SS. Filippo e Giacomo, due che ci indicano chi è la nostra via, verità e vita: Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 6-14)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: Mostraci il Padre?
Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».

Audio della riflessione

Sono tante le cose di cui ci dobbiamo preoccupare per vivere bene, per condurre una vita decente, avere buoni rapporti con tutti, offrire la nostra solidarietà a chi ne ha bisogno, ma ce ne sono tre che sono indispensabili: conoscere la strada della vita, conoscere cioè che percorso fare per condurre una vita buona, felice, soddisfacente; essere sicuri di camminare secondo verità, difendendoci dai facili inganni in cui altri ci attirano e vivere veramente, non solo sopravvivere o vivere di risulta. La frase perentoria di Gesù: Io sono la via la verità e la vita, risponde a questo bisogno fondamentale di ogni esistenza.

Spesso non sappiamo che fare, ci troviamo come in un deserto o nel mare senza bussola, non ci sono strade, non c’è freccia. Siamo nella nebbia, con la fastidiosa sensazione di esserci perduti, o di trovarci in un posto invece siamo in un altro. La nostra esistenza è diventata un intrico di proposte, di sollecitazioni, di esperienze contraddittorie. Che devo fare, che strada prendo nella vita. Soprattutto chi è giovane si trova di fronte a una eccedenza di opportunità e non sa che cosa scegliere. Avere qualcuno che ti indica quale è la strada è importantissimo. Ebbene Gesù dice: io sono la via. La strada giusta della vita passa da me, io sono meglio di ogni tuo satellitare. Vederlo come via non significa aver trovato la cartina geografica o stradale, ma aver percepito in Lui la certezza di un percorso di felicità e di una compagnia sicura. Non ci indica solo la strada, ma è Lui stesso la strada.

Lui è anche la verità. Il problema di oggi sembra essere la libertà, fare quel che ci piace, andare dove si vuole, ma il vero problema è di sapere se c’è qualcosa di bello, di vero che ci piace, che si vuole; se siamo veri o ingannati, nella verità o nella falsità. Persone compiacenti che ci isolano in un pietoso inganno ce ne sono troppe. Abbiamo invece bisogno di sentirci dire sempre chi siamo e che cosa possiamo fare, cosa dobbiamo cambiare, se la nostra strada è quella giusta, se la nostra vita è impostata bene. Gli amici purtroppo spesso non hanno coraggio per non offenderci. Gesù è l’amico che sta sempre dalla parte della verità. Lui è la verità. Non ti inganna, non ti parla tanto per riempire il programma, per intrattenerti. Non ti accarezza le orecchie per aumentare l’audience, non ha pubblicità da propinarti. Non ha proprio bisogno anche dei nostri like per dire l’audience che ha. L’unica audience di cui si preoccupa è quella che dobbiamo avere nell’amore di suo Padre. Gesù è colui che conosce il mistero del vivere e del morire, conosce ed è la strada della felicità, Lui l’ha percorsa e ce la può indicare.

Se è via e verità, allora è la vita. Il rischioso mestiere di vivere è sempre davanti a noi. Ogni tanto veniamo messi di fronte a qualcuno che si toglie la vita, che non riesce a capire perché, che non ha forza, che ha paura di affrontarne il mistero. Noi con Gesù ci mettiamo nelle sue mani, alla sua sequela, ci fidiamo di Lui. Non vogliamo farci rimproverare come i farisei: voi non volete venire a me per avere la vita. Non ci adattiamo alle pozzanghere che ci scaviamo per consolarci, noi vogliamo seguire Lui per avere la vita. Maestro che devo fare per avere vita piena? Dove sta la pienezza della vita? Non posso adattarmi a vivere a qualche maniera. Il vangelo è la strada e la stessa vita, la sua parola è l’indicazione più vera e più sicura.

Parlarci nella festa dei Santi Filippo e Giacomo è per me richiamarmi al mio dovere di vescovo, di successore degli apostoli, per pura grazia di Dio, di assicurare tutti del grande amore che Dio ha per ciascuno e invitarci a una generosa risposta al suo amore. Il vangelo è la strada, in questi tempi soprattutto in cui veniamo continuamente strattonati dai mass media che esasperano sentimenti ed emozioni e ci costringono quasi a seguire l’onda delle informazioni. Allora non è più possibile vivere il perdono cristiano, ma la vendetta, il risentimento, l’espulsione e non l’accoglienza; non è possibile proporre una famiglia basata sul matrimonio, ma una   falsa comprensione che snatura la stessa nostra convivenza civile. Torniamo al vangelo e a quello diamo spazio per trovare la felicità vera in Gesù che è via, verità e vita.

