e di chi lo seguirà.
Questo Figlio di Dio prende su di sé tutte le nostre caratteristiche umane, direi quasi somatiche e ci viene a dare coraggio, a dire che l’umanità è sempre in cammino verso il bene e lui ci sta dentro, se la prende tutta su di sé, ci carica tutti sulle sue spalle e ci porta nelle braccia del Padre.
Non siamo né abbandonati, né disperati, ma accompagnati e tenuti per mano, inscritti nella carne del Figlio di Dio e di Maria, speranza certa per tutti gli uomini anche per i più abbandonati: è una umanità di fratelli e sorelle, una fratellanza che permette ai diversi di essere uguali e agli uguali di mantenersi diversi; è una umanità che si trova a vivere le stesse battaglie, a combattere oggi assieme gli per gli altri una pandemia che non fa differenze con nessuno.
In questa fila c’è un salto di qualità, si inscrive Maria, l’immacolata, la stella del mattino, la tutta pura, colei in cui si realizzano le promesse della nostra salvezza: in Lei si rispecchia la bellezza primigenia con cui Dio aveva concepito l’umanità e prende carne Gesù, il nostro Salvatore, che supplichiamo di risparmiarci da questa pandemia con la tenerezza di tua mamma Maria.
Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 1, 1-16.18-23)
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Ogni uomo che nasce a questo mondo è una sicura originalità, è il punto di arrivo delle generazioni precedenti, si porta dentro dei segni di chi lo ha preceduto: il sorriso della nonna, o la tenacia dello zio, la dolcezza della mamma, lo scatto di impazienza del nonno, l’andatura del fratello, la litigiosità o l’imprenditorialità di qualcun altro …
E’ stato così anche di Gesù: nel prendere carne, nell’assumere un corpo si è messo, in maniera del tutto originale come ogni uomo, ma anche in totale incarnazione, nella fila delle generazioni che lo hanno preceduto … ed è interessantissimo che il Vangelo di Matteo che si legge nelle Chiese oggi, che è la festa della nascita della Madonna, metta in fila le generazioni che hanno preceduto Gesù, in termini non soprattutto cronologici, ma genealogici; ed è sorprendente vedere come in questa fila ci stanno grandi personaggi, oscuri avi, gente giusta e prode, peccatori e delinquenti, uomini e donne di fede e persone violente, cultori della pace e disonesti mercanti di guerre.
Nel sangue di Gesù scorre tutta l’umanità che lo ha preceduto: ci stiamo tutti noi!
Dio si è fatto uomo, ha condiviso tutto della nostra vita eccetto il peccato: la sua carne è il punto di arrivo di tutti i tentativi anche falliti di umanità di chi lo ha preceduto.
Questo Figlio di Dio prende su di sé tutte le nostre caratteristiche umane, direi quasi somatiche e ci viene a dare coraggio, a dire che l’umanità è sempre in cammino verso il bene e lui ci sta dentro, se la prende tutta su di sé, ci carica tutti sulle sue spalle e ci porta nelle braccia del Padre.
Non siamo né abbandonati, né disperati, ma accompagnati e tenuti per mano, inscritti nella carne del Figlio di Dio e di Maria, speranza certa per tutti gli uomini anche per i più abbandonati.
In questa fila c’è un salto di qualità: si inscrive Maria, l’immacolata, la stella del mattino, la tutta pura, colei in cui si realizzano le promesse della nostra salvezza;
in Lei si rispecchia la bellezza primigenia con cui Dio aveva concepito l’umanità;
in Lei rinasce il colloquio degli Angeli con l’uomo innocente;
in Lei rifulge una integrità verginale che il mondo ammira e non ha;
in Lei il sovrano mistero dell’Incarnazione si compie per la gloria di Dio e la pace sulla terra;
in Lei il silenzio profondo dell’anima perfetta e aperta all’infinito si fa amore, si fa parola, si fa vita, si fa carne, si fa Cristo;
in Lei ogni pietà, ogni gentilezza, ogni sovranità, ogni poesia è donna viva, ideale e reale;
in Lei il dolore raggiunge acerbità acquisite che nessun cuore di madre ha egualmente provate;
in Lei la fede, la fortezza, la bontà, l’umiltà, la grazia infine, nella sua più splendida e misteriosa realtà, hanno espressioni sovrumane;
in Lei, come in lampada viva, splende lo Spirito e irradia Cristo Gesù.
