Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 15-16. 23-26)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
Quando ci viene a mancare una persona cara, ci invade la tristezza; quando un amico ci lascia perché le nostre strade si dividono e ciascuno segue la sua, ci prende un senso di solitudine; quando ci viene a mancare un sostegno, un educatore, un adulto significativo, una persona che ci ha tenuto sempre in piedi con la sua presenza, il suo stimolo, il suo entusiasmo, ci resta in cuore lo smarrimento; quando contavi su una persona che per te era un esempio e una forza e questa sembra che tradisca col suo comportamento tutti gli ideali in cui sei stato aiutato a crescere, ti senti smarrito.
Così erano rimasti gli apostoli nei confronti delle parole che Gesù con insistenza andava dicendo dopo la sua risurrezione. Erano rimasti distrutti per quello che volevano far loro credere con la sua morte e che cioè lui era un bestemmiatore, un maledetto da Dio, un traditore della speranza di Israele. La risurrezione aveva riportato tutto alla verità e alla loro gioia incontenibile, adesso dovevano fare i conti con la sua assenza definitiva. “Perché ho detto queste cose, la tristezza ha riempito in vostro cuore”.
Certo, senza Gesù nella vita quotidiana c’è il vuoto, manca il centro, non c’è un punto di appoggio. La vita senza Gesù perde senso, perde una compagnia necessaria, perdiamo l’amico dei giorni felici e tristi, della nostra ricerca e della nostra speranza.
Ma Gesù non si sottrae mai, anche per gli apostoli che avevano vissuto con Lui alcuni anni, Lui fa un dono inimmaginabile. Verrà a voi il Consolatore. Gesù manda lo Spirito, manda una forza che si fa persona dentro i meandri di ogni vita, nelle pieghe intime di ogni esistenza, nel sacrario inviolabile di ogni coscienza. E’ il mistero della Pentecoste, è la ricchezza della vita divina che si sperimenta con la presenza dolcissima dello Spirito. E’ come se nel buio pesto di una vita smarrita e scoraggiata irrompesse una luce viva, che ridà speranza e chiarezza o come se nella pur bella vita di due persone, nei loro rapporti corretti di buon vicinato scoppiasse l’amore, come se nella tristezza scoppiasse la gioia.
Molti si fanno domande su Dio, lo cercano come il Creatore, il Signore della vita, il padre dell’umanità; spesso anche noi ci siamo trovati a guardare con curiosità il mondo, la natura, l’universo e ci siamo imbattuti nel pensiero prima e nella concretezza poi di una risposta in un Dio creatore. Non facciamo fatica a immaginarlo come un papà, abbiamo bisogno di padri, abbiamo bisogno di risposte, di rocce su cui fondare la vita. Desideriamo libertà, ma vogliamo essere di qualcuno. Non possiamo vivere senza sapere che qualcuno ci ama, che c’è un papà che ci pensa, che siamo stati in braccio a lui da bambini, che siamo stati i suoi sogni, siamo stati pensati, voluti. Dio è anche questo per noi. Siamo un sogno di Dio, siamo un palpito del suo cuore e questo ci dà voglia di vivere, ci dà identità, ci permette di definirci nel mare delle nostre continue perdite di senso a quel che facciamo, a quel che siamo. Non siamo soli a questo mondo, siamo amati, desiderati, voluti, cercati.
Le domande che però ci nascono non sono finite. E’ come quando nella nostra giovinezza avevamo calcolato tutto e siamo stati ribaltati da una sorpresa. Facevamo fatica a studiare e poi ci siamo fatti un metodo, avevamo difficoltà a trovare amici, ma poi siamo riusciti a crearci una compagnia bella, pulita che ci accoglieva quando non ce la facevamo più a stare in casa. Eravamo timidi, ma poi ci siamo fatti coraggiosi. Insomma avevamo costruito una bella personalità, ma mancava qualcosa e non ce ne avvedevamo. Un giorno è scoppiato l’amore: uno sguardo, un sentimento, un cuore che batte all’impazzata: l’avevo sempre vista, l’avevo sempre notato, ma quel giorno non era solo un amico, non era solo un viso era qualcuno di più che mi sconvolse l’equilibrio, la pace, la comodità.
Ecco: lo Spirito di Dio è qui, è nel segreto profondo della vita, è tra le cose che non riesci a fotografare e immaginare, ma che esiste ed è il segreto del tutto. E’ l’amore, è la gioia del Padre e del Figlio, è la grandezza della vita divina resa viva nelle fibre intime del nostro cuore e nelle vicende della nostra vita. E’ quel Gesù oggi vivo per me, la sua salvezza, la sua vicinanza “non vi lascio orfani”, la sua consolazione. La sua dolce presenza cesella in noi i tratti dell’umanità di Gesù. E’ Lui l’artista che ci modella secondo Cristo, ci trasforma e tiene pulita l’immagine di Dio in noi.
5 Giugno 2022
+Domenico