3 Maggio 2024
+Domenico

Siamo stanchi di guerre, Signore salvaci

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,27-31)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.
Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.
Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».

Audio della riflessione.

Fra i tanti perché della vita, uno in particolare torna insistente alla mente umana, soprattutto se, complice o grazie alle tante informazioni che ci martellano quotidianamente, ci lasciamo provocare dai fatti. Perché nel mondo ci devono essere sempre le guerre? Perché gli uomini cambiano la convivenza pacifica in contrapposizione spietata? Perché tanti giovani debbono convivere da quando sono nati con armi, bombardamenti, distruzioni, fughe, ammassamenti in campi di sopravvivenza? Perché dei popoli che vivono in pace a un certo punto sono galvanizzati da chi li lancia alla guerra? Perché i conflitti tra modi diversi di pensare la vita, gli stessi conflitti di interessi devono per forza cercare soluzione con la guerra? 

Il male, la vendetta, l’ingiustizia, la ritorsione, la forza, la prevaricazione formano un anello che non si spezza e si cambia in morte, distruzione, dolore. Qualcuno muove i fili e si arricchisce aumentando il suo prodotto interno lordo. Se ha una azienda di armi cerca il massimo profitto e spera che per il suo mestiere qualcuno si lasci ammaliare dalla sua pubblicità. Siamo nel massimo della irrazionalità o di una razionalità malata: una miscela senza speranza. L’uomo tenta di reagire, riesce qualche volta a contenere, ad attutire, ma dove sta la pace? 

Dice Gesù come primo saluto dopo la tragedia della Croce, dopo aver toccato il fondo cui può portare la cattiveria e l’odio umano, vi lascio la pace, vi do la mia pace. La pace è un dono, è qualcosa di più grande di noi. Sembra il bene più evidente l’aspirazione più normale, ma è il primo frutto di una vita nuova. È scardinare il male alla radice. Noi siamo capaci di farci del male, ma solo Dio può rimarginare le ferite, può riportare l’uomo alla saggezza cui da sempre l’ha destinato. 

Se poi la guerra è una vendetta, un massacro, un proposito di cancellare un popolo, una risposta a un miserabile attacco senza avere una prospettiva di convivenza, di ristabilimento del diritto mondiale è la semina di altre guerre e diventa una disgrazia per tutta la terra, un cancro dell’umanità 

Solo Dio possiede il segreto di una vita piena, solo lui ci sa aprire prospettive nuove. I nostri sforzi, gli sforzi degli stati passano da lui, dal cuore nuovo di cui abbiamo bisogno e che con lui possiamo ricostruire e sperare e chiedere per tutti gli uomini.

30 Aprile
+Domenico

Possiamo vedere finalmente Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,7-14)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

Audio della riflessione.

Conosciamo tante cose, sappiamo trovare di tutto, inventiamo motori di ricerca sempre più raffinati, ci basta una tastiera per aprirci a tutto lo scibile umano, ma non abbiamo saggezza, abbiamo perso la bussola, non sappiamo dare valore e cercare i valori. Siamo una lavagna su cui tutti possono scrivere ciò che vogliono e noi restiamo senza riferimento. Ci passa davanti tutto, ma niente ci prende e ci dà felicità. La nostra vita è un Google, che serve quando hai fretta e curiosità, ma ti lascia solo quando devi decidere della tua felicità. Puoi farti aiutare anche dalla intelligenza artificiale, ma sei sempre tu che devi prenderti in mano la vita. Abbiamo bisogno di saggezza, di gusto, di riferimenti, di valori, di motivazioni per spenderci; su tutto il nostro conoscere occorre un faro che illumina e riordina, dà valore e gusto. 