“Le feste della Madonna sono tutte fontane traboccanti di gioia e di consolazioni incomparabili. L’esaltazione della nostra povera umanità all’altezza e alla bellezza dei privilegi della Vergine, è una gioia unica per il nostro mondo, soggetto al peccato, alla corruzione, alla disperazione, alla maledizione. Piove sul mondo e specialmente sulle anime fedeli, ad ogni festa della Madonna, una effusione di letizia, di gioia che solo nella Chiesa Cattolica si conosce.”
E’ il Vangelo che si legge al santuario della Madre del buon Consiglio di Genazzano nella diocesi di Palestrina quello che stiamo commentando: non per nulla Maria è celebrata come causa della nostra gioia e letizia e là viene invocata come madre che ci aiuta a prendere la strada vera della vita, con il suo consiglio, la sua luce e la sua profezia.
Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 1,18-25)
C’è un uomo che sogna una vita bella, semplice, senza pretese: Giuseppe.
Ha occhio umile e il Signore lo fa incontrare con Maria.
Una bellissima scultura, nello scrigno di pietra che adorna la Santa Casa di Loreto, ritrae la leggenda che vede Giuseppe in lizza con tanti pretendenti per avere Maria in sposa.
Facciamo una gara: prendiamo un bastone, avrà Maria colui al quale il bastone butterà fiori.
Il suo diventa un ramo di fiori e gli altri arrabbiati si fanno da parte e lo spezzano come si rompe la legna sulle ginocchia.
Ma la vita non sarà facile.
Dio non è un regista americano, che fa finir bene tutte le storie: Maria è incinta, prima di andare a vivere assieme.
Giuseppe sognava l’amore, ma lo voleva pulito.
Non era lui il padre di quel bambino e non riusciva a immaginarne l’origine.
Conosceva, e per questo l’amava perdutamente, l’assoluta integrità di Maria … ma non capiva!
Denunciarla? Nemmeno a parlarne.
Si andava pian piano orientando a risolvere la cosa nella forma più discreta possibile.
Non aveva ancora deciso, quando Dio ne fermò i pensieri. Nei suoi sogni ha incrociato i pensieri di Dio: Giuseppe fidati! Hai ragione a non dubitare minimamente di Maria. è lo Spirito Santo, sono io che ho voluto cominciare a vivere da uomo in Cristo Gesù.
Sì, così devi chiamare questo bambino: assumiti tu il compito di padre.
E Giuseppe accettò di entrare in questo percorso, assolutamente sconosciuto e difficile: aveva espresso il massimo di docilità al piano esigente di Dio, sapeva che la strada imboccata era in salita.
Questa infatti gli chiede una decisione drammatica di pensare a una sua famiglia in maniera del tutto inaspettata, la nascita del figlio in un mare di difficoltà, dentro quell’anfratto per pastori, scardinato dal suo paese in una concentrazione di povertà che a casa sua sarebbe stata meno ossessiva: povertà ancora, ma più vivibile.
Poi un altro sogno: ma non è forse meglio adattarsi che sognare?
E dal sogno la fuga: indesiderato, ricercato, scomodo, fragile, indifeso e pericoloso: è la prima pagina di diario che Giuseppe deve scrivere di Gesù, è l’atmosfera che caratterizza la festa per il suo figlio primogenito al ritorno della madre dalla clinica.
Si deve fuggire: e Giuseppe, il capofamiglia, il sognatore, docile, forte si assume le sue responsabilità, fa l’immigrato … non prende una carretta del mare, ma affronta un mare di sabbia.
Ormai sono una famiglia, in Gesù resteranno indelebili la dedizione di Giuseppe, la sua cura, il suo cuore in tumulto, la sua obbedienza al piano di Dio; lo preparano al suo deserto, al suo orto del Getsemani, al suo abbandono nelle braccia del Padre.
Anche Gesù ha avuto una famiglia che gli ha segnato la vita e gli ha dato la forza di spendersi fino alla morte.
Giuseppe sicuramente ha raccontato i suoi sogni a Gesù, se ne è uscito un figlio più sognatore di lui.
Sognava una grande discendenza come ogni pio ebreo, e Dio li sta ancora facendo crescere i suoi discendenti, i cristiani.
Sognava la quiete, Dio gliel’ha ribaltata.
Sognava la giustizia, Dio lo ha fatto diventare il giusto per eccellenza. (cfr. Lc 1-2; Mt. 1-2)