Da tanto tempo sono con te e tu non mi hai ancora conosciuto, non sei riuscito ad andare oltre le impressioni, i tuoi modi di pensare e di fotografare. Credi che sia vero solo quello che ti appare e non sai entrare in profondità nella mia vita. È il rimprovero di Gesù a Filippo, che era tanto incuriosito di sentir Gesù parlare del Padre che gli era nata la voglia di vederlo. Faccelo vedere, non parlarci solo di Lui. Ma il Padre è di quelli che vanno conosciuti con la luce dello Spirito, con la grazia che solo Dio dà. Chi vede me deve avere occhi che gli permettono di vedere il Padre. Quel Gesù che sembrava solo un buon predicatore, un ottimo amico, un pio ebreo, un entusiasta del regno, un guaritore era l’unica immagine visibile del Padre e i discepoli non lo avevano ancora capito. 

Guardando a Gesù noi riusciamo a togliere quel velo che si stende sui nostri occhi e non ci permette di conoscere Dio. Dio nessuno l’ha mai visto, il Figlio ce lo ha rivelato. Gesù è l’unica esperienza che ci dice il volto di Dio, che ci rende sperimentabile in una conoscenza sovrumana la presenza di Dio. Il nostro Dio non è il Dio della filosofia, della razionalità, ma il Dio di una storia che ha trovato ed espresso in Gesù il meglio della sua visibilità. 

Non siamo più condannati a fare congetture, a vivere di immaginazioni, ma siamo chiamati a contemplare il Dio vivente in Gesù. Quel cielo che non è vuoto e si è aperto ci ha mostrato nel volto di Gesù il volto di Dio

27 Aprile
+Domenico

Gesù lo posso vedere sperimentare, e in Lui vedere Dio Padre

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,1-6)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».

Audio della riflessione.

Produciamo tutto, possiamo trasformare tutto, cambiamo tradizioni, inventiamo nuovi modelli di vita, ci appassioniamo a tutte le novità. Ma spesso abbiamo paura, temiamo di perdere il senso delle cose, non sappiamo se avremo futuro, se le cose che facciamo sono per il bene dell’umanità, sono per la vera felicità. Abbiamo bisogno di discernere, di valutare, di soppesare, di vagliare tra generosità e verità, tra bontà e fedeltà, tra bene personale e bene comune. Gesù è la verità che ci aiuta a fare chiarezza, a discernere e a scegliere 

L’amarezza, la delusione, l’afflizione, il pianto, l’offesa bruciante, le ferite che sanguinano sono costanti della nostra esistenza. Abbiamo spesso preso scorciatoie maledette. Molti che ci dicono di volerci bene, ci rimproverano, ci fanno sentire in colpa. Sbagliamo strada, ma abbiamo bisogno di chi con amore ci riprende, ci aiuta a uscire dalle nostre piccole o grandi prigioni, a fare chiarezza e capacità di comprendere. Gesù è la via, è dolcezza che rasserena, è pazienza che sorregge, è amore che comprende, è guida che dà sicurezza. 

Ci stiamo abituando alla routine dei nostri giorni quotidiani come al colore delle pareti, senza slancio, né entusiasmo, senza lode e senza infamia. Alla grinta abbiamo sostituito la smorfia, all’ardore l’adattamento, al progetto un insieme di rattoppi. Ci lasciamo andare perché non abbiamo più speranza. Gesù è vita, è fervore che ridà anima alle nostre vite, alle nostre coscienze. 

Abbiamo bisogno di un colpo di reni per scrollarci di dosso il vecchiume dell’abitudine. Questa via, verità e vita hanno bisogno di essere dette fino in fondo, approdano da Gesù allo stesso Dio Padre. Conoscere Gesù esige di vederne in filigrana lo stesso Padre, proprio lo stesso padre diranno più tardi di fronte al mistero della Trinità. Ecco allora il salto di qualità che è proposto ad ogni credente a partire dagli apostoli.

26 Aprile
+Domenico

Gesù ho bisogno di te, mia colonna indistruttibile

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,15-21)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Audio della riflessione

Forse qualcuno di noi ricorda quelle file di ragazzini infelici, vestiti tutti alla stessa maniera dietro un funerale: gli orfanelli. La guerra aveva sottratto a loro i papà, spesso tutti e due i genitori e qualcuno li aveva raccolti. Oggi purtroppo il mondo è ancora pieno di orfani: le guerre non sono mai finite e tanti di questi bambini nemmeno trovano una fila di infelici, ma sono buttati e venduti per essere usati a pezzettini. 

L’orfano è colui che manca dell’appoggio indispensabile per la vita. È colui che ha in cuore un cumulo di promesse che non possono più essere accese perché manca il sostegno. Occorre qualcuno che si fa padre o madre, che si inscrive in quella vita infelice per riaccendere le speranze, aprire una strada per il futuro. 

Gesù guardando ai suoi fragili e semplici discepoli, a coloro che gli avevano creduto e che, dopo tante tergiversazioni, piccoli tradimenti e meschinità, si erano stretti a lui, immagina il loro smarrimento. Quel che non era riuscito ai potenti con la sua crocifissione e morte forse lo poteva ottenere la solitudine. Per questo dice: non vi lascerò orfani, non posso vedervi così pieni di speranza e in balia del male che non vi darà tregua, la dolce compagnia del Salvatore non è questione di sentimenti tenui da continuare, ma di forza indispensabile su cui contare. 

Vi darò un consolatore, un confortatore, una forza, una colonna su cui potete contare. Non vi relegherò a fare la fila di orfanelli, ma vi darò la tempra e la forza di una paternità, la sicurezza di una verità, la certezza di una presenza. Egli dimora presso di voi e sarà in voi. 

Così la Chiesa non è un orfanotrofio che piange il suo fondatore defunto, ma una comunità che tutti nella storia hanno tentato di decimare e che è sempre risorta nelle coscienze di chi ha saputo ascoltare lo Spirito, il Consolatore. 

14 Maggio
+Domenico

La pace è sempre un dono di Dio da invocare (Gv 14,27-31) 

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,27-31)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.
Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.
Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».

Audio della riflessione

La parola pace è di quelle che evocano infinti pensieri di benessere, di tranquillità, di serenità, calma, distensione, soprattutto assenza di guerre, visti i tempi in cui viviamo. La pace che Gesù lascia ai suoi non è però solo una ricomposizione esterna dell’ordine tra i popoli, essa nasce dalla vittoria su tutte le leggi di separazione, vittoria che presuppone la comunione col Padre in Gesù e per opera dello Spirito Santo. Qui i figli di Dio dispersi ritrovano ciascuno la propria integrità e la propria autentica relazione con gli altri, e da qui prende senso quella visibile pace sociale, che fa parte anch’essa delle promesse messianiche. 

 È chiaro allora che questa pace è osteggiata dal principe di questo mondo, da satana, che ha potere sulla nostra vita esteriore e può dominare sui rapporti pubblici con il suo spirito di divisione: la vita di Dio in sé e in noi però non è sotto il dominio dei poteri del mondo, del male impersonificato. Il che semplicemente vuol dire che ci illudiamo che sia possibile raggiungere la pace agendo solo sulle strutture, ancor meno sulle armi. 

Ancora molti pensano che la guerra sia una realtà necessaria che ci deve per forza essere, che serve a risolvere i problemi, il contenzioso, a punire i reprobi, a fermare i terroristi. Purtroppo, e ce ne stiamo facendo una esperienza personale, tutte le volte che si inizia una guerra per ristabilire l’ordine, si crea un altro disordine più grave e non se ne vede mai la fine. Giovanni Paolo II, e tutti i papi, hanno sempre consigliato, supplicato i capi dei popoli di non ricorrere alla guerra per risolvere i problemi, ma non li ha mai ascoltati nessuno. 

Tanto più che oggi le guerre sono diventate molto più distruttive e coinvolgono non solo quelli che fanno il mestiere della guerra, ma bambini e persone innocenti.  In queste ultime guerre le persone meno colpite sono proprio i soldati e la potenza di fuoco si scarica maggiormente sui civili. 

Gesù giustamente dice: vi lascio il dono della pace, ma non come la dà il mondo. La sua è la pace che va alla radice, è quella del cuore, è la dimensione del dono, della giustizia, della remissione del torto, la pace con Dio, la cancellazione della cattiveria dal nostro cuore, la pienezza di vita che non desidera altro che esprimere l’amore. 

La pace nel mondo ci sarà quando saremo tutti disposti in coscienza a perdonare, quando la nostra bontà sarà tale da far cadere le armi dalle mani di chi le impugna. Deve esserci in noi un ambito non alienabile in cui si maturano liberamente le decisioni che toccano i destini dell’uomo e del mondo. Questa pace si accenderà nel mondo a partire dallo stare radicalmente con Dio, in cui abitano i destini del mondo. 

Sembra impossibile come lo è tutto quello che Dio promette e fa. Del resto, anche solo cinquanta anni fa nessun europeo pensava che ci potesse essere pace tra Francia, Italia, Germania, Inghilterra… Ieri era così; oggi invece si è tornati a pensare che occorre inventare controversie tra noi da risolvere con la guerra.  

Tutto lo sforzo della nostra vita umana è affidato a Dio perché ci cambi il cuore. Signore metti in noi un cuore di carne e toglici il cuore di pietra. Facci capire che la pace del mondo comincia dalla pace interiore, dal rispetto della vita sempre e comunque, da un animo che cancella da sé ogni odio, da gente che sa accettare il sacrificio della sua vita per mantenere il mondo nella pace.  

 Il primo saluto di Gesù alla risurrezione è stato shalom, la pace, la pienezza della serenità interiore e dell’impegno perché diventi stile di vita in ogni esistenza. Annunciare il Risorto significa credere in una vittoria definitiva sulla morte, sull’odio e noi ne vogliamo essere i primi portatori.  

Le mamme in genere sono molto più sensibili alla pace di noi uomini. Se facessero fare a loro gli stati non entrerebbero mai in guerra, loro che sarebbero pure disposte a morire per difendere i propri figli e invece sono obbligate a raccoglierne i cadaveri. Maria è la Madre e la Regina della pace anche perché ha patito la morte di suo figlio su di sé e lo ha riaccolto tra le braccia come segno di pace vera per il mondo.

09 Maggio
+Domenico

C’è lo Spirito che abita in voi

Una riflessione sul vangelo secondo Giovanni (Gv 14,21-26)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Gli disse Giuda, non l’Iscariòta: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?».
Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Audio della riflessione

Ascoltare una parola è godere di una compagnia. Spesso quando ti senti solo, ti vengono in mente le parole degli amici del papà o della mamma. Ti trovi magari in difficoltà o sei sopra pensiero, o senti l’urgenza di dover decidere e trovi bello sentirti risuonare una parola dentro di te che ti dà certezza, compagnia, forza per procedere.  

Con la Parola di Dio è ancora più vero. Dice il vangelo: chi ascolta la mia parola può contare sulla mia presenza. Se mi ami e ascolti quel che dico, veniamo ad abitare in te. La mia parola non è una informazione fredda, una risposta che chiude un desiderio, ma è una presenza viva che scava dentro di te.  

Gesù sta quasi congedandosi dai discepoli e sa che dopo la sua partenza si sentiranno soli. Se hanno trattato così lui, chissà come tratteranno i suoi seguaci. Se hanno ammazzato lui, se gli sono stati sempre addosso, sicuramente non tratteranno diversamente i suoi apostoli. Si preoccupa allora di non far mancare compagnia e forza: verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Siamo abitati da Dio, siamo sua dimora. La nostra vita di uomini e di donne che ascoltano Gesù è abitata da Dio, il nostro corpo è tempio della sua presenza. Non ne siamo coscienti, altrimenti non ci sarebbe spazio per lo smarrimento che spesso ci prende 

La promessa non è di quelle romantiche che si fondano tutte sul ricordo, magari sulle fotografie o sui filmati, sui DVD o sui nastri magnetici, ma diventa una persona. Appare nella sua funzione determinante a questo punto della vita di Gesù la promessa dello Spirito Santo.  

La forza che vi condurrà nella vita, la consistenza della vostra fede, il nerbo della vostra speranza, la luce per le vostre difficoltà non sarà un pio ricordo di me, un riandare con un pensiero nostalgico ai bei tempi in cui stavo con voi, ma sarà ed è già fin dal momento della mia partenza da voi una persona, lo Spirito Santo.   

La speranza non è un vago ottimismo, ma la certezza di avere nella vita la forza dello Spirito che conforta, che consola, che indica, che guarisce, che illumina. È una presenza non una congettura o un desiderio. Non è un “sarebbe bello se” …, ma io sono con voi e non vi lascio soli. 

Oggi riviviamo nella festa della Madonna di Pompei la supplica alla vergine “…Vedi, o Madre, quanti pericoli nell’anima e nel corpo, quante calamità ed afflizioni ci costringono. O Madre implora per noi misericordia dal Tuo Figlio divino e vinci con la clemenza il cuore dei peccatori. Sono nostri fratelli e figli tuoi che costano sangue al dolce Gesù e contristano il tuo sensibilissimo Cuore…  

Ci uniamo a tutto il popolo credente che La invoca e rinnoviamo a lei la nostra fiducia. 

08 Maggio
+Domenico

Gesù è l’unico che ci introduce nel mistero d’amore della Trinità

Una riflessione sul vangelo secondo Giovanni (Gv 14,1-12)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre»

Audio della riflessione

Torri di controllo, bussole, satellitari, segnaletiche luminose. Oggi non puoi più perderti; qualcosa o qualcuno che ti tiene sulla strada giusta c’è sempre, c’è chi veglia sulla tua sicurezza, sulla correttezza del tuo cammino verso la meta. Per male che vada puoi sempre abbassare il finestrino e importunare l’ospitalità dei passanti. 

Ma non è questo il problema principale, c’è una segnaletica nella vita che è sempre difficile intercettare. Non è sufficiente sapere dove andare che è già molto; sapere dove andare nella vita è già salvarsi da quel torpore che ti toglie ogni entusiasmo, che ti fa sentire inutile, che ti mette in balia di ogni stupida passione, che ti abbandona alla prima difficoltà.  

Ebbene hai scelto dove andare, hai chiara nel cuore una meta, ma, dice l’apostolo Tommaso al Signore, come possiamo conoscere la via? Spesso ci si trova a un bivio, non si sa quale strada scegliere, dove andare; ci sono tante strade sbagliate, tante proposte facili, tante ambiguità. Oggi soprattutto c’è una eccedenza di opportunità, molte sono le sollecitazioni; voglio essere felice, ma quale è la vera strada della felicità? La vita non è una nave tranquilla che scivola da sola verso il porto della felicità, si sentono dire i giovani nel loro catechismo.  

La risposta alla domanda di Filippo è semplice: Io sono la via, la verità e la vita. Cristo col suo Vangelo, col suo esempio, col suo stile, con la sua decisione ritenuta trasgressiva per il suo tempo, con la sua dedizione assoluta al bene, con i suoi umanissimi gesti di amore, di accoglienza e di perdono, con il suo abbandono nelle braccia del Padre è sempre e solo la via più sicura, la via che sbocca in una piena e duratura felicità. Perché?   

Perché è la Parola di verità, pronunciata da Dio stesso come risposta a tutti gli interrogativi del cuore umano. Ma soprattutto è una Parola d’amore che non ha esitato a salire sulla croce, a dimostrare tutto l’amore infinito di Dio per l’umanità, a farci capire che ogni nostra domanda deve avere la risposta definitiva nell’amore di Dio Padre e nel vento dello Spirito Santo. È Lui che ci svela pienamente il mistero dell’uomo e del mondo. Con lui non puoi mai sbagliare strada, Lui è il vero satellitare. 

07 Maggio
+Domenico

Il faro che illumina, riordina, dà valore e gusto definitivo alla vita è Gesù, che ci mostra Dio Padre

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,7-14)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

Audio della riflessione

Conosciamo tante cose, sappiamo trovare di tutto … inventiamo motori di ricerca sempre più raffinati: ci basta una tastiera per aprirci a tutto lo scibile umano, ma non abbiamo saggezza, abbiamo perso la bussola, non sappiamo dare valore e cercare i valori.

Siamo una lavagna su cui tutti possono scrivere ciò che vogliono e noi restiamo senza riferimento: ci passa davanti tutto, ma niente ci prende e ci dà felicità!

La nostra vita è un “Google”,” che serve quando hai fretta e curiosità, ma ti lascia solo quando devi decidere della tua felicità. Abbiamo bisogno di saggezza, di gusto, di riferimenti, di valori, di motivazioni per spenderci; su tutto il nostro conoscere occorre un faro che illumina e riordina, dà valore e da gusto.  

“Da tanto tempo sono con te e tu non mi hai ancora conosciuto, non sei riuscito ad andare oltre le impressioni, i tuoi modi di pensare e di fotografare! Credi che sia vero solo quello che ti appare e non sai entrare in profondità nella mia vita!” … è il rimprovero di Gesù a Filippo, che era tanto incuriosito di sentir Gesù parlare del Padre che gli era nata la voglia di vederlo… “Faccelo vedere, non parlarci solo di Lui”.” … ma il Padre è di quelli che vanno conosciuti con la luce dello Spirito, con la grazia che solo Dio dà!

“Chi vede me deve avere occhi che gli permettono di vedere il Padre”.

Quel Gesù che sembrava solo un buon predicatore, un ottimo amico, un pio ebreo, un entusiasta del regno, un guaritore era l’unica immagine visibile del Padre e i discepoli non lo avevano ancora capito.  

Guardando a Gesù noi riusciamo a togliere quel velo che si stende sui nostri occhi e non ci permette di conoscere Dio.

Dio nessuno l’ha mai visto, il Figlio ce lo ha rivelato.

Gesù è l’unica esperienza che ci dice il volto di Dio, che ci rende sperimentabile in una conoscenza sovrumana la presenza di Dio: il nostro Dio non è il Dio della filosofia, della razionalità, ma il Dio di una storia che ha trovato e espresso in Gesù il meglio della sua “visibilità”: non siamo più condannati a fare congetture, a vivere di immaginazioni, ma siamo chiamati a contemplare il Dio vivente in Gesù.

Quel cielo che non è vuoto e si è aperto ci ha mostrato nel volto di Gesù il volto di Dio.

6 Maggio 2023
+Domenico

Nessuno raggiunge Dio Padre, se non per mezzo di Gesù.

Una riflessione sul vangelo secondo Giovanni (Gv 14,1-6)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».

Audio della riflessione

È esperienza comune quella di trovarci talvolta in un dedalo di vie tutte uguali, intricate, di continuare a girare sempre attorno agli stessi isolati, di fermarci a guardare la cartina, di sbagliare l’orientamento, di chiedere, di avere informazioni contraddittorie. Insomma, non si riesce a venirne a capo. Non c’è satellitare che tenga. Oppure sei in un bosco, credevi di continuare nel verso giusto invece dopo ore di cammino ti trovi pressappoco al punto di prima, se non nella parte opposta verso cui volevi andare. Avere la certezza di un cammino sicuro in montagna, per esempio è questione di vita o di morte. 

La stessa esperienza se non più drammatica è quella della strada da scegliere nella vita. Che faccio? Che cosa decido? Continuo questa esperienza affettiva o do’ un taglio netto? Ma è proprio questa la mia strada? Sono nel giusto se mi comporto così? È questo il mio futuro? Passa da qui la strada della mia felicità? 

E si procede spesso per tentativi. Oggi è più conveniente, dice qualcuno, navigare a vista, non decidere, procedere per approssimazioni, tanto si può tornare indietro da tutto.  

Si sente comunque la necessità di avere una indicazione, di avere qualcuno che lasciandoti pure tutta la tua libertà di decidere, di dà dei segnali, ti fa intuire dove sta una buona meta, ti aiuta con la sua chiarezza, il suo punto di vista meno coinvolto del tuo a guardare la realtà. 

Gesù è talmente una sicurezza nel suo collocarsi nella vita degli uomini da dire perentorio: Io sono la via, la verità e la vita. Non dice che la conosce, che la può insegnare, che ha fatto studi che lo rendono esperto nel fare la guida, no; dice che lui è la via della felicità, della pienezza, lui è la verità del nostro essere e dell’essere del mondo, lui è la vita, questo bene sommo cui tutti aspiriamo e che è condizione di tutto il nostro essere.  

Questo esige che ci accostiamo a Gesù non come ai soliti guru per avere emozioni, o per tentare anche questa, tanto le ho tentate tutte, o come fanno molti, come un talismano da tenere sul cruscotto dell’automobile, perché non si sa mai. Gesù è veramente la luce della nostra vita e ne resta la sicura speranza 

Gesù in questo si riferisce sempre al Padre, il punto di arrivo di ogni vita, di ogni aspirazione, di ogni ricerca della verità e dell’amore e ci apre obbligatoriamente alla Trinità.

05 Maggio
+Domenico